VIAGGI ED INTEMPERIEORDINARIE STORIE DI VITA QUOTIDIANA |

Articolo 1: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione
AVVERTENZA
Questo Blog non è una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7/3/2001. Esso utilizza materiale raccolto in rete, chi ritiene di detenere i diritti,può contattarmi e saranno rimossi. Quanto a post frutto del mio libero pensiero sono a disposizione dell'intera comunità.

SOLIDARIETA' PER AMINA

|
Post n°784 pubblicato il 14 Maggio 2013 da BLACKDIAMOND63
Associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Questa l’ipotesi di reato che ha portato in carcere il comandante della Polizia Municipale di Trezzano sul Naviglio, Giacomo Velardita di 54 anni, Oreste Sciumbata di 54 anni, assessore ai Servizi Sociali del comune di Trezzano, e Giorgio Rossetto di 65 anni, assessore ai Lavori Pubblici sempre del comune dell’hinterland milanese. In totale sono stati otto gli arresti eseguiti dalla Dia nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Milano. L’indagine, coordinata dai pm della Dda, Paolo Storari e Laura Pedio, ha accertato – come spiega la Dia in un comunicato – una lunga serie di illeciti in gran parte legati all’approvazione del Pgt (Piano di governo del territorio) del comune di Trezzano sul Naviglio e ai tentativi di condizionarne gli atti. Gli investigatori hanno eseguito, con la collaborazione di personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, più di 30 perquisizioni in varie località della provincia di Milano, Varese e Bergamo e notificate informazioni di garanzia nei confronti di altre 8 persone coinvolte a vario titolo negli illeciti accertati. Oltre ai due assessori e al comandante della Polizia municipale sono stati arrestati anche Antonio Di Stasio di 66 anni, imprenditore, Massimo D’Anzuoni,di 49 anni consulente, Anna Galli di 43 anni, commercialista con ufficio a Bergamo, Anna Galli di 66 anni, commercialista a Milano e Marco Citelli, di 59 anni, geometra dell’Ufficio Tecnico del comune di Trezzano. Gli investigatori avrebbero accertato “un pesante quadro di corruttele e illegalità con pubblici amministratori asserviti agli interessi di imprenditori e con professionisti abili nel mascherare, con un giro di false fatturazioni, il pagamento di tangenti”. Significativo, sempre secondo la Dia, l’episodio legato al tentativo di spostare l’asilo comunale di via Fogazzaro nel comune di Trezzano sul Naviglio per far posto ad un parcheggio destinato ad un centro commerciale. Vicenda collegata alla promessa di una tangente da 500mila euro e al versamento di circa 230mila euro: in una circostanza è stata documentata la consegna di una tangente avvenuta all’interno di un’auto. Mazzette di cui è stato accertato dagli inquirenti il trasferimento su conti in Svizzera. |
|
Post n°783 pubblicato il 13 Maggio 2013 da BLACKDIAMOND63
Sei anni di reclusione e interdizione perpetua dei pubblici uffici. E’ la richiesta di pena del pubblico ministero Ilda Boccassini per Silvio Berlusconi, imputato al processo Ruby per prostituzione minorile (cinque anni) e concussione (un anno). E’ la conclusione della requisitoria del magistrato davanti al tribunale di Milano. Boccassini ha citato l’articolo l’articolo 319quater che disciplina la “induzione indebita a dare o promettere utilità”, formula che ha sostituito la concussione dopo la riforma Severino dell’anno scorso. Il cambiamento normativo potrebbe creare complicazioni al processo che, stando all’attuale calendario, dovrebbe andare a sentenza il 24 giugno dopo le repliche dei legali del leader del Pdl. Le difese, infatti, hanno fatto presente che sui problemi d’interpretazione sorti intorno allla “nuova” concussione devono ancora pronunciarsi le sezioni unite della Cassazione. Nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore funzionava “un sistema prostitutivo organizzato per ilsoddisfacimento sessuale di Silvio Berlusconi“, ha affermato Boccassini nel suo lungo intervento. Questo è provato “oltre ogni ragionevole dubbio”. Nessun dubbio, ancora, sul fatto