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In questi momenti...

Post n°13 pubblicato il 06 Aprile 2009 da jorge78
Foto di jorge78

In questi momenti di grande lutto per tutta la nazione...
in questi momenti nei quali la natura ci ha mostrato ancora una volta quanto possiamo essere impotenti di fronte alle sue decisioni...
in questi momenti affido il mio pensiero a una delle poesie meno celebrate di Leopardi, ma probabilmente la più bella in assoluto... Se qualcuno se la vorrà leggere tutta, troverà oltre al solito concetto lepoardiano della natura madre "degenere" che in un attimo ci può togliere tutto, mai così attuale come "in questi momenti", anche un potentissimo messaggio di solidarietà tra gli uomini, che devono stringersi in una "social catena" contro il nemico comune rappresentato dalla natura e contro gli affanni che questa gli crea...


LA GINESTRA, O FIORE DEL DESERTO

E gli uomini vollero piuttosto
le tenebre che la luce.
GIOVANNI, III, 19

Qui su l'arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null'altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De' tuoi steli abbellir l'erme contrade
Che cingon la cittade
La qual fu donna de' mortali un tempo,
E del perduto impero
Par che col grave e taciturno aspetto
Faccian fede e ricordo al passeggero.
Or ti riveggo in questo suol, di tristi
Lochi e dal mondo abbandonati amante,
E d'afflitte fortune ognor compagna.
Questi campi cosparsi
Di ceneri infeconde, e ricoperti
Dell'impietrata lava,
Che sotto i passi al peregrin risona;
Dove s'annida e si contorce al sole
La serpe, e dove al noto
Cavernoso covil torna il coniglio;
Fur liete ville e colti,
E biondeggiàr di spiche, e risonaro
Di muggito d'armenti;
Fur giardini e palagi,
Agli ozi de' potenti
Gradito ospizio; e fur città famose
Che coi torrenti suoi l'altero monte
Dall'ignea bocca fulminando oppresse
Con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
Una ruina involve,
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola. A queste piagge
Venga colui che d'esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
E' il gener nostro in cura
All'amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell'uman seme,
Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,
Con lieve moto in un momento annulla
In parte, e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell'umana gente
Le magnifiche sorti e progressive.

Qui mira e qui ti specchia,
Secol superbo e sciocco,
Che il calle insino allora
Dal risorto pensier segnato innanti
Abbandonasti, e volti addietro i passi,
Del ritornar ti vanti,
E proceder il chiami.
Al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti,
Di cui lor sorte rea padre ti fece,
Vanno adulando, ancora
Ch'a ludibrio talora
T'abbian fra se. Non io
Con tal vergogna scenderò sotterra;
Ma il disprezzo piuttosto che si serra
Di te nel petto mio,
Mostrato avrò quanto si possa aperto:
Ben ch'io sappia che obblio
Preme chi troppo all'età propria increbbe.
Di questo mal, che teco
Mi fia comune, assai finor mi rido.
Libertà vai sognando, e servo a un tempo
Vuoi di novo il pensiero,
Sol per cui risorgemmo
Della barbarie in parte, e per cui solo
Si cresce in civiltà, che sola in meglio
Guida i pubblici fati.
Così ti spiacque il vero
Dell'aspra sorte e del depresso loco
Che natura ci diè. Per questo il tergo
Vigliaccamente rivolgesti al lume
Che il fe palese: e, fuggitivo, appelli
Vil chi lui segue, e solo
Magnanimo colui
Che se schernendo o gli altri, astuto o folle,
Fin sopra gli astri il mortal grado estolle.

