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Post n°160 pubblicato il 28 Ottobre 2012 da katie1972c

Inspiro l'odore intenso di una Marlboro sulle dita delle mani e dentro di me s'intrinsecano miriadi di pensieri, immagini, colori e suoni del passato...
Ovunque si posi il mio sguardo, ovunque il mio olfatto possa sentire, si sprigionano sensazioni e ricordi e un nodo alla gola m'assale...tanto che un bicchier d'acqua non basterebbe a farmelo inghottire...a deglutire e lasciare che tutto passi dentro, fino allo stomaco... solitamente mai chiuso, ma sempre pronto, divaricato ad inglobare tutte le ansie ed i bocconi di cibo avvelenati dall'uomo e dalla sua misera e grande stupidità!

 
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poesia

Post n°159 pubblicato il 20 Luglio 2012 da katie1972c

 
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L'ultimo viaggio

Post n°155 pubblicato il 03 Aprile 2012 da katie1972c

L'ultimo viaggio

Mi spingeva la faccia sul cuscino, tanto che per poco pensai di rimanerci secca, in quella camera d'albergo di lusso a pochi km dal centro città. Quando, presa per i capelli, sollevai finalmente il viso, notai tracce di rosso sulle lenzuola e toccandomi la bocca mi ritrovai con le mani sporche di un misto tra sangue e rossetto. Mi girai verso di lui e senza neanche guardarlo, aprii la bocca e cominciai lentamente a leccare ogni piccolo centimetro di quel bellissimo corpo leggermente abbronzato, sempre più giù... fino ad arrivare al suo membro umido, eretto che sembrava scoppiare tra le mie labbra! Era piacevole... anche per me.

- Piantala! - mi ordinò. - Sei già stanca forse? Se continui così in pochi minuti abbiamo finito e  io voglio godermelo tutto questo "pacchetto week-end" che ho pagato profumatamente alla tua agenzia! -Ecco cos'ero per lui e per tutti gli altri: un bel gioco da regalarsi magari per un fine settimana, durante qualche convegno noioso. Ero un diversivo...Il primo round l'avevamo terminato. Ne ero uscita abbastanza illesa, ad eccezione di quel morso al labbro inferiore, ma sapevo come rimediarvi. Adesso avevo a disposizione qualche ora per riposarmi e per fare un po' di shopping.

 

Era un lavoro fatto così: molti direbbero "prima il dovere poi il piacere"... io non saprei come dire... era comunque un piacere... dipendeva dai punti di vista.

Prima di andarsene il mio "ospite" ( amo chiamarli così i miei clienti ), pensò bene di ricordarmi che il prossimo appuntamento sarebbe stato dopo cena. Annuii e lo invitai educatamente ad uscire dalla stanza, perché il suo tempo, per ora era scaduto. Dopo essermelo scrollato di dosso anche grazie ad una doccia rigenerante, mi dimenticai di lui per l'intero pomeriggio.

Ritornai in albergo. Ritirai la chiave della stanza e mentre salivo con l'ascensore guardai l'ora notando che era ancora troppo presto per la cena e sorridendo a me stessa pensai di sfruttare quelle due ore per leggere un po'. - Che strano - pensai ad alta voce-  la chiave elettronica dev'essere difettosa - Così chiamai la  cameriera addetta ai piani e con il suo passe-partout mi fece la gentilezza di aprire la porta invitandomi a consegnarle la chiave irregolare per darmene una nuova, ma le risposi che l'avrei fatto io di persona dopo aver sistemato alcune cose che mi premevano. Entrai, appoggiai le buste con gli acquisti per terra accanto al tavolino dove stava il telefono, mi tolsi le scarpe... i miei piedi ringraziarono... poi com'era mia abitudine lanciai la borsetta, che ancora tenevo sulla spalla, sul letto e fu a quel punto che notai qualcosa di diverso nella stanza, non capii bene cos'era, ma non feci in tempo a pensarci, perché sentii dei rumori e quando mi girai vidi... un bellissimo spettacolo! Un uomo sulla quarantina completamente nudo, capelli neri, ricci, bagnati... non solo quelli erano bagnati... ora lo era anche il mio perizoma.- Oh... cristo!- esclamai non certo per la vergogna, ma per una particolare parte del suo corpo che non riusciva ad essere "educata" davanti ad una signora!- Mi perdoni... anzi, lo perdoni...- disse lui con un mezzo sorriso.- Qui chi si deve far perdonare sono io. Ora comprendo perché non entrava la mia chiave...- risposi, ma senza distogliere lo sguardo dai suoi magnetici occhi blu.

