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Strega_Morg...
   
Creato da Strega_Morgause il 24/08/2009

Le rouge et le noir

Quis custodies ipsos custodes?

 

*BLOG IN PAUSA**

Post n°359 pubblicato il 10 Giugno 2011 da Strega_Morgause
 

 

LeRougeEtLeNoir si riposa per un po', è l'ora di cambiar casa, ci siamo trasferiti sull'altro mio blog di Libero: I racconti del cuscino. Per ora non riesco a star dietro a  tutti e due in contemporanea. Arrivederci 

 
 
 

*Le Bovary piangono molto e si com-piangono, chiagn'e fotte come si dice a Napoli**

Post n°357 pubblicato il 31 Maggio 2011 da Strega_Morgause
 

 

 

Lei non si riconosce in questo amore
che le ha dato solamente noiosa quotidianità
e le ha fatto capire che il suo cuore
non sopporta più le cianfrusaglie
vuole  tumultuose  guerre
combattute però di retroguardia
fermo ad aspettare sulla sponda di quel fiume
che si chiama ipocrisia o vendetta.

Lei si è spogliata di ogni sentimento
che non sia compiaciuta pietà per se stessa
si è fatta scudo
dell’amarezza come di un fermento di vino.
La tinozza della sua pelle è  tutta un ribollire di uve
mitigate dal pianto.

Lei si tocca con dita tormentate
i rimpianti tanto amati, ferite aperte
di una vita buttata.
Tu sai che se adesso è puttana lo è solo per caso
come la Bovary
mai avrebbe  voluto  essere una madonna
venerata sull’altare del sesso fatto a ore.
O forse sì?


“Bovarismo" è un termine  che deriva dal  famoso romanzo di Flaubert  Madame Bovary.
Indica un atteggiamento melenso carico di vaghe aspirazioni sentimentali e mondane. Le donne affette da bovarismo, come  Emma Bovary, passano il tempo fra sospiri e lamenti d'amore. S'invaghiscono dell'uomo sbagliato e per lui sacrificano tutto perchè per loro l'amore “taroccato”, quello che leggono nei  romanzi o vedono nei films è l'unica cosa che le tenga vive, oltre i vestiti e accessori vari preferibilmente firmati, ovviamente.
Piangono molto e si com-piangono, a Napoli si dice :”Chiagne e fotte” notissima espressione del dialetto partenopeo. con cui si indica una persona che gode di privilegi e ciononostante si lamenta, come se  avesse tutto il mondo contro.
La malattia, a  prognosi in genere infausta, è molto più diffusa di quanto si creda. Voi che ne pensate in tutta sincerità? non abbiate remore signore, se  riconoscete il vostro stato siete a buon punto  sulla via della guarigione., sempre che  la desideriate

 
 
 

*Ulisse e l'Odissea: un uomo e un libro per tutte le stagioni**

Post n°356 pubblicato il 30 Maggio 2011 da Strega_Morgause
 

 

 

Ulisse, in greco Odisseo, è sicuramente l’eroe  per eccellenza di tutta l’antichità.
La fondatezza di questa mia affermazione poggia su uno dei massimi poemi dell’Occidente, l’Odissea, uno dei libri   più affascinanti che siano mai stati scritti e che si distacca, con una evidenza incontrovertibile, dal suo gemello, l’Iliade, anch’esso frutto della civiltà Micenea (XVI-XII secolo prima di Cristo).

Se l’Iliade, con la sua rievocazione poetica della guerra dei greci contro Troia tratta della politica espansionistica di questo popolo al culmine di tale civiltà, l’Odissea narra   la storia di un uomo, Ulisse appunto, dotato di due qualità che ce lo fanno ammirare incondizionatamente:  la capacità di sopportazione e quella di risolvere le emergenze, mentre vive le due pulsioni, opposte e complementari, proprie dell’Uomo di ogni tempo che lo portano da una parte alla ricerca di terre e genti nuove e sconosciute- la curiosità che è alla base della conoscenza- e  dall’altra a un  vagheggiato e tormentato ritorno a casa, che è poi, simbolicamente, il  faticoso cammino per ritrovare se stessi.

