<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?>
<rss version="2.0">
    <channel>
        <title>La Donna Camel</title>
        <description>Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl</description>
        <link>http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/</link>
        <lastBuildDate>Sat, 15 Jun 2013 16:44:38 +0200</lastBuildDate>
        <generator>Libero Blog</generator>
        <category>Arte e Cultura</category>
        <category>Filosofia e Letteratura</category>
        <item>
            <title>Un bidello ammazza una maestra</title>
            <link>http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12148605.html</link>
            <description>&lt;p&gt;Un bidello &lt;a href=&quot;http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2013/15-giugno-2013/bidello-spara-insegnante-grave-2221662688884.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;ammazza una maestra&lt;/a&gt; e io non posso fare a meno di pensare a quel racconto di AL Kennedy, a quella raccolta che ci era sembrata bellissima, Gesti indelebili si chiamava. Forse lo era anche, ma si tratta di cos&amp;igrave; tanto tempo fa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;L&amp;rsquo;amore &amp;egrave; un po&amp;rsquo; come la luce. E&amp;rsquo; senza soluzione di continuit&amp;agrave;, riesce a trovarti sempre, prende la strada pi&amp;ugrave; sicura, pi&amp;ugrave; breve, come se fosse segnata, e parte della tua natura, la linea dove tu e l&amp;rsquo;amore siete destinati a incontrarvi. E&amp;rsquo; la tua legge, la fisica della tua esistenza. Scompare e riappare come se niente fosse e tu ti senti perso. E&amp;rsquo; bellissimo, terribile, accecante, e non riuscirai mai a scoprire il trucco che c&amp;rsquo;&amp;egrave; dietro.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;img src=&quot;http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788875210793&quot; alt=&quot;Gesti indelebili&quot; width=&quot;170&quot; height=&quot;233&quot; /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;E comunque era minimum fax.&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
        <category>al kennedy</category>
        <category>Minimum fax</category>
            <pubDate>Sat, 15 Jun 2013 16:44:37 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12148605.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>E poi dici di me</title>
            <link>http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12147504.html</link>
            <description>&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/getmedia.php?%3Dre.jgm%7DKghugJw%7De%7C%60%3E%2585571430%3E%278a31k%25laae-omdieRcdkonAdlI%3A%273%3C%27z%05kgonmghom-%3FU&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p&gt;Guarda &lt;a href=&quot;http://www.pornmd.com/sex-search&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;qua&lt;/a&gt; come sono perversi nel mondo, e poi dici di me che ci ho i miei vizietti, s&amp;igrave;, per&amp;ograve; non cos&amp;igrave;. Cos&amp;igrave; come? Bo, non so, non cos&amp;igrave; terra terra, dozzinali, non cos&amp;igrave; prevedibili.&lt;br /&gt;Gli italiani si fanno sempre riconoscere: sara tommasi come secondo risultato, ma ti pare? Gli altri, per esempio i francesi, al secondo posto ci mettono berrette, che forse sono i pompini, al primo french perch&amp;eacute; sono nazionalisti, i francesi, si sa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma lo sai che quasi tutti gli europei lo sono? &amp;Egrave; una cosa curiosa che chi cerca porno sul web cerchi qualcuno di casa sua, qualcuno che quindi pu&amp;ograve; vedere tutti i giorni. Non tutti, sia chiaro: i finlandesi per esempio ai primi due posti ci mettono mature e granny, e gli islandesi mettono tutte cose bizzarre come teen-ager fucking, native american gay (che originali!) e poi s&amp;igrave;, bdsm e hairy anal e daddy gay e gli altri guardateli tu, sono i pi&amp;ugrave; fuori&amp;nbsp; questi islandesi. Sar&amp;agrave; il freddo? Sar&amp;agrave; il lungo inverno, con tutto quel buio? &amp;Egrave; l&amp;igrave; che dicono ha da pass&amp;agrave; la nuttata, no? Che forti, gli islandesi: li stimo un sacco, altro che i paradisi del sesso in oriente.&lt;br /&gt;Ah, giusto: cosa cercano gli orientali? I cinesi cercano le giapponesi, e i giapponesi cercano giapponesi, magari gay. Prevedibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i pi&amp;ugrave; teneri sono gli iraniani, poverini: cercano pussy.&lt;/p&gt;</description>
        <category>porno</category>
            <pubDate>Fri, 14 Jun 2013 21:19:25 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12147504.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>EDS i miei cinque cents e molto altro ancora</title>
