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Non partire più. Insieme a te sto bene.

Post n°401 pubblicato il 12 Novembre 2008 da MalfosiaMK

30 Di tutto ma bacirasi fa paura (particolare)
 
CHISSA' COM'E' - AFTERHOURS
 
Certo lo so non ho più niente da dire
Nè da rimpiangere o da fallire
Devo solo comprare ormai
Della seta rossa al mio male
Con la quale farlo stare zitto

Sei diventato un fiore alto e disperato
Perché è il tuo modo di gridar che vorrei
Capita di non farcela
Come quando perdi il tuo uomo
O il tuo cane

Chissà chissà com'è
Se è come me è quasi amore
Chissà chissà com'è
Se è come me è quasi amore

Anche il tuo mondo prima o poi invecchierà
Ora sei il verbo che nessuno userà
Capita di non farcela
E di essere il coltello
Ed insieme la ferita

Chissà chissà com'è
Se è come me è quasi amore
Chissà chissà com'è
Se è come me non ha cuore
 

37 Amori da soli

INSIEME A TE STO BENE - LOMBROSO

Che cosa vuoi da me
cosa pretendi da me
Se è giusto non lo so
elementare sì o no
La donna è donna e tu una donna sei
che importa cosa fai
resta qui con me finché vuoi
che da mangiare c'è

Insieme a te sto bene
fra le tue braccia così
adesso non parlare
anch'io sai
non ho avuto più di quel che tu mi dai.

Tu prima eri sola
il tempo corre e vola
oh non spiegarmi chi sei perché
vai sempre bene per me
La donna è donna e tu una donna sei
che importa cosa fai
resta qui con me finche vuoi
che freddo non avrai mai

 
 
 

...giustizia...

Post n°400 pubblicato il 10 Novembre 2008 da MalfosiaMK

Pestaggi, violenze. In settimana la sentenza per i 29 poliziotti
accusati delle violenze nella scuola di Genova nel 2001
Quelli della Diaz: le verità negate
La notte nera della democrazia
di GIUSEPPE D'AVANZO (la Repubblica)
 
UNO STATO che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico. Una polizia che usa la forza non per impedire reati, ma per commetterne, non può essere considerata "forza dell'ordine". Fatti di questo genere distruggono la credibilità delle istituzioni più di tanti insuccessi dei poteri pubblici". Valerio Onida, giudice emerito della Corte Costituzionale. Sono parole che bisogna tenere a mente ora che il processo per le violenze della polizia nella scuola "Diaz", durante i giorni del G8 di Genova, è prossimo alla sentenza.

* * *

Il 21 luglio del 2001 è il giorno più tragico del G8 di Genova. È morto Carlo Giuliani in piazza Alimonda in una città distrutta dai black bloc ? che riescono inspiegabilmente a colpire indisturbati e a dileguarsi senza patemi. Per tutto il giorno, Genova è insanguinata dai pestaggi della polizia, dei carabinieri, dei "gruppi scelti" della guardia di finanza contro cittadini inermi, donne, ragazzi, anche anziani, spesso con le braccia alzate verso il cielo e sulla bocca un sorriso.

Ora, più o meno, è mezzanotte. Mark Covell, 33 anni, inglese, giornalista di Indymedia.uk, ozia davanti al cancello della scuola Diaz, diventato un dormitorio dopo che i campeggi sono stati abbandonati per la pioggia. Covell si accorge che la polizia sta "chiudendo" la strada. Avverte subito il pericolo. Estrae l'accredito stampa, lo mostra, lo agita. I poliziotti, che lo raggiungono per primi (sono della Celere, del VII nucleo antisommossa del Reparto Mobile di Roma), lo colpiscono con i "tonfa" o "telescopic baton", più che un manganello un'arma tradizionale delle arti marziali: rigido e non di caucciù, a forma di croce: "può uccidere", se ne vanta chi lo usa. Colpiscono Mark senza motivo. Come, senza ragione, un altro poliziotto con lo scudo lo schiaccia ? subito dopo ? contro il cancello mentre un altro, come un indemoniato, lo picchia alle costole. Gli gridano in inglese: "You are black bloc, we kill black bloc" ("Tu sei un black, noi ti uccidiamo").

