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Ritorna ancora e prendimi

Ritorna ancora e prendimi
Questa è una raccolta magnifica curata dal mio amico Bartelio (e un pochino anche da me) con dentro trentadue racconti tutti scritti dai miei amici virtuali e anche reali, un libro vero di carta e inchiostro che potete ordinare cliccando qui: www.lulu.com/content/652524
 

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Creato da: LaDonnaCamel il 16/09/2006
Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl

 

 

EDS InterSex

Post n°600 pubblicato il 26 Maggio 2012 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Questo è il mio post numero 600, bella cifra tonda!, e ho pensato di festeggiarlo con un EDS. A dire la verità sono giorni che ci penso, non l'ho pensato solo oggi - avevo notato il contatore e sono una personcina previdente -  ma Melusina  mi ha dato la sveglia. Il fatto è che avevo un sacco di idee in testa ma bisogna decidersi prima o poi e si vede che poi è adesso. Sì, è arrivato il momento di fare sul serio. Fin qui abbiamo scherzato, ne abbiamo fatti quattro, abbiamo giocato e ci siamo divertiti senza pretese. Ma adesso siamo diventati grandi, non siamo più all'asilo, bisogna cimentarsi con qualcosa di più difficile, qualcosa di veramente creativo, l'immersione in un personaggio lontano e diverso. Sembra impensabile ma vedrai che non lo è, parola mia.

Regole:

Scrivere un post in prima persona il cui protagonista sia di genere complementare al tuo, femmina se sei maschio e viceversa. Può essere uno stralcio di diario, una lettera, un post da blog, un racconto, una poesia,  una canzone, tutto quello che vuoi tu, basta che il sesso di chi dice "io" sia quell'altro, non il tuo.

Scadenza domenica 3 giugno.

Lunghezza e genere a piacere.

Scrivi e poi avvisa qui.

Come al solito, è gradito - ma non obbligatorio, linkare nel post gli altri partecipanti.

Se non hai il blog e vuoi partecipare manda mail a ladonnacamel@gmail.com e lo metto qui. Stavolta  non mi pare il caso di accettare lettere anonime, devo poter controllare il tuo sesso, lo capisci? Però se ti conosco va bene, ti pubblico anche senza dire il tuo nome se vuoi e garantisco per te.

Forza allora, arrota la tastiera e fatti sotto!

 
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Compleanno

Post n°599 pubblicato il 25 Maggio 2012 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Oggi è il compleanno di Raymond Carver e lo voglio festeggiare offrendoti pezzetti e stuzzicchini dai blog che amo.

Il mio Capitano gli dedica un pezzo che è anche un racconto sul rapporto intimo e segreto che anche io, e tu, sossicura, abbiamo con i nostri miti. Chi ce li ha fatti conoscere, il primo incontro, la folgorazione e poi la ricerca di tutto quello che hanno scritto. Anch'io di qualche raccolta ho più di una edizione e non mi sono fatta mancare nemmeno il Meridiano ma purtroppo non basta, non basta mai.

Penso a lui ogni volta che arriva il 25 maggio perché è il suo compleanno: sembra passato un secolo da quando è morto eppure oggi festeggerebbe i 74 anni, non molti in fondo, di certo non troppi per scrivere buoni racconti. L’anno di nascita, 1938, me lo ricordo sempre perché è lo stesso di mia madre. Gli faccio tanti auguri brindando a whisky e latte come in Vitamine, quando è quasi mattina, la festa è finita e tutti sono ormai crollati, e l’uomo invece di andare a dormire si siede al tavolo della cucina, pensa all’amica della moglie e al mezzo bacio che è riuscito a strapparle, e poi si versa un altro bicchiere deciso a tenere duro.
http://paolocognetti.blogspot.it/2012/05/ray-ne-fa-74.html

(Chiedo scusa)
Carver avrebbe settant'anni e chissà quante storie memorabili avrebbe potuto scrivere in tutto questo tempo. E invece è là sotto, a stagionare. Devo a lui questa insana e improduttiva passione per la scrittura. Precisamente a un suo libro, il mestiere di scrivere.
http://blog.libero.it/bartelio/5245471.html

Su Minima e Moralia, il blog di Minimum fax, abbiamo addirittura uno stuzzichino al quadrato, cioè la ripubblicazione di una commemorazione di diciotto anni fa:

