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Creato da hyppoleonida il 10/03/2008

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Le Improbabili, Semiserie (Ma Vere) Avventure di un Ingenuo Giocatore di Ruolo alle Prese Con La Triste Realtà del XXI Secolo

 

 

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Se Dio Vuole Ho Finito... (Seconda Parte)

Post n°65 pubblicato il 23 Maggio 2008 da hyppoleonida
 
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Come vi dicevo nel mio post precedente, mi sono armato di santa pazienza, ho fatto le mie buone ricerche, mi sono messo a tavolino e ho cominciato a buttar giù qualche idea.

 Per cominciare, ho scelto dei personaggi ed una situazione che conoscevo già, con la quale mi sentivo a mio agio, una cosa tratta da un fumetto o un anime che sto seguendo in questo momento e che mi appassiona molto.

A questo primo passo è seguita l’idea di base per la storia.

Ho adoperato il principio dello stravolgimento delle situazioni che consiste nel prendere personaggi e ambientazioni ben definiti e trasporli in un tipo di storia al di fuori dei loro caratteri.

Un po’ come accade, nei fumetti, quando le grandi case decidono di produrre dei crossover, mettendo insieme, per esempio Superman e Terminator oppure Batman e Predator… uno dei due elementi è decisamente fuori posto, ma se il lavoro è fatto bene, il risultato è esaltante.

La cosa funziona molto di più se si mischiano generi diversi, ad esempio fantascienza ed horror o cyberpunk e western, trattenendo l’introduzione del genere estraneo fino al momento cruciale; la storia comincia nel modo consueto, va avanti tranquillamente fino a che – tack! – non esce fuori il classico mostro dal cilindro.

Ho già tentato questa strada in ambito ludico e i risultati sono stati eccezionali, quindi ho optato per questa soluzione.

 L’idea che avevo deciso di usare come base della trama, di primo acchito, mi è subito piaciuta ma solo dopo aver scritto almeno 10 volte le prime 5 pagine, ho scoperto cos’è che mi mancava, il classico uovo di colombo; invece di scrivere a soggetto, infilando dentro idee, trame, sottotrame e quant’altro per poi sgrossare il tutto e risistemare, ho cominciato a buttare giù un soggetto della storia che intendevo scrivere, con tutta la trama e gli intrecci ben delineati, lo stesso identico procedimento che si usa nella stesura di una sceneggiatura per fumetti, fino ad ottenere un abbozzo soddisfacente.

 Poi ho cominciato a scrivere le singole scene, così come le avevo immaginate.

Con il passare del tempo, e dopo ogni singola rilettura – per verificare innanzitutto se la storia “fila” e per correggere e/o eliminare gli immancabili refusi e strafalcioni che comunque saltano fuori quando meno te lo aspetti – ho rielaborato, aggiunto, tagliato e montato la narrazione così come fa un regista dopo aver finito di girare, fino ad ottenere quello che volevo.

 Il risultato finale, di una quarantina di fogli formattati in word, è stato poi proposto, un po’ per scherzo, un po’ per valutare le reazioni, ad amici, parenti e conoscenti.

 Devo ammettere che – a parte la solita coppia di ipercritici (ma vanno bene anche quelli, specie quando parlano con cognizione di causa) – i riscontri che ho avuto sono stati di gran lunga superiori alle mie più rosee aspettative.

 E considerate che, in fin dei conti, il mio non era che un pezzo di fan fiction anche se riveduto e molto, molto scorretto, rispetto al canone dei personaggi che avevo scelto.

 La cosa è stata ancor più sorprendente quando chi ha letto e apprezzato la mia operetta, di fatto mi ha detto che gli era piaciuta pur non conoscendo i personaggi che avevo adoperato.

 Da lì mi è arrivato poi un ulteriore incentivo da qualcuno che mi è molto vicino, che – anche in base alle sue esperienze recenti di scrittore – mi ha convinto che, in fondo, c’era del materiale più che sufficiente per trarre dal mio racconto un vero e proprio romanzo.

 Sarebbe bastato adoperare dei personaggi miei, originali anche se basati su quelli che avevo usato (la scelta si era rivelata più azzeccata di quanto non credessi) e cambiare o modificare le locations della storia.

 Aggiungi al mix un paio di situazioni nuove, qualche paragrafo ad hoc per presentare i nuovi personaggi e la cosa poteva andare.

 L’ho fatto, mi è costato più tempo e più fatica di quanto immaginassi, anche per il fatto che, nel frattempo, sono intervenuti eventi e fattori che hanno portato un po’ di scompiglio nella vita mia e della famiglia.

 Ho però scoperto il gusto di scrivere in modo descrittivo, narrativo, fuori dalle costrizioni imposte da una gabbia com’è quella della pagina a fumetti.

E quello che doveva essere un racconto si è trasformato in un romanzo, vero e proprio.

 Il risultato finale (o quanto meno un assaggio) lo potete trovare a questo indirizzo http://www.mediafire.com/?zeultuomagw.

È un estratto del lavoro finito, in pdf, che potete scaricare e leggere, se lo desiderate, nel qual caso, mi aspetto – come al solito – qualche riscontro, che sia una critica o un incoraggiamento, poco importa.

 Spero solo che vi piaccia leggerlo quanto è piaciuto a me scriverlo.

 Non so se diventerò mai uno scrittore a tempo pieno e non so nemmeno se mi piacerebbe diventarlo. Come ogni attività umana – specie quelle che ci danno più piacere – se la si trasforma in un lavoro perde di attrattiva. Almeno per me è sempre stato così.

È per questo che ho sempre cercato, in vita mia, di affrontare ogni attività come se fosse divertente, anche quando non lo era affatto.

 Non lasciatevi fuorviare dalle parole. Fare qualcosa – qualsiasi cosa – in modo da trarne gratificazione non vuol dire fare le cose a cazzo di cane.

In qualunque cosa, anche negli hobby, occorre mettere impegno, serietà e – perché no? – professionalità. Solo così è possibile trarne profitto.

 E non parlo della remunerazione economica.

Quella, per me, passa sempre e comunque in secondo piano, perché è meglio prendere qualcosa di meno ma fare quello – non dico che ti piace – ma che ti da soddisfazione, piuttosto che guadagnare qualcosa di più e farsi venire la gastrite a combattere con qualcosa che non riesci a digerire, per quanto ti sforzi.

 
 
 
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