Community
 
MarianneWer...
Sito
Foto
   
 
Creato da MarianneWerefkin il 26/10/2007

Il mignolo

.

 

Siamo ad un passo dalla fine.

Post n°210 pubblicato il 09 Agosto 2014 da MarianneWerefkin

In cucina.
Mentre Robert Smith canta "Pictures of you" nella mia mente e tento di aprire 4 foglie d'insalata e lavare una scatoletta di tonno, Tiz. citofona riportandomi alla realtà. - Hai avuto caldo oggi, vero?- -Ciao Tiz, hai visto un film, vero?- - No cara, volevo semplicemente dirti che hai tutti i finestrini dell'auto abbassati, vieni a vedere-
-arrivo-. Prelevo mio marito dal bagno, ho bisogno di una spalla per non soccombere di fronte all'ennesima trovata della mia auto. Questa volta ha superato sè stessa, ne sono coscienti anche i miei vicini che ritrovo a semicerchio di fronte alla mia auto in rispettoso silenzio ma con qualche ghigno incastrato fra le labbra. Qualcuno ha anche lo sguardo assorto e la fronte increspata. Io e mio marito incrociamo le braccia, nessuno dei due ha un’opinione. Sotto la luce del crepuscolo l'auto sembra una casa disabitata infestata da fantasmi. Mio marito fa un giro di perlustrazione attorno. Arriva a buttare un occhio anche all'interno, mentre lo osserviamo, io senza fiato, gli altri senza perdersi neppure un dettaglio delle sue mosse.
Dopo qualche secondo alza lo sguardo su di me, rendendomi partecipe dell'opinione elaborata durante il giro di ricognizione indicandomi di seguito la strategia da seguire in un caso singolare come questo: -boh, prova ad alzarli...-. Sospiro; e con titubanza mi avvicino allo sportello di questa apparente scatola senz’anima, sentendo addosso lo sguardo silenzioso dei vicini che sono attorno e sopra di me, la signora ottuagenaria del secondo piano preferisce mantenere le distanze e scrutare la scena dal terrazzo toccandosi l’esile croce che porta al collo.  Mi faccio coraggio. Entro in auto e senza pensarci non chiudo lo sportello, col cazzo che mi chiudo dentro, penso. Inserisco la chiave, ma poi perché? Quest’auto ha dato chiari segni di autonomia, senza carburante e senza motore accesso ha palesemente abbassato i finestrini, tutti sino alla fine. Ma le convinzioni sono dure a morire, quindi giro leggermente la chiave e clicco i tasti, tutti insieme. I finestrini si alzano, quasi fosse la cosa più naturale del mondo, come se fossero nati per seguire comandi ed ogni persona presente si lascia rapire da questa lenta ascesa. Ne rimaniamo incantati per qualche istante.
Guardo mio marito alzando un sopracciglio, lui nel frattempo ha arricchito la sua opinione riguardo l’accaduto – ah, potrebbe essere tutto e niente-.  Allora con impavido coraggio, e ben cosciente dell’errore madornale che sto per commettere rivolgo gli occhi ai restanti, che nel frattempo, giuro, non si sono mossi di un millimetro dalla loro postazione.
– Tiz, cosa pensi che sia stato?-. Tiz., potrebbe vincere il premio come “migliore vicino del mondo”, insieme abbiamo spalato neve, abbiamo lavato la macchina, abbiamo raccolto mutande cadute giù dallo stendi panni, abbiamo riso e scherzato e cosa non di poco conto in questa occasione, avendo lavorato in una officina per auto, ha senza dubbio un’ottima capacità di analisi della situazione in essere. Fu lui, per esempio, a rivelarmi qualche anno fa che se si sente odore di carburante nell’abitacolo dell’auto non è normale e c’è qualcosa che non va, diagnosticando immediatamente una crepa in un tubo che sovrastava il motore dal quale gocciolava diesel… sopra il motore, naturalmente. -A. che vuoi che dica, è il problema dell’elettronica, potrebbe essere di tutto davvero, probabilmente è la centralina, ma chissà. Oppure! Oppure, qualche anno fa capitarono dei casi di alcune auto come la tua  che avevano infiltrazioni dagli specchietti e gonsdortogtijvfh viojofijg eogrjobiro evoijfrioe vgeki egjio…hijoh ghj nhjo, capito?.- -oh sì Tiz. Grazie.- .
 Lu’ si avvicina prendendo parola, ma pare convinto che il “verbo” in una situazione come questa risolva poco, e sotto lo sguardo basito di mio marito s’inginocchia davanti alla mia auto, abbassa il torace sin quasi all’asfalto, torce il collo tentando di volgere la vista all’insù. – Lu’ cosa vedi là sotto??- bisognerà dare dignità a quest’uomo. –Ah, mia cara, a me sembra di non vedere niente- -Lù, è quasi notte, è normale, dai vieni su- -Ho bisogno di una mano…- a quel punto tiz. in preda a contenere una crisi isterica di riso si sarebbe gettato nel cassonetto dall’altra parte della strada, se non avesse visto in lontananza arrivare “Gallo”.
Gallo dall’alto del suo quarto piano si era preso la briga di scendere annusando odore di sfida. Sia mai che possa mancare lui, quando i giochi si fanno duri. Accompagnato naturalmente dal suo “toporagno” che gli scodinzola fra le gambe, fra i piedi vista la statura della creatura, e sembra più incazzato che mai. “Gallo” è… non lo so, in realtà non so niente di lui (è solo sempre presente), ma inizio a capire qualcosa di quell’uomo nel momento in cui, all’orecchio di Giò (che non ha ancora proferito una sillaba), sibila una parola: cacciavite. Con Giò che lo guarda allibito e gli sgancia un –ma va là dai!- salvando la mia auto dal nonsense dell’ultimo arrivato.
Giò è semplicemente calato nella realtà, più degli altri e più di me che già stavo sviluppando una mia teoria riguardo l’accaduto che non aveva nulla a che fare con la meccanica o con l’elettronica: è forse giunto il momento in cui le macchine si ribellano al genere umano? Siamo forse di fronte al primo, primissimo passo verso la nostra estinzione? Nel momento culmine delle mie riflessioni, e turbata dalla nostra fine imminente, Giò si avvicina a mio marito, accovacciato sul gradino del pianerottolo oramai incredulo e gli porge  con la classica saccenza romagnola La Soluzione Finale:
 – Oh,  te lo dico io, domani chiamate il meccanico e sentite un po’-.

