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«Mi piace il verbo sentire.. Sentire il rumore del mare, sentirne l’odore. Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra, sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco. Sentire l’odore di chi ami, sentirne la voce e sentirlo col cuore. Sentire è il verbo delle emozioni, ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente.» (A. Merini) Area personale- Login
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QUESTO BLOG POTREBBE CONTENERE RIFERIMENTI A UN PUBBLICO ADULTO. C.
I mostri non esistono, e neanche i fantasmi. Vivono nella nostra mente. E a volte hanno il sopravvento. S.K.
Post n°185 pubblicato il 17 Maggio 2013 da Cantastorie61
Quando arrivò a casa di Anya, Gregor si bloccò osservando la pattuglia di polizia che stazionava davanti all'ingresso. Le persiane erano accostate e nessuna luce vi filtrava attraverso, cosa diavolo era successo? Fingendo di passare lì per caso, si accese una sigaretta avvicinandosi ai poliziotti.- Buonasera agenti, è forse accaduto qualcosa?- Il più anziano dei due, ben tarchiato e dal ventre prominente, lo guardò annoiato.- E perché la cosa dovrebbe interessarle? Conosceva forse chi abitava in quell'appartamento?- Gregor attese un istante prima di rispondere.- Ha detto conosceva...c'è stato forse qualche delitto?- L'agente si staccò dall'automobile e gli si piazzò davanti.- Senta amico mio, lei è un po troppo curioso per i miei gusti, mi faccia un po vedere i documenti...- Quando mi rendo conto della direzione che ha preso l'uomo esito per un attimo. L'idea di tornare in quel posto non mi entusiasma di certo, ciononostante continuo a seguirlo. Tenendomi sempre a distanza di sicurezza, vedo l'uomo avvicinarsi agli agenti e chiedere qualcosa, mi fermo. I miei occhi corrono subito alle finestre dell'appartamento. Come in un flash, mi ripassano nella mente i momenti vissuti la dentro. La voglia terribile di possederla, la sua ironia e il suo disprezzo. Sento un formicolio attraversarmi il basso ventre, un'eccitazione che diviene quasi malore fisico nel momento stesso che ripenso alla mia reazione. Il sangue, lei che strisciava verso la porta, la mia assoluta calma nel farla a pezzi. Stupida...stupida femmina, avrebbe potuto salvarsi e invece... Vengo distolto da quei pensieri da voci alterate e stridule, abbasso nuovamente gli occhi. Adesso anche l'altro agente si è avvicinato al mio uomo che, gesticolando con furia, sembra spaventato a morte. Pur essendo abbastanza distante, sento chiaramente pronunciare la parola documenti dall'agente grosso. Ed è a questo punto che accade il tutto. Fulmineo, l'uomo estrae una pistola e la punta sui due agenti impietriti dalla sorpresa. Allontanatevi dall'auto...svelti!- ringhiò Gregor all'indirizzo dei due agenti.- E buttate a terra le armi...veloci cazzo!- I due si scambiarono un'occhiata d'intesa quindi, estratti i revolver dalle fondine, li lasciarono cadere ai loro piedi.- Bene...ed ora faccia a terra...subito!- Ancora una volta i poliziotti obbedirono, mentre Gregor, dopo una rapida occhiata al posto di guida, saltò sul sedile allontanandosi con un gran stridio di freni. Il tutto avvenne in una trentina di secondi e il silenzio, subito dopo, apparve irreale. Gli agenti si rimisero subito in piedi recuperando le armi, per poi puntarle verso il fondo della strada, ma fu tutto inutile. L'automobile infatti, dopo aver sfiorato per miracolo un ciclista proveniente dalla parte opposta, imboccò una stradina laterale sparendo alla vista dei poliziotti. Imprecando, l'agente anziano sfilò la radio portatile dalla cintura e chiamò la centrale. Mi accorgo di aver trattenuto il fiato osservando tutta la