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Creato da MarianneWerefkin il 26/10/2007

Il mignolo

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Considerazioni.

Post n°172 pubblicato il 21 Maggio 2013 da MarianneWerefkin

"My Thai" si è riammalato.
 Angelina decide che anche due protesi tutto sommato possono andare bene, anche A. lo aveva fatto ma non è contato.
Il manager inglese si fa togliere la prostata: saran fatti suoi.

 Sono una di quelle che se la fa addosso al solo pensare che tutto potrebbe ritornare. Negli ultimi due anni ho riflettuto, mi sono confrontata con altre persone che hanno vissuto la mia stessa storia e non, ho tentato di capire, ho sfogato rabbia, ho raccolto pezzi che non pensavo ci fossero e li ho rimessi insieme, ho visto -ho intravisto- che l'insieme prodotto non era più quello di prima, ho accettato, forse sì, limitazioni e ho scorto la fortuna di essere qui. Ho pensato ai lati negativi e a quelli positivi, mi sono arrampicata sugli specchi e per periodi più o meno lunghi ho costruito castelli di carta fondati su certezze che ad ogni momento cambiavano e lo fanno tutt'ora. Sono stata delusa e ho assaggiato entusiasmo, sono stata felice e anche triste da morire.
Intollerante verso le altre lamentele, i dubbi, le paranoie, le congetture  e le ipotesi ancora da confermare, quindi l'ansia, quindi l'attesa, quella chiassosa, mentre dentro di me cercavo silenzio, ed esprimevo silenzio e volevo solo silenzio e parole giuste al momento giusto, funzionali e risolutive. 
Mi sono piegata e racchiusa dentro al ricordo del letto, del bozzolo, del sarcofago; per non sentire, non sono entrata, non ho preso caffè, ci sono stata lontano perchè mi fa male, ed io voglio il contrario, voglio pensare che sto bene e va tutto bene, non ho chiesto più, ho chiuso gli occhi mentre passavo e li riaprivo davanti a lui, dentro di me, che mi fissava e mi diceva - questa volta non ce la farò-.
A dispetto di chi ha il coraggio di indignarsi, a dispetto di chi ha dibattuto e vuole ancora ribattere... Angelina (una- cento- mille e un milione di Angeline) ha fatto bene.   

 
 
 

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Post n°171 pubblicato il 10 Aprile 2013 da MarianneWerefkin

Gli esami sono iniziati la scorsa settimana, tutto a posto al momento, non ho ancora nessun referto in mano.
C'è un istante, un secondo, un soffio in cui ogni cosa ti sembra uguale alla precedente già vissuta 4 mesi prima. Poi uno sguardo, una parola, un dubbio altrui, un sorriso, ti fa rendere conto che anche quell'azione è nuova e c'è un senso se a quell'ora ti trovi lì, al -1 nella sala d'attesa per effettuare la TC. E il senso sono le persone che anche da lontano, ma anche da vicinissimo, hanno vissuto con te la tua esperienza. Hai lasciato ricordi dentro qualcun'altro.

Quel maledetto 21 marzo 2010, alle 11:00 di mattina, dentro il pronto soccorso, qualcuno, prima di farmi la lastra che avrebbe diagnosticato una marea di merda dentro la mia gamba, mi chiese come mai fossi così certa che il mio femore si fosse spezzato e perchè fossi così in ansia. Gli dissi in due parole quanto mi aveva detto la dottoressa il giorno prima e ottenni come risposta, con tono fra il sorpreso il dubbioso e il quasi divertito: " Ma valà dai! Ma figurati, guarda che i tumori ossei sono rarissimi! Facciamo la lastrina..." - E facciamo 'sta lastrina, e tanto meglio se sto solo vaneggiando...- pensai. La "lastrina" fu fatta e lui uscì due secondi dopo vistosamente pallido, e me lo ricordo bene, il suo viso, ora, perchè venerdì scorso me lo sono ritrovata davanti. E ha ricordato lui quel momento (io no, io no io no....):
"Perchè fai la tac?" ...
(Se solo leggessi l'impegnativa forse lo sapresti).-"i soliti controlli ocologici"
"...mmhhh... alla mammella?"
(NO!! Eccallà! Ma puttana eva, NO, no e no, non esistono solo quelli, cazzo!!!)-" No, un osteosarcoma..."
Vengo osservata come fossi un fantasma, arriccio le labbra all'insù abbozzando un sorriso rassicurante nell'attesa di qualcosa che ancora non so, o non ricordo, ed ho perduto in un mare di emozioni, quando arriva l'impatto "Io mi ricordo di te..."
Lo guardo sorpresa io "cosa ricordi?"- "la lastra al PS te l'ho fatta io... Ci rimasi malissimo e da lì ci fu un bel casino, si ricordano in molti quel giorno" .
L'appproccio  diventa quasi amichevole, io ricordo ogni singolo momento, un film di pochi secondi che scorre veloce ed ogni immagine mi rimanda a quello che avrei vissuto dopo, e poi ancora dopo, sino a quel momento di controllo in cui ho davanti lui che vistosamente emozionato e imbarazzato si sente dire - beh, sono qui, per il momento è andato tutto bene, spero che anche questa tac non evidenzi nulla-.

