Creato da sassoc il 04/10/2006

IL TOTEM DEL DUBBIO

LAICO AGNOSTICO E RELATIVISTICO

VERITAS

La maldicenza non risparmia nessun ricercatore della verita'.Piu sei in alto e piu sei preso di mira da chi vuol salire e non ha le capacita'.Piu sai e' piu diventi il bersaglio degli ignoranti.

 

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FREE TIBET

Oltre 1.000.000di Tibetani sono morti a causa dell'occupazione cinese

il 90% del patrimonio artistico (6000 templi e monasteri) è stato
distrutto


La Cina l'ha deforestato e riempito di scorie nucleari

Le donne tibetane subiscono sterilizzazioni e aborti forzati

A migliaia sono imprigionati, torturati e condannati senza processo

FREE TIBET!

 

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IL VIAGGIO PIÙ BELLO DELLA MIA VITA



penombra

 

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Post N° 100

Post n°100 pubblicato il 07 Gennaio 2009 da sassoc



IERI  E OGGI





NON CI SONO DIFFERENZE

CONOSCO IL POPOLO DI ISRAELE ED HO PROVATO SULLA MIA PELLE DI COME SIA CAPACE DI GENEROSITA' E AMICIZIA
CIO' FA SI' CHE OGGI IL MIO CUORE SIA PIENO DI ANGOSCIA E LA MIA RABBIA SIA ENORME
POPOLO DI ISRAELE,VERGOGNATI,RICORDA LA TUA STORIA E FERMA IL TUO BRACCIO ASSASINO

 
 
 

Post n°99 pubblicato il 04 Gennaio 2009 da penombra77s
dedicato ai più piccini...

     pingu va a pescare
 
 
 