Uom di povero stato e membra inferme
Che sia dell'alma generoso ed alto,
Non chiama se nè stima
Ricco d'or nè gagliardo,
E di splendida vita o di valente
Persona infra la gente
Non fa risibil mostra;
Ma se di forza e di tesor mendico
Lascia parer senza vergogna, e noma
Parlando, apertamente, e di sue cose
Fa stima al vero uguale.
Magnanimo animale
Non credo io già, ma stolto,
Quel che nato a perir, nutrito in pene,
Dice, a goder son fatto,
E di fetido orgoglio
Empie le carte, eccelsi fati e nove
Felicità, quali il ciel tutto ignora,
Non pur quest'orbe, promettendo in terra
A popoli che un'onda
Di mar commosso, un fiato
D'aura maligna, un sotterraneo crollo
Distrugge sì, che avanza
A gran pena di lor la rimembranza.
Nobil natura è quella
Che a sollevar s'ardisce
Gli occhi mortali incontra
Al comun fato, e che con franca lingua,
Nulla al ver detraendo,
Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
E il basso stato e frale;
Quella che grande e forte
Mostra se nel soffrir, nè gli odii e l'ire
Fraterne, ancor più gravi
D'ogni altro danno, accresce
Alle miserie sue, l'uomo incolpando
Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
Che veramente è rea, che de' mortali
Madre è di parto e di voler matrigna.
Costei chiama inimica; e incontro a questa
Congiunta esser pensando,
Siccome è il vero, ed ordinata in pria
L'umana compagnia,
Tutti fra se confederati estima
Gli uomini, e tutti abbraccia
Con vero amor, porgendo
Valida e pronta ed aspettando aita
Negli alterni perigli e nelle angosce
Della guerra comune. Ed alle offese
Dell'uomo armar la destra, e laccio porre
Al vicino ed inciampo,
Stolto crede così, qual fora in campo
Cinto d'oste contraria, in sul più vivo
Incalzar degli assalti,
Gl'inimici obbliando, acerbe gare
Imprender con gli amici,
E sparger fuga e fulminar col brando
Infra i propri guerrieri.
Così fatti pensieri
Quando fien, come fur, palesi al volgo,
E quell'orror che primo
Contra l'empia natura
Strinse i mortali in social catena,
Fia ricondotto in parte
Da verace saper, l'onesto e il retto
Conversar cittadino,
E giustizia e pietade, altra radice
Avranno allor che non superbe fole,
Ove fondata probità del volgo
Così star suole in piede
Quale star può quel ch'ha in error la sede.

Sovente in queste rive,
Che, desolate, a bruno
Veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
Seggo la notte; e sulla mesta landa
In purissimo azzurro
Veggo dall'alto fiammeggiar le stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vòto Seren brillar il mondo.
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
Ch'a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor son terra e mare
Veracemente; a cui
L'uomo non pur, ma questo
Globo ove l'uomo è nulla,
Sconosciuto è del tutto; e quando miro
Quegli ancor più senz'alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle,
Ch'a noi paion qual nebbia, a cui non l'uomo
E non la terra sol, ma tutte in uno,
Del numero infinite e della mole,
Con l'aureo sole insiem, le nostre stelle
O sono ignote, o così paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa; al pensier mio
Che sembri allora, o prole
Dell'uomo? E rimembrando
Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno
Il suol ch'io premo; e poi dall'altra parte,
Che te signora e fine
Credi tu data al Tutto, e quante volte
Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro
Granel di sabbia, il qual di terra ha nome,
Per tua cagion, dell'universe cose
Scender gli autori, e conversar sovente
Co' tuoi piacevolmente, e che i derisi
Sogni rinnovellando, ai saggi insulta
Fin la presente età, che in conoscenza
Ed in civil costume
Sembra tutte avanzar; qual moto allora,
Mortal prole infelice, o qual pensiero
Verso te finalmente il cor m'assale?
Non so se il riso o la pietà prevale.

Come d'arbor cadendo un picciol pomo,
Cui là nel tardo autunno
Maturità senz'altra forza atterra,
D'un popol di formiche i dolci alberghi,
Cavati in molle gleba
Con gran lavoro, e l'opre
E le ricchezze che adunate a prova
Con lungo affaticar l'assidua gente
Avea provvidamente al tempo estivo,
Schiaccia, diserta e copre
In un punto; così d'alto piombando,
Dall'utero tonante
Scagliata al ciel, profondo
Di ceneri e di pomici e di sassi
Notte e ruina, infusa
Di bollenti ruscelli,
O pel montano fianco
Furiosa tra l'erba
Di liquefatti massi
E di metalli e d'infocata arena
Scendendo immensa piena,
Le cittadi che il mar là su l'estremo
Lido aspergea, confuse
E infranse e ricoperse
In pochi istanti: onde su quelle or pasce
La capra, e città nove
Sorgon dall'altra banda, a cui sgabello
Son le sepolte, e le prostrate mura
L'arduo monte al suo piè quasi calpesta.
Non ha natura al seme
Dell'uom più stima o cura
Che alla formica: e se più rara in quello
Che nell'altra è la strage,
Non avvien ciò d'altronde
Fuor che l'uom sue prosapie ha men feconde.

