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Creato da edy.21 il 08/10/2009
L'unico animale domestico che ho è il verme solitario.

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File:Girls Bravo Kirie lotta contro insegnante.gif

Grazie a Freud, persone

come me, non sono più

considerate pazze e

possono girare a piede

libero per le nostre

città.

VAI COSI' SIGMUND!

L'UMANITA' TI E' GRATA!

 

Non considerate questo pamphlet come la consueta raccolte di memorie. E’ solo un flusso nudo e crudo di pensieri. Non ho obblighi nei confronti di nessuno. Le critiche sono benvenute, anche se nella maggior parte dei casi non saranno nemmeno prese in considerazione!

 

Daniele Ciprì Franco Maresco

 

marco beasley e guido morini

guillaume de machaut

paolo conte

john belushi

 
 
 
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Adoro i concerti di Vasco Rossi

Post n°210 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da edy.21

Adoro i suoi concerti perchè:  "per qualche ora i suoi fan  sono fuori dalle palle."

 
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Fiori finiti

Post n°209 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da edy.21

Fiori finiti per strade

che piangono le loro vite

e gli altri che guardano muti, le loro storie finite.

Ma in questo pazzo mondo di rabbia e di violenza

si ricerca un nuovo modo per scacciare la coscienza

solo pazzi e folli gesti

per accendere i pensieri

per bruciare i giorni persi

e non morire come ieri

Ma si muore

Sì Signori

di una morte innaturale

si consultano dottori

senza nota culturale

con sofismi di sapienza

con pietà da rigattieri

ti frantumano la testa, con discorsi sempre seri

e poi guarda il risultato

fiori secchi

sbriciolati

ammucchiati uno sull'atro

con i gambi ormai bruciati.

Dedicata a Riccardo Edy.21

 
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Due sigarette al giorno levano il medico di torno

Post n°208 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da edy.21

 

IL FUMO UCCIDE, lo sanno tutti, chi è morto lo sa per esperienza, gli altri hanno un pacchetto di sigarette che glielo ricorda ogni giorno. Gli effetti della campagna mondiale antifumo sono stati devastanti, almeno su di me. Un tempo fumavo serenamente, caffè e sigaretta, birra e sigaretta,  ogni cosa chiamava la sigaretta, anche la sigaretta. Certo non pensavo che facesse bene, sapevo perfettamente che IL FUMO UCCIDE. Quando si fa una scelta di semplice edonismo poi non bisogna pensarci più, è la regola, se no che edonismo è? Adesso invece è impossibile fumare senza qualcosa o qualcuno che ti ricordi che IL FUMO UCCIDE. Si potrebbe pensare che lo facciano per il tuo bene, se non fosse che suona più come un augurio. È un po’ la logica del peccato originale: se ti procuri un piacere devi essere punito, se fumi devi morire e se non muori, beh, che almeno ti vada di traverso.
IL FUMO UCCIDE, perfetto, ma come funziona? Zero sigarette sei salvo, una muori? Non è possibile. Niente in natura funziona così, a salti, a parte ovviamente la meccanica quantistica, ma non mi pare che le sigarette siano particelle subatomiche.
Per esempio l’uranio fa male, molto più male di qualsiasi marca di sigarette, infatti su Hiroshima hanno buttato una bomba all’uranio, non una stecca di MS senza filtro. Ma l’uranio non viene dall’iperspazio, è presente in natura normalmente, sparpagliato un po’ ovunque, e questo non perché il pianeta sia inquinato o altro, ma perché madre Natura nella sua infinita saggezza ha pensato bene di dare una bella spolverata di uranio a tutta la superficie terrestre, di modo che è praticamente impossibile non farsi la propria dose tutti i giorni. Ogni persona ne assume in media un microgrammo al giorno, cioè circa trenta milligrammi nell’arco di tutta la vita. Trenta milligrammi sembrano pochi, certo, ma stiamo parlando di uranio, non di mascarpone scaduto. Per radere al suolo Hiroshima è bastato mandarne in fissione sette etti, con trenta milligrammi si può a occhio e croce far saltare in aria un condominio. A proposito, ne approfitto per salutare tutti gli amici che mi seguono da Hiroshima: ドッカーン!
Un microgrammo di uranio al giorno fa male, sì, ma poco, così poco che in pratica non fa assolutamente niente. È il concetto di quantità trascurabile, un concetto facile facile, ma evidentemente non alla portata degli scrittori di avvisi di pericolo. Dopotutto è comprensibile, è come per i cani, se non vuoi che entrino in casa devi dire LA CASA UCCIDE e magari rafforzare il concetto con una ciabattata sul naso, non puoi metterti a spiegare che in fondo, sì, possono entrare ma solo con le pattine, facendo attenzione al ficus e se poi hanno proprio voglia di farsi uno spuntino,  almeno che non mangino quell’orrendo cibo per cani.
Qualche giorno fa ho fatto una visita da uno pneumologo. Non che avessi niente di particolare, è che preferisco prevenire invece che curare.


