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Creato da vanigliasveglia il 14/01/2012

COSI' E' SE MI PARE

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LETTERA AD UNA DONNA RINATA

Post n°30 pubblicato il 25 Maggio 2012 da vanigliasveglia

 


Lui ti fa cadere il mondo addosso e tu gli rispondi “Voglio essere una persona migliore”.
Quella frase ti viene di  getto, è tutto istinto e gliela vomiti lì,  lasciandola in sospeso tra te e lui, come nella nuvoletta di un fumetto.
E ti rendi conto della tua involontaria perversione, perché a quella risposta vedi nei suoi occhi incredulità, spaesamento e punti interrogativi senza sosta. Ma che c’azzecca?
Non capirà.  In fondo, dovrebbe essere una sua frase, non la tua.

Non sa che voltandoti le spalle, ti permette di tornare ad essere finalmente te stessa e di non dover più fronteggiare situazioni che rasentano psicosi e manie quotidiane, da bersi come un amaro dopo l’amaro, come fosse la normalità.

Forse non sa che liberandoti da montagne di bugie alte come il K2, ti lascia respirare finalmente l’ossigeno della fiducia. Prima di tutto in te stessa. Chè, ragazza mia, non ti si riconosceva più. Dove eri finita?

E se adesso ricevi ettari di piccoli e grandi regali inaspettati, di inviti e telefonate piene di entusiasmo senza un “ut des”, ricorda che le cose non capitano per caso. Il fatto è che sei tornata ad essere “migliore” e non smetterai più di volerlo.

No, non sono discorsi da bar e da filosofia spicciola. Ti sorprenderai.

Non che prima picchiassi i bambini e rubassi la pensione al nonno, no, eri "migliore ma non lo dimostravi", eri semplicemente troppo concentrata su quel niente assoluto che assorbiva tutta la tua serenità.



 

“Il mondo appartiene a chi sa pensare positivo nonostante tutto …
...vero Ross? un besito!”

 
 
 

Vivi con un "Narciso"? C'è poco da ridere!

Post n°29 pubblicato il 20 Maggio 2012 da vanigliasveglia


"Sono un narcisista, ehehe".
E ridiamo con lui, pensando che sia come dire "sono disordinato" o "ho il vizio di  mangiarmi le unghie".
Quando ti rendi conto della gravità, forse è troppo tardi e c'è davvero poco da ridere...



Sindrome Narcisistica

M.Blanco



I narcisisti sono di solito intelligenti, simpatici, geniali, eloquenti, incantatori, desiderosi di conquistare tutti e molto sicuri di sé.
Sono persone che attraggono e conquistano, ma dalle cui storie si esce spesso “massacrate”.
...
Non sentono la necessità di smussare il loro carattere all’interno della relazione e vengono accettati maggiormente per quello che sono.
Ma come si riconosce un narcisista?
Innanzitutto bisogna diffidare delle apparenze, ossia dall’uomo “troppo”: troppo brillante, simpatico, intelligente, spiritoso, galante…"troppo" perfetto per essere vero!
Un narciso un giorno ti fa sentire una regina e un altro ti mortifica e critica aspramente oppure ti ignora completamente.
Ti accusa apertamente di qualcosa, giocando il ruolo della vittima o di chi non ha alcuna responsabilità nella faccenda, cammina per strada alcuni passi davanti a te, osteggia qualsiasi tua decisione o iniziativa per il solo fatto che è partita da te e non da lui.
Quando è in compagnia, vuole stare al centro dell’attenzione e ti relega al ruolo di semplice spettatrice.
Non solo. Il narcisista mette in atto una serie di condizionamenti che paralizzano la partner, mettendola in uno stato di incertezza e tenendola in suo potere in maniera sadica.
Un narcisista è meglio averlo come amico che come partner!
...
Chi vive al suo fianco – si parla della partner - è spesso il capro espiatorio dei suoi stati d’animo. Se il narciso si sente troppo “legato” a lei o se la sente troppo forte, si vendica colpevolizzandola e attaccandola apertamente oppure richiudendosi nel silenzio e nella passività per ristabilire la sua supremazia di potere.
A volte sceglie una donna forte per poterla rendere debole, e quando lei diventa debole, non prova più alcun interesse nei suoi confronti.
Con i narcisisti difficilmente si instaura una relazione in cui l’uno dipende dall’altro per lo sviluppo delle rispettive potenzialità. Il narciso è diffidente, rende la compagna insicura e la svaluta, fa di tutto per ingelosirla… E’ un rapporto davvero frustrante!
Il narcisista attrae donne dipendenti. Il fatto di essere un uomo “perfetto”, dà loro l’illusione di poter instaurare un rapporto di condivisione totalizzante.
...