            <link>http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12142752.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;Raccontiamo quello che vediamo, dice la regola, e noi vediamo quello che sta alla luce: dunque &amp;egrave; la luce che scrive, noi siamo la pellicola che si impressiona. La luce modella il paesaggio, d&amp;agrave; forma ai volti dei personaggi, passa sulle cose e le offre agli occhi. Come gazze ladre siamo attratti dai dettagli luccicanti: luccicano le trote nel grande fiume, luccicano le asce sulle spalle degli indiani, luccica la mostrina del soldato che passa con la sua ragazza nella notte, prima di dileguarsi nel buio. Di qua c&amp;rsquo;&amp;egrave; un lampione, un bar all&amp;rsquo;aperto, l&amp;rsquo;ultimo cliente ubriaco, un cameriere che ha fretta di chiudere e l&amp;rsquo;altro no, perch&amp;eacute; &amp;egrave; anche lui di quelli che non vogliono andare a letto; per loro&amp;laquo;un posto pulito, illuminato bene&amp;raquo; &amp;egrave; tutto quello che serve per superare la notte, e arrivare sani e salvi all&amp;rsquo;alba.&quot;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Paolo Cognetti, nella sua rubrica fissa su Minima e Moralia, &lt;a href=&quot;http://www.minimaetmoralia.it/wp/per-esme-con-amore-e-squallore-4/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;qui &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sanno tutti che considero Paolo uno dei miei piccoli maestri, non &amp;egrave; strano quindi che voglia cominciare questo post con una sua citazione. L'articolo &amp;egrave; uscito stamattina, &amp;egrave; attuale e perfetto per parlare della vista, sembra che ci siamo messi d'accordo. Non l'abbiamo fatto e sarebbe stato d'aiuto per l'eds: la storia delle tre luci, per esempio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di passare in rassegna i singoli pezzi con le mie solite, sconsiderate annotazioni vorrei lanciare subito, senza por tempo in mezzo, l&lt;strong&gt;'ultimo esercizio della serie dei sensi: &lt;/strong&gt;dopo il gusto e l'udito, l'odorato, il tatto, la vista voglio che parliamo del sesto senso. &lt;br /&gt;Esiste o non esiste? Coincidenze, serendipit&amp;agrave;, baguanate new age, fatti strani e inspiegabili ai confini della realt&amp;agrave;, ma con misura, mi raccomando. Delle volte la magia di un momento &amp;egrave; data da cose molto materiali: un aperitivo sulla spiaggia davanti a un tramonto strepitoso, la nebbia che attutisce i suoni, lo stordimento di un fatto imprevedibile, un sorriso ricevuto o regalato che svolta la giornata.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Racconta una cosa che non sai definire.&lt;br /&gt;Entro il 24 giugno a mezzanotte.&lt;br /&gt;Non usare mai la parola che.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi facciamo l'ebook.&lt;br /&gt;Ci sto lavorando, sto raccogliendo i racconti, anche le mie introduzioni e i miei commenti. Sto mettendo tutto in fila, lo impaginer&amp;ograve; e poi lo far&amp;ograve; girare tra noi, tra quelli che hanno partecipato. Non vorrei fare un editing spinto, il bello degli esercizi &amp;egrave; anche questo, si deve vedere il lavoro che ci sta dietro, i progressi fatti. &lt;br /&gt;I refusi li tolgo, ma il resto lo lascio. &lt;br /&gt;Durante questo intertempo, cio&amp;egrave; fino al 24 giugno, oltre a quest'ultimo eds sul sesto senso accetter&amp;ograve; anche ripensamenti su gli altri cinque sensi: se hai voglia di scrivere un esercizio che risponda ai requisiti, questo &amp;egrave; il momento giusto. I link ai bandi stanno sulla colonna a sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E ora, a noi.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://dariodangelo.blogspot.it/2013/05/cuncittina.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Cuncittina &lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Quando trasii nella stanza tutto era loddo di sangue. &lt;br /&gt;Era come se ci avissero gettato una sicchiata per fare le pulizie del pavimento e ora a terra era tutto vagnatu che io ci camminavo sopra e le mie scarpe ci lasciavano le impronte. &lt;br /&gt;Ero con Vincenzo che mi aveva chiamato lui al telefono:&lt;br /&gt;&quot;Curri! Curri!&quot; mi aveva detto &quot;Cuncittina non apre alla porta e io ho la sensazione che sia successo qualcosa di lariu&quot;&lt;br /&gt;Cuncittina era stata la nostra prima fimmina. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E in questa frase sta il mistero, il fascino del racconto e il modo in cui Dario ha risolto l'esercizio. Ciascuno di noi &amp;egrave; una persona diversa a seconda di chi ci accompagna, perch&amp;eacute; rispondiamo agli stimoli, risuoniamo alle stesse note, toni e semitoni, reagiamo come composti chimici al catalizzatore. Ma lui l'ha detto in modo molto pi&amp;ugrave; poetico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://lalineadhombre.blogspot.it/2013/05/dove-una-madre.