sequenza. Trenta secondi durante i quali ho pensato davvero che l'uomo sparasse. I due agenti stanno parlando ancora tra di loro, sono visibilmente scossi ed irritati, ma la cosa non m'interessa più oramai, mi volto e mi allontano senza fretta. Percorro il tragitto avvolto in uno stato d'ansia, continuando a ripetermi che potrei ancora trovare una vittima sacrificale, in fondo non è ancora troppo tardi. Ma ormai la mia mente è presa da quell'uomo, l'avevo puntato e mi è sfuggito. Sbatto la porta quando entro nella mia stanza, ora sarebbe stato più difficile rintracciarlo. La sua fotografia e i suoi dati sarebbero stati trasmessi a tutte le pattuglie, sempre che non decida di fuggire dalla città. No, l'unico modo per arrivare prima della polizia è solo uno, l'altra ragazza. Devo uscire di nuovo, non ho scelta. Non potrò giocare come ho fatto con l'altra, il tempo è prezioso e non posso permettermi divertimenti. Lei saprà sicuramente dove possa nascondersi e me lo dirà, con le buone o con le cattive. Il pensiero del mini abito rosso però mi fa attraversare da un fremito. La figura esile e gli occhi poi...quegli occhi. Scrollo il capo come a voler liberarmi da un insetto fastidioso quindi, quasi di corsa, apro il rubinetto della cucina e vi caccio sotto la testa. Il getto dell'acqua fredda sembra calmarmi, ma il ronzio nelle orecchie continua, mio Dio...dammi la forza. Mezz'ora più tardi sono di nuovo dinanzi al locale. La strada è ancor più deserta e silenziosa...attendo. C@nt@ continua...
Post n°184 pubblicato il 14 Maggio 2013 da Cantastorie61
Passo un paio d'ore ad ascoltare i pentimenti degli essere umani, un'iniezione rigenerante dopo lo sfinimento del giorno prima. Ascolto con pazienza e assolvo, assorbendo ogni volta i loro peccati facendoli miei, nuova linfa. Sento pian piano l'energia scivolarmi nelle vene, risalendo sino al cuore e al cervello, sono di nuovo vivo! Più tardi, nella mia stanza, prendo la sacca e l'apro. La mia donna mi fissa con gli occhi spalancati, il volto cinereo, quasi bluastro. Chiudo gli occhi e avvicino le labbra alle sue, posandovi sopra un leggero bacio.- Mi dispiace amore mio ma le persone, la mia gente, mi hanno affidato un nuovo compito...- Lei, muta e inespressiva, continua a fissarmi, quel giorno stesso ci saremmo lasciati...per sempre. Con la musica di Mozart come sottofondo, attendo il buio con pazienza. Devo essere molto cauto eppure la smania di dover sprigionare l'energia accumulata mi fa fremere. Si, una volta detto addio alla mia donna, avrei cercato un'altra anima dannata, una pecorella smarrita da redimere e purificare. Quando l'oscurità mi avvolge del tutto, afferro la sacca ed usco nella notte umida. Ma si può sapere che fine ha fatto Anya?- L'uomo guardò la ragazza inarcando un sopracciglio. Sulla quarantina, teneva i lunghi capelli corvini avvolti in una treccia che gli arrivava sino a metà schiena. Da entrambi i lobi gli pendevano costosi orecchini con diamanti purissimi. L'elegante cappotto semi aperto, lasciava intravedere una camicia bianca di seta aperta anch'essa. Sul petto villoso, una catenina d'oro con un crocifisso grande quanto una mano luccicava alla luce del lampione.- Non lo so Gregor...ieri sera dopo lo spettacolo è andata via subito, aveva un appuntamento...- Rispose la giovane con un certo timore. Biondissima e bellissima, indossava un mini abito rosso che metteva in risalto le lunghe gambe color del marmo. Pur truccata in maniera esagerata, non si poteva fare a meno di restare ammaliati da quegli occhi azzurro cielo. Ma l'uomo non sembrava interessato a tutto ciò, continuò invece a fumare nervosamente guardando continuamente l'orologio.