Dov’è che le fa male esattamente?

Qui.

Perfetto, ora potrebbe indicarmi un punto sul suo corpo?


Alla fine non avevo niente, “sana come un pesce” mi ha detto e sono sicura che non intendeva un pesce in via di estinzione. Così, visto che rimaneva del tempo, gli ho chiesto un parere sul fumo.


IL FUMO UCCIDE.

Sì, dottore, questo lo so, quello che volevo sapere ...

UCCIDE.

Okay.

...

Ma ...

UCCIDE.

Ora l’ha detto meno convinto.


Non lo so, forse gli ho fatto compassione, fatto sta che dopo un lungo sospiro si alza, chiude la porta dell’ambulatorio a chiave, tira le tende, ammaina tutti i poster sul tumore ai polmoni e strappa una piccolissima striscia di carta da una rivista medica. Ci scrive sopra qualcosa in fretta, a matita, e me la passa senza guardarmi: “due sigarette al giorno non c’è rischio”. Non faccio in tempo ad alzare gli occhi che la sta già deglutendo.


IL FUMO UCCIDE.

Sì. Grazie, dottore.


Non sono mai uscita così felice da una visita medica. È fantastico, due sigarette al giorno! Una per polmone! Questa sì che è una buona notizia! Se gli scrittori di avvisi di pericolo fossero onesti dovrebbero scrivere IL FUMO UCCIDE, CERTO, MA SE FUMI DUE SIGARETTE AL GIORNO NON C’È RISCHIO.
Ora non mi resta che trovare sigarette di ottanta centimetri.

 
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Ma siamo sicuri che:

Post n°207 pubblicato il 25 Gennaio 2012 da edy.21

la manovra politica sia Monti a farla? Decisamente no!

E' Schettino.

 
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Lolocausto è servito

Post n°206 pubblicato il 25 Gennaio 2012 da edy.21

 

Le razze umane non esistono.
Nemmeno le etnie esistono, perlomeno non nel senso che di solito si dà alla parola “etnia”. Le culture si mischiano di continuo e al di fuori di ogni controllo, solo la smemorataggine o l’ottusità possono far parlare di “cultura di un popolo” come di una cosa unica e antichissima da conservare e tramandare. Anche se le persone fanno di tutto per riprodursi solo con i propri simili (gli arabi con gli arabi, gli ebrei con gli ebrei, i milanesi con i milanesi), le loro culture si mischiano lo stesso, alle loro spalle. Tra cento anni, forse anche meno, gli italiani difenderanno il kebab come adesso difendono il crocifisso.
Progettare di eliminare una razza o un’etnia è una cosa, prima ancora che crudele, semplicemente cretina. Sembra assurdo che un’idea così cretina possa aver tenuto occupati i tedeschi per anni, gente adulta dotata di giacca e cravatta che ha investito tempo, energie e soldi nello sterminio di tutte le persone senza prepuzio. Perché, alla fine, di questo si è trattato. Sarebbe stato meno cretino schiavizzarle, questo almeno avrebbe avuto un senso, ma volerle eliminare fisicamente è stata una cosa totalmente e profondamente cretina. Hitler, se non fosse che è esistito veramente, sembrerebbe il cattivo di un cartone animato.


Himmler! Göring! Questa è l'ultima occasione che vi concedo! Capito!?

Sì, signore.

Il mio genio superiore sospetta che quei dannati ebrei possano impedirmi la conquista del mondo!

Ne è proprio sicuro, signore?

Non voglio correre il minimo rischio! Catturateli e sterminateli!

Sì, signore.

Perché il mondo è mio!