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Dove una madre&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il grido si diffuse nell'aria cavalc&amp;ograve; schegge impazzite di dolore e trafisse l'anima di un milione di milioni di madri disperse per il mondo ma unite in un sodalizio mesto e rabbioso violento e conclamato svegliando pizzicando graffiando strappando accarezzando cuori e vite altrimenti liberi di pulsare e snodarsi dentro e attorno a un tutto ma adesso solo in questo vuoto in questo buco buio e sfrangiato dalla morte di un bambino in questo riconoscibile attimo si dibatteva il grido sovvertendo scienza e natura per come doveva essere ma non era.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo racconto prende il lettore e lo sbatacchia sulla pietra come facevano una volta le lavandaie con i panni. Patapim e patapum e scic e sciac. Botte e secchiate d'acqua gelida. Ti lascia senza fiato, e non solo per la disposizione ritmica. Ho provato a leggerlo a voce alta: questo non &amp;egrave; propriamente un racconto ma una specie di poema epico in versi sciolti senza gli a capo, le pause vengon fuori da sole nei punti dov'&amp;egrave; pi&amp;ugrave; naturale, dove &amp;egrave; necessario, dove la gola chiama il respiro anche se cerchi di resistere, le parole rotolano avanti in discesa e corrono e colpiscono sbattono patapim e patapum e fanno male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://oraequilillina.blogspot.it/2013/05/trasposizione-di-un-amore.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Trasposizione di un amore &lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La pubblicit&amp;agrave; &amp;egrave; alla base di tutto, saper vendere il proprio prodotto &amp;egrave; essenziale, anche la salute&amp;nbsp; ha bisogno di pubblicit&amp;agrave; , spesso il paziente non lo sa &amp;egrave; a questo che serve il marketing.&lt;br /&gt;Faccio parte di uno studio associato di psicoanalisti&amp;nbsp; da dieci anni, io e altri tre soci dividiamo spese e cavilli vari cercando di dare allo stato non pi&amp;ugrave; di quanto gli &amp;egrave; dovuto, guadagnando quel tanto che ci permetta di avere una villa in collina che non ha nulla da invidiare a quella del chirurgo plastico che ha lo studio nel principato di Monaco.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che ce l'hai con me? ho pensato. Psicanalisti a Milano. Ma no, non &amp;egrave; cos&amp;igrave; che facciamo, dai. Non pu&amp;ograve; avercela con me, forse nemmeno lo sa che faccio quel lavoro. Faccio la psicanalista a Milano ma non spartisco i casi clinici con i colleghi, non li spartisco con nessuno. Sono molto riservata. Poi, magari fosse cos&amp;igrave; facile, magari fosse cos&amp;igrave; veloce: diagnosi e tac tac, quattroequattrotto. Per&amp;ograve; la fantasia galoppa e va lontano, ci&amp;ograve; non &amp;egrave; male, &amp;egrave; una speranza e sarebbe bello se fosse possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://pendolante.wordpress.com/2013/06/03/foto-di-classe/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Foto di classe &lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Un cimelio emerge dall&amp;rsquo;album rilegato; un&amp;rsquo;immagini stampata su carta impressionabile. La fotografia porta la data del 1983 e vede un gruppo di studenti di terza media allineati in posa davanti alla scuola. La maggior parte di loro &amp;egrave; sparita dalla mia vita quell&amp;rsquo;anno, alcuni li ho incontrati per il mondo, fugacemente, casualmente.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di questo racconto mi ha colpito l'accuratezza, il ritmo, la musicalit&amp;agrave; della scrittura: sembra quasi che le parole siano scelte per il suono, e la suggestione di questa cantabilit&amp;agrave; del testo &amp;egrave; quasi pi&amp;ugrave; forte della storia, che&amp;nbsp; pure c'&amp;egrave;, nascosta tra le righe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://pendolante.wordpress.com/2013/06/05/il-fazzoletto-bianco/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;Il fazzoletto bianco&lt;/strong&gt; &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sono nato a Buenos Aires nel 1977. Quando ero piccolo, non passavamo mai da Plaza de Mayo il gioved&amp;igrave; pomeriggio. Mia madre preferiva allungare di molto la strada pur di non trovarsi in mezzo a &amp;ldquo;quelle&amp;rdquo;, cos&amp;igrave; le chiamava con le amiche. Lei credeva che io non me ne accorgessi, ma intuivo, senza capirlo, che c&amp;rsquo;era qualcosa di strano. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando una storia si riallaccia alla Storia si crea un cortocircuito di sentimenti, quelli portati dal testo e quelli che ci portiamo dentro noi che leggiamo, e ricordiamo. Le nostre esperienze dei fatti vengono fatte rivivere dai fatti del racconto. E cos&amp;igrave; i punti di vista si moltiplicano, le inquadrature aggiungono senso, l'immaginazione si unisce alla verit&amp;agrave; e ne percorre vie inesplorate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://melusina.altervista.org/2013/06/02/povero-edipo/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Povero Edipo&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Era lei, e non era lei.