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Creato da MarianneWerefkin il 26/10/2007

Il mignolo

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Come lo ricordo io.

Post n°151 pubblicato il 23 Maggio 2012 da MarianneWerefkin

Pensa l'ironia della sorte. All'epoca, a pochi passi da quelle macerie, quando ancora pensavi che le "macerie" fossero solo dentro di te, ti guardavi attorno perchè volevi ricordare quel luogo e proprio in quel frangente sentenziavi nella tua mente: certi luoghi ti rimangono addosso, come lo slogan pubblicitario che avevi letto pochi giorni prima su un settimanale. 
Pensa che ricordi quell'edificio, dove avresti fatto carte false per lavorarci e al tempo stesso ti davi delle noci in testa perchè- basta! Ma finiscila con 'sta storia malata!- e ti riproponevi venti volte al giorno la saggia frase - e meglio così...-. Pensa che quella sera, avevi organizzato tutto, ma proprio tutto, per incontrare il suo sguardo alla finestra, solo un momento, sperando che la notizia della tua presenza lì sotto nel cortile si fosse sparsa fra i corridoi di quella grande casa e dalla curiosità o da non so quale legame ancestrale lui, -lui-, si affacciasse, nel medesimo minuto in cui tu ti trovavi lì, davvero un solo minuto. E tutto questo sarebbe stato terribilmente romantico se fosse accaduto alla luce del sole, solo che quel pensiero lo avevi solo tu e allora ti dilaniavi le viscere dai sensi di colpa, per aver organizzato in malafede, solo per vivere quell'istante, una bella cena alla festa di Sant'Agata e aver coinvolto almeno altre sette persone ignare del piano del tutto personale che avevi elaborato.  Nessuno sapeva la passione malata che mi aveva colto, di sorpresa, quell'estate. Ma il momento avvenne, fu quasi un miracolo, al momento di risalire in macchina qualcuno si affacciò esattamente dall'unica finestra alla mia portata, un alone nella calura serale estiva di quella campagna, una figura, che mi fece sussultare e corrodere il torace, e aspettai a chiudere lo sportello, aspettai sino a quando non c'era più una "ragione ragionevole" per non andare. Erano tutti in macchina e non potevo più attendere.
Guardai bene il cortile buio, la strada sterrata e sentii il rumore dei sassolini sotto le ruote della macchina, quel momento era passato e adesso è sepolto a Crevalcore. 
Pensa alle foto che hai visto ieri sul giornale, a quelle macerie, pensa al dolore al torace che quelle immagini hanno rievocato, al rumore lontano dei ciottoli prima di arrivare all'asfalto, pensa al buio e a quella finestra illuminata, pensa a quella figura che ragionevolmente poteva non essere neppure lui, pensa a quel filo sbilenco che univa il tuo sguardo a quel punto, pensa che domenica notte ronfavi nel tuo letto distante 10 anni da quei ricordi. Pensa alla stonata sorpresa nell'apprendere che cosa era avvenuto, pensa alle immagini, pensa a quei giornalisti che hanno voluto riprendere lacrime, sofferenza e dolore per poi sbatterle sulle pagine di un giornale, come se tutto fosse ammesso per diritto di cronaca. Pensa che poi quei frangenti sono lontani, pensa a quanto dormivi bene, che la burrasca era lontana, pensa che non puoi essere sempre presente, che non è una colpa non essersi accorta di nulla quando amici invece hanno passato due ore sotto un muro portante, sperando che la casa non venisse giù (che poi allora- esci, no??-), pensa che ancora una volta tutto si risolverà, che come sempre ci vorrà del tempo, ma passerà sempre tutto.

 
 
 

Post cattivo.

Post n°150 pubblicato il 18 Maggio 2012 da MarianneWerefkin

Questo è un post cattivo, potrei stare zitta (infatti ci sto), potrei non scrivere nulla, ma ho i maroni polverizzati, e questo è il mio spazio (non è vero, ma libero mi permette di usarlo e io non offenderò nessuno, lo giuro, lo giuro) e quindi lo uso come cazzo mi pare e ci scrivo quello che voglio! Olè!

Dopo la brevissima premessa di cui sopra, vorrei affrontare l'argomento "Canoni estetici". Grazie.

Nella nostra società che qualcuno vuole "fondata sull"immagine" è quasi impossibile non essere influenzati dai canoni estetici che quotidianamente ci propinano i programmi televisivi e i giornali. A volte possono servire come slancio, mirando alla perfezione, altre volte, come spesso accade, possono essere fonte di elevata frustrazione.     Fine.

Allora leggo di una malata di cancro che appena suonano alla porta è costretta a correre per mettersi un foulard in testa, che le da fastidio lo sguardo della gente, che è una rottura di balle doversi sempre coprire il capo. Allora capita anche che, la sottoscritta, dopo aver letto mille mila volte la solita "manfrina" (sta per partire un fulmine dal cielo, lo sento) uguale, sempre uguale, decida di commentare:

-"Cioè, fammi capire, se non ti copri la testa la gente muore?" -

Sarà mica che anche "noi", con questo atteggiamento vergognoso, contribuiamo a spaventare chi non ha mai avuto contatti con la malattia, creando un muro, dove dietro siamo tutte intente a nascondere gli effetti, legittimissimi, della terapia che stiamo assumendo? Alla fine dopo aver scritto il commento pensavo a questo. Non so darmi risposta, ho sempre pensato che ognuno è libero di salvarsi la buccia come gli pare, ma poi alla fine la gente non è proprio abituata a vedere una donna calva in giro per la strada, e forse la colpa è di chi se la copre.