Pensare di poter cambiare un narcisista è come un gioco al massacro (il proprio, però!).
Egli desidera soltanto che la sua partner si adatti a tutti i suoi desideri. Sempre sulla difensiva, nel timore di darle troppo potere, è insofferente e permaloso. Non sopporta di essere criticato e reagisce in modo rabbioso anche per un appunto banale che lei gli fa.
Il narcisista è imprevedibile e ama stupire. Ha una grande capacità di cogliere i punti deboli degli altri e di farli notare. La sua attività professionale, soprattutto se brillante e autonoma, costituisce l’aspetto predominante della sua vita perché gli dà la possibilità di dimostrare quanto vale.
Ha una forte tendenza a usare gli altri per ottenere ciò che vuole e quando non ottiene ammirazione, mette in atto giochi di potere per sentirsi più forte e lo fa o seducendo oppure denigrando e accusando chi non lo ammira o non la pensa come lui.
Vive in perenne competizione con gli altri, nel timore che qualcuno lo superi o sia migliore di lui.

 
 
 

Maik, hai una valvola di distribuzione zincata!!

Post n°28 pubblicato il 15 Maggio 2012 da vanigliasveglia


 

“Piacere,  sono Maik… e si scrive proprio Maik…  insomma  Michele, come preferite!”
Iniziamo bene! Davanti a me si agita un corsista, alto, magro, con due pagnotte al posto dei bicipiti e due occhi che a volerli fermare non ci riusciresti neanche con due graffette nelle pupille.
Come dicevo, si  agita. Muove ogni cm di pelle quando è seduto, quando è in piedi, quando è semi-seduto e si agiterà anche nei suoi sogni e in quelli altrui.
Lui non parla, urla! Il problema è che parla urlando senza sosta e ti chiedi dove abbia il terzo polmone, perché di tempo per fiatare non ne ha.
Il pensiero drena direttamente dal cervello alla bocca, senza filtro.
Ho improvvisamente voglia di picchiarlo. Invece sorrido ma dentro mi si rimescola l’Etna.
Houston, abbiamo un problema! Come caspita faccio a tradurre dal e in tedesco a quella velocità? Mi metto in modalità “pressione polmonare 18 bar” per poter parlare a raffica, urlando più di lui che nel frattempo continua a fare domande e commenti in dialetto bresciano.

"Questo tubo è in inox zincato” traduco in italiano. Apriti cielo!
La sua bocca si muove velocemente ed emette suoni: che non esiste l’inox zincato, ma l’acciaio zincato. E perché mai è zincato e non trattato. E se è inox, sarà il 604 3G o 614 4G? E come mai il tubo è collegato con quelle guarnizioni e non quelle altre? La valvola di regolazione lì vicina funzionerà anche senza corrente e quindi in modalità manuale o può gestirla in remote dal pc?.............

Ok, dai resisti, ce la puoi fare, in fondo otto ore passano presto…

Finalmente a casa, mi sono chiesta come mai la bistecca nel mio piatto fosse opaca al centro e lucida sui bordi.
Ho tentato di ripulire il filtro della lavastoviglie senza trovarlo, trovando un aggeggio che ho battezzato  “valvola di distribuzione semi-automatica per l’afflusso d’acqua” (quella specie di girandola che sta sotto i cestelli, per farla breve).
La frutta marcisce perché non la mangio o perché  la buccia è a stretto contatto con la parete laterale del mio microonde?

Vado a nanna. Sperando di non dover contare pecore zincate alimentate da un reattore nucleare.

 
 
 

Guido piano, sono a casa.

Post n°27 pubblicato il 05 Maggio 2012 da vanigliasveglia

 

 

Quando ti accorgi che ricominci a camminare e a guidare piano è perché per tanto tempo ti sei dimenticata di guardarti attorno e di respirare.
Come un sub in apnea, la prima boccata d’aria ti stordisce. Epperò sei felice, diamine! di essere tornato a galla. Piedi per terra e testa in spalla, sei solare, diamine se lo sei! In quei momenti sai che non hai spento 41 candeline solo per mangiare la tua fetta di torta.

Torno da lavoro e accendo la luce.  Meraviglia delle meraviglie. Le mie stanze Ikea, la luce, il colori, il silenzio. Non mi sento sola, perché semplicemente adesso posso scegliere di esserlo.
Diamine se mi sento a casa adesso. Non più ospite, non più (s)oggetto d’arredamento.
Casa è anche il luogo dove ti accorgi che gli amici sono pochi e devono rimanere tali. Casa è dove la compagnia, tanta, non ti manca e dove impari ogni giorno da chi ne sa più di te. E senti di poterti radicare lì, dove puoi crescere, senza dover pensare che “l’amore è come una farfalla” che prima o poi devi lasciar volare via. Che baggianata, che triste insegnamento! L’amore e l’affetto dovrebbero essere “come un pappagallo”, animale spennacchiato e goffo, sicuramente meno poetico e d’effetto, ma che ispira sicurezza e stabilità.