 c e n a  m a l e d e t t a

Post n°98 pubblicato il 29 Dicembre 2008 da sassoc

La vita ormai avviata su binari prevedibili, abituati al tran-tran quotidiano, appagati dalla nostra esistenza pacata, una bella sera ricevo una telefonata: “Ciao sei …. io sono il tale, ti ricordi di me?”
Cerco nel cassetto dei ricordi, quel nome mi dice qualche cosa ma non riesco a dare un volto a quella voce sconosciuta che si rivolge a me con tanta confidenzialità, proprio non mi dice nulla, poi egli aggiunge: “Dai eravamo assieme alle elementari, sono… ricordi?”
Mio Dio è vero io feci le elementari; ormai non ricordavo più nemmeno esistessero le elementari, ormai anche i miei figli fanno l’università ed io sto già contando gli anni per
andare in pensione, figuriamoci se ricordo le elementari..
La voce sconosciuta prosegue: “Sai recentemente ho risentito alcuni dei vecchi compagni di classe e stiamo organizzando una rimpatriata, tu vieni vero?”
Cazzo, si può dare una risposta così all’improvviso, ancora sono annichilito e cerco di orientarmi, la mia mente è pervasa da un pulviscolo simile alla neve di certe orribili palline
souvenir che mi obnubila i pensieri eppure la mia risposta è immediata: “Sì certo.” E con il cervello anestetizzato aggiungo pure: “Che bella idea avete avuto.”
Per rimettere ordine nei miei pensieri cerco di scambiare 4 parole con il mio interlocutore dall’altro capo della cornetta ma vengo repentinamente stoppato: ” Scusa sai, sono di fretta e voglio cercare anche Caio e Sempronio che ancora non ho trovato, poi sai non sono riuscito a trovare il numero del tale, tu mica sai come potrei fare?”
Cazzo, non ho ancora capito chi sei tu, di cosa tu stia parlando: “No sai, mi dispiace ma ho perso i contatti con tutti, non saprei come aiutarti” riesco appena a balbettare.“Ok, sai ho mille cose da raccontarti, ma ci parleremo poi alla cena. Ti richiamo nei prossimi giorni per i dettagli, ciao”Klik, ha riagganciato.
Rimango paralizzato davanti al telefono, mille volti di bambini scorrono nella mia mente alla ricerca di agganci, di ricordi, nulla; oppure sì alcuni nomi li ricordo ma lungi dal riuscire a darci un volto, oppure ho in mente dei volti ma assolutamente senza nome. È passato troppo tempo, troppo troppo tempo….
Parto deciso, senza dir nulla a nessuno, comincio a frugare nel cassetto dove tengo le vecchie fotografie, mia moglie mi guarda perplessa come si guarda un pazzo; pian piano affiorano le fotografie ingiallite e sfogliarle è come fare un viaggio nel tempo.
Piano piano il percorso a ritroso si consuma, mio figlio alla maturità, alle elementari, il suo primo giorno di scuola, i suoi primi passi, i pannolini…. eccomi giovane sposo….
Quanto tempo è passato! Come ero giovane…, perfino mia moglie era carina all’ora, non come quel bidone che oggi mi dorme accanto!!
Certo che anche io con i capelli in testa ero mica male e guarda non avevo nemmeno la pancia che oggi mi ritrovo, non mi faceva male la schiena ogni volta che mi rigiravo nel letto…che schifo la vita.
Ma chi sono queste persone che mi sono accanto in questa fotografia? Sì sono in divisa e quindi erano miei compagni d’arme ma tra questo e dar loro un nome c’è una differenza abissale…. Nulla di nulla.
Poi improvvisamente ecco l’oggetto delle mie ricerche, quasi dal fondo del cassetto appare una foto in bianco e nero, più ingiallita delle altre che ritrae un gruppo di bambini con il grembiulino bianco e nero e davanti a loro un signore in piedi dallo sguardo severo.
In mezzo ai volti di questa fotografia fatico a riconoscere perfino me stesso figuriamoci se… ma no dai, qualcosa adesso lo ricordo, quello è Tizio, quella è la Tale… ma guarda quella è la bambina che mi diede il primo bacio d’amore in seconda elementare.
Ma guarda! Che botte ci demmo con questo.Così si accavallano i ricordi davanti alla fotografia e nel mio cuore piano piano la nostalgia dilaga fino a che mia moglie mi riporta alla realtà rivolgendomi un ruggito:
“Cos’è tutto quel casino che hai fatto? Ma dovevi tirare fuori le fotografie proprio adesso?”.
In quel momento se avessi il potere di generare fulmini mia moglie sarebbe un cumulo di cenere in fondo alla stanza.
Come si permette di riportare così bruscamente alla realtà una persona che sta rivivendo in un istante tutta la sua infanzia?
Ancora una volta riesco solamente a balbettare: “Sai, mi ha telefonato…. Un mio vecchio compagno di scuola. Hanno organizzato una rimpatriata e stavo guardando, ricordavo”.
Nei giorni seguenti la vita continua a girare come sempre, eppure un tarlo continua a rodermi, come sarà Tizio, e Caio? Il vecchio maestro ci sarà ancora? Credo sia morto… era già anziano allora…, ma no, aveva poi solo 40 anni forse è ancora al mondo…sarebbe bello ci fosse anche lui.
Già rendermi conto che da bambino consideravo anzianotto chi era molto più giovane di quanto non sia io adesso dovrebbe farmi presagire ciò che sarà la rimpatriata, eppure l’onda di nostalgia che mi pervase mi impediva di vedere ciò che ora mi è fin troppo chiaro.
Si arriva così al giorno della fatidica cena.
Emozionato come un remigino mi preparo febbrilmente, non mi decido sul come vestirmi, cambio 3 volte la camicia, sbaglio ripetutamente il nodo della cravatta poi alla fine, con l’aiuto indispensabile di mia moglie riesco ad essere pronto.
