Community
 
RDNZL
Sito
Foto
   
 
Creato da RDNZL il 04/01/2011

LA LEGGE

Farai ciò che vuoi

 

 

LO ZOMBIE PSICOLOGICO

Post n°20 pubblicato il 12 Gennaio 2011 da RDNZL

Una delle più efficaci strategie di manipolazione e di interiorizzazione del controllo da parte dei “morti viventi” è stata quella di psicologizzare l’anima.
Un repellente linguaggio psicologico ha infettato tutta la sfera dell’interiorità.
Ogni folle richiesta del Capitale, ogni abuso e ogni rinuncia che l’imperativo economico imponeva ai soggetti (ricordo che il copione recitato dal “teatro degli zombie” ha, impresso in filigrana, il marchio della merce), ogni impoverimento sostanziale che l’astrazione delle categorie del valore e che il mito dello sviluppo hanno provocato alla natura e alla bellezza in generale, sono state accettate grazie al potente rammollimento causato dalla psicologia dell’anima.
Si è fatto credere ai soggetti che la loro sana reazione di rifiuto fosse un’insufficienza personale, una rigidità da superare, il segno di un problema psicologico.
Il soggetto indebolito, invece di rimettere in discussione le pretese di un ambiente patogeno, le follie ideologiche della macchina capitalista, gli abusi di cui è costantemente vittima in nome di una “normalità” ricompensata dall’ultimo schifoso gadget alla moda, corre preoccupato da uno psicologo. Lì, un subdolo e miserabile agente della zombizzazione, dietro il paravento di una costosa quanto pretestuosa “cura” d’anima, convince lo sventurato della bontà del suo senso di inadeguatezza nei confronti delle “legittime” richieste della vita moderna, e da specialista lo aiuterà a superarlo... ovvero ad adeguarsi.
Schiere di zombie, sotto la forma di psicologi e psicanalisti mediocri, abbeverati alla vomitevole scuola americana della psicologia dell’io, sono preparati per instillare il bacillo della putrefazione nell’anima dei sofferenti.
Qualche psicanalista di valore (uomini e donne realmente toccati dal disagio interiore, dotati della competenza e delle risorse culturali in grado, se non di guarire, quantomeno di recare un temporaneo sollievo o di spingere ad un’autonomia spirituale) esiste.
Sono davvero eccezioni.
Gli altri sono tutti zombie inoculatori del male (più o meno consapevoli), intenti ad una redditizia manipolazione.
La psicologia ha trasformato l’anima in un piccolo teatrino interiore che si ha il dovere di rendere sempre più trasparente non solo, e non tanto, a se stessi, quanto piuttosto agli altri. Sottoporsi alla visione generalizzata, ad una panottica marea di consigli e giudizi, è un imperativo categorico. Lo zombie tipo vi accuserà di avere “qualcosa da nascondere” se non vi prestate a questo puerile disvelamento. I “morti viventi” detestano la privatezza dell’anima, la segretezza interiore, la non esibizione personale… poiché tutto ciò che è occulto non è facilmente manipolabile e controllabile. Lo zombie tipo proverà un fastidio incoercibile se userete un linguaggio che non padroneggia, dei concetti che non sono banalmente rintracciabili ovunque, una salutare attitudine alla selezione e alla distinzione.
Lo zombie tipo vi accuserà di “elitismo”, di essere antidemocratico perché non tollerate l’egualitarismo, mentre in tal modo il “morto vivente” denuncia solo la sua frustrazione nel non potervi trasmettere le perversità della decadenza, tutta la sua infetta mollezza.
L’industria farmaceutica è la dispensatrice di una delle innumerevoli droghe con cui le anime vengono ridotte in poltiglia, con cui si trasforma in un “problema personale” quello che è un campanello d’allarme di ciò che resta di salute nell’anima verso le pretese ignobili del macabro teatro, del capitale criminale e della follia zombesca.
La società dello spettacolo è il trionfo di queste anime fragili, di questo narcisismo senza profondità che chiede continue rassicurazioni e conferme.
I preziosi moti dell’anima verso l’espressività e la condivisione vengono subito pervertiti dagli zombie: violentati e sospinti alla degenerazione affinché si disinneschino e si annacquino con la promessa illusoria di un esibizionismo redditizio. L’insicurezza è favorita esponendo le giovani piantine dell’anima al pubblico giudizio, effimero quanto incompetente. La pubblicità e la fama promettono la realizzazione della persona quando sono invece sostanze micidiali per un’anima, capaci di uccidere anche l’embrione più creativo. La richiesta di comprensione e la spinta critica di uno spirito in crescita trovano come tutta risposta l’invito al conformismo, o la strada dello psicologo per risolvere al più presto una devianza “personale”.
La società degli zombie è patogena, non lo è una presunta interiorità a cui viene richiesto di adeguarsi allo status quo per provare la sua salute. La società degli zombi va sabotata nei suoi continui tentativi di trovare delle risibili spiegazioni di causa e di effetto ai movimenti sempre e comunque insondabili dell’anima. Nelle sue profondità l’anima non ha infatti nulla di personale o di personalistico. Essa rimanda al mistero del corpo di cui è un’indivisibile manifestazione. Il corpo rimanda alla materia vivente, e la materia vivente alla totalità energetica impensabile nella quale siamo contenuti e della quale facciamo parte.
Ma, lo ricordavo, di tutto ciò lo zombie ha scioccamente paura.

 

 
 
 

EQUIVOCI DEL PENSIERO DIVISO

Post n°21 pubblicato il 13 Gennaio 2011 da RDNZL

Il disprezzo è un atto di separazione violenta. A allontana se stesso da B con un’enfasi che, per il movimento dialettico, denuncia il forte e sotterraneo legame tra A e B.
Questo blog non è quindi il manifesto dei “perfettamente sani” contro gli zombie. Noi disprezziamo (e quindi denunciamo il nostro rapporto con ) una certa metafisica, ma ci guardiamo bene dall’identificare, in modo semplicistico, questa metafisica con lo zombie.
Noi contro di loro. Chi ci ha interpretato in questo modo ha letto male, o non ha capito nulla. Il manipolo dei puri che affronta l’esercito degli impuri: quale più pura espressione dello zombismo!