che “Ruby si prostituisse”, e che abbia “fatto sesso con Berlusconi”, ricevendone dei benefici”. E l’allora premier “sapeva che la ragazza era minorenne”. E che la parentela con Mubarak della ragazza fosse “una colossale balla“, testuali parole del magistrato in aula, era perfettamente noto anche ai funzionari della Questura di Milano che dopo il fermo la lasciarono andare, agendo quindi per assecondare “l’interesse di Berlusconi” e non per presunte ragioni di Stato. Le conclusioni dell’accusa arrivano dopo lo speciale andato in onda ieri su Canale 5, tutto rivolto a dimostrare l’innocenza del proprietario di Mediaset. La prima parte della requisitoria è stata già illustrata in aula il 4 marzo dall’altro rappresentante della pubblica accusa Antonio Sangermano. In aula c’è stato un momento di tensione quando il magistrato ha parlato alcuni testimoni che “sono stati costretti a mentire”, facendo infuriare l’avvocato Piero Longo, uno dei difensori di Berlusconi, che per alcuni istanti ha interrotto la requisitoria. Boccassini ha citato in proposito la showgirlMiriam Loddo e l’ex consigliere per le relazioni estere di Berlusconi, Valentino Valentini. L’intervento di Ilda Boccassini è iniziato con una disanima sulla normativa che riguarda laprostitituzione minorile – una delle imputazioni del Cavaliere, insieme alla concussione – nella quale il magistrato ha citato anche le modifiche approvate negli anni dei governi Berlusconi. “Prima di entrare nel merito delle imputazioni – ha detto Ilda Boccassini – volevo ribadire l’importanza della tutela del minore al punto che sono intervenute due leggi importanti, una nel febbraio 2006, la numero 38, e l’altra nel marzo del 2008, volute dal governo Berlusconi”. “RUBY MINORENNE, FEDE LO SAPEVA”. Poi il procuratore aggiunto ha ripercorso la storia della minorenne marocchina Karima al Mahroug alias Ruby, tra denunce per furto e affidamenti a comunità. Emilio Fede, che conosce Ruby a un concorso di bellezza in Sicilia nel settembre 2009, “sa che la ragazza è minorenne“, afferma il pm, citando l’intercettazione in cui il direttore del Tg4 diceva che aveva “13 anni”. ’Possiamo credere che una persona che ha dedicato la sua vita e il suo credo a Berlusconi come Emilio Fede, non gli abbia detto che Ruby era minorenne?”, si è chiesta retoricamente. Il “sistema prostitutivo”, ha sottolinato Boccassini, partecipavano sia ragazze che “esercitavano” la professione, spesso extracomuntarie, sia ragazze “di buona famiglia”. Tutte “volevano avvicinare il presidente del consiglio nella speranza di ottenere denaro o favori“, in particolare il lancio inprogrammi tv, “come spesso è avvenuto”. Ruby, così come le altre ragazzeche avrebbero preso parte ai festini a di Arcore, era alla ricerca del “sogno negativo italiano” e “avvicinò Berlusconi per ottenere denaro facile e possibilità di lavoro nel mondo dello spettacolo, così come le altre giovani”. “RUBY CERTAMENTE SI PROSTITUIVA”. Alla vigilia dell’incontro con Berlusconi, Ruby mostra uno stile di vite e una disponibilità di denaro incompatibili con la sua condizione. “Non abbiamo dubbi che Ruby si prostituisse”, ha chiarito Boccassini, richiamando gli acquisti di beni di lusso da parte della ragazza e diverse testimonianze di persone che la frequantavano. E la sera in cui arriva ad Arcore, sono presenti lo stesso Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, cioè quelli che il pm definisce gli organizzatori del “sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento sessuale di Silvio Berlusconi”, imputati in un processo a parte. E’ il 14 febbraio 2010. Sia Fede che Mora “sono a conoscenza della minore età” di Ruby, afferma Boccassini. E’ la ragazza stessa che racconta di averlo confidato all’agente televisivo, avendo notato il suo “atteggiamento paterno”. E’ un punto cruciale del processo, perché Silvio Berlusconi ha sempre affermato di non sapere che la ragazza avesse meno di 18 anni, dato che lei raccontava di averne 24. ”Non vi è dubbio che Karima El Mahroug aveva fatto sesso con Berlusconi e