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Dal forum 'consulenzaebraica' (http://consulenzaebraica.forumfree....931853&st=45)Negev ha scritto @ 18/1/2010, 23:19 Shazarahel ha scritto @ 18/1/2010, 23:02
domanda:
mi sfugge perché sia così tanto importante per voi sapere se Gesù fosse sposato o no: cosa cambierebbe al suo personaggio e al suo messaggio per i cristiani?
Io credo che il motivo sia ben altro....
Io ritengo che intorno a Gesù ed alla SUA CONSORTE circolassero delle voci estremamenti sconcertanti: voci che i falsari, autori dei 'sacri' testi, ritennero più 'igienico' e salutare censurare... E' da ciò, dunque, che scaturì l'esigenza della versione di un Gesù 'celibe': condizione che, per le tradizioni della comunità in cui Gesù venne allevato e cresciuto, corrispondeva anche a quella del 'vergine'.(*)
Qualcosa di analogo accadde anche per la celebre vicenda di Lazzaro. A causa dei suoi 'torbidi' risvolti (messi praticamente alla luce dalla lettera di Clemente Alessandrino, rinvenuta da Morton Smith presso il monastero di Mar Saba, nelle vicinanze di Gerusalemme) ben TRE evangelisti su QUATTRO preferirono 'eclissare' tale episodio!
E' evidente che un motivo molto grave ci doveva pur essere, per arrivare ad una tale drastica decisione che, sebbene gli apologisti cattolici fingano 'elegantemente' disinteresse, ha introdotto uno dei più colossali e paradossali 'non-sense' di tutta la letteratura 'sacra' cristiana: vale a dire il fatto che ben tre evangelisti ignorassero un evento così stupefacente, come la resurrezione di Lazzaro, la quale, stante il racconto del vangelo di Giovanni, ebbe come testimoni gli stessi giudei del tempo!
Ma non solo essi 'ignoravano' Lazzaro e la sua 'straordinaria' resurrezione, in quanto insieme a lui essi ignoravano anche il personaggio Nicodemo, citato sempre da Giovanni... Perchè?.... Grazie alla lettera di Clemente, oggi gli eruditi sono in grado di capirlo: perchè 'Lazzaro' e Nicodemo furono la stessa, identica persona!..
Quasi sicuramente, il pseudo nome Lazzaro fu una scelta redazionale, sulla scorta del mitico personaggio egizio 'El-Azarus' (Eleazar in ebraico), morto e poi resuscitato a nuova vita dal dio Horus: un semi-modello per il Gesù della 'fede'!..
Da notare che l'aspetto 'torbido' della vicenda 'Lazzaro' ha, in pratica, una stupefacente conferma negli scritti di un autore pagano!
Saluti
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Nota:
(*) - Giovanni detto 'Marco', secondogenito di Gesù, venne detto il 'vergine' proprio per tale motivo, in quanto, a differenza del fratello primogenito, egli non si sposò. Ciò rispondeva ad un preciso precetto della comunità in cui crebbe insieme al fratello, secondo la quale il rapporto coniugale, e quindi il contatto con la consorte, era giustificato per il solo scopo procreativo. Quando un componente della famiglia aveva adempiuto a tale scopo, vale a dire quello di mettere al mondo un figlio maschio, allora gli altri fratelli più piccoli, qualora ve ne fossero, dovevano astenersi dal prendere moglie.
Veritas
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fonte>>> http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=3968&whichpage=6
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Messaggio di Giancarlo Tranfo
“Arpiolide” convinto e addirittura indicato come riferimento storico dell’omonima scuola insieme ai miei cari amici Cascioli e Salsi, voglio anch’io affacciarmi in questo forum con la “tela” sotto al braccio, pennelli e colori in mano e in mente il ritratto del mio Cristo Storico.
Nel farlo non posso nascondere una vena di sottile amarezza per gli usuali sgraditi toni che il dibattito anche qui a volte assume.
Caro Veritas, sai che stimo te e considero straordinario l’impegno da te profuso per la ricerca della verità storica che tristemente soggiace alla favola neotestamentaria. E’ tempo, infatti, che ti spingo a concretizzare i tuoi sforzi nell’annunciato libro che tutti noi saluteremo con soddisfazione.
Sai che io non ho dubbi circa la tua onestà intellettuale. Tuttavia devi convenire che l'aggettivo 'arpiolide' si è ormai esteso anche a personaggi che hanno ben poco a che fare con una sana ricerca, ma semplicemente con la volontà di ribadire ad oltranza la negazione storica del personaggio Gesù di Nazareth, spesso ricorrendo a parafrasi del tutto irrazionali. Questo perchè gli 'strateghi' che li guidano preferiscono di gran lunga che nei forums si parli di 'negazionismo', specialmente a seguito dell'infelice esito dell'"operazione" Cascioli (ampiamente scontato), piuttosto che di un Gesù storico ma sostanzialmente diverso (e MOLTO diverso!) dal Gesù della fede!
Coloro che si sentono in buona fede, circa la proposizione di un Gesù non storico, dovrebbero, a mio avviso, prendere le distanze da coloro che vorrebbero 'agitare' strumentalmente la tesi negazionista per i loro inconfessabili scopi! Non è necessario che io faccia dei nomi, tanto è 'visibile' il proposito ed i personaggi ad esso funzionali!
"...La diversità è confronto e crescita ma non deve mai essere fonte di ira e nemmeno di semplice contrarietà."
E' un concetto che io ho fatto sempre mio, ed al quale ho sempre cercato di rimanere aderente. Tuttavia, a volte non sempre è possibile rimanere strettamente vincolati a tale proposito, soprattutto a fronte di attacchi chiaramente "ad-personam"....Per questo non aggredisco le tue tesi che leggo con attenzione e che non sempre capisco. Potrei sempre raccoglierne un insegnamento, un suggerimento e per questo spesso dopo averle lette le rileggo. Qualche volta ho avuto ragione a farlo, altre, con tutto il rispetto, proprio non sono riuscito a condividerti.
Non devi considerarlo un 'limite' il non capirmi: basti semplicemente che tu rifletta sul fatto che se dopo 19 secoli ancora NESSUN erudito è riuscito a scrivere la parola 'FINE' circa le ricerche delle vere origini del cristianesimo, vuol dire che qualcosa di molto complesso e di poco 'comprensibile' ci deve pur essere!...
Certo le cose apparirebbero molto più chiare e comprensibili se io non fossi così 'avaro' di dettagli....mah...tu mi capisci... Ho speso oltre 12 anni della mia vita per giungere a tale risultato...Non esiste alcuna ragione valida per cui io dovrei rinunciare a raccogliere da ciò i legittimi frutti!In questa sede, nell’accingermi a dare forma alla mia idea sulla nascita del mito di Gesù di Nazareth, trovo utile farlo evidenziando i punti di contatto e quelli di divergenza delle nostre reciproche tesi.
