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Creato da MarianneWerefkin il 26/10/2007

Il mignolo

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Svezia.

Post n°208 pubblicato il 21 Luglio 2014 da MarianneWerefkin

Poi sono arrivate le vacanze. Oggi è il giorno 1 e chiudo immediatamente la numerazione delle giornate perché anche questa cosa, ho capito ora dalla sensazione nauseante, non si affronta. Per tutto quello che non ho metabolizzato nell'ultimo anno ho creato una stanza immaginaria, sarà grottesco dirlo, ma la penso nel mio intestino, e prima o poi si svuoterà.

È assolutamente necessario riposare un po'.

 
 
 

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Post n°207 pubblicato il 15 Luglio 2014 da MarianneWerefkin

Oramai è chiaro, questo non è un blog nato per riscuotere adesioni, per guadagnare fama, per cercare compiacenza. Questo è uno scritto dettato dall'esigenza di sputare fuori determinati vissuti interiori, nei confronti della realtà che vivo. Mi sono quindi interrogata nei riguardi di una sua, seppur minima, funzione sociale, se in qualche modo alcuni termini, alcune parole possano essere condivise e magari di supporto a chi si ritrova a vivere esperienze simili. E quindi sì, il mio intento sociale ha trovato definizione nel dubbio che mi sono posta: condivisione. Un obiettivo e uno strumento sempre e comunque presente nelle mie azioni quotidiane e che raramente è stato accantonato se non per cause di forza maggiore, alle quali mi sono arresa, oppure ho rispettato, oppure più semplicemente ne ho preso atto, andando contro la mia natura. (È di una noia infinita il mio rimando sempre al passato, e, cosa non da poco, in netto contrasto con chi, oggi, mi vede coriacea. Eppure attraverso momenti di debolezza estrema, languore allo stomaco ed emozione vibrante in gola. Alternati a parentesi di stallo emotivo e noia dispersiva).

Così, è accaduto un fatto. Tanto per essere coerenti con quanto scritto sopra. Nella mia tac c'è qualcosa che non va. E quindi se, da dicembre scorso, i miei esami potevano essere ripetuti semestralmente, ora avranno cadenza bimestrale. Mi sembra una clamorosa retrocessione. Un po' come passare da una serie A a una C. Senza aver giocato nessuna partita.

 
 
 

Un minuto libero intenso.

Post n°206 pubblicato il 07 Luglio 2014 da MarianneWerefkin

Ho fatto un passo avanti nell'area serena del mio essere, sebbene mi sia resa conto che il tempo non aiuti a dimenticare, per lo meno demarca confini, e se questi salutari limiti appartengono ai miei pensieri allora sto imparando a gestirli.
Sette mesi fa presi in mano un libro di Cicerone, l'effetto del magone che scivolava nell'esofago su e giù sin dalle prime pagine me lo fece abbandonare immediatamente. Lo appoggiai sul comodino e pensai che non era tempo. Quello sarebbe stato sul serio infierire masochisticamente su di me, quando ancora bruciava tutto, quando ancora il ricordo della mia voce mi spaccava i timpani e scivolava sulla mia lingua aprendo le mie labbra con prepotenza, in ogni aggettivo, in ogni verbo in ogni emozione lacerante. La mia autostima aveva toccato un altro fondo e leggere di sapienza e riflessione mi fustigava, mi ammazzava e mi contorceva le viscere a tal punto che abbassavo lo sguardo allo specchio in segno di vergogna di fronte ad una pena meritata. Invece volevo salvarmi. Invece non accadde.
Qualche giorno fa, ho ripreso in mano il libro, era sotto una pila di altri scritti letti per non perdere tempo a fissare il soffitto, nulla di più. Con il  dubbio di aver sbagliato clamorosamente ancora valutazione riguardo la tempistica, ho notato la piega sulla pagina che lasciai quella sera quando decisi che no, anche quella storia non si affrontava. Mi sono sentita colpita al ricordo di quelle mani che voltavano pagina e abbattute lasciavano un segno. Quel periodo lasciò uno sfregio nell'anima, che ho imparato a tollerare, ma che non guardo più.
Non vorrei parlare di ogni dettaglio neppure se me lo ricordassi.
Ho riniziato così a leggerlo, senza più il veleno in gola, ed i suoi testi mi danno una mano nella preparazione mentale precedente ad alcune riunioni di lavoro. A quanto pare in questo periodo e nei prossimi mesi ci si gioca la faccia ed io ce la sto mettendo tutta, nel bene e nel male. Anche questo è spirito cooperativo.
La mia vita personale invece è sentire che il mio spirito evolve e non stagna in pozzanghere passate, è libertà di emozione, è addizione di sensazioni esistenti non ancora vissute, non ancora scoperte.

 
 
 

La tomba della produttività.

Post n°205 pubblicato il 30 Giugno 2014 da MarianneWerefkin

Prendiamo un gruppo di persone alle quali viene data la possibilità di crearsi una propria identità professionale:

. Il primo impiega 20 minuti per capire quale tasto spingere per aprire il lucernaio della mansarda, nella quale sono stati confinati.

. Il secondo smoccola all'orecchio di un'altra improperi riguardo colleghi consiglieri comunali di una nota località turistica.

. La terza protende l'orecchio sorridendo maliziosamente e silenziosamente al vuoto.

. La quarta sta spiegando come sopravvivere alla varicella del proprio figlio.

. La quinta è incazzata perché perderà mezz'ora di tempo, finita la "riunione", per recarsi sul posto di lavoro. I Trenta minuti in questione non le saranno retribuiti. Ho detto tutto.

. La sesta è manco a dirlo su Facebook alla ricerca del profilo della settima che ci ha dato buca senza avvertire.

. La settima, appunto, non c'è.

. L'ottava è seduta accanto alla nona, insieme fanno gioco di squadra. La nona finisce il suo pezzo e passa il foglio all'ottava dicendole - adesso scrivi tu, io li distraggo- l'ottava alza lo sguardo e pone attenzione al setting elaborando l'epitaffio -non c'è bisogno Ambra-.

 
 
 

Bolle di silenzio.

Post n°204 pubblicato il 19 Giugno 2014 da MarianneWerefkin

Sono implosa dentro una bolla di silenzio. L'ennesima.

Pochi pensieri, ma ricordi incisivi, è questo quello che capita dietro alcune porte chiuse alle spalle. Poche azioni dentro uno stanzino bianco, poso gli occhiali, tolgo l'orologio e sfilo il reggiseno. Oramai, una volta pronta, apro la porta da sola e mi porto di fronte al grande cerchio immobile ad osservare il lettino di metallo che lo attraversa. Scatto una foto nella mia mente, respiro ed incrocio le braccia. Attendo che qualcuno si accorga della presenza dentro la stanza. Mi è capitato di scuotere la testa, sbuffando ironicamente contro la sorte silenziosa che si è insinuata un giorno dentro di me. Non ho mai versato lacrime nei riguardi di queste brevi attese colme di fastidiosi doveri ed obblighi verso il mio corpo, non mi sono mai commossa all'udire il suono del cerchio che inizia a girarmi attorno e scannerizza la mia materia. Ma questa volta è accaduto. Nemmeno io me lo so spiegare.

 
 
 
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