Chi mai sarebbe  disposto a soffrire con gli eroi dell’Iliade, con il suo protagonista, Achille?
Non è un semidio,  è un dio: la sua invincibilità sui campi di battaglia ce lo fa sentire superiore e distante.
Il fatto è che l’Iliade è il documento di  una aristocrazia, quella degli invincibili  principi guerrieri, mentre l’Odissea racconta di uno come noi, che tuttavia ci è superiore, per intelligenza e pazienza.
Ora Omero usa connotare tutto ciò che descrive con aggettivi univoci, che tornano di continuo: il mare, nell’Odissea, è spesso color del vino,  espressione divenuta  famosa.
Per Odisseo egli usa sovente due aggettivi, che trascritti nella nostra grafia diventano: polùtropos e  polùtlas; il prefisso polùs vuol dire molto, quindi i due aggettivi si possono tradurre con d’una intelligenza assai versatile  e d’una grande capacità di sopportazione.
Sono queste le due componenti della personalità di Ulisse che ce lo fanno amare, e insieme ci legano a lui da una qualche affinità  elettiva; lo ammiriamo come s’ammira sinceramente un fratello  o un amico che non abbiamo difficoltà ad ammettere essere molto più dotato di noi.

Odisseo ha un’intelligenza estremamente elastica: sa adattarsi, con una finezza di soluzioni che lascia stupiti, alle più inaspettate emergenze della sua tumultuosa vita.
Spesso le sue sono soluzioni astutamente sottili, con solide basi di diffidenza,  che gli salvano sempre la vita  in ogni frangente: e in questo, con un balzo in avanti di secoli, pare più che l’eroe di un poema epico, il protagonista di una qualche attualissima  fiction o film.
Per esempio, quando Calipso, nel quinto  canto è costretta a congedare il suo amato Ulisse:
-poiché lo vogliono gli dei che possiedono il vasto cielo, che sono più forti di me nel fare e nel pensare- lui,  invece di esplodere in urli di gioia per la libertà ritrovata, volta il capo e guardando fissa la sua carceriera amante semidivina  scandisce pacatamente:
-Io non mi imbarcherò su una zattera , anche contro la tua volontà, se non vorrai, dea, prestarmi il giuramento solenne che non stai tramando contro di me un’altra sciagura-
Calipso sorride di ammirazione per  quell’umano che, per evitar eventuali ulteriori difficoltà, si trasforma immediatamente in vittima, scordandosi anche di lei; infatti lo accarezza e giura su terra, cielo e Stige.

Ulisse possiede intelligenza, accortezza e  accorta diplomazia; ma anche grande pazienza e  tenacia oltre ogni limite -vedi la scena del naufragio del quinto canto con il Nostro abbarbicato alle rocce come un polipo sotto l’impeto di ondate gigantesche che lo ricacceranno in acqua-
Inoltre dobbiamo considerare  la sua infinita pazienza morale: tutto il blocco di  canti del ritorno ad Itaca, dal tredicesimo all’epilogo è un gran trattato ascetico sulla sopportazione che conosce momenti di tensione quasi religiosa.
In conclusione  ci ritroviamo di fronte  un essere umano straordinario dalla personalità   prismatica, che lo rende davvero adatto a tutte le stagioni.
Questi sono solo brevi personali cenni   davvero insufficienti per descrivere Ulisse. 
Per sapere tutto di lui basta leggere o rileggere quel capolavoro assoluto  che è l’Odissea.

 

 

 
 
 

*Partorirai con dolore e andrai in menopausa, tuonò Dio** di Strega e Sofia Lorén

Premessa seria: la menopausa non è una malattia, bensì un evento fisiologico comune a tutte le donne determinato dalla cessazione dell’attività ovarica. Ciò comporta  la necessità per il corpo femminile  di raggiungere nuovi equilibri, a volte con qualche difficoltà ma quale età  non ne ha? pensate all’adolescenza, per esempio.  In definitiva  la menopausa  fa parte del normale processo di invecchiamento a cui l’umano  deve sottostare. 
E l’unico modo per evitarlo è morire giovani.
State leggendo un post rieditato: lo ripropongo sperando di poter affrontare finalmente l'argomento senza il solito disagio con cui viene accolto.
Aspetto i vostri  pareri e pensieri svincolati da ridicole superate reticenze.

