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Preghiera

Post n°14 pubblicato il 22 Aprile 2011 da cloclo1900

 
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Donne d'Africa

Post n°11 pubblicato il 07 Gennaio 2011 da cloclo1900
Foto di cloclo1900

Rendo omaggio alle donne d’Africa, alle donne dei paesi dei grandi laghi, le donne che risalivano dal lago alle sei del mattino, con la gerla già piena di sabbia bagnata, con cui riempire un fusto per una casa in costruzione.

Donne capaci di alzare la testa da sotto il peso e salutare con un largo sorriso. I primi spiccioli della giornata. Poi via, per i campi lontani dalle città, scalze, la gerla con la zappa sulle spalle. E magari anche l’ultimo nato, da deporre all’ombra, mentre si chinano sotto il sole a coltivare.

Rendo omaggio alle donne al lavoro nei campi, spazio di libertà e creatività ove far crescere e moltiplicare la vita; che raccolgono e sbucciano la manioca, ne riempiono la cesta e tornano insieme liete camminando per chilometri sotto il sole delle due. E poi il fuoco da accendere, il cibo da preparare per tutti, il profumo che inonda l’aia e tutti che attendono il loro cibo. E vederli mangiare tutti con gioia e orgoglio. E finalmente sedersi a mangiare.

Rendo omaggio alla loro intelligenza volta a proteggere la vita, al loro provvedere ad ogni cosa.

Alle donne del mercato, finalmente sedute, che vendono il sovrappiù per procurare un poco di pesce, di sale, un vestito ai figli, e magari qualcosa di bello per loro. Basta così poco perché facciano festa. Rendo omaggio alla loro bellezza, luminosa, regale, ignorata, che la fatica spegne presto, ma solo in apparenza.

Rendo omaggio a queste donne che trovano il tempo per prendere un quaderno e andare a imparare a scrivere e capire così che non è vero che sono meno intelligenti. Alla festa di leggere le prime parole, il libro dei canti, la lettura in chiesa.

Rendo omaggio a queste donne regine ad ogni maternità, che sanno chiamare Desirèel (Desiderata) anche la nona figlia, e che ricorrono al metodo delle “nascite desiderabili” piuttosto per averli, i figli.

Rendo omaggio alle donne morte nel dare la vita, con semplicità, come in un’avventura di cui sapevano da sempre il prezzo. Rendo omaggio a queste donne per le umiliazioni nascoste, i tradimenti subiti, le speranze deluse, la capacità di sopportare per amore dei figli. Per le volte che qualcuno ha detto loro che erano inferiori, serve, incapaci; per tutte le decisioni subite senza essere state interpellate.

Rendo omaggio proprio a loro, soprattutto per questi lunghi anni di guerra; a loro che portano il peso dell’impresa quasi impossibile di nutrire la famiglia. Al coraggio delle loro riunioni clandestine in città, non in nome di chissà quali alternative politiche, ma dei loro figli e dei loro mariti, resi merce di scarto dall’arruolamento forzato, dalla mancanza quotidiana di cibo.

A loro che hanno per mesi rifiutato di mandarli a scuola. A loro che hanno marciato con il seno scoperto per denunciare l’inutilità del loro dare la vita di fronte ai continui massacri.

A loro che si sono vestite a lutto, che hanno scioperato da ogni attività, che vendono le merci in casa per non pagare al mercato la tassa dello “sforzo di guerra”, la guerra contro il loro popolo.

Rendo omaggio ai loro piedi che fanno chilometri e chilometri per trovare da qualche parte del cibo che costi meno, purché i figli mangino.

Rendo omaggio alle loro mani callose che conoscono fin da piccole il lavoro, che sanno condividere con la vicina il niente che hanno. Rendo omaggio al loro grembo offeso da una guerra fatta contro di loro per uccidere il futuro di un popolo.

Rendo omaggio alle donne spesso volutamente infettate di HIV come tecnica di guerra. Rendo omaggio alle stesse ragazze umiliate alla stessa maniera mentre andavano all’acqua o al campo e di colpo diventate buone solo per la strada.

A queste donne usate ed umiliate. A quelle che hanno preferito morire atrocemente pur di non essere violate.

Rendo omaggio alla loro capacità di danzare, malgrado tutto, alla nascita del figlio della vicina o negli incontri liturgici, ultimi spazi di libertà rimasti.

Alla loro capacità di ridere, mai del tutto spenta. Rendo omaggio alla loro fede nel Dio quotidiano che lotta con loro e mediante loro per proteggere la vita, armata debole ed enorme della vita contro gli eserciti della morte.

Rendo omaggio a Colui che le ha create per dire oggi che la vita si guadagna, si difende e si protegge con la vita...

 
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L’ansia di cambiare.