Casa è dove ti accorgi senza stupore che la felicità è fatta solo di piccoli momenti ma che la serenità ti accompagna sempre, se le lasci spazio.

 
 
 

QUEL TRILLO NELLA NOTTE

Post n°25 pubblicato il 01 Maggio 2012 da vanigliasveglia

 

I turni in Croce Rossa sono fatti di attese.


Mentre si sgranocchiano qua e là biscotti, patatine e torte, c’è chi sfoglia il giornale, chi commenta un programma in TV e chi si “diletta” a fare chiamate al telefono: “facciamo assistenza alle gare di Mountain Bike a Mottorengo, potresti domani dalle 8 alle 12? Non puoi venire? Hai la cresima di tuo nipote? Capisco…”. E giù un sospirone e un altro nome da depennare.


Walter Benjamin sosteneva una teoria del paradosso per il giocatore d’azzardo, diceva che la vincita in realtà è la delusione massima per il giocatore accanito, in quanto segna le fine del piacere stesso del gioco e della spasmodica attesa del risultato. Per farla semplice, diremmo che  il viaggio è esso stesso meta.
Così in C.R.I. si va per “fare interventi” ma il sale di tutto è nell’attesa . Si aspetta, ci si racconta, ci si annoia e ci si dimentica che quella campanella potrebbe suonare. A volte non suona affatto.


Quel trillo è qualcosa di indescrivibile, soprattutto  in piena notte.
Coincide con una scarica di pura adrenalina e con un balzo immediato dalla sedia o dal letto, in cerca della giacca della divisa.
Saliamo sull’ambulanza. Il capo squadra ci informa: codice “giallo”, andiamo a Valdichilosa, via Rizzoli. Uomo, 35 anni,  una rissa, ferite a mano e braccio.

Così ieri sera, come sempre, quel trillo ha interrotto l’attesa e ha cambiato le nostre facce e i nostri discorsi.
Una strada dissestata ci porta in un casolare di campagna, un posto da brividi soprattutto di notte, soprattutto quando vedi già la macchina della polizia con i lampeggianti che inondano di blu lo spiazzo antistante.

Entrare in una casa altrui è sempre attesa. Ma è diversa. E’ la seconda attesa, quella carica di tensione. Si chiede permesso e ci si prepara a tutto in quella frazione di secondo che separa dalla stanza che ti viene indicata. Si entra, si osserva e si realizza. L’attesa è finita.
E’ di chissàdove, parla male l’italiano ma abbastanza per urlare al poliziotto: “erano in 5, tutti neri, hanno preso bastoni e dato botte, poi quando caduto, mi hanno passano sopra con auto. Perché tu non me credi?”
Non è una vera rissa e, soprattutto, il tipo non ha nulla di visibilmente rilevante, se non un anellone d’argento deformato sul dito e un alito vagamente alcolico. Vai a capì che è successo davvero! Non siamo lì per indagare, ma la curiosità è tanta.
“Cosa c’è dietro questa porta chiusa?” urla il carabiniere al tipo, mentre  tenta di aprirla. “Niente! Io non ho chiavi! Ma proprio a me non credi, io che pago contributi da 14 anni in tuo Paese…”. Dopo varie insistenze tuona “Vuoi vedere cosa c’è dietro quella porta?” e prende la rincorsa. Con un calcio degno del miglior Chuck Norris la sfonda. Attesa... Mi aspetto cose turche da quella stanza: montagne di coca, una donna legata al letto o uno dei "neri" fatto a pezzi. In effetti non c’è che una semplice camera da letto, ordinata e pulita.

Mentre lo portiamo in codice verde all’ospedale di Valliscure, l’adrenalina scende mentre cresce la mia nausea da “mal di ambulanza”, nonostante i braccialetti comperati in farmacia.
Torniamo in sede e alla nostra attesa.


La stanza con i letti è calda e silenziosa. Aldo mi assicura che metterà i cerotti sul naso per non russare. In effetti, lo sento a mala pena respirare.
La campanella ci ha dato tregua fino a questa mattina, quando la squadra 12 ci ha dato il cambio.

Buon 1° maggio, sperando che quel trillo non interrompa le preziose attese di nessuno.

 

 
 
 
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