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Mettersi a nudo: netiquette

Post n°211 pubblicato il 26 Gennaio 2015 da Led_61
 

 

Intendo la capacità di dare un taglio alla tanto decantata privacy per mostrarsi come si è, pregi e difetti senza sopravalutare i primi e sottovalutare i secondi come spesso avviene qui in community.
Per prima cosa la foto personale(recente e non di dieci anni fa) è fondamentale per capire con chi abbiamo a che fare: io l' ho messa in alcuni post e nel mio album personale è visibile a chi è mio amico, in quanto le foto là inserite possono essere usate da chiunque anche da persone con cui non ho avuto il minimo scambio personale.
Il mio blog è abbastanza personale, racconto talvolta dei miei problemi da un paio di anni a questa parte compreso un periodo in cui ho fatto uso di antidepressivi, ora non ne ho più bisogno per fortuna.
Mi ha dato molto fastidio il fatto che un utente abbia segnalato nei commenti il fatto che sono stato sotto cura, da cui quanto scrivevo era inficiato in quanto persona non equilibrata.
Deploro il fatto che uno commenti un mio commento che forse era abbastanza esplicito in risposta ad un post dell'autrice che era provocatorio nei confronti degli uomini in generale.
Ho una età in cui ho capito che le polemiche soprattutto in ambito virtuale con persone che non vogliono giocare alla pari sono una inutile perdita di tempo.
Il blog è un modo interessante di intrattenere rapporti con altre persone, però un minimo di selezione va fatta e per questo c'è anche la moderazione, che io in questi anni non ho mai usato probabilmente perchè sono un tipo tranquillo che si fa i cavoli propri e che se vengo a conoscenza di particolari della vita del mio interlocutore ho il buon senso di non spiattellarli a destra e manca, ma il mondo è bello perchè è vario (e talvolta avariato).
Era evidente intenzione dell'autrice del blog che io aprissi qualche polemica, probabilmente per il puro divertimento di vedere due litigare sul proprio blog ed essendo una persona molto narcisista di godere dell'aumento dei commenti al suo post ma ha sbagliato indirizzo e le auguro i migliori successi al suo blog, che eviterò di frequentare nel prossimo futuro.
Io scrivo talvolta per sedimentare sensazioni che provo, chiaramente mi piace essere letto e commentato, ma allo stesso tempo vedo che anche io leggo altri blog senza lasciare traccia di me, quindi per il puro piacere di vedere cosa succede ad altre persone e quindi lo stesso avviene per chi mi legge.
Non ho una reputazione virtuale da difendere in quanto conta di più quella reale e deploro logiche commerciali legate ai click sui singoli blog in quanto vi è una bella differenza tra chi passa da me per 10 secondi e chi si ferma 10 minuti quindi il mio motto è
viva la qualità ed abbasso la quantità!

 
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Crisi e dintorni

Post n°210 pubblicato il 04 Gennaio 2015 da Led_61
 

 

Il mondo occidentale è rinchiuso in un circolo vizioso di una democrazia teorica ormai paravento per il disegno di poteri finanziari forti che mettono continuamente in discussione i politici che non si adeguano ai loro diktat, attraverso la leva finanziaria non rinegoziando i debiti del loro stato e speculando sulle materie prime dai cui il paese dipende o addirittura sul suo default e quindi indebolendo il loro peso politico e favorendo, attraverso lo scontento che la depressione economica comporta, l’elezione di nuovi attori politici meno intransigenti e più propensi a compromessi con i grossi poteri finanziari.

I governi che con grande difficoltà si compongono non sono più rappresentativi dei loro elettori ma semplici esecutori degli ordini del grande capitale finanziario.

Ci si deve chiedere, visto i momento di crisi che attraversiamo, come mai alcuni paesi una volta considerati come terra di conquista stanno ribaltando quelle che erano le gerarchie e stanno comprando a man bassa aziende decotte a prezzi di saldo, per farne base di conquista di un’Europa occidentale che vive di ricordi e di vestigie del passato e che non sa proporre nuovi metodi di sviluppo, abdicando a qualsiasi attività manifatturiera e proponendosi solo quale centro regolatore di flussi finanziari e mercato per la regolazione dei prezzi delle materie, con meri scopi speculativi e a breve termine e nessuna visione di sviluppo industriale futuro.