Chiunque è destinato ad entrare a tratti, e più o meno intensamente, in una fase iniziale (o fase A) di “morto vivente”. Questo accade perché la dicotomia interno / esterno, precisamente quella di interiorità /esteriorità, è naturalmente fasulla.
Gli zombie non sono tali perché possiedono il potere, ma possiedono il potere (ovvero ne sono posseduti) perché sono essi stessi il prodotto di un’anima che si è sfaldata, e che aderisce senza riserve alla macabra scissione tra vita e morte. Questa è una scissione che noi combattiamo ma di cui non siamo affatto immuni… di cui siamo, verrebbe da dire, portatori sani.
Infatti, una cultura, attraverso il linguaggio, le istituzioni, l’architettura e tutte le innumerevoli espressioni e manifestazioni della sua realtà costituisce i Soggetti. L’interiorità di un Soggetto è perciò generata e modellata a partire da un’esteriorità, oltre che dal mistero della sua stessa inscindibile proprietà materiale (corporea). Solo tardivamente, solo se l’anima non soccombe ad uno zombismo di tipo B o peggio ancora di tipo C, si costituirà un mondo interiore relativamente autonomo, e in grado di opporre una resistenza all’ambiente. Abbiamo già fatto notare che questa resistenza è il segno di un’anima in salute quando è plastica e non quando è una roccaforte immutabile ed autistica. L’identità costituita come un muro, riproduce la dualità di interno ed esterno che è tipica del pensiero degli zombie.
I germi dello zombismo, che faranno inevitabilmente entrare chiunque in una fase A, sono perciò costitutivi di chi nasce e cresce in questa cultura. Dobbiamo allora essere cauti con le parole e il disprezzo.

In buona sostanza, noi affermiamo che è possibile disprezzare una certa metafisica a patto che riconosciamo il nostro legame almeno embrionale con essa, il fatto che l’abbiamo o l’avremo un giorno (anche debolmente) incarnata.
E’ possibile disprezzare una certa metafisica solo se NON la identifichiamo con le sventurate creature (i morti viventi in fase C) che ne portano le insegne e gli stendardi infetti, ma siamo in grado di ravvisare in noi stessi ciò che produrrà l’esito finale al quale riserviamo la nostra vigilanza difensiva.
In caso contrario, un noi “puro” si opporrà mitologicamente ad un altro "impuro" riattivando la peggiore delle dicotomie, quella fanatica disposizione che ha alimentato l’ideologia totalitaria del XX° secolo.

Perciò, cari “selezionati” lettori: scatenare una guerra contro gli zombie significa scatenarla dentro di sé, contro il nostro stesso linguaggio e contro ciò che abbiamo di più intimo.
L’esito finale non è l’immaturo disprezzo dell’altro, ma il superamento dialettico dello zombismo e della nostra costitutiva predisposizione alla scissione e al pensiero dicotomico.

 

 

 

 
 
 

LA SCALA ESOTERICA

Post n°22 pubblicato il 13 Gennaio 2011 da RDNZL

Ho distinto tre fasi di trasformazione in zombie: la fase A iniziale, la fase B mediana, la fase C matura. Ognuna di queste fasi si può suddividere in tre gradi: 1 raramente in A, 2 mediamente in A, 3 costantemente in A, e così via…
La maggior parte dell’umanità si trova tra il terzo grado della fase A e il primo della fase C. Sono rari tanto gli estremi che occupano i primi gradi della fase A quanto gli ultimi due della fase C.
I “raramente in A” sono un manipolo di "splendidi" : artisti, liberi, indomiti, produttori del bello e resistenti alla putrefazione, grandi concentratori di vita e di anima. Sono equamente divisi tra uomini e donne. L’esistenza in vita di uno solo di questi organismi è la garanzia che il Reale non si trasformi totalmente nel macabro Teatro degli Zombie. Alcuni di essi acquistano fama, però devo dire che i più rappresentativi furono probabilmente degli sconosciuti, degli anonimi custodi dell’anima. La teologia chiama costoro “santi”, ma essendo la teologia il frutto più equivoco di un pensiero diviso essa è soprattutto l’espressione di zombie in fase matura. I suoi “santi” furono zombie particolarmente ben camuffati. Ma affermare che tutti i “santi” furono “infiltrati” della maligna degenerazione significherebbe creare una dicotomica antiteologica (come fa il satanismo, ad esempio) che ci farebbe ricadere nel pensiero dualistico, espressione dello zombismo. Perciò rifiutiamo senza esitare questa dottrina speculare e negativa, ricordando che una delle specialità dello zombie infettante e graduato, dello zombie dei due ultimi gradi della fase C, è di mescolare sempre un po’ di vero alla menzogna.
Veniamo a questi Signori del macabro (le fasi mediane essendo fin troppo note a tutti i lettori per risultare interessanti), agli occupanti delle due ultime caselle della fase C.
Il loro sigillo, il loro nome, il loro volto, la loro parola sono infetti e molto pericolosi, soprattutto il pericolo è tanto maggiore quanto più ci si trovi vicini a loro, nella divertente scala che ho immaginato. E’ relativamente facile che un nuovo arrivato nel secondo grado della fase C finisca anche nel terzo, ma è assai più difficile che chi proviene dall’ultimo grado della fase precedente finisca nel primo della successiva…. e questa resistenza aumenta scendendo di fase.
Anche fra i campioni del macabro ci sono personaggi famosi (anzi, la fama è facilmente un attributo di questi estremi). E’ arduo che uno zombie di terzo grado in fase matura non si faccia conoscere. Dato che occupa i vertici del potere egli è solitamente sulla bocca di tutti e recitando un ruolo di primo piano nel palcoscenico della Storia il suo nome è trasmesso ai posteri, scritto sulle monete d’oro. Tuttavia, esistono delle schiere di psicopatici, di esseri assolutamente deprivati di anima che potrebbero rivendicare a giusto titolo un posto in questa casella : la 3C.
Ma in questa triste estremità dobbiamo distinguere tra lo zombie puramente patologico e lo zombie graduato, portatore di stendardi e infettante. Questo Signore del macabro ha un’anima! Esattamente come i nostri splendidi vivi della casella 1A.
Meraviglia.
Vediamo qui come l’unione degli opposti si realizzi, la scala si ripieghi in una figura circolare. Gli estremi si toccano su questo punto, e non potrebbe essere diversamente se questa scala non è un’invenzione di zombie (modestamente), ma attenzione: l’anima del Signore del macabro è costituita dall’inverso speculare dell’unità di vita e morte. Sì, essa si genera come un buco nero, come un’antimateria che appare quando vita e morte sono tenuti scissi con uno sforzo supremo. Egli è teoricamente il distruttore completo, l’insensatezza totale. Ma, naturalmente, questa figura è ideale, non umana.
Se essa esistesse coinciderebbe, in un fulmineo tratto, con il creatore totale.       

 

 

 
 
 

FREQUENZA 1666 MHz

Post n°23 pubblicato il 14 Gennaio 2011 da RDNZL

Fermo. Grigio. Fermo. Fermo. Fermo. Fermo. Lieve spostamento a destra. Grigio. Fermo. Fermo. Vibrazione. Lieve allarme. Vibrazione. Fermo. Fermo. Allarme. Spostamento in avanti. Fermo. Antenna. Lieve allarme. Fermo. Tocco rapido. Nessun pericolo. Simile. Fermo. Fermo. Spostamento indietro. Fermo. Grigio. Fermo. Vibrazione. Simile?. Zampetta. Simile. Nessun pericolo. Fermo. Fermo. Fermo. Fermo. Fermo. Grigio. Spostamento deciso a sinistra. Ancora uno spostamento. Ancora uno. Fermo. Vibrazione. Cibo?. Fermo. Ancora vibrazione. Cibo?. Tocco rapido. Non commestibile. Fermo. Fermo. Fermo. Grigio. Spostamento lieve indietro. Ostacolo. Fermo. Ancora uno spostamento indietro. Fermo. Fermo. Fermo. Grigio scuro. Buio. Fermo. Luce forte. Allarme. Grigio chiaro. Allarme. Vibrazione. Allarme alto. Grigio scuro. Allarme alto. Quasi buio. Avvicinamento corpo non identificato a grande velocità. Fuga. Fuga rapida. Fuga. Fuga. Fu… SPLORCH.

Queste cazzo di blatte…

Dring… drrring… drrring…

Sì, pronto? Ciao Pippo. Come te la…? No, non so nulla. Come??. Filomena è morta? Ma come? Incidente stradale? Oh, dio… e Astolfo? Pure lui ?? Era alla guida… oh, Cristo! Ma il piccolo Gian Battista? Era dietro? E’ vivo! Sia ringraziato il cielo! Incastrato nelle lamiere? Povero piccolo… Come? Paralizzato?? Frattura doppia della cervicale? Oh, poveretto… orfano e tutta la vita su una sedia a rotelle… Ma è mostruoso, Pippo. Come è potuto succedere? Come può Dio permettere una cosa del genere? Se lo incontrassi lassù, gli direi: Ehi Onnipotente, che cosa hai da dire su tutta questa mostruosa faccenda, eh?...

Cari lettori, pare che Jehovah abbia risposto.
Il radiotelescopio dell’osservatorio di Green Bank (West Virginia) per la decodificazione dei segnali provenienti dalle galassie, ha ricevuto forte e chiaro il seguente messaggio su frequenza 1666 MHz:
“Schalem’ Kifà Brot...”.
Pare che sia un’espressione dialettale dell’antichissima ed estinta lingua aramaica.
I nostri esperti sono stati però in grado di tradurla, e suona pressappoco così :

Questi cazzo di umani…” 

 

 

 
 
 

UN INFERNO DI GHIACCIO

Post n°24 pubblicato il 15 Gennaio 2011 da RDNZL

Un’analisi anche superficiale del nostro linguaggio rivela che esso è costituito da dualismi, dicotomie e contrapposizioni essenziali.
Vita contro morte, anima contro materia, piacere contro dovere, lavoro contro svago, vero contro falso, buoni contro cattivi.
A partire dalla scissione originaria di vita e di morte si è generata, nel corso dei millenni, una civiltà (la nostra) che ha sviluppato al massimo la conoscenza strumentale del mondo, l’analitica efficace della ricerca dei mezzi, il dominio esteso ad ogni ambito del reale. 
Questa stessa civiltà è, come ho già fatto notare, la creatrice della scienza e della libertà individuale, le quali tuttavia risentono dell’impostazione dualistica generalizzata del pensiero e sfociano facilmente in tecnica manipolatoria o in delirio di onnipotenza.
Cos’è infatti la libertà se è disancorata dal corpo? Follia fanatica ed universalistica. 
Cos’è la formalizzazione scientifica se è l’estensione impropria di una scissione metodologica al reale tout court? Delirio macabro e trionfo del cadaverico.

La straordinaria spinta trasformativa inerente all’intelligenza occidentale del mondo, si è rivelata una carica faustiana (per chi ricorda cosa sia il Faust di Goethe o il Doctor Faustus di Mann), ovvero una fonte di creazione intimamente distruttiva perché binaria, dualistica e dicotomica.
L’affrancamento dalla superstizione olistica, dalla mitologia universalizzante che caratterizzava il pensiero arcaico o primitivo, e che ha favorito l’emersione occidentale del serbatoio dell’anima, dell’individuo (etimologicamente: ciò che non è ulteriormente divisibile), è stata pagata a carissimo prezzo. 
Noi viviamo in un inferno freddo.
Un inferno freddo è un luogo in cui prevale un’attività febbrile che, però, sostenuta dal pensiero diviso, riproduce a sua volta scissioni e dicotomie che abbassano la temperatura dell’ambiente. Le metropoli sono le perfette materializzazioni di ciò che affermo: luoghi in cui un’iperattività delirante si svolge fianco a fianco con l’anomia, l’alienazione ed il gelo interpersonale.
Pezzi di competenza tecnica si offrono strategicamente a parti di attività in cambio di astrazioni monetarie di valore. Nell’opposizione binaria, illusoria e complice di  lavoro / tempo libero, si aggirano insoddisfatte moltitudini di zombie che cercano un po’ di calore sulle chat, sui loro telefoni perennemente accesi, attraverso l’adesione spettacolare a piccole mitologie di plastica, o in quei simulacri di unità cosmica che sono le famiglie. Ma la famiglia, soprattutto quella cattolica, è la più vetusta fonte di scissione e di divisione spirituale.
In essa tutte le più infami dicotomie sono incoraggiate: il piacere evoca lo spettro del dovere coniugale; il ruolo attivo del maschio evoca quello passivo della femmina; l’esclusività santificata in eterno evoca il tradimento extraconiugale; la sacralità della sua forma evoca ostilità e barriere a modi alternativi di espressione amorosa; il familismo come sede privilegiata del valore evoca la deresponsabilizzazione verso la cittadinanza e il bene pubblico… ma il macabro teatro degli zombie, nella sua corsa progressiva verso l’astrazione e il trionfo della forma mercificata del pensiero, scioglie come un acido tutti gli agglomerati pseudo unitari (unità che si reggono su dicotomie interne) che il pensiero religioso ha costruito in secoli di dominazione. Tra cui la famiglia, appunto. Infatti, il fine del teatro degli zombie è l’impostazione di una dicotomia assoluta. E’ la sua ideologia occulta.
I “morti viventi” hanno evocato la liberazione sessuale e la libertà dei costumi al solo scopo di recuperare questa sfera del privato al controllo monetario, al mondo reificato della merce in cui i Signori del macabro sguazzano.
Il piacere era rivoltoso e sovversivo quando doveva liberarsi dalla colpa, dalla dicotomia cattolica che infanga il corpo e che consegna all’anima uno statuto di spettro repressivo. Ma questo è già il passato. Il piacere, vittima del pensiero dualistico, è diventata fredda distensione genitalizzata in cambio di moneta o di nulla. La trasgressione sessuale, lungi dall’erotizzare i rapporti e la vita, è diventata la forma più subdola di avvelenamento e di raffreddamento dell’anima.
Lì dove dovrebbe esserci la massima fonte di calore, dove dimora il dio Eros, si è riusciti (separandolo, sovrainvestendolo, mercificandolo) nel miracolo di farne il più spaventoso refrigeratore.
Gli zombie graduati o infettanti si sono spinti oltre. La diffusione planetaria dell’immagine corporea perfetta e avulsa dall’organico ha punito il corpo come neppure il peggior Savonarola o il peggior Paolo di Tarso avevano mai pensato di fare.
L’imperfezione essenziale del vitale e dell’organico sono addirittura diventati tabù nell’immaginario delle masse sottoposte alla zombizzazione. Così, dopo l’ubriacatura  della finta rivoluzione sessuale degli anni sessanta e settanta si è passati ad una frigidità generalizzata che si nutre dei simulacri del sessuale. Uno stadio di perversione ulteriore.
Le nuove generazioni mostrano un’ignoranza del corporeo ed un’idiozia sentimentale che testimoniano quanto la putrescenza dell’anima si sia spinta in profondità tanto da far quasi rimpiangere la pseudo unità moralista del religioso.
L’ideologia trionfante dei “morti viventi” ha trasformato tutto in merce: il corpo in pezzettini slegati, l’anima si è quindi (per la sua natura inscindibilmente materiale) anch’essa spappolata in filamenti mollicci e in bubboni narcisistici… mentre la temperatura scende, scende ancora.

Benvenuti nell’inferno di ghiaccio.

 

 

 
 
 

SU E GIU' PER LA SCALA ESOTERICA

Post n°25 pubblicato il 15 Gennaio 2011 da RDNZL

[La comprensione di questo articolo della Legge richiede la lettura dell’articolo n°22.]

Il nome, il volto, la parola, il sigillo degli zombie in fase A sono innocui.
Gli “splendidi”, appartenenti ai primi due gradi di questa fase, sono capaci di produrre, a volte, un effetto riparatore… la loro parola può essere lenitiva. Essi costituiscono un baluardo contro la zombizzazione completa del mondo. 
Uno zombie in 1A o in 2A manifesta un tasso molto basso di violenza. Uno zombie sul gradino iniziale della scala esoterica, ammesso (per assurdo) che rimanga a questo stadio,  non è una persona “normale” : tendenzialmente non guida un’automobile, ad esempio… né sale su un aereo. Non estende la sua volontà di dominio su quasi nulla, non usa volentieri il danaro, non produce offese deliberate al bello, non cerca la fama, non parla “normalmente”, non pensa quasi mai per opposizioni dualistiche. Lo “splendido” è un alieno o, più semplicemente, un’impossibilità esistenziale, nel macabro teatro dei morti viventi.
Una specie di idiota.
Nessuno però coincide con il grado di una fase, nessuno è fermo all’impossibile grado 1A ma, come tutti, si muove sulla scala esoterica; e si spinge avanti sino al punto in cui gli è ancora possibile il movimento del regredire oppure gli è impossibile cambiare di stato.

Un individuo che percorresse solo la fase A è un’anomalia. L’umanità si trova nella fase B e raramente regredisce in A… più spesso finisce in 1C, per poi ritornare ai vari gradi di B.
Il fatto di trovarsi nello stadio B non significa per nulla che si è necessariamente partiti da A. Essere nella fase A non coincide con un’età giovanile, anzi. E’ molto facile essere uno zombie in fase B (B come banale) mentre si cresce, o non si è raggiunta una certa maturità spirituale.
Lo sviluppo della psiche porterà raramente il soggetto in due direzioni: verso l’antianima dei Signori del macabro (fase 2C, e soprattutto 3C) o verso l’anima degli “splendidi” della fase 2A, e soprattutto 1A. Più spesso il Soggetto oscillerà banalmente nei gradi dello zombismo B, con forse una puntatina in 1C. Questo per dire che gli zombie tipo, la gran massa degli zombie, gli zombie comuni, durante tutta la loro sopravvivenza non fanno in realtà nulla, non hanno un reale mutamento, non agiscono e non decidono quasi mai.
Sarà un essere eccezionalmente splendido quello che da 1C dovesse ritrovarsi in A (perché allora la sua conquista della fase A sarebbe davvero profonda). Infatti, bisogna togliere l’equivoco che 1A o 2A coincidano con una sorta di beata inconsapevolezza. Chi è l’individuo quasi sempre pieno d’anima o mediamente pieno d’anima?   
E’ questi una persona semplice di spirito? Il fatto che sia ignorante e povero è un aiuto in tal senso? Coincide forse, lo “splendido”, con gli umili e i semplici di cui parla il cristianesimo? No. Niente affatto. Anzi, la sua potenza d’anima si accresce quanto più costui è consapevole, edotto dalla vita e dalla sua cultura, quanto più conosce gli abissi e i pericoli dello zombismo in fase matura e putrida, cioè La Legge (pur non essendo mai stato un 2C o peggio ancora un 3C, ma forse una volta, mirabile dictu, 1C).

Gli zombi graduati che occupano la prima, la seconda e la terza casella della fase C sono pericolosi. La loro parola, il loro sigillo, la loro immagine sono infetti e contagiosi.
Abbiamo già visto che l’esistenza di uno zombie in fase 3C è, parimenti a quella di chi si trovi solo in A, una vera e propria anomalia. La sua anima sarebbe potentemente distruttiva, perché il risultato di una scissione esasperatamente assurda di vita e morte.
Gli psicotici gravi e gli psicopatici, la cui patologia non venga strumentalizzata a fini teatrali da un certo numero di zombie in fase C, non sono infestanti. Proprio perché prive di anima, qualche volta fisicamente pericolose per sé e per gli altri, le patologie psichiche non sono portatrici d'infezione. La loro parola è, in qualche sorta, innocua come quella degli zombie in fase A… anche se può essere violenta. Essi conducono quasi sempre una vita solitaria, inconsapevole e marginale. Così come gli “splendidi” (quasi sempre) una vita solitaria, consapevole (quindi suscettibile di vero dolore e vera gioia) e marginale.

Il cerchio si chiude.

 

 

 
 
 

INTERVALLO AUREO 2

Post n°26 pubblicato il 16 Gennaio 2011 da RDNZL

0 1 1 2 3 5 8 13 21 34 55 89 144 233 377 610 987 1597 2584 4181 6765 10946 17711 28657 46368 75025 121393 196418 317811 514229 832040 1346269 2178309 3524578 5702887 9227465 14930352 24157817 39088169 63245986 102334155 165580141 267914296 433494437 701408733 1134903170 1836311903 2971215073 4807526976 7778742049 12586269025 20365011074 32951280099 53316291173 86267571272 139583862445 225851433717 365435296162 59128 6729879956722026041 1548008755920 2504730781961 4052739537881 6557470319842 10610209857723 17167680177565 27777890035288 44945570212853 72723460248141 117669030460994 190392490709135 308061521170129 498454011879264 806515533049393 1304969544928657 2111485077978050 3416454622906707 5527939700884757 8944394323791464 14472334024676221 23416728348467685 37889062373143906 61305790721611591 99194853094755497 160500643816367088 259695496911122585 420196140727489673 679891637638612258 1100087778366101931 1779979416004714189 2880067194370816120 4660046610375530309 7540113804746346429 12200160415121876738 19740274219868223167 31940434634990099905 51680708854858323072 83621143489848422977 135301852344706746049 218922995834555169026 354224848179261915075

 
 
 

SAPIENZA ALCHEMICA

Post n°27 pubblicato il 17 Gennaio 2011 da RDNZL

La ragione che si risolve in puro calcolo è irragionevole.
L’emozione che smarrisce il contatto intimo con la razionalità si risolve in cieco impulso.
La Legge denuncia la peggiore delle dicotomie (dopo quella originaria) : la contrapposizione micidiale di astrazioni come la Ragione e l’Emozione, precedentemente isolate.
L’encefalo sano è un organo unitario in cui il cervello rettiliano e i lobi frontali non operano come entità separate, ma in “sintesi d’anima”. Le aree del cervello hanno sicuramente delle determinazioni funzionali locali e circoscritte, ma l’encefalo sano è un sistema olistico. Il suo funzionamento è più della semplice sommatoria delle sue parti. Abbiamo visto (con il caso Cage, art. n. 7) che la distruzione  materiale delle aree filogeneticamente recenti del cervello porta ad un’ipertrofia delle funzioni rettiliane e, molto probabilmente, ad una riorganizzazione funzionale delle sinapsi. Ma l’atmosfera dell’anima è mutata, l’equilibrio è svanito.
Privata dell’ordito delle emozioni, invece, la trama della ragione è povera e sterile… essa diventa lo stupido tecnicismo calcolatore del burocrate e dello zombie esecutore.
Parimenti, il mito aberrante di derivazione “romantica” che esalta fanaticamente l’emotivo, il dionisiaco, contrapponendolo fieramente al contenimento apollineo tipico del razionale, crea dicotomie infette e zombismo.
Nella Legge, Dioniso e Apollo non si ignorano affatto, ma si danno la mano continuamente… al punto da farci sospettare che siano una sola terza entità.
Lo scatenamento delle forze creative ha bisogno della scienza esoterica per produrre l’oro alchemico. Questo significa che non nasce nulla dalla rigida immobilità delle forme pure, ma anche che, se la fusione dei metalli (cioè il caos) nel crogiolo dell’alchimista non è controllata da un sapere (cioè da una formalizzazione sapiente), allora essa si vanificherà, e fallirà l’esperimento segreto che doveva portare alla materia preziosa.
L’unità originaria di vita e di morte è incompatibile con il calcolo opposto all’impulso. Questo impoverimento provocherà la supremazia di uno e la vendetta rancorosa dell’altro, con simultanea fatalità.
Il XX° secolo è stato il trionfo del binario, della razionalizzazione tecnica e crudele del mondo che, guarda caso, ha immediatamente generato i cruenti miti irrazionali di cui si sono nutriti i regimi totalitari. I due elementi tra loro in guerra (perché separati) si rivelano tanto nemici quanto complici.
La loro complicità ostile è destinata a produrre sangue e terrore: il "macabro teatro degli Zombie".

 

 

 
 
 

DE LEGIS PERENNITATE

Post n°28 pubblicato il 17 Gennaio 2011 da RDNZL

Verum, sine mendacio certum et verissimum, quod est inferius, est sicut quod est superius, et quod est superius, est sicut quod est inferius: ad perpetranda miracula rei unius.

Invero, [è] senz'inganno certo e verissimo, [che]  ciò che è inferiore è siccome ciò che è superiore, e ciò che è superiore è siccome ciò che è inferiore: per adempiere i miracoli della cosa unica.

"Ciò che è sotto è come ciò che è sopra, e ciò che è sopra è come ciò che è sotto".


                                                                                                                                                     Ermete Trismegisto

 

 
 
 

ABITARE IL SUONO, PROGETTARE L'ECO

Post n°29 pubblicato il 18 Gennaio 2011 da RDNZL

Poiché l’anima è una manifestazione della misteriosa realtà dell’organico, quando esso giunga ad un certo stadio di complessità, ovvero la secrezione fisiologica unitaria dell’attività elettrica del cervello, ora può apparire chiaro come immagini, suoni, spazi, movimenti che alimentino ripetute esperienze ideali di scissione e dicotomia, possano produrre delle modificazioni fisico-chimiche nell’encefalo. Allo stesso modo in cui potrebbero farlo, con efficacia esponenziale, alcune sostanze psicotrope.
Una modificazione fisico-chimica dell’organismo produce dei dualismi che possono anche sfociare in una psicosi schizofrenica (alcune droghe agiscono in tal senso). Queste scissioni, che passano continuamente dal substrato fisico a quello immaginativo perché tra i due non c’è alcuna separazione di fatto, si riveleranno reversibili o irreversibili, modificando il tipo di percorrenza sulla scala esoterica (come già visto).     
Ecco perché uno zombie in fase matura (fase C) può essere infettante e dannoso: la sua azione, la sua immagine, la sua parola sono in grado di stimolare e di rafforzare quelle costruzioni immaginative dicotomiche che avranno, inevitabilmente, una ricaduta organica sull’encefalo già predisposto, compromettendo alla lunga il suo funzionamento unitario.
Gli zombie graduati, lo sappiamo, sono gli autori (e gli attori) del “teatro macabro”, ma questo teatro si manifesta in ogni istituzione, ed in ogni aspetto materiale o immateriale della società.
Lo spazio architettonico delle città, ad esempio, è intriso del funzionalismo separatorio ed alienante di squadre di zombie geometri. I segnali binari degli ingressi, dei semafori, dei movimenti indotti dall’ambiente; la rigida divisione del lavoro; la frammentazione spaventosa dello stesso processo lavorativo; l’insegnamento che forma i giovani zombie ad un sapere settoriale e tecnico; la violenza immanente ai macchinari e alle automobili che invadono scenari urbani ed extraurbani; la scomparsa del linguaggio unitario della natura nei grandi agglomerati delle metropoli; la brutalità di un’esistenza ridotta a sopravvivenza e a mera esecuzione di compiti; la volgare e umiliante (perché dicotomica) espressione degli svaghi tollerati e pubblicizzati; la segregazione carceraria, la separazione ospedaliera, la rimozione del morente e del cadavere; la stupida rigidità degli affetti dell’uomo contemporaneo alienato da se stesso e dalla vita… tutto questo modifica profondamente la chimica interna dell’encefalo.
L’unità dell’anima risulta pesantemente compromessa.
Le grandi tradizioni spiritualiste sanno benissimo come la ripetizione di un suono o una certa postura del corpo favoriscano la salute dell'anima. Sono consapevoli anche del danno che può derivare da segnali non appropriati. Mai nessuna civiltà aveva sino ad ora sottoposto i suoi componenti e gli individui (creazione di pertinenza occidentale, lo ripeto) ad un bombardamento tanto spietato di “cattivi” segnali, cioè di “rumore”. Questo rumore è solo l’eco di un caos interno e ne è alimentato, in un perverso rapporto biunivoco. Noi costruiamo delle celle in cui abitare, e siamo la mente strutturata a celle.

 

 
 
 

IL CUORE DELLA LEGGE

Post n°30 pubblicato il 18 Gennaio 2011 da RDNZL

La Legge non è un dogma, non è una fede, non è una religione.
La Legge è la semplice enunciazione del pensiero indiviso (ed è la prevalenza del pensiero diviso a rendere questa enunciazione oscura).
La scala esoterica non è la tavola dei dieci comandamenti: da essa non si può trarre alcuna prescrizione morale, alcuna Etica (se non in negativo, come illustrerò più avanti).
Ci si tolga subito dalla mente l’equivoco che La Legge possa essere l’ennesima variazione new age di una religione qualsiasi.
Il motivo è semplice: La Legge non offre né soluzioni, né consolazioni, né direttive di sorta.
Le morali, infatti, sono sempre il frutto di un dualismo che presuppone un “essere” e un “dover essere”, mentre la scala esoterica è totalmente immanente, ed in questo senso incompatibile con qualsiasi religione o derivazione meticcia e postmoderna.
Il sottotitolo della Legge è : “farai ciò che vuoi”.
Comprendere questo nocciolo della Legge significa poter comprendere la totalità della medesima.
Esso non significa altro che: “Facendo ciò che vuoi tu incontrerai un limite. Il limite (o la regola) trasformeranno automaticamente la prescrizione “farai ciò che vuoi ” in “farai ciò che ti è possibile”. La tua essenza sarà la tua potenza. E’ totale immanenza.
Ma questo significa che La Legge fa coincidere la potenza con la positività? No.
La scala esoterica prevede tre stadi o fasi, tra loro connessi: una fase A (A come Anima) che esprime la positività derivante dal pensiero unitario come senso; una fase B (B come Banale) in cui nulla accade veramente per un’insufficienza di anima; una fase C (C come Crimine) in cui si manifesta la negatività del pensiero diviso come insensatezza. Nell’ultima fase siamo di fronte all’azione di una sorta di antianima che risulta dalla distruttiva e completa separazione tra vita e morte (vedi articoli precedenti). La potenza sarà allora positiva in A, nulla in B e negativa in C.
Cosa significa che la scala esoterica non è una prescrizione morale, se non in “negativo”?
Semplicemente che ciò che chiamiamo “positivo” esclude automaticamente, per la sua stessa natura di pensiero unificato, tutto ciò che deriva dalla insensatezza di ciò che si trovi nella fase C.
Nulla di più e nulla di meno.
Questo non produrrà mai una direttiva corretta o scorretta di comportamento da tenere in un contesto astratto che ci figureremmo presente (come fanno tutte le morali e le religioni).
Se la salute dell’encefalo consiste nell’impossibilità di produrre un pensiero dicotomico… tutto ciò che dalla dicotomia deriva è insensato, non sbagliato!.
La posizione A non è dunque una garanzia contro l’errore, ma sicuramente contro l’orrore.
Tuttavia questa posizione non conosce né merito, né demerito. Così come la C non conosce colpa. Lo zombie in fase C non è colpevole: egli è intollerabile (il che è ben diverso) nella sua distruttività. Tuttavia, facciamo notare come le tre posizioni siano dialetticamente congiunte, e come: senza la distruzione e l’insensatezza non avrebbero possibilità d’essere né la vita unitaria, né il senso dell’anima.
Quanto alla posizione B, che esprime la diffusa impotenza della maggior parte degli zombie, essa non è affatto neutra. L’impotenza potrà facilmente essere messa a servizio della distruttività dei Signori del macabro (i 2C e i 3C). Se la loro complicità non si trasformerà in tragedia assurda sarà solo per caso.

Nessuno sceglie di trovarsi in una determinata fase della scala esoterica e tutti sono, in un dato momento, perfettamente coincidenti con essa.
A, B e C faranno allora “ciò che vorranno”, e ciò che “potranno fare” mostrerà la loro rispettiva posizione.

La meditazione continua di questo articolo della Legge porterà al cuore della stessa e alla sua comprensione totale.
Esso è dunque di cruciale importanza.
Il suo nome è: “Il cuore della Legge”
.

 

 
 
 

INCOMPATIBILITA' DELLA MORALE

Post n°31 pubblicato il 20 Gennaio 2011 da RDNZL

Come risulta dall’enunciato del cuore della Legge: ogni morale è pensiero dicotomico, è dualismo da zombie. La morale prevede l’adeguamento di un “essere” ad un “dover essere” (previa  separazione idealistica di realtà e copia), mentre La Legge, ad esempio, non prevede affatto che uno zombie in fase C debba “adeguarsi” al pensiero indiviso e unitario che pervade la fase A. Questo è puro non senso. Se ciò gli fosse possibile egli sarebbe automaticamente uno zombie in fase A, e non in fase C.

Il gradino positivo della scala esoterica non comanda e non augura che ci si astenga dall’omicidio. Semplicemente, per uno zombie in fase A, l’omicidio è un atto privo di senso nella quasi totalità delle situazioni per cui, invece, ha una perfetta “necessità” nell’insensatezza tendenziale o costitutiva di uno zombie in fase Banale o matura. Questo mostra che l’omicidio potrebbe essere commesso da uno zombie in fase A solo (e solamente se) si verifica una condizione per cui esso è una risposta ad un atto di minaccia mortale, ed è avvertito come inevitabile (il che non significa affatto che sia realmente tale… ricordo che l’errore è previsto dalla Legge in tutti gli scalini della fase Anima).
Lo zombie in fase A non è un fanatico della non violenza a tutti i costi, non è un idealista del sacrificio inutile, allo scopo di non macchiarsi di un crimine. Questo è moralismo dicotomico. Non ha nulla a che fare con La Legge.

Difendere se stessi o un affetto da una minaccia di morte immediata, compiendo un crimine impulsivo, è perciò assolutamente compatibile con La Legge. In quell’attimo si verifica una coincidenza perfetta tra l’individuo, l’azione e la vita (e il suo contrario dialettico). Ma quante probabilità ci sono di trovarsi in una situazione del genere?
Un giovane militare che ammazza o si fa ammazzare in una terra lontana, in nome di uno Stato democratico, è per La Legge uno zombie in fase B completamente manipolato dai Signori del Macabro. Questa insufficienza d’anima, questo zombie militare Banale, sarà necessariamente una pedina degli zombie infettanti degli ultimi due gradini della scala esoterica (oppure uno zombie in fase C lui stesso), qualsiasi sia la sua motivazione: presunta ideale, materiale, o le due alla volta. Lo stesso discorso si applica ai sostenitori della pena capitale, ad esempio.

La scala esoterica non fornisce risposte di nessun tipo, e tantomeno risposte adeguate, a quelle situazioni di lacerazione etica in cui, ad esempio, un soggetto si troverebbe essendo costretto a compiere, sotto la minaccia della morte, della violenza o del ricatto, azioni contrarie all’unità della vita e del pensiero.
Uno zombie in fase A non compie azioni di tal sorta perché sono prive di senso, ma se vi dovesse essere obbligato (contro la sua volontà), egli cesserebbe di trovarsi nella fase A. Infatti, potrebbe continuare ad appartenere a questa fase  solo nell’impossibilità esistenziale per cui egli coincidesse costantemente con la sua paura, e generasse di conseguenza un’azione perfettamente calibrata con essa.