ne aveva ricevuto dei benefici”, ha aggiunto in seguito il pm nella sua requisitoria, che ha ricordato le intercettazioni telefoniche in cui la stessa Ruby fa intendere la natura dei suoi rapporti con il premier, prima di smentirla pubblicamente. E l’ex premier “sapeva che la ragazza era minorenne”. Ruby “aveva da Silvio Berlusconi direttamente quello che le serviva per vivere in cambio delle serate ad Arcore”, ha continuato Boccassini. “Anche il primo maggio, senza che avesse fatto nulla”, Ruby ha con sé “una notevole quantità di denaro in banconote da 500 euro”. Quanto alle serate ad Arcore, Ilda Boccassini sostiene che, in base ai tabulati telefonici acquisiti, la giovane marocchina abbia “anche dormito nella residenza di Berlusconi il 20 e 21 febbraio, il 9 marzo, il 4 e 5 aprile, il 24, 25 e 26 aprile 2010 e il 1 e il 2 maggio 2010”. “IL DOPPIO LAVORO DI NICOLE MINETTI”. Boccassini ironizza anche sul “doppio lavoro” diNicole Minetti, consigliere regionale in Lombardia ”pagata dal contribuente” e addetta alla “gestione” delle cosiddette Olgettine, le protagoniste dei festini che trovavano ospitalità presso appartamenti di proprietà del Cavaliere in via Olgettina a Milano. Non si sa quale occupazione fosse per lei “più invasiva“, ha detto il pm. Fu proprio Minetti a essere incaricato da Berlusconi di andare a recuperare Ruby in questura a Milano la notte del fermo per furto, tra il 26 e il 27 maggio 2010, episodio da cui deriva l’accusa di concussione al leader del Pdl. Nonostante l’indicazione contraria del magistrato minorile Fiorillo, i funzionari di polizia lasciarono andare Ruby in seguito alle pressioni telefoniche dell’allora presidente del consiglio, che aveva indicato in Nicole Minetti la persona a cui affidarla. E Minetti, anche lei “consapevole della minore età”, porta Ruby a dormire da Michelle Conceicao, prostituta anche lei, ha sottolineato Boccassini, elencando una serie di prove e testimonianze sull’attività della brasiliana. LE PRESSIONI SUI POLIZIOTTI. Il procuratore aggiunto ha poi ricostruito in dettaglio la notte in Questura a Milano, che all’inizio appare una storia di routine, con la volante che ferma Karima in corso Buenos Aires in seguito a una segnalazione per furto arrivata da Caterina Pasquino, che ospitava la ospitava in casa. Dai primi contatti con agenti e funzionari, la pm minorile di turno Anna Maria Fiorillo si insospettisce, dato che la ragazza afferma di vivere facendo “la danza del ventre”, e dispone che sia affidata a una comunità. Dalle 23,34, dalla questura partono una serie di telefonate a diverse strutture per trovare un posto libero, mentre Ruby, priva di documenti, viene fotosegnalata. Dato che un posto libero non si trova, Fiorillo chiede che sia trattenuta in questura per la notte. Fino a questa fase, afferma Boccassini, il comportamente di pm e funzionari di polizia è “lineare e ineccepibile“. Ma poi la vicenda prende una piega diversa. Perché è la stessa Pasquino a mobilitare le colleghe “Olgettine” avvertendole di quanto successo, e la notizia arriva anche aGiuseppe Spinelli, il contabile di Berlusconi incaricato anche di retribuire le ragazze. E da Michelle Conceicao arriva anche all’allora premier Berlusconi, che sta rientrando da un impegno politico in Francia, fa muovere la Minetti. La prima telefonata del premier al capo di gabinetto della questura Pietro Ostuni, che si trova a casa, arriva alle 23,49. E’ qui che Berlusconi dipinge Ruby come “una nipote del presidente egiziano Mubarak”. Ostuni testimonia che il premier parla di “affido“, segno, secondo Boccassini, che sa che Ruby è minorenne, dato che “non si possono dare in affido persone di 30 o 45 anni”. MUBARAK, LA “COLOSSALE BALLA” NOTA IN QUESTURA. Che la parentela con Mubarak fosse “una colossale balla” era però perfettamente noto anche ai funzionari della Questura coinvolti. “La minorenne era già stata fotosegnalata” e nel corso delle prime telefonate in base al nome Ostuni era stato messo al corrente che Ruby aveva negato di essere la nipote dell’ex presidente