Ben mille ed ottocento
Anni varcàr poi che spariro, oppressi
Dall'ignea forza, i popolati seggi,
E il villanello intento
Ai vigneti, che a stento in questi campi
Nutre la morta zolla e incenerita,
Ancor leva lo sguardo
Sospettoso alla vetta
Fatal, che nulla mai fatta più mite
Ancor siede tremenda, ancor minaccia
A lui strage ed ai figli ed agli averi
Lor poverelli. E spesso
Il meschino in sul tetto
Dell'ostel villereccio, alla vagante
Aura giacendo tutta notte insonne,
E balzando più volte, esplora il corso
Del temuto bollor, che si riversa
Dall'inesausto grembo
Sull'arenoso dorso, a cui riluce
Di Capri la marina
E di Napoli il porto e Mergellina.
E se appressar lo vede, o se nel cupo
Del domestico pozzo ode mai l'acqua
Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli,
Desta la moglie in fretta, e via, con quanto
Di lor cose rapir posson, fuggendo,
Vede lontano l'usato
Suo nido, e il picciol campo,
Che gli fu dalla fame unico schermo,
Preda al flutto rovente
Che crepitando giunge, e inesorato
Durabilmente sovra quei si spiega.
Torna al celeste raggio
Dopo l'antica obblivion l'estinta
Pompei, come sepolto
Scheletro, cui di terra
Avarizia o pietà rende all'aperto;
E dal deserto foro
Diritto infra le file
Dei mozzi colonnati il peregrino
Lunge contempla il bipartito giogo
E la cresta fumante,
Ch'alla sparsa ruina ancor minaccia.
E nell'orror della secreta notte
Per li vacui teatri, per li templi
Deformi e per le rotte
Case, ove i parti il pipistrello asconde,
Come sinistra face
Che per voti palagi atra s'aggiri,
Corre il baglior della funerea lava,
Che di lontan per l'ombre
Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge.
Così, dell'uomo ignara e dell'etadi
Ch'ei chiama antiche, e del seguir che fanno
Dopo gli avi i nepoti,
Sta natura ognor verde, anzi procede
Per sì lungo cammino,
Che sembra star. Caggiono i regni intanto,
Passan genti e linguaggi: ella nol vede:
E l'uom d'eternità s'arroga il vanto.

E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni,
Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai del sotterraneo foco,
Che ritornando al loco
Già noto, stenderà l'avaro lembo
Su tue molli foreste. E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente:
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor; ma non eretto
Con forsennato orgoglio inver le stelle,
Nè sul deserto, dove
E la sede e i natali
Non per voler ma per fortuna avesti;
Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell'uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali.

 
 
 

  Meteora

Post n°12 pubblicato il 14 Marzo 2008 da jorge78

Non mi sento altro che una meteora... che passa e se ne va...

 
 
 

LEI, L'UNICA, LA SOLA

Post n°6 pubblicato il 29 Luglio 2006 da jorge78

Vi starete chiedendo: "di chi sta parlando jorge? della sua fidanzata? della pizza italiana? o della Corona, la cerveza mas fina? niente di tutto ciò... sto parlando dell'unica squadra italiana che da martedì non è mai andata in serie B, l'Inter, la Beneamata... e vorrei scrivere due parole ai gobbi maledetti, che adesso hanno anche il coraggio di dire che dovremmo vergognarci per uno scudetto che ci è stato assegnato a tavolino e che nessuno di noi tifosi è andato a festeggiare in piazza, consapevoli che i successi sportivi sono ben altri... ma la VERGOGNA con la V maiuscola non la dobbiamo certo provare noi cari juventini, quella deve essere d'ora in avanti vostra eterna compagna di viaggio, e per tanti motivi... per aver continuato a sfottere per anni noi poveri tifosi interisti anche se era evidente che almeno un paio di campionati li avevamo persi per situazioni che non erano affatto chiare, o forse lo erano fin troppo, visto quello che è venuto fuori... perchè alcuni (per foruna pochi) tifosi a Torino e quelli a Bari con la squdra hanno, loro sì, avuto il coraggio di festeggiare lo scudetto 2005-2006 nel momento più buio della storia della Juve e ben sapendo che quel successo vi sarebbe stato tolto... perchè anche adesso che è evidente che AVEVAMO RAGIONE quando dicevamo che baravate continuate ad attaccare invece di chinare il capo e chiedere scusa... perchè dite che non avremmo dovuto accettare questo scudetto regalato a tavolino, quando voi avete accettato e festeggiato per anni scudetti che erano evidentemente comperati al supermarket da Lucky Luciano... per tutti questi motivi non accetto di sentir dire che dovevano pagare solo i diretti responsabili (Moggi appunto e Giraudo) mentre i tifosi non c'entrano niente... ehno, cari miei, troppo facile dopo aver gioito per anni per successi che erano drogati dal doping e dal sistema Moggi (o sarebbe meglio dire, vista la storia del calcio, sistema Juve)... adesso, vista anche l'assenza di pentimento, siete voi tifosi i primi a meritare la retrocessione, siete voi tifosi i primi a non meritare la serie A, perchè come dice una regola antica quanto il calcio italiano "per la Juve tifano le donne e chi non capisce nulla di calcio" e mai parole furono più sacrosante...

