Creato da: lecasame il 04/04/2010
Con calma e per piasèr

 

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 2001.

 

DIFENDIAMOCI!

Intanto difendiamoci
da chi ci sta sbranando,
poi penseremo a individuare
chi glielo sta lasciando fare.

 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Ultimi commenti

http://www.onlinecasino.onweb.it
Inviato da: alexpix1975
il 26/07/2014 alle 20:26
 
Meglio questa?
Inviato da: lecasame
il 14/06/2014 alle 18:21
 
L'articolo è bello, ma se metti la fotografia...
Inviato da: livio.belloli
il 25/04/2014 alle 13:49
 
..............
Inviato da: formulamki
il 23/06/2013 alle 13:15
 
per le falsità Risarcito con qualche milione di euro
Inviato da: formulamki
il 08/06/2013 alle 19:10
 
 

Archivio messaggi

 
 << Giugno 2012 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30  
 
 

Ultime visite al Blog

datini83bodyloveveroipavicenzalisbona4fxgl70garrutofrancescofamuar33meil67stefanoordazzotabacchibonacciroberth_milanobraian2renzo.lcPaoloni2i.giabakgi
 

Area personale

 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

UN GIORNO MIGLIAIA DI UOMINI LASCERANNO...

Proclama all’occidente 
del presidente algerino Houari Boumediene
nel 1974 dal podio delle Nazioni Unite:

“’Un giorno milioni di uomini lasceranno l’emisfero sud per fare irruzione nell’emisfero nord. E non in modo amichevole.

Verranno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo con i loro figli. E’ il ventre delle nostre donne che ci darà la vittoria”.

.........................................

 

IL CUCULO

... quando si schiude l’uovo del cuculo, il piccolo intruso sbatte fuori dal nido i suoi “fratellastri” caricandosene sul dorso le uova e gettandole fuori, o spingendo giù gli altri uccellini del nido se sono già nati...

Leggi tutto

 

SPOT PARTITO DEMOCRATICO SVEDESE

 

QUESTA E' SPARTA!

 

Dichiarazioni DIRITTI UMANI

Dichiarazione Universale
dei diritti umani

................................

Dichiarazione Universale
dei diritti dell'uomo nell'islam

................................

 

Messaggi di Giugno 2012

 

Ma il super consulente per gli sprechi Amato (31mila euro di pensione al mese) cosa ha fatto da quando è stato nominato?

Post n°926 pubblicato il 28 Giugno 2012 da lecasame

Ma il super consulente per gli sprechi Amato (31mila euro di pensione al mese) cosa ha fatto da quando è stato nominato?

Vi ricordate che a inizio maggio Giuliano Amato è stato nominato superconsulente da Monti per lottare contro gli sprechi della politica? Si doveva e deve occupare dei finanziamenti ai partiti e di tutti quei soldi che finiscono ai movimenti politici.

Ebbene sono passati 2 mesi e di lui non si sa più nulla. Non si sa nemmeno se riceve un compenso per quello che fa (o meglio non fa). Ma soprattutto nessuno è a conoscenza dei risultati del suo incarico. Forse perchè Amato sta dormendo da quando è stato nominato.

Il buco nero dei soldi ai partiti è rimasto pressochè invariato e persino i soldi che dovevano finire ai terremotati e cioè l’ultima tranche dei rimborsi ai partiti sembrano bloccati in attesa di un decreto governativo.

Insomma un uomo inutile. A maggior ragione se si pensa che Giuliano Amato riceve mensilmente una doppia pensione, 22mila euro dall’Inpdap e 9mila euro dal Parlamento. Un privilegiato, un simbolo della casta.

Che doveva combattere gli sprechi…. appunto doveva.

http://www.ilfazioso.com/ma-il-super-consulente-per-gli-sprechi-amato-31mila-euro-di-pensione-al-mese-cosa-ha-fatto-da-quando-e-stato-nominato.html

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

DISSE BOSSI NEL 1998

Post n°925 pubblicato il 27 Giugno 2012 da lecasame

"La rigidità della moneta costringerà molte imprese a chiudere e aumenterà la disoccupazione. L'Europa sarà dei tedeschi, dei francesi e di qualche finanziere.

Lo disse UMBERTO BOSSI nel 1998

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

VENEZIA, Madre e figlio aggrediti e pestati nel sonno

Post n°924 pubblicato il 27 Giugno 2012 da lecasame

Madre e figlio aggrediti e pestati nel sonno
Le belve gridavano: «Cassaforte cassaforte»

Aggressione alle 3 di notte a Oriago di Mira, naso e cinque costole fratturate alla donna, ridotta a una maschera di sangue

di Monica Andolfatto

VENEZIA - Delle belve senz’anima. Che si sono accanite con ferocia contro una donna inerme e suo figlio. Calci e pugni. Specie al volto di lei per indurre il ragazzo a rivelare l’ubicazione della cassaforte: «Continuavamo a ripetere che noi non abbiamo alcun forziere, che potevamo dargli quello che avevamo in casa. Ma loro non ci credevano e continuavano a colpire me ma soprattutto mia mamma, tanto che le hanno fratturato il setto nasale e cinque costole».
A distanza di ore dall’incubo che gli segnerà per sempre l'esistenza, è ancora sconvolto Riccardo Canato, 27 anni, di Oriago di Mira (Venezia). La madre, Cristina Nalin, 54 anni, titolare dell’omonima lavanderia industriale attigua all’abitazione in via Risorgimento 88, è ricoverata a Mestre, dopo essere stata trasferita dall’ospedale di Dolo: dovrà subire un delicato intervento di chirurgia maxillofacciale.

Il terrore si è materializzato in casa alle tre e mezza dell’altra notte. Sono stati sorpresi nel sonno. Tirati giù dal letto da tre energumeni incappucciati. Nemmeno il tempo di capire se si trattasse del peggiore dei sogni o della realtà ancor più brutale che quei tre hanno cominciato a pestarli con sadica violenza. Ripetendo ossessivamente con

accento forse dell’Est Europa

un’unica parola: «Cassaforte, cassaforte». Hanno smesso solo quando il volto della signora Nalin era ormai diventato un’agghiacciante maschera di sangue, tanto che non era nemmeno più in grado di invocare pietà.