Facemmo conoscenza. Si chiamava Marcel, era di origini italo-francesi, madre parigina e papà milanese.  Mi disse che si trovava  lì anche lui per il convegno insieme al padre imprenditore. Io gli dissi che stavo con il mio capo, mi spacciai per la segretaria, ma non so se ci avesse creduto... Mi chiese se e quando ci saremmo potuti rivedere. Rimasi sul vago e mi feci scrivere il suo numero di cellulare promettendo che mi sarei fatta viva io.

 

Dopo cena il mio "ospite" aveva organizzato una serata a tre, la definì "Serata di beneficenza" ovvero, lui mi offriva al suo collega-amico gay per consentirgli di provare sensazioni nuove e chissà, magari riportarlo dall'altra parte. Si sentiva orgoglioso di se stesso mentre ordinava all'amico di spogliarmi e gli "insegnava" come e dove toccarmi per farmi provare piacere. L'amico era piuttosto in imbarazzo, lui, invece, godeva come un animale e mentre guardava lo spettacolo "si dava da fare... da solo".

Io, non c'ero... Mentalmente ero ancora in quella camera a parlare con quel ragazzo e progettavo un piano per poterlo rivedere.

Dopo qualche ora l'amico gay si rivestì sconsolato e se ne andò: sì, aveva goduto anche lui, dentro di me, ma avrebbe preferito farlo con il mio "ospite" !

 

Rimasti soli, io e "X" ( non posso rivelare il nome del cliente, bisogna saper essere professionali e in questo lavoro ancora di più!), ci sparammo qualche pista di coca di prima scelta, lui aveva agganci molto in alto e sniffava solo roba buona! Dopodichè presi dall'euforia i nostri corpi avvinghiati consumarono quasi tutto il pavimento della stanza rotolandosi sulla morbida moquette.

Quando la mattina dopo mi risvegliai mi doleva tutto il corpo e quando finalmente mi resi conto dove avevo dormito ne capii il motivo: non so come nè perché, ma avevo trascorso parte della notte dormendo nella vasca da bagno!

 

Bussarono alla porta. A fatica e con movimenti lenti facendo attenzione a non scivolare, uscii dalla vasca e mi trascinai dolorante ad aprire. Si trattava di una consegna. La valigia rossa, o meglio, il trolley che avevo acquistato durante lo shopping del giorno prima. Ero fiera del mio acquisto: con tutti i viaggi che facevo, di lavoro e non, mi sarebbe di certo stata indispensabile. Ogni volta che spendevo bene i miei soldi ero soddisfatta di me e del mio... lavoro. La riposi nell'armadio a muro, anche se molto voluminosa riuscii ad infilarcela.

Scesi e dopo colazione vidi il mio ospite venire verso di me con aria cupa, non si prevedeva nulla di positivo.

- Devo tornare a casa oggi stesso. Un imprevisto. Mia moglie e mia figlia hanno avuto un incidente stradale. Ecco - disse porgendomi un assegno da seicento euro- questo è il saldo... l'anticipo, come d'accordo l'avevo lasciato all'agenzia -  poi voltandosi aggiunse: - la camera è pagata fino a lunedì mattina, consideralo un regalo... puoi restare se vuoi... divertiti! - E da quel momento non seppi più nulla di lui.

 

Passai l'intera giornata a cercare Marcel. Sul cellulare non rispondeva e in camera non c'era... sembrava fosse stato ingoiato da qualche porta spazio-temporale da dove magari era spuntato la prima volta che lo vidi... magari era davvero un "Time-traveller "! Mi piaceva fantasticare su di lui, sulla sua vita, quali cibi amava mangiare, il vino che preferiva, sempre che non fosse astemio e naturalmente quando arrivai a domandarmi come sarebbe stato fare sesso con lui, non ebbi alcun dubbio: mi faceva eccitare il solo pensiero di averlo ancora davanti a me come la prima volta... figuriamoci cosa avremmo potuto fare io e lui insieme! Tutta la notte non sarebbe bastata!

- I tuoi pensieri fanno rumore! Se ne sono accorti tutti... tranne te mia cara... - Sobbalzai dallo sgabello del bar dove mi ero appollaiata giusto per bere un aperitivo prima di andare a cena e nel goffo movimento rovesciai addosso a Marcel l'intero Martini dry che mi stavo apprestando a bere.

 - Perdonami... - mi scusai.