- Non è la prima volta che mi tira un bidone, ma stavolta giuro che me la paga, stavolta le farò male...- La ragazza spalancò la bocca a quelle parole, fece un passo in avanti afferrandolo per un braccio.- Ti prego Gregor, vedrai che arriva, ma non farle del male...ti prego...- L'uomo dapprima la guardò sorpreso, quindi allargò con violenza il braccio mandandola a sbattere contro il lampione.- Non mettermi mai più le mani addosso Petra...o comincio da te, ed ora fila dentro, se quella stronza non arriva farai il numero da sola, andrò io a prenderla a casa quella troia...ed ora fila!- Petra gli lanciò un'occhiata talmente pregna d'odio che l'uomo arretrò d'istinto di un passo ma, senza aggiungere altro, aprì la porta del retro entrando nel locale. Gregor diede di nuovo un'occhiata all'orologio quindi, dopo aver buttato il mozzicone, s'incamminò deciso. Osservo la scena al riparo di un grosso furgone dall'altra parte della strada. Forse non sono stato molto saggio a tornare in questo posto ma non ho avuto scelta. Poco prima infatti, ho detto addio alla mia donna sulle rive del fiume, gettandola nelle acque scure e osservandola allontanarsi nella corrente. Tornare in questo posto lo considero un omaggio alla sua memoria, inoltre non avrei avuto problemi a trovare ciò che sto cercando. Ma non ho di certo previsto questa svolta. Quando vedo la ragazza, il mio obiettivo primario sparire nel locale, esito. Dovrei entrare e studiarla, capirne gli atteggiamenti e le paure, avrei dovuto scrutarla. Ma sarebbe stato troppo imprudente, la polizia aveva sicuramente fatto domande e chiesto in giro. Subito mi torna alla mente ciò che penso di aver perso nell'appartamento, ma mi tranquillizzo altrettanto in fretta. Nessun tutore dell'ordine mi ha ancora cercato e di breviari ne esistono migliaia, più o meno simili, e sono sicuro di non avervi mai annotato nulla. Ma l'uomo m'incuriosisce. La maniera con cui tratta la ragazza in particolare, mi fa intuire vagamente il suo ruolo, la sua professione. In breve dimentico lei e il locale, la mia mente si concentra sulla figura elegantemente vestita. Si, anche stasera ho trovato la mia pecorella, non sarà facile certo. L'uomo sembra robusto e determinato, ma la cosa non mi preoccupa più di tanto. So d'avere dalla mia parte una grande forza, quella forza che le persone, attraverso i loro peccati, mi trasmettono tutti i giorni. Quando lo vedo incamminarsi lungo la via, recito una breve preghiera d'auspicio ed inizio a seguirlo. C@nt@ continua...
Post n°183 pubblicato il 12 Maggio 2013 da Cantastorie61
Dolce per tutta una vita, severa quando serve ma mai cattiva, sa consolare con amore. Una mamma non dice mai di no, solo ti esorta a pensare, una mamma sa capire quando serve e sorvolare quando son solo capricci. Una mamma non critica, ma ti sprona a sbagliar meno. Una mamma non ti giudicherà mai, ma soffre della tua sofferenza, così come gioisce della tua felicità. Una mamma ama senza condizioni, nessun contratto, solo un turbinio d'emozioni. A tutte le mamme di Libero e del mondo intero, il mio GRAZIE più sincero. C@nt@
Post n°182 pubblicato il 10 Maggio 2013 da Cantastorie61
Dopo essere stato sotto la doccia per una buona mezz'ora, mi lascio cadere sul letto e subito sprofondo in un sonno pesante e senza sogni. Quando riapro gli occhi, mi accorgo che è giorno fatto, la schiena mi brucia da impazzire ma devo andare, mi aspettano e non posso fare tardi. Indosso pantaloni e camicia puliti, la giacca che avevo con me la sera prima, e che mi ero tolto all'arrivo in quella casa, non è sporca di sangue e quindi la indosso. Tasto nelle tasche alla ricerca delle chiavi e mi blocco spaventato. Oltre a quelle infatti, avevo un altro oggetto che ora sembra