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Creato da grazyanna il 15/11/2010

Kehre

cinema, letteratura e arte

 

Colpire al cuore

Post n°78 pubblicato il 15 Maggio 2012 da grazyanna

Un padre e un figlio si trovano in contrapposizione non per degli ideali o per incomprensioni di carattere generazionale, ma per una visione diversa della giustizia, della democrazia e della coscienza civile. Un figlio 15 enne scopre che il padre è complice di gravi delitti di origine terroristica, ma percorre la strada della verità e della giustizia civile, denunciandolo. Emilio legge, studia, e ragiona con la propria mente e la propria coscienza. Il padre è un professore universitario e un intellettuale di sinistra che vede il proprio figlio deciso a non coprirlo, e a scegliere i propri valori civili ed umani. Riconosce di non aver costruito un vero rapporto con il figlio attraverso la costruzione di un impianto di idee, valori e confronti di opinioni. Emilio stesso si rende conto di vivere in una famiglia in cui i vari membri non si conoscono profondamente e sono legati da rapporti superficiali e vuoti.

 
 
 

La figura umana nell'Arte

Post n°77 pubblicato il 09 Maggio 2012 da grazyanna
 

 

Per facilitare la rappresentazione della figura umana  gli artisti hanno elaborato griglie geometriche e canoni (insiemi di regole), in modo da individuare i rapporti matematici e proporzionali che legano tra loro le varie parti del corpo.

Questi sistemi di rappresentazione rispecchiano le caratteristiche di fondo dello stile e della cultura del tempo in cui sono stati sviluppati. Di conseguenza, l'analisi di tali sistemi ci permette di comprendere comel'uomo in ogni epoca o cultura abbia considerato se stesso e il proprio ruolo nella storia.

Tra le infinite rielaborazioni della figura umana sperimentate dagli artisti, è possibile individuare almeno tre tendenze fondamentali che si sono alternate nel corso della storia dell'arte: quella realistica, quella idealizzante e quella espressiva.


Gli artisti che si rifanno alla tendenza realistica partono dall'osservazione della realtà, che cercano di riprodurre in modo fedele. 

Il massimo livello di fedeltà al vero è stato però raggiunto, a partire dagli anni Settanta del Novecento, dagli iperrealisti americani, che hanno realizzato sculture a tutto tondo raffiguranti esseri umani talmente simili al loro modello da risultare sconcertanti. In alcuni casi, tale perfetta imitazione della realtà ha voluto esprimere anche una forte critica alla società contemporanea.

Gli artisti, però, hanno spesso preferito rielaborare le forme e le proporzioni delle figure umane che potevano osservare nella quotidianità, al fine di esprimere la loro particolare concezione del mondo, piuttosto che riprodurle in modo fedele. Infatti, nelle opere riconducibili alla tendenza idealizzante,( funzione poetica-estetica), l'artista presta solitamente scarsa attenzione alle particolarità del singolo individuo o ai suoi caratteri somatici, e rappresenta figure schematiche, geometrizzate nelle forme e negli atteggiamenti, per comunicare un'idea di perfezione e di bellezza.

Nell'età classica greca nel Rinascimento italiano e nel  Neoclassicismo, gli artisti sono invece partiti dallo studio dei corpi reali per giungere alla rappresentazione di figure umane idealizzate grazie all'aiuto di canoni basati su rapporti proporzionali armonici.

Artisti come Policleto, Fidia, Leonardo e Michelangelo (fig. 5) hanno infatti dato vita a opere caratterizzate da una forma di «naturalismo idealizzato.

L'uomo, considerato l'elemento centrale della cultura classica e rinascimentale, è divenuto un modello della perfezione dell'universo.


La tendenza espressiva, anch'essa presente in diverse epoche storiche, si manifesta attraverso l'indagine dei gesti e delle espressioni delle figure rappresentate, ma soprattutto attraverso la deformazione dei corpi, che vengono allungati, distorti, disintegrati, disarticolati, alterati nelle loro proporzioni. Tale tendenza si è sviluppata soprattutto nel corso del Novecento, quando i canoni classici di bellezza hanno perso importanza e la rappresentazione della realtà è divenuta più soggettiva.

Le distorsioni e le deformazioni della figura umana sono state utilizzate in particolare dagli espressionisti, ai quali sono servite per comunicare sentimenti e pensieri personali (fig. 6); ma sono state compiute anche da molti altri artisti, come Modigliani, Picasso (fig. 7) e Giacometti (fig. 8).


 

     


La figura umana nell'arte egizia.

Con la parola canone intendiamo un insieme di norme codificate, che permettono di dimensionare e proporzionare una forma. La produzione figurativa degli antichi egizi, per restare costante in tutta la sua storia, doveva necessariamente affidarsi a dei «canoni».