Covell cade finalmente a terra. E' semisvenuto, in posizione fetale. Potrebbe bastare anche se fosse un incubo, ma per Mark il calvario non è ancora finito. Tutti i "celerini" che corrono verso la scuola lo colpiscono a terra con calci (il pestaggio di Covell è ripreso da una videocamera). Covell rimarrà, esanime, circondato dall'indifferenza, in quell'angolo di via Cesare Battisti, al quartiere di Albaro, per oltre venti minuti. Ha una grave emorragia interna, un polmone perforato, il polso spezzato, otto fratture alle costole, dieci denti in meno. Quando si sveglia in ospedale, viene arrestato per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, concorso in detenzione di arma da guerra e associazione a delinquere. (E' ancora aperta l'indagine per individuare i poliziotti che lo hanno quasi ucciso. L'accusa: tentato omicidio).

* * *

Distruggere. Annientare. E' con questo obiettivo che, dopo aver abbattuto con un blindato Magnum il cancello, le prime tre squadre del Reparto Mobile di Roma (trenta uomini) invadono, a testuggine, il pianoterra della scuola. Arnaldo Cestaro, "un vecchietto", è sulla destra dell'ingresso. Viene travolto. Lo gettano contro il muro. Lo picchiano con i "tonfa". Gli spezzano un braccio e una gamba. Ora ci sono urla e baccano. Nella palestra, ai piani superiori ragazzi e ragazze - anche chi si è già infilato nel sacco al pelo per dormire - comprendono che cosa sta accadendo.

Tutti raccolgono le loro cose, il bagaglio leggero che si portano dietro da giorni. Si sistemano con le spalle al muro; chi in ginocchio; chi in piedi; tutti con le braccia alzate in segno di resa; chi ha voglia di un'ultima "provocazione" mostra al più indice e medio a V. Daniel Mc Quillan, quando vede le divise, si alza in piedi e dice: "Noi siamo pacifici, niente violenza". "Come se fossero un branco di cani impazziti, sono su di lui in un istante e lo colpiscono, lo colpiscono, lo colpiscono?", dicono i testimoni. La furia dei celerini si scatena contro chiunque e dovunque, irragionevolmente, con furore (si vede uno che mena colpi con una specie di mazza da baseball).

Melanie Jonach racconterà di essere svenuta subito al primo colpo che la raggiunge alla testa. Gli altri, che vedono la bastonatura inflittale, ricordano i suoi occhi aperti ma incrociati, le contrazioni spastiche del corpo. Anche in queste condizioni, continuano a picchiarla e a prenderla a calci. Un ultimo calcio sbatte la sua testa contro un armadio: ora è "aperta" come un melone. Il comandante del VII nucleo, a quel punto, grida "Basta!". Raggiunge la ragazza. "La tocca con la punta dello stivale. Melanie non dà segni di vita e quello ordina che venga chiamata un'autoambulanza". (Melanie Jonach ci arriverà in codice rosso con una frattura cranica nella regione temporale sinistra).

Nicola Doherty ancora piange in aula mentre racconta: "Hanno cominciato a picchiarci immediatamente. C'era gente che piangeva e implorava i poliziotti di fermarsi. Anch'io piangevo e chiedevo che la smettessero. Uno mi è venuto vicino e con fare dolce mi ha detto "Poverina!" e mi ha colpito ancora. Sembrava che ci odiassero. Ho visto un poliziotto con un coltello in mano, bloccava le ragazze, i ragazzi e tagliava una ciocca di capelli con il coltello". Voleva il suo personale trofeo di guerra. Altri continuano a gridare, dopo aver picchiato duro: "Dì, che sei una merda". Mentre colpiscono gridano: "Frocio!", "Comunista!", "Volevate scherzare con la polizia?", "Nessuno sa che siamo qui e ora vi ammazziamo tutti!".