 

 
 
 

Di ritorno.

Post n°209 pubblicato il 02 Agosto 2014 da MarianneWerefkin

Ho voluto arrivare alla fine del mondo, dove inizia poi l'orizzonte infinito. Ho trovato là una casa isolata incastonata sopra uno scoglio, la ho osservata distante confondersi con il cielo lucente e la luce abbacinante, oltre lei solo mare profondo, il freddo mare del nord. Per questo una casa alla fine del mondo. E dopo tutto la scelta migliore. La ho guardata dissolversi fra la mia miopia e l'anarchia cerebrale. Non c'era la fine ma la ho immaginata, poi c'era l'inizio e l'ho sentito.

Mi sono accecata ed ho resistito, instupidita di ignoranza soffocante e ho visto le mani legate. E sono scappata.

 .

.

(metto sottotitoli?)

 
 
 

Svezia.

Post n°208 pubblicato il 21 Luglio 2014 da MarianneWerefkin

Poi sono arrivate le vacanze. Oggi è il giorno 1 e chiudo immediatamente la numerazione delle giornate perché anche questa cosa, ho capito ora dalla sensazione nauseante, non si affronta. Per tutto quello che non ho metabolizzato nell'ultimo anno ho creato una stanza immaginaria, sarà grottesco dirlo, ma la penso nel mio intestino, e prima o poi si svuoterà.

È assolutamente necessario riposare un po'.

 
 
 

.