&lt;br /&gt;A prima vista, era lei senza dubbio. Sua l&amp;rsquo;acconciatura severa, la fierezza del collo e delle spalle, la regalit&amp;agrave; delle mani intrecciate in grembo; e suo il pallido zinco degli occhi.&lt;br /&gt;Ermanno Sigismondi, sessantenne azzimato e celibe, per l&amp;rsquo;occasione nel suo completo primaverile grigio con la fascia nera da lutto ancora al braccio, studiava il ritratto di sua madre provando un sottile smarrimento.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meno male che c'&amp;egrave; Melusina a conservare quelle parole desuete ma precise che nessuno usa pi&amp;ugrave;, e a sciorinarle, spolverate e lustre come se fossero nuove di fabbrica. Io li adoro questi tuoi personaggi che stanno un po' ai confini, border line si direbbe, disadattati che fanno tenerezza, sgomenti per una specie di ingenuit&amp;agrave; che li rende incapaci di comprendere il mondo che cambia, inadeguati e mai arresi. Questo in particolare &amp;egrave; bellissimo, pi&amp;ugrave; amaro del solito ma pi&amp;ugrave; realistico e per questo pi&amp;ugrave; grande, nella sua debolezza, pi&amp;ugrave; tridimensionale per la sua ambivalenza, che pure cerca di nascondere. Non si pu&amp;ograve; avere sempre il lieto fine, meglio la verit&amp;agrave;. Delle volte. Credo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://oraequilillina.blogspot.it/2013/05/i-peli-sotto-al-naso.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;I peli sotto al naso&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Io calabrese retrograda, sottomessa alle figure maschili quali padre e marito, e anche fratello, che per fortuna pur se pi&amp;ugrave; piccolo di me ha saputo presto assumere il suo ruolo di controllore e guida.&lt;br /&gt;Io con tre palmi di peluria sotto il naso, con la gonna sotto il ginocchio, io che non rivolgo parola ai maschi per strada e cammino con lo sguardo basso.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui si gioca con il paradosso, ma spingendo fino ai confini c'&amp;egrave; il rischio di non allontanarsi troppo dal vero. Questo &amp;egrave; un testo che mi spaventa. Non era per l'eds, ce l'ho tirato dentro io e quindi non prendetevela con Lillina, non &amp;egrave; stata lei a scrivere troppo. Per&amp;ograve; ci sta, e fa il suo servizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://oraequilillina.blogspot.it/2013/06/lamore-informale-di-due-anime-in-guerra.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;L'amore informale di due anime in guerra con se stesse&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;em&gt;- Commetto un altro errore scrivendoti qua, sar&amp;agrave; l'ultimo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riporto il commento che avevo scritto a caldo, di getto: ciascuno porta il suo peso. Anche questo &amp;egrave; un bel testo, lo sento molto partecipato, animato da una immedesimazione forte e questo &amp;egrave; anche l'effetto che fa ai lettori. Non posso che ripetermi nel lodare i tuoi miglioramenti, ogni volta superi te stessa. Brava!&lt;br /&gt;Lo penso ancora e lo ribadisco, e se qualcuno dice che &amp;egrave; troppo letterario io rispondo mammeglio! Lillina ha perfino fatto pace con le virgole!&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://gold.libero.it/LaDonnaCamel/12138920.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Il fotografo&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Infine era arrivato.  Aveva fissato la macchina fotografica sul  cavalletto e agitando il braccio destro  li aveva messi tutti in fila. I  sette  fratelli in piedi, i genitori   davanti seduti sulle seggiole di  paglia con in mezzo Giannino, il figlio piccolo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Due fotografie seppiate, si vedono le rispettive inquadrature, il contrasto, i punti luce e le ombre messe sapientemente a dare risalto al soggetto, la composizione dei particolari, il taglio, la grana della carta. Sono foto scritte ma le vediamo come se fossero incornciate sulla parete della camera da letto. I matrimoni sono la palestra del fotografo, me lo diceva mio pap&amp;agrave; che era un dilettante con velleit&amp;agrave;, ai bei tempi della pellicola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12137280.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Io&lt;/a&gt; parlo con le nutrie e le nutrie parlano con me: poi dico border line...&lt;/p&gt;&lt;p&gt;(Il gioco di parole nel titolo &amp;egrave; voluto)&lt;/p&gt;</description>
        <category>EDS</category>
        <category>sensi</category>
        <category>sestosenso</category>
        <category>vista</category>
            <pubDate>Tue, 11 Jun 2013 22:28:40 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12142752.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>EDS - Il fotografo (di Effe)</title>
