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Creato da Fratus il 08/08/2006
Commentiamo la società
 

 

Roma non far la stupida stasera

Post n°471 pubblicato il 16 Febbraio 2012 da Fratus

di Claudio Boccassini

La frase “Roma caput Mundi” fa parte della cultura di ognuno di noi, e trae le sue origini da quando Roma era effettivamente la capitale del Mondo (conosciuto). Ma molta acqua è passata sotto i ponti dai fasti della Roma Imperiale, e molti Re ed Imperatori si sono affacciati sulle rive del Tevere. Il Reggente della città eterna di oggi giorno si chiama Gianni Alemanno. E se è vero, come è vero, che i sovrani sono solo emanazione del popolo, sono una proiezione di una parte del loro ego, beh allora c’è da preoccuparsi.
Non dico questo per il passato Nero di Alemanno, per i trascorsi nell’MSI o per le simpatie per l’estrema destra. Colui che nega il proprio passato non è degno di vivere il proprio futuro. Per cui non ce l’ho con Alemanno per questo.
Trovo invece ridicolo e patetico che una città con quasi 3000 (tremila) anni di storia si blocchi per 5 centimetri di neve. Per intenderci, 5 cm di neve si tolgono con la stessa scopa che si usa per spazzare in salotto. Era invece necessario che, secondo quanto richiesto dal sindaco Alemanno, intervenisse la Protezione Civile che, armata di scope, spazzoloni, e palettine, togliesse la forfora dalla città.
Se come detto prima il Sindaco è una emanazione ed una proiezione del propri cittadini, allora vuol dire che tutti i romani, piuttosto che uscire di casa a spazzare il vialetto, preferiscono aspettare che arrivi qualcun altro a farlo, e nel frattempo si lamentano.
Poi, se nel giro di poco non arriva qualcuno, iniziano a dare la colpa a destra e a manca, alla protezione civile od al Nord, che, come ben è noto, controlla le precipitazioni e le temperature globali.
Quand’è che Roma tornerà ad essere caput Mundi? Quando impareranno a far nevicare (o smettere di nevicare) a comando? O forse quando impareranno che a volte bisogna rimboccarsi le maniche?!

 
 
 

Pisapia censura le Foibe… ancora una volta

Post n°470 pubblicato il 16 Febbraio 2012 da Fratus

di Vincenzo Sofo

Il vento è cambiato a Milano. Di certo culturalmente, come abbiamo avuto prova in occasione di quella che sarebbe dovuta essere la giornata per il ricordo dei martiri delle Foibe. La volontà di approfittare del vento favorevole per mettere le mani su questo pezzo di storia si è manifestata innanzitutto con il proliferare – quest’anno – di dichiarazioni giustificazioniste o addirittura talvolte negazioniste di associazioni e movimenti di sinistra (facilmente reperibili sul web).

La sistematicità di questo tentativo di mistificazione/censura storica è diventata più che una sensazione vedendo i rappresentanti politici locali – sempre della maggioranza - che subito si sono aggregati organizzando mostre patrocinate dalle istituzioni municipali, improntate sulla giustificazione dell’eccidio come reazione al fascismo, che improvvisamente diventa il responsabile delle decine (forse centinaia) di migliaia di italiani uccisi infoibati. Altrettanto improvvisamente scompare un piccolo dettaglio: gli autori di questo olocausto… giusto per lavarsi le mani e togliersi ogni responsabilità culturale/ideologica.

La sistematicità di questo tentativo di mistificazione/censura diventa una certezza quando si vede il nostro sindaco, il mite Giuliano Pisapia, partecipare disinteressatamente alla celebrazione meneghina accanto agli esuli di Istria-Fiume-Dalmazia: una celebrazione liquidata in quattro e quattr’otto, durante la quale il sindaco neppure ha voluto dare la parola agli esuli. Cosa mai accaduta.

Dimenticanza? Ingenuita? Potrebbe essere, se non fosse che Pisapia si è sempre mostrato insofferente al riconoscimento dell’orrore Foibe: tanto che, nel 2004, si oppose da deputato all’istituzione della Giornata del Ricordo. Era l’11 febbraio, e lui fu uno dei pochissimi (15) parlamentari che votarono contro la legge istitutiva.