Questo perché la scala esoterica è immanente, e non prevede né un’appartenenza di essenza, né una dicotomia tra il pensiero e l’azione. Possedere un pensiero unitario ma agire in senso contrario ad esso (qualsiasi siano le ragioni) non è compatibile con La Legge.

La Legge non è una prescrizione morale, e tace su tutto ciò che non può essere detto.

 

 

 
 
 

L'ORIGINE DELLA LEGGE

Post n°32 pubblicato il 21 Gennaio 2011 da RDNZL

La Legge è l’enunciazione del pensiero indiviso.

La sua ragion d’essere coincide con la sua manifestazione. Essa è “inutile”.

Il pensiero indiviso è l’eco di un’incontenibile Realtà psico-fisica. Da essa si generano delle forme: non è dunque suscettibile di essere risolta essa stessa in una forma. “L’occhio non si vede vedere” L.W.

La Legge è solo un’eco: non questa stessa Realtà a cui allude.

La mia anima è il mio corpo. Sono due forme della medesima Realtà. La prima è semplice e il secondo è complesso. Entrambe sono semplici e complesse se non sono separate in quanto forme.

Il mio sapere e la mia memoria fanno allusione alla Realtà psico-fisica di cui La Legge è l’eco.

Io non sono ciò che so, non sono ciò che ricordo e neppure ciò che non ricordo.

Ciò che scrivo mostra una direzione verso ciò che non si può scrivere, verso un silenzio pieno o verso ciò che non si potrebbe mai smettere di scrivere.

Io non sono qui: questa è solo una traccia.

Io sono altrove. L’altrove è un pozzo di cui non si vede il fondo. Un mistero che si può toccare, ferire ed eliminare. La complessità massima è vulnerabile come la più sottile buccia di un frutto.

Questo è l’intollerabile che viene rimosso e che divide il pensiero. Questa è l’origine della Legge.

 

 

 
 
 

DE LEGIS PERENNITATE

Post n°33 pubblicato il 24 Gennaio 2011 da RDNZL

 
 
 

DANZE MACABRE

Post n°34 pubblicato il 27 Gennaio 2011 da RDNZL

La Legge è una manifestazione, un’enunciazione.
Essa è una forma e, come tale, allude al fatto incontestabile dell’unità del Reale e del corrispondente pensiero unitario “in salute”.
La Legge non svela ciò che è evidente, se esso non appare come “evidenza” a chi lo incontra.
E’ sciocco parlare a chi non ha orecchie, e indicare a chi non ha occhi.
Il pensiero “malato”, il pensiero che divide e separa non sospetta l’unità del Reale, mentre il mondo “comune” mostra il trionfo del pensiero dicotomico attraverso il linguaggio, i corpi, gli spazi, le tecniche e le organizzazioni del tempo.
Questo trionfo del mondo dicotomico è una patologia del pensiero, ma non tocca minimamente lo statuto del Reale. Esso resta intangibile, innominabile, non formalizzabile nella sua totale unità, ed è tanto indifferente per la nostra esistenza quanto può esserlo Plutone. Eppure, il Reale è omologo allo stato di una mente viva, di una mente che funzioni secondo la legge unitaria che unisce vita e morte, contro le derive macabre ed infette della mente scissa.
Per questo motivo La Legge è immediatamente comprensibile o non lo è.
Una mente può funzionare secondo Realtà o, insensata [mente], contro-realtà.
L’insensatezza è nelle sue possibilità. La malattia è nelle sue potenzialità.
Noi viviamo in un’allucinazione, in un delirio costruito da milioni di menti scisse che operano a favore della malattia e dell’insensatezza.
La Legge denuncia la malattia del pensiero ma non difende certo il Reale, il Vero, perché questo sarebbe privo di senso. Le religioni sostengono e pubblicizzano ciò che, a sua volta, sosterrebbe il mondo: questo è folle. Come chi volesse aiutare il mare a sostenere una nave versandoci dentro un bicchier d’acqua.
Le religioni sono una follia dietro la quale si nasconde una sola parola: morte.
La morte torna di nascosto lì dove è stata espulsa. Il macabro è il ritorno della morte esiliata, umiliata, espulsa.
La religione è un sogno macabro che testimonia l’unità ipocrita di chi ha commesso la peggiore delle scissioni: quella tra vita e morte.
La scienza è diventata un sogno macabro quando ha scambiato l’analisi formale con lo statuto del Reale, e si è tecnicamente sostituita alla follia religiosa.
Lo spiritualismo è il macabro e fallimentare tentativo di ricomporre un’unità attraverso una legge morale, una disciplina di setta, un controllo delle menti e una soluzione immanente o trascendente (poco importa).
La Legge mostra invece l’impossibilità di chiamarsi fuori dalla “scala esoterica”.
La natura dialettica e circolare di questa “scala”.
L’impossibilità di decidere dove posizionarsi su di essa, poiché solo l’unità dell’anima può decretare tale posizione.
L’impossibilità di appartenere ai gradi della scala per essenza, poiché l’essenza è stata fatta coincidere in modo totalmente immanente con la potenza.
La Legge è una manifestazione, un’enunciazione del pensiero indiviso.
Nulla di più e nulla di meno.

 


 
 
 

DE LEGIS PERENNITATE

Post n°35 pubblicato il 30 Gennaio 2011 da RDNZL

Maintenant que la lumière autour de nos corps est devenue palpable,

Maintenant que nous sommes parvenus à destination

Et que nous avons laissé derrière nous l’univers de la séparation,

Pour baigner dans la joie immobile et féconde

D’une nouvelle loi

Aujourd’hui,

Pour la première fois,

Nous pouvons retracer la fin de l’ancien règne.

                                                                                                                                          Michel Houellebecq 

 

 

Ora che la luce intorno ai nostri corpi è diventata palpabile,

Ora che siamo giunti a destinazione

E che abbiamo lasciato dietro di noi l’universo della separazione,

Per immergerci nella gioia immobile e feconda

D’una nuova legge

Oggi,

Per la prima volta,

Possiamo tracciare la fine dell’antico regno.

                                                                                                                                         Michel Houellebecq 

 

 

 
 
 

CONSEGUENZA 1

Post n°36 pubblicato il 03 Febbraio 2011 da RDNZL

Non potendo negare l’assurdità della morte, l'assenza definitiva, l’orrore della putrefazione e la dissoluzione del corpo… la coscienza separa se stessa in un elemento spirituale, reso autonomo ed autosufficiente (in linguaggio tecnico: si ipostatizza).
La sua natura immateriale ha il duplice vantaggio di corrispondere ad un'identità (cos’è infatti un’identità se non : la mia memoria, i miei sogni,  le mie speranze, i miei desideri, i miei timori… ?) e di essere al contempo al riparo dalla sorte maligna che grava sulla carne.
La base del pensiero riflessivo deve costantemente occultare a se stessa l’ignobile e scandaloso fatto per cui una scheggia di vetro, la puntura di un'ape, uno spruzzo di arsenico, un sacchetto di plastica, una semplice caduta, una piccola ostruzione nei vasi sanguigni, un microscopico difetto cardiaco ed altri infiniti risibili motivi potrebbero cancellare in un istante, per sempre, lo scrigno prezioso dell’identità.
La separazione è la garanzia di un senso posticcio, di una storia del “ come se fossi immortale “, e guai a chi oserebbe fissare direttamente la luce accecante che emana dal tavolo dell’autopsia.