Lena Zulkhe, colpita alle spalle e alla testa, cade subito. Le danno calci alla schiena, alle gambe, tra le gambe. "Mentre picchiavano, ho avuto la sensazione che si divertissero". La trascinano per le scale afferrandola per i capelli e tenendola a faccia in giù. Continuano a picchiarla mentre cade. La rovesciano quasi di peso verso il pianoterra. "Non vedevo niente, soltanto macchie nere. Credo di essere per un attimo svenuta. Ricordo soltanto - ma quanto tempo era passato? - che sono stata gettata su altre due persone, non si sono mossi e io gli ho chiesto se erano vivi. Non hanno risposto, sono stata sdraiata sopra di loro e non riuscivo a muovermi e mi sono accorta che avevo sangue sulla faccia, il braccio destro era inclinato e non riuscivo a muoverlo mentre il sinistro si muoveva ma non ero più in grado di controllarlo. Avevo tantissima paura e pensavo che sicuramente mi avrebbero ammazzata".

Dei 93 ospiti della "Diaz" arrestati, 82 sono feriti, 63 ricoverati ospedale (tre, le prognosi riservate), 20 subiscono fratture ossee (alle mani e alle costole soprattutto, e poi alla mandibola, agli zigomi, al setto nasale, al cranio).

* * *

Che cosa ha provocato questa violenza rabbiosa e omicida? Come è stata possibile pensarla, organizzarla, realizzarla. Il 22 luglio, il portavoce del capo della polizia convoca una conferenza stampa e distribuisce un breve comunicato che vale la pena di ricordare per intero: "Anche a seguito di violenze commesse contro pattuglie della Polizia di Stato nella serata di ieri in via Cesare Battisti, si è deciso, previa informazione all'autorità giudiziaria, di procedere a perquisizione della scuola Diaz che ospitava numerosi giovani tra i quali quelli che avevano bersagliato le pattuglie con lancio di bottiglie e pietre. Nella scuola Diaz sono stati trovati 92 giovani, in gran parte di nazionalità straniera, dei quali 61 con evidenti e pregresse contusioni e ferite. In vari locali dello stabile sono stati sequestrati armi, oggetti da offesa ed altro materiale che ricollegano il gruppo dei giovani in questione ai disordini e alle violenze scatenate dai Black Bloc a Genova nei giorni 20 e 21. Tutti i 92 giovani sono stati tratti in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio e detenzione di bottiglie molotov. All'atto dell'irruzione uno degli occupanti ha colpito con un coltello un agente di Polizia che non ha riportato lesioni perché protetto da un corpetto. Tutti i feriti sono stati condotti per le cure in ospedali cittadini". Il portavoce mostra anche le due molotov che sarebbero state trovate nell'ingresso della scuola, "nella disponibilità degli occupanti".

* * *

Il processo di Genova ha dimostrato ragionevolmente (e spesso con la qualità della certezza) che nessuna delle circostanze descritte dal portavoce del capo della polizia (capo della polizia era all'epoca Gianni De Gennaro) corrisponde al vero. Quelle accuse sono false, quelle ragioni sono inventate di sana pianta. Si dice che l'assalto (la "perquisizione") fu organizzato dopo che un corteo di auto e blindati della polizia era stato, poco prima della mezzanotte, assalito in via Cesare Battisti con pietre, bottiglie e bastoni. Il processo ha dimostrato che non c'è stata nessuna pattuglia aggredita. Si dice che gli ospiti della Diaz fossero già feriti, quindi coinvolti negli scontri in città.

