Vorrei specificare che gli argomenti trattati nel mio blog NON sono frutto della mia fervida fantasia. Realmente mi accade ciò che narro. La sola concessione è trattare tutto con ironia. Se così non facessi, non ne uscirei viva. Detto questo, vi auguro una buona lettura.
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Col passare del tempo si è formato una specie di gruppo che si diverte a commentare i vari post. E devo ammettere che, a volte, il vero divertimento è proprio nei commenti! Vi invito quindi a leggere anche quelli!
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HOME-LESS
Post n°415 pubblicato il 24 Agosto 2012 da aniram1959
Stamani, sulla cronaca della mia cittadina, è apparsa la notizia della morte di un home-less. "Viveva" nei giardini sotto casa mia. L'ho visto non più di qualche giorno fa. Seduto, come sempre, in una panchina. Come sempre la sua compagna era con lui. Stavo per scrivere che lo conoscevo da almeno nove anni ma mi sono fermata. Come tanti, come tutti li ho sempre visti ma mai conosciuti. Anche se una volta ho avuto modo di entrare in contatto con lui, con la sua gentilezza. Erede aveva quattro anni ed aveva appena ricevuto in regalo la biciclettina, quella con le rotelline. Gonfia di orgoglio aveva voluto scendere ai giardini per salirvi sopra. Solo non avevo messo bene le rotelline e dopo pochi metri si sono girate facendole perdere l'equilibrio. Nessun danno e quindi voleva subito ripartire. Ma non riuscivo proprio a far stare ferme quelle stupide rotelle. Armata di chiave, smoccolante e sempre più nervosa mi agitavo per riuscire nell'intento. Senza risultato. Lui, l'home-less, era seduto con la sua compagna nella panchina davanti e, vedendomi in difficoltà, si è offerto di sistemare lui la bicicletta. Prontamente e con un sospiro di sollievo gli ho ceduto tutto. Pochi attimi ed Erede ha potuto tranquillamente prendere pieno possesso della sua "cicicletta". Grata per la gentilezza volevo offrirgli qualcosa ma lui ha rifiutato. Il suo linguaggio era quello di una persona mediamente colta. Passando ci siamo sempre salutati con un cenno del capo. Tutto lì. La loro vita si svolgeva su una delle panchine. Un mondo a parte. Non disturbavano. Erano sempre intenti in fitte conversazioni. La notte non so dove si rifugiavano ma le loro giornate si svolgevano qui. Non hanno mai importunato nessuno con richieste di denaro. Sempre dignitosamente vestiti e non trascurati igienicamente. Sabato scorso una lite con un extra-comunitario, violenta. Lui, l'home-less, ha avuto la peggio. E' stato pestato. Alcune persone hanno assistito al pestaggio senza muovere un dito, indifferenti. La polizia a pochi metri è intervenuta ma lui ha rifiutato il ricovero. Martedì (così riporta la cronaca) nuova corsa in ospedale. Ieri la sua morte. E così si è venuti a sapere di lui. Originario di Savona, 48 anni, ex marittimo, divorzio alle spalle, lavori nella cantieristica saltuari, un nuovo amore vissuto sulle panchine, l'alcol. Poche righe per narrare una vita. Ma anche per fare delle riflessioni. C'è una rissa, un uomo viene brutalmente pestato. Nessuno interviene. Forse perchè era un barbone? E gli extra-comunitari sono violenti e fanno paura. Una telefonata alla Questura e ci si lava la coscenza. La sua inseparabile compagna che farà, ora? Ed io, perchè non mi sono mai fermata con loro? Mi avevano fatto una grande gentilezza. No, non voglio ammantare il mondo degli home-less di poesia. Non c'è poesia nel perdersi in un bicchiere di vino. E neanche nel perdere la propria identità. Non giustifico certe scelte. Difficoltà ne abbiamo tutti ma non affoghiamo nell'oblio della bottiglia. E non serve scappare. I problemi ti seguono come ombre. E neanche trovo giusto sparire, lasciando dietro affetti che non possono trovare pace nelle mille domande irrisolte.
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