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Creato da MalfosiaMK il 08/04/2005
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Post n°401 pubblicato il 12 Novembre 2008 da MalfosiaMK
CHISSA' COM'E' - AFTERHOURS Certo lo so non ho più niente da dire Nè da rimpiangere o da fallire Devo solo comprare ormai Della seta rossa al mio male Con la quale farlo stare zitto Sei diventato un fiore alto e disperato Perché è il tuo modo di gridar che vorrei Capita di non farcela Come quando perdi il tuo uomo O il tuo cane Chissà chissà com'è Se è come me è quasi amore Chissà chissà com'è Se è come me è quasi amore Anche il tuo mondo prima o poi invecchierà Ora sei il verbo che nessuno userà Capita di non farcela E di essere il coltello Ed insieme la ferita Chissà chissà com'è Se è come me è quasi amore Chissà chissà com'è Se è come me non ha cuore INSIEME A TE STO BENE - LOMBROSO Che cosa vuoi da me |
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Post n°400 pubblicato il 10 Novembre 2008 da MalfosiaMK
Pestaggi, violenze. In settimana la sentenza per i 29 poliziotti Quelli della Diaz: le verità negateaccusati delle violenze nella scuola di Genova nel 2001 La notte nera della democraziadi GIUSEPPE D'AVANZO (la Repubblica) UNO STATO che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico. Una polizia che usa la forza non per impedire reati, ma per commetterne, non può essere considerata "forza dell'ordine". Fatti di questo genere distruggono la credibilità delle istituzioni più di tanti insuccessi dei poteri pubblici". Valerio Onida, giudice emerito della Corte Costituzionale. Sono parole che bisogna tenere a mente ora che il processo per le violenze della polizia nella scuola "Diaz", durante i giorni del G8 di Genova, è prossimo alla sentenza. * * * Il 21 luglio del 2001 è il giorno più tragico del G8 di Genova. È morto Carlo Giuliani in piazza Alimonda in una città distrutta dai black bloc ? che riescono inspiegabilmente a colpire indisturbati e a dileguarsi senza patemi. Per tutto il giorno, Genova è insanguinata dai pestaggi della polizia, dei carabinieri, dei "gruppi scelti" della guardia di finanza contro cittadini inermi, donne, ragazzi, anche anziani, spesso con le braccia alzate verso il cielo e sulla bocca un sorriso. Ora, più o meno, è mezzanotte. Mark Covell, 33 anni, inglese, giornalista di Indymedia.uk, ozia davanti al cancello della scuola Diaz, diventato un dormitorio dopo che i campeggi sono stati abbandonati per la pioggia. Covell si accorge che la polizia sta "chiudendo" la strada. Avverte subito il pericolo. Estrae l'accredito stampa, lo mostra, lo agita. I poliziotti, che lo raggiungono per primi (sono della Celere, del VII nucleo antisommossa del Reparto Mobile di Roma), lo colpiscono con i "tonfa" o "telescopic baton", più che un manganello un'arma tradizionale delle arti marziali: rigido e non di caucciù, a forma di croce: "può uccidere", se ne vanta chi lo usa. Colpiscono Mark senza motivo. Come, senza ragione, un altro poliziotto con lo scudo lo schiaccia ? subito dopo ? contro il cancello mentre un altro, come un indemoniato, lo picchia alle costole. Gli gridano in inglese: "You are black bloc, we kill black bloc" ("Tu sei un black, noi ti uccidiamo"). Covell cade finalmente a terra. E' semisvenuto, in posizione fetale. Potrebbe bastare anche se fosse un incubo, ma per Mark il calvario non è ancora finito. Tutti i "celerini" che corrono verso la scuola lo colpiscono a terra con calci (il pestaggio di Covell è ripreso da una videocamera). Covell rimarrà, esanime, circondato dall'indifferenza, in quell'angolo di via Cesare Battisti, al quartiere di Albaro, per oltre venti minuti. Ha una grave emorragia interna, un polmone perforato, il polso spezzato, otto fratture alle costole, dieci denti in meno. Quando si sveglia in ospedale, viene arrestato per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, concorso in detenzione di arma da guerra e associazione a delinquere. (E' ancora aperta l'indagine per individuare i poliziotti che lo hanno quasi ucciso. L'accusa: tentato omicidio). * * * Distruggere. Annientare. E' con questo obiettivo che, dopo aver abbattuto con un blindato Magnum il cancello, le prime tre squadre del Reparto Mobile di Roma (trenta uomini) invadono, a testuggine, il pianoterra della scuola. Arnaldo Cestaro, "un vecchietto", è