Nessuno dei 93 arrestati era ferito prima di essere bastonato dai "celerini". Poliziotti, comandanti, dirigenti hanno riferito che, mentre entravano nella scuola, c'è stata contro di loro una sassaiola e addirittura il lancio di un maglio spaccapietre. I filmati hanno dimostrato che non fu lanciata alcun sasso e nessun maglio. Il comandante del Reparto Mobile di Roma ha scritto in un verbale che ci fu una vigorosa resistenza da parte di "alcuni degli occupanti, armati di spranghe, bastoni e quant'altro". Assicura che nella scuola (entra tra i primi) sono stati "abbandonati a terra, numerosi e vari attrezzi atti ad offendere, tipo bastoni, catene e anche un grosso maglio".

Nella scuola non c'è stata alcuna colluttazione, nessuna resistenza, soltanto un pestaggio. Nessuno degli occupanti ha tentato di uccidere con una coltellata il poliziotto Massimo Nucera. Due perizie dei carabinieri del Ris hanno smentito che lo sbrego nel suo corpetto possa essere il frutto di una coltellata. Nella scuola non c'erano molotov. Come ha testimoniato il vicequestore che le ha sequestrate, quelle due molotov furono ritrovate da lui non nella scuola la notte del 22 luglio, ma sul lungomare di Corso Italia nel pomeriggio del giorno precedente. La prova falsa, manipolata, è stata inspiegabilmente distrutta, durante il processo, nella questura di Genova.

* * *

In settimana il tribunale deciderà delle responsabilità personali dei 29 imputati (poliziotti, dirigenti, comandanti, alti funzionari della polizia di Stato) accusati di falso ideologico, abuso di ufficio, arresto illegale e calunnia. Quel che qui conta dire è che la responsabilità non penale, ma tecnico-politica di chi, impotente a fronteggiare i black bloc, si è abbandonato (per vendetta? per frustrazione? con quali ordini e di chi?) a pestaggi ingiustificati e indiscriminati, non può e non deve essere liquidata da questa sentenza. Centinaia di agenti, sottufficiali, ufficiali, dirigenti di polizia, funzionari del Dipartimento di pubblica sicurezza hanno mentito durante le indagini e al processo.

E chi non ha mentito, ha negato, taciuto o dissimulato quel che ha visto e saputo. Dell'assalto alla "Diaz" non inquieta soltanto il massacro di 93 cittadini inermi diventati in una notte "criminali" a cui non si riconosce alcuna garanzia e diritto. Quel che angoscia è anche questo silenzio arrogante, l'omertà indecorosa che manipola prove; costruisce a tavolino colpevoli; nasconde le responsabilità; sfida, senza alcuna lealtà istituzionale, il potere destinato ad accertare i fatti. Le apprensioni di sette anni raddoppiano ora che, decreto dopo decreto, si fa avanti un "diritto di polizia". Il Paese ha bisogno di sapere se il giuramento alla Costituzione delle forze dell'ordine non sia una impudente finzione. Perché quel che è accaduto a Mark Covell e ai suoi 92 occasionali compagni di sventura rende chiaro, più di qualsiasi riflessione, come uno Stato che si presenta nelle vesti di sbirro e carnefice fa assai presto a diventare uno Stato criminale quando il dissidente, il non conforme, l'altro diventa un "nemico" da annientare.
 
10.11.2008

 
 
 

Facciamo l'ipotesi...

Post n°399 pubblicato il 10 Novembre 2008 da MalfosiaMK

Non ci sono scuse. Adesso, ora, abbiamo gli strumenti per informarci. Adesso, ora, se non volete leggere, se non sapete leggere, potete ascoltare.
E se non sapete fare neanche questo... 'fanculo agli incivili!
Riporto qui di seguito solo la prima parte del discorso pronunciato da Piero Calamandrei agli studenti milanesi nel 1955 riguardo la Costituzione. Se vi pungerà vaghezza, potrete continuare con le altre due parti che potrete facilmente rintracciare su youtube.com. Insieme al video, aggiungo qualche riga di un altro discorso, quest'ultimo invece pronunciato cinque anni prima al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale. Ovvio, anche qui, per ulteriori informazioni cliccare sul titolo.
Cià
 
 
 
 
"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private."      