 
 
 

L'infelicità della felicità.

Post n°170 pubblicato il 13 Febbraio 2013 da MarianneWerefkin

Siamo seri,

Sono stati mesi di apparente tranquillità, apparente benessere interiore, placida piacevolezza. Circa un anno fa leggevo su un settimanale un articolo che parlava di quel "non so cosa" che non permette alla gente di oggi di sentirsi appagata, felice e contenta. -"E' dolce credersi infelici quando si è solo annoiati."- 
Andando avanti nella lettura, riflettevo sulle parole degli psichiatri/psicologi che tentavano a fatica di fornire una spiegazione chiara e semplice del fenomeno che sembra dilagare fra i trentenni negli ultimi anni. Le motivazioni erano le più differenti fra di loro, originali alcune, altre più "banali". Società, madri chiocce, tutto e subito sin dall'infanzia, Nidi di bambagia in cui non era possibile sperimentare sofferenza, troppi soldi, troppo tutto. -"Soffriamo di desideri il cui oggetto non è nè la carne nè l'amore, nè la gloria nè nulla che abbia forma o nome"-.E sì che una volta, effettivamente, un bambino era felice anche "solo" per una ciambella la domenica. Agli utenti che seguo capitava, e succede ancora, di commuoversi per un ricordo di una tavola imbandita. A quanto pare i bisogni primari non contano più, l'appagamento di tali non rende più felici, diamo per scontato che a domanda ci sia risposta affermativa e non ci pensiamo più.
Gli ultimi mesi sono stati pesanti, l'entusiasmo è scemato, la carica affievolita, la noia è dilagata e tutto è stato ricoperto da un alone di apatia. Pensare questo è già abbastanza doloroso, me lo avevano detto. La vita è fatta di alti e bassi. Dopo la malattia sei prepotentemente convinto, inconsciamente, che basta esserci, basta riprendere la propria vita e non ci saranno mai più momenti di sconforto, abbattimento, dispiacere o peggio ancora Noia.-" La vanità della vittoria, e non l'impotenza o la disfatta, producono la noia. La noia, malattia di lusso, è la conseguenza paradossale, equivoca, contraddittoria di una situazione che dovrebbe darci felicità, ma non ci riesce, e che potrebbe renderci infelici, ma non obbligatoriamente lo fa. Dolore felice o dolente felicità, la noia è una condizione ambigua, quasi una terza variante tra due sentimenti estremi."- Mi vergogno quasi, mi vergogno senza quasi, ma gli ultimi mesi sono stati così e non ho tentato di sollevarmi immediatamente. -"La noia isola chi ne è vittima, rende uniformi le cose intorno a lui, favorisce l'inerzia. Il fatto è che la solitudine, la monotonia e l'inattività, che sono nate dalla noia, la consolidano: la linea di condotta della disfatta è la vera causa della disfatta, ma questa a sua volta darà ragione allo scoraggiamento che non sapeva nulla di essa e che essa giustificherà [...]. E' la "legge della valanga":chi si annoia, si annoierà; e così via sempre di più!..."-
Se non scrivo non vuol dire che sto bene, non necessariamente, solitamente capita quando tutto attorno a me, dentro me, diventa nebbioso, così confuso da non vedere nulla. E il "niente" è difficile metterlo nero su bianco. Per qualche strana ragione la trovo una colpa davvero imbarazzante. Allora questa mattina ho pensato bene che fosse arrivato il momento di ammetterla, questa colpa, di trovare dei confini a questa nebbia e tentare di dissipare questa noia imperante, di alleggerire la coscienza nei confronti della mia vita, ora.
E funziona. -" Persino quando non succede nulla succedono ancora innumerevoli e minuscoli avvenimenti in grado di fornire materia a un romanzo infinito, ove il narratore sprofonda sempre più, e che i nostri racconti potrebbero svolgere interminabilmente. A questa stregua, cinquecento pagine non sono sufficienti a raccontare 5 minuti della mia vita!"-.

