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Cara AGCOM, se dovessi disgraziatamente e inavvertitamente violare il diritto d'autore in queste pagine, avvisami con una mail a ladonnacamel@gmail.com prima di chiudermi il blog in cinque giorni, di prepotenza e senza processo: ti prometto che tolgo subito le cose che ti offendono.

 

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Ritorna ancora e prendimi

Ritorna ancora e prendimi
Questa è una raccolta magnifica curata dal mio amico Bartelio (e un pochino anche da me) con dentro trentadue racconti tutti scritti dai miei amici virtuali e anche reali, un libro vero di carta e inchiostro che potete ordinare cliccando qui: www.lulu.com/content/652524
 

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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl

 

 

Ma che carino

Post n°558 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da LaDonnaCamel
 

 

carino

 
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Mi saprai dire

Post n°557 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Questa mattina m'è capitato di beccare nel feeder almeno due cose interessanti da mettere da parte, allora si vede che è il giorno degli stuzzichini. Ci aggiungo pure qualche arretrato recente che m'ero segnata nella memoria, prima che scappi.

Paolo Nori ha scritto questo pezzo, Autocritica, dove mette insieme un po' di cose in cui mi ritrovo anch'io, non direttamente punto per punto, ma in generale sull'idea di rivedere le proprie posizioni di un po' di tempo prima. È un processo che non si fa continuamente, una certa convinzione dev'essere in qualche modo esaurita per poterla rivedere, se ci sei dentro non ci riesci.
"Ciò che non può essere detto, dev’essere taciuto."

Se qualcuno (tra le migliaia e migliaia di fan del mio blog) si dovesse mai domandare come mai seguo con tanto interesse i coniglietti del venerdì del Duca, legga questo post e capirà perché i conigli sono belli e gli oomani sono stopidi.
"Come è noto a chi ha studiato i conigli, sui libri o di persona, il coniglio è una preda aggressiva. A differenza della pecora o di altri animali la cui principale reazione alla paura è la fuga, il coniglio crede fermamente, tranne casi di estremo pericolo, all’attacco preventivo. Se qualcosa spaventa il coniglio, il coniglio elimina la paura distruggendone la fonte. Semplice e razionale.
In più il coniglio è una creatura sociale che crede nell’ordine e nell’imposizione dell’autorità. E preferisce essere lui a imporla. Per cui non mi stupisco che Champis si diverta come un matto a perseguitare animali tanto più grossi, terrorizzandoli con scatti di corsa e accenni di attacco con il muso. Il coniglio è un dominatore e prova piacere nel sottomettere gli altri costringendoli a gesti rituali di vassallaggio, inclusi i “padroni” umani quando il coniglio ordina di coccolarlo, per poi ridistribuire come ricompensa parte delle attenzioni ricevute (coccolando a sua volta i “padroni”).
"

 

coniglio

(Edit su consiglio di Hombre. Ogni riferimento è puramente voluto)

Questo post  di Vanamonde è dell'altro ieri, vabbè, però mi ha talmente convinta che ieri ho comprato il libro di cui parla e ho già cominciato a leggerlo: Come funziona la musica di John Powell, Salani Editore. Avevo già scritto il post  precedente a questo, un'attinenza ci sarà.
"mi sono sempre chiesto quali motivi stiano alla base della bellezza di un brano musicale."

Ti ho già parlato di Transmission, vero? Sono monotona. Però leggi qui :
"Parla senza bisogno di parole ai disadattati come me, ai paurosi del cazzo, a chi scrive su un foglio che mette subito via perché nessuno lo legga."
e qui:
"Un sorriso vago o uno sguardo silenzioso e prolungato, accompagnato da una estrema economia di mezzi espressivi, che sfiora la laconicità e lascia impressione di tristezza, mentre non è altro che quieta osservazione."
mi saprai dire.