I politici di governi fortemente indebitati fanno leva su promesse di una ripresa per alleviare le tensioni interne e dare speranze per il futuro, ma alla fine rimane una promessa politica (per essere eletti alla prossima legislatura), mentre la situazione economica continua a deteriorarsi, con le grandi banche e istituzioni finanziarie che sono le uniche a beneficiare di questa situazione in quanto hanno un canale preferenziale quando vi sono risorse pubbliche da allocare, destinate ad operazioni finanziarie non molto chiare, rispetto a investimenti interni per rilanciare l’economia.

Le democrazie occidentali hanno annacquato i valori di patria e gli usi e le tradizioni secolari di ogni popolo in nome di un mercato economico-finanziario comune che invece di diminuire le differenze tra gli Stati le ha ampliate creando una Europa ricca ed una povera, ma dubito che i politici a Bruxelles vogliano fare dei passi indietro rispetto agli accordi del trattato di Maastricht.

Il gruppo Bildenberg non è una invenzione giornalistica: sono persone influenti in ambito economico-finanziario mondiale che da una sessantina di anni condizionano pesantemente il mercato mondiale e a cui i politici di turno si rivolgono in posizione genuflessa per ottenere condizioni di favore per l’economia del proprio paese.

Alle riunioni che annualmente si svolgono in qualche località europea partecipano le teste pensanti dell’economia mondiale e i cui resoconti sono perennemente secretati per evitare che il popolo venga a conoscere il triste destino che lo aspetta: solo qualche editore di qualche importante testata giornalistica americana viene invitato ma solo quale garante e filtro delle informazioni che verranno propagate all’esterno.

 

 
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Tre scimmie: considerazioni.

Post n°209 pubblicato il 27 Dicembre 2014 da Led_61
 

   

 

Le tre scimmie sagge (giapponese: 三猿, san'en o sanzaru, o 三匹の猿, sanbiki no saru, letteralmente "tre scimmie") sono un motto illustrato. Queste tre scimmie insieme danno corpo al principio proverbiale del "non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male". I loro nomi sono "Mizaru", “scimmia che non vede”, "Kikazaru", “scimmia che non sente il male” e "Iwazaru", “scimmia che non parla del male”. A volte è rappresentata una quarta scimmia insieme alle altre, questa, "Shizaru" simboleggia il principio del “non compiere il male” e può essere raffigurata con le mani incrociate.

Esistono molteplici significati attribuiti a queste scimmie e al loro proverbio, associati all'essere di buon pensiero, di buona parola e di buone azioni. Le tre scimmiette che si tappano con le mani rispettivamente gli occhi, le orecchie e la bocca, sono rappresentate in una cornice di legno nel santuario di Toshogu a Nikko. Insieme le tre scimmie erano le guardiane simboliche del mausoleo dello Shogun Tokugawa Ieyasu a Nikko.

(per gentile concessione di Wikipedia)

 

Sperimentiamo ogni giorno , per preservarci da spiacevoli equivoci quanto di saggio vi sia in questi atteggiamenti da tenere rispetto al comportamento del prossimo.

La saggezza orientale deve essere da monito per noi uomini occidentali “civilizzati” che spesso ci lasciamo andare ad atteggiamenti istintivi e non dettati da un normale vivere civile in cui primeggia l’ego e la sopravvalutazione dei propri diritti che sono tali solo se considerati nel contesto sociale in cui sono inseriti e nel rispetto del prossimo con cui siamo in contatto.

Richiede carattere e forte autocontrollo, anche una certa capacità di analisi delle tensioni e dello stress a cui siamo sottoposti per trovare una soluzione non dettata dall’istinto ma da una ponderazione dei pro e dei contro di una nostra reazione istintiva e non razionale.

I valori che queste tre figure rappresentano sono distanti dalla mentalità occidentale individualista e poco interessata al bene della collettività se va a limitare i diritti dei singoli , in realtà sono atteggiamenti che spesso istintivamente adottiamo per la nostra sopravvivenza nell’intricato mondo delle relazioni sociali e lavorative.

Credo che abbiamo molto da imparare dalla cultura orientale e dalla simbiosi mente-corpo che viene predicata in ogni ambito per ricercare quell’equilibrio e quella serenità d’animo per affrontare a mente lucida ogni piccolo problema o inconveniente di cui è costellata la nostra vita.

Solo nel momento in cui riusciamo a tenere sotto controllo le nostre emozioni e la nostra parte istintiva possiamo essere lucidi ed agire per il meglio ricercando la massimizzazione dei nostri benefici e riducendo al minimo gli ostacoli che si frappongono ai nostri scopi. (Sono un teorico poi … nella pratica lascio a desiderare).