Ma a pensarci bene non è una situazione così assurda. Dopotutto per fare un Olocausto servono solo due ingredienti: una popolazione che odi una certa categoria di persone e un partito xenofobo che prometta di “risolvere il problema”. Prendi questi due ingredienti, frullali assieme, lascia riposare il tutto per un po’ e l’Olocausto è servito.
Tutti hanno una categoria di persone che odiano, non c’è niente di strano in questo. Io, per esempio, odio i notai. Certo non parteciperei direttamente alla loro eliminazione fisica, ma se da un giorno all’altro tutti i notai sparissero dalla circolazione, non mi farei troppe domande. In Italia tutti odiano gli zingari. Naturalmente con gradazioni diverse: ci sono quelli che gli danno fuoco, quelli che gli darebbero fuoco, quelli che sono contenti se qualcun altro gli dà fuoco, e così via, fino ad arrivare a quelli a cui non frega niente se qualcuno gli dà fuoco o no, tanto sono zingari e gli zingari, si dice, rapiscono i bambini. Ma gli zingari non rapiscono i bambini.
Per odiare gli zingari non ci vuole una popolazione di gente cattiva, ma una popolazione di brava gente smemorata e ottusa, gente che dia per scontato che gli zingari rapiscono i bambini, trasmettono le malattie, vengono dalla romania e non sono spiritosi (oddio, questo un po’ è vero).
In Italia tutto è già apparecchiato per un bell’Olocausto nostrano, manca solo un governo nazista che lo organizzi, perché una società nazista disposta a farlo c’è già, e non vede l’ora di mettersi al lavoro. Se il governo italiano decidesse di organizzare lo sterminio sistematico degli zingari, troverebbe centinaia di migliaia di italiani pronti ad ammazzare, milioni di italiani felici di aiutare, decine di milioni di italiani disposti a chiudere un occhio.
Ma per fortuna in Italia non c’è nessun partito xenofobo
.
 
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Tonno scatenato

Post n°205 pubblicato il 24 Gennaio 2012 da edy.21

Un po’ di tempo fa mi è apparso Dio. Non un Padre Pio qualsiasi, ma Dio in persona. Me lo ricordo perché era giovedì e mi stavo tagliando le unghie dei piedi, che è una cosa che non faccio praticamente mai e comunque mai di giovedì.
Mi appare nella sua mandorla laser sorretta da una o due scarrettate di protomi d’angelo. Mai visti tanti protomi d’angelo nel mio bagno, è un miracolo che non sia saltata la corrente. La gente che fa così tanta luce di solito parla con l’eco e lui non fa eccezione. Sembrava l’introduzione del dolby sourround.


DIANAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Non mi chiamo Diana.

Edyyyyyy!

Scusi, potrebbe spegnere l’amplificatore? Sa, i vicini...


Che brava persona. Spegne mandorla e tutto e si siede sul cesto dei panni sporchi. Così, come uno qualsiasi.


Sono Dio.

Sì, questo l’ho capito.

Non ti spiace se fumo, vero?

Per niente.

Sono venuto perché mi fai pena.

Grazie.

I tuoi post fanno pena.

Ma sono solo dei ...

Zitta non ho finito.

Scusi.

Sono venuto a dirti come sfondare.

Sfondare? Io non voglio sfondare.

Questo raccontalo a chi non è onnisciente. Senti, se fai come dico io  scalerai  tutte le classifiche del mondo e conference master sarà il tuo autista privato, verrai celebrato da tutto il mondo, imparerai a volare e vivrai in eterno.

Sarò selezionata anche da macchianera?

No.

Okay, mi accontento. Che devo fare?

Scrivi un post su ******.

Oddio, non so se sono all’altezza.

Non lo sei.

Ah.

Tu inizia a scriverlo, scegli un titolo socialmente impegnato, tipo “La saliva di Adele” o “Tonno scatenato” e al resto ci penso io.


Mi sono subito messa a scrivere il post. Cinque lunghissimi e faticosissimi minuti di lavoro, ma alla fine ne è valsa la pena. È come quando fai un figlio: sudore, fatica  ma poi alla fine che soddisfazione vedere quel coso che annaspa, puzza e dice “mghempfgh”.
Ieri suona il telefono. Me lo ricordo perché mi stavo lavando i denti. Era Dio.


Così? Per telefono? Neanche un arbusto ardente?

È più economico, senti...

Dimmi tutto.

Ti ho preso per il culo.

 
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Senza benzina

Eh mica facile! Ma poi ZAC ideona. Perchè non fare come Fillide?