Questo è un tema delicatissimo che abbiamo dovuto svolgere quasi tutto da sole,  frutto di  appassionate ricerche, acute osservazioni e lontani ricordi.
Ho provato a chiedere a mia madre alcune informazioni  sull’argomento perché  Sofia ha qualche vuoto di memoria, ma di fronte  all’orrore evidente che è comparso sul suo viso e  che l’ha resa in tutto e per tutto simile alla gemella di Dracula di fronte a una cofana d’aglio, mi sono  fidata della mia coautrice che  ha decretato:
-Tre sono le disgrazie che da sempre affliggono l’umanità: la fame nel mondo, la menopausa e la cellulite-
Queste parole mi hanno terrorizzato e di molto perché prima ancora di cominciare ho capito che stavamo  trattando  un problema scottante e importantissimo, che alla CIA gli fa un baffo.
Ma io e  Sofia siamo  davvero coraggiose.
Teniamo a precisare che anche gli uomini hanno qualche problema, con il passare dell’età: per loro si parla di andropausa e non è davvero faccenda da poco, nonostante il Viagra.
Bisogna capirli,  è difficile convivere con un  alter ego così capriccioso che col tempo tende sempre più a  scioperare  contro la volontà del proprietario...e ben sappiamo quanta importanza i maschietti diano al loro organo convertibile.
Così alcuni di loro iniziano a esibirsi in curiosi resoconti di performances astrali che neppure un ventenne arrapato  dopo sei mesi in un’isola deserta; in queste situazioni si impone un minimo di pietà cristiana da parte di chi ascolta.
 Ma di questo tratterò un’altra volta, con coautore adatto.

Per  tornare all’argomento del nostro tema cominciamo a  parlare delle mestruazioni, che sono  una faccenda di perdite mensili assai fastidiose; quando però non  si verifica, la perdita, è ancora peggio, perché  allora possono intervenire gravi malattie, come ansia ingovernabile, palpitazioni,  manie suicide e acquisto illegale d’armi a scopo omicida del disgraziato disattento.
Quest’ultima osservazione è di Sofia, forse un ricordo di qualche suo film, perché non credo succeda più ai nostri giorni.
Il flagello delle mestruazioni, dette normalmente “cose”:
-Ma che hai oggi, maremma... le tu’ cose? Che un ti va bene nulla?-ritornello che mi accarezza l’orecchio da anni si argina con gli assorbenti.
Sono quegli attrezzi  che all’occorrenza possono anche volare (hanno le ali).
Ne  conosciamo a memoria tutte le marche perché la nostra amata  tv ci informa sull’argomento sempre all’ora dei pasti.
Così, se hai il bucatino nel piatto e pure fame, la fame ti passa e il bucatino si gela.

Quando le donne hanno le mestruazioni possono fare l’amore quanto vogliono, che non si  verificano incidenti; ma appunto ci sono quelle, e allora niente.
In menopausa invece, le mestruazioni non ci sono più, si può fare l’amore quanto si vuole, e questo sarebbe un vantaggio, solo che  neanche con i voti alla Madonna di  Montenero le donne trovano  uomini disposti a farlo, tranne che in casi di coniugale abitudine.
Per esempio, l’altro giorno  abbiamo sentito mia zia  Wanda, che una volta era  soprannominata Wanda coscia lunga mentre ora ha tutto il fascino  di un cassonetto con i piedi al posto delle ruote, raccontare  a mia madre, piangendo:
-Sto così male da quando sono in menopausa e Oreste( il marito n.d.a.) non mi aiuta per niente, sai che da  quando ho smesso di fumare ho una gran fame; allora ieri, come al solito alla ricerca di cibo, apro il frigorifero e dico:
-Oreste, ho proprio bisogno di mettermi in bocca qualche cosa e sai che cosa mi ha risposto quell’essere odioso?
Prova con il tubo del gas.
Una volta avrebbe saputo sì che cosa mettermi in bocca...-