Post n°8 pubblicato il 15 Agosto 2010 da cloclo1900

Vivere in Africa (se si esclude qualche posticino ad “uso turistico”) non è semplice. Anzi, è dura. Le mie ore più felici sono quelle in cui non penso a nulla, perduto in questo grande caldo che mi soffoca, sospeso nel tempo, in cui non voglio nulla, in cui non sogno neppure… perso in un torpore di odori di terra rossa arsa dal sole e sudore, sulla superficie della vita. E senza amarezza assaporo l'assurda consapevolezza di essere solo un granello di questo immenso deserto, ma a parte questo, ho con me il sapore della vita e della cancellazione, che ogni istante mi accompagna, nella cruda bellezza di questo inviolato ed abbandonato paesaggio. In Africa si vede tanta disperazione, tanta bellezza, tanta corruzione, morte e vita abbracciarsi. Qui si muore per poco, a volte per nulla. I diritti sono solo per pochi privilegiati, mentre la legalità la trovi a passeggio e a braccetto con la corruzione. Ciò che affascina di più degli Africani, è la dignità nell’affrontare la miseria, nella consapevolezza che nulla e niente la cambierà. Non bisogna lamentarsi, una volta qua, per il caldo o per il malfunzionamento del generatore. Si malediranno le zanzare: pronte e meticolose, micidiali ed assassine, colpiranno, non si ha scampo! La malaria è uno dei tanti deliri, ma TU… potrai curarti stai tranquillo! Imprecherai per la mancanza di acqua corrente. L’energia elettrica? A volte! Le telecomunicazioni? Un giorno sì, un giorno no! Cancella Internet Explorer dalla tua mente. Ricordati di fare un po’ di vaccini indispensabili per entrare in alcuni paesi, febbre gialla, tifo, paratifo, paludismo… Però poi ci sono tante consolazioni! C’è l’alto cielo azzurro limpido e sereno, in cui fluttuano sempre nuvole imperfette. E alla fine, arrivano sempre i ricordi, con le loro nostalgie e la loro speranza, e un sorriso di magia alla finestra del mondo, quello che vorremmo, bussando alla porta di quello che siamo. Tutto questo soltanto per dire, quanto l'ansia di cambiare, rimanga al di qua di ciò che realmente vogliamo…

 
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Domani

Post n°7 pubblicato il 07 Agosto 2010 da cloclo1900

Addio domani Addio a te domani che non verrai mai per me, Avrei voluto tanto incontrarti ma tu non vuoi vedermi, Io ho tanta voglia di sognare ma il sonno non mi viene più, Vorrei che oggi non arrivasse mai alla fine ma so che è impossibile. Vorrei proprio sapere perché sono nato per non vivere? Perché sono nato per portare preoccupazione e angoscia agli altri? Perché si sta già preparando a seppellirmi dal giorno in cui sono nato vivo? Perché sono nato in questo secolo e in questa parte del mondo? Vorrei sapere perché avete tutti paura di toccarmi? Vorrei sapere perché nessuno mi bacia e nessuno mi accarezza? Vorrei sapere se mi trovo sulla terra o all'Inferno? Vorrei sapere quali sono i peccati che ho commesso per meritarmi tutto questo? Avrei voluto poter giocare come un bambino qualunque, Avrei voluto essere anche io una speranza di domani, Avrei voluto anche io contribuire allo sviluppo del mio continente, Avrei voluto NON essere nato con il virus dell'HIV!

 
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L’Africa è un pensiero, un’emozione, quasi una preghiera: lo sono i suoi silenzi infiniti; i suoi tramonti; quel suo cielo che sembra molto più vicino del nostro, perchè si vede di più, perchè le sue stelle e la sua luna sono più limpide, nitide, pulite: brillano di più.

 

 

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L'arcobaleno

Dove finisce l'arcobaleno ci sarà un luogo, fratello, dove il mondo potrà cantare canzoni d'ogni sorta. Noi canteremo insieme, neri e bianchi fratelli, una canzone. E sarà un canto pieno di tristezza. Non ne sappiamo il motivo difficile a imparare. Ma noi lo impareremo tutti insieme. Non esiste un motivo che sia nero, non esiste un motivo che sia bianco. C'è musica soltanto e canteremo musica, fratello, dove finisce l'arcobaleno.

 

Africa, Africa mia. Africa fiera di guerrieri nelle ancestrali savane. Africa che la mia ava canta in riva al fiume lontano. Mai t’ho veduta, ma del sangue tuo colmo ho lo sguardo, il tuo bel sangue nero sui campi versato. Sangue del tuo sudore. Sudore del tuo lavoro. Lavoro di schiavi. Schiavitù dei tuoi figli. Africa dimmi Africa, sei dunque tu quel dorso che si piega e si prostra al peso dell’umiltà, dorso tremante striato di rosso che acconsente alla frusta sulle vie del Sud? Allora mi rispose grave una voce: Figlio impetuoso, il forte giovane albero, quell’albero laggiù, splendidamente solo fra i bianchi fiori appassiti è l’Africa, l’Africa tua che di nuovo germoglia pazientemente, ostinatamente e i cui frutti, a poco a poco, acquistano l’amaro sapore della libertà.