 
 
 

...UN GRANDISSIMO MONOLOGO...

Post n°398 pubblicato il 03 Novembre 2008 da MalfosiaMK

...perchè ogni volta che sento tremare la voce di Salemme, mi viene da piangere. Perchè non posso non commuovermi nel sentirlo.

 
 
 

Musa di nessuno...

Post n°397 pubblicato il 03 Novembre 2008 da MalfosiaMK

Bruce Gilden 2005 (2)
 
Il mio è un rigurgito di bile e di veleno. Il mio è odio. La mia è insofferenza. Sapevo sarebbe tornato questo momento. L'ho aspettato troppo a lungo, forse, ma "l'arte non nasce mai dalla felicità", scrisse Palahniuk.
E allora grazie perchè mi rendi triste, malinconica, pensierosa e profondamente incazzata. In tutto questo riscopro la mia ispirazione.
'fanculo! 
 
 
Bruce Gilden 2005
 
MUSA DI NESSUNO - AFTERHOURS

So che e’ deciso gia’
Da mani che hanno fame di andar via
C’e’ cosi’ poco intorno a te
Che lo rivuoi

E non e’ speciale ma e’ per te
E non sa di niente ma di te
Tu che questo figlio non lo vuoi
E io, non so
E io, non so

Per ogni taglio che hai
Sulle tue mani oscene c’e’ un perche’
Crudele come non e’ mai per te

Musa di nessuno come sei
Che non sai di niente ma di te
Che mi guardi e io non capiro’
Io che non so
Io che non so
Non so, non so

 
 
 

Faccialibro docet!

Post n°396 pubblicato il 28 Ottobre 2008 da MalfosiaMK

Heart - Tim Burton
 
Faccialibro sta spopolando. Vince su tutti i fronti. Scoppia la mania e la gente imperversa sul sito in cerca di improbabili amicizie, o, come ebbe la faccia tosta di dirmi qualcuno tempo fa, in cerca di relazioni sessuali affatto stabili ma anzi fugaci e passeggere.
E coadiuvando entrambe le tematiche, riporto il risultato di un test al quale ho deciso di sottopormi, in preda a brutale e sfacciato autolesionismo:
 
"Non so dove si trovasse tua madre quando doveva dirti queste cose, ma non si fa sesso con le persone di cui si è innamorati. Il sesso serve a fare bambini e a vendicarsi" Cinica, bastarda, sadica, egoista..."
 
...
 
 

Voodoo Girl - Tim Burton (1)

 

 

VOODOO GIRL - TIM BURTON

Her skin is white cloth,
And she's all sewn apart
And she has many colored pins
Sticking out of her heart.

She has a beautiful set
Of hypno-disk eyes,
The ones that she uses
To hypnotize guys.

Voodoo Boys - Tim Burton

She has many different zombies
Who are deeply in her trance.
She even has a zombie
Who was originally from France.

But she knows she has curse on her
A curse she cannot win.
For if someone gets
Too close to her,

The pins stick farther in.

 
 
 

...dimmi chi sei!