I canoni possono derivare da considerazioni diverse, a secondo dell'intento artistico che si vuole raggiungere. Nel caso dell'arte egizia, l'intento è di codificare in maniera costante ed immutabile la forma di rappresentazione di una figura indifferente alle situazioni particolari, presentandosi come norma assoluta.


A causa del valore magico dell'immagine, la preoccupazione principale degli artisti era quella di rappresentare tutte le parti del corpo nel modo più completo e caratteristico. Per questo motivo la testa veniva riprodotta di profilo e l'occhio era raffigurato di fronte; anche le spalle erano viste di fronte, per evitare il problema dello scorcio e per poter disegnare entrambe le braccia; le gambe, invece, erano disegnate di profilo in modo da rappresentare agevolmente i piedi e il movimento attraverso passi più o meno ampi. Inoltre, la pelle delle figure femminili veniva spesso colorata con una tinta più chiara rispetto al rosso bruno utilizzato per gli uomini. Per dare le giuste proporzioni alle varie parti del corpo, gli artisti si servivano di schemi quadrettati. L'altezza corrispondeva generalmente a 22 quadretti. Le dimensioni di ogni parte del corpo (braccia, gambe e così via) erano stabilite moltiplicando per un determinato numero di volte il modulo ,ossia il quadretto di base.

I pittori non erano interessati alla riproduzione fedele del vero: generalmente, infatti, utilizzavano campiture di colori piatti (senza chiaroscuro), ben definiti da una linea di contorno.Inoltre non rappresentavano mai cose lontane insieme ad altre più vicine: tutto era sullo stesso piano di profondità.

La figura nell'arte classica.

L'uomo è  il protagonista assoluto dell'arte greca.

A partire dall'età arcaica gli artisti non ritraevano i singoli individui, ma figure umane - generalmente giovani ignudi dai corpi atletici - che costituivano un modello di perfezione, di bellezza e di regolarità.

Gli artisti greci utilizzavano sempre le stesse regole compositive e proporzionali (canoni). I soggetti delle opere venivano ulteriormente generalizzati attraverso la nudità.

Uno degli artisti greci che nelle sue opere ha cercato di rappresentare il corpo in modo perfetto è stato sicuramente Policleto di Argo nel Peloponneso, vissuto intorno al V secolo a.C., scultore. Appartiene cronologicamente all'età classica . Ha scritto un trattato teorico, intitolato "Kanon", cioè canone, che definisce le regole di ciò che noi oggi chiamiamo "canone policleteo": l'equilibrio raggiunto nelle statue (ponderazione) e la corrispondenza inversa fra gli arti inferiori e quelli superiori (il chiasma). Le statue che maggiormente mostrano la sua concezione sono il Doriforo e il Diadumeno. Policleto, indicò come ideale supremo da perseguire la simmetria anatomica della figura umana, maschile e femminile, equilibrata nelle sue parti.  Nel canone  dava le misure perfette e assolute della figura umana: questa era concepita salda, atletica, armoniosa, con la testa piccola e la fronte larga, nella ricerca geometrica strutturale per la resa delle parti del corpo, vincolate tra loro da un rapporto dimensionale e di simmetria: la metà del corpo deve essere nell'attacco delle gambe,  il piede è un settimo della lunghezza del corpo,  la testa un'ottavo,  la faccia un decimo.

L'uomo vitruviano rivisitato

Il corpo umano ha inoltre un centro che corrisponde all'ombelico. Se infatti "si collocasse supino un uomo colle mani e i piedi aperti e si mettesse il centro del compasso nell'ombelico, descrivendosi una circonferenza si toccherebbero tangenzialmente le dita delle mani e dei piedi. Ma non basta: oltre lo schema del circolo, nel corpo si troverà anche la figura  del quadrato. Infatti se si misura dal piano di posa dei piedi al vertice del capo,  poi si trasporterà questa misura alle mani distese, si  troverà una lunghezza uguale all'altezza, come accade nel quadrato tirato a squadra" (Ferri III, 1, 4, p. 97).

Questo brano, in cui Vitruvio riconduce l'uomo ideale (microcosmo) alle figure geometriche della circonferenza e del quadrato - simbolo dell'universo e della terra (macrocosmo) - ha affascinato schiere di architetti che, a partire dal rinascimento, si sono cimentati nella traduzione grafica di tale insegnamento. Fra questi, va ricordato il famoso disegno di Leonardo da Vinci, conservato presso le Gallerie dell'Accademia di Venezia;

La figura nell'arte medievale.

