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Creato da MarianneWerefkin il 26/10/2007

Il mignolo

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Post n°196 pubblicato il 15 Aprile 2014 da MarianneWerefkin

È così. I momenti che un tempo si riempivano di soffici parole, quasi fossero cuscini su cui appoggiarsi e ritrovare le forze, rimasero poi baratri dai quali stare alla larga per non cadere sino in fondo e ritrovarsi nuovamente con le ossa rotte, frantumate; ed è da qui, dalla consapevolezza dello scuro niente, che ritornarono poi a riempirsi.

Simone de Beauvoir si ripeteva - è finita, è finita. E' finita: tutto comincia.- Mentre assaporava la libertà alla fine di una Guerra.

Uno schienale rosso,                              

l'odore di un lillà,

il sapore di un caffè.

Un'autostrada,
una stazione,
un porto,
un aeroporto.

Un libro.

Anche un teatro, a volte.

 

 

 
 
 

Parentesi.

Post n°195 pubblicato il 11 Aprile 2014 da MarianneWerefkin

Una panchina, una strada, due braccia conserte e le gambe incrociate.
La persona sta guardando le foglie degli alberi, dei cespugli che incorniciano la stagione tiepida appena iniziata e che ornano in prospettiva la linea dell'orizzonte, spezzata da cemento. Passa un'auto, ne passano due e una bicicletta e poi rivolge lo sguardo nuovamente al di là dell'ovvio che la circonda. Chiude gli occhi un istante. Li riapre e li socchiude, appoggia gli occhiali accanto a sè e si toglie la commozione rimasta incastrata fra le ciglia. Era troppo leggera per rigare le guance. Che scena tristemente deprimente, pensa. Non sono io. Sì, sono io.
La persona osserva il suo lavoro, le soddisfazioni che non sono tardate ad arrivare ed aggrotta la fronte, stringe le mani alla vita e le labbra rimangono impassibili. Passa qualcuno, lei guarda i ciottoli che compongono la camminata. Rialza lo sguardo. Scuote la testa e abbozza un sorriso impercettibile. Scioglie il suo nodo personale che l'abbraccia e si massaggia la fronte, appoggia una mano alla clavicola oramai evidente e riflette: Quadro. Non sono io. Sì, sono io.
La persona pone attenzione sulla sua auto parcheggiata dall'altra parte della strada, si dice - dovrei muovermi, potrei farlo- ma poi riflette sullo sbrago fatale che ha ammazzato la sua volontà. Quindi resta immobile ad osservare un momento che non vivrà. Le dita danzano e si passano le chiavi che non inserirà, con la mente percorre una via sulla quale non viaggerà. I pensieri disegnano un viso che non rivedrà. Abbozza un sorriso ed un respiro profondo buttando via la pesantezza della responsabilità, richiudendo la macchia scura nel passato, che è tale e non tornerà.
La persona guarda un orologio e decide che è il momento di andare, in direzione contraria, ma non lo può sopportare.
La persona si alza e caccia giù l'incredibile realtà: ciò che è stato è stato e mentendo a sè stessa sentenzia - mai più accadrà-.

(pure la rima finaleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee)

 
 
 

Due dita nel fianco destro.

Post n°194 pubblicato il 09 Aprile 2014 da MarianneWerefkin

Non so perché scelgo sempre la stessa persona a cui stare accanto durante riunioni di un certo tipo, ma sono anni che accade. Succede che in quel dato momento ci scegliamo. Sarà routine, sarà che se per un fottutissimo caso non ci riusciamo, ugualmente ci parliamo con lo sguardo, ci sorridiamo, ci capiamo al volo. Sarà che lui emana tranquillità, sarà che io la sento e magari è reciproco. Sarà che se qualcuno parla e noi ascoltiamo, lui sa, io so, che può permettersi di farmi arrivare il suo punto di vista anche sotto il tavolo, anche sul mio fianco destro. Sarà che se cerco una pausa, guardo un suo braccio e mi permetto di sollevargli la manica con l'indice per osservare un disegno impresso. Sarà che senza scomporsi lui mi lascia fare. Non cerco attenzione, solo qualche secondo di distrazione.