Inizio col dire che il mio essere “arpiolide” non si esaurisce nel riferimento a Giovanni di Gamala come controfigura unica del mito gesuano: per molti versi, infatti, mi avvicino alla tua posizione, dicendomi certo dell’esistenza storica di un secondo personaggio di alto carisma messianico (sacerdotale) le cui caratteristiche andarono a confluire, insieme a quelle del primo, nel personaggio di Gesù di Nazareth, condito poi, a partire dalla fine del II secolo, con un’infinità di salse archetipali di matrice ellenistico/misterica (ed egizia).
Dal momento che Gesù il nazareno fu un carattere ecclettico, estremamente estroverso e 'poliedrico', per ricostruirne la reale dimensione storica è assolutamente necessario rifarsi a TUTTA la letteratura dei primi secoli (sino ad arrivare a quella 'coranica'), senza distinzione di 'colore' o di presunta vetusta' dei documenti che, direttamente o indirettamente, parlano della straordinaria realtà gesuana! Questa è una mia convinzione personale osteggiata dal mio amico Salsi (ricordo accese discussioni telefoniche sull’argomento) che ha destato invece un certo interesse in Luigi Cascioli il quale a suo tempo (presentazione del mio libro a Via Nazionale a Roma), pur dimostrando un certo scetticismo, mi chiese lumi (ancora devo andare a trovarlo…).
Nella sua esposizione 'internettiana' del suo primo libro, 'La favola di Cristo', Luigi aveva citato un personaggio che, secondo lui, sarebbe stato l'arteficie della falsificazione degli Annales di Tacito, con particolare riguardo al capitolo 44 del XV libro. Come ben sai, in tale capitolo Tacito 'parlerebbe' (il condizionale è d'obbligo) dell'incendio di Roma e di presunte persecuzioni neroniane verso i 'cristiani' (ASSOLUTAMENTE non vere, dal momento che i 'cristiani' erano ancora di là da venire!).
Scopo del falsario (che Luigi chiamò misteriosamente 'il POGGE") e, soprattutto, del suo committente, non fu tanto quello di 'confenzionare' una prova a sostegno della panzana relativa alla presunta esistenza dei cristiani ai tempi di Nerone, dal momento che ai tempi del POGGE, citato dal Cascioli, NESSUNO lo dubitava, quanto invece di ribadire che i cristiani vennero martirizzati a Roma e tra questi, secondo una traballante tradizione, gli stessi PAOLO E PIETRO.
Ciò doveva servire al committente del falso (di sicuro uno o più cardinali della curia papalina) di poter disporre della prova secondo la quale, essendo stato Pietro (il presunto 'fondatore' del papato: altra balla stratosferica!) martirizzato in Roma, era dunque giusto che questa città continuasse ad essere la sede 'canonica' del papato. In tale epoca, infatti, a cavallo tra il XIV-XV secolo, la sede del papato era diventata Avignone, a seguito delle ben note vicende che avevano preceduto tale trasferimento.
Dal momento che io, ignaro, utilizzai tale dato (quello del 'Pogge') come argomento di discussione presso l'acceso forum di ICR (It.Cultura.Religioni, che l'amico peppe ricorda benissimo!), venni 'ferocemente' attaccato dalla 'ghenga' facente capo all'ameno Nicolotti, il quale mi diede più volte del millantatore, in quanto, secondo lui, non vi era traccia storica di una personaggio presso la curia pontificia del tempo (XIV-XV secolo) con un tale nome.
'Ferito' nell'orgoglio, come 'Mimì metallurgico', mi misi alacremente alla ricerca. Dopo vari tentativi infruttuosi, rimasi fortemente deluso e cominciai a pensare se per 'caso' l'esilarante Nicolotti non avesse avuto veramente ragione. Poi, riguardando per l'ennesima volta a quel nome, mi venne il sospetto che poteva trattarsi di un nome, o un attributo, francese: Le Pogge. Inserii subito nel motore di ricerca questa chiave, insieme ad altre parole francesi (per orientare il motore proprio verso tale contesto) e, poco tempo dopo, arrivai a scoprire ciò che andavo cercando. Dietro l'attributo 'Le Pogge' si nascondeva nientedimeno che POGGIO BRACCIOLINI!!..
Questa straordinaria figura di umanista (uno dei primi) era effettivamente vissuto presso la curia vaticana del tempo, ed aveva lavorato in tale sede come segretario di un certo cardinale e come copiatore provetto di testi antichi. Tanta fu la fama che il Bracciolini riuscì a conquistarsi ai suoi tempi, che dai suoi conoscenti e dagli altri eruditi veniva chiamato familiarmente 'il Poggio'. In Francia, dove il Bracciolini riuscì a conquistarsi anche lì una solida fama (come del resto in Inghilterra), il 'toscaneggiante' "il Poggio" divenne Le POGGE, con identico significato.
Scperto l'arcano, cercai di contattare il Cascioli per metterlo al corrente della mia scoperta, affinchè potesse portare la dovuta correzione al suo sito (dove, infatti, il 'Pogge' divenne Poggio Bracciolini). Luigi mi ringraziò della cosa e fu così che iniziò una corrispondenza epistolare che durò per un certo tempo. In tale occasione, io non mancai di metterlo al corrente circa i risultati da me raggiunti con le mie ricerche e cercai anche di convincerlo della necessità di cambiare strategia circa la sua iniziativa legale da poco tempo cominciata.
Io gli feci presente che lui aveva ragione nel sostenere che vi fu, da parte falsaria, una sostituzione di persona, dal momento che NON fu Gesù di Nazareth ad essere stato crocifisso, ma Giovanni di Gamala, ma che, tuttavia, egli si sbagliava quando sosteneva che Gesù di Nazareth non fu un carattere storico! All'inizio Luigi si mostrò titubante, in quanto i miei dati e le mie ricostruzioni erano 'stringenti', ma poi, dal tono delle sue successive e-mail, capii che egli era intenzionato a proseguire la strada che aveva 'imboccato'. Fu così che decisi di smettere di insistere.
Io sono più che mai convinto che se Luigi si fosse lasciato convincere, la sua vicenda legale avrebbe avuto ben altro esito, anche perchè, in tale eventualità, io mi sentivo fermamente deciso a supportarlo con le mie ricerche e forse, chissà, quel cambiamento 'epocale' che io prima o poi mi aspetto, poteva essere inizato già da alcuni fa!...Invece la differenza sostanziale tra le nostre rispettive visioni (la mia e la tua) sta nel diverso peso riconosciuto ai due “ingredienti messianici”, in termini di incidenza, nella graduale costruzione del mito di Gesù. Per te Giovanni di Gamala è, uso un termine a te caro, un “carattere storico” di dubbia esistenza (visto che continuamente sfidi gli “arpiolidi” ad indicarne le fonti) o, al massimo, assolutamente accessorio rispetto a Gesù di Nazareth.
Secondo le istanze prodotte da detti 'arpiolidi', ai lettori interessati, a cui piace procedere atraverso un percorso razionale (sebbene non conoscano molto degli studi 'seri' inerenti a tali aspetti), non può non apparire loro come il frutto di mere illazioni la costruzione 'forzata' del personaggio Giovanni di Gamala.