Gli schemi di derivazione bizantina

Nel Medioevo gli artisti elaborarono diversi sistemi di rappresentazione della figura umana. Tali sistemi, derivati dalla tradizione bizantina, non  si basavano sull'osservazione diretta della realtà, ma  su rigidi schemi grafici. Le figure risultano  bidimensionali  e portatrici di significati simbolici. Nel Medioevo si rappresentavano messaggi divini che non appartengono al mondo terreno. Nel Medioevo infatti si ha una visione teocentrica.

La costruzione della figura umana avveniva secondo un metodo basato su un'unità di misura, pari alle dimensioni della testa, che, ripetuta nove o dieci volte, determinava la lunghezza totale del corpo. Questa unità di misura, suddivisa in sottomoduli, serviva anche per individuare le dimensioni del tronco, degli arti e dei principali elementi del volto ed era perciò più funzionale alla costruzione della figura sul piano bidimensionale rispetto ai complessi rapporti del canone classico. La tendenza alla schematizzazione tipica del Medioevo è ben evidente anche nel sistema dei tre cerchi concentrici utilizzato per la rappresentazione della testa, e negli schemi basati su poligoni . Questi schemi però non tengono conto delle reali dimensioni e proporzioni del corpo umano.

La pittura medievale di derivazione bizantina è inoltre caratterizzata da una svalutazione degli indicatori di profondità quali lo scorcio, i gradienti e il chiaroscuro: i piedi dei personaggi, ad esempio, non sono rappresentati frontalmente, ma sono posti in tralice e paiono penzolare da sotto le vesti; le figure si sovrappongono senza alcuna relazione spaziale; le linee sono dominanti rispetto al chiaroscuro.


La figura nel Rinascimento.

Nel XV secolo l'uomo assunse un'importanza fondamentale, a differenza di quanto era avvenuto nel corso del Medioevo, quando la teologia era al centro della ricerca culturale. Questo interesse crescente per l'uomo è evidente nelle opere degli artisti del primo Quattrocento, che si dedicarono allo studio delle forme e delle proporzioni del corpo umano mediante veri e propri studi anatomici, al fine di riprodurle con realismo. Importantissimo fu l'apporto artistico di Masaccio: Nelle sue opere   riportò  la natura dell'uomo con realismo, alla semplicità e all'attenta resa degli stati d'animo.

La cultura rinascimentale introdusse nelle arti figurative lo studio sempre più accurato sia dell'anatomia umana, sia dell'interiorità dell'uomo, attraverso l'indagine delle espressioni del volto e dei gesti.

Mentre studiavano il corpo umano per riprodurlo fedelmente, gli artisti rinascimentali, sull'esempio delle opere dell'antichità, ricercarono in esso anche la bellezza ideale. Seguendo le indicazioni delle teorie classiche, essi osservarono vari corpi e ne colsero le parti migliori, che vennero poi unite per ottenere figure ideali, simbolo di perfezione spirituale. Tali teorie artistiche sono evidenti, ad esempio, nelle opere di Piero della Francesca, Antonello da Messina e Sandro Botticelli.









 

 
 
 

Arte Gotica

Post n°76 pubblicato il 22 Marzo 2012 da grazyanna
 

 

Quadro storico:

-XIII-XIV sec.

in Europa  si sviluppano le monarchie nazionali (Francia, Spagna, Inghilterra e Olanda) con caratteristiche proprie:  monarchia,  capitale,  lingua,  esercito e struttura giuridica.

una nuova classe sociale:  la borghesia cittadina
corporazioni delle arti e mestieri
Si comincia a curare e a disciplinare l’aspetto delle città, ora più frequentate dai forestieri. Compaiono le prime grandi opere pubbliche laiche
 Il periodo gotico è condizionato da 3 figure mitologiche contemporanee (tra il 1100 e il 1200) e che vivono tutte e tre in Italia:
San Francesco (l'esaltazione dei miseri e degli ultimi, spingendo la Chiesa di Roma  ad una riflessione teologica. )

  Federico II di Svevia (imperatore illuminato e colto, sensibile all'arte e fonda l'università. E’ portatore di una novità: il sapere laico.

San Tommaso d'Aquino (ha tentato di ricucire e coniugare la cultura precristiana (Platone, Aristotele, Socrate) con la cultura cristiana).
L'arte Gotica                                                 Cattedrale di Chartres                                
   
Notre-Dame di Parigi                                   Cattedrale di Canterbury
 
Caratteristiche principali dell'architettura gotica.
Nella pianta:
  •  il transetto è più ribassato verso il centro;
  • ampio deambulatorio antistante al presbiterio: il Coro
  • abside con cappelle radiali.
All'interno:
  • la volta a crociera con archi a sesto acuto.
  • pilastro a fascio, struttura a scheletro, costoloni in evidenza. Sventramento delle pareti esterne tramite vetrate.