Un altro strano problema legato alla menopausa sono i capelli; quando le donne arrivano a quel periodo infausto, si tingono quasi tutte i capelli di rosso, da qui la nuova, bellissima tinta denominata “Rossomenopausa”.
Il rosso  vivace sta assai bene, a mio modesto parere, su una  fanciulla giovane, spesso le conferisce un’aria piccante e proibita, attizza gli uomini da sempre, perché è il colore del sangue, del fuoco e del peccato, demoniaco insomma, ma su una  donna di una certà età fa  pensare al pirata Testarossa di “Asterix e Obelix missione Cleopatra”.
Inoltre, legato a questo infausto periodo della vita, si sviluppa in molte appartenenti al gentil sesso un’astio incontrollabile verso le femmine ancora giovani, in grado di attirare i maschi con i loro ormoni ululanti.
Tanto che le poverine si macchiano spesso, ai loro occhi  presbiti, di delitti inconfessabili per cui è prevista la pena di morte: il rogo.
Fortunatamente le menopausiche sanno essere anche divertenti, profferendo battute da sballo.

Per esempio, ieri  ero seduta  in passeggiata-lago a bere un caffé con un’amica di famiglia  che  i numeroso lifting  hanno ridotto a una vera e propria maschera mortuaria, quando è transitata di fronte a noi una gnocca da paura: roba da far resuscitar il morto più morto.
E mentre la seguivo con lo sguardo, emozionata come sempre mi succede di fronte alla bellezza, la “rovina” al mio fianco ha sibilato, con voce gracchiante:
-Ma non vedi che ha i piedi storti?-(sic).
 La menopausa è anche l’età in cui tante donne vogliono ritornare giovani a tutti i costi e si abbigliano come ventenni o trentenni, con risultati disastrosi per loro ma divertenti assai per gli altri.
Infatti, questo saggio lo sto finendo da sola  in quanto Sofia  ieri  ha voluto uscire  con un completino in cui  erano previsti pantaloni un po’ bassini sui fianchi, con ombelico in esposizione.
Per di più ha lasciato il giaccone multietnico aperto, perché, dice, la gratificavano le occhiate smaniose che le lanciavano gli uomini.
Naturalmente erano gli sguardi allocchiti  che di solito precedono risate convulse spesso con  complicanze diaframmatiche, insomma la famosa risata con singhiozzo.
Povera  Sofia , le è venuto un grave attacco di colite spastica da freddo e ora sta all’ospedale.
Ne avrà per alcuni giorni.

 


 
 
 

*Strani compagni di letto**

Post n°353 pubblicato il 25 Maggio 2011 da Strega_Morgause
 

 

 

Gli umani dormono in due modi diversi all’apparenza inconciliabili tra loro eppure   finiscono molto spesso nello stesso letto.
C’è chi ogni sera ad un’ora precisa stramazza  dal sonno come una marmotta, appoggia la testa dove gli capita e si addormenta. Ogni tentativo di rianimazione è inutile.Al  solo nominare il letto scatta in lui un meccanismo automatico che lo conduce al giaciglio dove si accovaccia  e si spegne fino all’indomani.
C’è chi invece  abbisogna di tutto un rituale per prendere sonno:  un’oretta di  passeggio per casa, un paio di films possibilmente chiassosi alla tv, un libro di carta coriacea che emette  rumori sinistri ad ogni voltar di pagina, un bicchiere di latte, ripetuti controlli alla  chiavetta del gas. La base operativa  di ogni
missione è naturalmente il letto che registra con un sobbalzo ogni arrivo e partenza.
Quando finalmente il sonno sopraggiunge è quasi l’alba.
Il mattino dopo invece, per naturale legge di compensazione, le parti si invertono.