- Ormai  sono abituato ad accettare le tue scuse... - rispose ironicamente lui. Poi aggiunse: -Vieni, andiamo nella mia stanza... Non posso restare così... questo profumo non si addice alla mia pelle... e nemmeno al mio vestito. -

Facemmo sesso intensamente, lo sentii in tutte le parti del mio corpo. Quel che provai era strano... ci fu un momento che cercai il suo sguardo, ma quando lo incrociai i suoi occhi avevano una luce diversa dalle altre volte... Pareva perso in una realtà tutta sua e mi accorsi che quando mi penetrava sussurrava strane parole in una lingua incomprensibile... non era francese di sicuro! Poi come se si fosse risvegliato, prese a baciarmi teneramente e ad accarezzare tutto il mio corpo con movimenti circolari. Ad un certo punto smise, fece scivolare il braccio destro verso terra e con la mano tastò sotto il letto. Estrasse un scatola di legno nero e quando con gli occhi gli feci capire che volevo sapere cosa conteneva, mi mise un dito sulle labbra... dovevo fare silenzio. L'aprì. Essa conteneva delle piume bianche... sembravano piume d'ali di angelo! Emisi solo un soffocato grido di stupore. -Voglio farti tornare in cielo stanotte... tu sei il mio angelo caduto sulla Terra... -

Mi cosparse il corpo con le piume e mentre lo faceva udii ancora quelle strane frasi... incomprensibili per le mie orecchie. Il mio cervello in quel momento emetteva strani segnali, il mio sesto senso era come se non esistesse tanto ero rapita da lui e dalla sua capacità di farmi sentire desiderata perché unica, speciale e non perché ero una squillo di lusso!! Quel ragazzo mi piaceva, possedeva qualcosa di particolare che non riuscivo a spiegare a me stessa... qualcosa di affascinante, romantico e misterioso. 

 

Non ho mai smesso di sognare e ora sentivo che con lui avrei potuto continuare a farlo per sempre! Potrà sembravi banale, ma appena lo vidi pensai che quello doveva essere l'ultimo uomo della mia vita! L'ultimo amore... vero! Quello con il quale avrei dato un taglio netto a questa misera esistenza che avevo scelto di condurre fino ad ora! Mi avrebbe portato via con sé. Avrei fatto le valigie... sì, avrei preso la mia nuova bella valigia rossa e sarei partita verso nuove speranze.Sentii le sue mani sulla mia bocca, poi sul collo... poi cominciai a sognare... una nuova vita!  

 

CORRIERE DELLA SERA                        Martedì 1 Aprile 2008

Ieri notte, nel cantiere allestito vicino ai pressi della nuova autostrada, è stato rinvenuto il cadavere di una donna di età compresa tra i 35-40 anni, ancora non identificata, perché priva di documenti di riconoscimento, ma la cosa che rende più macabro il ritrovamento è che il corpo della donna è stato fatto a pezzi ed infilato in una valigia. La polizia sta seguendo la traccia dei delitti del " francese" perché attaccato al trolley rosso vi era ancora  il cartellino con il prezzo e accanto ad esso una scritta che riportava questa frase: - Bon retour en ciel... mon ange! -

 
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Lasciati andare...

Post n°154 pubblicato il 23 Marzo 2012 da katie1972c

Post n°43 pubblicato il 14 Settembre 2008 da katie1972c
 

Amore...

 

Che te ne stai lì...

 

Su quella scomoda sedia

 

Con occhi umidi

interrogativi…

 

 

Amore...

 

 

Vieni...

 

vieni e lascia cadere sulla mia spalla

un dolce bacio

con le tue labbra ancora bagnate dal pianto…

 

 

Bacerò il tuo collo…

 

Asciugheranno il tuo viso

le mie mani...

 

Leniranno il tuo dolore

le mie parole…

 

 

Allunga la tua mano...

la mia la sta aspettando...

 

Tesoro,

lascia andare la tua anima…

lasciala fondere nella mia.

 
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L'urlo silenzioso

Post n°153 pubblicato il 19 Marzo 2012 da katie1972c

Morire tra queste lacrime

affogarci dentro

berle fino alla nausea

 

Odiare i miei occhi…

sentirli pesanti sempre di più

 

Guardare fuori dal mio corpo

non sentire altro che grida...

soffocate…

 

Soffocate dalla paura di sentirne il suono

quel suono insistente

potente

fragoroso come le onde di un mare in tempesta

come il battito del mio cuore

caduto sull’asfalto…

 

adesso.

 

 

 

 

 

 
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Solitudine

Post n°152 pubblicato il 14 Marzo 2012 da katie1972c

Post n°41 pubblicato il 14 Settembre 2008 da katie1972c
 

Allagata

è la strada

sotto questo ponte

 

sdrucita

come i miei abiti

bagnati

 

umida

sporca

come il mio volto

irriconoscibile

 

Interrogo lo specchio

d’acqua di una pozzanghera

senza fondo

la sola disposta ad accettare

il mio sguardo.

 
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La caduta

Post n°151 pubblicato il 11 Marzo 2012 da katie1972c

Improvvisamente mi mancò la terra da sotto i piedi.

 

Scivolai nel vuoto, buio, infinito…no non era infinito, me ne accorsi subito dopo averlo pensato.

 

Un tonfo. Caddi in una posizione scomoda. Non saprei nemmeno descriverla. Ricordo che non sentivo più il mio corpo. Per un attimo pensai di non riuscire a rialzarmi. Panico. Paura. Freddo. Puzza…di morte.

