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Post n°72 pubblicato il 29 Aprile 2012 da ilgiornaleonline
"Il matrimonio per un disabile grave purtroppo non è una cosa comune. Io ed Eri però vorremmo dire alle persone disabili di crederci, di darsi da fare e di non disperarsi: può arrivare anche l’amore". Mai nozze furono più giuste di quelle viste lo scorso 22 aprile nel duomo di Modena. Lo sposo si chiama Simone Soria, è nato a Modena 33 anni fa ed è affetto da una grave tetraparesi spastica, dovuta a una paralisi cerebrale infantile: non può camminare né controllare correttamente braccia e mani. Simone però può scrivere al computer digitando con un caschetto dotato di un’asta che funge da "dito". È così che Simone, nel 2004, ha potuto laurearsi in Ingegneria informatica, fra parentesi con 110 e lode. Dopo la laurea ha progettato "Facemouse", un dispositivo che rileva il movimento della persona e lo utilizza per muovere il mouse. Simone ha voluto fare del suo matrimonio un evento quasi "pubblico", per dare "un messaggio sociale forte" spiega, "vorrei dire alle persone non disabili che anche chi ha un handicap prova dei sentimenti, ha il diritto di amare e di essere amato dall’altro sesso, visto che i disabili spesso vengono visti come degli ‘angioletti assessuati’". Avere una vita affettiva non è facile, ma nemmeno impossibile. "I problemi ci sono, anche molto pratici", prosegue Simone, "ma crediamo che per ogni problema ci sia una soluzione: ad esempio i ragazzi che lavorano con me in Aida (Ausili e informatica per disabili e anziani, la società fondata da Simone) aiutano Eri ‘nell’accudirmi’ venendo la mattina ad alzarmi dal letto e qualche sera". Simone è consapevole che i suoi "successi" non sono casuali o frutto di fortuna, ma arrivano da lontano, da un approccio alla disabilità che la sua famiglia ha sempre adottato. Per avere una vita normale un disabile grave "dev’essere stato integrato nella società fin da bambino ed essere abituato a rapportarsi con gli altri anche senza l’assistenza ‘istituzionale’", spiega Simone. "Inoltre deve avere l’ausilio giusto che gli permetta di studiare come tutti gli altri suoi coetanei. Io ho avuto la fortuna di essere in una classe normale fin dalle scuole materne, cosa che era un’eccezione negli anni ’80 e che anche oggi non è assolutamente scontata, e ho iniziato ad utilizzare il computer all’età di 7 anni". Dopo il matrimonio ci sono ancora progetti e sogni da realizzare, anzi, grossi progetti, ancora una volta sul versante informatico, ancora una volta per aiutare altre persone con disabilità a diventare autonome. Secondo Simone "gli ‘esperti ed operatori’ nel campo della disabilità spesso iniziano a lavorare con le persone considerando la diagnosi medica; il problema è che le diagnosi mediche sono spesso riduttive e a volte completamente sbagliate perché mancano gli strumenti per valutare correttamente le capacità cognitive di chi non parla e non utilizza le mani". Servirebbero nuove soluzioni tecniche, ma anche uno sguardo diverso sulle potenzialità di chi apparentemente non riesce a esprimersi. "Vorrei costituire una fondazione la cui missione permanga nel tempo indipendentemente da chi ci lavora. Purtroppo però serve un fondo di 50 mila euro per iniziare, quindi sto cercando qualcuno o qualche ente interessato ad appoggiare economicamente questo progetto". Per Simone ed Eri sarebbe senz’altro il più gradito regalo di nozze. Fonte : Libero.it. |
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Post n°71 pubblicato il 15 Aprile 2012 da ilgiornaleonline
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Post n°70 pubblicato il 03 Aprile 2012 da ilgiornaleonline