            <link>http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12138920.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Infine era arrivato.  Aveva fissato la macchina fotografica sul cavalletto e agitando il braccio destro  li aveva messi tutti in fila. I sette  fratelli in piedi, i genitori   davanti seduti sulle seggiole di paglia con in mezzo Giannino, il figlio piccolo.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Il fotografo li guardava da sotto il panno. Agnese era l&amp;rsquo;ultima della fila, in testa un cappellino di velluto trafitto da tre piume che  puntavano verso il cielo  come quelle della favola,  pronte a partire alla ventura.  E alla ventura si stava preparando Mario il pi&amp;ugrave; alto, quello al centro con l&amp;rsquo;abito scuro e il garofano bianco all&amp;rsquo;occhiello. Osservando i pantaloni di Giannino, il fotografo lo fece alzare spostandolo, per impallargli i calzini a righe, dietro la madre. Infine  aveva urlato, s&lt;em&gt;tringeteviii.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Roberto, il fratello spiritoso, aveva languidamente  posato la mano  sulla spalla dello sposo sorridendo con entusiasmo, l&amp;rsquo;Agnese aveva gettato la sigaretta a terra e stretto  la trousse sotto il braccio; lo sposo aveva spostato lo sguardo, dalle rondini che volavano sotto il portico, alla macchina fotografica dove il fotografo coperto dal  telo nero si domandava se anche l&amp;rsquo;Agnese sotto la permanente avesse le stesse orecchie a sventola dei suoi fratelli.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;&amp;ldquo;G&lt;em&gt;uardate qui&amp;rdquo;&lt;/em&gt;, disse uscendo dal panno.   Indic&amp;ograve; l&amp;rsquo;obiettivo e strinse la  pompetta.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Dopo il lampo i sorrisi si rilassarono e gli otto fratelli si avvicinarono agli invitati sparpagliati in cortile.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;&amp;ldquo;Tu non mangiare, devi fare la comunione&amp;rdquo; disse l&amp;rsquo;Agnese al futuro sposo mentre offriva pasticcini e confetti agli invitati.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Intanto la Luisa che dall&amp;rsquo;alto  della sua finestra  aveva seguito la fotografia  era scesa in cortile gridando: Viva lo sposo!&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Giannino il fratello piccolo fu spedito  in bicicletta  a casa della sposa. Loro pronti.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Mamma Marta entrata in casa ad aggiustarsi le calze era tornata con indosso il soprabito nuovo e la borsetta di vernice, una raddrizzata alla   cravatta di suo figlio  e prendendolo sottobraccio    diede il via   al corteo.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: center;&quot;&gt;&lt;br /&gt;*&amp;nbsp; *&amp;nbsp; *&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Quando Giuseppe  parcheggiava  la Bianchina in piazza, il corteo nuziale dello sposo si accodava in via Cesare Battisti a quello della sposa.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;I curiosi erano radunati lungo la scalinata della chiesa e mentre Giuseppe saliva verso il sagrato, immagin&amp;ograve; l&amp;rsquo;arrivo della sposa come Wanda Osiris tra  i suoi boys.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;&amp;ldquo;Piacere Ardig&amp;ograve;, sono il testimone dello sposo,&amp;rdquo; disse salutando il fotografo che trafelato  saliva,  davanti a lui i gradini  due alla volta e  dopo avergli stretto la mano si mise in  vedetta sul sagrato.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;&amp;ldquo;Quando torno dalla guerra spero di trovare  un lavoro  poi sposo la Nelina&amp;rdquo;  aveva detto Mario quella sera seduto sulla branda.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;&amp;ldquo;Se torniamo voglio mettermi in proprio &amp;rdquo; aveva aggiunto lui.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;&amp;ldquo;Certo che torniamo, non ci possono pi&amp;ugrave; &lt;em&gt;copar&lt;/em&gt; Beppe, siamo prigionieri e mangiamo tutte le sere &amp;rdquo;.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Mario  oggi sposava la Nelina. Lui  per ora in testa aveva solo la  sua  fabbrichetta.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;Le campane risuonarono gioiose. In fondo alla piazza si materializz&amp;ograve; il corteo e dal sagrato esplosero  gli evviva dei curiosi.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;In cima alla scalinata una madre teneva per mano il suo bambino. Quando spunt&amp;ograve; il corteo lo  prese in braccio.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;&amp;ldquo;Mamma perch&amp;eacute; la sposa &amp;egrave; vestita di verde?&amp;rdquo; url&amp;ograve; il bambino.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm&quot;&gt;&amp;ldquo;Perch&amp;eacute; ha paura di sporcarsi&amp;rdquo; rispose la madre. E l&amp;rsquo;Ardig&amp;ograve; poco distante da loro stringendo la scatoletta delle fedi nuziali entr&amp;ograve; in chiesa ridendo.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-bottom: 0cm; text-align: center;&quot;&gt;*&amp;nbsp; *&amp;nbsp; *&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;Questi due pezzetti partecipano all'&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12099803.