In primo luogo l’identificazione di cosa sia il male è propriamente soggettivo e riguarda il nostro codice morale e di comportamento sociale nella collettività quindi la difficoltà di applicare quanto le tre scimmie ci indicano riguardano la sensibilità e il codice etico del singolo individuo. Il mio codice etico ha subito variazioni notevoli negli ultimi tempi adattandosi a situazioni nuove ma ne ho tratto benefici nel mio comportamento sociale, visto l’imbarbarimento degli anni precedenti.

Iwazaru non mi ha mai creato problemi, forse per il mio carattere taciturno,  mentre Mizaru  e Kikazaru  richiedono un profondo controllo e soprattutto la prima visto che per quanto riguarda l’udito ascoltare una lingua diversa da quella natia, fa si che spesso si perdono i doppi sensi che nelle parole e nel linguaggio sono nascosti, e nel momento in cui si parla del male colgo gli aspetti positivi di questa lacuna della decodifica del mio cervello di questa dura lingua.

Non a caso questo mio post nasce a cavallo di Natale, momenti in cui si riflette sulla propria situazione familiare, sui legami affettivi presenti o assenti e generalmente si traggono ispirazioni per affrontare un nuovo anno con i buoni propositi che ognuno di noi necessariamente compila, poi la teoria lascia il posto alla pratica, ma una teoria realistica e critica ha maggior possibilità di essere messa in pratica.

Queste tre scimmie sono a guardia di un mausoleo dei comandanti militari Tokugawa (1603-1867) a Nikko quindi si presta a diverse interpretazioni riguardo al suo significato simbolico, ma comunque dà indicazioni riguardo al comportamento da tenersi nel momento in cui si entra in questo luogo a memoria di una famiglia che ha governato il Giappone probabilmente senza lesinare metodi forti e brutali.

Il male c’è in questo mondo più o meno occultato in ogni campo (chi non lo vede è una persona superficiale e la vita gli riesce più facile della mia) possiamo solo fare una scaletta gerarchica dei mali e comportarci come le scimmiette nei piccoli mali innocui di ogni giorno, per poi adottare altri comportamenti quando il male raggiunga proporzioni non sopportabili e quindi a violenza si risponde con violenza, lasciando agli sdolcinati discorsi che senti nelle celebrazioni religiose il valore che hanno, quelli di ammorbare l’aria e di dare al credente la sua dose di buonismo quotidiano.

 

 
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Fiumi di parole

Post n°208 pubblicato il 14 Dicembre 2014 da Led_61
 

            

Ho commentato un blog interessante che leggo ogni tanto usando forse un verbo non appropriato e sono stato dolcemente redarguito, ma era proprio quel verbo che faceva trapelare un mio atteggiamento verso quel post o una serie di post correlati. Si parlava di ricordi di vita ed io ho fatto presente che nel metaforico sentiero della nostra vita spesso perdiamo pezzi di noi stessi che poi in fase matura cerchiamo di "raccattare" ed era questo il verbo incriminato. Mi è stato proposto il verbo ricordare ma ciò non esprime bene il fatto che io nutra una certa resistenza verso questo tipo di atteggiamento melanconico che in genere i ricordi portano.

Si potrebbe obiettare che io non abbia molta considerazione per il mio passato, il che corrisponde al vero.
Vedo i ricordi come qualcosa di stantio, di conservatore, che non ti aiutano a progredire e a cambiare o limare qualcosa di te stesso per porti nuovi obiettivi e nuovi scopi nella tua vita sia in ambito professionale che nelle relazioni personali.Usare verbi particolari e metafore contraddistingue il mio modo di eprimermi come anche una certa anarchia nel rispetto di regole e sintassi.

Sono interessato ai metodi e alle strutture che posso dare alla mia composizione al fine di raggiungere meglio il lettore.
L'immagine che posto riguarda il "religioso silenzio" che contraddistingue i momenti in cui scrivo e aggiungo qui un riassunto di quanto letto in ambito scrittura professionale.

 

(non)un corso di scrittura e narrazione

Leggo questi appunti di Giulio Mozzi con interesse mentre sto scrivendo un racconto e ne traggo molti spunti: è un perfezionista Giulio, ma anche un uomo concreto e che va diretto al sodo.