egiziano. La sua identità era stata accertata già dal momento del fermo, tramite l’archivio informatico della Pubblica sicurezza, dato che la ragazza aveva fornito il suo vero cognome. Ignazio Colletti, uno dei poliziotti che ebbe a che fare con la giovane marocchina, ha detto in aula al pm Sangermano: ”Sono certo che la dottoressa Iafrate (Giorgia Iafrate, il commisario a cui era stata scaricata la grana notturna in Questura) dopo aver parlato con la ragazza, si convinse che non era verofosse parente di Mubarak”. Sono “avvilenti”, secondo Boccassini, “le dichiarazioni della Iafrate che afferma che Fiorillo le aveva dato il suo consenso”. Gli uomini della Questura hanno quindi agito solo “per l’interesse di Berlusconi” e non per salvaguardare i buoni rapporti diplomatici con l’Egitto. Quando Ostuni chiamò il questore per avvertirlo della telefonata di Silvio Berlusconi sapeva “benissimo che la vicenda della nipote di Mubarak era una balla colossale e sapeva benissimo che la ragazza era minorenne, marocchina e scappata da una comunità e che interessava all’allora presidente del consiglio”. Il quale temeva che, restando in Questura, Ruby “svelasse di aver fatto sesso con lui” e “quanto accadeva” nella sua dimora. Tra l’altro, ha osservato Boccassini, all’epoca erano già note al pubblico le vicende di Noemi Letizia e delle foto delle ragazze a Villa Certosa, Certamente “a conoscenza” anche dei poliziotti. Nonostante l’identità di Ruby fosse ormai chiara, ha rilevato ancora il pm, in piena notte la Questura chiede al commissariato di Tarormina di mandare una volante a Letojanni, il paese dove vivono i genitori della ragazza. Uno scrupolo, che secondo Boccassini, non sarebbe stato utilizzato per una qualunque extracomunitaria fermata per strada. Fatto sta che la minorenne viene “affidata” a Minetti intorno alle due di notrte, mentre la conferma degli accertamenti del commissariato di Taormina arrivano due ore dopo. “BERLUSCONI HA MENTITO”. “Berlusconi ha mentito, è un suo diritto di imputato”, ha affermato ancora Boccassini, in merito all’affermazione dell’ex premier su una telefonata ricevuta da Miriam Loddo “in lacrime” dalla Questura la notte del fermo. Una presenza che l’accusa smentisce. Nelle sue dichiarazioni spontanee, Berlusconi ha affermato di aver ricevuto la notizia del fermo di Ruby proprio dalla Loddo, e non dalla prostituta Conceicao: “Dagli atti del processo ho poi rilevato che il telefonino aveva ricevuto una chiamata da tale Michelle Conceicao. Io non ricordo di aver mai parlato con questa Conceicao”, ha spiegato. Agli atti c’è comunque un’intercettazione telefonica in cui Miriam Loddo e Nicole Minetti rievocano la loro corsa in questura per “fare un favore all’amica”, intendendo l’allora premier. Sempre a proposito della genuinità delle ricostruzioni della difesa, Ilda Boccassini ha sottolineato che “le persone che sono state sentite sono a libro paga di Silvio Berlusconi”. E ha fatto notare che le ragazze “sono state prostitute” dunque, a differenza di ciò che sostiene Berlusconi, non sono state danneggiate dalle indagini. Secondo il pm, Berlusconi “non merita le attenuanti generiche” che gli sono state concesse in altri processi, come quello sul Lodo Mondadori, in virtù della sua posizione politica. Tra i motivi, “i testimoni a libro paga”. Oltre al comportamento processuale, Boccassini ha attaccato “l’invasione del palazzo di giustizia da parte di persone delle istituzioni”, a proposito della manifestazione dei parlamentari Pdl di qualche settimana fa. Di fronte alla quale afferma di essersi sentita “smarrita”. |
|
Post n°782 pubblicato il 03 Maggio 2013 da BLACKDIAMOND63
