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Aiutiamo tutti la Fondazione Nenni

Post n°11 pubblicato il 08 Marzo 2011 da ldsroma

 

La Fondazione Nenni dopo 26 anni di attività rischia la chiusura.

Il proprietario dei locali di Via Caroncini 19, il Demanio, ci chiede un aumento del canone per noi insopportabile.

Noi ci difenderemo in base alla legge 24 dicembre 2007, n.244 e al DPR n.296 del 13 settembre 2005, norme che

 prevedono concessioni o locazioni gratuite, o canoni del 10% sul valore di libero mercato, ben al di sotto del 45% a noi richiesto.

Nella situazione precaria in cui siamo abbiamo bisogno di un sostegno di quanti, enti o singoli, sanno quanto è importante il materiale di libri, di archivi, di collezioni depositato  alla Fondazione che rischia di andare disperso.

A loro ci rivolgiamo per ottenere il sostegno volto a far vivere una gloriosa storia.

 

La Fondazione Pietro Nenni

 

I versamenti possono essere effettuati con un bonifico al C/C bancario 8374 presso BNL agenzia 24, Via Cristoforo Colombo 279

IBAN IT74D0100503224000000008374

oppure tramite assegno intestato a Fondazione Pietro Nenni, da far pervenire alla sede della Fondazione, Via Alberto Caroncini 19, 00197 Roma.

 
 
 

LA SINISTRA SOCIALISTA

Post n°10 pubblicato il 24 Febbraio 2011 da ldsroma

Mi iscrissi alla FGSI che allora era sulle posizioni di Riccardo Lombardi. Era il 1973 (un anno prima del referendum suldivorzio).

Rimasi fino alla fine nel Psi, anche se alla fine degli anni 80 il partito non

lo riconoscevo più. Come non lo riconoscevano molti militanti socialisti.verità a sinistra mancò una valida alternativa alla politica craxiana.

Il PCI dopo Berlinguer non fu capace di elaborare proposte convincenti.

Giocò di rimessa nella speranza che si incrinasse il rapporto DC-PSI (D’Alema e Veltroni, già pensavano di dover sostituire il PSI nel rapporto con la DC).

L’unica vera opposizione nel PSI fu quella del “craxiano di sinistra” (peraltro molto lontano da Lombardi) Rino Formica.

Se il PSI e l’intera sinistra italiana avessero dato retta di più a Lombardi, le cose sarebbero andate diversamente.

Lombardi era un personaggio scomodo per il PSI e per il PCI. Perché era uno che

non amava i tatticismi fini a se stessi, il politicismo becero, i conformismi e

le distorsioni della propaganda, il dogmatismo ideologico.

Era un eterodosso nella politica e nella ideologia.

Nella sua visione confluiscono e si integrano perfettamente la concezione riformatrice e libertaria del socialismo di Rosselli, l’idea della transizione democratica al socialismo dell’Austro-Marxismo (Otto Bauer e Rudolf Hilferding), le suggestioni radicali e libertarie di Rosa Luxemburg, il pensiero economico della scuola post-keynesiana di Cambridge (Joan Robinson, Nicholas Kaldor) di cui era attento studioso, la critica socialista al comunismo realizzato del gruppo francese “Socialismo ou Barbarie” diretto da quello che è stato forse il più grande filosofo della politica della II metà del 900: Cornelius Castoriadis.

La sua lettura di Marx era totalmente fuori da schemi rigidi.

Egli rifiutava apertamente l’influenza hegeliana su Marx. Diceva spesso che bisognava liberare l’enorme potenziale critico del pensiero di Marx dalle maglie della dialettica e della filosofia della storia deterministica di Hegel.

Non a casocaso gli piacevano i Grundrisse : quei frammenti da cui viene fuori un Marx inesplorato che Lombardi interpretava liberamente.

In particolare gli piaceva l’intuizione lì contenuta della non-neutralità del progresso tecnologico; Riccardo diceva sempre che “non esistono catene di montaggio socialiste”.

Diceva che l’anima di Marx è la critica all’economia politica e critica all’ideologia

che può essere utilizzata per criticare il marxismo stesso.

 Uno che ragiona in tal modo è mal visto da chi ha una visione clericale dell’ideologia, dai sacerdoti immutabili dell’ortodossia.

Lombardi criticava apertamente il concetto di “democrazia progressiva” di Togliatti.

Lo riteneva una variante occidentale del concetto di “democrazia popolare” dell’est europeo.

Lo criticava perché impediva l’emergere di un pluralismo reale e libero nella società che veniva soffocata dall’azione totalizzante dei partito o del partito egemone.

Ragion per cui criticò il compromesso storico.

Lombardi era convinto che i partiti dovessero avere un ruolo essenziale nella democrazia ma non esserei titolari esclusivi dell’azione politica.

Pensava che i movimenti fossero essenziale per una democrazia aperta in grado di esercitare un ruolo di rinnovamento della politica.

Lombardi è straordinariamente attuale.

Il più attuale di tutti i leader storici della sinistra, sia socialisti che comunisti.

Aveva lucidamente previsto la crisi della socialdemocrazia tradizionale già negli anni70.

Aveva sempre detto che il comunismo realizzato non era affatto socialismo ma un capitalismo di stato fondato sul potere incondizionato di una borghesia burocratica.

 Il crollo del comunismo e il venir fuori dei limiti della socialdemocrazia, gli danno pienamente ragione.

L'idea del socialismo del XXI secolo non può prescindere da tutte le grandi riflessioni

fatte da Lombardi sulla democrazia, su socialismo e libertà, sui limiti dello sviluppo.