Un’aggressione spietata senza alcuna giustificazione. Una ferocia del tutto gratuita che poteva sfociare in tragedia. Animali che hanno lasciato le prede tramortite, sul pavimento, legate con il cavo elettrico della televisione e con uno straccio infilato in bocca per evitare che le loro urla potessero attirare l’attenzione di qualcuno.

Il branco si è dileguato solo quando ha ottenuto quello che cercava: denaro. Circa duemila euro in contanti e qualche gioiello. Il bottino di una rapina in villa che riporta in paese lo spettro degli assalti fra le mura domestiche. La stessa paura e lo stesso terrore vissuti quasi un anno fa, era il 9 luglio del 2011, a Giare con l’irruzione nella dimora di Renza e Luigi Busana, imprenditori del settore ortofrutticolo.

I primi a soccorrere Cristina e Riccardo sono stati attorno alle quattro e mezza, i vicini risvegliati dalle grida e dalle implorazioni di aiuto di madre e figlio riusciti a togliersi il bavaglio e ad aprire un’imposta con i denti. Una scena orripilante quella di fronte agli occhi. La telefonata al 112. L’arrivo dei carabinieri e dell’ambulanza con i medici che hanno immediatamente compreso lo stato di prostrazione fisica e psichica della 54enne trasportata d’urgenza al pronto soccorso. Riccardo è rimasto per cercare di fornire più indizi possibili utili a catturare le bestie: è stato medicato più tardi. La caccia è scattata immediatamente, allargando le ricerche anche alla regioni confinanti. Le indagini sono condotte, insieme ai militari della stazione di via Veneto e della Compagnia di Mestre, dal Nucleo investigativo provinciale.

Dai rilievi iniziali il commando potrebbe essere entrato da una finestra al primo piano lasciata aperta per trovare refrigerio. «Spero solo che li prendano - commenta visibilmente provato, Gino Nalin, fratello di Cristina - perché non si può essere così crudeli e inumani. È spaventoso come hanno ridotto mia sorella».

27 giugno 2012

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=204983&sez=NORDEST# 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Sanità, ecco il piano per i risparmi: stretta su Asl e consumi di farmaci

Post n°922 pubblicato il 26 Giugno 2012 da lecasame

Sanità, ecco il piano per i risparmi:
stretta su Asl e consumi di farmaci

Bondi: lotta a sprechi per 4 miliardi. Il governo si impegna a intervenire sulle pensioni d'oro nel pubblico. In arrivo tagli ai buoni pasto

ROMA - Oggi il riordino degli enti vigilati dal ministero, dall'Istituto superiore di Sanità, all'Agenas (agenzia per i servizi sanitari regionali), alla Croce Rossa, poi, la prossima settimana, il «decretone». Prende corpo la manovra sulla Sanità: il 2 luglio il Consiglio dei ministri dovrebbe varare un unico provvedimento nel quale confluirebbero sia i tagli suggeriti dal commissario alla spending review, Enrico Bondi, che i provvedimenti messi a punto dal ministro della Salute, Renato Balduzzi: la revisione della filiera del farmaco, la responsabilità professionale dei medici, il regime intramoenia.

Il pacchetto Bondi si concentra sulle procedure delle Asl per l'acquisto di beni e servizi, che assorbono ogni anno una spesa di 34 miliardi di euro. «Non tagli, né manovre, ma un sistema per ridurre gli sprechi e rendere più efficiente la spesa pubblica» spiegano a Palazzo Chigi, anche se l'effetto concreto sarà un risparmio strutturale sulla spesa sanitaria che, secondo gli esperti, potrebbe arrivare a 4 miliardi all'anno. Ai quali si aggiungerebbero i risparmi previsti dal piano Bondi applicato agli acquisti di beni e servizi delle altre amministrazioni pubbliche.

L'obiettivo del governo è di definire entro l'inizio di luglio un pacchetto di misure che porti un risparmio di almeno 6-7 miliardi da qui a fine anno (12-14 miliardi a regime) per evitare l'aumento dell'Iva, finanziare alcune esigenze scoperte (come le missioni di pace e il 5 per mille dell'Irpef) e i primi interventi per la ricostruzione dell'Emilia-Romagna dopo il terremoto.

Tra le altre misure attese in Consiglio dei ministri per la Sanità ci sarebbe anche la proroga del regime intramoenia per i medici, l'aumento della quota della spesa farmaceutica ospedaliera dal 2,4 al 3,6% della spesa complessiva per i farmaci, con la contestuale riduzione del tetto alla spesa territoriale (attraverso le farmacie) dal 13,3 al 12,1% del totale. Col nuovo meccanismo per la compartecipazione delle imprese al ripiano degli eventuali sforamenti.

La prossima settimana dovrebbero arrivare sul tavolo del governo anche i tagli demandati ai singoli ministeri e alcune misure sul pubblico impiego, messe a punto dal ministro Filippo Patroni Griffi. E forse la stretta sui buoni pasto contro la quale protestano le associazioni del commercio. Nel provvedimento potrebbero finire anche alcune misure sulle pensioni d'oro nel settore pubblico: il governo si è impegnato ad affrontare la questione dopo il ritiro di un emendamento di Guido Crosetto, del Pdl, al decreto sui poteri del commissario Bondi. I sindacati potrebbero essere invitati a Palazzo Chigi entro la fine della settimana. Già oggi, tuttavia, il presidente del Consiglio potrebbe illustrare ai leader della maggioranza i primi provvedimenti della spending review necessari per risanamento. Giusto ieri il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha ricordato che «gli italiani stavano per essere commissariati. Evitarlo è stato un risultato». Ora, per la spending review, ha detto, «abbiamo scelto un cagnaccio, il meglio: se non ce la fa Bondi...». Resta scettica la Confindustria, secondo la quale «le misure finora adottate dalla Bce e dai governi si sono dimostrate del tutto inadeguate».