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;EDS Non cosa ho veduto, ma come l&amp;rsquo;ho veduto&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; e sono stati scritti dall'amica Effe e passati sottobanco alla sottoscritta. Ma anche &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; - &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://dariodangelo.blogspot.it/2013/05/cuncittina.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Cuncittina&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Dario&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; - &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://lalineadhombre.blogspot.it/2013/05/dove-una-madre.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Dove una madre&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hombre&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; - &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://oraequilillina.blogspot.it/2013/05/trasposizione-di-un-amore.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Trasposizione di un amore&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lillina&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;- &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://pendolante.wordpress.com/2013/06/03/foto-di-classe/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Foto di classe&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Pendolante&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;- &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://pendolante.wordpress.com/2013/06/05/il-fazzoletto-bianco/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Il fazzoletto bianco&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Pendolante&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;- &lt;a href=&quot;http://melusina.altervista.org/2013/06/02/povero-edipo/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Povero edipo&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;di&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; Melusina&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;- &lt;a href=&quot;http://oraequilillina.blogspot.it/2013/05/i-peli-sotto-al-naso.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;I peli sotto al naso&lt;/a&gt; di&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; Lillina&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;- &lt;/strong&gt;&lt;a href=&quot;http://oraequilillina.blogspot.it/2013/06/lamore-informale-di-due-anime-in-guerra.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;L'amore informale di due anime in guerra&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lillina&lt;br /&gt;- &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12137280.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Essere nutria oggi&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;della&lt;em&gt;&lt;strong&gt; donna camel&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
        <category>EDS</category>
        <category>sensi</category>
        <category>vista</category>
            <pubDate>Sun, 09 Jun 2013 17:44:53 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12138920.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>Essere nutria oggi</title>
            <link>http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12137280.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;L'ho detto pi&amp;ugrave; di qualche volta, le belle cose finiscono. Anche le brutte. Le cose finiscono sempre, prima o poi, belle o brutte, che tu lo voglia o no.&lt;br /&gt;Stamattina ho preso la bici e sono andata per nutrie. Era passato tanto tempo dall'ultima volta che non mi ricordo nemmeno quando &amp;egrave; stato. Potrei andare a sfogliarmi all'indietro il blog ma anche no, fa niente. Dopo tutta questa pioggia mi sembra di essere tornata da un viaggio, voglio celebrare l'estate perch&amp;eacute; certe cose, anche se finiscono, poi ricominciano e una di queste &amp;egrave; proprio l'estate. Che bei pensierini saggi da quinta elementare che secerno. Il fatto &amp;egrave; che non ho voglia di scrivere l'EDS. Ecco. L'ho detto. Ne ho cominciati tre o quattro su trenta buone idee che mi erano venute, sempre nei momenti meno opportuni, ma poi ho mollato l&amp;igrave;. Non &amp;egrave; perch&amp;eacute; &amp;egrave; difficile, al contrario le sfide mi intrigano, son capace di tutto, delle volte. Trascino, organizzo, propongo e metto in fila per due. E poi quando si tratta di andare, quando finalmente &amp;egrave; arrivata l'ora il pi&amp;ugrave; delle volte mi passa la voglia, anche se magari mi sforzo un po' e mi convinco da sola, su dai, vedrai che poi, quando sei l&amp;igrave;. &lt;br /&gt;Non l'avresti mai detto, eh. Sembro cos&amp;igrave; sicura. No, dai, sotto sotto si capisce. Se guardi bene la filigrana si nota. &lt;br /&gt;E insomma son partita alle sette e mezza. Prima che faccia caldo, ho pensato. E prima che si riempia di gente, mi piace avere il mio spazio, pedalare senza dover fare la gimcana tra cani, passeggini e passanti generici. &lt;br /&gt;I prati del parco della Martesana sono di un verde abbacinante, rasati corti, l'erba &amp;egrave; folta e liscia come una moquette di lusso, cos&amp;igrave; non li avevo mai visti. Con tutta quella pioggia. Ma anche ci dev'essere stato un bel lavoro di manutenzione, non si taglia mica da sola, le foglie secche non si raccolgono da sole, le siepi non si autopotano, ci vogliono uomini e mezzi, si vede che il comune non li ha lesinati.