Nella ricostruzione della sinistra i Socialisti devono starci e bene.

 I Socialisti sono idee,  militanza, passione politica,che come dimostra ampiamente la storia di un gigante come Riccardo, sono indispensabili alla sinistra. A meno che qualche pazzo non voglia dare la titolarità della sinistra italiana ad una mediocre clonazione politica mal riuscita, come Ferrero.

Proprio questo non lo meritiamo.

 
 
 

Costruiamo insieme la nuova capitale

Post n°9 pubblicato il 19 Febbraio 2011 da ldsroma

 

Si avvicinano gli Stati Generali di Roma, nel cui ambito viene presentato il primo Piano Strategico di Sviluppo della Capitale. Il 22 e il 23 febbraio, al Palazzo dei Congressi dell'Eur, si parla a 360 gradi dei programmi messi a punto dal Campidoglio per disegnare il futuro della città di qui al 2020, l'anno delle XXXII Olimpiadi e Paralimpiadi su cui Roma ha posto la propria candidatura: "Piano Strategico di Sviluppo, Progetto Millennium. Costruiamo insieme la nuova Capitale": questo il claim della due giorni, che sottolinea l'apertura dell'intero percorso alla partecipazione dei cittadini.

Durante i lavori prendono la parola personalità di primo piano delle istituzioni e della politica (come i ministri Frattini, Matteoli, Meloni e Tremonti, il sottosegretario Letta e il presidente del Coni Petrucci), del mondo imprenditoriale (qualche nome: Marcegaglia, Della Valle, Pininfarina, Abete, Regina) e delle istituzioni locali (Polverini, Zingaretti, Chiamparino, oltre ovviamente agli assessori della Giunta capitolina).

Per due giorni – il 22 febbraio dalle 9.30 alle 21 e oltre, il 23 dalle 9.30 alle 14 circa – è al centro del dibattito la Roma che sarà, su più versanti e partendo dalle priorità individuate: economia, ambiente, urbanistica sostenibile, cultura, tutela e valorizzazione del patrimonio storico, turismo, giovani, piani per il centro e la periferia, nuova mobilità, nuove "centralità urbane". Un'ampia serie di temi, relazioni e tavole rotonde per illustrare e discutere le grandi opere e i progetti per il futuro di Roma (in allegato il programma dettagliato dell'iniziativa). 
con tutti i progetti pilota per Roma Capitale.

La prima giornata comincia con l'apertura della mostra con tutti i progetti pilota per Roma Capitale. Poi una serie di interventi e relazioni sui quattro obiettivi strategici ("Roma città della sostenibilità ambientale", "Roma nella competizione globale", "Roma città policentrica e solidale", "Roma città della cultura e dell'entertainment"), il primo intervento del Sindaco, una tavola rotonda con la partecipazione dei ministri Frattini e Matteoli e, nel pomeriggio, la presentazione di specifiche linee progettuali.

Da segnalare, nella seconda giornata, il punto sull'impegno degli imprenditori per la tutela del patrimonio storico-artistico romano e, a seguire, il "focus" sul progetto Olimpiadi 2020 con la presentazione ufficiale del presidente del Comitato per la candidatura. Da ultimo, il dibattito sul ruolo di Roma Capitale in rapporto al Paese, con l'intervento del sindaco Gianni Alemanno. E, a chiudere gli Stati Generali, le parole del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. 

L'ingresso in sala durante gli Stati Generali di Roma è libero, ma per evitare attese al desk è consigliabile accreditarsi scrivendo a segreteria@stati-generali.it. L'intero evento potrà essere seguito in diretta video streaming da questa pagina.

Per aggiornamenti e approfondimenti, vedi il sito dedicato www.progettomillennium.com  (link anche dal banner "Progetto Millenium" in home page, in alto sul menu di destra). 

14 FEB 2011 – PV

 
 
 

Iniziativa promossa dal compagno Renato Gatti

Post n°8 pubblicato il 09 Febbraio 2011 da ldsroma

DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011

ORE 10:30

CENTRO SOCIALE POLIVALENTE (CSP)

Via Giorgia di Leontini, 171 Casalpalocco – Roma

“La crisi è finita? Tutto come prima?”

LA CRISI: I NUOVI PARADIGMI ALL’INIZIO DEL 21° SECOLO

RELATORI

Mauro Beschi

Antonella Crescenzi

Renato Gatti

 

 
 
 

Iniziativa della Lega dei Socialisti di Ostia

Post n°7 pubblicato il 09 Febbraio 2011 da ldsroma
 
Tag: sos

COMUNICATO  STAMPA

 “E’ NATO S.O.S.-SOCCORSO CITTADINO PER AIUTARE TUTTI”


Con la Conferenza Stampa di presentazione svoltasi alla Sala Consiliare del XIII° Municipio, Mercoledì 26/1/2011, ha preso avvio “S.O.S.-SOCCORSO CITTADINO”

costituito nell’ambito della Lega dei Socialisti di Roma-13, per essere un punto di riferimento per tutti i cittadini che hanno bisogno di aiuto e di sostegno ei che spesso  si trovano smarriti di fronte alle mancate risposte ai problemi, ai propri diritti e alla assenza di rispetto delle elementari esigenze di vita.

La Conferenza Stampa ha visto la partecipazione della TV locale Canale10 e dei giornalisti di diversi quotidiani, tra i quali Il Messaggero e Cinque-Giorni, unitamente alla presenza di Consiglieri Municipali e di Franco Bartolomei della Lega dei Socialisti Nazionale, che hanno espresso forte apprezzamento per l’iniziativa sociale intrapresa, offrendo la propria disponibilità alla migliore riuscita nel lavoro di assistenza delle diverse problematiche.

La struttura nasce dalla consapevolezza che il senso di solidarietà e di giustizia sociale rimane un valore estremamente positivo su cui far leva per sollecitare l’impegno di molti e alimentare la speranza di tanta povera gente che non sa a chi rivolgersi.

La struttura S.O.S.-SOCCORSO CITTADINO svolgerà la propria attività tutti i Mercoledì dalle ore 17 alle ore 18,30 presso i locali del Circolo “Andrea Costa” ad Ostia Antica, Via Cardinal Cino,4.

Già sono pervenute reclami di disservizi pubblici e  segnalazione di varie problematiche riguardanti la viabilità, interventi per il controllo del territorio contro i furti, la installazione di Ascensori per la mobilità degli anziani e dei portatori di Handicap. La struttura rappresenterà alle varie sedi responsabili e seguirà costantemente tali problemi per ottenere risposte possibilmente positive dalle Istituzioni e dalle Aziende Pubbliche interessate.

                                                                                                                                  P/S.O.S.-SOCCORSO CITTADINO

                                                                                                                                 Gioacchino Assogna Cell.333.3027610

                                                                                                                                  Dino Morandi          Cell.333.8590309

 
 
 

Voto Fiat : Una sconfitta di misura dal profumo di trionfo, che la sinistra attuale non ha fatto nulla per meritare.

Post n°6 pubblicato il 31 Gennaio 2011 da ldsroma

La percentuale altissima di No espressi  dai lavoratori di Mirafiori, pur in presenza di condizioni di  forte condizionamento psicologico, rappresenta ,  ben al di la' del merito aziendale del giudizio negativo su un piano di riorganizzazione della produzione nell'impianto, un segnale di contrarieta' fortissimo al  progetto di riorganizzare, come prima risposta forte da destra alla crisi,  i sistemi  di governo delle dinamiche sociali .

Rappresenta un NO forte e chiaro al tentativo di governare le conseguenze sociali della crisi , e  organizzare una possibile riattivazione dei processi di crescita, riducendo le  rappresentanze sociali ad eclusivo momento interno ad una gestione meramente attuativa degli equilibri esistenti, economici , finanziari, e sociali,  predeterminati da processi decisionali riservati in gran parte a tecnostrutture esterne alle sedi istituzionali deputate alla espressione della sovranita’ popolare.

Sotto questo profilo l'esito del voto, che purtroppo la sinistra ufficiale con pochissime eccezioni non ha minimamente cercato di favorire preferendo stare alla larga da una disfatta data per sicura,  rappresenta per la Sinistra Italiana  una occasione eccezionale per avviare finalmente  una riflessione critica sulla  propria incapacita' di  proposta e sulla bassissima qualita' dei propri livelli di rappresentativita' sociale.

Una riflessione che costituisce la  premessa inevitabile della  rifondazione di una grande nuova forza unitaria della Sinistra, Socialista e Democratica, che possa definire , proporre, e condurre  a compimento un progetto di governo autenticamente alternativo alle ragioni sociali  di un sistema di rapporti economici e finanziari la cui crisi verticale compromette  lo sviluppo futuro della nostra societa', e minaccia la stessa tenuta sostanziale della nostra Democrazia.

Nella analisi  particolare emerge come  il risultato del voto riflette in modo fedele, nella media dei voti espressi nei diversi reparti, il concreto inserimento dei singoli lavoratori all'interno dei processi produttivi della fabbrica.

Coloro che vivono in modo piu' stringente la compressione degli spazi nella riduzione forzata dei tempi di interruzione ha votato in maggioranza NO, e chi ha visto nella sostanza non alterata la natura e la qualita' delle modalita' della propria prestazione lavorativa ( come gli impiegati, o i turnisti di notte) ha votato in stragrande maggioranza SI.

La differenza ponderale del voto nelle due diverse reazioni, per cui la risposta negativa all'accordo avviene con un differenziale molto minore rispetto ai reparti, di numero minore, dove la risposta è favorevole, dipende direttamente dalla paura della chiusura della fabbrica, spudoratamente instillata dall'amministratore delegato Fiat.

Il resto sono chiacchiere.

Resta il risultato finale, assolutamente impensato prima del voto,di quasi la meta' dei dipendenti che mettono a rischio il proprio futuro per dire di no ad un accordo che comprime i loro diritti, e rende molto piu' faticose le proprie condizioni di lavoro.

Questo risultato rappresenta  una sconfitta gigantesca di chi ha pensato di poter modificare le relazioni industriali con atti d'imperio, e si ritrova in mano una risicata maggioranza ottenuta sulla paura di perdere il lavoro.

L'esito finale della consultazione tra i lavoratori assume  quindi  un significato politico assolutamente incomparabile  con quello assunto dal  referendum sulla scala mobile del '84, che aveva come obiettivo quello di favorire , attraverso un decreto articolato e compensativo del governo, e non del padronato, una tutela del salario reale, come infatti accadde, attraverso un raffreddamento dell'inflazione, e non produsse alcuna  alterazione  in termini autoritari dei  rapporti tra le parti sociali.

Per tali ragioni appare assolutamentei improprio ed ingannevole qualsiasi tentativo del governo, del padronato Fiat , o di commentatori per nulla indipendenti, di richiamare quel precedente per sostenere la fattibilita' di un disegno di revisione delle relazioni industriali fondato sulla compressione della autonomia negoziale piena ed incondizionata dei lavoratori,  da imporre attraverso lo smantellamento  di un sistema di rappresentanze fondato sulle libere  adesioni reali dei lavoratori ai sindacati  e la sua sostituzione con l' opposto criterio della  preventiva adesioni di questi alle proposte aziendali come fonte di legittimazione.

Questo voto a Mirafiori, al contrario,  chiude ' un ciclo storico di ritirate sociali, e di oscuramento culturale delle classi subalterne, iniziato con la marcia dei 40.000 alla fiat nell'autunno '80, che non a caso si conclude con la maturazione nella coscienza comune della consapevolezza della fine di un intero modello di sviluppo fondato sulla idea della assoluta omologazione dei comportamenti collettivi alle logiche economiche e della presunta superiorita' " etica" delle scelte d'impresa.

E' la manifestazione di  un mutamento di orientamenti e di sentimenti in  atto nel profondo nella coscienza della societa' che segna un mutamento epocale .

Da oggi ognuno e' piu' libero!

Cerchiamo di fare meglio il nostro dovere e di essere un po' tutti  all'altezza delle nuove possibilita' che si aprono dinanzi a noi , e sopratutto cerchiamo di meritare l'aiuto che, non tanto a sorpresa , abbiamo ricevuto dagli operai di Mirafiori.

FRANCO BARTOLOMEI

Segreteria Nazionale del PSI.

 
 
 

L'Accordo FIAT : La conseguenza forzata di una soluzione finanziaria che anticipa la fine della Democrazia Conflittuale

Post n°5 pubblicato il 31 Gennaio 2011 da ldsroma

1)L’accordo Mirafiori, sottoscritto da tutte le sigle sindacali con la rilevantissima eccezione della Fiom, rappresenta un momento cruciale della gravissima crisi che il movimento sindacale da tempo attraversa, essendo evidente che i contenuti posti dall'azienda al centro del confronto sanciscono, al di la' del merito delle scelte sindacali compiute da ciascuna organizzazione sindacale, una complessiva subalternita' dei lavoratori a scelte d'impresa per essi assolutamente condizionanti , la cui validita' aziendale è peraltro tutta da verificare, assolutamente sottratte a qualsiasi confronto preventivo con le loro rappresentanze sindacali.

 

In tal modo i lavoratori si sono trovati nella condizione di dover valutare , dividendosi sulla scelta, una proposta contrattuale di fortissimo impatto sulle condizioni di lavoro ,attuativa di scelte aziendali traenti origine in vicende assolutamente finanziarie, sotto la minaccia di uno smantellamento dell'impianto qualora l'accordo non fosse passato.

Questo accordo potrebbe inoltre assumere  un significato che travalica  il merito dei risvolti sindacali del progetto aziendale Fiat, andando a rappresentare, sul terreno delle relazioni industriali, l'anticipazione di un disegno piu’ generale di riorganizzazione della Societa’, come risposta da destra alla crisi, fondato sulla abolizione del conflitto sociale e sulla soppressione totale della automia dei soggetti sociali.

Una involuzione di tal genere nei  sistemi  di governo delle dinamiche sociali darebbe forma compiuta ad una idea, ormai ricorrente,  della  rappresentanze sociali come esclusivo momento interno ad una gestione sostanzialmente forzosa degli equilibri esistenti, economici , finanziari, e sociali,  predeterminati da processi decisionali riservati in gran parte a tecnostrutture esterne alle sedi istituzionali deputate alla espressione della sovranita’ popolare.

Appare assolutamente evidente che questo possibile scenario pone la Sinistra italiana nella necessita’ di rilanciare in alternativa la visione costituzionale di una democrazia conflittuale, che rappresenta e governa democraticamente le rivendicazioni e le spinte sociali, autonomamente e liberamente espresse, lavorando per assorbirne le istanze all’interno di soluzioni di governo affidate al quadro istituzionale.

Per contrastare questo  disegno, diretto a modificare i caratteri sostanziali della nostra Democrazia,  è quindi indispensabile che la Sinistra italiana lavori da subito ad un programma comune  che individui le linee portanti di una proposta di governo  fondata su una alternativa di modello al sistema di relazioni economiche e sociali responsabile della crisi .

Allo stesso modo il sindacato deve essere in grado di maturare una  nuova capacita’ di essere classe dirigente complessiva dei processi aziendali ed economici, come espressione organizzata di una coscienza sociale alternativa del mondo del lavoro, che lo renda in grado di comprendere e governare, da sinistra, le scelte  necessarie a proteggere la funzionalita’, l’equilibrio e l’impianto democratico del nostro assetto sociale.

Questa duplice riappropiazione di cultura di governo e di identita’ alternativa, puo’ consentire quella ripresa di una capacita’ di rappresentanza sociale e di proposta che puo’ evitare l’affermazione, come nel caso Fiat, di soluzioni aziendali unilaterali ai problemi del rilancio produttivo che rischiano di produrre drammatici arretramenti nelle condizioni di lavoro e gravi limitazioni dei diritti.

2)Attraverso l’operazione Crysler la Fiat affronta in effetti i problemi derivanti dalla crisi globale con un progetto di riorganizzazione aziendale caratterizzato da un livello qualitativo sicuramente superiore a quello delle risposte adottate in passato da tante altre realta’ imprenditoriali, che hanno guadagnato enormemente in questi anni su una delocalizzazione nel terzo mondo delle produzioni , e sul contemporaneo impiego in speculazioni finanziarie dei profitti ottenuti non reinvestiti in innovazione nelle loro aziende.

Fiat al contrario gioca sull’ingresso nel mercato Nord- Americano tutte le sue carte nella partita per la sua permanenza tra i 7/8 player mondiali dell'auto che sopravviveranno nei prossimi 10 anni . sfruttando le opportunita’ , le disponibilita’ finanziarie , e le agevolazioni ad essa offerte dal governo americano per l’acquisto della maggioranza di CRYSLER, come contropartita del fatto che il management di Torino cercasse di risolvere la gestione fallimentare del precedente management di Detroit, ed a condizione che venisse introdotta nel mercato americano una vettura economica a basso consumo.

FIAT in pratica dopo aver massimizzato le utilita' derivanti da una enorme opportunita', finora tutta di natura finanziaria,tenta ora di costruire con lo strumento dell'accordo di produttivita' mirafiori un piano di lavoro che possa a posteriori trasformarla in un vero progetto aziendale.

In questo fiat, pur ribadendo una scelta di non investimento in nuovi modelli e limitando al minimo i nuovi investimenti, sceglie una strada che non implica un trasferimento delle linee produttive in paesi arretrati, in cui il lavoro salariato e’ sfruttato e sottopagato, ma semmai  negli Stati Uniti d’America, in cui sicuramente la logica di classe e’ compressa ma il lavoro operaio di fabbrica è pagato molto meglio che nel nostro paese.

Per queste ragioni i tanti punti oscuri dell’accordo Fiat, a cominciare dal ricatto della delocalizzazione, devono essere quindi valutati nel quadro di un progetto aziendale che in linea teorica potrebbe avrebbe una sua validità, ma che in realta’ paga interamente il suo essere costruito in ragione delle condizioni a cui e’ stata consentita dal governo e dai sindacati Americani l’acquisizione definitiva di Crysler che costituisce lo strumento fondamentale di un tentativo di espansione sui mercati da realizzare, a bassissimo livello di investimenti, attraverso l’ingresso dei prodotti gia’esistenti dei due marchi nei due macromercati in cui sono sempre stati rispettivamente assenti.

L’ipotesi di delocalizzazione degli impianti in USA, paventata da Marchionne purtroppo non solamente come mero strumento di pressione,qualora l’accordo non venisse approvato, deriva quindi dal fatto che l’azienda Torinese ha contratto impegni stringenti a cui non non potrebbe comunque piu’ derogare abbandonando un progetto, che passa tutto sulla contrazione dei costi ( o quelli di produzione se costruice a Torino, o quelli di trasporto se costruisce a Detroit), direttamente realizzato con il governo USA, nella piu’ totale assenza del governo italiano, che ha gia’ consentito a Fiat di godere ,quale anticipazione rilevantissima, di una rivalorizzazione impressionante della sua capitalizzazione finanziaria.

Il Sindacato Americano, partner fondamentale di tutta l’operazione e oggetto centrale dell’interesse mostrato da Obama per il progetto, infatti, avendo ricevuto l'altra metà della proprietà di CRYSLER in cambio dei sacrifici offerti per la riduzione generale dei costi aziendali, ha di fatto agganciato a tutela del proprio investimento le valutazioni azionarie del titolo Fiat al vortice ascensionale prodotto dagli investimeti dei fondi pensione americani ( tanto che il valore dei titoli fiat si è quasi quadruplicato nonostante la fiat abbia ancora perso quote di mercato italiano ed europeo), e tutto il sistema finanziario che ruota attorno a Wall Street ha conseguentemente inserito Fiat all’interno del proprio scenario di investimenti sistemici.

Sotto questo profilo appare assolutamente evidente come la delocalizzazione degli impianti risponde ad interessi che hanno un centro di riferimento esterno al nostro tessuto sociale ed economico nazionale, e come Marchionne, avendo ricevuto quasi a costo zero il controllo di Crysler, concepisca, avendone un diretto ritorno finanziario per Fiat, le sue scelte di direzione aziendale in termini di garanzia assoluta di una scommessa su cui si gioca parte non secondaria di quel nuovo equilibrio sociale americano di cui Obama vuole essere portatore.

In nome di questa scommessa Marchionne punta, al di la’ del merito strettamente sindacale dei contenuti dell’accordo, alla distruzione della contrattazione nazionale, alla introduzione delle rappresentanze sindacali come esclusivo soggetto aziendale di gestione degli accordi contrattuali esistenti, alla negazione del diritto di sciopero come facolta’ assoluta del dipendente costituzionalmente garantita, puntando ad una assimilazione di ruolo, natura , e poteri del sindacato italiano con quello americano,anche sfruttando la disponibilita’ offerta dalle altre sigle sindacali concorrenti.

Questa ratio generale del progetto di Marchionne spiega l’accordo Mirafiori, finalizzato alla massima intensificazione possibile dell’utilizzo dell’impianto per la produzione di modelli, Fiat e Crysler direttamente indirizzati al mercato nord-americano, che prevede un livello di nuovi investimenti su un impianto considerato centrale nel nuovo sviluppo d’impresa di entita’ assolutamente irrilevante ( 1 miliardo di euro).

Un accordo che non a caso esalta una concezione della produttività tutta concentrata, nella interpretazione più tradizionale del punto di vista padronale, sull’incremento della intensità della prestazione di lavoro del dipendente, senza contenere alcun elemento di innovazione organizzativa diretto a consentire recuperi di produttività attraverso l’inversa valorizzazione del fattore lavoro, come ad esempio avviene all’interno delle linee produttive tedesche.

3)Questa logica delle scelte aziendali Fiat, ad ogni modo proiettate sulla penetrazione in mercati evoluti, deve necessariamente essere contrastata attraverso l’emergere di una nuova capacità del sindacato di entrare nel merito , attraverso proposte alternative di qualità, delle risposte ai problemi di natura produttiva ed organizzativa che l’azienda ritiene essere presupposto della riuscita del proprio progetto industria.

In tal senso non esistono dubbi che la FIOM, sia stato finora un sindacato carente sotto questo profilo della proposta, giungendo a pagare questo suo limite con un isolamento che ha di fatto favorito nel movimento sindacale il consolidamento di posizioni filogovernative caratterizzate da una forte acquiescenza alle scelte d’impresa, su cui Fiat ha costruito la sua ridefinizione dei rapporti aziendali.

E’ ormai necessario nell’interesse di tutto il movimento dei lavoratori che la FIOM cominci a ragionare in termini di politica industriale, sopratutto in un periodo di crisi produttiva e di forte rallentamento tendenziale dei tassi di crescita del mondo sviluppato, abbandonando una " radicalità", spesso riservata solo alla Fiat,che finisce per alimentare sovente forme di settarismo nelle altre confederazioni Sindacali ad essa concorrenti.

Su questo ritengo sia assolutamente da condividere l’impostazione che va assumendo la Cgil ed il richiamo da essa avanzato alla Fiom per una riconsiderazione del suo approccio generale alla contrattazione aziendale.

Questa esigenza di revisione della cultura sindacale della Fiom non elude pero’ il problema immediato di rispondere ad un accordo che scarica sul lavoro dipendente tutte le conseguenze di un progetto aziendale pensato a bassissimo livello di investimenti che fonda le sue possibilita’ di riuscita esclusivamente sulla massimizzazione dei risparmi di costo nei processi produttivi di mirafiori e nella eliminazione di ogni interruzione,dovuta per qualsiasi ragione, di un ciclo intensivo di utilizzazione degli impianti, in cui il recupero di produttivita’ è tutto ricavato sui turni, sui tempi , sulle pause, sugli strordinari ,e sulle assenze, ed in cui viene concepita per via contrattuale, a garanzia del nuovo sistema aziendale, una autolimitazione del diritto allo sciopero in caso di vertenze sull’interpretazione del contratto, o in caso di potenziale contrasto con le sue disposizioni .

Non è , infatti,evidentemente accettabile la tesi FIAT per cui la delocalizzazione di mirafiori sarebbe una scelta giustificata,necessitata dalla crisi globale,qualora non venisse approvato il tipo di impostazione organizzativa aziendale racchiusa nell’accordo del 23/12/2010.

Se passa questo sostanziale ricatto salta tutto quel poco che ancora resiste del nostro sistema paese, e viene unilateralmente modificato tutto un tessuto di relazioni industriali che ha costituito uno degli elementi di tenuta sociale del paese anche nella attuale difficilissima congiuntura.

La volontà di realizzare una delocalizzazione di Mirafiori, qualora il contratto non venisse approvato al referendum, sarebbe infatti, per le ragioni reali esterne che sottendono tale scelta, sopra evidenziate, un tradimento verso l’intera nazione, alla quale verrebbe inferto un colpo gravissimo attraverso la violazione di quel vincolo di responsabilita’ a cui devono naturalmente rispondere le classi dirigenti nei confronti del paese del quale sono espressione politica o economica.

Se vogliamo aiutare seriamente il tentativo della Camusso di riportare la FIOM su un terreno propositivo , ed in tal modo riattivare un piu’ generale processo di unita’ sindacale, dobbiamo quindi rimuovere dal tavolo il ricatto della delocalizzazione dell’impianto di Mirafiori, gettato in campo per alterare in favore dell’azienda il quadro di un possibile accordo sulla produttivita’e la efficienza delle linee produttive torinesi, che probabilmente poteva essere trovato anche con una intesa piu’ ampia comprendente la CGIL.

Appare quindi evidente che se Marchionne ribadisse la scelta della delocalizzazione, qualora il contratto non venisse approvato, non potremmo far altro, di fronte ad un così evidente condizionamento della volontà dei lavoratori nella necessaria libera valutazione dei loro interessi, che contrastare frontalmente l’accordo anche di fronte ai limiti della impostazione di fondo della FIOM.

Non mi soffermo, infine, volutamente sull’aspetto, piu’ ridicolo che drammatico, della pretesa di ritenere esclusa la FIOM dalle future rappresentanze aziendali in virtu’ di una interpretazione restrittiva di norme dello Statuto dei Lavoratori, che evidentemente non possono essere interpretate in contrasto con il disposto costituzionale di cui costituiscono una normativa di chiaro significato applicativo.

Ritengo pertanto che questo aspetto abnorme che si ritiene possa derivare dal quadro contrattuale sancito dall’accordo non possa logicamente avere una sostanziale effettività giuridica tale da resistere ad eventuali giudicati di legittimita’ dei magistrati del Lavoro o della Corte Costituzionale.

FRANCO BARTOLOMEI  componente della Segreteria Nazionale  del Partito Socialista Italiano.

 
 
 

"Il Litorale incontra la sua storia", per ricordare le bonifiche di Ostia e Maccarese

Post n°4 pubblicato il 16 Novembre 2010 da ldsroma

 

Roma, 16 novembre – Si aprono sabato 20 nella piazza di Maccarese, con un omaggio al cippo che ricorda i bonificatori di Ravenna, le iniziative di Il Litorale incontra la sua storia, la manifestazione che dal 1984 celebra la prima opera di bonifica dello Stato italiano, resa possibile dall'arrivo sul nostro territorio - il 25 novembre 1884 - dei bonificatori romagnoli dell'Associazione Generale degli Operai Braccianti di Ravenna.

Grazie a Il Litorale incontra la sua storia la memoria dell'impresa è diventata patrimonio delle comunità del nostro litorale e momento d'incontro tra i suoi abitanti e quelli ravennati, entrambi discendenti dei pionieri che giunsero alla stazione di Fiumicino 126 anni dopo un viaggio di ben tre giorni.
La CRT Cooperativa Ricerca sul Territorio, assieme all'Assessorato alle attività produttive, lavoro e litorale di Roma Capitale e la Federazione della Cooperative della Provincia di Ravenna rinsaldano questo storico legame con una serie di appuntamenti culturali in calendario dal 20 novembre fino al 4 dicembre.
 
Sempre sabato 20, alle 15,30, inaugura il secondo polo museale dell'Ecomuseo del Litorale Romano, situato all'interno del monumentale Castello di S. Giorgio, al centro di Maccarese. Attivo già dal mese di maggio, il polo di Maccarese si va ad aggiungere a quello ostiense, fondato nel 1994, rendendo l'Ecomuseo realizzato e gestito dalla CRT, l'unica realtà museale storica ed antropologica del territorio marittimo di Roma.
 
Nel pomeriggio la manifestazione è tutta incentrata sulla storia e la memoria di Maccarese, con la presentazione del volume Te recordito il tempo indrio? (L. Acciaroli, V. Loizzo) e la riproposizione del libro curato da Hilda Girardet Sulle tracce delle scuole scomparse, seguita dal folklore e dalla musica popolare che fa incontrare la tradizione laziale dello stornellatore Pino Pontuali con i brani popolari dei Canterini romagnoli del gruppo Pratella-Martuzzi. A fine giornata, proiezione del dvd L'ultima avventura di Paolo Isaja e Maria Pia Melandri dedicato alla storia di Maccarese e al suo sviluppo attorno all'azienda agricola che ne porta ancora oggi il nome ( presso il Centro Civico di via del Buttero).

Domenica 21 novembre ci si sposta al Sacrario alla memoria dei Bonificatori in piazza Umberto I ad Ostia Antica, vicino al Castello di Giulio II, per ricordare l'impresa della bonifica assieme ai rappresentanti istituzionali delle comunità ostiense, romana e ravennate, anche con le esibizioni di centinaia di bambini delle scuole gemellate di Acilia e di Ravenna. Dalle ore 12 - nei locali del polo ostiense dell'Ecomuseo del Litorale Romano, nell'impianto di bonifica situato in zona Longarina - visite guidate e buffet romano-romagnolo accompagnato dalle suggestive cante del folk romagnolo eseguite dai Canterini.

Il secondo week end è, invece, all'insegna del cinema documentario d'autore e all'esplorazione della storia dei territori e delle sue comunità. Il programma si apre sabato 27 alle 10,30 nella sala visioni dell'Ecomuseo di Ostia con l'incontro "Migranti d'Italia", sulla ricerca delle origini dell'immigrazione sul Litorale Romano, seguito dalla presentazione di tre film di ricerca storico-antropologica realizzati dalla CRT Cooperativa Ricerca sul Territorio in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura della Regione Lazio: L'ultima avventura (Maccarese), Pescatori di Ostia (Borghetto dei Pescatori, Ostia Lido) e Ricreatorio Andrea Costa (Ostia Antica).
 
Domenica 28, sempre alle 10,30 e sempre all'Ecomuseo di via del Fosso di Dragoncello, omaggio a Pasolini - poeta, scrittore, regista ed intellettuale ucciso 35 anni fa proprio ad Ostia in zona Idroscalo - con le proiezioni di Il tema della fine – schegge di film di/con/su Pasolini e i Citti (presentato da Cinema Ricerca) e La parola di Pasolini nei testi di commento dei documentari di Cecilia Mangini. L'incontro si svolge all'interno della Giornata speciale dell'8^ edizione di Memoriacinema – Rassegna di Cinema Documentario e del reale sulla Storia delle Genti e dei Territori, realizzata in collaborazione con il Centro Audiovisivo della Regione Lazio.

L'ultimo appuntamento, sabato 4 dicembre, è la presentazione del programma didattico "Protagonisti del nostro territorio" rivolto alle scuole del XIII Municipio del Comune di Roma e del Comune di Fiumicino. Al termine, proiezione dei video vincitori dell'edizione 2009 del History Report & Video Contest, il progetto di produzione culturale sulla storia dei luoghi attraverso l'utilizzo delle tecnologie multimediali.

Il Litorale incontra la sua storia
20 novembre - 4 dicembre
Le manifestazioni sono a ingresso gratuito e aperte a tutti

Programma dell'iniziativa sul sito www.ecomuseocrt.it  
Informazioni 06 5651764 e 06 5650609

 
 
 

COSTITUZIONE LEGA DEI SOCIALISTI ROMA-CENTRO STORICO

Post n°3 pubblicato il 16 Novembre 2010 da ldsroma

In data 15 novembre 2010,si è costituita la "LEGA DEI SOCIALISTI ROMA-CENTRO STORICO".