![]() Monti tra Bombassei e “il super-tagliatore” Non avrà dimestichezza con la politica, però Mario Monti è un professore a far di conto. Anche perScelta Civica, fabbricata in fretta a gennaio per le elezioni di febbraio. In pochi giorni, il movimento ha raccolto oltre 2 milioni di euro. I candidati in posti blindati, pescati non senza riflessioni aggiunte tra l’imprenditoria e l’accademia, si sono presto adoperati con bonifici a molte cifre. Carla Anna Ilaria Borletti dell’Acqua, coniugata Buitoni, ha donato 710.000 euro. Tanta generosità che Monti non è riuscito a ripagare: doveva entrare nel governo come ministro, potrebbe rientrare come sottosegretario. Alberto Bombassei, gruppo Brembo, non si è svenato: 50.000 euro e spiccioli. La metà di un tecnico fra i tecnici, nominato l’11 aprile amministratore delegato all’Ilva di Taranto: ma Enrico Bondi non aveva già rimosso l’esperienza a Palazzo Chigi e, prima di salutare, lo stesso giorno, la Camera registra un contributo di 100.000 euro. Per l’esordio romano, Lorenzo Dellai – che viene da Trento e dai laboratori di Italia Futura di Montezemolo – non ha badato ha spese e ha versato 72.000 euro in due rate. La famiglia Merloni ha partecipato con 150.000, così l’erede Maria Paola, ex democratica, ritorna in Parlamento. Luca Cordero di Montezemolo ha avuto uno sguardo lungo, non ha svuotato le casse di Italia Futura per un esperimento risultato poi fallimentare: l’associazione non ha superato i 100.000 euro. Il professore voleva eccitare le piccole, medie e soprattutto grandi aziende: non ha avuto reazioni entusiastiche. I costruttori Salini si sono limitati a un obolo, 20.000 euro: hanno pareggiato persino la Nuova Casa di cura di Decimomannu. Gli Odontonetwork di Milano e la Paolonia Immobiliare si sono fermati a 10.000. Ha fatto meglio lo scrittore Edoardo Nesi, eletto in Toscana, 17.000 euro. Nicola Latorre e i tifosi del mattone Tra le 87 pagine che elencano i soldi privati ai partiti privati, una intera la merita Nicola Latorre, senatore Pd, che fece parte di quella granitica covata pugliese di Massimo D’Alema. Per una campagna elettorale non proprio palpitante, causa legge porcellum, Latorre ha ricevuto donazioni per 225.000 euro. La Isvafim non ha fatto mancare un sostegno di 30.000, anche se a Matteo Renzi ne andarono il doppio per le primarie. La società di multiservizi fa capo ad Alfredo Romeo, in passato coinvolto in un’inchiesta a Napoli: assolto da accuse pesanti – era in grado di manovrare appalti – è stato condannato a due anni in primo grado per un singolo episodio di corruzione in merito a un’assunzione. Il mattone crede tanto in Latorre: 30.000 euro da Colonna Prima di Roma (che possiede le più suggestive terrazze romane), 30.000 ancora da Italiana Costruzioni e ben50.000 da Sorgente Group. Il tesoretto di Tabacci e il sostegno di Romeo Il Centro democratico di Bruno Tabacci, che con qualche migliaio di voti ha consentito al Pd di ottenere il premio di maggioranza a Montecitorio, si è fatto sentire grazie ai soldi di Romeo (Isvafim)30.000 euro e del candidato Nicola Benedetto, 50.000. Da Ingroia a Favia: tanto paga Di Pietro Nessuno ha conquistato il Parlamento, ma la coalizione Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia si è retta soltanto con i soldi dell’Italia dei Valori: un milione di euro per la campagna nazionale,50.000 per quella regionale laziale. Il partito di Antonio Di Pietro ha anche donato 50.000 per il comitato promotore per il referendum sul lavoro; 40.000 a Giovanni Favia, consigliere emiliano ex Movimento Cinque Stelle; 30.000 ad Antonio Borghesi, ex capogruppo a Montecitorio e 20.000per Ambrosoli presidente in Lombardia. An e Forza Italia foraggiano il Pdl, Silvio no Questa è la notizia: Silvio Berlusconi non sgancia più moneta per il partito. E i liberali di Arcore, che detestavano la fusione con gli ex fascisti di Alleanza Nazionale, devono ringraziare proprio la liquidazione di An. Nonostante la diaspora di Ignazio La Russa e Giorgia Meloni, più la pattuglia di Gianfranco Fini, il Pdl si è meritato un contributo di 5,6 milioni di euro che, assieme a un paio di milioni della defunta Forza Italia, hanno permesso di attaccare i manifesti per l’abolizione dell’Imu. In proporzioni diverse, gli eletti hanno partecipato a una raccolta inedita per i berlusconiani: i bonifici variano da 9.600 a 15.000. Ma gli amici di sempre hanno compiuto uno sforzo in più: 57.400 dal