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Riabilitiamo il più “sfigato” tra i cantautori italiani

Post n°57 pubblicato il 19 Giugno 2012 da pigilli
Foto di pigilli

Si è parlato anche troppo del Masini come portatore di iella, una calunnia che di fatto lo ha escluso dal “circuito maggiore” per parecchio tempo, relegandolo alle piazzette. Personalmente l’ho visto cantare, qualche anno fa, a Fontana Liri Superiore, un paesino della ciociaria che si fatica a trovare sulle cartine geografiche.

Questa diceria di “portasfiga” nata un po’ per scherzo è diventata col tempo una vera iattura per il cantautore toscano. Lo stesso Masini ha raccontato in un intervista che la gente nei negozi non osava nemmeno toccare i suoi cd, per paura di beccarsi la iella. Insomma, nel giro di pochi anni, viene marchiato come un personaggio “nefasto” e nessuno lo invita più a cantare, soprattutto in televisione.

L’abisso viene raggiunto da un giornalista che alla notizia di un ragazzo suicida, titola “Ascolta Masini e s’ammazza” solo perché ascoltava un suo disco prima di morire. Il 17 aprile 2001 il cantautore, stufo di tutta questa situazione, annuncia il ritiro dalle scene proprio a causa del trattamento persecutorio che gli impedisce di divulgare i suoi album nei principali canali di promozione.

 

Dalle canzonette ci si aspetta uno svago, qualche rima allegra, al massimo una lacrima sul viso, ma non si accettano temi pesanti come il niente, l’abbandono, la solitudine, la morte. E poi anche tutte quelle parolacce: stronza, vaffanculo, vita del cazzo. In un ambiente musicale fatto solo di fiori e “amici”, uno come Masini stona, è poco personaggio, anzi è l’antipersonaggio.

Si può discutere sulla musica che di sicuro non è esaltante, ma sui testi non si può rimanere indifferenti. I testi portano la firma tra gli altri di Giuseppe Dati, paroliere anche di Raf che al contrario si mantiene su temi più leggeri. Quindi la scelta di Masini è precisa. Vuole essere sincero. E lo dice apertamente “un po’ di verità non può farmi male.” La necessità di dire tutto, senza peli sulla lingua, urlato a squarciagola. Lui che non ha problemi a cantare: “Invece mio padre da bravo ragazzo, ci crede davvero a una vita del cazzo. Ormai non parliamo, non stiamo più insieme, ma lui ci riesce a volermi anche bene, un bene invisibile che sembra assente, è un uomo capace di credere al niente…”

E riguardo al niente si potrebbe scomodare il filosofo italiano Emanuele Severino che sosteneva che le cose provengono dal niente e ritornano al niente, dopo essersi trattenute provvisoriamente nell’essere.

Ma tornando a Masini come non citare la canzone che forse meglio lo rappresenta “Vaffanculo”, dove racconta in maniera cruda ma sincera tutte le difficoltà di un ragazzo per farsi largo nel mondo della musica. Aveva smesso perfino di studiare per dedicarsi interamente alle canzoni. Le case discografiche, però, trovano i suoi testi strani e fuori dal comune. Masini non funzioni, che è peggio di “le faremo sapere.”

Per concludere mi piace citare due versi della canzone “Raccontami di te” che nel 2000 a Sanremo si conquistò la penultima posizione, com’era già capitato a Vasco Rossi. “Questo vivere aspettando che qualcosa cambierà…” e “la tua felicità è un treno in corsa verso il mare.”

 
 
 
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