Mario Sensini

26 giugno 2012

http://www.corriere.it/economia/12_giugno_26/sanita-piano-risparmi-stretta-asl-consumi-farmaci-mario-sensini_a1d0e238-bf52-11e1-8089-c2ba404235e2.shtml

........................................

Se applicassimo il federalismo fiscale e uniformassimo la spesa sanitaria del Sud a quella della Lombardia lo Stato risparmierebbe 40 miliardi di euro, non 4.

E se uniformassimo anche il numero degli addetti alle Asl A Salerno ci sono 20.000 (ventimila) dipendenti e a Verona 2.000 (duemila). E Verona e Salerno sono città omologhe per numero di abitanti. Si avrebbe un ulteriore risparmio di 10 miliardi di euro in 10 anni.

C'è davvero altro da spiegare?!

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

“Profughi” minorenni stuprano ragazza: li assisteva nella casa famiglia

Post n°921 pubblicato il 26 Giugno 2012 da lecasame

“Profughi” minorenni stuprano ragazza: li assisteva nella casa famiglia

POZZUOLI -  Quei tre ragazzini venuti dal Terzo Mondo, strappati alla fame, alle guerre, per lei erano come dei fratellini minori ai quali si dare affetto e protezione. Claudia (nome di fantasia), 32 anni, di Pozzuoli, credeva in quello che faceva, l’amore per il prossimo era più forte della delusione per un lavoro che forse non era quello desiderato dopo tanti anni trascorsi a studiare per diventare psicologa. Ma lei non si scoraggiava, e come tutti i giorni anche quell’ultimo mercoledì di febbraio per poche centinaia di euro al mese era andata ad aiutare quei tre ragazzini che improvvisamente si trasformarono in mostri.  Tentarono di violentarla in una casa famiglia per extracomunitari minorenni nel giuglianese nella quale lavorava come assistente sociale

IL RACCONTO SHOCK -  “Erano come indemoniati, uno di loro aveva un coltello in mano. Mi dissero “tu da questa stanza non esci”. Quella mezz’ora durò 10 ore”. Trenta lunghissimi minuti di terrore, le urla, la disperazione, la richiesta per un aiuto che non arrivava  “In quei momenti pensavo a mamma e papà.  Stavo per buttarmi giù pur di farmi violentare”. Claudia oggi, a distanza di 4 mesi, ricorda quei drammatici momenti con tanta amarezza.

LE MINACCE DEGLI XENOFILI “Mi sono ripresa ma non completamente. La cosa che più mi ha ferita è stata l’indifferenza della mia titolare e di alcuni colleghi. Mi hanno abbandonata, nemmeno una telefonata, nessuno che mi ha dato appoggio o sostegno. Dopo quella sera sembrava che avessi la lebbra. Addirittura mi hanno intimorita dicendo che sarei stata devastata professionalmente qualora avessi denunciato tutto ai carabinieri. La titolare mi disse “Non pensavo che tu andassi a denunciare”. E’ una cosa assurda, questa è gente alla quale ho dato tanto amore, energia, e che non ha speso una sola parola per me”.

BESTIE   Ma al mio rifiuto impazzirono. Quello che mi ha aggredito ha 17 anni, era il più bravo, il più tranquillo voleva andare con le prostitute, disse che di ritorno da scuola aveva visto una prostituta con il cartello gratis e voleva farsi accompagnare. Quando gli dissi si no uno iniziò ad avvicinarsi a me insieme ad un altro mentre ero seduta al tavolo. Mi disse tu da questa stanza non esci. Intanto quello che stava facendo le pizze venne da me, mi prese da dietro, io opposi resistenza urlai ma lui riuscì a prendermi in braccio e portarmi sopra. Poi spensero le luci. Venni palpeggiata, mi strapparono i vestiti, improvvisamente non so come mi ritrovai fuori al balcone a vomitare mentre la mia collega cercava di farli desistere. Chiusero la porta a chiave della stanza al primo piano, uno aveva dei coltelli in mano. Pensai al peggio, stavo per buttarmi giù, in quel momento pensavo a mia mamma e mio padre”

LA VIOLENZA -  Ha ancora la forza di denunciare nonostante la delusione, l’abbandono da parte di chi avrebbe dovuto difenderla durante e dopo quei tragici momenti  “Meno male che c’era la testimone, altrimenti chissà che fine avrei fatto”. Quel giorno era nella casa famiglia insieme ad una collega, con loro c’erano gli 8 minorenni extracomunitari che da mesi assistevano. “L’altra fu risparmiata – racconta –perché è sposata ed ha figli, io no, io ero buona”. Poi parte con il ricordo di quei 30 minuti, li racconta quasi tutto d’un fiato, quasi a voler buttare fuori per l’ennesima volta quel dramma “Tutto nacque  da una condizione di frustrazione nella quale vivevano. Iniziai già a capire qualcosa quando pretesero che gli pulissi i mandarini. Mi trovai in una condizione subordinata, chiamai a mia mamma dicendo che avevo paura. Poi mi chiesero di accompagnarli dalle prostitute. Dissero accompagnaci da Madame Bagascia, che è il soprannome che usano per chiamare le prostitute.

L’ARRESTO -  Ad un certo punto però la violenza dei tre si ferma, dopo che la collega che è con lei riesce a contattare la coordinatrice. I tre desistono, si fermano “Intanto io continuavo a piangere e vomitare fuori al balcone. Riesco a prendere la borsa e regalo 20 euro a uno di loro dicendo vai da madame bagascia. Lui la prese e andò a masturbarsi tra le scale”. Fortunatamente la violenza sessuale non si consumò, i tre furono arrestati la notte dopo dai Carabinieri della Compagnia di Pozzuoli grazie alle testimonianze delle vittime e di altre due colleghe. Ora quei minorenni venuti dall’Africa sono ancora in galera, ma Claudia nonostante la ferita ancora aperta riesce ad avere parole dolci nei loro confronti.

Il lavaggio del cervello buonista ha, nonostante il dramma vissuto, lasciato le sue scorie che impediscono alla ragazza un ragionamento realista.