sparito. Frenetico, mi aggiro per la stanza alla sua ricerca, sperando che sia scivolato fuori quando me la sono tolta al momento di spogliarmi. Dopo aver strisciato per tutto il pavimento mi rialzo ansante e dolorante, dell'oggetto nessuna traccia. Un pensiero terribile mi attraversa il cervello annebbiandomi la vista. Potrei averlo perso per strada certo, ma qualcosa mi dice che non è così, sento che quella cosa è rimasta nell'appartamento di...di... mio Dio. Cercando di darmi una calmata, medito su cosa sia meglio fare e, alla fine, mi rendo conto che in fondo non posso proprio rimediare. La casa, a quest'ora, sarà già stata messa sotto sopra, nessuna possibilità di recuperarla. Poi, facendo mente locale, cerco di ricordare se dentro vi sia qualcosa di compromettente, qualcosa che possa far risalire a me. Tiro un sospiro di sollievo, sono praticamente sicuro di non aver lasciato nessun indizio, anche se la polizia si starà domandando cosa ci potesse fare un oggetto simile in un posto come quello. Parzialmente rassicurato da questo pensiero, mi richiudo la porta alle spalle e scendo lentamente le scale. Per fortuna non devo fare molta strada. La mia faccia non dev'essere certo uno spettacolo e copro la distanza abbastanza in fretta. Una volta entrato, mi cambio velocemente d'abito e mi lascio quindi cadere sulla sedia. Mi sento finalmente al sicuro, solo qua riesco infatti a togliermi di dosso tutte le ansie e i dubbi. Guardo l'orologio e mi preparo, tra poco arriveranno le prime persone e devo essere pronto a svolgere al meglio ciò per cui ho studiato. Ecco, sento la porta aprirsi e un rumore di passi, appaiono incerti, quasi non sapessero dove andare. La cosa mi risulta strana, tutti o quasi mi conoscono, come conoscono il mio compito, perché quei passi esitano? Ma ecco che riprendono decisi, forse la persona è la prima volta che viene qui, mi do mentalmente dello stupido per essermi allarmato per così poco. Giunta dinanzi alla mia postazione, la persona si ferma, esita e quindi si decide. Sento chiaramente il rumore secco delle ginocchia che toccano il legno ruvido, scosto la tendina.- Sia lodato Gesù Cristo... C@nt@ continua...
Post n°181 pubblicato il 08 Maggio 2013 da Cantastorie61
Fu la donna delle pulizie a ritrovare il corpo. Intenta a pulire il pianerottolo, avvertì subito l'odore pur tenue dell'incenso. La porta era semi aperta, e dall'interno non filtrava un ben che minimo spiraglio di luce. La cosa le apparve strana in quel palazzo signorile e abitato da persone benestanti, nessuno si sarebbe mai sognato di andare a dormire senza chiudersi bene dentro. Cautamente, spinse l'uscio mettendo appena dentro la testa. Immediatamente fu assalita da un altro odore che, mischiato a quello acre dell'incenso, le bruciò occhi e gola. Non riuscì a capire di cosa si trattasse, solo che era sgradevole, molto sgradevole. A tentoni cercò l'interruttore e lo trovò. L'urlo scosse il palazzo sin alle fondamenta e, nel volgere di qualche minuto, una piccola folla si era radunata davanti all'appartamento. La povera donna, semi svenuta e in stato di shoc, fu portata via da un paio di inquilini, mentre i più coraggiosi entrarono e inorridirono. Il salotto era praticamente tappezzato di sangue. Le pareti, il pavimento piastrellato di bianco, per non parlare del divano dello stesso colore. E proprio sul divano si trovava la parte più ampia del corpo, tronco e arti inferiori. Un braccio, staccato di netto alla base della spalla, spiccava bluastro in un angolo mentre l'altro, tranciato all'altezza del gomito, sporgeva da sotto un tavolino basso, anch'esso lordo di sangue. Dal tronco erano stati asportati i seni, al loro posto due cavità nere con i tessuti lacerati