sulla destra dell'ingresso. Viene travolto. Lo gettano contro il muro. Lo picchiano con i "tonfa". Gli spezzano un braccio e una gamba. Ora ci sono urla e baccano. Nella palestra, ai piani superiori ragazzi e ragazze - anche chi si è già infilato nel sacco al pelo per dormire - comprendono che cosa sta accadendo. Tutti raccolgono le loro cose, il bagaglio leggero che si portano dietro da giorni. Si sistemano con le spalle al muro; chi in ginocchio; chi in piedi; tutti con le braccia alzate in segno di resa; chi ha voglia di un'ultima "provocazione" mostra al più indice e medio a V. Daniel Mc Quillan, quando vede le divise, si alza in piedi e dice: "Noi siamo pacifici, niente violenza". "Come se fossero un branco di cani impazziti, sono su di lui in un istante e lo colpiscono, lo colpiscono, lo colpiscono?", dicono i testimoni. La furia dei celerini si scatena contro chiunque e dovunque, irragionevolmente, con furore (si vede uno che mena colpi con una specie di mazza da baseball). Melanie Jonach racconterà di essere svenuta subito al primo colpo che la raggiunge alla testa. Gli altri, che vedono la bastonatura inflittale, ricordano i suoi occhi aperti ma incrociati, le contrazioni spastiche del corpo. Anche in queste condizioni, continuano a picchiarla e a prenderla a calci. Un ultimo calcio sbatte la sua testa contro un armadio: ora è "aperta" come un melone. Il comandante del VII nucleo, a quel punto, grida "Basta!". Raggiunge la ragazza. "La tocca con la punta dello stivale. Melanie non dà segni di vita e quello ordina che venga chiamata un'autoambulanza". (Melanie Jonach ci arriverà in codice rosso con una frattura cranica nella regione temporale sinistra). Nicola Doherty ancora piange in aula mentre racconta: "Hanno cominciato a picchiarci immediatamente. C'era gente che piangeva e implorava i poliziotti di fermarsi. Anch'io piangevo e chiedevo che la smettessero. Uno mi è venuto vicino e con fare dolce mi ha detto "Poverina!" e mi ha colpito ancora. Sembrava che ci odiassero. Ho visto un poliziotto con un coltello in mano, bloccava le ragazze, i ragazzi e tagliava una ciocca di capelli con il coltello". Voleva il suo personale trofeo di guerra. Altri continuano a gridare, dopo aver picchiato duro: "Dì, che sei una merda". Mentre colpiscono gridano: "Frocio!", "Comunista!", "Volevate scherzare con la polizia?", "Nessuno sa che siamo qui e ora vi ammazziamo tutti!". Lena Zulkhe, colpita alle spalle e alla testa, cade subito. Le danno calci alla schiena, alle gambe, tra le gambe. "Mentre picchiavano, ho avuto la sensazione che si divertissero". La trascinano per le scale afferrandola per i capelli e tenendola a faccia in giù. Continuano a picchiarla mentre cade. La rovesciano quasi di peso verso il pianoterra. "Non vedevo niente, soltanto macchie nere. Credo di essere per un attimo svenuta. Ricordo soltanto - ma quanto tempo era passato? - che sono stata gettata su altre due persone, non si sono mossi e io gli ho chiesto se erano vivi. Non hanno risposto, sono stata sdraiata sopra di loro e non riuscivo a muovermi e mi sono accorta che avevo sangue sulla faccia, il braccio destro era inclinato e non riuscivo a muoverlo mentre il sinistro si muoveva ma non ero più in grado di controllarlo. Avevo tantissima paura e pensavo che sicuramente mi avrebbero ammazzata". Dei 93 ospiti della "Diaz" arrestati, 82 sono feriti, 63 ricoverati ospedale (tre, le prognosi riservate), 20 subiscono fratture ossee (alle mani e alle costole soprattutto, e poi alla mandibola, agli zigomi, al setto nasale, al cranio). * * * Che cosa ha provocato questa violenza rabbiosa e omicida? Come è stata possibile pensarla, organizzarla, realizzarla. Il 22 luglio, il portavoce del capo della polizia convoca una conferenza stampa e distribuisce un breve comunicato che vale la pena di ricordare per intero: "Anche a seguito di violenze commesse contro pattuglie della Polizia di Stato nella serata di ieri in via Cesare Battisti, si è deciso, previa informazione all'autorità giudiziaria, di procedere a perquisizione della scuola Diaz che ospitava numerosi giovani tra i quali quelli che avevano bersagliato le pattuglie con lancio di bottiglie e pietre. Nella scuola Diaz sono stati trovati 92 giovani, in gran parte di nazionalità straniera, dei quali 61 con evidenti e pregresse contusioni e ferite. In vari