Sempre secondo tali arpiolidi, gli stessi lettori dovrebbero, invece, credere all'inesistenza storica di un Gesù di Nazareth per il quale, invece, esistono numerose testimonianze ed indizi. Il fatto che loro non diano alcun valore a tali evidenze, non vuol comunque dire che esse non esistano, mentre, per contro, non ne esistono affatto per Giovanni di Gamala!
Per me, come ho già detto, è diverso, in quanto io, a motivo dei dati che sono riuscito a raccogliere e che essi mostrano di ignorare, sono molto più convinto degli 'arpiolidi' dell'esistenza storica di Giovanni di Gamala! ...Innanzitutto mi sembra di ricordare che tu riconosca all’appellativo “di Nazareth” il valore di un reale riferimento di provenienza. Se è così (se dunque ricordo bene) siamo in presenza di una convinzione che non condivido assolutamente.
Ormai non è un mistero per nessuno che nel sito archeologico di Nazareth siano stati ritrovati resti di abitazioni antecedenti al periodo in cui la vicenda gesuana presa vita. Se non fu Nazareth, quindi, sicuramente però in tale luogo un tempo vi fu un piccolo centro abitato.
Con tutto ciò io NON intendo assolutamente ammettere, come fanno i cattointegralisti 'assatanati', che la 'città' descritta da Luca, quella situata in cima ad una montagna, da cui si apriva un mortale precipizio (divenuto poi una sorta di 'gioco' per bambini, nelle tesi cattoidolatriche!), sia stata Nazareth!.. La città indicata da Luca fu GAMALA, la patria di Giovanni degli Asmonei (o 'ben Yehuda'), discendente di Simone Asmoneo.
Nazareth, invece, fu un modesto villaggio in cui Gesù il nazareno crebbe sino alla sua prima fanciullezza, prima di essere trasferito a Gerusalemme. Tale villaggio si trovava ESATTAMENTE dove hanno scavato gli archeologi: vale a dire presso l'attuale città di Nazareth!..
In tale sito non è stata ritrovata traccia di alcuna sinagoga (altra, ennesima evidenza della natura assolutamente falsaria dei 'sacri' testi cattolici!). Ciò non dovrebbe costituire una sorpresa: almeno non per quelli che hanno capito che il termine 'nazareno' non voleva assolutamente significare 'abitante di Nazareth' (nome che tale villaggio mutuò dalle famiglie NAZARENE che lo abitavano, e non viceversa!), ma appartenente alla comunità dei nazareni: un'antica comunità le cui radici storiche si perdono nella notte dei tempi 'ebraici', la quale era nettamente diversa dalla comunità dei giudei ortodossi.
I nazareni non usavano ASSOLUTAMENTE riunirsi nelle sinagoghe, come invece facevano i giudei ortodossi(*), in quanto essi, i nazareni, facevano riferimento UNICAMENTE al loro tempio, il quale era stato costruito in una valle (Wadi Essay) del monte Carmelo, non molto distante dall'insediamento nazareno di Nazareth. Non esiste una straccio di reperto archeologico ascrivibile al I secolo (al di là di pochi frammenti ceramici di origine cimiteriale) che attesti in qualche modo l’esistenza di una struttura urbana di carattere municipale o di un semplice complesso abitativo (tipo le moderne frazioni).
I frati cappuccini hanno speso un capitale in scavi senza cavare un ragno dal buco e Giuseppe Flavio, che nomina circa 45 località al tempo esistenti, arriva a nominare Giaffa, minuscolo villaggio a due chilometri da Nazareth, senza nominare quest’ultima (proprio perché al tempo in cui scrisse non ancora esistente).
Perfino la sinagoga rinvenuta sotto i resti di altro edificio meno antico, risale al III secolo.
Tutto questo senza poi considerare quanti “piccioni” con una sola “fava” l’astuta invenzione ha potuto far cogliere… (giustificazione del titolo di nazareno ecc.).
"..Appoggio, invece, la convinzione che il nome di Gesù sia reale e sia riferita proprio a Yeshua ben Panthera."
Il nome 'Iesous' (da cui il nostro Gesù) non fu affatto un nome, almeno con riguardo al Nazareno, in quanto si trattò di un mero attributo con il significato di 'guaritore' (cosa del tutto normale per Gesù, visto che gli evangelisti ce lo restituiscono soprattutto con l'immagine di un guaritore 'taumaturgico')
Fu nella Grecia ionica che a Gesù venne applicato tale attributo. Questo pseudo nome, sebbene da un punto di vista concettuale vi avesse una qualche affinità, non derivò ASSOLUTAMENTE dal nome ebraico YEHOSHUAH (o, abbreviato, Yeshuah). Infatti Gerolamo, per la sua Vulgata, tradusse il libro biblico di Yehoshuah (Giosuè) con il nome 'IOSUE'' e NON con Iesus, come ci si sarebbe aspettato se questultimo nome fosse stata davvero la corretta traslitterazione dell'ebraico Yehoshuah! (Ieosua)
Il VERO nome del Nazareno fu, quasi sicuramente, YESHAY, (o 'Y'shay, da cui, probabilmente, l'arabo 'ISA' ed il siriaco 'ISU'). Tale nome è stato traslitterato, nei linguaggi occidentali, con IESSE!
"..E’ tempo, infatti, che ti spingo a concretizzare i tuoi sforzi nell’annunciato libro che tutti noi saluteremo con soddisfazione."
Ho già spiegato diverse volte che devo assolutamente completare il ciclo delle mie ricerche, al fine di reperire la maggiore quantità possibile di dati. Da questo risultato dipenderà il 'credito' che il mondo dell'erudizione ufficiale vorrà darmi...
Per il momento mi fermo qui perchè il tuo messaggio è piuttosto esteso ed il mio commento lo ha reso ancora più lungo! Tornerò comunque ad interessarmi ad esso al fine di completarne il commento.
Saluti
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Nota:
(*) - il termine 'ortodosso' può essere accettato nella sua piena integrità letteraria SOLO se si considera il giudaismo come un culto ex-novo. In realtà, le cose andarono ben diversamente, dal momento che il 'giudaismo' (così chiamato perchè il fenomeno ebbe origine in Giudea, per inziativa di un re giudaico, vale a dire Giosia) altro non fu che il prodotto di una profonda riforma impressa all'ebraismo delle origini: di conseguenza, il giudaismo, ancora oggi chiamato 'ortodosso', fu una vera e propria ERESIA!.. Ergo, sotto tale aspetto è più che evidente che i cosiddetti 'giudei-ortodossi' furono i VERI ERETICI, mentre, al contrario, i VERI ortodossi furono i nazareni, in quanto essi (i progenitori di quelli vissuti ai tempi di Gesù) rigettarono, al pari dei samaritani, la riforma voluta da Giosia e decisero di rimanere fedeli al primitivo ebraismo (o 'ebraismo mosaico'). Probabilmente furono le persecuzioni scatenate da Giosia e dalla 'cricca' del tempio, capeggiata dal sommo sacerdote Helkya, verso tutti quelli che si rifiutavano di accettare la sua riforma, a spingere i nazareni nei territori adiacenti al Monte Carmelo, al tempo sotto il dominio dei 'pagani' fenici, da cui i nazareni non avevano nulla da temere.