 
 
 

“TRAINSPOTTING”, IRVINE WELSH

Post n°469 pubblicato il 16 Febbraio 2012 da Fratus

Tutti conoscono il film diretto da Danny Boyle del 1996, ma pochi hanno letto il libro che oltre, come sempre, ad essere molto più interessante, al contrario del film, è molto bello.

La storia, come quasi tutte quelle scritte da I. Welsh, si snoda nella città di Edimburgo. I protagonisti sono 4 amici: Mark Renton (detto Rents), Spud, Sick Boy, Francis Begbie che offuscano il male di vivere nell’eroina; ragazzi dei sobborghi scozzesi che hanno scelto (più per non avere alternative che altro) una vita lontana da modelli borghesi in cui l’uomo si circondata di beni materiali, voglia di fare carriera, mito del denaro e quant’altro renda la vita una schiavitù. La scelta dei ragazzi, ancora più da perdenti che quella da cui vogliono fuggire, li porterà a piccoli furti, delinquenza vera e ad un incredibile tradimento che si perpetrerà al termine del romanzo.
Il tentativo di scappare dalla droga lo si riscontra in Mark che viene imitato anche da Sick Boy… Ma nulla servirà perché il destino sembra segnato e, dopo roccambolesche avventure disegnate da una realtà che conduce i nostri protagonisti ad un eterno mal di vivere, un colpo di fortuna.

Welsh, con il suo modo graffiante, ricorda molto la complessità delle problematiche già viste nel film Arancia meccanica in cui Alex, il protagonista, viene preso alla leggera dai genitori che non comprendono le frustrazioni del giovane lasciandolo crescere in un mondo di solitudine senza punti di riferimento socialmente condivisibili. Il messaggio di Trainspotting è che la droga non è la soluzione e la fine mostra che la via di fuga esiste…

 
 
 

Celent’ano

Post n°468 pubblicato il 16 Febbraio 2012 da Fratus

Iniziando dal secondo quesito direi, poco, forse nulla.

Un radical chic che solitamente si sgola a favore della libertà di parola e invoca la chiusura di due giornali, sembra un po’ contradditorio. Oh, no, sbaglio io. Libertà di parola sottintende la locuzione “per la sinistra e basta, laddove per sinistra si intende chi abita in centro ha il suv manda i figli alla scuola privata ma compra eco chic e legge Repubblica”. Riguardo la prima domanda direi che ne sa meno che pochissimo.

Come può parlare del fatto che i preti dovrebbero parlare di paradiso e non di politica, quando per Chiesa cita i due principali giornali cattolici, quelli che vuole bandire? Solo un ignorante all’ennesima potenza può lasciarsi andare con tanta leggerezza…. la Chiesa si sa, è politica. Da sempre. Si afferma come movimento politico, vive come movimento politico, lo Stato della Chiesa, oggi Stato del Vaticano, è uno Stato autonomo che batte moneta e legifera e muove pure le guerre. Di crociate, Celentano, saprà che ce ne sono state diverse? Io mi sono fermata alla settima, la più importante è stata la quarta, ufficialmente ce ne sono state nove, escluse quelle mosse dai Bush. Quindi, come Stato, è giusto che parli di politica. Di paradiso ne dovrebbero parlare i preti, nelle parrocchie, nelle diocesi, nel quartierino, come nella realtà fanno. E dovrebbero parlarne i professori di religione che la sinistra radical chic di cui sopra vuole abolire assieme ai crocefissi, e dovrebbero parlarne le famiglie, tra una partita alla playstation e una rincorsa all’ultimo saldo.

Il potere, viene fatto dire da una comparsa munita di vocabolario, appartiene al popolo sovrano. Il quale, esercita il suo potere liberamente tramite un coro che sembra un belato.
Esistono i giusti ed esistono gli sbagliati; contro ogni relativismo e relatività che vorrebbero come unico sbagliato un cocktail che ben si addice ad ogni situazione.
Ed ecco che la Rai di Minzolini detta lezioni di Democrazia.
Capito Pericle? Impara.