Il 25 maggio 1938 nasceva Raymond Carver. Nel 1994 l’omonima rivista da cui nacque la casa editrice minimum fax pubblicava le poesie «Domenica» e «Cautela» tradotte da Riccardo Duranti.
http://www.minimaetmoralia.it/?p=8097

Per ultimo mi autocito (del resto ho detto i blog che amo, ne amo anche altri che non ho citato, sia chiaro e però mi amo anche io mio, oh.)
Anche questa è una citazione al quadrato, come tutte le persone anziane tendo a ripetermi, mi piace riparlare del passato, abbi pazienza.

La tristezza esistenziale di Carver e' come un destino inevitabile, vissuto dai personaggi con naturale rassegnazione. Piccole incomprensioni, solitudine, amori finiti sono raccontati attraverso gesti e parole minime, all'apparenza banali. Ma il vero senso di ogni racconto e' fuori, aleggia nell'aria come qualcosa che non e' ancora successo, e che forse non succederà neanche.
Ecco, questo soprattutto mi piace di Carver, la capacita' di far intuire qualcosa che rimane in sospeso, di cui i personaggi non sono consapevoli, o non sanno di esserlo. Quel senso di minaccia di cui parla lui stesso, dalla quarta di copertina di Vuoi star zitta per favore.

http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/2213906.html

E ci aggiungo anche questa per soprappiù. http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/2848484.html

Bonus track.

 
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M^C^O che fai?

Post n°598 pubblicato il 21 Maggio 2012 da LaDonnaCamel
 
Tag: Macao

 

Macao

Come ho scritto nei commenti al post precedente, l'occupazione di Palazzo Citterio a Brera non mi convince e mi sembra abbia snaturato lo spirito del progetto iniziale. Ma soprattutto, non capisco e non mi piace molto la piega che ha preso. Che non potesse durare per sempre era chiaro fin dall'inizio, anche se non era chiaro a cosa avrebbe potuto portare.

Oggi su questo post Giorgio Fontana affronta l'argomento e lo dice meglio di come avrei saputo fare io, ne cito una parte ma concordo su tutto:

Quindi, non ci capisco più niente. Non capisco cosa voglia Macao al netto di tutta la retorica di cui sopra: mi sembra cambiare strategia e obiettivi ogni giorno.

Cosa vuole essere Macao? Uno spazio culturale? Un'alternativa alla politica istituzionale? Un collettivo itinerante? Una roba-che-sembrava-la-rivolzione-e-invece-poi-è-finito-tutto? Un sistema di blitz-occupy, come suggerivo sopra?

Ovvio, questa fase ibrida e multiforme è molto affascinante, e non c'è niente di male nell'avere mille idee sovrapposte. Ma credo sia arrivato per Macao il momento di scegliere, perché alla lunga essere tutto insieme non si può. (E c'è sempre il rischio di lasciarsi prendere la mano e "chiedere l'impossibile" - a proposito di slogan: sappiamo già che fine ha fatto quella generazione).

Concludendo: io sono sicuro che Macao viva di autentico entusiasmo e grande passione. E credo anche abbia scoperchiato diversi problemi di questa città, oltre ad avere innescato un processo di ripensamento generale (e ottenuto l'attenzione del sindaco - cosa tutt'altro che scontata).

Ma mi sembra anche che al momento non abbia molta lucidità - un tratto fondamentale per essere efficaci a livello pratico. Ed è questo, di cui ha bisogno Milano: l'entusiasmo è una cosa bellissima, ma da solo non serve a molto. Anche perché continuare su questa linea rischia di dividere l'opinione in termini di simpatia a pelle, di chi si sente contagiato da questo entusiasmo e chi no. Del tipo: "Ah, sì, loro sono dei grandi" oppure "Ah, no, sono i soliti fricchettoni". Mentre quello che ci vorrebbe è un progetto concreto che sia leggibile e comprensibile sia da quelli che amano le gare di aquiloni, sia a quelli (come me) che invece non ci vedono nulla di interessante.