 

Cominciai a tastare il suolo sotto di me. Le mie dita provavano ribrezzo, si sarebbero staccate dalle mani piuttosto che continuare ad esplorare l'indefinito che si trovava sotto e vicino al mio corpo disteso ed inerme.

 

Qualcosa di molliccio, umido, forse pozze d’acqua. Sicuramente insetti. Al solo pensiero svenni.

 

Non so per quanto tempo persi conoscenza, ma quando mi risvegliai lo scenario attorno a me aveva preso forme, luci e colori.

 

Una stanzetta stretta. Appesa al soffitto, oltre alle ragnatele, una luce al neon con all’interno migliaia di cadaveri di insetti schifosi d’ogni tipo. Per terra qualche consunto tappeto tentava di nascondere il cemento grigio e sporco al di sotto. Ritagli di giornali appiccicati alle pareti, alcune foto di personaggi famosi e anche un’immagine della Madonna. L’odore di muffa permeava ormai le mie narici. Il letto… beh, chiamarlo letto è una parola grossa, il giaciglio sul quale ero stata adagiata mi stava inghiottendo ad ogni mio più piccolo movimento. Mi sentivo come una scatola di spilli caduta a terra svuotata e senza un magnete che potesse aiutarmi a raccoglierli e rimetterli al loro posto.

 

In quel momento l’unica parte del mio corpo che ancora non presentava “rotture” era il cervello, nel quale solamente una frase echeggiava e come un disco rotto ripeteva sempre le stesse parole: “In che incubo sono finita? In che incubo sono finita? In che incubo sono finita...?".

 

 

 

 

Quella sera avevo fretta, uscivo dal lavoro e dovevo sbrigarmi, perché sarei dovuta passare al supermarket: non avevo più niente nel frigo e qualcosa per cena a Stefano avrei dovuto pur cucinare!

Ormai erano cinque anni che condividevamo le nostre vite. Senza troppe regole, si viveva alla giornata, ero felice…ed ora? Quest’intoppo dove mi avrebbe portato? Beh, in fondo, ero ancora viva….

 

 

 

 

Mi appisolai. Il mio organismo era ancora debole. Non ricordo se sognai. Sicuramente fu un sonno molto agitato, perché quando mi svegliai ero sudata e avevo la vista appannata.

 

Scorsi prima un’ombra, poi misi a fuoco. I capelli lunghi castani, gli occhiali scuri ed un cappellino blu con la visiera, m’impedivano di distinguere i lineamenti di  colui o colei che mi aveva “salvata” ( ? )…La magrezza esagerata me ne faceva dubitare il sesso. Era una persona di media corporatura, alta circa un metro e settanta. Solo quando s’avvicinò per asciugarmi la fronte con un fazzoletto, capii che si trattava di un uomo, ma non riuscii a dargli un’età precisa. L’odore acre della sua pelle scosse il mio olfatto al punto tale che ebbi uno sforzo di vomito. Lui si ritrasse velocemente da me per paura che gli vomitassi addosso, ma ciò non accadde.

 

Non parlava, ma dietro a quei grandi occhiali neri mi stava sicuramente odiando…e allora perché mi aveva tenuta in vita sino adesso? Perché non si era sbarazzato di me subito dopo avermi trovata?

 

Quasi svogliatamente o forse timidamente, mi allungò un bicchiere con dell’acqua, io bevvi, avevo tanta sete, forse avevo la febbre, perché sentivo gli occhi pesanti e poco dopo mi riaddormentai.

 

 

 

 

Rumori indistinti mi riportarono alla realtà, al presente. Parevano lamenti, singhiozzi soffocati…ma “Lui” non c’era nella stanza. Provenivano da fuori. La curiosità prevalse sulla paura: trovai la forza per alzarmi da quel letto improvvisato. Lentamente arrivai fino alla porticina di alluminio creata alla “bene e meglio” il cui unico scopo era solo quello d’avere un minimo di privacy.

 

Lo vidi accovacciato a terra che piangeva. Gli poggiai una mano sulla spalla era madido di sudore, ma freddo come un pezzo di ghiaccio. Si voltò di scatto. L’avevo spaventato, ma quando vidi il suo volto sporco di sangue, fui io ad avere paura di lui allontanandomi e gridando come mai avevo fatto! L’istinto mi convinse a scappare, seppur conscia che non ce l’avrei mai fatta nelle mie condizioni. Infatti, dopo pochi passi la caviglia, che mi ero slogata cadendo in quel mondo sotterraneo, cedette e mi ritrovai faccia a terra.

 

Mi raggiunse in pochissimi minuti, mi prese in braccio con delicatezza, mi riportò dentro e mi fece sedere sul letto. Si tolse i grandi occhiali scuri e cominciò a fissarmi in maniera penetrante. Stava entrando dentro di me. Nella mia anima. Mi sentivo leggera, la paura era svanita e il dolore stava scomparendo.