Veritas
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testo riportato da peppe
fonte: http://mikeplato.myblog.it/archive/...-guerra.html
Michele Plato ha scritto:
Qui posto l'introduzione, la prefazione e un capitolo intero del mio prossimo romanzo sul Cristo.
E’ un Gesù diverso quello che emerge da queste pagine, un Gesù non solo maestro di compassione, ma un vero e proprio combattente, un signore della guerra, un uomo dalla forza interiore immensa, uno che porta un nuovo modo di combattere i poteri immondi che spadroneggiano su questo piano
Gesù, infatti, fu un personaggio estremamente poliedrico (e qui sta la sua grandezza, non certo nella presunta 'divinità' inventata dal clero falsario!) e la sua personalità fu ricca di sfaccettature. Nel corso della sua vita, egli cambiò spesso i suoi riferimenti teologici, a volte in modo semplicemente marginale, a volte in modo decisamente 'radicale'.
Ad ognuna di queste sfaccettature corrisponde, grossomodo, la visione gesuana che gli adepti delle numerose sètte gnostiche, in parte fondate da lui stesso, ebbero di lui. Questo modo di agire, da parte del Nazareno, fu particolarmente aderente alle caretteristiche di un dio della mitologia greca: uno di quelli a cui Gesù si rifece spesso nel corso della sua vita.
"..un uomo dalla forza interiore immensa"
Da un punto di vista delle sue attitudini psicologiche, tese a controllare la suggestionabilità e la impressionabilità del suo 'audience', egli effettivamente ebbe una notevole 'forza interiore', che gli derivava da una non comune dote di illusionista ipnotico(*), capace di indurre la visione, nei suoi ascoltatori occasionali, di una realtà assolutamente fantastica!.. (se non fosse stato così, egli non sarebbe MAI diventato il personaggio che tutto il pianeta conosce!). Inutile rimarcare che tutto ciò fu determinante per i falsari che costruirono la sua presunta 'trascendentalità'!..
Tuttavia, per quanto riguardò i problemi, quelli più drammatici della sua vita quotidiana, specialmente in occasione di particolari eventi storici, egli si comportò da vigliacco, come si desume dalla testimonianza circa il VERO processo che Gesù subì prima davanti all'autorità romana e poi davanti a quella giudaica (Sinedrio). Infatti, secondo tale testimonianza, Gesù fu preso da una paura tale che gli impedì persino di parlare! (**)
Questo particolare della 'vigliaccheria' di Gesù, lo ritroviamo anche in Tertulliano, laddove questo scrittore catto-cristiano cita i valentiniani: "..Essi (i valentiniani, n.d.r.) affermano che vi furono DUE Cristi(***): uno impavido, che subì coraggiosamente la passione, l'altro pavido CHE SE LA SGATTAIOLO' tra folla..". A me, che ormai ero riuscito a comprendere gran parte della verità che mi ero ripromesso di ricercare, non ci è voluto molto a capire che il 'Cristo coraggioso' altri non fu che Giovanni di Gamala, il VERO 'Cristo' fatto crocifiggere dai romani, mentre l'altro, quello 'pavido', altri non fu che Gesù di Nazareth!
Da ciò, dunque, si intuisce facilmente che quando qualcuno vuole riferirsi a Gesù di Nazareth, prima di attribuirgli arbitrariamente delle prerogative che trovano riscontro SOLO nella letteratura falsaria dei cosiddetti 'padri della chiesa', dovrebbe quantomeno fare una 'propedeutica' cernita dei Cristi conosciuti...
Saluti
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Note:
(*) - nella letteratura mandea vi è un passaggio in cui Giovanni il Battista, il quale conosceva bene il problema, essendo stato un 'mago' a sua volta, consigliava i suoi discepoli a non guardare negli occhi Gesù.
(**) - l'autorità romana a cui si è appena fatto accenno, non fu costituita dalla figura di P. Pilato, in quanto tale processo, a seguito del quale Gesù venne poi giustiziato, si svolse oltre 30 anni dopo di quello descritto nei vangeli canonici. Quasi sicuramente, si trattò di Tito, figlio dell'imperatore Vespasiano. E' altamente probabile che Tito avesse in precedenza conosciuto Gesù a Roma (v. il Chrestus di Svetonio), e di esserne diventato anche amico. Ciò spiega il suo tentativo (e NON di Pilato!!) di salvargli la vita, a fronte dell'estrema risolutezza giudaica, facente capo al Sinedrio, il quale voleva assolutamente condannare a morte Gesù: questo spiega le incomprensibili accuse che i padri della chiesa rivolgevano ai giudei del tempo: vale a dire di aver 'crocifisso' Gesù!.. Ovviamente i falsari NON potevano ammettere che i giudei avessero giustiziato Gesù mediante lapidazione, altrimenti sarebbe saltato tutto l'impianto della 'crocifissione', costruito sovrapponendo la figura del Nazareno a quella di Giovanni di Gamala: il vero personaggio fatto crocifiggere dai romani (Vitellio?) ai tempi di P. Pilato!
(***) - da tenere presente che la setta dei valentiniani venne fondata da Valentino, un personaggio di assoluto rilievo nel 'team' che il potere imperiale-senatoriale del tempo aveva incaricato di fondare la nuova religione catto-cristiana. Tanto importante che lo stesso personaggio aveva creduto di venire eletto come il vero PRIMO vescovo della chiesa cattolica 'apostolica' romana, all'indomani del ritiro dagli 'affari' di 'papa' Pio I (all'incirca intorno al 156-57). Tuttavia, a causa di un fenomeno assolutamente 'sconosciuto' all'interno della 'santa' chiesa cattolica, Valentino venne beffato da Aniceto, attraverso manovre corruttive tese ad assicurarsi il consenso dei presbiteri elettori. Fu sicuramente a causa di ciò che Valentino decise, come già aveva fatto in precedenza Marcione, di abbandonare la 'sacra' cogrega e mettersi in 'proprio'. Ergo, se Valentino concorse alla cattedra di vescovo di Roma, è più che evidente che egli doveva conoscere vita, morte e miracoli della 'santa' chiesa falsaria: cosa questa che rende l'opinione dei valentiniani, così come riportata da Tertulliano, assolutamente probabile. Non solo, per quanto si stenti a crederlo, esistono persino testimonianze archeologiche circa l'aspetto 'dualistico' del Cristo della fede!..
Veritas
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“Arpiolide” convinto e addirittura indicato come riferimento storico dell’omonima scuola insieme ai miei cari amici Cascioli e Salsi, voglio anch’io affacciarmi in questo forum con la “tela” sotto al braccio, pennelli e colori in mano e in mente il ritratto del mio Cristo Storico.