locali dello stabile sono stati sequestrati armi, oggetti da offesa ed altro materiale che ricollegano il gruppo dei giovani in questione ai disordini e alle violenze scatenate dai Black Bloc a Genova nei giorni 20 e 21. Tutti i 92 giovani sono stati tratti in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio e detenzione di bottiglie molotov. All'atto dell'irruzione uno degli occupanti ha colpito con un coltello un agente di Polizia che non ha riportato lesioni perché protetto da un corpetto. Tutti i feriti sono stati condotti per le cure in ospedali cittadini". Il portavoce mostra anche le due molotov che sarebbero state trovate nell'ingresso della scuola, "nella disponibilità degli occupanti". * * * Il processo di Genova ha dimostrato ragionevolmente (e spesso con la qualità della certezza) che nessuna delle circostanze descritte dal portavoce del capo della polizia (capo della polizia era all'epoca Gianni De Gennaro) corrisponde al vero. Quelle accuse sono false, quelle ragioni sono inventate di sana pianta. Si dice che l'assalto (la "perquisizione") fu organizzato dopo che un corteo di auto e blindati della polizia era stato, poco prima della mezzanotte, assalito in via Cesare Battisti con pietre, bottiglie e bastoni. Il processo ha dimostrato che non c'è stata nessuna pattuglia aggredita. Si dice che gli ospiti della Diaz fossero già feriti, quindi coinvolti negli scontri in città. Nessuno dei 93 arrestati era ferito prima di essere bastonato dai "celerini". Poliziotti, comandanti, dirigenti hanno riferito che, mentre entravano nella scuola, c'è stata contro di loro una sassaiola e addirittura il lancio di un maglio spaccapietre. I filmati hanno dimostrato che non fu lanciata alcun sasso e nessun maglio. Il comandante del Reparto Mobile di Roma ha scritto in un verbale che ci fu una vigorosa resistenza da parte di "alcuni degli occupanti, armati di spranghe, bastoni e quant'altro". Assicura che nella scuola (entra tra i primi) sono stati "abbandonati a terra, numerosi e vari attrezzi atti ad offendere, tipo bastoni, catene e anche un grosso maglio". Nella scuola non c'è stata alcuna colluttazione, nessuna resistenza, soltanto un pestaggio. Nessuno degli occupanti ha tentato di uccidere con una coltellata il poliziotto Massimo Nucera. Due perizie dei carabinieri del Ris hanno smentito che lo sbrego nel suo corpetto possa essere il frutto di una coltellata. Nella scuola non c'erano molotov. Come ha testimoniato il vicequestore che le ha sequestrate, quelle due molotov furono ritrovate da lui non nella scuola la notte del 22 luglio, ma sul lungomare di Corso Italia nel pomeriggio del giorno precedente. La prova falsa, manipolata, è stata inspiegabilmente distrutta, durante il processo, nella questura di Genova. * * * In settimana il tribunale deciderà delle responsabilità personali dei 29 imputati (poliziotti, dirigenti, comandanti, alti funzionari della polizia di Stato) accusati di falso ideologico, abuso di ufficio, arresto illegale e calunnia. Quel che qui conta dire è che la responsabilità non penale, ma tecnico-politica di chi, impotente a fronteggiare i black bloc, si è abbandonato (per vendetta? per frustrazione? con quali ordini e di chi?) a pestaggi ingiustificati e indiscriminati, non può e non deve essere liquidata da questa sentenza. Centinaia di agenti, sottufficiali, ufficiali, dirigenti di polizia, funzionari del Dipartimento di pubblica sicurezza hanno mentito durante le indagini e al processo. E chi non ha mentito, ha negato, taciuto o dissimulato quel che ha visto e saputo. Dell'assalto alla "Diaz" non inquieta soltanto il massacro di 93 cittadini inermi diventati in una notte "criminali" a cui non si riconosce alcuna garanzia e diritto. Quel che angoscia è anche questo silenzio arrogante, l'omertà indecorosa che manipola prove; costruisce a tavolino colpevoli; nasconde le responsabilità; sfida, senza alcuna lealtà istituzionale, il potere destinato ad accertare i fatti. Le apprensioni di sette anni raddoppiano ora che, decreto dopo decreto, si fa avanti un "diritto di polizia". Il Paese ha bisogno di sapere se il giuramento alla Costituzione delle forze dell'ordine non sia una impudente finzione. Perché quel che è accaduto a Mark Covell e ai suoi 92 occasionali compagni di sventura rende chiaro, più di qualsiasi riflessione, come uno Stato che si presenta nelle vesti di sbirro e carnefice fa assai presto a diventare uno Stato criminale quando il dissidente, il non conforme, l'altro diventa un "nemico" da annientare. 10.11.2008 |