 

Sorrise. I suoi occhi sorrisero. Agli angoli della bocca non aveva più nessuna traccia di sangue, mi venne il dubbio d’aver sognato tutto! Il suo odore non era più così pungente, bensì piacevole! Ma chi era? Cos’era? Chi ero io…? Cosa c’entrava tutto questo con la mia vita in superficie?

 

Faticavo a sostenere quello sguardo, i suoi occhi erano scuri, profondi…bellissimi! Abbassai la testa, intimidita…lui allora mi prese il volto tra le mani e dopo una breve esitazione mi baciò!

 

 

 

 

Nell’attimo lunghissimo di quel bacio, rividi la mia vita di donna in carriera, la mia storia con Stefano, i litigi per stupide banalità quotidiane. Era come se venissi “svuotata” dai ricordi. Provai un senso di libertà, di amore incondizionato. Quando le nostre labbra si staccarono, lo abbracciai istintivamente e sentendolo così vicino al cuore piansi, piansi tanto. Per la paura di quelle sensazioni così belle, così pure, così sconosciute! Il mio “Amico” non mosse un muscolo e mi tenne tra le sue braccia tutta la notte facendomi sentire al sicuro.

 

 

 

 

Erano passati alcuni giorni, credo, anche se non riuscivo a quantificarli precisamente, da quando “scivolai nel buio” e anche dal nostro primo bacio. Cominciavo a pensare che non me ne sarei mai più andata da lì, ma ciò non mi rattristava, tutt’altro! Di notte pregavo che non mi ritrovassero, che Lassù avessero perso le speranze di trovarmi viva…L’unico dolore che sentivo era verso i miei genitori, ma non rimpiangevo la mia vecchia vita e loro se ne sarebbero fatti una ragione prima o poi. Non capivo fino in fondo il motivo di questo mio cambiamento interiore, il fatto era che con lui ero felice, ero la vera me stessa, quella che un giorno si era persa nel labirinto della sua stessa vita diventando un’altra e sbagliando parecchie strade e chiuso altrettante porte.

 

 

 

 

Ero la sua Regina: mi portava cibo e acqua tutti i giorni, dove li trovasse non glielo chiesi mai…non era importante. Io e lui solamente contavamo…l’uno per l’altra.

 

Parlava raramente, ma in ogni suo gesto si poteva capire quanto mi amasse.

 

Non mangiava mai. Si nutriva di me. Delle mie passate sofferenze e tristezze. Ogni giorno voleva gli raccontassi gli avvenimenti più amari ed infelici della mia esistenza. Dimagriva giorno dopo giorno.

 

Smise di cibarsi di topi o di qualunque animale morto da quella volta che provai orrore e tentai di fuggire.

 

Non voleva restare solo, non più da quando ero entrata nel suo Mondo…o lui era entrato nella mia vita per salvarmi?

 

 

 

 

Ho ancora questo dubbio ora, dopo un anno…Qui tra le pareti di questa “casa di anime perse”…tra persone che come me hanno trovato e riscoperto la loro Luce, ma che non vengono “viste”  alla luce del giorno, qui in superficie, dove tutto è troppo luminoso, artificiale, splendidamente fasullo!

 

Ancora non posso scordare il mio ritrovamento.

 

Il giorno in cui cessammo di esistere. Quel giorno o quella notte, in cui un proiettile attraversò il suo fragile corpo e la sua anima lasciò per sempre questo mondo… ingrato...verso me, lasciandomi prigioniera di vivere ancora per chissà quanto!

 

Ricordo le mie urla quando la polizia mi trascinò via da lui, dal suo cadavere riverso in una fangosa pozzanghera, fredda…abitata da chissà quanti piccoli insetti…gli unici grandi amici di tutta la sua vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Il gabbiano e la...gallina

Post n°150 pubblicato il 06 Marzo 2012 da katie1972c

 

Sono in vacanza eppure non  trovo pace.

Ore sei e trenta del mattino. Credo di soffrire d’insonnia, perché ultimamente fatico ad addormentarmi e mi sveglio all’alba. Dopo alcuni minuti trascorsi a rigirami nel letto (che dal caldo che emana mi par d’essere infilata in uno spiedo dentro ad un forno…tipo girarrosto per intenderci!) e a fissare i resti di un “cadaverino” di zanzara ,ormai rinsecchito, sul soffitto, decido di porre termine alla mia sofferenza: appoggio lentamente un piede per terra cercando a tentoni l’infradito e, quando finalmente ce l’ho fatta, ripeto lo stesso gesto pure con l’altro piede. Ok, le mie gambe ora sono giù dal letto, ma il mio sedere e il resto del mio corpo accaldato  poggiano ancora sull’infernale materasso! Che fatica…già di prima mattina…! Scendere dal letto comporta uno sforzo tremendo!! Non faccio nemmeno colazione. Mi lavo la faccia facendo meno rumore possibile evitando così di svegliare mio marito e mia figlia.Mi sistemo alla bene e meglio pensando che a quell’ora circola ben poca gente in giro, solo i fanatici del footing, gli anziani e qualche sfigato  insonne come me.

