
I turni in Croce Rossa sono fatti di attese.
Mentre si sgranocchiano qua e là biscotti, patatine e torte, c’è chi sfoglia il giornale, chi commenta un programma in TV e chi si “diletta” a fare chiamate al telefono: “facciamo assistenza alle gare di Mountain Bike a Mottorengo, potresti domani dalle 8 alle 12? Non puoi venire? Hai la cresima di tuo nipote? Capisco…”. E giù un sospirone e un altro nome da depennare.
Walter Benjamin sosteneva una teoria del paradosso per il giocatore d’azzardo, diceva che la vincita in realtà è la delusione massima per il giocatore accanito, in quanto segna le fine del piacere stesso del gioco e della spasmodica attesa del risultato. Per farla semplice, diremmo che il viaggio è esso stesso meta.
Così in C.R.I. si va per “fare interventi” ma il sale di tutto è nell’attesa . Si aspetta, ci si racconta, ci si annoia e ci si dimentica che quella campanella potrebbe suonare. A volte non suona affatto.
Quel trillo è qualcosa di indescrivibile, soprattutto in piena notte.
Coincide con una scarica di pura adrenalina e con un balzo immediato dalla sedia o dal letto, in cerca della giacca della divisa.
Saliamo sull’ambulanza. Il capo squadra ci informa: codice “giallo”, andiamo a Valdichilosa, via Rizzoli. Uomo, 35 anni, una rissa, ferite a mano e braccio.
Così ieri sera, come sempre, quel trillo ha interrotto l’attesa e ha cambiato le nostre facce e i nostri discorsi.
Una strada dissestata ci porta in un casolare di campagna, un posto da brividi soprattutto di notte, soprattutto quando vedi già la macchina della polizia con i lampeggianti che inondano di blu lo spiazzo antistante.
Entrare in una casa altrui è sempre attesa. Ma è diversa. E’ la seconda attesa, quella carica di tensione. Si chiede permesso e ci si prepara a tutto in quella frazione di secondo che separa dalla stanza che ti viene indicata. Si entra, si osserva e si realizza. L’attesa è finita.
E’ di chissàdove, parla male l’italiano ma abbastanza per urlare al poliziotto: “erano in 5, tutti neri, hanno preso bastoni e dato botte, poi quando caduto, mi hanno passano sopra con auto. Perché tu non me credi?”
Non è una vera rissa e, soprattutto, il tipo non ha nulla di visibilmente rilevante, se non un anellone d’argento deformato sul dito e un alito vagamente alcolico. Vai a capì che è successo davvero! Non siamo lì per indagare, ma la curiosità è tanta.
“Cosa c’è dietro questa porta chiusa?” urla il carabiniere al tipo, mentre tenta di aprirla. “Niente! Io non ho chiavi! Ma proprio a me non credi, io che pago contributi da 14 anni in tuo Paese…”. Dopo varie insistenze tuona “Vuoi vedere cosa c’è dietro quella porta?” e prende la rincorsa. Con un calcio degno del miglior Chuck Norris la sfonda. Attesa... Mi aspetto cose turche da quella stanza: montagne di coca, una donna legata al letto o uno dei "neri" fatto a pezzi. In effetti non c’è che una semplice camera da letto, ordinata e pulita.
Mentre lo portiamo in codice verde all’ospedale di Valliscure, l’adrenalina scende mentre cresce la mia nausea da “mal di ambulanza”, nonostante i braccialetti comperati in farmacia.
Torniamo in sede e alla nostra attesa.
La stanza con i letti è calda e silenziosa. Aldo mi assicura che metterà i cerotti sul naso per non russare. In effetti, lo sento a mala pena respirare.
La campanella ci ha dato tregua fino a questa mattina, quando la squadra 12 ci ha dato il cambio.
Buon 1° maggio, sperando che quel trillo non interrompa le preziose attese di nessuno.
Inviato da: vanigliasveglia
il 22/05/2012 alle 17:52
Inviato da: Eric_Van_Cram
il 21/05/2012 alle 09:58
Inviato da: vanigliasveglia
il 14/05/2012 alle 18:42
Inviato da: pippi190r
il 14/05/2012 alle 05:00
Inviato da: vanigliasveglia
il 06/05/2012 alle 18:06