Lasciatemi chiudere con un pensiero sullo scudetto n°14 e sul modo nel quale è arrivato, che non è certo colpa nostra ma della merda nella quale Moggi & C. hanno traformato il calcio... io personalmente non ritengo debba essere considerato un successo della squadra dell'anno passato, ma un riconoscimento (soprattutto per i tifosi, poi per il nostro capitano e infine, massì, nonostante tutti i suoi errori che comunque restano, anche per il nostro presidente) del fatto che senza questo sitema sporco a 14 ci saremmo già arrivati da anni e che non sarebbero 17 anni che non vinciamo questo dannato scudetto, a questo proposito dico solo due numeri, 1998 e 2002, e chi ha orecchie per intendere intenda...

Adesso vi saluto, con l'augurio di mettere a tacere tutti sul campo vincendo lo scudetto 2006-2007 con almeno 10 punti di vantaggio sul Milan (a proposito, se non ho parlato del diavolo è solo perchè è riuscito a nascondere le corna e la coda, non perchè sia pulito... ma in futuro ce ne sarà anche per loro, perchè anche i diavoli prima o poi si ritrovano con la testa schiacciata) in modo da non dare adito a nessun tipo di recriminazione da parte di nessuno, gobbo o rossonero che sia...

Buon campionato e buona fortuna a tutti, in particolare alla Vecchia Putt... ehm alla Vecchia Signora del calcio, perchè con il Frosinone ce ne sarà bisogno...

29/07/2006

JORGE78

 
 
 

Post-elezioni

Post n°4 pubblicato il 17 Aprile 2006 da jorge78

Eccomi qua a commentare l'esito delle elezioni una settimana dopo... settimana nella quale si è visto di tutto (tra cui per fortuna la mancata riconferma di Silviuccio al governo... brrrrrrrrrrrr al pensiero tremo ancora adesso):

  • gente che esulta come se avesse stravinto un'elezione che invece è stata pareggiata e che doveva vedere un successone del centrosinistra, se non fosse stata fatta una campagna elettorale assolutamente deficitaria;
  • gente che 6 anni fa ha deriso Gore che contestava l'esito delle elezioni in USA e che adesso fa la stessa identica cosa in Italia, non riconoscendo un sconfitta che non è nei voti, ma nei fatti sì, visto che camera e senato vedono entrambi una maggioranza dell'altra coalizione;
  • gente che in campagna elettorale ha vomitato insulti sul nemico (perchè di nemici e non di oppositori politici si trattava a giudicare dai toni...) e che adesso ammicca per cercare di mantenere una poltrona che non ha più diritto di avere...;
  • gente che discute una legge elettorale creata da lui medesimo e che ha finito per metterla in quel posto proprio alla sua coalizione (ahahahahah...)....

In tutto questo caos l'unico dato rassicurante, come ho già anticipato, è non avere il berlusca tra i maroni per un altro quinquennio... per il resto quale futuro ci attende in questo clima surreale? in questa situazione di governabilità assai scarsa?

Ai posteri  l'ardua sentenza, ma soprattutto a voi amici della chat... lasciate pure il vostro commento sinistrorsi o destrorsi che siate... a me piace sentire l'opinione di tutti...

Alla prossima

jorge78

 
 
 

W I COGLIONI

Post n°3 pubblicato il 09 Aprile 2006 da jorge78

Non so cosa ne pensiate voi, ma seondo me il fatto che un presidente del consiglio dia del coglione alla metà circa dei suoi concittadini dovrebbe far pensare non coloro cui ha dato del coglione, ma gli altri....

Non vi siete sentiti (voi che votate Berlusca) in vergogna per quello che ha detto il vostro leader politico? Non vi siete chiesti a che punto siamo arrivati?

E sia ben inteso... la mortadella piace poco pure  a me però 10 anni consecutivi di governo Berlusconi potrebbero ridurci a diventare la barzelletta d'europa se non del mondo... per i giovani che intendono mettere su famiglia, tanto per dirne una, questi 5 anni sono stati rovinosi... adesso per fare un bambino bisogna arrivare a 40 anni... e non dite che non è vero...

Scrivo adesso che ormai la maggior parte della gente avrà già votato... ma per voi che avete votato o che avete in mente di votare  Berlusca  dico una cosa...

MEDITATE GENTE MEDITATE...

Alla prossima

Ciao

Jorge78

 
 
 
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Data di creazione: 13/03/2006
 

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