Post n°395 pubblicato il 27 Ottobre 2008 da MalfosiaMK

 
Sean: Pensavo a quello che mi hai detto l'altro giorno, riguardo il mio dipinto.
Will: Ah.
Sean: Sono stato sveglio tutta la notte a pensarci. Poi ho capito una cosa, e sono caduto in un sonno profondo, tranquillo, e da allora non ho più pensato a te. Sai che cosa ho capito?
Will: No.
Sean: Sei solo un ragazzo. Tu non hai la minima idea delle cose di cui parli.
Will: Grazie tante.
Sean: Non c'è di che. Non sei mai stato fuori Boston?
Will: No signore.
Sean: ...Se ti chiedessi sull'arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti..: Michelangelo. Sai tante cose su di lui: le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto vero? Ma scommetto che non sai dirmi che odore c'è nella Cappella Sistina. Non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto….. mai visto. Se ti chiedessi sulle donne, probabilmente mi faresti un compendio sulle tue preferenze, potrai perfino aver scopato qualche volta… ma non sai dirmi che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici. Sei uno tosto. E se ti chiedessi sulla guerra probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia eh? "Ancora una volta sulla breccia cari amici??".... ma non ne hai mai sfiorata una. Non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l'ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto….se ti chiedessi sull'amore probabilmente mi diresti un sonetto. Ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile.. non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi, sentendo che Dio ha mandato un angelo sulla terra solo per te, per salvarti dagli abissi dell'inferno. Non sai cosa si prova ad essere il suo angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei per sempre, in ogni circostanza, incluso il cancro. Non sai cosa si prova a dormire su una sedia d'ospedale per due mesi tenendole la mano, perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine "orario delle visite" non si applica a te. Non sai cos'è la vera perdita, perché questa si verifica solo quando ami una cosa più di quanto ami te stesso: dubito che tu abbia mai osato amare qualcuno a tal punto. Io ti guardo, e non vedo un uomo intelligente, sicuro di sé, vedo un bulletto che si caga sotto per la paura. Ma, sei un genio Will, chi lo nega questo. Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo. Ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita del cazzo? Sei orfano giusto? Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? Personalmente, me ne strafrego di tutto questo, perché sai una cosa non c'è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro del cazzo. A meno che tu non voglia parlare di te, di chi sei. Allora la cosa mi affascina.. ci sto. Ma tu non vuoi farlo vero Campione?....Sei terrorizzato da quello che diresti....... A te la mossa Capo.

 
 
 

A Vittorio...

Post n°394 pubblicato il 26 Ottobre 2008 da MalfosiaMK

Non l’accetto. Stavolta lo rifiuto.

Perché mi lascio travolgere dall’onda dei fatti, perché annaspo, perché non trovo risposta? Il Rosso ha lasciato un solco profondo, quello della barca trascinata sulla spiaggia, che sai prenderà il largo, non immagini quando tornerà. Se tornerà. La scia della storia si dirada, e aprendo meglio gli occhi ci si accorge che ora è arrivato il momento di fare.

E mi chiedo: dove sono stata fino ad ora? La risposta lacera, dilania un animo troppo a lungo sopito. Ho studiato, ho letto di te, Vittorio, sui libri di scuola, ho veduto le immagini di un passato che stento a voler sentire mio. Non mi appartiene tutto questo, come dicesti tu “c’è tutta una storia che è stata rimossa”. Io non ho una coscienza sociale, non mi sento coinvolta. Ma è una gara a rincorrere idoli, e se il mio è quel nonno che non ho mai conosciuto, ma del quale ho sentito a lungo parlare, quel nonno partigiano, che rifiutò la camicia nera, quel nonno che falsava il bilancio per sfamare i rifugiati di guerra, il nonno che canzonava gli inni fascisti a suon di pernacchie, che scriveva lettere lunghe e commoventi, ora unico testamento della mia memoria; e se il mio è quel nonno, a suo volta il mio idolo adorava te. Diceva che tu sapevi riconoscere il nemico, tu solo, in mezzo a tanti, hai compreso il valore dei fatti. Chè con le parole non si arriva a nulla.

E l’ultima riunione di Emergency, neanche a farlo apposta, recava come titolo una tua citazione:

“quando da una parte c’è l’esercito, e dall’altra i bambini, un uomo di sinistra sa sempre dove deve stare”. E allora prendo parte a tutto questo, e sento davvero vivo il bisogno di esserci. Ora e sempre.

Adesso io lo ripeto, amplifico il tuo messaggio e me lo sussurro: bisogna fare qualcosa…

 
 
 

...odi et amo...

Post n°393 pubblicato il 22 Ottobre 2008 da MalfosiaMK

Per te, ovunque tu sia, stramaledetto unico esemplare umano di sesso maschile in grado di provare sentimenti... oddio, aspe', sentimenti! Emozioni, via... in grado di provare emozioni...
 