Ecco fatto, alla fine l'ho fatto, avrò perso "un'altra occasione buona stasera" per stare zitta.

Ma lo spazio è mio, occhio.

 
 
 

Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?? ... Ma va a cagher va!

Post n°149 pubblicato il 07 Maggio 2012 da MarianneWerefkin

Aprile è passato, oggi in ascensore, allo specchio, notavo che i riccioli stanno scendendo sulla fronte, forse dovrei curare di più i miei capelli, ma alla fine questo cespuglio selvaggio mi piace anche, e forse è anche un momento in cui sto cambiando aspetto. E a me sta bene così.
Probabilemtne sto anche maturando e sviluppando quella parte interiore che si era persa, l'istinto di progettare e pormi degli obiettivi. Se fino a "ieri" mi sentivo fortemente vincolata dagli esami e dai referti, "oggi" ragiono e rifletto a distanza, in previsione di un futuro che non so come sarà, ma che attraverso richiami dei miei desideri tento di raffigurarmelo e ha ancora tutta l'aria di essere una favola, un castello di carta, ma da qualche parte dovrò pur ricominciare. Prima non immaginavo proprio niente.
Un po' mi spingo, mi forzo, parlo fra me e me e giustifico, ribatto, mi rimprovero, mi addolcisco, mi arrabbio, mi perdo ma poi mi ritrovo: non migliore, ma per lo meno ci sono. Se voglio proprio essere onesta, non dovrei pensarci, dopo tutto, dopo tutto quel che è accaduto. Nello specchio, oggi, in quell'ascensore rivedevo la mia immagine senza capelli, i riccioli erano scomparsi, non c'era più nulla, bianca pallida, niente ciglia, occhiaie e una pigiama girocollo a strisce bianche e rosa, quello impresso in fotografie che non ho ancora il coraggio di guardare, quelle che dovrò spiegare alle mie figlie quando chiederanno perchè, perchè mamma era senza capelli.

 
 
 

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Post n°148 pubblicato il 27 Aprile 2012 da MarianneWerefkin

Probabilmente le parole di qualcuno mi hanno riportata indietro nel tempo e con fare distaccato, ma incuriosito dalle immagini sepolte - ho ricordato-.

La prima parola che ho sentito dopo il mio intervento è stato il mio nome, seguito da un -ci sei? Sei sveglia, abbiamo finito, tutto a posto- mentre mi rendevo conto che il mio corpo era ancora maneggiato da chissà quante mani che mi stavano posizionando su un "rullo" meccanico che mi avrebbe fatto uscire dalla sala operatoria, no, ho sbagliato, una cameratta prima della sala, in cui otto ore prima mi avevano addormentata. Poi ho richiuso gli occhi.
Li ho riaperti quando sono uscita nel corridoio e ho tentato di guardare chi parlava, mio marito ed R. che a sorpresa si era presentato li, lasciando il lavoro con un permesso improvvisato, riuscivo a distinguere solo i contorni, ma le voci le distinguevo, li riconobbi dal loro tono. Molto dolce, come si accoglie un neonato appena venuto al mondo. Sorrisi e mi congedai dicendo che gli occhi si stavano richiudendo, mi sarei addormentata ancora.
La seconda volta fu dopo qualche ora, tentai di muovere una mano ma ero davvero ingarbugliata, fili e tubicini partivano da me e finivano chissà dove, stetti ferma e richiusi gli occhi. A mezzanotte avevo la gola secca e mi diedero una goccia d'acqua, mia madre. Notai un ampollina attaccata al mio polso, era morfina. Venne a vedermi un infermiera, poi l'anestesista, poi il chirurgo, ma dovette desistere dal fornirmi tutte le spiegazioni, voltandosi sconsolato sul più bello, verso mia madre, avevo richiuso gli occhi. Entusiasta diceva che mi aveva allungato la gamba di 5 cm.,  dentro al gesso purtroppo si era accorciata, a detta sua i margini di resezione del tumore erano ampi, ottimo, c'era stato qualche intoppo per via della vascolarizzazione, se ho ben capito si era tutto attaccato -a cosa non ci sono ancora arrivata- e quindi aveva dovuto "scollare", ancora una volta non so bene cosa. Da brividi, se uno ci pensa bene. Tutto il resto me lo sono perso. Dormivo sempre, sino a quando non mi tolsero la morfina, 3 giorni dopo.

 
 
 

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Post n°147 pubblicato il 17 Aprile 2012 da MarianneWerefkin

"L'esame non ha evidenziato lesioni addensative o nodulari del parenchiderma polmonare.
Non segni di versamento pleurico in atto.
Non significative linfoadenopatie ilo-mediastiniche."

 

Con tutto il rispetto parlando, personalmente, erano questi gli auguri di buon compleanno che aspettavo con ansia. Sintetici ma efficaci.

Giovedì mi aspetta la revisione ufficiale a Bologna, non voglio ricevere altre sorprese. Mi basta questo.

 

 
 
 
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