fidato Paolo Bonaiuti e 35.000 da Sandro Bondi. Per l’ascesa in politica, l’imprenditore Bernabò Bocca ha sostenuto il partito che l’ha accolto con 25.000. Evento straordinario, però: per la prima volta, l’avvocato Niccolò Ghedini non viene pagato dal cliente Berlusconi, ma stacca addirittura un assegno di 35.000 euro. I quasi 35.000 euro di Marco Milanese nulla hanno potuto: il Cavaliere non l’ha ricandidato. Il Pd tra la “quota 18mila” e la falange rossa Il Partito democratico ha fissato la quota base di 18.000 euro, e tutti l’hanno rispettata. Il lungo rosario di nomi e di cifre ha un granello più spesso al punto di Patrizio Bertelli, marito di Miuccia Prada, che credeva di poter spingere Pier Luigi Bersani a Palazzo Chigi con 100.000 euro. La bolognese Seci è l’unica azienda che si è mostrata generosa essendo tanto facoltosa: 100.000 euro. Nel gruppo democratico nessuno è assente: nemmeno i non eletti fra Livia Turco, Paola Concia, Vincenzo Vita e Marco Follini. I finanziatori democratici diventano più interessanti in provincia o nei comuni. Ad Alessandria, lassù, si spingono la ditta piacentina Antas, 30.000 euro e la conterranea Ingegneria Biomedica Santa Lucia (vicina da sempre a Bersani), 18.000. La Santa Lucia ritorna a Piacenza, stavolta nei confini, con 25.000 euro in più rate. A Cesena le cooperative – da Conscoop e la Gesco Consorzio – non vanno oltre i 5.000. A Ferrara, la Concordia Soc. Coop. fa di più: 15.000 euro. A Pisa è molto attiva la Cittadella Spa di Pontedera, 25.000. Segno che nelle regioni rosse, i partiti locali hanno ottime disponibilità finanziarie. E Bossi boicotta le casse del nemico Maroni Fa un certo effetto non trovare il nome di Umberto Bossi, né di un figlio a caso, tra i finanziatori leghisti, nemmeno se – in rigoroso ordine alfabetico – compaiono i disciplinati deputati e senatori. Roberto Maroni risponde presente con i suoi dovuti 29.000 euro: il partito ha ricambiato il favore con 450.000 per la scalata al Pirellone. Tra i versamenti detratti spesso in busta paga dei parlamentari uscente e poi di nuovo entranti, si fanno notare i 71.000 euro di Roberto Calderoli. E anche i 15.000 di Carbotermo spa, una società che gestisce gli impianti di riscaldamento sempre al Pirellone. Messina, nel dubbio sostegno bipartisan Una citazione va fatta per la Caronte&Tourist di Messina, che gestisce i traghetti per lo Stretto, e non ha scelto una chiara collocazione politica. Ha versato prima 50.000 al Pd di Messina e poi 40.000 al Grande Sud di Gianfranco Micciché, un berlusconiano mai troppo in fuga dal Cavaliere. L’Italiana Costruzioni di Roma, per non farsi trovare impreparata e anche lungimirante visto l’inciucio, ha donato 30.000 euro a Nicola Latorre (Pd) e anche 25.000 all’Udc romano. Caltagirone, Casini va sul sicuro (in famiglia) Da sempre l’Udc può contare sui capitali di Caltagirone, suocero di Pier Ferdinando Casini, adesso sono imponenti i contributi del distributore Sidam srl (200.000 euro) e del costruttore Donati (100.000). A Roma il partito riceve 10.000 anche dal Teatro di Marcello. I Cristiano Popolari e gli affitti al Parlamento I Cristiano Popolari di Mario Baccini & Giuseppe Galati, non senza qualche fatica, hanno raccolto 130.000 euro. Però i finanziatori sono tutti curiosi, a cominciare da Milano 90 srl, la società che affittava immobili al Parlamento e che ora attraversa la burrasca economia dopo aver perso numerose commesse: la Milano ha elargito 35.000 euro in tre rate. Divertenti anche i 18.000 euro di Prai Trading& Shipping: imbarcazioni di lusso e costruzioni futuristiche. Non rinuncia a 10.000 euro il Consorzio Laziale Rifiuti. Da Samorì all’eclettico Marra: carissimi giocattoli La politica è costata cara al banchiere Gianpiero Samorì, piccolo satellite nella galassia del centrodestra con il suo Movimento Italiani in Rivoluzione. Lo 0,2% dei voti ha richiesto una spesa di500.000 euro da parte di Modena Capitale, la capogruppo degli affari di Samorì. L’eclettico avvocato e scrittore Alfonso Luigi Marra, conosciuto per la