“Spesso sogno tutti e tre sorridenti a Città della Scienza dove una volta andammo insieme. Poi ad un certo punto dalla felicità sogno che loro mi dicono vogliamo ucciderti. I primi giorni li odiavo, ora no. Spero facciano un percorso integrativo. Il carcere è un inferno e spero che non escano peggio di come sono entrati”.

Tre Africani entrano in Italia e vengono mantenuti perche’ sono ‘bambini’. Questi bambini stuprano e lo fanno sotto gli occhi degli xenofili che, come raccontato dalla ragazza, cercano di impedire la denuncia che potrebbe danneggiare la loro propaganda integrazionista. Abbiamo giá trovato questo comportamento, in Inghilterra, riguardo gli stupri coperti da assistenti sociali e polizia perchè commessi da immigrati.

Questa ragazza e’ la ennesima vittima del lavaggio del cervello che impone l’adorazione del diverso, il servilismo verso l’immigrato.

http://www.cronacaflegrea.it/tentato-stupro-in-casa-famiglia-il-racconto-shock-della-vittima/


 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Commissario Calabresi, una memoria che il centrosinistra vuole negare

Post n°920 pubblicato il 26 Giugno 2012 da lecasame

Commissario Calabresi, una memoria

che il centrosinistra vuole negare

12 giugno 2012

La maggioranza di centrosinistra del Consiglio di Zona 4 del Comune di Milano ha bocciato giovedì scorso la

mozione della Lega Nord

che chiedeva di organizzare un convegno in memoria del Commissario di Polizia, Luigi Calabresi  nel quarantennale della sua barbara uccisione a Milano.

Sono sinceramente amareggiato, stupito e anche un po’ incazzato. Amareggiato perché il testo che ho proposto non aveva nulla di pretestuoso o polemico, si limitava a tracciare una breve biografia del commissario e non esprimeva giudizi, se non quello (riportato testualmente) dell’ex presidente della Repubblica Ciampi in occasione del conferimento della medaglia d’oro al valor civile alla memoria del funzionario di PS. Inoltre, si lasciava totale libertà sul tipo di evento da realizzare così come sui nomi dei relatori da invitare. Amareggiato perché si è persa un’occasione importante di ricordare un grande personaggio della nostra città in una data simbolica. Incazzato per le motivazioni che sono state addotte da chi ha votato contro. Non si può  dire che "non è il caso di ricordare una sola persona" o che per parlarne allora "bisognerebbe ricordare nella stessa occasione anche tutte le altre vittime del terrorismo", o ancora che "è sbagliato fare di Calabresi una icona". La motivazione più assurda  è stata quella di chi ha detto che: "E’ troppo presto per fare una cosa del genere, non è il caso perché si tratta di un tema ancora troppo caldo". Troppo presto? Ma se sono passati quarant’anni! Quanto tempo dovremo aspettare perché la sinistra democratica abbandoni per davvero la perversa logica dei “compagni che sbagliano”?. Luigi Calabresi a mio modo di vedere rimane un esempio di dedizione al lavoro, alla famiglia e alle istituzioni. Una vita che è stata ed è esempio e stimolo per le nuove generazioni, un personaggio che andrebbe fatto conoscere, soprattutto ai giovani, e non nascosto o, peggio, osteggiato come invece altri sembrano continuare a voler fare.

http://paolobassimilano.blogspot.it

Adriano Sofri, leader di Lotta Continua,
mandante dell'omicidio del Commissario Calabresi

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

MOVIMENTO CINQUE STELLE ACCETA SOLO CITTADINI ITALIANI

Post n°919 pubblicato il 26 Giugno 2012 da lecasame

LO SAPEVATE CHE?...

Nel Non-Statuto del Movimento Cinque Stelle è scritto che si possono iscrivere solamente cittadini italiani.

Chissà se lo scrivesse la Lega...


 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

BANDA DI MOLDAVI, SCIACALLI DA TERREMOTO

Post n°918 pubblicato il 25 Giugno 2012 da lecasame

Criminalità

Sciacalli da terremoto, sgominata gang a Brescia

Aveva in programma anche due rapine ad imprenditori lombardi ed azioni di sciacallaggio nelle province dell’Emilia colpite dal sisma la

banda di moldavi

sgominata all’alba con un’operazione della squadra mobile della questura di Brescia. Sei i moldavi arrestati, pregiudicati ed alcuni clandestini; tre i ricercati in tutta Europa.
Numerosi
, fa sapere la questura, i colpi tentati e quelli portati a termine dalla banda in tutta la provincia di Brescia e in quelle di Mantova, Ravenna e Trento. A Rovereto, a gennaio, in un furto in un condominio erano stati scassinati e svaligiati 40 garage e rubate due auto. La banda, proprio di recente, si era informata presso alcuni contatti nelle province terremotate sulla facilità o meno di compiere furti nella zona, ricevendo ampie rassicurazioni.

http://www.giornaledibrescia.it/in-citta/sciacalli-da-terremoto-sgominata-gang-a-brescia-1.1257279

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Bimbi bocciati in prima elementare? Subito indignati.

Post n°917 pubblicato il 25 Giugno 2012 da lecasame

Bimbi bocciati in prima elementare? Subito indignati. E invece è giusto così!

Se dobbiamo inculcare nelle nuove generazioni il merito, è giusto che si parta dall’infanzia. I bambini non sono degli stupidi, e nei limiti della loro capacità di comprensione, hanno ben in mente il meccanismo impegno uguale premio, uguale risultato. Perché dunque cancellarla?

In passato si bocciava anche in prima elementare. Poi i buonisti della sinistra e gli psicologi hanno detto che era frustrante per i ragazzini. Il risultato: generazione di asini che si sono portate dietro negli anni scolastici lacune sempre più gravi.

Ora nella scuola elementare di Pontremoli (Massa Carrara) hanno deciso che si deve bocciare anche in prima. E così è stato fatto.  Tre bimbi dovranno ripetere l’anno, e subito sono insorti i genitori indignati e persino i politici che vorrebbero mandare nella scuola gli ispettori ministeriali.

Non posso invece che condividere l’opinione del dirigente scolastico:

La bocciatura è un modo di garantire requisiti essenziali allo svolgimento di un percorso scolastico corretto, senza dimenticare che la priorità della scuola è il bambino e la sua istruzione.