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Post n°399 pubblicato il 10 Novembre 2008 da MalfosiaMK
Non ci sono scuse. Adesso, ora, abbiamo gli strumenti per informarci. Adesso, ora, se non volete leggere, se non sapete leggere, potete ascoltare. E se non sapete fare neanche questo... 'fanculo agli incivili! Riporto qui di seguito solo la prima parte del discorso pronunciato da Piero Calamandrei agli studenti milanesi nel 1955 riguardo la Costituzione. Se vi pungerà vaghezza, potrete continuare con le altre due parti che potrete facilmente rintracciare su youtube.com. Insieme al video, aggiungo qualche riga di un altro discorso, quest'ultimo invece pronunciato cinque anni prima al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale. Ovvio, anche qui, per ulteriori informazioni cliccare sul titolo. Cià "Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private." |
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Post n°398 pubblicato il 03 Novembre 2008 da MalfosiaMK
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Post n°397 pubblicato il 03 Novembre 2008 da MalfosiaMK
Il mio è un rigurgito di bile e di veleno. Il mio è odio. La mia è insofferenza. Sapevo sarebbe tornato questo momento. L'ho aspettato troppo a lungo, forse, ma "l'arte non nasce mai dalla felicità", scrisse Palahniuk. E allora grazie perchè mi rendi triste, malinconica, pensierosa e profondamente incazzata. In tutto questo riscopro la mia ispirazione. 'fanculo! MUSA DI NESSUNO - AFTERHOURS So che e’ deciso gia’ E non e’ speciale ma e’ per te Per ogni taglio che hai Musa di nessuno come sei |
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Post n°396 pubblicato il 28 Ottobre 2008 da MalfosiaMK
Faccialibro sta spopolando. Vince su tutti i fronti. Scoppia la mania e la gente imperversa sul sito in cerca di improbabili amicizie, o, come ebbe la faccia tosta di dirmi qualcuno tempo fa, in cerca di relazioni sessuali affatto stabili ma anzi fugaci e passeggere. E coadiuvando entrambe le tematiche, riporto il risultato di un test al quale ho deciso di sottopormi, in preda a brutale e sfacciato autolesionismo: "Non so dove si trovasse tua madre quando doveva dirti queste cose, ma non si fa sesso con le persone di cui si è innamorati. Il sesso serve a fare bambini e a vendicarsi" Cinica, bastarda, sadica, egoista..." ...
VOODOO GIRL - TIM BURTON Her skin is white cloth, She has a beautiful set She has many different zombies But she knows she has curse on her The pins stick farther in. |
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Post n°395 pubblicato il 27 Ottobre 2008 da MalfosiaMK
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Post n°394 pubblicato il 26 Ottobre 2008 da MalfosiaMK
Non l’accetto. Stavolta lo rifiuto. Perché mi lascio travolgere dall’onda dei fatti, perché annaspo, perché non trovo risposta? Il Rosso ha lasciato un solco profondo, quello della barca trascinata sulla spiaggia, che sai prenderà il largo, non immagini quando tornerà. Se tornerà. La scia della storia si dirada, e aprendo meglio gli occhi ci si accorge che ora è arrivato il momento di fare. E mi chiedo: dove sono stata fino ad ora? La risposta lacera, dilania un animo troppo a lungo sopito. Ho studiato, ho letto di te, Vittorio, sui libri di scuola, ho veduto le immagini di un passato che stento a voler sentire mio. Non mi appartiene tutto questo, come dicesti tu “c’è tutta una storia che è stata rimossa”. Io non ho una coscienza sociale, non mi sento coinvolta. Ma è una gara a rincorrere idoli, e se il mio è quel nonno che non ho mai conosciuto, ma del quale ho sentito a lungo parlare, quel nonno partigiano, che rifiutò la camicia nera, quel nonno che falsava il bilancio per sfamare i rifugiati di guerra, il nonno che canzonava gli inni fascisti a suon di pernacchie, che scriveva lettere lunghe e commoventi, ora unico testamento della mia memoria; e se il mio è quel nonno, a suo volta il mio idolo adorava te. Diceva che tu sapevi riconoscere il nemico, tu solo, in mezzo a tanti, hai compreso il valore dei fatti. Chè con le parole non si arriva a nulla. E l’ultima riunione di Emergency, neanche a farlo apposta, recava come titolo una tua citazione: “quando da una parte c’è l’esercito, e dall’altra i bambini, un uomo di sinistra sa sempre dove deve stare”. E allora prendo parte a tutto questo, e sento davvero vivo il bisogno di esserci. Ora e sempre. Adesso io lo ripeto, amplifico il tuo messaggio e me lo sussurro: bisogna fare qualcosa… |