Rileggo per l’ennesima volta il foglietto con il nome e l’indirizzo del ristorante dove devo recarmi.
Lo conosco benissimo, ci sono stato altre volte eppure oggi pare che non sia il medesimo locale da me conosciuto e che le strade per raggiungerlo siano impervi sentieri nella jungla; sono troppo emozionato.
Ho lavato la macchina e messo il deodorante nuovo, non si sa mai debba dare uno strappo a qualcuno/a!!!
Davvero non si arriva mai, oggi il traffico è più caotico del solito e i semafori si sono messi tutti d’accordo per sincronizzarsi sul rosso non appena giungo nei loro pressi.
Incazzato come un puma riesco a giungere al ristorante; l’emozione mi rende un pivello e devo fare mille manovre più del necessario per mettere la macchina laddove anche mia moglie la metterebbe in una manovra soltanto.
Scendo dalla macchina e cercando di darmi un contegno mi avvio verso l’ingresso…
Davanti all’ingresso un gruppo di persone di una certa età sta chiacchierando… uno di loro mi si fa incontro salutandomi con gioia!!!
“Ciaoooooooooooooooo, tu sei….”
Rimango annichilito non ho parole, mi viene da ridere: “Sì io sono e tu invece sei....?”
pronuncio un nome; è lui.
Eppure… forse lo sguardo mi ricorda qualche cosa, ma tutto il resto appartiene ad un perfetto sconosciuto…
Mentre cerco di collegare il volto di un uomo a quello del bambino che fu’ e le idee sono completamente ovattate una piccola folla di persone giubilanti mi si affolla attorno, è il resto della classe che fu.
Uomini e donne che ridono gioiosi di quel riso isterico che caratterizza coloro che provano forte imbarazzo, ed io come loro.
“ Ma dai, tu sei … ahahaha!!!!”
“Ma ti ricordi… ahahahahaha”.
La serata si avvia così lungo la china dei ricordi rimembrando questa e quella marachella che a turno ci videro protagonisti e che, come un tormentone, abbiamo raccontato mille e mille volte ad amici e parenti come fosse un accaduto strepitosamente eccezionale.
Durante la cena lo sguardo si posa ora su l’uno, ora su l’altro cercando un parallelo con l’infanzia di un tempo; inevitabilmente comincia il paragone tra il bambino che era e l’adulto che è.
Mentre tutti continuano a mangiare e a ridere i miei pensieri si incupiscono momento dopo momento, mentre il vino mi scivola in gola.
Ricordo di…, il primo della classe, bello, riconosciuto da tutte le bambine come il più desiderabile, oggi ha una pinguidine ancora più pronunciata della mia, pochissimi peli sparuti gli adornano il capo, vive scapolo e con pochi interessi.
Mentre … una bambina timida, tutta lentiggini e balbettamenti, la ricordo, aveva sempre le lacrime in tasca e la mamma al seguito oggi si è presentata con la pelliccia, la macchina sportiva, ha fatto i soldi.
Dietro ogni volto un bambino, una storia di vita, l’invidia verso chi ha avuto più fortuna di me…È stata fortuna o sono io che sono un mezzo fallimento... in fondo siamo partiti tutti dallo stesso punto, lo stesso quartiere se loro hanno fatto i soldi e io no po’ essere solo la fortuna?
Alla fine della serata è impietoso il confronto finale tra ciò che era e ciò che è, ma soprattutto tra ciò che si sognava di diventare e ciò che si è diventati e volto dopo volto la voglia di sorridere è scomparsa a tutti, a tutti si è allungato il muso.
Finite le rimembranze è rimasto solo il sedimento delle vecchie antipatie, una volta erano solo bisticci tra bambini oggi sono cattiverie tra adulti camuffate da battute ironiche che non fanno ridere nessuno. Stancamente si arriva alla fine della serata ed in questo momento va in scena ciò che di più grottesco e decadente potessi immaginare: taluni ci provano con le loro vecchie compagne di classe in nome di un bacino o di una nudità infantile mostrata ai tempi che furono… siamo proprio caduti in basso.
Promettendoci senza crederlo, (da parte mia proprio giurandomi il contrario) di ripetere l’esperienza magari in presenza di coloro che questa volta non sono potuti (beato loro) venire lasciamo il ristorante alla spicciolata.
Giunto che sono al garage di casa mia rimango fermo in auto per lungo tempo con la testa fra le mani e le lacrime che mi rigano il volto, sempre più avvolto dai pensieri di ciò che sarebbe potuto essere e ciò che è, mi ritrovo a fare il bilancio della mia vita, a contare gli scheletri nei miei armadi.
Faccio il riepilogo di tutti i miei  tanti errori e dei conseguenti fallimenti  miseramente controbilanciati dai successi, se così si possono chiamare; dei rimorsi per ciò che non ho fatto ed i rimpianti per le occasioni perdute, delle potenzialità che  per la mancanza di occasioni o per viltà ho mantenuto inespresse.
Se non avessi mai risposto a quella maledetta telefonata……….
Probabilmente senza questa dannata cena non mi sarei mai reso conto in modo così cocente di come misera sia la vita se messa davanti al fallimento dei sogni del bambino che era in noi.
Fino a qualche ora fa non mi ero mai reso conto di come la mia felicità fosse fasulla e frutto della rassegnazione….
Credo che la maggior parte delle persone che  erano in quel ristorante, a quella tavolata, poche ore fa, fatti i relativi bilanci non abbia da gioire molto più di quanto non stia facendo io in questo momento che mi sento addosso il fallimento e la consapevolezza che la morte mi è molto più vicina di quanto non osassi pensare.