 
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La vispa teresa (messaggio in codice)

Post n°203 pubblicato il 22 Gennaio 2012 da edy.21

La vispa Teresa
avea tra l’erbetta
A volo sorpresa
gentil farfalletta
E tutta giuliva
stringendola viva
gridava distesa:
"L’ho presa! L’ho presa!".

A lei supplicando
l’afflitta gridò:
"Vivendo, volando
che male ti fò?
Tu sì mi fai male
stringendomi l’ale!
Deh, lasciami! Anch’io
son figlia di Dio!".

Teresa pentita
allenta le dita:
"Va', torna all'erbetta,
gentil farfalletta".
Confusa, pentita,
Teresa arrossì,
dischiuse le dita
e quella fuggì.

...

Se questa è la storia
che sanno a memoria
i bimbi di un anno,
pochissimi sanno
che cosa le avvenne
quand'era ventenne.
Un giorno di festa
la vispa Teresa
uscendo di chiesa
si alzava la vesta
per farsi vedere
le calze schiffonne
che a tutte le donne
fa molto piacere.

Armando, il pittore,
vedendola bella,
le chiese il favore
di far da modella.
Teresa arrossì,
ma disse di sì.
"Verrete?" - "Verrò:
ma badi però..."
"Parola d'onore!"
rispose il pittore.

Il giorno seguente,
Armando, l'artista,
stringendo furente
la nuova conquista
gridava a distesa:
"T'ho presa, t'ho presa!"
A lui supplicando
Teresa gridò:
"Su, su, mi fai male
la spina dorsale:
mi lasci che anch'io
son foglia di Dio...
Se ha qualche programma
ne parli alla mamma..."
A tale minaccia
Armando tremò,
dischiuse le braccia,
ma quella restò.

Perduto l'onore,
sfumata la stima,
la vispa Teresa,
più vispa di prima,
per niente pentita,
per niente confusa,
capì che l'amore
non è che una scusa.
Per circa tre lustri
fu cara a parecchi:
fra giovani e vecchi,
oscuri ed illustri,
la vispa Teresa
fu presa e ripresa.
Contenta e giuliva
s'offriva e soffriva.
(La donna che s'offre.
se apostrofa l'esse,
ha tutto interesse
a dire che soffre.)

Ma giunta ai cinquanta,
con l'anima affranta,
col viso un po' tinto,
col resto un po' finto,
per torsi d'impaccio
dai prossimi acciacchi
apriva uno spaccio
di Sali eTabacchi.
Un giorno un cliente,
chiedendo un toscano
le porse la mano
così... casualmente.
Teresa la prese,
la strinse e gli chiese:
"Mi vuole sposare?
Farebbe un'affare!"
Ma lui, di rimando,
rispose: "No, no!...
Vivendo e fumando
che male ti fo'?
Confusa e pentita
Teresa arrossì,
Dischiuse le dita
e quello fuggì.

Ed ora Teresa,
pentita davvero,
non ha che un pensiero:
d'andarsene in chiesa.
Con l'anima stracca
si siede e stabacca,
offrendo al Signore
gli avanzi di un cuore
che batte la fiacca.
Ma, spesso, fissando
con l'occhio smarrito
la polvere gialla
che resta sul dito,
le sembra il detrito
di quella farfalla
che un giorno ghermiva
stringendola viva.

Così come allora,
Teresa risente
la voce innocente
che prega ed implora:
"Deh, lasciami! Anch'io
son figlia di Dio!"

"Fu proprio un bel caso!"
sospira Teresa,
fiutando la presa
che sale nel naso.
"Se qui non son lesta
mi scappa anche questa."
E fiuta, e rifiuta,
tossisce e sternuta:
il naso è una tromba
che squilla e rimbomba
e pare che l'eco
si butti allo spreco...
Tra un fiotto e un rimpianto,
tra un soffio e un eccì,
la vispa Teresa...
. . . . . . . . . . . . . . . .
lasciamola lì.

 
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Come diventare un grande scrittore

Post n°202 pubblicato il 20 Gennaio 2012 da edy.21

Supponiamo che io sia andata al cinema a vedere l’ultimo film di Verdone, giusto per fare due risate, e non mi sia piaciuto per niente. Scriverò:

“Sono andata al cinema a vedere l’ultimo film di Verdone, giusto per fare due risate, e non mi è piaciuto per niente”.