Per fortuna il residence, dove abbiamo prenotato quest’anno, si trova fronte mare, perciò scendo (rigorosamente con l’ascensore!) e mi ritrovo davanti uno spettacolo meraviglioso: la spiaggia, il  mare liscio, tranquillo, come da cartolina. Centinaia , anzi, migliaia,di ombrelloni variopinti colorano questo  classico quadro estivo perfetto…o quasi perfetto.

Stanca dalla breve camminata che mi ha condotta sin lì, mi approprio della sdraio blu che mi hanno assegnato insieme ad un ombrellone e ad un lettino. Mi siedo comodamente e comincio ad ascoltare le  canzoni di vario genere che ho inserito nel mio Mp3 prima di partire. Che bella sensazione, penso, guardando il paesaggio che ho davanti agli occhi! Vorrei che l’alba fosse più lunga…c’è una pace quasi irreale.

Ad un certo punto noto un bel gabbiano che zampetta tranquillo sulla sabbia sperando di trovare qualcosa da mangiare…Ma i gabbiani non si nutrono solo di pesce? Mi chiedo mentre lo osservo e noto quanto sia grosso. Mah, si saranno modernizzati pure loro, in fondo, se noi mangiamo il sushi, perché loro non possono cibarsi di pane e quant’altro? Certo che deve mangiare molto il volatile in questione: appare un tantinello sovrappeso!  Lo guardo e sorrido. Mi guarda pure lui, almeno così  pare…però lui non sorride!!!

-Che cazzo hai da guardare? E da ridacchiare? Non hai mai visto un gabbiano obeso? …e poi tu, ti sei vista? Avresti un bel po’ ciccia da smaltire bella mia!! -

Credo di avere le allucinazioni…ho appena sentito parlare un gabbiano!  Ecco, devo aver contratto l’influenza suina..Oddio!! Eppure la fronte è fresca…e allora che mi sta succedendo?

- Co-co-co-come hai detto??- Trovo la forza di balbettare rivolta all’animale.

Lui, appollaiato su di un lettino,poco distante da dove mi trovo io, mi fa:

- Ehi, sei alquanto strana per essere una gallina…!-

- Gallina??...io non sono una gallina!!-

-…Mmmh…sarà…Avrò preso un granchio!!! Ahahahahahah !!- ed inizia a ridere a crepapelle svolazzando sopra la mia testa. Io, pensando d’essere finita nel Paese delle Meraviglie, mi riparo il capo con le mani per paura d’essere beccata da quello strano volatile uscito da chissà dove! Poi improvvisamente mi accorgo che è sparito. Rimango attonita e preoccupata per la mia salute psico-fisica.

- Tutta colpa dell’insonnia…- dico  ad alta voce a me stessa.

- Se fossi in lei signora me ne sarei rimasto a letto!- mi dice una voce maschile, con un marcato accento veneto, proveniente da dietro la mia sdraio.

Si tratta di un addetto alla pulizia della spiaggia.

- Mah…sa com’è, quando uno è abituato ad alzarsi presto durante il resto dell’anno per via del lavoro…risulta un po’ difficile quando si è in ferie  perdere questa abitudine.- rispondo io cordialmente . Il tipo mi guarda serio e poi mi dice:

- Beh, non so…Comunque è maleducazione fissare un povero gabbiano solo perché è un poco sovrappeso!!-

-Co-co-cooo-Comeee??-  urlo presa dal panico e alzandomi di scatto dalla sdraio per poi correre verso casa balbettando  come una pazza, mentre vengo inseguita dal  gabbiano che vola lentamente, per colpa dell’obesità, sopra di me e sogghignando sento che dice: - L’avevo detto io che era una gallina quella lì!-

Immagine PNG

 
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Pensieri e divagazioni sull'amore

Post n°148 pubblicato il 28 Febbraio 2012 da katie1972c


L’amore…
un lungo sospiro
un battito accelerato del cuore
L’amore…
Credi di sapere cosa significa innamorarsi finchè non ti capita davvero e allora capisci che non eri mai stata innamorata sul serio…o non come questa volta…
Sì, perché c’è chi sostiene che non ci si innamora mai allo stesso modo, ma ogni volta è un’esperienza diversa e lo penso anch’io.