 

 
 
 

f a c e b o o k

Post n°97 pubblicato il 28 Dicembre 2008 da sassoc

Da qualche tempo internet ha aperto una nuova frontiera, Facebook.
Questo nuovo modo di comunicare e di stare assieme agli altri rappresenta un nuovo modo di fare comunità, diverso dalle varie chat, dai vari Messenger o Skipe perché, a differenza di tutto il pregresso, fa a meno dei nik name, ci si registra cioè con il proprio nome e cognome reale.
Nelle chat le persone che si incontrano non hanno nome e cognome, sono solo dei nik dietro ai quali vi sono uomini e donne che mai abbiamo (ovviamente generalizzando) conosciuto prima.
Accade così che dietro al nik ci si possa creare una personalità fittizia, inventata solo per il piacere di apparire diversi da ciò che realmente si è o, come accade spesso e ben volentieri, per “cuccare” meglio, mostrando di essere esattamente come il nostro interlocutore ci vorrebbe.
Le chat perciò galleggiano in un’aria che odora di fasullo, le stesse amicizie che vi si creano difficilmente vanno oltre la schermata avendo la medesima consistenza dell’aria densa, ed in questo sta tutto il loro limite.
Messenger o Skipe sono leggermente diversi, dietro al nik generalmente vi sono persone che conosciamo e frequentiamo giornalmente nella vita reale, sono pertanto un’estensione del tradizionale telefono del quale hanno preso il posto per la gioia di coloro che pagano la bolletta Telecom.
Face book ha davvero rivoluzionato il modo di fare comunità virtuale per il fatto che dall’altra parte del video vi sono persone vere, con nome e cognome, persone che conosciamo o abbiamo conosciuto nella vita reale e che per mille ragioni ci sono distanti.
Vecchi compagni di scuola, commilitoni, persone con le quali abbiamo condiviso fette importanti della nostra vita, persone dalle quali il corso della vita ci ha separato.
Secondo il mio parere è proprio questa la ragione principale del successo di face book, la carica di nostalgia che è in grado di evocarci quando, digitando un nome che ha ormai posto solo nel nostro cassetto dei ricordi, prende forma un’immagine, ritorna dal passato colui o colei con la quale si sono divise emozioni, sentimenti o semplici avventure della vita di tutti i giorni.
Altra grande opportunità offerta dal libro delle facce è quella di poter interloquire, in modo semplice con molte persone famose che normalmente frequentano mondi a noi lontani.
Ci ritroviamo così a inviare una domanda, una frase, un complimento a personaggi noti ed importanti del mondo del cinema, della canzone o della politica, allo stesso modo come rivolgiamo la parola ad un nostro vecchio compagno delle elementari. L’ottenere poi una risposta appaga, facendoci sentire, anche noi “poveri mortali”, un poco più importanti,
Vi è poi un terzo elemento da non trascurare che contribuisce, e non poco, al successo di fb.
Questa enorme comunità virtuale permette di girare da un personaggio all’altro e ci fa ricostruire un intreccio di conoscenze e amicizie incrociate appagando la voglia di voireismo che cova in ognuno di noi.
Come accade per ogni cosa, soprattutto per le novità, vi è chi ne fa la scorpacciata, gettandovisi a capofitto; chi la evita temendo chissà quale catastrofe in essa insita.
Io credo che, come per ogni cosa, l’uso corretto di uno strumento possa portare dei vantaggi, e fb non fa eccezione.
È uno strumento carino, simpatico, che può allietarci l’esistenza, sempre che si continui a tenere a mente che possiamo vivere benissimo anche senza di esso poiché non è da esso che la vita trae ragion d’essere.