Fa molta attenzione al lettore, al contesto in cui si svolge la narrazione ed in fondo ci fa capire che la scrittura, se svolta in modo professionale richiede dedizione, tempo, ricerca, rilettura, rielaborazione e soprattutto spirito critico nell'esaminare quanto abbiamo scritto prima che, come da lui detto, possiede il difetto dell'incrostazione, in quanto essendo fissata crea dei limiti alla nostra immaginazione futura riguardo agli eventi da narrare.

Mi segno quando puntualizza la differenza tra scrivere per se stessi (quindi in maniera dilettantistica) e scrivere per il lettore o immedesimandosi nella sua immaginazione (in maniera professionale) perché solo in questo caso riusciremmo a produrre qualcosa che abbia un positivo feed-back con chi ci legge.

Qui sul blog raramente ho scritto in maniera professionale, perché lo vedo più come un luogo di svago in cui spazio tra i miei vari interessi, talvolta utilizzandolo come diario sui generis.
Giulio, da professionista di lunga data conosce bene i problemi che un lavoro serio comporta, i momenti in cui non si sa andare avanti e offre soluzioni alternative e innovative.

Parla di incipit citando le prime frasi di alcuni libri che lo hanno preso e dice "Generalizzando si potrebbe dire: un buon inizio di narrazione presenta velocemente uno o più personaggi determinati, in una situazione determinata, posto o posti in conflitto e/o di fronte a un avvenimento improvviso e/o misterioso."

Sottolinea alcuni elementi per un incipit efficace: la sorpresa, il conflitto, il destino, l'azione.

"Quando il fatto che irrompe è veramente inspiegabile, o almeno straordinario, è necessario provvedere rapidamente a un ricucimento della realtà. Se il fatto che irrompe è sostanzialmente spiegabile, è necessario provvedere a instillare nel lettore il dubbio che così spiegabile in effetti non sia. ... la presentazione di una realtà che è parzialmente spiegabile ( e che quindi il lettore si spiega da sé) e parzialmente inspiegabile (e che quindi il lettore si aspetta che noi gli spieghiamo)." , quindi una promessa di narrazione.

"Si può dire, secondo me, che trovare l'incipit di una storia, cioè un paragrafo nel quale si sente la voce di chi racconta (un narratore esterno, un personaggio, ecc.) e si percepisca l'esistenza di un conflitto (non necessariamente si capisca che conflitto è, quali sono i suoi esatti termini, ecc.) significa veramente essere a metà dell'opera."

Trama: "la situazione che si produce alla fine deve essere in qualche relazione (narrativa, simbolica, allegorica, morale ... )con la situazione dalla quale il racconto è partito."
"Una trama vive di azioni raccontate al tempo presente o al passato remoto." 
"Il tempo ha i suoi tempi." 
"Una trama è un concatenamento di avvenimenti" 
"Una narrazione è un montaggio."
"Allora il punto sta proprio nell'imparare a selezionare efficacemente gli avvenimenti da rappresentare, e nel saper valutare la capacità del lettore (o dello spettatore) di riempire i vuoti che lasciamo nella narrazione."

"... i romanzi inventano un mondo e, pur senza uscire da questo mondo, alludono, da dentro quel mondo, a qualcosa che c'è là fuori; e in questo dirigere i nostri occhi verso il là fuori c'è, forse, quella che si chiama la verità della letteratura."
"L'autore è un modo di relazionare con il lettore", il che comprende anche il fare l'autore inesistente (Calvino)."
"Non penso che lo scrivere sia una attività misteriosa, praticata da iniziati. Sono convinto addirittura che solo chi riesce a pensare allo scrivere e al narrare senza percepire nessun  mistero nello scrivere e nel narrare, anzi immaginandoselo come un fatto molto pratico, come una cosa che normalmente si fa, abbia la possibilità di fare uno scatto in avanti."
"La lingua, le forme della narrazione, sono cose della mia mente. Sono separate dal mio corpo. Finché non vedo questa separazione, finché non le percepisco come attrezzi e strumenti, protesi del corpo (e pertanto distanti dal corpo,  fabbricante), io resto nella confusione."