&lt;br /&gt;Quanti verdi, le piante sugli argini lucide e scure, le siepi hanno ancora quelle foglie tenerelle, tremano alla brezza del mattino. Si faranno pi&amp;ugrave; fitte e sar&amp;agrave; l'estate, ma adesso ancora i profumi dei gelsomini e dei glicini mi si fanno incontro, l'aria &amp;egrave; fresca e la luce bianca.&lt;br /&gt;Arrivo presto al ponte, passo sotto e intanto guardo l'acqua, il livello non &amp;egrave; alto come mi aspettavo, avranno tenuto aperte le chiuse. Il colore &amp;egrave; marroncino fangoso ma il fondo si vede, le rive sono pulite. Paperette, poche. Una signora mi viene incontro e mi scampanella, guarda avanti! mi dice. Evabb&amp;egrave;, l'ho vista. Con la coda dell'occhio. Cosa cerco lo sappiamo.&lt;br /&gt;Mi fermo nel solito posto, parcheggio e guardo. &lt;br /&gt;Niente &amp;egrave; pi&amp;ugrave; come prima.&lt;br /&gt;Il tronco tagliato che sporgeva non c'&amp;egrave; pi&amp;ugrave;, la penisola con la spiaggietta e la tana dove la nutria faceva toeletta sono sparite. &lt;br /&gt;&amp;Egrave; rimasta solo la tartaruga, su un altro pezzo di legno pi&amp;ugrave; piccolo, tirato in secca sul sottobosco morto. &lt;br /&gt;Hanno ripulito via tutto, hanno spianato, messo in sicurezza la riva, si capisce.&lt;br /&gt;Niente nutrie. Paperette poche e svogliate.&lt;br /&gt;Mi viene un moto di stizza.&lt;br /&gt;Mi avvicino al parapetto. Non c'&amp;egrave; pi&amp;ugrave; nessuno qui?&lt;br /&gt;Eh, lo so. Le nutrie non piacciono a tutti. C'&amp;egrave; chi ne ha paura, molti sono convinti che siano carnivore, che mangino i pulcini. Chi le prende per pantegane, con quella coda lunga e sottile. Chi non le vede nemmeno. Chi abita da queste parti magari le odia proprio, chiss&amp;agrave; se sono disposte a entrare nelle cantine in cerca di cibo, di certo a tu per tu potrebbero essere un incontro non del tutto rassicurante.&lt;br /&gt;Sporgo il labbro in una smorfia di dispiacere. Nutria, amica mia! Dove sei? Non mi vuoi pi&amp;ugrave;?&lt;br /&gt;Risalgo e vado avanti piano, manca poco a Crescenzago e le vedo.&lt;br /&gt;Si sono spostate, hanno traslocato. Ce ne sono tre, belle grasse, che nuotano avanti e indietro. Mi avvicino e si avvicinano anche loro, vengono a guardarmi da sotto in su. Hanno tutte una macchietta bianca sul muso, non capisco se &amp;egrave; un riflesso o un segno di famiglia.&lt;br /&gt;Certo che dev'essere stata dura per loro quando gli addetti del comune sono venuti a sloggiarle da quell'oasi bellissima. Chiss&amp;agrave; che spavento. Avranno dovuto scappare via e poi tornare quando tutto era calmo, ma solo per vedere che niente era pi&amp;ugrave; come prima.&lt;br /&gt;Il comune deve difendere le sue istituzioni, anche loro hanno le sue belle ragioni. Non si pu&amp;ograve; lasciare andare alla natura, la Martesana &amp;egrave; una manufatto, un canale frutto della civilizzazione e costa una bella fatica mantenerlo a posto, ci vuole niente perch&amp;eacute; ritorni selvaggio. Il tronco caduto era una perturbazione dell'ordine artificiale che ci siamo dati.&lt;br /&gt;Eh, lo so. Per&amp;ograve; era divertente. Rispondeva a un'esigenza. Quale non lo so, forse era solo un'esigenza di bellezza.&lt;br /&gt;Solo io lo vedevo?&lt;br /&gt;Forse anche la Nutria lo vedeva. Le piaceva, su questo sono sicura. Ma ha dovuto rientrare nei ranghi. Dopotutto l'aveva scelto lei di occupare quello spazio e sottostare a una specie di regolamentazione. Se non le andava bene poteva pure migrare in qualche campo aperto, allo sbaraglio. Ma come fare, se la sola idea di allontanarsi dalle sue cose note le d&amp;agrave; una vertigine di terrore. Il cespuglio di ortiche, il rumore del treno in lontananza, il campanile che suona le ore sono i confini ideali di un perimetro da mai superare. Per non parlare delle sue sorelle che hanno la tana in condominio. La libert&amp;agrave; &amp;egrave; solo un sogno di paura, latrati di cani che si avvicinano e zappe, motoseghe, trattori. &lt;br /&gt;Io dovrei tenere per il comune, dopotutto sono della stessa razza. Fanno le cose con i soldi delle mie tasse e dovrei esserne contenta. Se tagliano l'erba, se puliscono i vialetti, se portano via le foglie secche allora bene, se mettono a posto il tronco caduto - che pure &amp;egrave; una perturbazione dell'ordine generale - allora mi sembra di dover rinunciare a qualcosa di mio.