Esterno

 

 

 

 
 
 

Arte Normanna

Post n°75 pubblicato il 06 Marzo 2012 da grazyanna

La conquista araba ha inizio nell'827. Durante i due secoli e mezzo di potere, gli arabi  trasformano l'aspetto della Sicilia ,  modificando il paesaggio con lavori d'irrigazione e nuove coltivazioni provenienti dall'Oriente. In questo periodo vengono eretti numerosi edifici, sempre costruiti, in perfetta armonia con la natura: palazzi, moschee, minareti, giardini e fontane. In campo architettonico, viene introdotta in Sicilia una nuova tipologia decorativa: le figure umane lasciano il posto alla geometria e agli arabeschi, l'interno delle abitazioni viene abbellito  dai colori della ceramica, mentre i soffitti si ricoprono di ricchi alveoli a stalattiti.

 muqarnas: stalattiti arabi.


Ai giorni nostri non sussiste purtroppo alcun monumento di rilievo appartenente all'epoca musulmana. Questi splendidi palazzi arabi spariscono infatti con l'arrivo dei Normanni (che arrivano in Sicilia nel 1061) che se ne appropriano per riallestirli e modificarli, rendendo impossibile distinguerne l'antica funzione. Dell'operato arabo, permangono unicamente alcuni elementi decorativi e il tracciato sinuoso e irregolare delle vie, tuttora visibile nel tessuto urbano di certe città come Palermo.

I Normanni costruiranno nuovi edifici religiosi e civili utilizzando anche le maestranze arabe presenti allora in Sicilia.

Gli edifici costruiti dai Normanni risulteranno da una fusione di tre stili: romanico, bizantino e arabo

 Tutta la ricchezza dell'arte arabo-normanna nasce da un forte desiderio, da parte dei sovrani normanni, di emulare lo sfarzo di Bisanzio, città che sognano di conquistare. Grandi costruttori, i nuovi capomastri siciliani fanno uso di tutte le loro energie creative per erigere monumenti d'incomparabile splendore.  A partire dalla fine dell'XI sec. e durante tutto il secolo successivo, vengono innalzate grandi chiese ideate da monaci-architetti, sia greci che francesi e latini (Benedettini ed Agostiniani), ispirate alle forme classiche: pianta basilicale a croce latina o greca, torri e portale sulla facciata, coro spesso Sormontato da una cupola. Questi edifici vengono contemporaneamente abbelliti da mosaici bizantini realizzati da artisti greci e da ornamenti arabi (archi a ferro di cavallo, decorazione fatta di arabeschi ed alveoli). Vengono introdotti l'arco a sesto acuto, l'arco rialzato (che si erge verticalmente sopra al capitello prima di incurvarsi) e l'arco moresco.


 

Monumenti religiosi - La Cappella Palatina.

Capolavoro indiscusso di questa scuola siculo-normanna, la Cappella Palatina unisce all'arte romanica, caratterizzata da una pianta allungata a tre navate e da strette finestre da cui la luce filtra soffusa, l'arte islamica, che si ritrova nella sontuosa decorazione del soffitto, nelle varie iscrizioni arabe e negli archi ogivali, e quella bizantina, cui deve la cupola su pennacchi ad angolo, i mosaici su sfondo d'oro, i rivestimenti murali a pannelli di marmo ed i pavimenti con intarsi di pietra.

Gli absidi della Cattedrale di Palermo e del Duomo di Monreale.

Gl

Video Duomo di Monreale

Duomo Di Cefalù

San Cataldo e La Martorana

  Monumenti civili - Oltre ad alcuni grandi castelli edificati in posizione strategica, i re normanni si fanno costruire vari palazzi  pensati  per il riposo. Dopo la dominazione degli Altavilla, la Sicilia ne possedeva nove, di cui sussistono soprattutto i palazzi della Zisa e della Cuba. Queste splendide ville, testimonianze di un'architettura destinata agli svaghi, sono immerse in grandi parchi con distese d'acqua e provviste, nel loro interno, di due caratteristiche aree: l'iwan (sala a tre esedre) e il cortile all'aperto, circondato da portici e abbellito da una o più fontane. Anche la decorazione è ampiamente ispirata all'arte islamica: pavimenti marmorei o costituiti da mattoni disposti a spina di pesce, pareti ricoperte da mosaici (realizzazione piuttosto bizantina ma con motivi arabizzanti) e infine soffitti ed archi adorni di muqarnas scolpiti e dipinti.

 
 
 

Il Bacio di Hayez

Post n°73 pubblicato il 22 Febbraio 2012 da grazyanna
 

Ottima "lettura" di una delle opere più famose.

 

 
 
 
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