Bossi, il figlio Roberto Libertà condannato per il lancio di gavettoni alla candeggina L'episodio risale a marzo 2010 ed è avvenuto a Laveno Mombello, in provincia di Varese, ai danni di un militante di Rifondazione comunista. Il fratello 21enne di Renzo dovrà pagare 3800 euro di risarcimentoRoberto Libertà e il padre Umberto Bossi Piccoli Bossi crescono. Il giudice di pace di Gavirate oggi ha condannato Roberto Libertà Bossi, figlio ventunenne del senatùr Umberto e fratello minore di Renzo, per aver lanciato gavettoni alla candeggina contro un militante di Rifondazione comunista, Luigi Schiesaro (classe 1963). I fatti risalgono al marzo del 2010, nel pieno della campagna elettorale per le regionali. L’ultima sera prima del silenzio elettorale, alcuni attacchini del Prc erano andati ai tabelloni elettorali di via Garibaldi, a Laveno Mombello, in provincia di Varese, per sostituire i manifesti strappati e quelli coperti. I tabelloni erano infatti stati completamente occupati dai manifesti del Carroccio e non c’erano più spazi a disposizione. Così i simpatizzanti di sinistra hanno iniziato a toglierne qualcuno. Mentre erano all’opera si è avvicinata loro un’auto da cui sono stati insultati che, dopo aver compiuto due giri di perlustrazione, è passata una terza volta davanti agli stessi tabelloni. Chi era a bordo ha iniziato a lanciare gavettoni caricati con della candeggina e uno di questi ha colpito al volto Luigi Schiesaro, rischiando anche di provocargli delle lesioni. In quel momento nessuno tra i suoi compagni aveva ancora intuito chi fosse l’autore del gesto ma tutti avevano pensato si trattasse di un leghista. E qualche minuto più tardi sono sorti i primi dubbi. La cittadina, infatti, è stata blindata da pattuglie di forze dell’ordine. Carabinieri e polizia si erano messi proprio sulle tracce dei militanti di Rifondazione, rei di aver attentato all’incolumità del misterioso leghista. Schiesaro e i suoi compagni di sventura sono stati portati in caserma, dove sono stati trattenuti tutta la notte e dove dicono di non aver avuto la possibilità di denunciare l’accaduto. Nel tentativo di difendersi dai gavettoni e mettere in fuga l’auto dei leghisti Schiesaro aveva lanciato loro l’asta della bandiera che aveva con sé, colpendo la carrozzeria dell’auto. Tanto è bastato per far gridare all’attentato e poco importa se si trattava solo di un tentativo di difedersi da un attacco. Il mattino successivo Schiesaro è uscito dalla caserma e ha raccontato il fatto ai suoi legali, Massimiliano D’Alessio e Martina Bianchi, che immediatamente hanno presentato denuncia contro ignoti per ingiurie e lesioni. Nello stesso frangente anche Schiesaro è stato denunciato per danneggiamenti dal proprietario dell’auto. A quel punto è stato facile collegare i due fatti e risalire all’identità di chi era a bordo. Così, dopo qualche giorno dall’accaduto, si è scoperto che il lanciatore di gavettoni era Roberto Libertà Bossi. Dopo alcune udienze e dopo aver ascoltato varie testimonianze, oggi c’è stata l’ultima udienza di questo processo. Gli imputati non si sono nemmeno presentati e il giudice ha emesso la sentenza assolvendo Roberto Libertà Bossi e il suo amico dall’ingiuria, ma condannandolo per lesioni alla pena pecuniaria di 600 euro, oltre al risarcimento dei danni morali e biologici per 1400 euro e al risarcimento degli oneri e delle spese legali per 1800 euro. "È una vittoria significativa: per un semplice militante che non è voluto sottostare ai soprusi del figlio di un potente – ha commentato l’avvocato Massimiliano D’Alessio -. Un gesto di arroganza vile è stato punito come meritava, giustizia è fatta". |
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Post n°69 pubblicato il 24 Marzo 2012 da ilgiornaleonline