Carlo

 


 
 
 

I sicari dell'impiego

Post n°96 pubblicato il 27 Dicembre 2008 da sassoc


Sono consulenti aziendali, personaggi cinici e senza scrupoli; hanno imparato a non distinguere la differenza tra persone e cose, per loro l’unica cosa che conta è l’ultima riga del bilancio, sono i temuti TAGLIATORI DI TESTE.
Questi abbietti personaggi vengono chiamati dagli imprenditori non contenti del bilancio della propria impresa con la missione di migliorare l’attivo aziendale.
Essi arrivano, fanno le loro valutazioni poi emettono la loro sentenza, fanno l’elenco dei tagli da eseguire senza curarsi del fatto che sia una scansia vetusta, un macchinario obsoleto o un dipendente ciò che risulta in esubero.
Questo perché non sono in grado di intervenire sul processo produttivo, per loro che si parli di produzione di scarpe, di vestiti o di macchinari agricoli la cosa non cambia, non sanno distinguere un prodotto da un altro, per essi esiste solo la matematica dei numeri e tutto ad essa si assoggetta.
Quello che essi si prefiggono è il risultato da conseguire nel minor tempo possibile, non importa se la conseguenza sarà una o due o anche molte persone che dovranno rinunciare allo stipendio, quelli non sono affar loro, essi non sono assistenti sociali, non si occupano di impatto sociale, essi sono i tagliatori di teste; boia umanoidi senza né coscienza né sentimenti, numeri che si intercalano ad altri numeri.
È aberrante come essi sappiano inoculare la fredda empatia in coloro che li assoldano. Insegnano che il risultato finale deve inchinarsi davanti anche ai sentimenti personali e per ottenerlo ogni mezzo è lecito.
Questa logica la si riesce a concepire in una grande azienda, laddove i responsabili del personale ed il personale stesso sono due entità tra loro sconosciute e quindi il ragionare per “numeri” è già nell’ordine naturale delle cose e per disumana che sia ha una propria ragione d’essere.
Ben diverso è quando questi personaggi arrivano in un’azienda medio piccola, in una realtà ove il datore  di lavoro è colui che si occupa di risorse umane ed al contempo lavora fianco a fianco con i propri dipendenti finendo per confondersi con loro.
Si assiste così a fenomeni difficilmente giustificabili dal risultato economico da conseguire.
Accade ( torniamo alla saga dei Gluteirino) che Bobby, ieri lavorava a gomito con un suo dipendente dandogli del tu, chiacchierandoci del più e del meno e poi improvvisamente gli toglie perfino il saluto, abbassa lo sguardo al suo passaggio, lo ignora come fosse divenuto una suppellettile. Smette perfino di rimproverargli eventuali mancanze o errori sul lavoro, questo per non dover mai, in nessun caso, rivolgere la parola al “condannato”.
Indipendentemente da ciò che penso di Bobby, credo che questo modo di fare sia ignobile, aberrante e che non produca nessun effetto migliorativo al risultato finale.
Credo anzi che in presenza di rapporti umani più normali si potrebbero instaurare meccanismi solidali che darebbero vantaggi sia all’impresa sia al dipendente eventualmente in esubero.
Ed anche se così non fosse il solo fatto di mantenere rapporti etici tra gli individui sarebbe già un vantaggio per tutti quanti poiché contribuirebbe a ricostruire quei livelli di civiltà che oggigiorno così scarseggiano nel nostro modo d’essere.

 
 
 
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ROSENROT

Sah ein Mädchen ein Röslein stehen
Blühte dort in lichten Höhen
So sprach sie ihren Liebsten an
Ob er es ihr steigen kann

Sie will es und so ist es fein
So war es und so wird es immer sein
Sie will und so ist es Brauch
Was sie will bekommt sie auch

Tiefe Brunnen muß man graben
Wenn man klares Wasser will
Rosenrot oh Rosenrot
Tiefe Wasser sind nicht still

Der Jüngling steigt den Berg mit Qual
Die Aussicht ist ihm sehr egal
Hat das Röslein nur im Sinn
Bringt es seiner Liebsten hin

Sie will es und so ist es fein
So war es und so wird es immer sein
Sie will und so ist es Brauch
Was sie will bekommt sie auch

Tiefe Brunnen muß man graben
Wenn man klares Wasser will
Rosenrot oh Rosenrot
Tiefe Wasser sind nicht still

An seinen Stiefeln bricht ein Stein
Will nicht mehr am Felsen sein
Und ein Schrei tut jedem kund
Beide fallen in den Grund

Sie will es und so ist es fein
So war es und so wird es immer sein
Sie will und so ist es Brauch
Was sie will bekommt sie auch

Tiefe Brunnen muß man graben
Wenn man klares Wasser will
Rosenrot oh Rosenrot
Tiefe Wasser sind nicht still