&lt;br /&gt;Non c'&amp;egrave; niente di mio, &amp;egrave; inutile che mi illudo. Mi posso esser divertita qualche volta, mi sono presa il mio piacere con la nutria ma tutto questo non appartiene a me. Me lo devo ricordare. Non &amp;egrave; che il proprietario sia venuto mai a reclamarne il titolo di appartenenza, sia chiaro. Mica lo sa che me la spassavo. &amp;Egrave; stata la nutria stessa che ha dovuto fare la sua scelta, abbandonare il tronco caduto e occupare il posto che le istituzioni hanno deciso per lei, pena la fuga allo sbaraglio, la paura e forse il pericolo mortale.&lt;br /&gt;E poi che ne so. Che ne so io della vita che fa la nutria tutti i giorni. La vedo cos&amp;igrave; raramente. In acqua fa la spavalda e si pavoneggia, sembra quasi che giochi. No, sono sicura che gioca. Ma la giornata &amp;egrave; lunga e la notte ancora di pi&amp;ugrave;, la notte d'inverno non finisce mai. Dovr&amp;agrave; procurarsi il cibo per s&amp;eacute; e per i cuccioli, se ne ha. Dovr&amp;agrave; scavare la tana oppure rinforzare i contrafforti, sfuggire ai predatori. Campare insomma.&lt;br /&gt;Che ne so io di come campa lei, la vedo solo nei suoi momenti migliori.&lt;br /&gt;Lei pure non sa molto di me, non le importa, credo. Forse quando mi vede sporgermi sul parapetto mi riconosce, viene l&amp;igrave; e mi saluta a modo suo, mi guarda e pensa a che vita grama devono fare gli umani, sempre fuori dall'acqua. &lt;br /&gt;Vai a sapere.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;&lt;img style=&quot;vertical-align: middle;&quot; src=&quot;http://digiphotostatic.libero.it/LaDonnaCamel/med/04945f39f8_7257380_med.jpg&quot; alt=&quot;essere nutria oggi&quot; width=&quot;500&quot; height=&quot;375&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;Questo pezzo, scritto per &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12099803.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;l&amp;rsquo;EDS Non cosa ho veduto, ma come l&amp;rsquo;ho veduto&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; proposto il 17 maggio da me medesima, e quindi sforante il tempo massimo e le regole che avevo suggerito ma come al solito me la canto e me la suono, si unisce a:&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;br /&gt; - &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://dariodangelo.blogspot.it/2013/05/cuncittina.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Cuncittina&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Dario&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; - &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://lalineadhombre.blogspot.it/2013/05/dove-una-madre.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Dove una madre&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Hombre&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; - &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://oraequilillina.blogspot.it/2013/05/trasposizione-di-un-amore.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Trasposizione di un amore&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lillina&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;- &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://pendolante.wordpress.com/2013/06/03/foto-di-classe/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Foto di classe&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Pendolante&lt;br /&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;- &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://pendolante.wordpress.com/2013/06/05/il-fazzoletto-bianco/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Il fazzoletto bianco&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;, di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Pendolante&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;- &lt;a href=&quot;http://melusina.altervista.org/2013/06/02/povero-edipo/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Povero edipo&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;di&lt;em&gt;&lt;strong&gt; Melusina&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;- &lt;a href=&quot;http://oraequilillina.blogspot.it/2013/05/i-peli-sotto-al-naso.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;I peli sotto al naso&lt;/a&gt; di&lt;em&gt;&lt;strong&gt; Lillina&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;- &lt;/strong&gt;&lt;a href=&quot;http://oraequilillina.blogspot.it/2013/06/lamore-informale-di-due-anime-in-guerra.html&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;L'amore informale di due anime in guerra&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Lillina&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;Tra poco arriva anche Fulvia e Cielo invece &amp;egrave; una s&amp;ograve;la.&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
        <category>EDS</category>
        <category>sensi</category>
        <category>vista</category>
            <pubDate>Sat, 08 Jun 2013 14:15:50 +0200</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/12137280.html</guid>
        </item>
    </channel>
</rss>