Brani tratti da "L'avventura, la noia, la serietà" di Vladimir Jankélévitch.
Mi sento in dovere di fare un ulteriore precisazione nei confronti di quest'opera che all'epoca, quando la comprai per un esame all'università di cui sinceramente ora non ricordo neppure il nome, mi risultò ostica ed estremamente noiosa da studiare, anche fastidiosa a tratti. Oggi sono sono felice di averla acquistata quel giorno, i brani riportati offrono solo un vago accenno della sua profondità.

 
 
 

Il servizio non è al momento disponibile...

Post n°169 pubblicato il 23 Gennaio 2013 da MarianneWerefkin

E te pareva...!!!!!!!!!!!!!!

Sto tentando da circa un'ora di iscrivere mia figlia alla scuola elementare, l'iscrizione da quest'anno è esclusivamente on-line (e certo, noi siamo un popolo altamente informatico), e da circa un'ora "il servizio non è al momento disponibile". Non l'avrei mai immaginato... no no... proprio...

 
 
 

... Ottimizzazione tempi.

Post n°168 pubblicato il 09 Gennaio 2013 da MarianneWerefkin

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Ecco fatto.

Stavo scherzando.

Aspetto il martedì pomeriggio con ansia, non riesco ad assaporare il momento, non riesco a travarci nulla di positivo se non la visione della grande che sguazza nell'acqua con gli istruttori alle prese con la sua ostica tenacia a non staccare i piedi da terra per nuotare... la qual cosa sarebbe utile dal momento che l'obiettivo è appunto: nuotare. Ieri pomeriggio, con i soliti minuti contati passo a prenderla alla scuola materna (ultimo anno!) mentre la nonna passa per la piccola (primo anno!), ci salutiamo nel corridoio, bacini bacetti, e vado, corro, volo con Sofia verso la piscina: ore 15:44.
Arriviamo alla piscina, ore 15:48 (tempo record), entriamo ore 15:49 più qualche secondo (siamo in orario!).... se non che... Premessa:
Per evitare che si creino "tappi" all'interno degli spogliatoi (tanto si creano comunque) i bambini e i genitori che devono cambiarli per il corso, non possono entrare prima delle 15:50 nel nostro caso, più in generale non è possibile entrare nello spogliatoio prima di 10 minuti dall'inizio di qualunque corso di nuoto. Le regole son regole le ho sempre accettate, veramente sempre.
Se non che... seconda premessa:
Arriviamo in perfetto orario ma come avevo già preventivato nei miei pensieri c'è una fila (si ricordi bene "fila" perchè è il nocciolo del problema) di mamme e bambini urlanti più tre adolescenti maschi che attendono di strisciare la benedettissima tessera nel lettore. Della "cortese" signorina alla cassa in teoria, a meno che non si debbano chiedere anche informazioni, non ne ha bisogno nessuno. Strisci la tua tesserina ed entri. Punto.
Ore 15:52, passano tutte le mamme, le nonne, i rari papà che in quegli ambienti è davvero un miracolo vederne qualcuno, e arrivano i tre ragazzi che sciaguratamente devono anche chiedere indicazioni. A quel punto che faccio? Cioè, devo solo strisciare una maledettissima tesserina ed entrare all'inferno (spogliatoio) dal quale già arrivano urli di madri, nonne, bambini e altre creature non bene identificate. Allora mi avvicino cautamente, velocissimamente guardo la signorina  (ben contenta di snocciolare informazioni) striscio la tessera dicendo fra i denti -io dovrei solo strisciar....scusate fate pure, vado..." il tutto nell' arco di un decimo di secondo probabilmente. Mi aspettavo in risposta un -fai pure...- senza neppure troppa attenzione. Invece:

La signorina mi guarda basita e risponde - mah... c'erano prima loro in fila...-.
La guardo stupita e rispondo cortesemente che in ogni caso loro entrano nello spogliatoio maschile noi in quello femminile, loro chiedono informazioni- io devo solo strisciare... -io non rubo il posto a nessuno- ... cioè, capito -io non rubo il posto a nessuno-.
Mentre mi avviavo verso lo spogliatoio (oramai irrimediabilmente in ritardo, con la voglia di rimanere davanti a lei e spiegarle il concetto in modo più dettagliato, forse, a questo punto, mandandola sicuramente in confusione) sentendomi ancora i suoi occhi basiti addosso mi rigiro e ribadisco, sorridendo  tanto per rassicurarla sul fatto che non sarebbe crollato il soffitto della piscina ne si sarebbero divise le acque, -non ho rubato il posto a nessuno-.

(E comunque: quale cazzo di posto avrei potuto rubare? Anche se fossero state 3 ragazze, mi si spieghi che cazzo di posti ci sono da rubare in uno spogliatoio???????? Ma li mortacci sua!)

Un applauso invece ai tre giovani alla cassa in attesa di informazioni che hanno avuto la decenza di rimanere in silenzio... Grandissimi!

 
 
 
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