Perché dunque scandalizzarsi? L’interesse della scuola è l’istruzione dei bimbi, ai quali certamente non si fa un favore ammettendoli alla classe superiore senza un’adeguata preparazione.

di Martino © 2012 Il Jester

http://www.iljester.com/2012/06/12/bimbi-bocciati-in-prima-elementare-subito-indignati-e-invece-e-giusto-cosi/

...........................................

Ringraziamo la "cultura" della sinistra - imperante nell'ambito scolastico - che vorrebbe promuovere tutti. Alla faccia della meritocrazia...

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Vendola ci ripensa: adesso vuole privatizzare l’acqua

Post n°916 pubblicato il 25 Giugno 2012 da lecasame

Vendola ci ripensa: adesso vuole privatizzare l’acqua

28 maggio, 2012

Nel novembre 2009 Vendola in una intervista rilasciata ad Amica9TV fece questa affermazione shock : “Privatizzare l’acqua è una bestemmia contro Dio”. Per chi lo avesse dimenticato, ricordiamo che, per quanto sembri incredibile per quello che fa e dice, nonchè per come si comporta, Vendola è per sua stessa ammissione un credente cattolico, per cui non usa il nome di Dio invano, ma in modo responsabile e convinto. E’ vero che mente, come tutta la sinistra, quando parla di acqua pubblica fingendo di non sapere che, posto come è ovvio che l’acqua sia di tutti, la questione che si dibatte è solo quella relativa a chi conviene che siano i distributori dell’acqua pubblica, cioè se i privati in concorrenza tra di loro con efficienza e senza sprechi, o gli enti pubblici in regime di monopolio, quindi senza concorrenza ed a prezzi esorbitanti con sprechi, disservizi, inefficienze, peculati e tangenti. Sinora, Vendola ha propeso per questa seconda soluzione. Infatti, a gennaio dell’anno scorso, a chi gli chiedeva perchè le tariffe acqua in Puglia anzichè diminuire aumentassero sempre lui rispose : “E’ necessario fare i conti con la realtà, per non precipitare nei burroni della demagogia: sull’acquedotto pugliese abbiamo deciso di intraprendere la strada dell’efficientamento e su quella proseguiremo. Per questo non abbasseremo le tariffe”. Non c’è dubbio che a lui vada bene così, perchè ci lucra sopra e tappa tanti buchi finanziari da lui stesso creati nel bilancio regionale, ma ai contribuenti va un po’ meno bene. Arriviamo a gennaio di quest’anno, le tariffe acqua continuano ad aumentare e gli stessi comitati che lo avevano sostenuto nel referendum gli si rivoltano contro. Lui si difende in modo molto patetico dichiarando che “la complessità giuridica degli esiti del referendum sull’acqua, la sua difficile lettura, l’incertezza delle conseguenze finanziarie sugli enti di gestione corrono il rischio di mettere la sordina all’indicazione elettorale”. Cioè si rimangia l’assunto che aveva portato avanti nel corso della campagna referendaria che l’acqua pubblica sia sinonimo di acqua a basso prezzo. Ancora una volta si lava le mani da ogni responsabilità, attribuendo anche il fastidioso aumento al momento di crisi e delegando le responsabilità alla politica (degli altri, non la sua). Da carnefice si fa vittima dimenticandosi di quanto aveva scritto nel suo libro “C’è un’Italia migliore”, nel quale non  fa nessuna proposta concreta per far fronte ai galoppanti aumenti delle tariffe, ma denuncia qualsiasi processo di privatizzazione come il male assoluto per un Paese. “Finora – scrive Vendola – i processi di privatizzazione dell’acqua, infatti, hanno prodotto solo un peggioramento dei servizi e l’inevitabile innalzamento delle tariffe. Questo perché capitalismo, e teorie derivanti, hanno clamorosamente fallito. I beni comuni non possono essere svincolati dal principio di gratuità dell’accesso e dell’uso di beni essenziali per la vita stessa dell’essere umano”. Questo dice quello che si è appropriato di un acquedotto che si chiama pugliese, ma che appartiene allo Stato italiano che ha girato alla Regione Puglia il compito di privatizzarlo, non di gestirlo per trarne profitti.
Questo dice quello che in due anni ha portato la Puglia nella top 5 per le tariffe dell’acqua che prima di lui era a buon mercato. Nonostante questi suoi convincimenti chiaramente pro-pubblico, chissà adesso cos’è successo da far cambiare totalmente idea allo Zar di tutte le Puglie, al punto da fargli dire ieri: ”Su rifiuti, trasporti e acqua abbiamo la necessità di mettere in piedi, entro il 30 giugno, il quadro complessivo della regolazione perché si arrivi, a fine dicembre, alla cessazione delle municipalizzate e all’apertura del mercato ai privati. È un disegno riformatore di grande spessore: in questi mesi abbiamo fruito del tutoraggio finanziato dalla comunità europea e dell’expertise fornita dai ministeri Affari regionali e Economia alle regioni dell’obiettivo convergenza tramite un gruppo di docenti di altissimo valore (Napolitano, Mazzola e Dugato, ndr).
Gli aspetti tecnico-giuridici sono straordinariamente complessi, a cominciare dai bandi di gara, e il rischio è che si arrivi impreparati ad un appuntamento epocale, che cambierà radicalmente la vita stessa dei cittadini. La gestione aperta ai privati è un obbligo di legge, ma deve diventare un occasione per il sistema pubblico, chiamato ad esercitare programmazione, regolazione e controllo”.
Certo, un po’ la privatizzazione lo preoccupa perchè i privati, si sa, sono degli speculatori, mica fanno come lui. Infatti poi aggiunge : “È un passaggio durissimo, che impone alla pubblica amministrazione un attento lavoro preparatorio (leggi via libera a consulenze facili e ritorni relativi sottobanco, ndr). Mi
consola, però, vedere l’approccio di condivisione e responsabilizzazione da parte di tutti i gruppi consiliari, a cominciare dal Pd. Chi arriverà in altro modo sul mercato, rischia di perdere non solo la qualità dei servizi (quale?), ma anche di aprire il mercato dei servizi a soggetti opachi o spregiudicati (difficile trovare qualcuno più “spregiudicato” di lei, governatore. Ha letto il resoconto annuale della Corte dei Conti sulla sua gestione irresponsabile, truffaldina e clientelare della regione, e le motivazioni delle sue tre iscrizioni nel registro degli indagati?, ndr): è un passaggio che va governato con grande cautela”. Chissà perchè ha cambiato parere  e qual è il motivo di tutto questo suo inedito fervore privatistico che tra l’altro l’ha portato a lottizzare a favore di una selvaggia speculazione edilizia le stupende spiagge, cale e calette delle Tremiti tutelate dal WWF.
Conoscendolo bene, ci sentiamo di correre il rischio di affermare che se è favorevole al privato, delle due l’una: o ha fiutato qualche modo per guadagnarci sopra, od oppure finge perchè costrettovi dalla legge ed all’atto pratico farà di tutto per mantenere lo statu quo e continuare ad utilizzare l’acquedotto per guadagnarci sopra.
Certo che la coerenza non è il suo forte, ma si sa che per i marxisti la realtà non è oggettiva, ma “storica” e rappresenta solo uno strumento funzionale al raggiungimento dei loro obbiettivi.