L’amore ti sfiora, s’insinua tra le pieghe della pelle…che recettiva lo assorbe totalmente…
guarendo ogni ferita, ogni cicatrice!
L’amore lascia il suo profumo nell’aria…in tutte le stagioni…
Ti trasforma i lineamenti del viso…e cominci a sorridere! A sorridere
talmente spesso che ti viene il dubbio di esserti rincretinita improvvisamente! E forse un po’ lo sei!

L’amore…ti fa sentire bene( …finchè dura!).
Quando quello stato di grazia, che fino a quel momento dimorava in tutta te stessa, come per magia -Puff!!- scompare, allora, ahimè…sono dolori!!
I lunghi sospiri si trasformano in singhiozzi, si comincia a soffrire di bradicardia…gli unici momenti in cui ti ritrovi il cuore in gola sono quando squilla il telefono e tu corri a rispondere tenendo le dita incrociate ( e lo faresti anche con le gambe se non rischiassi una caduta con conseguente rottura femorale!!!), sperando di udire, dall’altro capo dell’apparecchio, la voce calda del tuo lui che quasi timidamente ti dice: “ Torniamo insieme tesoro…non riesco a stare senza te!! ”… Seeeee col cazzo! E allora, dopo esser scesa dal pero (altissimo), rispondi al telefono e la vocina “ triste triste” , ma anche un po’ finta e stronza, di colei che si spaccia per la tua migliore amica, ti rivela di aver scoperto che il tuo “grande amore” è su di un aereo, direzione Cuba, pronto a spupazzarsi qualche indigena del territorio….

L’amore…?-“Fanculo!! ”- è l’unica parola che ti esce dalla bocca e ti fa sentire viva almeno per un po’!

(katie - gennaio 2009-)

 

 
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Anna

Post n°147 pubblicato il 23 Febbraio 2012 da katie1972c

ANNA-

“Anna”… Il suo viso. Ogni volta che penso a lei mi appare sempre come in una fotografia leggermente sfocata, oserei dire “romanticamente sfocata”, perché a quel modo, è ancor  più bella! Pare quasi provenire da una fiaba. La favola che continuo a raccontarmi ormai da un anno.

C’eravamo conosciuti per sbaglio. Colpevole fu un suo errore nel comporre un numero di telefono.

Era convita di parlare con un suo collega di lavoro ed io, per un po’, glielo lasciai credere…Non so nemmeno ora perché lo feci…Forse per via del suo delicato timbro di voce: era un piacere stare ad ascoltarla. Quando mi decisi a rivelarle l’inganno, mi ero immaginato  una reazione del tipo “Fanculo! Stronzo!”  ed invece rimasi sorpreso quando lei scoppiò a ridere fragorosamente!!

Quel giorno dopo le presentazioni, ci scambiammo i nostri numeri di cellulare promettendoci di risentirci ogni tanto. La chiamai subito il giorno dopo e lei lo fece quello successivo. Fino ad arrivare ad oggi: era nata un’amicizia particolare che molti chiamano “feeling”.

Di lei so tutto o quasi… il giorno del suo compleanno, il colore che preferisce, il genere di film che guarda e le letture che ama di più…e via via discorrendo sino ad arrivare al numero di scarpe che porta!! Mi raccontò che era uscita da poco da una storia d’amore importante durata quasi sei anni e che ora amava la sola compagnia di se stessa.

Era stato bello farsi trasportare nella sua vita così…Lentamente, instillando in lei particelle di me e ricevendo in cambio giornate colme d’allegria e spontaneità. Sì, perché Anna è così.

E’ riuscita a risollevarmi dal torpore malefico che si era impossessato della mia anima dopo essere stata uccisa da Marina,la mia ex moglie, che mi aveva abbandonato, senza preavviso, senza una lettera d’addio o nemmeno un sms…Semplicemente facendo finta che non esistevo più. Ma questa è un’altra storia.

Anna è riuscita a riportarmi in “vita” senza alcuna ricercatezza, senza alcun piano prestabilito.

Mi è bastato conoscerla e subito mi sono sentito più leggero, ho come ripristinato le funzioni del mio cervello, ma soprattutto ho ricominciato a sentire i battiti del mio cuore.

Quella donna, la mia Musa, il mio Angelo terreno!

Bastano pochi attimi al telefono ascoltando la sua voce unica e pulita ed ecco che la magia avviene…Ritrovo il buonumore, ritrovo quella parte di me sepolta sotto anni di polveroso dolore.

Tutt’ora non capisco se sono innamorato veramente di lei o se ne sono solo infatuato e grato, per via di quelle emozioni, sensazioni che mi provoca, come se riuscisse ogni volta a creare un piccolo Carnevale di coriandoli colorati volanti solo per me, in grado di spazzar via tutta l’oscurità che spesso ancora mi possiede.