Nel farlo non posso nascondere una vena di sottile amarezza per gli usuali sgraditi toni che il dibattito anche qui a volte assume.
Caro Veritas, sai che stimo te e considero straordinario l’impegno da te profuso per la ricerca della verità storica che tristemente soggiace alla favola neotestamentaria. E’ tempo, infatti, che ti spingo a concretizzare i tuoi sforzi nell’annunciato libro che tutti noi saluteremo con soddisfazione.
La diversità è confronto e crescita ma non deve mai essere fonte di ira e nemmeno di semplice contrarietà.
Per questo non aggredisco le tue tesi che leggo con attenzione e che non sempre capisco. Potrei sempre raccoglierne un insegnamento, un suggerimento e per questo spesso dopo averle lette le rileggo. Qualche volta ho avuto ragione a farlo, altre, con tutto il rispetto, proprio non sono riuscito a condividerti.
In questa sede, nell’accingermi a dare forma alla mia idea sulla nascita del mito di Gesù di Nazareth, trovo utile farlo evidenziando i punti di contatto e quelli di divergenza delle nostre reciproche tesi.
Inizio col dire che il mio essere “arpiolide” non si esaurisce nel riferimento a Giovanni di Gamala come controfigura unica del mito gesuano: per molti versi, infatti, mi avvicino alla tua posizione, dicendomi certo dell’esistenza storica di un secondo personaggio di alto carisma messianico (sacerdotale) le cui caratteristiche andarono a confluire, insieme a quelle del primo, nel personaggio di Gesù di Nazareth, condito poi, a partire dalla fine del II secolo, con un’infinità di salse archetipali di matrice ellenistico/misterica (ed egizia).
Questa è una mia convinzione personale osteggiata dal mio amico Salsi (ricordo accese discussioni telefoniche sull’argomento) che ha destato invece un certo interesse in Luigi Cascioli il quale a suo tempo (presentazione del mio libro a Via Nazionale a Roma), pur dimostrando un certo scetticismo, mi chiese lumi (ancora devo andare a trovarlo…).
Invece la differenza sostanziale tra le nostre rispettive visioni (la mia e la tua) sta nel diverso peso riconosciuto ai due “ingredienti messianici”, in termini di incidenza, nella graduale costruzione del mito di Gesù.
Per te Giovanni di Gamala è, uso un termine a te caro, un “carattere storico” di dubbia esistenza (visto che continuamente sfidi gli “arpiolidi” ad indicarne le fonti) o, al massimo, assolutamente accessorio rispetto a Gesù di Nazareth.
Preferisco partire dal secondo per arrivare al primo.
Innanzitutto mi sembra di ricordare che tu riconosca all’appellativo “di Nazareth” il valore di un reale riferimento di provenienza. Se è così (se dunque ricordo bene) siamo in presenza di una convinzione che non condivido assolutamente.
Non esiste una straccio di reperto archeologico ascrivibile al I secolo (al di là di pochi frammenti ceramici di origine cimiteriale) che attesti in qualche modo l’esistenza di una struttura urbana di carattere municipale o di un semplice complesso abitativo (tipo le moderne frazioni).
I frati cappuccini hanno speso un capitale in scavi senza cavare un ragno dal buco e Giuseppe Flavio, che nomina circa 45 località al tempo esistenti, arriva a nominare Giaffa, minuscolo villaggio a due chilometri da Nazareth, senza nominare quest’ultima (proprio perché al tempo in cui scrisse non ancora esistente).
Perfino la sinagoga rinvenuta sotto i resti di altro edificio meno antico, risale al III secolo.
Tutto questo senza poi considerare quanti “piccioni” con una sola “fava” l’astuta invenzione ha potuto far cogliere… (giustificazione del titolo di nazareno ecc.).
Appoggio, invece, la convinzione che il nome di Gesù sia reale e sia riferita proprio a Yeshua ben Panthera.
Privare aprioristicamente di legittimità storica le fonti ebraiche è un grave errore, soprattutto se lo si fa allo scopo di relegare il profeta Yeshua (che ha dato il nome al mio sito…) nel novero delle leggende.
E’ vero che le fonti rabbiniche scritte non sono antecedenti al IV secolo ma è altrettanto vero che riprendono antiche tradizioni orali risalenti ai secoli precedenti.
Attraverso shanedrin, passi talmudici, toledoth (dicerie) ecc. si arriva a mettere in coerenza tra loro alcuni “flash” ascrivibili al “mago” condannato e giustiziato a Lydda. Prima di tutto il nome e il patronimico, talvolta riferito al padre Panthera e talvolta alla madre come “colei che ha lasciato il marito”: frase che, come da te rilevato, in forma contratta si esprime con “Stada” (s’tat da).
In secondo luogo l’esperienza dell’Egitto (scimmiottata dai vangeli in fuga in fasce dai pericoli di una strage che non esistette…), poi l’effettuazione di prodigi quivi appresi (ritenuti imbrogli), la presentazione in qualità di “figlio di Dio”, il processo e la lapidazione (entrambi stavolta coerenti con la giurisdizione sinedrile e i capi d’accusa di apostasia e stregoneria). Infine l’ostentazione del corpo su una croce a pubblico monito.
Le accennate fonti non sono cronache stilate da uno storico ma da più mani, in diversi tempi e con riferimento a diverse remote e confuse vicende tramandate a voce. Inoltre, considerando anche i pericoli di censura da parte della nascente organizzazione criminale cristiana (leggi chiesa), non avrebbero potuto essere più chiare.
Fin qui si potrebbe sempre dire che Yeshua delle fonti rabbiniche, al pari di Gesù di Nazareth dei vangeli, non può avere “dignità storica” in quanto “non riscontrato” dai cronisti del tempo… ma così non è!
Le accennate vicende sono infatti riprese per filo e per segno sul finire del II secolo da Celso nel suo Discorso Veritiero (che conosciamo grazie alla “felice” idea di Origene che ce lo ha consentito…).
A tal proposito è bene considerare che quando Celso scrive (raccogliendo credenze e tradizioni di ebrei della diaspora romana) le fonti rabbiniche non hanno ancora assunto forma scritta.
Il figlio di Panthera (del quale esisterebbe anche l’epigrafe tombale) già nel II secolo è dunque presente con una propria fisionomia definita nelle tradizioni orali degli ebrei di tutto il mondo (a Roma come in patria) al punto da essere al centro delle narrazioni di uno storico romano e pagano che ne coglie gli aspetti poi mistificati nella costruzione del Soter neotestamentario (il capo di una banda di briganti oggetto di rimaneggiamenti e falsificazioni nella stesura dei “sacri testi”). Tutto questo fornisce al nostro personaggio una incontestabile patente di credibilità storica (senza poi menzionare l’accenno di Giuseppe Flavio o quello di Lattanzio).
Soltanto muovendoci su un terreno di ragionevoli supposizioni, possiamo intuire quanto tale personaggio abbia ceduto al Gesù neotestamentario.