relazione (soprattutto mediatica) con Sara Tommasi, ha pagato 140.000 euro il suo giocattolo chiamato Partito di Azione per lo Sviluppo. Mobilitazione siciliana per Grande Sud Gianfranco Micciché ci è riuscito: voleva qualche poltrona in Parlamento e voleva essere decisivo per il Pdl in Sicilia. Ce l’ha fatta. E con un’eccellente raccolta fondi. Grande Sud ha incassato mezzo milione di euro. Per la causa si sono mosse le migliori imprese siciliane come Kemeko(30.000), Autostrade di Palermo (20.000). Buona mobilitazione a Potenza con la Geocart(20.000) e Sud’altro, studi e ricerche sul Mezzogiorno (20.000). La Immobiliare Malu di Romacredeva nel progetto e ha inviato 110.000 euro in Sicilia. I casi, da Formigoni a D’Alì Ha insistito così tanto Roberto Formigoni per avere il seggio di senatore a Roma e il Pdl gli ha fatto pure lo sconto: a differenza dei colleghi, ha pagato solo 7.000 mila euro. Antonio D’Alì, il senatore a processo per mafia, è tra quelli che nel Pdl hanno donato di più per disciplina di partito: 10.200 euro, un pochino in più dei 9.600 largamente richiesti. Il Psi ha raccolto soltanto 10.000 euro, ma le due quote di pari importo provengono entrambe da Firenze: una dalle Terrazze Brunelleschi e una dalla Compagnia Italiana Alberghi. Il Pd romano non si è dimenticato del fondatore Fassino, ora sindaco di Torino e ha inviato due contributi al comitato, nel 2012 e nel 2013, per un totale di 85.000 euro. Alle urne è andata male, se possibile, la raccolta fondi è andata ancora peggio per Fli. Hanno versato solo alcuni degli ex parlamentari per un totale di 142.000 euro. da il Fatto Quotidiano del 1° maggio 2013 |
|
Post n°781 pubblicato il 15 Aprile 2013 da BLACKDIAMOND63
Nella città turca di Golcuk 29 uomini hanno abusato di una 13enne. Quest’ultimo caso di violenza sessuale riaccende i riflettori sulla situazione in cui si trovano le donne, aprendo nuovamente il dibattito su discriminazioni, abusi e molestie contro il genere femminile in Turchia.“Non esiste nessuna giustificazione, la violenza contro le donne è un crimine”, commenta Gülten Seber, psicologa presso il centro “Kadın Dayanışma Merkezi“ (Centro per la solidarietà femminile, ndr) di Eskişehir, città nel Nordovest della Turchia. “Essere donna in Turchia – spiega – è una sfida quotidiana, contro la tradizione, contro una società patriarcale e maschilista e una politica che mostra poco o nessun interesse per le tematiche di genere“.Donne nelle strade della Turchia (foto I.Biancacci)Il centro è un luogo sicuro dove le donne in difficoltà possono contare sull’aiuto di psicologhe e avvocati che le guidano nel lungo e difficile processo di denuncia. “Molte vengono qui anche solo per parlare. Per loro confidarsi è fondamentale, perché fuori da queste mura nessuno le ascolta”, racconta la dottoressa. Ascolto, comprensione e solidarietà sono le parole chiave che guidano l’azione delle operatrici del “Kadın Dayanışma Merkezi”: “Nessuna donna è colpevole per la violenza subita. Vogliamo che ogni donna sia consapevole dei propri diritti, e soprattutto, di come farli valere”. Basti pensare cosa significa, ancora oggi, contravvenire ai valori trasmessi dalla tradizione patriarcale turca – continua Gülten – Ma è solo attraverso il superamento di questi tabù che le donne turche potranno emanciparsi vincendo la paura di non farcela”.Donne velate in strada (foto di I.Biancacci)I dati raccolti dall’Istituto statistico turco nel 2012 confermano quanto denuncia la psicologa: il 49% delle donne turche dichiara che una buona moglie non deve mai discutere con il marito, e se lo fa merita di essere picchiata. Questo atteggiamento è fortemente radicato nei villaggi (64,5%), nell’Est della Turchia (60%), soprattutto tra le donne delle classi più povere e non istruite (70%). Le donne che hanno accesso all’istruzione, appartenenti alle classi più agiate difficilmente si piegano ai soprusi, rifiutano di sottomettersi alla cultura patriarcale e lottano per vedere rispettati i loro diritti.