 
 
 

E' sparito il nemico Berlusconi Spuntano i fascisti immaginari

Post n°467 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da Fratus

L’eterno spauracchio. Per rimpiazzare l’ossessione anti-Cav, adesso i giornali riesumano l’armata degli uomini neri

Avanti di questo passo e finirà che qualcuno, al ristorante, si metterà a gridare: «Cameriere, presto, c’è un fascista nella mia minestra». Pare infatti – leggendo i giornali – che negli ultimi tempi spuntino uomini neri un po’ dappertutto: l’Europa intera e l’Italia soprattutto sembrano  colpite da un’epidemia antidemocratica, con contorno di scarponi chiodati. Ieri Sette, il settimanale del Corriere della Sera, sparava in copertina un titolo inquietante: «L’orda nera», illustrato da una foto di due neonazisti americani a braccio teso e bandierona con la svastica. Che c’entrassero non si capisce bene, visto che il servizio – firmato da Ferruccio Pinotti – si riferiva al Vecchio Continente, ma tant’è. L’importante era comunicare al popolo italico che «l’internazionale di destra, complice la crisi dell’Euro, sta crescendo» e «si appoggia a una misteriosa struttura europea». Le ginocchia già tremano al pensiero della Spectre cameratesca, di cui Sette sunteggia il programma, il quale «spazia dal rifiuto dell’immigrazione alla lotta contro l’espansione dell’islam; dal recupero della tradizione cattolica (…) fino alla lotta contro le liberalizzazioni del governo Monti, facendosi carico delle istanze popolari». Se  l’Internazionale nera si presentasse con un programma del genere probabilmente farebbe il pieno di voti.

L’articolo tuttavia veleggiava su toni ansiogeni, mischiando in un unico calderone legami tra post fascisti e  camorra, «intrecci tra estremismo nero, banda della Magliana e finanza sporca». Seguiva un profluvio di  nomi e cognomi, cioè il solito elenco di ex estremisti neri (da Delfo Zorzi a Roberto Fiore), un bel rimpastone di ciò che da anni si legge sull’argomento «rigurgito fascista». Spuntava perfino  Licio Gelli.   A completare il quadretto, ecco la foto dell’ennesimo ciccione americano in tenuta nazistoide e un articolo su Casa Pound in cui il cronista scrive terrorizzato: «Non mi capita spesso, ma lo confesso: ho paura», perché ha visto due militanti stringersi gli avambracci nel saluto del legionario.

LE ARMATE DEL FASCIO
Da due giorni a questa parte, poi, il Fatto quotidiano mette in guardia a proposito del ritorno delle «Ombre nere», riesumando una vicenda del 2009 in cui sarebbe coinvolto il figlio di Gianni Alemanno (allora 14enne). Il giornale travagliesco dedica pagine intere a una spaventevole «aggressione fascista», in cui furono coinvolti «13enni e 14enni» e forse un paio di  quasi maggiorenni. Insomma, ci sono armate del fascio ovunque. C’erano, scriveva ieri Vito Mancuso su  Repubblica, fuori dal teatro Franco Parenti di Milano a manifestare contro lo spettacolo di Romeo Castellucci Sul concetto di volto nel Figlio di Dio. Ci sono «dietro» il movimento dei Forconi.    Secondo l’Unità «a cavalcare la rabbia sono anche esponenti di Forza Nuova»; per il solito Fatto «dietro» la protesta ci sono «estrema destra, mafia e massoneria».  Con tutta ’sta gente dietro i tir, sfido che si creano le code.     Tutto fa brodo per sostenere che il fascismo è alle porte: dai saluti romani a un concerto del console  Mario Vattani alle lamentele dei tassisti romani (di cui si ricordano le braccia tese a favore di Alemanno). A che pro sventolare lo spauracchio dei camerati? Semplice, caduto Silvio e sepolto – almeno per ora – l’antiberlusconismo, è indispensabile costruire un nuovo nemico.

Con poca fantasia, si va dunque a pescare nella galassia destroide italiana e non, senza distinguo alcuno. Si leggono, per esempio, cose orribili sulla destra ungherese: beh, ne abbiamo lette di  peggiori a proposito di Berlusconi. La creazione del nemico procede così: per stereotipi e sentito dire. È curioso notare, poi, come il Cavaliere venisse accusato di aver resuscitato il fascismo, sdoganando i «neri» (come sostiene un libro appena uscito: Ripuliti, di Davide Nalbone e Giacomo Russo Spena). Ma  se il fascismo era già risorto con lui, come fa a risorgere pure oggi a causa del governo Monti? Misteri della dietrologia. Attenti, dunque, i camerati sono ovunque: sul camion, in taxi, per strada, ovunque c’è caos. E se i vostri figlioletti mettono a soqquadro la camera, occhio: potrebbero essere fasci pure loro.

di Francesco Borgonovo (LIBERO quotidiano)

 
 
 
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