Più volte mi chiedo cosa lei provi per me. Un anonimo, triste, uomo di mezz’età…Credo non riuscirò mai a trovare il coraggio d’affrontare quel tipo di discorso. Un anonimo, triste, uomo… vigliacco. Mi rendevo conto, certo, che non poteva essersi innamorata di me: non c’eravamo mai visti, o meglio, lei non aveva alcuna idea di come fossi fisicamente, mentre io, un giorno, ricevetti un mms contenente una sua immagine…rimanendone colpito positivamente. Era molto carina,di una bellezza genuina, come lo era il suo cuore.

Oggi cade il nostro “anniversario d’amicizia”.

Ieri sera  Anna mi ha chiamato. Sempre alla solita ora. La sua voce era diversa, titubante, seria, quasi temesse di parlare. Non capii bene quello che poteva passarle per la testa, in fondo non era accaduto nulla di strano tra noi ,negli ultimi giorni, che potesse renderla triste o altro.

Finalmente si liberò delle sue paure e buttò fuori quello che doveva (voleva) chiedermi.

- Voglio incontrarti. Sono stanca d’immaginare come sei…-

Non dissi nulla. Ero senza fiato, pur sapendo che prima o poi sarebbe accaduto e che sarebbe stata lei a volerlo per prima! Possedeva una quantità di coraggio superiore alla mia.

- Va bene. - risposi secco.

- Bene, allora domani ci prenderemo un aperitivo insieme prima di pranzo…ok? -

- Certamente. Dimmi l’ora ed il posto e ci sarò. -

Sono qui, seduto nella mia auto, davanti a questo bar-pasticceria sulla statale che unisce i nostri due paesi e che presto unirà anche la mia mano a quella di Anna. La sto aspettando. E come al solito, per colpa dell’ansia, sono arrivato in anticipo. Mancano ancora dieci minuti. Saranno eterni.

Intanto, attraverso i finestrini appannati,  osservo distrattamente persone che si salutano sorridenti  abbracciandosi e le auto che sfrecciano sull’asfalto a folle velocità.

“Ho un vecchio maggiolone nero…”mi ricordai disse Anna prima di salutarci al telefono.

“Io, una Golf grigia -risposi- Ha ancora la vecchia targa…Non puoi sbagliarti.”

Eccolo il maggiolone. Eccola scendere un po’ impacciata nel suo lungo vestito verde di lana.

Scendo anch’io. Le brillano gli occhi. Sono lucidi, grandi.

- Perché piangi?...sono forse così brutto? -  lo dico sperando di cancellare l’imbarazzo di cui mi sento un po’ prigioniero.

- Perché sono felice.-

Poi mi abbraccia. Le sue lacrime bagnano il mio viso, il mio collo. La stringo forte. Non la lascerei più andar via.

- Beh…vogliamo entrare? O preferisci passare il resto della mattinata al freddo respirando smog sul ciglio della strada?-

Senza dire niente mi prende sottobraccio ed insieme attraversiamo la statale per raggiungere il bar.

- Oh cavolo! - esclama.

- Ch’è successo? - domando perplesso.

- Ho lasciato le chiavi dell’auto attaccate al cruscotto!! - risponde lei battendosi una mano sulla fronte.

-Sei distratta bambina mia…- le dico sorridendo mentre lei, ritornando sui suoi passi, mi fa cenno di aspettarla dentro.

Entro e aspetto. Ma lei  pare non arrivare mai. Mi sorge un dubbio atroce: e se fosse stata solo una scusa per scappare via?...No, Anna, la “mia Anna”, non lo farebbe mai! Sono solo troppo impaziente ed insicuro: devo stare tranquillo e tutto andrà per il verso giusto.

Là fuori qualcuno sta urlando. Le solite risse tra automobilisti e pedoni. Esco incuriosito e per andare incontro alla mia dolce amica.

Non è un bello spettacolo: nessuna rissa, si tratta di un incidente. Un uomo anziano ha investito con l’auto un pedone che stava attraversando la strada, forse incautamente o forse no.

Cerco Anna. Scorro velocemente i volti delle persone che mi stanno accanto, ma non la vedo.

Mi avvicino al gruppetto che staziona attorno al guidatore, reo d’aver compiuto quell’azione irrimediabile, il quale  si dispera invocando che la Morte lo venga a prendere!! E continua a ripetere “non l’ho nemmeno vista…non l’ho vista…”, più a se stesso che agli altri.

Era morta una donna. Per un attimo mi scordai della mia amica, ma qualcosa nello stomaco si stava come contorcendo. Il mio sguardo scivolò verso la povera vittima. Il volto era ormai irriconoscibile, ma quando vidi quell’abito verde intriso di sangue avrei voluto che i miei occhi divenissero ciechi pur di risparmiare al mio cuore quel tragico epilogo.

Anna era la vittima.

Anna era morta e io stavo morendo per la seconda volta.

 
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