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Post n°18 pubblicato il 30 Agosto 2010 da Soul_Inside

Aggressivi, cattivi, violenti. Sarà vero? La verità nel dossier:
CANE KILLER? FALSO THRILLER!

“Dove abito io, se si esce a passeggio è facile imbattersi in un signore cieco guidato da un pastore tedesco. Quest’ultimo è un giovane esemplare, forse non perfettamente addestrato, il quale si lascia facilmente distrarre dall’avvicinamento di qualche compare a quattro zampe, provocando svariati disagi al proprio padrone...

Pit Bull"Premesso questo, pensi che la mia cucciola è riuscita a percepire la funzione sociale svolta dal pastore tedesco in questione e, anche se lasciata libera, non vi si è mai avvicinata." E´ questa una delle testimonianze rilasciate dal dott. Luigi Piccini, proprietario orgoglioso non di un placido San Bernardo né di un innocuo Barboncino, ma di un temibile cane killer, il famigerato Pit Bull.

Il dottor Piccini è membro di una famiglia i cui destini sono legati a doppio filo con quelli del Pit Bull: tra i suoi parenti, ci racconta, c´è chi li alleva e li tratta con esperienza professionale, e chi, come suo figlio, semplicemente li ama a tal punto da dedicare loro una poesia. Piccini si sofferma sui versi di suo figlio e ce ne cita qualcuno: "Grazie Amico, per avermi picchiato, per avermi lasciato senza cibo, per avermi fatto diventare cattivo. [...] Grazie Amico per avermi fatto combattere contro i miei simili, coloro che avrei potuto amare/ Scusa amico se ho perso questo combattimento, non ti arrabbiare, non riesco più a sollevarmi/ [...] Scusa se ti ho fatto perdere la scommessa/ Scusa se non riesco più a farti le feste/ Scusa amico e addio/ firmato/ il tuo amico Pit Bull". Sono parole di un ragazzo, sono un plauso alla fedeltà di un amico, una dichiarazione d´amore: dovrebbero essere parole gioiose e festanti, come normalmente accade nei momenti in cui ci si ferma a celebrare chi si è contenti d´avere vicino; così invece non è, perché già per un ragazzo come Simone, autore dei versi, è doloroso vedere il proprio compagno a quattro zampe vituperato e messo al bando a causa di loschi interessi, interamente umani, rispetto ai quali l´animale è un mero esecutore. Incolpevole, perché lui non può discernere, lui può solo eseguire fino a diventare feroce, fino a diventare sanguinario, fino al sacrificio estremo, ciò che chi ama gli ha ordinato.

Persone pronte a trasformare i Pit Bull in macchine da guerra non sono certo mancate né mancheranno. Negarlo significherebbe ignorare trascorsi storici e fatti recenti; ma lasciare che una minoranza di biechi sfruttatori macchi indelebilmente una razza intera è fenomeno cui opporsi. "Doverosamente, perché", continua e Piccini, "il mio Pit Bull ha instaurato con me e la mia famiglia un rapporto che nessun altro cane aveva mai creato, un rapporto di cui non ho alcuna intenzione di privarmi. Sentir parlare di cane killer mi sconvolge ogni volta mi fermo a giocare con Blade. Mimo degli attacchi e intenzionalmente infilo un braccio nella sua bocca, tra quelle mandibole dalla presa d´acciaio, capaci di una stretta letale, che d´un tratto si muovono con circospezione assoluta, quasi fossero le mani di una madre attorno al suo neonato. Certo, come ogni inquilino della casa, anche Blade ha combinato qualche guaio. Di recente, mentre era a spasso con mio figlio, spaventato dalle sirene di un´ambulanza, si è dimenato fino a liberarsi dal guinzaglio e fuggire. Nulla di grave in verità, ma più che sufficiente a far sentire il cane in colpa, tanto è vero che non appena è passata la paura, è tornato, mesto, con le orecchie basse e per più giorni si è rintanato nella sua cuccia. Ecco qual è la sensibilità del cane che spesso si descrive come un autoritario e un po´ folle despota sanguinario".

Si potrebbe ora pensare di essere di fronte all´eccezione che conferma la regola, ma è solo colpa di una generale disinformazione sul tema se questo dubbio si profila, perché",protesta Piccini, "molte sono le storie e le testimonianze che potrebbero far cambiare idea sui Pit Bull". Si parla spesso, per esempio, di Pastori Tedeschi che aiutano a ritrovare i dispersi sotto le valanghe. Ma chi sa che in America per questa attività la razza preferita è proprio quella del Pit Bull? E, soprattutto, chi sa, tra i tanti estimatori delle medicine alternative, che il Pit Bull è uno degli animali più idonei per praticare la pet therapy? Probabilmente pochi, perché in pochi avranno avuto la fortuna di vedere le foto che ritraggono le sagome imponenti dei Pit Bull vicino a gracili bambini in fasce, disabili e anziani. Non si tratta di immagini promozionali della razza, ma di piccoli frammenti di storie toccanti, come quella di Anna, anziana signora che, dopo aver perso l´affetto dei suoi cari, racconta di aver riscoperto le piccole gioie del quotidiano proprio grazie a Iara, femmina matura di Pit Bull, capace di trascorrere interi pomeriggi a fianco di chi le hanno detto di accudire. Per Iara tutto questo non è un sacrificio, perché in fondo non esigeva altro che imparare il modo migliore per soddisfare la sua padrona, e ora che è in grado di farlo, ogni carezza le regala una soddisfazione immensa. Chissà se Iara intuisce che per quella stessa carezza alcuni suoi colleghi si devono sbranare nelle arene? Forse sì, quando i suoi occhi si fanno più lucidi, ma non ci vuole pensare spesso, perché lei odia la violenza e chi la fomenta. E´ una vera killer? di cuori romantici.

Silvio Mini
3/6/2002

www.buonpernoi.it

 
 
 
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