 
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Udito

Post n°556 pubblicato il 31 Gennaio 2012 da LaDonnaCamel
 
Tag: sensi
Foto di LaDonnaCamel

Ho passato un periodo della mia vita senza ascoltare la musica. È stato un tempo molto lungo, anni e anni e non me ne sono accorta. In quei giorni ascoltavo poco anche le parole e anche di questo non mi accorgevo.
Non è che fossi sorda, non avevo nessun difetto all'apparato auditivo, a parte un certo rumore tum tum tum che sentivo stando a letto, in quei minuti che attendono il sonno, se mi mettevo in una certa posizione. Ma di quello ero ben informata, si trattava di una elasticità del timpano, contratta in una vacanza in cui compensavo un po' troppo rapidamente nelle immersioni in apnea - era la fifa di non tornare su in tempo, era la sfida contro il profondimetro, era la scemenza della bella età. Era il rumore del mio cuore portato fin su da qualche tubicino e amplificato impropriamente dalla meccanica difettosa del mio orecchio. Mi succede ancora adesso, qualche volta, forse: non ci faccio caso.
La musica c'era e la sentivo, ma non la cercavo. Era la musica degli altri, le televisioni troppo alte nel cortile, le quattro stagioni nei risponditori automatici dei telefoni quando mi mettevano in attesa, le autoradio fastidiose, il sottofondo sdolcinato nei grandi magazzini.
Quando ero da sola non mi veniva mai in mente di accendere un qualche apparecchio distributore di note. Non cercavo il silenzio come si potrebbe facilmente pensare. Non cercavo niente, né la musica né il silenzio. Ero inerte.
Poi si cambia. Un'estate, sempre al mare ma in condizioni del tutto diverse, vai a sapere come mai mi è venuta voglia di sentire la musica. La mia vita aveva subito una serie di drastici cambiamenti ai quali avevo fatto fronte con la solita aggressiva baldanza che avevo a quei tempi là. Era una baldanza un po' sorda e un po' cieca, non si andava troppo per il sottile. In burrasca e in guerra è così, tocca badare al sodo e lasciar perdere i fronzoli, quando si tratta di sopravvivenza non si possono fare i ricamini, mi dicevo per giustificarmi. Ero forse un po' più insensibile della media, mi serviva.
Quell'estate del ritorno della musica andai in un centro commerciale a pochi chilometri dal paesino dove avevo preso casa e comprai un lettore mp3, il primo che avessi mai avuto. Qualcuno potrebbe sorridere, ma mi lessi tutto il libretto di istruzioni perché non avevo la più pallida idea di come funzionasse. Avevo con me un computer portatile e da qualche parte anche dei file di musica, ora non so dire di chi e perché. Con tutta la calma delle giornate di vacanza, scandite dalla spesa al mattino, gli sgabei caldi per pranzo, un libro nella controra e una passeggiata prima di cena, caricai la macchinetta, infilai le cuffie negli appositi fori ai due lati della testa, mi sedetti in terrazza e ascoltai.
Erano vecchie canzoni che conoscevo, battisti, guccini, i pink floyd, erano concerti di mozart, era una strana emozione, era ritornare in luoghi noti, ma cambiati.  
Il volume mi sembrava troppo alto, la musica si formava da qualche parte dentro la mia testa eppure era intorno a me, ci stavo dentro come in un liquido che mi avvolgeva tutta e mi impediva di respirare. Quindici minuti erano già troppi per il primo ascolto, mi sembrava di avere le orecchie rosse. Spensi il lettore e andai a guardarmele allo specchio, erano normali.
Il secondo o il terzo giorno resistetti mezz'ora, il tempo della passeggiata sulla spiaggia. Aspettavo che fossero andati via tutti i bagnanti, o almeno la maggior parte, aspettavo che il sole si facesse meno infocato, aspettavo di averne voglia.
La musica nelle orecchie e il tramonto negli occhi, una scena un po' banale per mettersi a piangere ma delle volte non si può scegliere, le cose succedono come vogliono loro e di solito sono banali proprio perché sono così, uguali per tanti.

Adesso ho un telefono multifunzione, lo stesso che uso per le foto. Tiene un bel po' di brani, ha parecchi giga di memoria e non si scorda mai di niente, beato lui. È comodo perché ce l'ho sempre con me, se mi viene voglia di sentire la musica o di fare una foto posso, quando voglio. Telefonare non tanto, non ho quasi mai voglia.
Ci sono ancora lunghi periodi in cui non ascolto niente ma non è perché non ci pensi. Pensarci ci penso, però non l'accendo. È una specie di difesa. La musica si dev'essere presa una rivincita e dopo che l'ho ignorata per tanto tempo, ci da dentro di brutto con me. Mica sempre ce la faccio.

 

(Dedicato.)

 
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Attenzione...

Post n°555 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da LaDonnaCamel
 

Dal blog di Paolo Attivissimo  trovo un link molto interessante, che riassume tutto quello che google pensa di me e non ha mai avuto voglia di dirmi. Che google pensi, caro mio, è un fatto e io già lo sapevo. Per quanto cerchi di stare attenta, lui mi guarda e sa di me molte più cose che io di lui.  È con qualche trepidazione quindi che punto il dito e faccio click.

profilo

Ah bè, dunque è così. Interessante. Illuminante direi: google sa di me molte più cose di quanto non sappia io. Attenzione...

 
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Ti amo ma posso spiegarti

Post n°554 pubblicato il 26 Gennaio 2012 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Ieri sera sono andata al circolo Cerizza a sentire una lettura di Guido Catalano.
Ho comprato anche il nuovo libro, che si chiama Ti amo ma posso spiegarti, e difatti ha preso tutte le poesie da lì tranne il bis.
C'era un bel pubblico, genere osteria genuina come piace a me, riempiva fitto fitto la sala, piuttosto grande con biliardo e bancone bar sul fondo. Il circolo si trova perlappunto vicinissimo alla Martesana, in una casa di ringhiera - nel cortile c'è un campo da bocce con parecchie corsie. Ha letto anche quella della solitudine che è una tigre ammaestrata, quest'estate nei miei racconti ciclissici gli avevo rubato la tigre, per rendergli giustizia ora la riporto tutta. Rimane una delle mie preferite ma il libro non l'ho ancora letto, ce l'ho sul comodino.

Si intitola Cose di notte


non riesco a scrivere di notte
è un peccato ché ste notti
mi sveglio spesso
e non riesco a riaddormirmi
mi alzo
piscio
apro il frigo
vuoto
lo chiudo
guardo il letto
vuoto
non si sa mai
metto la musica
bassa
mi corico
guardo il soffitto
lo so a memoria il soffitto
cerco di leggere
non riesco a leggere di notte
è un peccato
provo a contare le pecore
dice che serve
non ci riesco
io di notte non riesco
né a leggere
né a scrivere
né a far di conto

mi rialzo
guardo nell’armadio
non si sa mai
vuoto
spengo la musica
mi ricorico
tento una sega
fatica inutile
rimane morbido

entra la morte
mi guarda silenziosa
seria
chiedo:
“è il mio turno?”
mi sorride
mi batte un cinque
dice:
“dai scherzavo, torno un’altra volta”
esce

sotto
in strada
iniziano i tram
sopra
nel cielo
inizia il giorno

la mia solitudine
è una tigre ammaestrata
siamo amici fin da piccini
ci vogliamo bene
giochiamo come bambini
può staccarmi la testa con un morso
in qualsiasi momento

Martesana di notte

La foto che ho fatto dopo, la Martesana notturna, si adatta a pennello.

 
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