Il primo individuo ha istinti da gallo, si sveglia quando ancora nessuno giurerebbe  che un nuovo giorno sta per iniziare. Sfaccenda in giro per casa e non sempre quello che fa ha un senso, in compenso produce molto rumore.
Ne sa qualche cosa il compagno di letto, il nottambulo,  al quale non resta altro da fare che infilare la testa  tra due cuscini rischiando il soffocamento.
E’ un vero peccato che non sappia apprezzare la poesia del mattino e che oltretutto ami fare le cose all’ultimo momento, trasformando ogni  inizio di giornata in una nuova caccia al primato.
Indugia nel letto poltrendo ma  quando  schizza fuori dalle lenzuola  sfoggia tutte le sue capacità di recupero.
Sotto gli occhi stravolti del patner guadagna il bagno a balzi felini; ad ogni balzo  indossa un indumento. Quando arriva al lavandino è già mezzo vestito. Qui è capace di vere prodezze: con una mano si allaccia le scarpe mentre con l’altra si lava i denti. Beve il caffé e intanto si  pettina sbirciando i titoli  del quotidiano  oppure controllando le mails. Arriva a razzo sulla soglia dove prende la giacca al volo e uscendo di casa trascina dietro di sé un mulinello d’aria tale da rinchiudere porte e portoni alle sue spalle .
Tutto questo trambusto disorienta il patner mattiniero che resta lì inebetito a  ricapitolare la scena. Così va a finire che è lui a far tardi al lavoro.
Con questo meccanismo il sonno di una coppia  si riduce a ben poca cosa. Infatti le coppie di anziani hanno le borse sotto gli occhi non per la vecchiaia ma per il sonno arretrato.
E voi...come dormite?

 

 

 

 
 
 

*Nevica sul presepe di un puscher bambino**

 

La neve cade, la neve cade
cade sul mio presepe
sulla madonnina dagli occhi belli
e l'imbianca, cade sul bambino
solo un poco più piccolo di me
che diventa di gesso
cade sui pastori, anche su quello tutto nero
che assomiglia a Ninò, ha anche la moto
lucida, rossa, gli serve per accompagnarmi davanti alla scuola
di s. Eufemia, al mio lavoro
e lui si fa candido come un angelo
anche la moto che diventa un bel paio d'ali
cade sulla donna che porta in testa
la cesta del bucato
e ha le poppe grandi come Giovannina solo che a questa
non gliele tasta nessuno
la neve la fa di burro morbida morbida di bucato
cade sulle pecore tutte in fila
che non sono bianche sono sporche di stalla
e pulisce pure loro ma continuano a belare
e a star tutte lì come pecore appunto
cade su tutto il mio presepe questa neve
che brilla così tanto, pare fatta di stelle:
lei è il mio lavoro, vendo il paradiso, me l'hanno spiegato
ecco perché sulla stella cometa
nevica cocaina.

 

 
 
 

*Il Diverso e le sassate: travestirsi per sopravvivere**

Post n°350 pubblicato il 19 Maggio 2011 da Strega_Morgause
 

 

 

Penso che fosse l'unica scappatoia
-Travestirmi-
perché non c'era dubbio, non ero una di voi.
Identificabile a vista, bastava che passassi per via
-Eccola-
dicevate subito
i sassi a portata di mano pronti a lapidarmi.
Mi avete ferita, straziata, quasi annientata
fino a quando la mia impotente rabbia si tramutò in astuzia
quella della volpe.
Non mancavano stracci con cui travestirmi.
Non propriamente di stoffa
ma smorfie, occhi bassi, parole prese a prestito
da voi, aria da fanciulla timorata
insomma il turpiloquio dei falsi modi d'esistere.
Mi adattai molto bene a quei panni che finirono
con l'andarmi a pennello
tanto da non parere più un travestimento.
Nessuno penserebbe mai a molestare una donnetta
così grigia e dimessa.
Perché dunque dovrei ora abbandonare la maschera
e rischiare la santità che qualcuno di voi
mi attribuisce?
Anche se un tribunale indagasse incerto
fra il mio essere e l'apparire
rassicurati, amico mio:
non mi crederebbe mai
se sotto giuramento dichiarassi
che non sono quella che sembro.

 

 

 
 
 

*Il Malleus maleficarum e i processi alle streghe: la Santa Inquisizione e 400 anni di atrocità contro le donne**

 

Verso la metà del 1700 Giacomo Casanova, che fortunatamente amava le donne, nelle sue memorie riporta un dialogo tra due sacerdoti, suoi compagni di viaggio.I due prelati si domandavano se l'utero fosse un animale diabolico nascosto nel ventre femminile o se costituisse parte intrinseca delle sue stesse viscere.
E uno stornello popolare del 1400 dice della donna:
-Dolor senza consiglio, sacco senza fondo, febbre continua che mai ha fine, bestia insaziabile, pazza scatenata, nel letto un demonio, nell'orto una capra, immagine del diavolo-
Ecco la considerazione che si aveva di noi donne fin dal basso medioevo; ed è lì che si accendono i primi bagliori della caccia alle streghe, via via sempre più massiccia, fino a diventare sterminio.
Tra disprezzare la donna e bruciarla il passo è breve se la mentalità dell'epoca la ritiene fonte di ogni male, dal peccato dei sensi alle carestie.