di Caelsius Mars © 2012 Qelsi

http://www.qelsi.it/2012/vendola-ci-ripensa-adesso-vuole-privatizzare-lacqua/

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

SECESSIONE

Post n°915 pubblicato il 25 Giugno 2012 da lecasame

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

GIANFRANCO MIGLIO

Post n°914 pubblicato il 25 Giugno 2012 da lecasame


Gianfranco Miglio

ospite di Gad Lerner

 

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

DROGA, a Padova sgominata banda di albanesi e tunisini

Post n°913 pubblicato il 24 Giugno 2012 da lecasame

Sgominata banda di albanesi e tunisini

Arrestate tredici persone, 9 denunce

La droga avrebbe fruttato all'organizzazione un guadagno di almeno 300 mila euro

PADOVA - La Guardia di finanza di Padova ha concluso in questi giorni l'operazione «Gemma» che ha portato all'arresto nel tempo di 13 persone e alla denuncia di altre 9 per spaccio di eroina e cocaina. Coordinata dai pubblici ministeri Emma Ferrero e Orietta Canova, l'indagine ha portato allo smantellamento di una banda composta da albanesi e nordafricani. Gli albanesi avevano il ruolo dei grossisti: facevano arrivare la droga a Padova e la cedevano in grossi quantitativi ai capi della filiera dello spaccio gestito dai tunisini, i quali provvedevano alla vendita al minuto di eroina e cocaina.

In tutto, a più riprese, gli uomini della finanza hanno sequestrato oltre 8 chili di eroina e mezzo chilo di cocaina, oltre a sostanza da taglio, contanti per quasi 10mila euro, cellulari e bilancini di precisione usati dall'organizzazione per gestire le partite di droga da consegnare agli spacciatori finali. La droga sequestrata, secondo le stime degli investigatori, avrebbe fruttato all'organizzazione un guadagno di almeno 300 mila euro una volta spacciata sulla piazza padovana. (Ansa)


22 giugno 2012


 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Arrivano 51 milioni per il sisma Sì, ma quello dell'Irpinia

Post n°912 pubblicato il 22 Giugno 2012 da lecasame

L'Italia degli sprechi

Arrivano 51 milioni per il sisma Sì, ma quello dell'Irpinia

In Emila è caccia ai fondi per la ricostruzione. Arriva un fiume di soldi pubblici, ma per il terremoto del 1980

Il sisma ha messo in ginocchio l'Emilia: si cercano soldi per far fronte a una drammatica emergenza. Ma proprio oggi arrivano 51 milioni. Altri 51 milioni. Peccato però che non siano per l'Emilia, ma per l'Irpinia: il nuovo fiume di soldi pubblici arriva - ora - per il terremoto del 1980 in Campania, un sisma indimenticabile anche per la lunga scia di sprechi che lo ha seguito, tra strutture pubbliche mai ultimate e strade costruite sui rifiuti a peso d'oro dei clan. Un vero e proprio pozzo senza fondo, che prova a essere riempito anche nei giorni più bui per l'Emilia. 

Conti infruttiferi - Come riporta un articolo del Corriere della Sera, si scopre anche un'altra cifra ancor più paradossale: oltre 286 milioni di euro sono da tempo nelle casse di alcuni Comuni della Campania. Soldi arrivati per il terremoto dell'Irpinia e che non sono mai stati spesi. I fondi in questione stazionano su conti infruttiferi accesi con la legge per il terremoto - la 219 del 1981 - a favore dei Comuni presso la Tesoreria Provinciale dello Stato, fondi che vengono gestiti dai sindaci. 

67 miliardi di euro - Per inciso, il sisma dell'Irpinia, oggi, pesa ancora sulle accise per la benzina, e tra danni reali e sprechi il conto totale è schizzato fino alla iperbolica cifra di 67 miliardi di euro (le cifre sono state riconteggiate in euro dal centro di documentazione e ricerche della Camera dei Deputati). Secondo la relazione conclusiva del gruppo di lavoro sul tema presso il Ministero delle infrastrutture, per completare la ricostruzione sono necessari ancora 2mila milioni di euro.