Post n°207 pubblicato il 15 Luglio 2014 da MarianneWerefkin

Oramai è chiaro, questo non è un blog nato per riscuotere adesioni, per guadagnare fama, per cercare compiacenza. Questo è uno scritto dettato dall'esigenza di sputare fuori determinati vissuti interiori, nei confronti della realtà che vivo. Mi sono quindi interrogata nei riguardi di una sua, seppur minima, funzione sociale, se in qualche modo alcuni termini, alcune parole possano essere condivise e magari di supporto a chi si ritrova a vivere esperienze simili. E quindi sì, il mio intento sociale ha trovato definizione nel dubbio che mi sono posta: condivisione. Un obiettivo e uno strumento sempre e comunque presente nelle mie azioni quotidiane e che raramente è stato accantonato se non per cause di forza maggiore, alle quali mi sono arresa, oppure ho rispettato, oppure più semplicemente ne ho preso atto, andando contro la mia natura. (È di una noia infinita il mio rimando sempre al passato, e, cosa non da poco, in netto contrasto con chi, oggi, mi vede coriacea. Eppure attraverso momenti di debolezza estrema, languore allo stomaco ed emozione vibrante in gola. Alternati a parentesi di stallo emotivo e noia dispersiva).

Così, è accaduto un fatto. Tanto per essere coerenti con quanto scritto sopra. Nella mia tac c'è qualcosa che non va. E quindi se, da dicembre scorso, i miei esami potevano essere ripetuti semestralmente, ora avranno cadenza bimestrale. Mi sembra una clamorosa retrocessione. Un po' come passare da una serie A a una C. Senza aver giocato nessuna partita.

 
 
 

Un minuto libero intenso.

Post n°206 pubblicato il 07 Luglio 2014 da MarianneWerefkin

Ho fatto un passo avanti nell'area serena del mio essere, sebbene mi sia resa conto che il tempo non aiuti a dimenticare, per lo meno demarca confini, e se questi salutari limiti appartengono ai miei pensieri allora sto imparando a gestirli.
Sette mesi fa presi in mano un libro di Cicerone, l'effetto del magone che scivolava nell'esofago su e giù sin dalle prime pagine me lo fece abbandonare immediatamente. Lo appoggiai sul comodino e pensai che non era tempo. Quello sarebbe stato sul serio infierire masochisticamente su di me, quando ancora bruciava tutto, quando ancora il ricordo della mia voce mi spaccava i timpani e scivolava sulla mia lingua aprendo le mie labbra con prepotenza, in ogni aggettivo, in ogni verbo in ogni emozione lacerante. La mia autostima aveva toccato un altro fondo e leggere di sapienza e riflessione mi fustigava, mi ammazzava e mi contorceva le viscere a tal punto che abbassavo lo sguardo allo specchio in segno di vergogna di fronte ad una pena meritata. Invece volevo salvarmi. Invece non accadde.
Qualche giorno fa, ho ripreso in mano il libro, era sotto una pila di altri scritti letti per non perdere tempo a fissare il soffitto, nulla di più. Con il  dubbio di aver sbagliato clamorosamente ancora valutazione riguardo la tempistica, ho notato la piega sulla pagina che lasciai quella sera quando decisi che no, anche quella storia non si affrontava. Mi sono sentita colpita al ricordo di quelle mani che voltavano pagina e abbattute lasciavano un segno. Quel periodo lasciò uno sfregio nell'anima, che ho imparato a tollerare, ma che non guardo più.
Non vorrei parlare di ogni dettaglio neppure se me lo ricordassi.
Ho riniziato così a leggerlo, senza più il veleno in gola, ed i suoi testi mi danno una mano nella preparazione mentale precedente ad alcune riunioni di lavoro. A quanto pare in questo periodo e nei prossimi mesi ci si gioca la faccia ed io ce la sto mettendo tutta, nel bene e nel male. Anche questo è spirito cooperativo.
La mia vita personale invece è sentire che il mio spirito evolve e non stagna in pozzanghere passate, è libertà di emozione, è addizione di sensazioni esistenti non ancora vissute, non ancora scoperte.

 
 
 
Successivi »
 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Agosto 2014 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 11
 

ULTIME VISITE AL BLOG

MarianneWerefkinje_est_un_autrevia_dei_sognimia.euridiceshangri.lato_revivemaps.14gaetano561DJ_PonhziBasta_una_scintillababy961Sol0.Marc0procino995ArcanaFiliaLunam
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom