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I MIEI MIGLIORI AUGURI

Post n°218 pubblicato il 23 Dicembre 2010 da lelfodellago

A tutti i bambini...

A chi bambino è già stato....

A chi vorrebbe crescere in fretta...

A chi è cresciuto ma si crede qualcun'altro...

 

A chi ha ben chiaro quello che è...

 

E a tutti quelli che ne sono orgogliosi.

 

 
 
 

Su Fiat, Federmeccanica e quei contratti fuori dalle leggi

Post n°217 pubblicato il 17 Settembre 2010 da lelfodellago

Gli errori su Federmeccanica     

  di Antonio Di Stasi Professore di Diritto del lavoro nell’Università delle Marche

 Lo studioso di relazioni sindacali è abituato a non prendere sul serio le dichiarazioni dei politici “generalisti”, concedendo loro il beneficio della superficialità. Ma non ad ascoltare dai segretari di storiche confederazioni sindacali dei lavoratori (in special modo da Raffaele Bonanni della Cisl e Luigi Angeletti della Uil), da un ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che si vanta di essere un esperto e soprattutto dai massimi vertici di Confindustria e Federmeccanica, una serie di considerazioni che si basano su circostanze fattuali errate. Le quali, ovviamente, li portano a considerazioni sbagliate. E allora, proviamo a capire i termini della vicenda di Pomigliano e del contratto dei metalmeccanici. E’ vero che in Italia il contratto collettivo è un contratto   di diritto comune nel senso che ad esso si applicano le regole contenute nel Codice civile e la regola fondante, risalente al diritto romano, è quella che viene sintetizzata dal brocardo pacta sunt servanda e cioè che il contratto concluso “ha forza di legge fra le parti” e che nei contratti che hanno un termine di durata il recesso non è possibile se non per casi particolari che nelle vicende in esame non ricorrono.   ha riconosciuto nell’ultimo Consiglio direttivo Federmeccanica. Secondo: se ciò è vero, quale efficacia ha il contratto firmatonel2009daFedermeccanica solamente con Fim e Uilm? Quilarispostadeveesserearticolata ma parte da una premessa che viene nascosta da molti e cioè che il contratto del 2009 per stessa volontà delle parti non sostituisceilcontrattodel2008,ma ne modifica solo in parte il contenuto. Nulla quaestio per le modificheinmelius,qualoravenefossero, mentre molto vi è da dire   sulle modifiche in peius, e ve ne sono, dei diritti dei lavoratori. In particolare il contratto cosiddetto separato del 2009 ne prevede almeno un paio che prendono il nome di “deroghe” al contratto del 2008 e riguardano la possibilità di estendere l’utilizzo del contratto a termine (più precarietà) e del rapporto a tempo ridotto (part time). Non essendo tale contratto firmato da tutti i contraenti del 2008 è pacifico, come può attestare anche uno studente del primo anno di giurisprudenza, che le disposizioni peggiorative della condizione dei lavoratori sono illegittime. E se i giuristi si dividono è più che altro sulla circostanza che tali clausole debbano essere considerate nulle piuttosto che inefficaci. Ma è l’esperienza che ha “bocciato” l’accordo separato visto che le aziende, per quanto è dato sapere, stanno molto attente a utilizzare le deroghe del contratto separato del 2009 e anzi molte hanno espressamente chiarito “in prevenzione   ” (e per evitare contenziosi legali) che non intendono derogare dal contratto del 2008. Nel contratto di Pomigliano, poi, le deroghe riguardavano anche dirittisancitidalleleggisullavoro edallaCostituzioneedèquestala   vera ragione per cui resta carta straccia, malgrado l’abbia approvato la maggioranza dei lavoratori (quanto in modo genuino e senza condizionamenti è facile immaginare).

    L’intesa 2008 resta ancora valida

   ECCOquindiilprimopuntofermo: il contratto collettivo firmato da Federmeccanica con Fim, Fiom e Uilm nel 2008, con durata prefissata fino al 2012 non può essere posto nel nulla se non con il consenso di tutte le parti firmatarie. Tale contratto è dunque valido ed efficace, come implicitamente ha riconosciuto nell’ultimo Consiglio direttivo Federmeccanica. Secondo: se ciò è vero, quale efficacia ha il contratto firmatonel2009daFedermeccanica solamente con Fim e Uilm? Quilarispostadeveesserearticolata ma parte da una premessa che viene nascosta da molti e cioè che il contratto del 2009 per stessa volontà delle parti non sostituisceilcontrattodel2008,ma ne modifica solo in parte il contenuto. Nulla quaestio per le modificheinmelius,qualoravenefossero, mentre molto vi è da dire   sulle modifiche in peius, e ve ne sono, dei diritti dei lavoratori. In particolare il contratto cosiddetto separato del 2009 ne prevede almeno un paio che prendono il nome di “deroghe” al contratto del 2008 e riguardano la possibilità di estendere l’utilizzo del contratto a termine (più precarietà) e del rapporto a tempo ridotto (part time). Non essendo tale contratto firmato da tutti i contraenti del 2008 è pacifico, come può attestare anche uno studente del primo anno di giurisprudenza, che le disposizioni peggiorative della condizione dei lavoratori sono illegittime. E se i giuristi si dividono è più che altro sulla circostanza che tali clausole debbano essere considerate nulle piuttosto che inefficaci. Ma è l’esperienza che ha “bocciato” l’accordo separato visto che le aziende, per quanto è dato sapere, stanno molto attente a utilizzare le deroghe del contratto separato del 2009 e anzi molte hanno espressamente chiarito “in prevenzione   ” (e per evitare contenziosi legali) che non intendono derogare dal contratto del 2008. Nel contratto di Pomigliano, poi, le deroghe riguardavano anche dirittisancitidalleleggisullavoro edallaCostituzioneedèquestala   vera ragione per cui resta carta straccia, malgrado l’abbia approvato la maggioranza dei lavoratori (quanto in modo genuino e senza condizionamenti è facile immaginare).

   

Il quadro delle regole

 

   MA LA RECENTE decisione assunta da Federmeccanica lascia sorpresi anche per un altro passaggio che riguarda le regole delsistemacontrattuale,proprio quello riformato (senza il solo consenso della Cgil) appena un anno e mezzo fa. Si tratta dell’Accordo quadro del 15 aprile 2009 (la riforma del sistema di relazioni sindacali promossa dal governo) di cui oggi Federmeccanica hamoltodalamentarsi,tantoche “ritiene urgente una regolamentazione condivisa del sistema di rappresentanza e auspica che le Confederazioni attivino un tavolo per regolamentare la materia per via pattizia”. Per capire come possa aver funzionato per tanti anni il nostro sistema di relazioni e contrattazione sindacale sulla base del “diritto comune” e cioè sulla base di una disciplina che le stesse confederazioni si sono date, occorre aver presente che vi è   stata negli ultimi 40 anni una sostanziale condivisione unitaria da parte di Cgil, Cisl e Uil con le associazioni di rappresentanza datoriale delle regole per il mutuo riconoscimento, sulla rispettiva capacità di rappresentanza e sulle regole della contrattazione (si pensi al protocollo del 1993).   base di partenza su cui discutere. Ma se gran parte degli attori sindacali e lo stesso ministro del lavoro parlano con una lingua non corretta, come si fa?

 

   Venendo meno una azione condivisa sulle regole, va in crisi un sistema che si basa su accordi separati (soprattutto se chi non firmaèrappresentativodiunalarga fetta di lavoratori). Ed ecco allora un’ultima verità. Ovvero la necessità che il sistema di relazioni sindacali e contrattazione collettiva venga disciplinato con una legge dello Stato che rispetti i principi di rappresentanza, rappresentatività, democrazia e che renda efficaci e certi non solo gli attori negoziali, ma anche campo di applicazione ed efficacia oggettiva della contrattazione collettiva. La proposta di legge di iniziativa popolare presentata dalla Fiom può essere una valida

 
 
 

L'IMPEGNO DEL GOVERNO PER LA SICUREZZA: ENNA UN SOLO PROCURATORE PER 7000 PROCEDIMENTI

Post n°216 pubblicato il 10 Settembre 2010 da lelfodellago

A Mistretta già da 2 anni e mezzo c'è solo il procuratore Patronaccio, ad Enna è iniziata ieri la solitudini del procuratore Ferrotti, presto toccherà la stessa sorte alle procure di Gela, Ragusa, Sciacca e Barcellona Pozzo di Gotto. Ma il ministro pregiudicato e il ministro che bacia i boss mafiosi dove la vogliono combattere la mafia in Austria?

 

PROFONDO SUD

L’HANNO LASCIATO SOLO: IL PROCURATORE DI ENNA NON HA PIÙ COLLEGHI

  di Chiara Paolin

  “Amministrare la giustizia è compito difficile. E quindi, se il procuratore Ferrotti non se la sente, è meglio che si goda una meritata pensione”. Così parlò il ministro Angelino Alfano nell'anno di Giustizia 2009, quando il (già allora) procuratore capo di Enna, Calogero Ferrotti, segnalava una situazione a dir poco preoccupante per la sede da lui presieduta: con l'imminente dipartita dell'unico altro collega insediato nella stessa procura, Marcello Cozzolino, la città sarebbe rimasta con un solo magistrato in servizio. Cioè lo stesso Ferrotti, il quale lanciò subito l'allarme chiedendo un intervento forte delle istituzioni. Fu allora che il ministro - assai esperto di cose siciliane e di giustizia -, pronunciò quelle parole piene di preoccupazione e sensibilità per la situazione di Enna   . Ferrotti lo prese in parola e avanzò al Csm la richiesta di dimissioni anticipate, poi ritirate lo scorso 3 dicembre visto che nessun nuovo arrivo era previsto fino alla primavera 2011, e che le sue dimissioni avrebbero automaticamente significato la chiusura pro tempore della procura ennese. Ieri, dunque, tutto si è compiuto. Cozzolino se n'è andato lasciando Ferrotti solo soletto. 67 anni, 33 dei quali passati in magistratura, il procuratore   dovrà teoricamente gestire un carico di lavoro che - secondo le tabelle del Csm - dovrebbe essere affidato ad almeno altri quattro magistrati. Invece lui, stagionato Superman, tenterà di smaltire gli oltre 7.000 procedimenti aperti ogni anno, di cui solo 2.400 a carico di “noti”, oltre alle ordinarie   attività di udienza, di coordinamento delle investigazioni delle forze dell’ordine, e tutto il resto.   appena usciti dal concorso in uffici di procura. In realtà assegnare uditori giudiziari agli uffici di Procura è una deroga, permessa solo a causa dell’emergenza: che ad Enna ormai è più che conclamata. Ma non isolata. Perché, a pochi chilometri dalla città, la situazione si ripete identica. Lunedì prossimo si insedierà come procuratore capo di Nicosia Fabio Scavone, che lascia la Direzione distrettuale antimafia di Catania. Troverà lì come suo sostituto la collega Daniela Cento, ma la convivenza durerà soltanto due settimane e sgoccioli: la pm già il 30 settembre lascerà la Sicilia per trasferirsi a Milano. Fantastico il commento di Scavone a chi gli chiedeva ieri come intendesse gestire in solitudine il lavoro di Nicosia: “Spero di non ammalarmi nei prossimi sei mesi”. Infatti, se tutto andrà bene, anche a lui le rondini porteranno due giovani virgulti, due uditrici di prima nomina   (da Milano e Catania). Con la solita deroga. Più secco invece il commento di Ferrotti: “Ho già chiesto, ormai da qualche tempo, l'applicazione distrettuale di un magistrato alla Procura di Enna e confido nella sensibilità del procuratore generale per potere tamponare almeno la situazione con l'applicazione di un magistrato. Le esigenze della giustizia non possono attendere, io da solo non posso farcela. Il rischio concreto è la paralisi: pressoché completa”. Secondo Ferrotti ci sono altre sedi limitrofe che si troveranno presto nella stessa situazione: Gela, Ragusa, Barcellona Pozzo di Gotto, Sciacca. E a Mistretta è già così: Luigi Patronaggio detiene il record nazionale di procuratore solitario dal marzo 2008. E, chissà come mai, proprio la sua procura risulta l'ultima nella graduatoria di efficienza elaborata dal ministro Alfano.

 

 

 

  Le ultime speranze sono riposte nella primavera: dopo oltre tre anni senza assegnazioni per la sede ennese, si attendono rinforzi, probabilmente tre giovani colleghi alla prima nomina. La notizia dei nuovi inserimenti è trapelata due mesi fa, nonostante il Guardasigilli abbia espresso la sua contrarietà alla destinazione di magistrati

 
 
 

LEGA LADRONA LEGA MAGNONA

Post n°215 pubblicato il 09 Settembre 2010 da lelfodellago

Ecco come i leghisti pensano al bene del paese:
hanno sistemato il figlio di Bossi facendolo eleggere alle regionali, (tanto i padani voterebbero anche una trota purchè in camicia verde) che dopo aver dimostrato la sua intelligenza a scuola ed essere stato bocciato 2 volte alla maturità, avrebbe forse trovato un posto da raccoglitore di cacche di cane ai giardini pubblici.
Ancor peggio è stato regalare una montagna di soldi alla scuola della moglie di Bossi, mentre scuole pubbliche stanno rischiando di chiudere per mancanza di fondi, i leghisti senza vergogna e senza onore come sempre non provano neanche a giustificarsi, anzi...

