Creato da ladestra_lecco il 28/09/2008
LA DESTRA LECCO
SITO UFFICIALE DE LA DESTRA CITTA' DI LECCO E PROVINCIA
Ultimi Commenti
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otellotre il 05/05/11 alle 14:07 via WEB
E allora in bocca al lupo,; da Roma farò il tifo per voi !
A presto
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adler_ssl il 12/04/11 alle 19:40 via WEB
"Complimenti" a Maroni che con l'accordo con la Tunisia non ha fatto altro che aumentare i problemi dell'Italia...
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Ecle_100 il 16/02/11 alle 21:57 via WEB
E devono cambiare anche in fretta!!!
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card.napellus il 16/02/11 alle 21:56 via WEB
L'Italia da tempo non è più quella che conoscevo. Ma le cose devono cambiano per sopravvivere.
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giancvilla il 14/10/10 alle 10:17 via WEB
E chi, anche nel lecchese, lo ha seguito quando solo pochi giorni prima ne diceva peste e corna.
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ladestra_lecco il 03/10/10 alle 23:16 via WEB
ma il peggio sono i falliti che ha accanto
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quintoariano il 16/09/10 alle 15:57 via WEB
CHE VERGOGNA CHE FA QUESTO UOMO " TRADITORE"
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tattoosupplies888 il 08/09/10 alle 07:14 via WEB
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ladestra_lecco il 03/09/09 alle 21:19 via WEB
Il fatto che riporti è in se' e per sè esecrabile, e senza alcuna esitazione da conddannare, ammesso che sia vero.
Perchè vedi, mentre i bombardamenti qui riportati sono un fatto acclarato che appartiene alla storiografia ufficiale e condivisa, i fatti che tu adducci provengono da una sola fonte, quella della sinistra lecchese.
E come ben sai nel corso degli anni la ricostruzione dei fatti può subire manipolazioni di ogni genere, soprattutto se usata a fini politici (e qui il tuo compagno Pansa l'ha dimostrato chiaramente negli ultimi anni).
E poi vedi ci sono passaggi che non convincono e aprono delle domande profonde come delle voragini:
Perchè mai i repubblichini avrebbero dovuto di fatto condannare una fabbrica alla chiusura, per di più in un momento di grande mobilitazione produttiva e di scarsità di manodopera come quello del 44-45?
E poi ancora, siamo sicuri che i 30 deportati fossero veramente operai e non sabotatori appositamente infiltrati?
A queste domande, ne io, ne te sapremo mai rispondere.
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ugomoi il 02/09/09 alle 19:46 via WEB
Le opinioni sono tutte legittime ma la verità è una sola.
Ed è importante ricordarla a tutti, soprattutto a La Destra Lecco, che dimostra di averne più bisogno di altri.
VI SUGGERISCO UN POST SERIO. LA VERITA'
7 marzo 1944. Quel giorno sfilarono attraverso le vie di Lecco una trentina di persone incatenate, c'erano uomini, donne ed anche ragazzi. Erano gli operai della Bonaiti che i repubblichini avevano arrestato per aver partecipato ad uno sciopero. Di quella trentina di persone, ventiquattro furono mandate nel campo di concentramento di Mauthausen e in quell'inferno ne morirono diciannove.
E' questo uno dei fatti più gravi che hanno colpito la nostra città durante gli anni tragici dell'occupazione nazifascista.
Alcuni operai della Bonaiti di Lecco furono arrestati dai repubblichini il 7 marzo 1944 perché avevano partecipato ad uno sciopero. Di quella trentina di persone, ventiquattro furono mandate nel campo di concentramento di Mauthausen e da quell’inferno tornarono solo in sette. E’ questo uno dei fatti più gravi che hanno colpito la nostra città durante gli anni tragici dell’occupazione nazifascista. Gli scioperi nelle fabbriche iniziarono il 1° marzo a Torino. Anche a Lecco i fermenti dello sciopero lievitarono ed il 7 marzo fu la data stabilita per l’inizio delle agitazioni. Alla Badoni, alla Bonaiti di Castello, alla File, all’Acciaieria del Caleotto, all’Arlenico gli operai entrarono negli stabilimenti ma attuarono lo sciopero bianco, cioè si stava in fabbrica ma non si lavorava. La
reazione non si fece attendere, ma non furono i nazisti ad intervenire bensì i repubblichini.
Guidati dal capo dei fascisti di Como, tale Saletta, entrarono alla Bonaiti, arrestarono trenta operai e li portarono
legati alla stazione ferroviaria. In corso Matteotti gli operai incatenati incontrarono don Giovanni Ticozzi. Il sacerdote ha scritto su questo episodio: “Ricordo molto bene quel triste giorno in cui, recandomi alla mia scuola,
ho visto passare, legati insieme come malfattori e sorvegliati da brutti ceffi armati, i nostri operai destinati alla deportazione e alla morte. E uno di loro, vedendomi, mi rivolge questa frase in dialetto: “El ved, don Gioan, come sem consciaa?”. Non saprei dire precisamente chi fosse, perché i miei occhi erano velati dalle lacrime e
il cuore ottenebrato da sentimenti non dico giustificabili, ma certo spiegabili, di ribellione e di rabbia impotente”.
Don Giovanni Ticozzi venne a sua volta arrestato pochi mesi dopo, il 30 ottobre del 1944, e fu portato prima a Como e poi al carcere di San Vittore a Milano, prima di essere liberato alla fine di marzo del 1945. Purtroppo quel grande sacerdote nulla poté contro la cieca violenza di quel 7 marzo e degli inermi operai lecchesi, tra cui
c’erano cinque ragazzi, il più vecchio dei quali aveva diciotto anni, finirono a Mathausen. Oggi dei sette che fecero ritorno resta solo Pino Galbani che al momento del suo arresto e della sua deportazione aveva 17 anni.
Da parecchi anni Pino Galbani, un giovane ottantenne, ha fatto della memoria di quella sua triste esperienza una occasione di testimonianza. Ma non è stato sempre così. In un’intervista di qualche anno fa ci ricordava le difficoltà incontrate al rientro a casa, quando si trattava di spiegare quello che aveva vissuto. “Il ritorno a casa fu ovviamente bello, ma presto capii quanto fosse difficile comunicare la tragedia che avevo vissuto. I parenti di coloro che non erano tornati non riuscivano a darsi una ragione, io stesso facevo fatica a spiegare le brutture vissute. Per molti anni, allora, quasi non parlammo di quello che avevamo passato. Nei primi anni Novanta, certo
revisionismo storico e la proiezione dei primi film girati dagli inglesi nei campi di concentramento, ci convinse che
la memoria di quei giorni terribili andava tenuta viva. E’ per questo che anche oggi continuo ad andare nelle scuole a testimoniare ai giovani quella mia discesa all’inferno”. Su quel periodo ha scritto parole significative
proprio don Giovanni Ticozzi. “Quando mi tornano alla memoria gli arresti di quei mesi – ricordava il sacerdote – le prigionie, le deportazioni, le sevizie, le uccisioni; quando penso quante e quali furono le vittime di quell’infausto, vergognoso periodo, immolate sullo scannatoio di una causa infame già perduta, ancora mi si inacerbisce il cuore e parole spietate e roventi mi vengono alle labbra...”.
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IN FLAMMIS FLAMMA

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Eccola,
Si spiega al soffio dell'onore
si stende al vento della fede,
si illumina nella promessa del futuro.
Consacrala anche tu,
Essa te lo domanda.
(G. D'Annunzio)
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