Ma non è questo il modo in cui lo scriverebbe un grande scrittore. Un grande scrittore, prima di tutto, userebbe il passato remoto.
Regola 1. Tutti i grandi scrittori usano il passato remoto:

“Andai al cinema a vedere l’ultimo film di Verdone, giusto per fare due risate, e non mi piacque per niente”.

Regola 2. I grandi scrittori non dicono mai le cose così, spiattellate nude e crude, ma le accompagnano sempre con indicazioni meteorologiche, come “era una gelida sera d’inverno” o “era un torrido pomeriggio d’estate”. Per essere un po’ più originali, dopotutto abbiamo alle spalle secoli di gelide sere d’inverno e torridi pomeriggi d’estate, si potrebbe scrivere “era un gelido pomeriggio d’estate”. Inoltre è molto importante dire com’era il cielo. Il cielo ha sempre qualcosa di speciale nei grandi romanzi: il cielo era terso, il cielo era cupo, il cielo era grigio, il cielo era viola, giallo, rosso, arancione, beige. Mai una volta che non sia niente di speciale.

“Era un gelido pomeriggio d’estate e il cielo non era niente di speciale. Andai al cinema a vedere l’ultimo film di Verdone, giusto per fare due risate, e non mi piacque per niente”.

Regola 3. Nei grandi romanzi ci sono sempre le descrizioni, è una cosa che salta all’occhio. Un divano non è un divano e basta, è un divano laccato di un nero funereo e rivestito di gramaglie; il viso è calmo dai lineamenti fini e regolari; la stanza è non molto ampia, tappezzata di giallo, con gerani e tendine di mussola alle finestre, in quel momento illuminata dai bagliori del tramonto.

“Era un gelido pomeriggio d’estate e il cielo non era niente di speciale. Andai al cinema a vedere l’ultimo film di Verdone, un regista un po’ tarchiato dalla testa calva e allungata, illuminata dai bagliori del tramonto, giusto per fare due risate, e non mi piacque per niente”.

Inizia a migliorare, eh?
Regola 4. Importantissimo: usare sempre parole poco comuni, parole che facciano subito capire la grande cultura di chi scrive. È una cosa che fanno tutti i grandi scrittori, e, a dire la verità, anche tutti i carabinieri. Basta sostituire ogni parola con un sinonimo insolito.

“Era un polare meriggio del solleone e la sfera celeste non aveva nulla di distintivo. Mi recai al cinematografo a scrutare l’estrema pellicola di Un Verde Intenso, un coordinatore cinematografico un poco membruto dalla cucurbitacea glabra ed ellissoidale, rischiarata dai fulgori del vespro, giusto per fare due risate, e non ne godetti affatto”.

Regola 5. È anche importante inserire qua e là delle considerazioni poetico-filosofiche, indispensabili per dare spessore al racconto. Per esempio, si potrebbe proseguire con una riflessione sull’importanza del buon umore.

“Codesto avvenimento m’immalinconì a tal segno che mi sentii dolere nel più profondo centro di me stesso. Una vera débacle spirituale mi scosse i più remoti precordi della mia interiorità, già così impietosamente stordita da una lugubre e seriosa esistenza priva di gioia, quella gioia che nondimeno io ebbi a conoscere tempo addietro, quando ella allietava i miei infantili e lontani giorni di pargoletta nana. Io ti vedo, o gioia, novella derviscia che rotei le tue lucenti vesti caleidoscopiche dinanzi al mio terzo occhio, per così dire, e sorda al mio profondo corruccio, ahimè, non sciogli la catena che mi serra il cuore. Sapessi qual tetro canone inverso è l’anima mia!”

Regola 6. Non dimenticarsi mai di aprire la finestra, prendere la rincorsa e lanciarsi fuori. Tutti i grandi scrittori lo fanno.

 
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Qualcuno parla con i miei amici virtuali spacciandosi per me?

Post n°201 pubblicato il 19 Gennaio 2012 da edy.21

 Se qualcuno vi contatta sappiate che non posso essere io per il semplice motivo che non uso i social network, più per il social che per il network. Per essere più asociali di me bisogna frequentare persone di antimateria. Quindi qualsiasi persona col mio nome si trovi su Facebook, Twitter o altro non sono io. C’è poi un altro motivo che mi trattiene dal dedicare tempo a chiacchierare in rete, ma lo spiegherò dettagliatamente sulla mia lapide.

 
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