Tratto da www.idocentiscapigliati.com

 

800.000 euro alla scuola PRIVATA di Bossi e consorte!

 http://media.athesiseditrice.it/media/2010/01/140284_184351_medium.jpg
Umberto Bossi e il figlio Renzo, recentemente nominato membro dell'Osservatorio sulla trasparenza e l'efficacia del sistema fieristico lombardo...

Il finanziamento destinato alla scuola della moglie di Umberto Bossi sta facendo molto discutere, le voci si levano anche in favore delle altre scuole di Varese,  scuole (pubbliche) che stanno lottando contro la chiusura.
Il contributo in questione è di 800mila euro per spese di «ampliamento e ristrutturazione» della Scuola (privata) Bosina di Varese, conosciuta anche come la Libera Scuola dei Popoli Padani.
La scuola non ha beneficiato di fondi comunali o regionali ma di fondi statali, fondi decisi con un provvedimento del governo nella cosiddetta “legge mancia”, una legge che distribuisce fondi a pioggia ed in cui la trasparenza non è il punto di forza.
Un esponente del PD varesino, il capogruppo del partito di opposizione in consiglio comunale Emiliano Cacioppo ha detto: «Questa legge la consideriamo vergognosa perché per mesi abbiamo parlato di tagli alle scuole di Varese, con rischi di chiusure, poiché di soldi non ce n’erano più. Ora sappiamo che mentre si toglie il diritto a migliaia di ragazzini delle scuole pubbliche di frequentare aule decenti e ristrutturate, da altre parti spuntano vantaggi per un’unica scuola che, forse, di 800mila euro di contributi non sa cosa farsene».
E aggiunge: «Il sindaco Fontana [n.d.r.: Attilio Fontana, della Lega Nord] continua a ricordare che non ci sono soldi ma poi ecco che per qualcuno i soldi il parlamento li trova. Ma allora perché la scuola della Lega sì e le altre no? Sembra un assurdità, una beffa a chi avrebbe diritto a frequentare scuole pubbliche, moderne e laiche, e non magari scuole che hanno una ispirazione di partito» (per queste dichiarazioni fonte: varesenews.it).
Il senatore della Lega Fabio Rizzi a questo proposito su laprovinciadivarese.it dice: «Non è stato un dono dello Stato a Lady Bossi ma un regalo dei senatori della Lega alla nostra scuola. Ce lo permette il famoso “decreto marchette”, che si può discutere quanto vogliamo, ma ci ha permesso di avere i finanziamenti che avevamo bisogno».
La Scuola Bosina – una scuola materna, elementare e secondaria improntata alla scoperta della cultura locale, alle radici e al territorio attraverso “narrazioni popolari, leggende, fiabe e filastrocche strettamente legate alle tradizioni locali”, come si legge sul suo sito – è stata fondata nel 1998 dalla signora Manuela Marrone, maestra, moglie di Umberto Bossi e attuale socia della cooperativa che gestisce la scuola.
 
 
 

Schifani e le decine di delinquenti suoi soci e amici

Post n°214 pubblicato il 31 Agosto 2010 da lelfodellago

Il riassunto degli ultimi 30 anni del sig. Schifani, non credo che nessun cittadino oneste sia riuscito ha collezionare così tanti arresti tra i suoi soci e/o amici come l'attuale presidente del senato. 

 