E non c'è malizia. È solo una parte seducente di uno spirito di squadra.

 
 
 

la poesia delle mie giornate.

Post n°193 pubblicato il 02 Aprile 2014 da MarianneWerefkin

Kurt sta facendo la farfalla... No, è solo il titolo di un libro e di un altro spazio nato tanto tempo fa, poi dissolto nella rete. Da oggi è anche il nome di una persona reale, legata al mio unico "amante" degli ultimi mesi: il mio lavoro. Kurt non fa la farfalla, ma è delicato come un cristallo di neve, è di colore bianco, gli occhi sono l'unica sfumatura cromatica nel suo viso candido: azzurri segnati da nebbia. Kurt non ha ali, ma decide che, più di un volo libero, l'immenso e l'infinito è attendere sua moglie e assaporare con lei uno yogurt, forse alla frutta. Un cavaliere bianco, un templare innocente, che accarezza la mano della sua metà contro la malattia, contro il tempo. Un Signore. La magnificenza della vita alla fine plasmata in carne ed ossa.

 
 
 

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Post n°192 pubblicato il 25 Marzo 2014 da MarianneWerefkin

Esistono situazioni che non saranno mai accettate completamente per quanto la rassegnazione faccia il suo corso.

Esci di casa, noti che pioggia ha sporcato con la sua polvere l'auto. Maledici questo inizio primavera, tua figlia ti chiede se anche domani pioverà, ti dice anche che ha un po' mal di gola... "tesoro non ci provare, all'asilo ci vai". Entri in auto e porti la pargola al suo dovere, tanto poi sarà un piacere. La lasci fra i suoi amichetti, voli nuovamente in auto e parti. Pensi alla giornata, pensi a quali battute potrai fare a qualcuno per farlo sorridere, non sai perché lo pensi, lui va in automatico, è sempre con il viso sorridente, anche quando scuote la testa e pensa a Roma... O alle sue pastiglie che sul comodino della sua stanza, la sera, erano due, il giorno dopo solo una e si fa prendere dall'ansia. Pensi a lui, sei serena, davanti ad un semaforo, proseguendo su un rettilineo, curvando e parcheggiando. L'unica cosa che ti viene in mente è una battuta sul tempo, al limite gli racconterai di venerdì e della beata passeggiata dentro i fori imperiali o della vertigine di fronte al Quirinale o di Frida o di tutto. Esci così dall'auto, entri nel bar e bevi la tua "coccola", caffè con cioccolato. Neanche lo hai mai chiesto, sarà che ispiri questo. Esci ed attraversi la strada. Percorri ghiaia ed osservi l'aiuola che sboccia sotto il cielo grigio -accidenti primavera, ci speravo in un inizio migliore-. Prendi l'ascensore, sali al primo piano, con l'immagine di farfalle in testa, con i pensieri spazi, sei già lontana ma fra qualche minuto ritorni. Entri. Vedi la sua porta chiusa, lui non è in corridoio, neppure a far colazione, stai ancora sorridendo e salutando quando arriva la tua collega che ti prende in angolo e ti aggiorna. Lui non c'è più.

 
 
 
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ULTIMI COMMENTI

Tu? Io? Chi?
Inviato da: MarianneWerefkin
il 16/04/2014 alle 18:17
 
Anche un teatro, spesso.
Inviato da: je_est_un_autre
il 16/04/2014 alle 14:16
 
Allora: grazie. Per una volta mollo la presa...
Inviato da: MarianneWerefkin
il 09/04/2014 alle 18:17
 
tu ragazza scrivi poesie e ti schernisci se te lo dicono....
Inviato da: to_revive
il 09/04/2014 alle 17:45
 
E' poesia vera, questa.
Inviato da: je_est_un_autre
il 03/04/2014 alle 16:40
 
 

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