Fu verosimilmente un mago con dignità profetica ed operò prodigi nei quali, come sovente avviene, giocò un ruolo essenziale la suggestione di massa. Probabilmente fu un abile oratore in grado di incantare le folle. Gran parte degli episodi miracolosi o dei discorsi riferiti narrati nei vangeli furono verosimilmente opera di detto personaggio mentre altra parte si presenta come mero riciclo di vicende occorse a semidei ed eroi dei culti preesistenti.
Ma allora Giovanni?
Giovanni è tutto il resto e nella commistione delle due individualità storiche assume a mio avviso il maggior peso.
In gran parte suo fu il processo, solo parzialmente mescolato nei vangeli con quello “religioso” di Yeshua con il risultato dell’improbabile “balletto” tra autorità romana e sinedrile.
Suo fu il martirio inscenato (da altri subito) e narrato, il “titulus” recante il capo di imputazione (re dei giudei), l’unzione, l’ingresso in Gerusalemme e la presa del tempio (banalizzata in cacciata dei mercanti) e della veste rossa (ridotta ad un beffardo regalo) in una città distratta dai preparativi della pasqua e priva di adeguati presidi militari, l’arresto sul Monte degli Ulivi dopo un modesto tentativo di reazione, e molte altre cose che sarebbe lungo elencare.
Chi ha detto poi che il personaggio di Giovanni non è attestato da nessuno?
E’ stato sicuramente ben ritagliato da tutte le fonti ma qualcosa è sfuggito e possiamo dire con soddisfazione di essere stati i primi ad accorgercene (anche se il mio libro è uscito prima, il merito va a Salsi).
Probabilmente nessuno mai si era reso conto che il Giovanni nominato da F.Giuseppe non poteva essere il suo omonimo di Giscala.
Caro Veritas, io forse non leggo tutto quello che tu scrivi ma anche tu non leggi tutto quello che scriviamo noi, altrimenti non avresti fatto valere la non contemporaneità dei due personaggi come argomentazione atta ad escludere l’attribuzione delle parole di F. Giuseppe a Giovanni di Gamala.
Giuseppe, infatti, nel VII libro di Guerra Giud., mentre narra della disperata resistenza di Eleazar a Masada (presentando di nuovo quest’ultimo come potente discendente della famiglia di Giuda), di colpo abbandona il filo cronologico degli eventi e percorre un ricordo che, per restare in tema, parte da Giuda, passa per i suoi figli (con Giovanni ben nominato) e si chiude rientrando su Eleazar (nipote). A dare ulteriore conferma bastino queste parole con le quali F. Giuseppe ritorna al presente (Eleazar a Masada): “ A esprimere degnamente il dovuto compianto per le vittime della loro ferocia non mi sembra questo il momento più adatto, e perciò ritorno al punto in cui avevo interrotto la narrazione.
Il comandante romano mosse alla testa delle sue truppe contro Eleazar e la sua banda di sicari che occupavano Masada, e ben presto si assicurò il controllo dell'intera regione, stabilendovi dei presidi nei luoghi più opportuni;” .
Sciolto ogni dubbio (spero) a Giovanni.
Ci sono una serie di pesanti indizi (che non sto qui ad elencare) che rendono evidente la similarità dello scenario neotestamenterio con la città patria di Giuda e del movimento zelota e
infine, a terminare l’identikit di Giovanni come indiziato n. 1 della cessione di identità a Gesù, ci sono i “fratelli apostoli” con i loro nomi pesanti come macigni!
Perché abbandonarsi a voli pindarici per giustificare l’”omonimia di fratellanza” di Yeshua e di Giovanni con due Simone e due Giacomo?
E chi sarebbe poi Teuda il ribelle giustiziato di cui parla Giuseppe se non il Teuda dei vangeli di Marco e Matteo o il Giuda di Luca?
E perché Luca lo chiamò Giuda di Giacomo? La verità è che per strafare c’ha svelato la magagna…!
Nei suoi “Atti” aveva già parlato di Teuda come di un ribelle (facendone narrare le gesta a Gamaliele come antecedenti a quelle del padre per meglio confondere le idee) e se lo avesse nominato come apostolo avrebbe messo al lettore una bella pulce nell’orecchio… ecco perché lo chiama Giuda di Giacomo, usando peraltro un diverso nome della medesima persona: Matteo e Marco lo chiamano Taddeo che è una variante di Teuda, a sua volta contrazione di Tommaso e Giuda e se qualcuno avesse ancora qualche dubbio su tale identità, potrebbe farselo togliere dal prologo del vangelo di Tommaso dov’è detto: “Queste sono le parole segrete che Gesù vivente ha pronunciato e Didimo Giuda Tommaso ha trascritto.” Tommaso, Taddeo/Teuda e Giuda sono dunque il medesimo “fratello apostolo”, in parte diversamente chiamato e in parte replicato!
Che fosse poi un figlio di Giuda lo dicono gli stessi vangeli a noi che abbiamo capito chi è Gesù…!
Il patronimico fu probabilmente stralciato dalle “pie mani” dagli scritti di Giuseppe ma ciò servì a poco. Considerando infatti che che il “Giuda” di Luca (Taddeo, Teuda o Tommaso che dir si voglia) è detto dallo stesso “fratello di Giacomo” e che Giacomo è il “Fratello del Signore”… si arriva alla conclusione che Tommaso (Teuda, Giuda Taddeo o Didimo che sia) è insieme a Giacomo e a Simone (come suggerito dallo stesso F. Giuseppe) fratello di Giovanni (Gesù) e figlio di Giuda.
Manca all’appello Menahem da parte di Giuseppe… e Ioses (Giuseppe) da parte di Matteo e Marco.
Condivido a tal proposito la ricostruzione proposta nelle pagine di questo forum non ricordo da chi (forse Giovanni della Teva?) sull’identità dei due personaggi e sulla sovrapponibilità con Giuseppe d’Arimatea. Aggiungo tuttavia un’ulteriore argomentazione (valorizzata nel mio libro).
Innanzitutto se il vero primogenito di Giuda fosse il Giuseppe nominato nei versi di Matteo e Marco dove si tirano in ballo i fratelli, come ritenuto da Veritas (mi sembra) e da R.H. Eisenman che si apre a tale ipotesi sulla base degli accennati versi nonché di un frammento di Papia, non si capirebbe perché un’antica versione di Matteo 13, 55, al posto di Giuseppe, nomini Giovanni.
C’è poi un altro pesante indizio che passa attraverso Eleazar (il Lazzaro resuscitato nei Vangeli che corrisponde in realtà al capo della resistenza zelota di Masada… ultima spiaggia). Giuseppe ci dice che era legato a vincoli di parentela con Menahem e, guarda caso, molti di noi identificano una parentela così stretta con il Gesù dei Vangeli dall’indurci nel sospetto che egli fosse “colui che Gesù amava”.
C’è poi un’altra cosa: se Giuseppe avesse chiamato con il suo stesso nome l’ultimo figlio di Giuda (famiglia peraltro da lui stesso disprezzata anche se lontanamente sua parente) avrebbe ingenerato confusione e dubbi nel lettore.
Infine chi se non un rampollo (come lo fu Giovanni) dell’ambiziosa ed irrequieta dinastia, avrebbe inscenato lo stesso copione recitato (con epilogo infelice) circa 20 anni prima dal primo dei suoi fratelli (presa del tempio, veste rossa ecc.)?
Insomma, a mio avviso il complesso di indizi è talmente significativo da non lasciar adito a dubbi; il Giuseppe di Matteo e Marco e il Menahem di Giuseppe sono la stessa persona. Gli altri fratelli di Giovanni sono Simone, Giacomo e Teuda (Taddeo- Tommaso- Giuda- Didimo).
Credo basti così per ora. Il ritratto è appena abbozzato ma come primo post direi che mi sono anche dilungato troppo….
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Messaggio di Nunzio Miccoli
COME E’ NATO IL MITO DI CRISTO
Non esistono religioni tipicamente originali e tutte hanno preso le mosse da altre religioni e da altri miti; gli ebrei presero da egiziani, babilonese e persiani, gli arabi dagli ebrei, i cristiani da ebrei e da pagani. Quando, a causa di processi politici, cambia la religione, il popolo non sa rinunciare a concetti ai quali ha sempre creduto e perciò le nuove autorità religiose non fanno altro che metabolizzare quelle idee, certificandole e omologandole con dei concili, anche per dirimere controversie ideologiche e conflitti di potere, è così che sono nati i dogmi.
Verità sacrosanta!... Questo vale anche e soprattutto per il tipo di religione. Per esempio, è fuor di dubbio che l'attuale monoteismo ebraico, il quale, almeno nel lontano passato, fu accentratore ed insofferente a tutte le altre religioni, sia stato copiato dal monoteismo egiziano di Akhenaten.
Dietro a tutti i monoteismi c'è sempre una genesi sanguinaria, come dimostra ampiamente ed emblematicamente il monoteismo catto-cristiano. Per il suo monoteismo, il re giudaico Giosia, promotore, insieme al suo degno compare di 'merende', il sommo sacerdote Helkya, della riforma monoteistica, si abbandonò a feroci quanto sanguinarie repressioni verso gli esponenti ed i fedeli della vecchia religione ebraica, i quali, coraggiosamente, si rifiutavano di aderire al 'nuovo corso' monoteistico, impresso coattamente dalla truffaldina riforma, la quale è ancora difesa a spada tratta dall'attuale mondo ebraico. Tutto questo accadde verso la seconda metà del VII secolo a.c..
Circa dieci secoli più tardi, quasi come un 'clichè', la cosa si ripeterà esattamente nell'impero romano. Il 'Giosia' e l' 'Helkya' del momento furono, rispettivamente, l'imperatore Costantino I ed il 'sommo sacerdote' papa Silvestro. In realtà, però, l'imperatore costantiniano che di più mostrò similitudine al re giudaico Giosia, per ciò che concerne la presa di potere da parte dei vertici religiosi catto-cristiani, fu l'imepratore Teodosio: vera e propria marionetta nelle mani di 'santo' Ambrogio da Milano!
"....il popolo non sa rinunciare a concetti ai quali ha sempre creduto.."
Questo è un concetto estremamente importante, il quale dovrebbe far riflettere tutti coloro che si fanno portavoce della tesi 'atea', nella convinzione che questo dovrebbe essere il passo giusto per condurre i popoli, psicologicamente schiavi di caste religiose senza scrupoli (sempre pronte ad unirsi, anima e corpo, alle tirannie più sanguinarie, come la storia, anche quella del secolo passato, insegna, pur di raggiungere i propri materialissimi obiettivi di ricchezza e di potere), alla totale emancipazione. Niente di più errato!...
Se c'è qualcosa che non preoccupa assolutamente il clero 'volpino', sono proprio gli assunti atei! Molto più pericolose, invece, risultano le 'eresie' che, come il protestantesimo lutherano insegna, sono suscettibili di minare alle fondamenta la posizione egemone del clero catto-falsario all'interno delle società occidentali.
Non l'ateismo, dunque, ma una forma di religione 'sana', vale a dire svincolata da tutti gli interessi terreni, come ad esempio il 'DEISMO'(*) puro degli illuministi, chiamato anche 'religione naturale', potrebbe rappresentare un serio concorrente per tutte le proterve religioni del pianeta....La storia soprannaturale di Cristo è stata presa da quella di Horus, Mitra, Crishna e Budda, i loro riti sono stati adottati dai cristiani; invece la storia umana di Cristo fu mutuata dalla figura di Giovanni di Gamala, gli apostoli erano i suoi fratelli, figli di Giuda di Gamala, era una famiglia di rivoluzionari antiromani. La prima comunità cristiana palestinese era in realtà costituita da monaci ebrei esseni, che in realtà non erano cristiani, il cristianesimo cattolico arrivò in Palestina solo nel IV secolo, per opera dell’imperatrice Elena, madre di Costantino; però, dal II secolo, vi era arrivato il cristianesimo gnostico di Alessandria d’Egitto, ove erano tanti ebrei.
Dalla sovrapposizione sincretica (o 'fusione') di questi due personaggi, assolutamente storici, malgrado il tentavio falsario di far scomparire le tracce storiche del secondo, vale a dire Giovanni di Gamala, nacque la figura dell'attuale Gesù Cristo della fede cristiana!
Non si trattò di un'invenzione 'ad-hoc', come a prima vista si potrebbe supporre, ma piuttosto dell'utilizzazione di un modello mitologico pre-esistente: modello che, quasi sicuramente, venne proposto al team dei 'fondatori', al quale era stato demandato il compito di fondare il nuovo culto catto-cristiano, da VALENTINO di Alessandria, il quale fu sicuramente una figura di primo piano del team citato. Il modello a cui mi sto riferendo è quello rappresentato dal dio SERAPIS, una figura divina egizia (in seguito ampiamente 'ellenizzata') scaturita dalla sovrapposizione sincretica di Osiride su Apis: due divinità appartenenti agli albori della mitologia egizia.
Durante il breve epistolario mantenuto con il Cascioli, io cercai inutilmente di convincerlo che, sebbene egli avesse pienamente ragione riguardo al fatto che vi fu uno scambio di persona, circa l'identità del vero crocifisso (Giovanni di Gamala e NON Gesù di Nazareth), Gesù, tuttavia, non fu affatto un carattere inventato al solo scopo di dare a Giovanni di Gamala il nome Gesù, ma che entrambi i personaggi furono REALMENTE storici, sebbene di caratteristiche assolutamente diverse!
A prescindere dal fatto che Gesù di Nazareth fu, in quanto di estrazione nazarena, di fede politeista (**), il contenuto PALESEMENTE pagano del culto cristiano lo si deve all'opera di 'universalizzazione' del nuovo culto voluta dai 'padri' fondatori, in piena armonia con i 'committenti' dell'iniziativa: vale a dire il potere imperiale-senatoriale dell'epoca, per una volta tanto 'd'amore e d'accordo'!..
Affinchè il nuovo culto avesse una caratteristica 'catholicum', vale a dire 'universale' (valida, cioè, per tutte le provincie dell'impero), era assolutamente indispensabile introdurvi elementi appartenenti ai culti pagani del tempo: almeno di quelli che all'epoca andavano per la maggiore. Tutto questo affinchè i potenziali nuovi adepti al culto 'catholicum', provenienti, ovviamente, dagli ambienti dei culti pagani dell'epoca, trovassero l'ambiente dottrinario e liturgico del nuovo culto catto-cristiano assolutamente famigliare, agevolandone così la loro adesione!
Come si può facilmente intuire, l'obiettivo di tale iniziativa religiosa non era assolutamente costituito dal mondo dei fedeli giudaici, dal momento che il loro ambito geo-politico era assolutamente insignificante riguardo alla vastità dell'impero!.. Del resto, nessun giudeo, nato ebreo, avrebbe MAI apostatato dalla propria religione a favore di un culto dal forte 'sapore' pagano!
Da tutto ciò, si può intuire facilmente il cumulo di esilaranti menzogne di 'marca' patristica, tese a sostenere che vi fu una 'grande conversione giudaica' al cristianesimo! (in effetti, almeno inizialmente, vi fu davvero una 'forte' conversione giudaica: ma si trattò del GIUDEO-CRISTIANESIMO e NON del catto-cristianesimo, dal momento che il carattere del primo fu strettamente filogiudaico, a differenza del secondo che, oltre ad avere caratteristiche palesemente 'pagane', era anche chiaramente antisemita!)
Aspetto estremamente importante da tenere presente, è che nelle intenzioni dei 'committenti' del nuovo culto catto-cristiano (vicinissimi alle autorità religiose pagane del tempo, alle quali gli esponenti del potere romano erano spesso imparentati) e del team degli 'inventori', l'obiettivo del nuovo culto doveva essere ESCLUSIVAMENTE il mondo dei più umili e diseredati (schiavi ed altro), il quale NON ERA assolutamente ambito dalle caste religiose pagane, visto i modestissimi mezzi 'contributivi' che gli esponenti di tale mondo 'proletario' potevano disporre.
Tuttavia, nel volgere di alcuni decenni dalla fondazione del nuovo culto, le cose iniziarono a cambiare sensibilmente, a causa del fatto che gli schiavi, presso i quali il 'messaggio' del nuovo culto catto-cristiano penetrò più intensamente, per i motivi che è facile immaginare (oppio dei popoli!), ben presto si fecero portavoce delle 'bellezze' spirituali del nuovo culto catto-cristiano, presso il contesto femminile delle famiglie agiate (patrizie ed al altro), più sensibile di quello maschile verso certe istanze religiose. Il passaggio successivo, vale a dire il 'contagio' maschile atraverso il veicolo femminile, fu fatale: da qui la nascita di un feroce ostracismo da parte del mondo religioso pagano che, sino ad allora, in virtù anche delle imposizioni governative, assolutamente favoreli all'operato di quelli che Celso definisce i 'missionari' cristiani, era stato sostanzialmente tollerante.
Con la morte di Marco Aurelio, ultimo dei 'paladini' imperiali del nuovo culto cattocristiano (sebbene, ovviamente, non 'convertito'), il 'feeling' tra il potere e la neonata 'chiesa cattolico-cristiana' cominciò ad incrinarsi, sino a quando esso si ruppe del tutto, con l'avvento al potere dell'imperatore Decio. Il motivo dell'ostracismo di questo impratore verso il mondo religioso catto-cristiano, fu sicuramente dovuto alle mire velleitarie verso il potere manifestate dall'alto clero di allora, in virtù della consapevolezza che la nuova chiesa cristiana poteva vantare una genesi imperiale.
Alla luce di tutto ciò, dunque, la reazione di Decio, esplicitatasi essenzialmente verso i vertici delle strutture clericali delle chiese sparse un po' dappertutto l'impero (***), fu sostanzialmente giustificato, malgrado gli insulsi tentativi falsari di far apparire questo imperatore come un essere satanico, in quanto, come l'imperatore Giuliano l''apostata', non agì negli interessi della 'santa chiesa cattolica' (più verosimilmente, gli ignobili interessi dell'alto clero cattolico!)
Dopo una breve parentesi, relativa alla prima fase del regno di Diocleziano, essenzialente favorevole ai vertici cattolici, si tornò di nuovo all'ostracismo verso il mondo cattolico (probabilmente le premesse furono le stesse di quelle che portarono alle 'persecuzioni' di Decio: vale a dire l'estrema protervia ed ingordigia dei rappresanti dell'alto clero cattolico per le ricchezze ed il potere). Tale ostracismo cessò definitivamente con l'avvento al potere di Costanitno I. Il resto è storia...
Saluti
________________________________
Nota:
(*) - a dispetto di quanto potrebbe lasciar pensare tale termine, 'Deismo' NON VUOL DIRE credenza negli dèi, ma fede in un unico Dio e basta, rigettando TUTTE le religioni ed i loro presunti contenuti 'salvifici', vero trionfo della protervia ingannatrice umana, condotta da individui senza alcuno scrupolo, per i quali le remore 'divine' (timore per la propria 'anima' per ciò che fanno) rappresentano l'ultimo dei loro pensieri, come dimostra ampiamente la storia di tanti 'santi' papi del passato!
(**) - i nazareni, i quali avevano rigettato la riforma monoteistica di Giosia ed Helkya, erano rimasti fedeli all'ebraismo delle origini o 'pre-riforma', il quale fu un culto essenzialmente politeistico (malgrado le 'feroci' resistenze dell'attuale mondo ebraico ad ammetterlo).
(***) - grazie all'impegno imperiale-senatoriale del passato, il quale ne agevolò grandemente la penetrazione nelle varie province dell'impero, sino al punto di martirizzare gli oppositori della nuova chiesa catto-cristiana, per manifesta falsità. Ne è un esempio eclatante la vicenda dei 'martiri di Lyone', quasi sicuramente seguaci gnostici della setta dei 'marcosiani', fondata dal secondogenito di Gesù: vale a dire Giovanni detto 'Marco' (da cui il nome della setta), trasformato dai falsari della 'prima ora' nel quarto evangelista!.. Con la cinica disinvoltura di cui hanno sempre dato ampiamente prova, gli insulsi falsari dei primi secoli della nostra era, trasformarono questi martiri, sostanzialmente anticattolicici, in martiri 'cristiani', vale a dire della neonata chiesa cattolica apostolica! Non è esclusa la possiblità che a denunciare alle autorità romane di Lyone, le quali avevano ricevute tassative istruzioni di agevolare in ogni modo l'operato dei 'missionari' cattocristiani, possa essere stato Ireneo di Lyone, o qualcuno a suo stretto contatto.
Veritas
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fonte>>> http://www.ufoforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=3968&whichpage=3
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