O forse esistevano davvero, ed ancora esistono, le streghe: in questo caso mi auguro che abbiano perseguitato a morte i loro cattolicissimi persecutori e che ancora lo stiano facendo.
 
Montaigne è davvero un uomo fuori dalla norma quando scrive, nei suoi Saggi:
- La stranezza della religione cattolica consiste nel fatto di aver elevato a virtù la crudeltà-

Queste donne di epoche diverse, che comparvero sul palcoscenico della persecuzione dal 1300 al 1700 furono levatrici, guaritrici, botaniche esperte, oppure streghe davvero, capaci di scagliare malefici e di preparare micidiali misture? Magari, ma se si leggono gli atti dei processi contro queste poverette, vedi quello famosissimo contro Franchetta Borelli che si tenne a Triora nel 1500, se ne deduce che quasi sempre furono vittima di invidia, o di sentimenti di vendetta personali da parte di compaesani, oppure, ancor peggio, come nel caso della Franchetta,si trattava di eliminare un oggetto del desiderio maschile che essa ben rappresantava, con la sua bellezza e disinvoltura nelle cose d'amore; così fu naturale prima tacciarla di meretricio e poi di stregoneria, perché il binomio sesso-demonio era, ed ancora spesso è, inscindibile.

Già nel 1300 ci furono processi contro presunte streghe (Benvenuta Benincasa, Matteuccia,Gabrina, per ricordarne alcune), dove i giudici ecclesistici tennero in qualche modo sveglia la mente per individuare eventuali cedimenti o contraddizioni che mettessero le poverette al muro; nel 1400 non dovettero più affaticarsi: per i processi di massa, sempre più plateali, ecco apparire un prezioso manuale, il Malleus maleficarum , dei due frati Domenicani Sprenger e Kramer, pubblicato nel 1489.
In esso si fornivano notizie erudite sul mondo stregonesco e diabolico, insieme ad un elenco delle domande da fare durante gli interrogatori, nonché modi ed applicazioni delle torture.
Erano arrivati gli esperti. E con loro una stupidità ferocissima globalizzò in tutta l'Europa i processi di stregoneria.
Inoltre, dato quanto mai inquietante, chiunque,con il manuale alla mano, poteva farsi inquisitore.

Il Malleus ebbe più diffusione della Bibbia, venne tradotto in Italiano(era scritto in Latino) tedesco e francese, duecentocinquantamila parole circa, suddivise in tre parti.
Nella prima i due domenicani descrivono la vastità dell'impero satanico ed è la donna con la sua vituperosa natura ad essere il cardine di tutta questa faccenda di diavoli, lei da sempre tentatrice dell'uomo, artefice di ogni peccato contro la castità e quindi alleata di Satana.
Vorrei far notare come il sesso entra ed esce dalle pagine del Malleus ad una velocità tale da riuscire ad essere sempre presente - una constatazione che fece riflettere Freud - in una sorta di pornostregologia diffusa; il trattato diventa quindi uno stravolto manuale erotico, dove il luogo del godimento dovrebbe essere l'orrore, informando il lettore di quali e quante sconcezze siano capaci demoni e streghe.

Naturalmente si tratta delle stesse sconcezze segretamente fantasticate e desiderate dai più, e dopo la lettura del Malleus men che mai confessate al prete. Chiunque avesse osato mettere in dubbio la veridicità di una sola virgola della pregevole opera dei due frati veniva immediatamente accusato di eresia e condannato al rogo, in quanto dubitava della potenza del demonio e della perversità della femmina, sua serva.
Nella seconda parte del Malleus vengono elencati i malefici che le streghe sono in grado di compiere, con particolare riguardo a ciò che le perfide riescono a combinare nei confronti del maschio.

L'uomo non ha scampo: dalle donne-streghe viene evirato, reso impotente, obbligato ad amare chi vorrebbe odiare e viceversa, trasformato in ogni sorta di bestia che al confronto i porci della maga Circe sono i tre porcellini della favola.
Infine il poveretto è vittima di tradimenti che mogli, fidanzate, amanti perpetrano nel suo letto, offrendosi al demonio. Nella terza parte, i due domenicani. nella luce più sfolgorante, mostrano ai giudici ecclesiastici e laici la regola per dare inizio ad un processo giudiziario, la sua continuazione e il modo di emettere la sentenza.
Torture comprese.
Dalle pagine di questo testo emerge il ribaltamento di una norma giuridica la cui conseguenza segnerà i secoli successivi e la mentalità comune; si tratta dell'inversione dell'onere di colpa: è l'imputata a dover dimostrare la propria innocenza e non più l'accusatore a incriminarla, ricercando le prove della sua colpevolezza.
Dal momento in cui compare davanti all'inquisitore, la donna è strega. Per estensione, dal momento in cui è femmina, è automaticamente strega.
In definitiva nella strega l'inquisitore uccideva le proprie tentazioni e la propria paura, maneggiando un'arma infallibile, la tortura.

Con la tortura la donna veniva spogliata della sua innocenza, per essere consegnata, colpevole confessa, nelle mani del boia, perché, contro ogni evidenza dei fatti, l'inquisitore giudicava verità le confessioni estorte con la sofferenza del supplizio.
Il crimine di stregoneria verrà abrogato alla fine del 1600 in alcuni stati, nel 1700 in altri.
Quattro secoli di roghi,alimentati in gran parte dal Malleus, incenerirono,in tutta l' Europa, centinaia di migliaia di povere vittime innocenti.
Ripropongo spesso  questo scritto perché certi imbarazzanti, per qualcuno, orrori non vengano dimenticati.

 
 
 

*Voglio qui tesser le lodi del tuo pregevole maschio sedere, la cui bellezza mi toglieva il fiato** Lettera

 

 

Nella nostra società il nudo di donna è una vera e propria icona, sempre a mezzo come il prezzemolo.
Può trattarsi dell'articolo in toto, oppure degli attributi più concupiti, insomma della femmina non si butta via niente, tutto è edibile per il maschio, che ne è soggiogato dalla culla alla tomba.
Nel senso che lei lo mette al mondo e poi, statistiche alla mano, organizza anche il suo funerale.
Ci sono mille e mille cantori delle venustà muliebri.
Tette, culo, pancia, per non parlar della fessura, hanno sempre eccitato la fantasia dei nostri compagni, spingendoli addirittura a scriver poemi su di noi con i quali, spesso, hanno raggiunto le vette più alte di ispirato lirismo. Roba che l'Everest gli fa un baffo a quest'esercito di "vati".

Io invece voglio qui tesser le lodi del tuo pregevole maschio sedere, la cui bellezza mi toglieva il fiato.

Quando ti ho conosciuto ho deciso che eri sì un gran bell'esemplare di maschio giovane, ma di sicuro non Einstein.
E neppure un lontano cugino.
Ma...
Quando ti togliesti i pantaloni per correre in costume verso l'acqua ... ecco la folgorazione; mai visto in vita mia un culo maschile più bello.
Le tue natiche erano un blocco duro, un gioiello perfettamente chiuso, due sfere di muscoli guizzanti, senza un'ombra di grasso che le deturpasse.
M'innamorai di "lui" e decisi che dovevo averlo.
Nonostante tu fossi l'oggetto del desiderio di tante donne di ogni età per la fama di sciupafemmine che ti aleggiava intorno fu facile convincerti a seguirmi nella mia fresca alcova visto che il tuo posteriore si intese subito con le mie pregevoli signore tette: anche qui, una folgorazione.
Del resto come avrei potuto dubitarne...
Gli uomini non scordano mai, finché campano, la fonte del loro primo pasto, e forse la mia, di fonte, era migliore in quel momento di tante altre...