"Non ne avevamo bisogno" - Nella provincia di Napoli, tra i Comuni che hanno ottenuto l'assegnazione dei fondi, ci sono casi paradossali, tra i quali svetta quello di Scisciano, destinatario di una tranche di 200mila euro. E il sindaco di Scisciano, Patrizio Napolitano, candidamente ammette: "Non avevamo bisogno di quei soldi perché il paese non ha mai veramente risentito del terremoto". Insomma, i soldi pubblici continuano ad arrivare in Irpinia, mentre in Emila non si sa dove sbattere le testa.

http://www.liberoquotidiano.it/news/Italia/1042389/Arrivano-51-milioni-per-il-sisma--Si--ma-quello-dell-Irpinia.html

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Lo scandalo delle pensioni facili agli extracomunitari grazie alla legge Amato

Post n°911 pubblicato il 22 Giugno 2012 da lecasame

17 giugno 2012

Lo scandalo delle pensioni facili agli extracomunitari grazie alla legge Amato

Poi a leggere i giornali ci si lamenta che in Italia cresca il razzismo e la xenofobia nei confronti degli extracomunitari. Ovvio, viene indotta. In che modo? Semplicemente creando norme ad hoc che perseguendo supposti (e direi ideologici) fini di equità sociale, alla fine creano barricate e muri tra gli italiani e gli stranieri. Pongono in essere, in altre parole, sacche di parassitismo “extracomunitario”  attraverso lo sfruttamento dei meccanisimi del Welfare italiano. Vediamo come.

Prima di tutto esiste una legge, la n. 388 del 2000 (inserita nella finanziaria dall’allora Ministro Amato) che permette1 anche agli stranieri di percepire un assegno di pensione “sociale”, pari a € 395,60 euro al mese, più 154,90 euro di importo aggiuntivo, per un totale esentasse di € 7.156 euro annui. Chi, in altre parole, non ha mai avuto contributi previdenziali e ha compiuto i 65 anni, può richiedere questo assegno all’INPS di competenza, anche se straniero.

Ciò premesso, la riflessione che verrebbe da fare è questa: la norma in verità non tocca lo straniero che entra nel territorio italiano. E per due motivi evidenti: prima di tutto perché chi entra nel territorio italiano è giovane e poi perché vi entra per lavorare. Perciò il diritto pensionistico di cui sopra in verità non opera per gli stranieri che arrivano nel nostro paese.

Falso. Esiste un modo per sfruttare appieno questa norma nonostante lo straniero non abbia mai lavorato (neanche in nero) sul territorio italiano. Infatti, la legge italiana prevede, tra le altre cose, il cosiddetto istituto del “ricongiungimento famigliare” rivolto a tutti gli stranieri che siano regolarmente residenti nel territorio e abbiano la carta di soggiorno in regola. Per loro dunque è possibile chiedere allo Stato italiano la possibilità di fare arrivare in Italia figli, moglie e genitori, ottenendo per questi un regolare permesso di soggiorno.

Orbene, qualcuno dei miei lettori avrà già intuito l’inghippo. Per quelli che ancora brancolano nel buio, ecco spiegato l’arcano. Il giovane straniero regolare chiede il ricongiungimento famigliare per i propri genitori ultrasessantacinquenni, i quali arrivano nel nostro paese con un regolare permesso. A questo punto dovranno solo recarsi all’INPS di competenza per ottenere la pensione sociale in base alla legge 388 del 2000.

Ciò premesso, la riflessione che verrebbe da fare è questa: la norma in verità non tocca lo straniero che entra nel territorio italiano. E per due motivi evidenti: prima di tutto perché chi entra nel territorio italiano è giovane e poi perché vi entra per lavorare. Perciò il diritto pensionistico di cui sopra in verità non opera per gli stranieri che arrivano nel nostro paese.

Falso. Esiste un modo per sfruttare appieno questa norma nonostante lo straniero non abbia mai lavorato (neanche in nero) sul territorio italiano. Infatti, la legge italiana prevede, tra le altre cose, il cosiddetto istituto del “ricongiungimento famigliare” rivolto a tutti gli stranieri che siano regolarmente residenti nel territorio e abbiano la carta di soggiorno in regola. Per loro dunque è possibile chiedere allo Stato italiano la possibilità di fare arrivare in Italia figli, moglie e genitori, ottenendo per questi un regolare permesso di soggiorno.

Orbene, qualcuno dei miei lettori avrà già intuito l’inghippo. Per quelli che ancora brancolano nel buio, ecco spiegato l’arcano. Il giovane straniero regolare chiede il ricongiungimento famigliare per i propri genitori ultrasessantacinquenni, i quali arrivano nel nostro paese con un regolare permesso. A questo punto dovranno solo recarsi all’INPS di competenza per ottenere la pensione sociale in base alla legge 388 del 2000.

La normativa modificata dal governo Berlusconi nel 2009 non permette più questo meccanismo.

Nota della blogger:
la legge è stata abrogata grazie a una iniziativa dei deputati della Lega Nord

 

Tuttavia, lo straniero che ha già ottenuto la pensione sociale secondo la vecchia legge (e cioè prima del 1 gennaio 2009) continua a godere a casa propria della pensione sociale italiana.


di Martino © 2012 Il Jester

http://www.iljester.it/lo-scandalo-delle-pensioni-facili-agli-extracomunitari-grazie-alla-legge-amato.html#fnref-14177-1

.......................................................................................................................

Voglio ribadire che la legge è stata abrogata grazie a una iniziativa dei deputati della Lega Nord.

E, se ricordo bene, incontrarono molte resistenze da parte (ovviamente) del Partito Democratico  ma anche all'interno del Popolo delle Libertà.


SPOT ELETTORALE
DEL PARTITO DEMOCRATICO SVEDESE

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Matteo Rocco, banchiere-ombra di Penati e Gavio, gestisce un patrimonio di miliardi.

Post n°910 pubblicato il 22 Giugno 2012 da lecasame

22 giugno 2012


Matteo Rocco, banchiere-ombra di Penati e Gavio, gestisce un patrimonio di miliardi. La rete di affari nei paradisi fiscali

di Vittorio Malagutti da il Fatto quotidiano

Uno sconosciuto ragioniere di Legnano è la chiave per aprire il forziere degli affari segreti dei Gavio, una delle famiglie più potenti e riservate del capitalismo italiano, padroni dell'impresa di costruzioni Impregilo, gestori di grandi autostrade come la Milano-Torino, da sempre legatissimi a Mediobanca. Il ragioniere in questione, origini salernitane, 57 anni, si chiama Matteo Rocco e amministra un patrimonio che vale svariate centinaia di milioni di euro. Fino a pochi giorni fa Rocco era un signor nessuno, lontano, lontanissimo dai riflettori delle cronache. Sconosciuto ai giornali, anche quelli specializzati, il tesoriere dei Gavio ha gestito nell'ombra affari miliardari, tra Montecarlo, la Svizzera e altri paradisi off shore. E un grande istituto come Veneto Banca gli ha affidato un mandato benissimo retribuito come procacciatore di affari.