Tratto da il Fatto Quotidiano del 27/08/2010

Il presidente del Senato e quelle strane amicizie

Renato Schifani è stato invitato alla festa del Pd il 4 settembre a Torino. Le rivelazioni dell’Espresso si basano su indiscrezioni relative al verbale di un pentito ma su Schifani non ci sono solo le parole di Spatuzza. Il “Fatto” ha ricostruito in una mezza dozzina di articoli gli incroci pericolosi di questo avvocato asceso in 12 anni dal suo ufficio palermitano alla seconda carica dello Stato. Il presidente che si professa un alfiere dell’antimafia deve avere la stoffa dell’infiltrato. Nessuno dei tanti soggetti legati alla mafia (allora incensurati) che lo hanno scelto come consulente e socio infatti hanno mai sospettato della sua affidabilità. Nel 1979, Schifani fonda una società assicurativa (Sicula Broker) con gli amici dello studio La Loggia. Tra gli altri ci sono: Giuseppe Giudice (arrestato nel 1980 e altre due volte, figlio del numero uno della Finanza in quegli anni); Benni D’Agostino (arrestato nel 1997 e condannato per mafia, legato a Riina); Francesco Maniglia (socio di Ciancimino, latitante nel 1980 su mandato di arresto del giudice Falcone); Antonino Mandalà (capofamiglia di Villabate, legato a Provenzano, arrestato nel 1998 e condannato per mafia); Luciano De Lorenzo (arrestato nel 2006 per il crack Finasi); Giuseppe Lombardo, l’amministratore dell’impresa dei cugini Salvo, capimafia di Salemi, indagato con loro nel 1984.
Schifani ha detto di avere sottoscritto una piccola quota per rispetto al titolare dello studio, Giuseppe La Loggia, padre di Enrico. Sarà. Ma dopo lo scherzetto subito non tagliò i ponti con quel mondo e accettò di buon grado la consulenza da 60 milioni di lire offertagli proprio nello studio La Loggia dal sindaco di Villabate alla presenza di Nino Mandalà, che non aveva alcuna carica ufficiale. Secondo il pentito Francesco Campanella il boss chiedeva a Schifani le soluzioni tecniche per cambiare il piano regolatore nel suo interesse. Il presidente ha sempre negato.
La battaglia per la legalità di Schifani ha il suo primo nemico nella statistica: nel 1992 fonda la Gms, una società di servizi legali con un avvocato e un ufficiale giudiziario. Poi saranno arrestati entrambi. Il primo uscirà dal processo con un’assoluzione mentre l’ufficiale giudiziario, Antonio Mengano, è ancora alla sbarra con l’accusa di avere incassato mazzette per accelerare lo sfratto. A tutt’oggi Schifani è socio della Gms, da sempre inattiva a parte qualche pratica arrivata dalla Sip, grazie alle entrature di Mengano, sposato con la segretaria dell’allora ministro delle poste Vizzini.
Anche quando compra casa Schifani si imbatte nella statistica. Nel 1984 entra nella cooperativa Desio per comprare l’appartamento palermitano nel quale ha abitato per 25 anni in via D’Amelio. Il palazzo è stato costruito da Sansone, poi condannato per mafia. Nella cooperativa Desio che costruisce entrano con il giovane avvocato anche soggetti come Vito Buscemi, condannato poi per mafia. Anche la casa al mare di Cefalù è stata comprata da Schifani dalla Progea di Francesco Alamia (socio di Ciancimino e indagato più volte) e di Antonio Maiorana (scomparso forse per lupara bianca). Nell’attività professionale non va meglio: Schifani è stato il consulente di Giovanni Costa, condannato per riciclaggio. E prima ancora di costruttori legati alla vecchia mafia, come Bisconti e Federico o alla nuova, come Giuseppe Cosenza, Antonino Seidita e Pietro Lo Sicco. Quest’ultimo è il responsabile del palazzo abusivo di piazza Leoni, edificato violando i diritti di due sorelle inermi. La licenza edilizia, ottenuta grazie a una mazzetta pagata all’assessore Michele Raimondo (amico di Schifani) sarà difesa da Schifani davanti alla giustizia amministrativa con dotte motivazioni giuridiche. Il politico corrotto, prima di morire nel 1995, fu coinvolto in un’altra indagine con il fratello Aldo Raimondo (arrestato nel 2003) e con Schifani (prosciolto nel 2002): l’affare della metanizzazione di Palermo. La Finanza ha accertato che i Raimondo volavano nell’ottobre 1993 con Schifani verso Bologna (come abbiamo documentato sul “Fatto”) mentre si formalizzavano i patti parasociali che – secondo il pentito Lanzalazo – servivano a spartire la torta. D’accordo Schifani e gli altri indagati sono stati prosciolti. D’accordo, i suoi clienti e soci sono stati arrestati dopo i rapporti con lui. D’accordo. Ma non c’era proprio nessun altro da invitare il 4 settembre a Torino?
(m. l.)
 
 
 
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Voc. Mazzelvetta, 15 - 05038 Piediluco (Terni) Italy
Tel. ++39.0744.368.158; 335/6746610 
 

 

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MEDICI SENZA FRONTIERE

Medici Senza Frontiere è la più grande organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico, impegnata in contesti di conflitto, catastrofe naturale ed epidemie. In un anno i team di MSF hanno fornito cure mediche a più di 8.5milioni di persone.

 

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