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Post n°393 pubblicato il 22 Ottobre 2008 da MalfosiaMK
Per te, ovunque tu sia, stramaledetto unico esemplare umano di sesso maschile in grado di provare sentimenti... oddio, aspe', sentimenti! Emozioni, via... in grado di provare emozioni... TI ODIO! E TI AMO! E TI ODIO! mi è impossibile fare diversamente, lo sai... AMAMIIIII, MERDA! UN UOMO - EUGENIO FINARDI Lei non lo sapeva ma aspettava un Uomo Che la scuotesse proprio come un tuono Che la calmasse come un perdono Che la possedesse e fosse anche un dono Era tanto tempo che aspettava l'Uomo Che la ipnotizzasse solo con il suono Di quella sua voce dolce e impertinente Che proprio non ci poteva fare niente Che la fa sentire intelligente Bella, porca ed elegante Come se fosse nuda tra la gente Ma pura e santa come un diamante Un Uomo dolce e duro nell'Amore Che sa come prendere e poi dare Con cui scopare, parlare e mangiare E poi di nuovo farsi far l'Amore Per seppellirsi tutta nell'odore Che le rimane addosso delle ore Che non si vuole mai più lavare Per non rischiare di dimenticare Che le ricordi che sa amare Un Uomo che sappia rassicurare Che la faccia osare di sognarsi Come non é mai riuscita ad immaginarsi Un Uomo pieno di tramonti D'istanti, di racconti e d'orizzonti Che ti guarda e dice: "Cosa senti?" Come se leggesse nei tuoi sentimenti Un Uomo senza senso Anche un po' fragile ma così intenso Con quel suo odore di fumo denso Di tabacco e vino e anche d'incenso Impresentabile ai tuoi genitori Così coerente anche negli errori Proprio a te che fino all'altroieri Ti controllavi anche nei desideri Tu che vivevi nell'illusione Di dominare ogni tua passione Tu che disprezzavi la troppa emozione Come nemica della Ragione Non sei mai stata così rilassata Così serena ed abbandonata Così viva e così perduta Come se ti fossi appena ritrovata Un Uomo dolce e duro nell'Amore Che sa come prendere e poi dare Con cui scopare, parlare e mangiare E poi di nuovo farsi far l'Amore |
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Post n°392 pubblicato il 16 Ottobre 2008 da MalfosiaMK
C'è qualcosa che non va in questo Ottobre rosso. Viene minata la mia libertà, il mio futuro, la mia voglia di continuare. C'è qualcuno che vuole uccidere la speranza del futuro, che vuole soffocare sul nascere il primo gemito della mia generazione. C'è lo Stato, c'è la Gelmini, c'è Brunetta, c'è la Legge 133, c'è la "dismissione dell'università" così amano definirla, a ragione aggiungerei. C'è lo schifo, quello che provo io e migliaia di altri studenti in giro per l'Italia. Ci sono le facoltà occupate a Firenze, Bologna, ovunque. Ci sono le assemblee, come quella di questa mattina a La Sapienza, ci sono 5.000 studenti e professori e ricercatori e rettori che si riuniscono per dare voce ad una protesta comune. Ci sono i cortei non autorizzati che si piazzano sulle rotaie alla Stazione Termini. Ci sono gli slogan, perchè "noi la crisi non la vogliamo". Ma la crisi c'è, che lo si voglia o meno. E' giunta l'ora di farsi rodere il culo. "Per strada tante facce non hanno un bel colore, qui chi non terrorizza si ammala di terrore, c'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo, io sono d'un altro avviso, son bombarolo. Intellettuali d'oggi idioti di domani ridatemi il cervello che basta alle mie mani, profeti molto acrobati della rivoluzione oggi farò da me senza lezione. Vi scoverò i nemici per voi così distanti e dopo averli uccisi sarò fra i latitanti ma finché li cerco io i latitanti sono loro, ho scelto un'altra scuola, son bombarolo" FABRIZIO DE ANDRE' - IL BOMBAROLO
"La libertà non è star sopra un albero, |
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il 03/05/2009 alle 02:00
Inviato da: ringtones
il 03/05/2009 alle 02:00
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il 03/05/2009 alle 01:51
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il 03/05/2009 alle 01:46
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il 03/05/2009 alle 01:12