Durante la notte che seguì al nostro incontro, mentre dormivi il giusto sonno del grande amatore - "grande" si fa per dire poiché eri stato davvero scarsino a prestazioni, come del resto quasi tutti gli uomini molto belli che pensando di averti onorato a sufficienza elargendoti una rapida ripassata non si impegnano per niente - potei finalmente ammirare il tuo posteriore nudo a mio piacimento.
Fu allora che cominciai a filosofeggiare su quei due globi di carne, perdendomi con gli occhi nelle loro curve e a chiedermi quanti milioni di anni ci erano voluti prima che la specie arrivasse a tale perfezione di forme e proporzioni.
Avrei voluto davvero aver l'eloquenza di un vero poeta per render giustizia a tal duplicato di prodigi.

Successivamente in loro trovai una bonomia sorridente che mi faceva tenerezza.
Ogni minimo fremito di quella carne tosta era per me motivo di ammirazione, che mi portava a baciarli, leccarli, cercar di azzannarli.
Se fossi più versata nell'arte del lavoro a maglia, avrei intrecciato per le tue natiche corredini, bavaglini, piccole camice di raso e seta, le avrei rivestite, insomma, come un pargolo reale.
Parevano due frutti freschi, consumabili sia d'estate che d'inverno, perché la perfezione va sempre in coppia.
Ma soprattutto dal tuo didietro emanava un buon umore, un'affabilità per gli esseri e le cose che invitava a intese idilliache.
E questo è davvero strano, perché non avevi un carattere molto socievole, eri presuntuoso, arrogante e sorridevi di rado.
Per questo quando il tuo viso si accigliava, pensavo alle tue chiappe, sicura di trovarvi amicizia e conforto.
Del resto le natiche son l'immagine del paradiso, un simbolo di ricchezza, una vivente cuccagna: perciò esercitano tanta attrattiva, anche su di me.
Tu non lo sai ma ho dato alle tue dei nomi, come Stanlio e Ollio, Bonny and Clyde, Tom e Jerry, le Celesti Sfere, le Marx Sisters...
Il tuo sbalorditivo deretano mi attirava talmente che sopravvivevo a malincuore lontano da te o meglio dalle tue rotondità scultoree.

A onor del vero anche l'ampia schiena che si innestava sulle natiche era pregevole: gran dorsale, trapezio, deltoide da manuale di anatomia.
Certo che il bodybuilding fa ..caspio se fa...
E infine, a rivestire il cranio, i tuoi capelli, folti, morbidi, leggermente lunghi sul collo, adorabili da accarezzare e da baciare.
E sotto i capelli...niente.
Il vuoto.
Il deserto dei Tartari, con buona pace di Buzzati.

Ma avevi un gran bel sedere, due vere chiappe imperiali, le mie due chicche, i miei gioielli; in fondo, con un sedere così, chi pensava al cervello?

 

 

 
 
 

*Il salto di saffo **

Post n°345 pubblicato il 15 Aprile 2011 da Strega_Morgause
 

 

 

Lode a te

mia signora

per  i seni di velluto e giada

che svettano alle viole delle punte

e cercano labbra e dita

gesti e baci

di qualche tua misericordia,

per i tuoi fianchi larghi

largo mare

ai turgidi ruscelli della voglia.

 

Lode a te

mio ibisco della notte

per le sacre colline in cui si perde

la dorata sabbia

della schiena

per la calda promessa

del tuo ventre

per il vicolo stretto in cui ritrovo

i peccati del mondo e le pietose

assoluzioni.

 

Lode a te

orgoglio dei miei occhi

per la chiostra sapiente dei tuoi denti

per la rabbia del tuo mordere l'aria

dentro la primavera del piacere

per la tua saliva limpida di baci

nella claustrale antica

penitenza

di questo amore  rubato al paradiso.


a Lucinda 

 

 

 

 

 
 
 
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Tu sangre sobra el campo sea rosado y dulce limo

 

Le tue mani
si addormentavano su di me
nel nero denso
di una notte afosa
alla luce fioca lenta sperduta
di una  luna affumicata
dai vapori d’agosto.

Fu quando il sole si agghiacciò
in miseria
che le tue mani volarono nel cielo
dita  come rosse farfalle
a dipingere nell’aria
il bellissimo volto
di sorella  Libertà

 
 
 
 

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