E davvero, so quanto può essere fastidioso chiedere maggiore rigore, meno retorica e meno confusione, ma mi sembra anche necessario. Non c'è niente di sbagliato nel fermarsi un attimo e rivedere i propri piani, o stilarne uno più chiaro. Macao ha dato un bello scossone a tutti. Perché non capitalizzarlo? Perché non renderlo comprensibile anche alla sciura del palazzo davanti? Perché non chiarire qual è il punto?

Ecco. Qual è il punto? Io non ci capisco più niente.

Vedi anche http://www.macao.mi.it/

 

 
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Sotto i piedi del contrabbasso

Post n°597 pubblicato il 18 Maggio 2012 da LaDonnaCamel
 

Ieri sera mi è capitata una cosa straordinaria, ho assistito a un concerto stando praticamente dentro l'orchestra. Un concerto che si è svolto in mezzo alla strada: questo è MACAO caro mio.

 

A guardar bene, chi lo sa potrebbe scorgere la Donna Camél seduta per terra, nell'angolino in basso a destra.

 

Macao

Ecco quello che si vedeva dalla mia postazione: le facce sorridenti degli orchestrali, i ragazzi del Conservatorio di Milano. Sentire si sentiva benissimo, hanno suonato l'Ouverture dalle Nozze di Figaro (che è il pezzo nel video embeddato) e il primo e il quarto tempo della Sinfonia n. 4 (Italiana) di Mendelssohn.

Hanno suonato tutto due volte e alla fine una piccola jamsession di contrabbassi e un violino tutti stipati sul palchetto del direttore d'orchestra. Sembra che siano stati i contrabbassi a organizzare tutto, trascinando violoncelli, violini, fiati e percussioni.

Macao

 

C'erano tutti tranne il fagotto. Quasi cento, han detto.

 
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Vento

Post n°596 pubblicato il 13 Maggio 2012 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Il vento è una delle poche cose che mi fanno paura. quando è forte, s'intende, molto forte.
Stamattina ne ho sentiti i rumori e sono saltata fuori dal letto. Per prima cosa sono andata a vedere il terrazzo. Il gazebo ha tenuto bene, i miei tiranti erano ben fatti e non si è mosso nulla. Ma l'albero è caduto sulle rose.  Era già successo, la chioma è molto grande e fa presa, il vaso non è piccolo ma è di plastica e si vede che in proporzione è troppo leggero e si lascia ribaltare. Così l'ho legato, ho legato il tronco e sono rimasta a guardare. Sotto raffica riusciva ad alzarlo di qualche centimetro, giusto il gioco della corda che non avevo voluto tendere troppo. Ho fatto un paranchino e l'ho tirata un po' di più. È perché in prima battuta io vorrei rispettare la natura ma non sempre è possibile, ormai siamo troppo compromessi. A pensarci bene tutta la bella natura che coltivo e che allieta i miei occhi non è molto naturale, ho un bel dirmi che in fondo non faccio niente. Metto l'acqua tutti i giorni, se non lo facessi resterebbe ben poco. E stabilisco con cura la posizione reciproca delle piante, che non si facciano ombra, che ciascuna abbia lo spazio necessario senza soffocare le altre. In natura questo non succederebbe in questo modo, quelle più forti e adatte - le erbacce di solito - avrebbero la meglio. Il mio è un finto giardino selvaggio, ne sono consapevole.
Guardo le foglie scosse, il cielo nero. Quando si avvicina una raffica più forte rabbrividisco. È il rumore, soprattutto. Come in porto quando stimavo la velocità del vento dal suono delle drizze contro gli alberi delle barche: sembrano campanacci di una mandria di mucche che corre? venticinque nodi. Sembrano una cascata di sassi su un pendio ripido? Trentacinque, e così via fino alla tempesta, che sembra la fine del mondo. Ci sono venti che strappano le catenarie e portano via le barche ma qui no, è difficile che la mia casa si sposti, al massimo mi butta giù il vaso del basilico dal davanzale della cucina, ma non stavolta, l'ho ritirato.
Eppure continuo a essere inquieta. Più tardi pioverà, è probabile. Ho già fatto tutto il necessario, ho messo in sicurezza il balcone e continuo a guardare fuori, qualcosa mi attrae e mi respinge, mi tiene qui inchiodata.
Come la mia antenata sto seduta davanti all'imboccatura della mia caverna e temo la potenza degli dei.

 
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