ben evidenti. Ma a coloro che fissarono inebetiti quello scempio non sfuggì un particolare, nessuna traccia della testa. Più tardi la scientifica avrebbe fatto passare l'appartamento in ogni suo centimetro, ma del capo della vittima nemmeno l'ombra. Inoltre, le mani e le dita erano state praticamente scuoiate via, come se l'assassino volesse rendere praticamente impossibile il riconoscimento attraverso le impronte digitali. Cosa che in effetti mise in notevole difficoltà gli inquirenti, unita al fatto che, pur sembrando incredibile, nessuno dei vicini seppe dire con esattezza chi occupasse l'abitazione.- Una volta era un palazzo serio...- Disse con voce sdegnata un anziano signore. Alto e magro, indossava una vestaglia da notte d'altri tempi decisamente troppo larga.- ...abitato da persone per bene e ci si conosceva tutti...- Più tardi, gli inquirenti vennero a saper che la proprietà dell'intero palazzo era stata, di recente, venduta ad un'agenzia immobiliare molto nota. Essendo molto vicino al centro e a svariati uffici, l'agenzia non era andata per il sottile, affittando gli appartamenti a prezzi elevati e non accessibili a tutti. Per la maggior parte, si trattava di avvocati o funzionari di banca, persino il direttore del più grande istituto di credito della città vi aveva soggiornato per qualche tempo, in attesa che fosse ristrutturata la propria villa in periferia. Gli impiegati dell'agenzia confermarono che l'appartamento era stato affittato tre mesi prima a una giovane donna, tale Anya Nowak, di origine polacca. Ballerina di nightclub professionista, si era presentata con denaro contante asserendo che avrebbe dovuto soggiornare in città per sei mesi circa, pagando anticipatamente l'intero periodo. Solitamente il regolamento prevedeva un minimo di un anno, ma la giovane, dopo aver riaperto il portafogli, aveva aggiunto un notevole extra, chiudendo sul nascere la questione. Non l'avevano più rivista. Butto con violenza la sacca sulla poltrona e mi lascio cadere sul pavimento, le gambe incrociate. Non so per quanto tempo rimango in quella posizione, le braccia penzolanti sulle cosce e la testa...mio Dio la testa. Il dolore è lancinante e martellante, così come era stato devastante poco prima, quando lei aveva oltrepassato ogni limite. Dopo avermi fatto denudare, aveva iniziato a frustarmi con violenza. Le ferite su schiena braccia e torace mi bruciano da morire, ma io ero innamorato, la volevo e avrei sopportato, ma non sino a quel punto. Quello che accadde dopo è un ricordo vago e confuso. La mia corsa verso la cucina e quel coltellaccio in mano, l'ironia nella sua voce e la sfrontatezza quando mi si parò davanti sfidandomi. Il primo colpo che le staccò quasi del tutto il braccio che teneva la frusta, l'urlo che bloccai colpendola con violenza sulla bocca con una testata. Il suo trascinarsi verso la porta sputando denti rotti e saliva e il mio afferrarla per i capelli trascinandola indietro. Poi solo sangue e ancora sangue...mio Dio come l'amavo...ma non potevo lasciarla, qualcosa di lei doveva rimanere con me, qualcosa che me la ricordasse ogni giorno...ogni istante della mia vita. Guardo la sacca e mi alzo lentamente, le fitte alla testa sono tremende e le vertigini mi fanno barcollare ma resisto...l'apro. C@nt@ continua-
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Ultimi commentiClarice...gli agnelli hanno smesso di gridare?
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Inviato da: woodenship
il 18/05/2013 alle 20:05
Inviato da: lilith666dgl0
il 18/05/2013 alle 20:02
Inviato da: Cantastorie61
il 18/05/2013 alle 13:31
Inviato da: Giulia_live
il 18/05/2013 alle 13:29
Inviato da: Cantastorie61
il 18/05/2013 alle 13:28