TI ODIO! E TI AMO! E TI ODIO! mi è impossibile fare diversamente, lo sai... AMAMIIIII, MERDA!
 
 
 
UN UOMO - EUGENIO FINARDI
 
Lei non lo sapeva ma aspettava un Uomo
Che la scuotesse proprio come un tuono
Che la calmasse come un perdono
Che la possedesse e fosse anche un dono

Era tanto tempo che aspettava l'Uomo
Che la ipnotizzasse solo con il suono
Di quella sua voce dolce e impertinente
Che proprio non ci poteva fare niente

Che la fa sentire intelligente
Bella, porca ed elegante
Come se fosse nuda tra la gente
Ma pura e santa come un diamante

Un Uomo dolce e duro nell'Amore
Che sa come prendere e poi dare
Con cui scopare, parlare e mangiare
E poi di nuovo farsi far l'Amore

Per seppellirsi tutta nell'odore
Che le rimane addosso delle ore
Che non si vuole mai più lavare
Per non rischiare di dimenticare

Che le ricordi che sa amare
Un Uomo che sappia rassicurare
Che la faccia osare di sognarsi
Come non é mai riuscita ad immaginarsi

Un Uomo pieno di tramonti
D'istanti, di racconti e d'orizzonti
Che ti guarda e dice: "Cosa senti?"
Come se leggesse nei tuoi sentimenti

Un Uomo senza senso
Anche un po' fragile ma così intenso
Con quel suo odore di fumo denso
Di tabacco e vino e anche d'incenso

Impresentabile ai tuoi genitori
Così coerente anche negli errori
Proprio a te che fino all'altroieri
Ti controllavi anche nei desideri

Tu che vivevi nell'illusione
Di dominare ogni tua passione
Tu che disprezzavi la troppa emozione
Come nemica della Ragione

Non sei mai stata così rilassata
Così serena ed abbandonata
Così viva e così perduta
Come se ti fossi appena ritrovata

Un Uomo dolce e duro nell'Amore
Che sa come prendere e poi dare
Con cui scopare, parlare e mangiare
E poi di nuovo farsi far l'Amore

 
 
 

Intellettuali d'oggi, idioti di domani...

Post n°392 pubblicato il 16 Ottobre 2008 da MalfosiaMK

Sui binari
 
C'è qualcosa che non va in questo Ottobre rosso. Viene minata la mia libertà, il mio futuro, la mia voglia di continuare.
C'è qualcuno che vuole uccidere la speranza del futuro, che vuole soffocare sul nascere il primo gemito della mia generazione.
C'è lo Stato, c'è la Gelmini, c'è Brunetta, c'è la Legge 133, c'è la "dismissione dell'università" così amano definirla, a ragione aggiungerei.
C'è lo schifo, quello che provo io e migliaia di altri studenti in giro per l'Italia. Ci sono le facoltà occupate a Firenze, Bologna, ovunque.
Ci sono le assemblee, come quella di questa mattina a La Sapienza, ci sono 5.000 studenti e professori e ricercatori e rettori che si riuniscono per dare voce ad una protesta comune. Ci sono i cortei non autorizzati che si piazzano sulle rotaie alla Stazione Termini.
Ci sono gli slogan, perchè "noi la crisi non la vogliamo".
Ma la crisi c'è, che lo si voglia o meno. E' giunta l'ora di farsi rodere il culo.
 
"Per strada tante facce
non hanno un bel colore,
qui chi non terrorizza
si ammala di terrore,
c'è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo,
io sono d'un altro avviso,
son bombarolo.

Intellettuali d'oggi
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.

Vi scoverò i nemici
per voi così distanti
e dopo averli uccisi
sarò fra i latitanti
ma finché li cerco io
i latitanti sono loro,
ho scelto un'altra scuola,
son bombarolo"
                              FABRIZIO DE ANDRE' - IL BOMBAROLO

 

"La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione."
                             LA LIBERTA' - GIORGIO GABER

 
 
 
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