«Gli uomini sono responsabili dei comportamenti delle donne della famiglia – dichiara Incilay Cangöz, coordinatrice del Centro per gli Studi di genere e docente presso la facoltà di Comunicazione dell’Università “Anadolu” di Eskişehir – Sono gli uomini infatti a “proteggere” l’onore delle donne che considerano una loro proprietà, e per farlo sono disposti a tutto. Decidono quando e con chi si sposeranno, se potranno studiare o lavorare. Nella maggior parte dei casi le ragazze completano gli studi, ma dopo l’università devono calarsi completamente nel ruolo di madri e mogli”.Il sistema penale in Turchia presenta numerose lacune sul tema del contrasto alla violenza di genere: “Non esiste una legge che parli di femminicidio e la scarsa rappresentanza femminile nelle aule giudiziarie, in parlamento così come nella politica in generale – dichiara l’avvocato Pınar Çelik Arpacı – fa sì che le leggi rimangano arretrate, figlie di una logica prettamente maschile. Basti pensare al fatto che, in caso di violenza sessuale, viene chiamata a testimoniare solamente la donna, considerata non solo colpevole ma anche consenziente“. |
|
Post n°780 pubblicato il 14 Aprile 2013 da BLACKDIAMOND63
Siamo al centro commerciale ‘Da Vinci’ a Fiumicino (Roma), a due passi dall’aeroporto, pomeriggio del lunedì 8 aprile 2013. Una berlina blu, con tanto di lampeggiante e paletta del ministero dell’Economia e delle Finanze sul parabrezza, è parcheggiata da oltre un’ora (dalle 15 alle 16,15 circa) su uno dei posti auto riservati ai disabili. Parcheggi ben segnalati da strisce gialle, simboli e cartelli segnaletici. Le telecamere de ilfattoquotidiano.it immortalano la scena. Dopo oltre un’ora il guidatore dell’Alfa 159 blu esce dal centro commerciale portando con se alcuni capi di abbigliamento con tanto di cartellino. Si qualifica come “finanziere”e farfuglia qualcosa all’operatore tv per giustificarsi, ma l’imbarazzo è evidente. “E allora? Vigilante” dichiara alla telecamera e aggiunge: “Io sono un finanziere, lei chi è? Si qualifichi”. Da una visura fatta sulla targa al Pubblico registro automobilistico, probabilmente per ragioni di sicurezza, l’automobile non risulterebbe intestata ad alcun ente. Ma cosa rischia chi parcheggia sul posto riservato ai portatori di handicap? Poco o nulla. L’irregolarità è sanzionata dall’.art.158 comma 2 lettera G e comma 5 con soli 74,00 euro, la decurtazione di 2 punti e la rimozione del veicolo. L’associazione dei finanzieri Ficiesse sollecita “il comandante della GdF, Saverio Capolupo, a prendere provvedimenti” e accertare se e quali reati si siano configurati con l’utilizzo di una macchina di servizio e durante quali orari |
AVVISO AI NAVIGANTI
IN QUESTO BLOG HO VOLUTO RIPORTARE TUTTE QUELLE NOTIZIE CHE PASSANO INOSSERVATE O A CUI NON VIENE DATO IL RILIEVO CHE MERITANO.
SONO ESTREMAMENTE CONVINTO CHE IN ITALIA L'INFORMAZIONE, L'UNICA LIBERTA' CHE ANCORA ABBIAMO STIA PASSANDO SOTTO LO STRETTO CONTROLLO DELLA CLASSE DIRIGENTE CHE AL POTERE RITENGO CHE IL WEB SIA UN POTENTE AIUTO ALLO SVILUPPO DELLA DEMOCRAZIA, COSI' COME E' STATO CHIARAMENTE DIMOSTRATO DAI FATTI RELATIVI ALL'EGITTO, ALLA TUNISIA, LIBIA, MAROCCO, SIRIA.
MA COME SONO CONVINTO PER LE RADIO PRIVATE CHE TRASMETTERE CANZONETTE SIA IL MODO PIU' IDIOTA DI UTILIZZO DEL MEZZO RADIOFONICO, SONO ALTRESI' CONVINTO CHE UTILIZZARE UN BLOG PER RIPORTARE LE SOLITE POESIE DI KHALIL GIBRAN, LE SOLITE FOTO DI GABBIANI SUL MARE I SOLITI DISEGNI CON QUINTALI DI GLITTER, VI PUO' FAR GUADAGNARE QUALCHE SOLDO CON I BANNER MA CHE NON SIA DI NESSUN AIUTO ALLA COLLETTIVITA'.
SPERO SOLO CHE QUANTO RIPORTATO SU QUESTO BLOG POSSA ESSERE DI AIUTO A CHI VUOL APRIRE GLI OCCHI.
CERCA IN QUESTO BLOG
ULTIMI COMMENTI
CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG
I messaggi e i commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.





Inviato da: fairymorgana81
il 19/01/2013 alle 12:48
Inviato da: egotista_mente
il 20/12/2012 alle 17:35
Inviato da: BLACKDIAMOND63
il 20/12/2012 alle 17:29
Inviato da: pgmma
il 15/12/2012 alle 06:34
Inviato da: pgmma
il 15/12/2012 alle 06:32