Le regole di un buon dialogo

"La narrazione del film, che diversamente dalla narrazione scritta è per così dire tutta imitativa, è una narrazione-imitazione molto ellittica, elusiva, allusiva. Osservate quante domande, nei dialoghi dei film, restano senza risposta. A quante domande viene risposto con un gesto. Quanti dialoghi sono incompleti, quante azioni stesse sono incomplete.
Perché questa incompletezza? Ma perché il lettore (lo spettatore) sa fare la sua parte. Intuisce che cosa manca. Riempie i vuoti. Attinge alla sua esperienza di vita, e completa il quadro."
"Se vogliamo scrivere un dialogo che risulti 'realistico', non dobbiamo fare una riproduzione."
" Ora il  buon dialogo scritto è quello che non contiene né parole vuote, né parole ridondanti; a meno che esse non siano utili a caratterizzare un personaggio."
"Ci sono dunque dei dialoghi che non servono a far passare al lettore le informazioni letteralmente contenute nelle battute, ma a rappresentare il tipo di relazione esistente tra i personaggi."
"Nel dialogo quindi non contano solo le battute scambiate: contano anche i gesti, i movimenti dei personaggi; gesti che sono una sorta di 'punteggiatura' del dialogo, ma che possono diventare anche una sorta di 'controdialogo': 'dicendo' cose che le parole non dicono."
"Per scrivere un buon dialogo, quindi, bisogna soprattutto immaginare gli spazi dell'azione, e il movimento dei personaggi in questi spazi".

16 criteri per un buon dialogo

1.Un buon dialogo è fatto di tante parole piene e di pochissime parole vuote.

2. Le parole vuote possono essere talvolta fondamentali quando aiutano a mettere in luce le relazioni tra i personaggi: l'ossequiosità o la reticenza vengono mostrate dall'uso a dall'abuso di parole vuote.

3.Il primo nemico di un buon dialogo è la ridondanza.

4.Un dialogo avviene  tra almeno due personaggi in uno spazio: è costituito anche dai movimenti dei personaggi, soprattutto dagli avvicinamenti e dagli allontanamenti, dai contatti di corpo, dagli incroci di sguardi.

Immaginare bene lo spazio e gestire i personaggi come se fossimo dei registri di teatro alle prese con degli attori.

5.I movimenti possono anche essere una antipunteggiatura, per far dire con il corpo o con il moto, cose diverse da quanto dicono con le parole.

6.Il lettore ha bisogno di cose da vedere, e un gesto sarà sempre più visibile della più azzeccata delle battute.

7. Il dialogo ideale è quello in cui si usa il più semplice dei verbi, 'dice' e 'disse'; e l'intonazione della voce non ha bisogno di essere indicata ma si capisce dalle parole stesse e dal contesto.

8. un buon dialogo si scrive e si rilegge e nel farlo si toglie almeno un venti per cento.

9. le cose non devono accadere durante il dialogo ma nel dialogo: serve a far progredire l'azione e non ad informare il lettore di quello che è accaduto fuori scena o in precedenza.

10.Se un personaggio usa espressioni dell'italiano regionale, stare attenti che siano dell'italiani regionale suo.

11.E' giusto inserire punti e virgole tenendo conto più di un ipotetico parlato che della sintassi e della logica.

12. Nei dialoghi in cui uno parla molto è bene che talvolta il soliloquio di uno sia interrotto da gesti e movimenti dell'altro.

13. Nelle liti, il lettore deve avere ben chiaro quale sia l'oggetto del contendere.

14.Negli equivoci, il lettore deve capire subito chi sta equivocando e su che cosa si equivoca.

15. Nelle scene d'affetto lasciate parlare il corpo.

16.Se in una stanza ci sono otto personaggi, che parlino tutti: o, se qualcuno non parla, che almeno faccia qualcosa.

Scrivere un buon dialogo interno ad una narrazione è diverso da scrivere una scena per il teatro: e questo non perché nel teatro bisogna far passare quasi tutto nella parola detta dai personaggi; ma perché, appunto, nel teatro il tempo e la focalizzazione funzionano in modo completamente diverso.

Giulio poi affronta diversi dialoghi con allievi dei suoi corsi o amici in cui mette in pratica quanto detto sui criteri per un buon dialogo.

 

 
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Situazioni di vita

Post n°207 pubblicato il 08 Dicembre 2014 da Led_61
 
Tag: Altan

 

La vita ci prospetta sempre situazioni intricate in cui le interrelazioni tra le persone che ci circondano portano a far emergere certi lati del nostro carattere, che probabilmente non ci piacciono molto ma che fanno parte di noi e del nostro modo di agire.

Possiamo certamente col tempo limare certe nostre asperita' perà alla fine quelli siamo, in base alle nostre esperienze, al nostro vissuto piu' o meno sofferto, alle persone che dall'infanzia ci hanno accompagnato e che non abbiamo scelto, ad altre che poi piu' o meno consapevolmente abbiamo scelto ed il quadro e' stato disegnato ed e'definitivo senza piu' possibilita' di modificarlo.

 
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