Lavoro, Fornero dispiaciuta: "Peccato non sia condivisa, ma la riforma è equilibrata. "C’è stato un dialogo a volte anche molto aspro - spiega la titolare del Welfare - ma io ho creduto e sperato che potesse esserci un consenso generale perchè secondo me questa riforma rappresenta un punto di equilibrio rispetto a molte tensioni, molti punti di vista diversi, prospettive e interessi". Ad ogni modo, anche se la riforma non è stata condivisa pienamente, il ministro è convinto che il testo licenziato dopo lunghi incontri è buono: "Questa è una scommessa sul mercato del lavoro per rendere l’economia italiana maggiormente attrattiva rispetto a disinvestimenti, ad aziende che magari chiudono qui per aprire in Serbia". La riforma del mercato del lavoro non poteva non generare contrasti, passioni e antagonismi. Questo la Fornero lo sa piuttosto bene. Tuttavia, da Cernobbio ribadisce che il governo ha cercato in primis la concordia tra le parti sedute al tavolo, "senza mai esasperare i toni". Proprio per questo tende a minimizzare le polemiche che l'hanno investita nei giorni scorsi: "Non ci sembra che questo sia un cambiamento che stravolge i diritti. Non ci sembra di calpestare i diritti, nè di creare motivi per gravi tensioni sociali". Non solo. L'intenzione del governo è quella di rilanciare il sistema Italia riportandolo al centro di un'economia su scala mondiale. Proprio per questo, la Fornero non nascondo che le farebbe piacere che gli imprenditori dicano che nel Belpaese si può investire. "Non è più un Paese che erige cittadelle - spiega - è un Paese nel quale si può competere e scommettere nel riconoscimento del merito". Ed è proprio in questa direzione che il governo ha pensato le modifiche allo Statuto dei lavoratori. "Non può e non ha senso abolire l’articolo 18", chiarisce il ministro del Lavoro facendo presente che "c’è una parte che va rafforzata", cioè quella sui licenziamenti discriminatori. E ribadisce che nel caso invece di licenziamenti per motivazioni economiche non ci sarà il reintegro, ma un indennizzo "relativamente alto". Fonte : Quotidiano Il Girnale. |
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Post n°68 pubblicato il 16 Agosto 2011 da ilgiornaleonline
Coloro che desiderano avvalersi della nostra consulenza possono inviarci un esercizio di scrittura sotto forma di racconto, di articolo giornalistico (molti grandi scrittori hanno iniziato da qui), di saggio, di poesia, costituito da non più di 4/5 cartelle dattiloscritte. Vi assicuriamo che ogni scritto verrà letto attentamente e il più sollecitamente possibile, valutato e riscontrato via e-mail dalla nostra équipe. La valutazione sarà rigorosa e presenterà eventuali modifiche e suggerimenti di revisione. Potrete così correggere e rinviarci l'ulteriore stesura. I racconti o i pezzi giornalistici o le poesie che nell'arco del mese verranno insindacabilmente prescelti dal Comitato di lettura e di valutazione, avranno la pubblicazione gratuita su Internet e vi rimarranno offerti alla lettura per i 15 giorni successivi. Tutti i testi pubblicati rimarranno sempre consultabili nell’Archivio. Certamente parecchi di voi avranno già pronti più elaborati e continueranno a scrivere. info.ladamabianca@katamail.com Unite l’autorizzazione a pubblicare sulla web l'elaborato scelto insindacabilmente dal Comitato di valutazione. Ricordiamo che ogni creazione intellettuale rientra nella tutela del diritto d'autore ed è quindi di proprietà del suo creatore (legge 633). Anche alla rete si applica detta legge e pertanto tutti i testi pubblicati sono protetti dal d. a. Chi scrive racconti più lunghi, desidera costituirne una raccolta o ha nel cassetto un romanzo viene fornito un servizio di editing. |
Inviato da: ambretta2009
il 03/01/2012 alle 16:44
Inviato da: paginabianca_2007
il 23/12/2011 alle 13:01
Inviato da: dolly.1
il 18/12/2011 alle 12:10
Inviato da: ambretta2009
il 29/11/2011 alle 16:55
Inviato da: dolly.1
il 26/10/2011 alle 14:52