Eppure, è proprio la consapevolezza della realtà transitoria della coscienza e dell’identità quella che farebbe aderire il soggetto completamente ed intimamente alla sua vita, al mondo, agli altri e, soprattutto, alle sue stesse scelte.
La nudità indiscutibile di un’anima non separabile dal destino del corpo cancellerebbe quelle follie senili aggrappate come vampiri al potere e ai simulacri della vita; toglierebbe alla Storia il suo principale motore per l’assassinio e la dominazione; cancellerebbe in un sol colpo i fondatori cruenti degli imperi e i fanatici di ogni risma; mostrerebbe l’inconsistenza di tutti gli idoli e la natura proiettiva di tutte le divinità; renderebbe chiunque un turista stupefatto della vita, ben troppo occupato a godere e a meravigliarsi per poter perdere tempo ed energie in futilità di qualsiasi tipo.
Il vero pudore prenderebbe il posto di quello spostamento sotto il quale oggi esso ci appare. Pudico è chi conosce la fragilità del corpo, l’effimera e sconvolgente bellezza delle cose che passano, la condizione che lo lega ad ogni altra forma di vita e di esistenza.
La nudità dell’anima che divide con il corpo uno stesso inseparabile destino di dissolvimento: ecco il pudore.

 

 

 
 
 

CONSEGUENZE 2

Post n°37 pubblicato il 04 Febbraio 2011 da RDNZL

Si crede, a torto, che la consapevolezza della finitudine del corpo e quindi del pensiero che ne è consustanziale, debba necessariamente rivelarsi paralizzante.
E’ già profondamente nichilista chiunque affermi che la vita necessita di una fondazione astratta, di una giustificazione di senso, di un’aprioristica ipoteca sull’eternità per reggersi e potersi sviluppare. Dimenticano costoro che i “paradisi delle vergini” o l’assoluta credenza nella realtà di un trascendentale che conservi per sempre l’identità del “giusto” sono perfettamente compatibili con i martiri che si fanno esplodere e con i suicidi di massa delle sette.
La vita trova nel suo stesso svolgimento e nella sua stessa apparizione il senso intimo che la nutre: come l’anima che, per il fatto di essere una secrezione dell’encefalo, tuttavia, non ne è affatto un semplice attributo, ma una co-essenza, una co-struttura , al punto che il suo degrado, il degrado dell’unità del pensiero, comporta automatica una disorganizzazione neuro-chimica (oltre che il contrario).
La vita possiede in se stessa lo slancio, la pulsione che la getta nel rapporto con il mondo; ed è già compromessa (già affetta da nichilismo) quando è alla ricerca disperata di una fondazione teoretica, di una ragione che la sostenga fuori di sé.
Vivere può essere insopportabile. Ma questa è una reazione impulsiva ad un limite raggiunto, un “crimine passionale” che è perfettamente concepibile da una mente sana, nobile e dignitosa. Vivere può diventare nauseante per chi si è nutrito di vita a piene mani ed ora è stanco e malato. Ma il vero crimine non è questa reazione di insofferenza a troppo dolore e a troppa stanchezza… il vero, atroce, mostruoso crimine è questa decisione teorica che precede la vita come uno spettro maligno; questa sentenza astratta che ordina di "sopravvivere" costi quel che costi, che ha sacralizzato la Vita come se la potesse possedere nella sua FORMA.
In nome di un mistero violato e prostituito, questa legge degli zombie recita: “ Tu non toccherai alla tua vita “, come se la vita e il soggetto che vive non fossero una stessa ed unica cosa.
In principio era il verbo: ecco la frase criminale per eccellenza, la sentenza di tutti i torturatori con la coscienza pulita, di tutti i ragni metafisici assetati di potere e terrorizzati dalla vita.
La Legge ha una risposta immutabile per questi putridi: " In principio, e alla fine, era il corpo e il suo linguaggio incomprensibile per voi pavidi ".

 

 

 

 
 
 

Conseguenze 3

Post n°38 pubblicato il 06 Maggio 2011 da RDNZL

La morte è la vita. La vita è la morte.
Cosa significa?
In questo preciso istante un numero cospicuo di cellule del mio corpo sta morendo, immediatamente sostituite da nuove cellule che (come oggi sappiamo) sono leggermente difettose rispetto alle precedenti.
La divisione cellulare, ripetendosi in tutto l’arco di una specifica vita (cioè di un equivalente specifico “tendere alla morte”), è programmaticamente soggetta alle leggi della manifestazione statistica di “errori”. Quando questi “errori” (che sono tali solo relativamente ad una presunta “giustezza” della permanenza di quel sistema che ci identifica) raggiungeranno un certo livello, si manifesterà un crollo del sistema, ovvero una rovinosa degradazione di quella temporanea combinazione cellulare di cui siamo costituiti.
Quella che sopraggiunge non è affatto la Morte, ma la fine di una specifica configurazione (con la sua forma, la sua struttura, la sua memoria, la sua volizione, la sua coscienza…) che corrisponde automaticamente ad un’esplosione vitale.
Il corpo morente, se lasciato imputridire, manifesta un turbine di attività visibili ed invisibili (non più in quanto sistema unitario, ovviamente). Un'intensa vita larvale e batteriologica si sviluppa, e ciò che prima era un solo sistema integrato diventa un sottoinsieme di molteplici sistemi viventi. Degradandosi in parti più semplici il cadavere è assimilabile nel ciclo del vitale; ed anche se fosse sottratto a tale ciclo esso produrrebbe comunque calore ed energia che sono manifestazioni di esistenza. La morte è dunque un cambiamento di stato (quindi eventualmente ancora vita e certamente ancora Essere) e non una nullificazione.
Idea catastrofica per il morente, esperienza tragica ed assurda per il testimone cosciente: la fine di una particolare organizzazione della vita non è affatto lo speculare inverso della Vita.
La fine non si oppone allo stato precedente, ma letteralmente deriva in un flusso senza soluzione di continuità da un’altra fine, di cui è la conseguenza.
Si realizza una morte vivendo, una vita morendo.

 

 
 
 

Saggia*mente

Post n°39 pubblicato il 17 Maggio 2011 da RDNZL

 
 
 
Successivi »
 

 

ULTIME VISITE AL BLOG

shantjeJoyMusetteRDNZLuomosenzaqualitaoccorre_talentoborotReWaldoTrumbullFifi_Lapinantonio.centorrinoCMHJeli.2009brenda_bachiara.canestriniHati67
 

.

.

 

 

  

 

  Damien Hirst, For the love of God

 

 

.

.

 

 

                 

 

.

.