I compagni intervenuti hanno ritenuto che l'attuale scenario politico imponga la costante e necessaria presenza socialista a livello locale nonchè nazionale.

Con riferimento al DOCUMENTO COSTITUTIVO DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA LEGA DEI SOCIALISTI e della MOZIONE CONGRESSUALE DELLA SINISTRA SOCIALISTA, assunti quale base fondamentale per la costruzione di una grande e nuova forza della sinistra,abbiamo l'obbligo di guardare al panorama politico con uno sguardo più attento alle gravi problematiche in cui versa,ormai da molto tempo,il nostro paese.

Il nostro impegno,impone,oggi più che mai,la responsabilità di porci quali referenti al fine di dare risposte concrete in merito alle tematiche del lavoro,della giustizia e dei diritti sociali.

Il punto fondamentale all'ordine del giorno è stata la costituzione del Comitato Direttivo composto dai seguenti compagni:

CRISCI MASSIMO

FERRARI STEFANO

DE MAIO GIULIA

CECCARELLI PAOLA

AVERARDI ALESSANDRO

SUBISSI ARNALDO

ROSICHETTI PAOLO

GAGLIANO FILIPPO

CIANFRIGLIA FRANCO

D'ANDREA CRISTINA

ANTONI CLAUDIO

VALERI GIANCARLO

DELLA CAMERA GIUSEPPE

ALEGIANI ANNA

GORI GIANCARLO

I compagni hanno eletto nella figura del Presidente e del Segretario,rispettivamente Stefano Ferrari e Giulia De Maio.

 

LEGA DEI SOCIALISTI ROMA-CENTRO STORICO

 
 
 

COSTITUITA LA LEGA DEI SOCIALISTI DI OSTIA

Post n°2 pubblicato il 16 Novembre 2010 da ldsroma

COMUNICATO  STAMPA

“ COSTITUITA LA LEGA DEI SOCIALISTI  DI OSTIA "

 

L’Assemblea svoltasi il 12/11/2010,  presso il Salone Teatrale “ANDREA COSTA” di Ostia Antica, Via Cardinal Cibo n°4, ha eletto il Comitato Promotore per la costituzione della “LEGA DEI SOCIALISTI” nel territorio della XIII circoscrizione, che risulta composto da:

 

- Gatti Renato, Morandi Dino, Maidecchi Pasquale, Croce Corrado, Rossetti Sergio, Assogna Gioacchino, Faella Giuseppe e Lambusta Leonardo.

  La discussione si è sviluppata sulla base del seguente documento e connesse considerazioni politiche:;

 “ Siamo convinti che,  di fronte all’evidente indebolimento politico, al declino culturale e al travaglio identitario  delle forze del Centro-Sinistra del nostro paese, sia assolutamente necessaria la presenza di una “Storia Socialista”.

  Occorre mettere a valore i principi di eguaglianza e libertà, propri della storia Socialista, e prendere atto del fallimento di chi credeva che si potesse prescindere da questa grandiosa Storia e ritenere che tale discussione si fosse conclusa nel 1989 con il crollo del muro di Berlino e del connesso crollo del Comunismo.

  Il “guardiamo oltre”, “scegliamo una terza via”, “il Socialismo è in crisi”, sono stati tutti pretesti sbagliati per non affrontare realmente i nodi storici dei propri errori che si potevano ricondurre ad una semplice sintesi: è stata  fatta una scissione del Partito Socialista nel 1921 per fare la”rivoluzione”, dopo 70 anni si sarebbe dovuto e potuto “ritornare” nel solco originario Socialista, stante il fallimento di quella illusoria scelta Rivoluzionaria.

 Invece si è spinto per entrare nel Partito Socialista Europeo e nell’Internazionale Socialista per uscirne strumentalmente dopo poco tempo,  in favore di un Partito che si  dichiara non essere “di Sinistra”.

  Noi vediamo nei Socialisti del PSI, di SEL, del PD e quelli senza Tessera, il nucleo importante per sviluppare utili confronti e  far convergere in un impegno comune verso un progetto di sviluppo per una società più giusta e libera, che abbia al centro la persona.

  Ne ravvisiamo l’urgenza e la necessità anche in relazione alla grave crisi economica internazionale, che sotto la spinta del liberismo sfrenato ha invaso tutto il globo, su cui ha avuto un ruolo inadeguato e subalterno lo stesso movimento Socialista e che deve essere sollecitamente corretto. E’ chiaro che senza un impegno delle forze Socialiste e progressiste a livello Europeo sarà più difficile contrastare il liberismo ed affermare una linea di politica economica e sociale Riformista a salvaguardia delle condizioni dei lavoratori e dei ceti più deboli.

  Non basta denunciare le scelte sbagliate del nostro Governo, le varie “cricche” e ruberie, i comportamenti scandalosi del Premier, dello stato preoccupante dei livelli occupazionali, in particolare di quelli giovanili, della crescita delle povertà, dei continui tagli alle politiche sociali, alle Scuole, alla Ricerca e allo sviluppo, bensì è necessario fare uno sforzo di responsabilità verso il paese, riaffermando l’esigenza di una equa distribuzione della ricchezza e dei principi di giustizia sociale, di eguaglianza, di dignità dell’individuo e dei diritti civili.

  In definitiva occorre per i Socialisti ritrovare le proprie ragioni di essere, aprendosi ad un impegno straordinario per essere gli autori del welfare del nuovo secolo al pari di quello costruito in Europa il secolo scorso”

 
 
 
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