ROCCO è stato un uomo invisibile fino a una mattina di dicembre dell'anno scorso, quando la Guardia di Finanza ha bussato alla porta del suo ufficio di Legnano. Il pm di Monza Walter Mapelli sospetta che Rocco abbia giocato un ruolo non secondario nel controverso affare del luglio del 2005, quando la provincia di Milano guidata da Filippo Penati del Pd, comprò per quasi 240 milioni il 15 per cento dell'autostrada Milano-Serravalle ceduto dai Gavio. Un prezzo esagerato secondo una mezza dozzina di perizie. Penati è finito sotto inchiesta per concorso in corruzione. Di certo, grazie all'acquisto deciso dall'ex capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, i Gavio sono riusciti a realizzare un profitto colossale. Addirittura 176 milioni di euro. Che c'entra Rocco? Semplice: gli investigatori ritengono che il ragioniere di Legnano abbia gestito la "movimentazione riservata all'estero dei fondi profitto della vendita delle azioni della Milano Serravalle". Addio uomo invisibile, allora. Addio signor nessuno.

Tra le carte sequestrate dalla Guardia di Finanza saltano fuori contratti con società svizzere, del Liechtenstein, di San Marino, in Romania, addirittura del Belize, uno staterello caraibico a cui viene intestato uno yacht Ferretti. Niente di illegale, almeno fino a prova contraria. La mole di carte al vaglio del pm Mapelli racconta però solo una parte della straordinaria carriera del riservatissimo Rocco. Il quale ha un solo incarico ufficiale tra le mille società dell'impero dei Gavio, quello di consigliere di amministrazione della Astm, l'Autostrada Torino-Milano quotata in Borsa. Ed ecco la prima sorpresa. Rocco è approdato in consiglio come candidato di una lista di minoranza presentata dalle Assicurazioni Generali, azioniste di Astm con una quota di poco inferiore al 5 per cento. Come mai il più grande gruppo assicurativo del Paese ha scelto proprio Rocco per rappresentarlo?

A questo proposito va segnalato che Benito Rocco, fratello di Matteo, ha fatto una gran carriera della compagnia triestina fino alla poltrona di direttore generale, qualifica con cui è andato in pensione alcuni anni fa. Il bello è che Matteo Rocco siede nel consiglio di Astm come "amministratore indipendente", proprio lui che riceve ricchissimi compensi dai Gavio, gli azionisti di maggioranza della società quotata. Per capire chi è davvero Rocco e come sia approdato alla corte dei Gavio bisogna fare un passo indietro di alcuni mesi, al 23 febbraio scorso. Quel giorno, ad Albenga, in Liguria, si celebrano i funerali di Sergio Casillo, già direttore della filiale di Montecarlo della Banca del Gottardo. Casillo si è portato nella tomba i segreti di molte famiglie importanti del capitalismo nazionale, tutti clienti della Gottardo. Rocco conosceva bene Casillo. Il giorno dei funerali anche lui è ad Albenga per dare l'estremo saluto al suo amico. Sarà un caso, ma alla Banca del Gottardo di Montecarlo aveva domiciliato i conti di famiglia anche il banchiere Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit e legatissimo ai Gavio, che lo hanno appena nominato presidente di Impreg ilo.

Un suo ex collega descrive Rocco come “uno sveltissimo, della vecchia scuola dei trader di Borsa". Il tesoriere occulto dei Gavio ha lavorato al Monte dei Paschi, al San Paolo di Torino, a Banca Intesa, e poi si è messo in proprio a Lugano. Quando stava al Monte dei Paschi forse Rocco è andato un po’ troppo svelto. Nel 2001 viene pizzicato dalla Consob che lo accusa di aggiotaggio (manipolazione dei prezzi Borsa) e lo denuncia alla procura di Milano. L’indagine viene archiviata. Di lì a poco Rocco lascia il Monte dei Paschi e finisce al San Paolo che poi si fonde con Intesa. Nel luglio 2005, quando i Gavio incassano i soldi (pubblici) della vendita del 15 per cento della Serravale, il loro tesoriere lavora alla Banca Intesa di Lugano. Caso singolare: è sempre Intesa a finanziare la provincia di Milano per l’acquisto.

NEL 2009 Rocco lascia gli incarichi bancari in Svizzera, ma è suo figlio Eugenio (ingegnere, classe 1982) a entrare al vertice di una società di gestione patrimoniale luganese, la Uip Wealth management, che viene messa in liquidazione a dicembre 2011, poco dopo la perquisizione della Guardia di Finanza nell’ufficio di Legnano del tesoriere dei Gavio. Che cosa fa Rocco jr nella vita? Lo troviamo come gestore del Grand Hotel Royal & golf di Courmayeur, cinque stelle e 200 anni di storia. Il presidente della società di gestione dell’albergo superlusso (società intestata a due fiduciarie) è suo padre Rocco. Il quale fino a un paio di anni fa compariva anche tra i soci del Campus Biomedico, l’università dell’Opus Dei. Poi il pacchetto di azioni è stato ceduto alla società MR consulting. MR come Matteo Rocco. Presso questa società i Gavio hanno depositato azioni per 1,3 miliardi. Il tesoro dell’uomo invisibile.

http://www.infonodo.org/node/33005

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

CONCORSO TRUCCATO

Post n°909 pubblicato il 21 Giugno 2012 da lecasame

“Così ci siamo ribellati al concorso truccato”

Daniele Imbruglia

Un concorso truccato, un lavoro importante. E una Commissione che non solo non segue le regole, ma le irride. L’esame per l’Avvocatura di Stato dello scorso 12 giugno è stato annullato per irregolarità. È la prima volta in 150 anni. Per rabbia e per orgoglio, i candidati si sono opposti prima con le proteste, e poi cantando l’inno nazionale, mentre la polizia irrompeva. Eccovi la lettera di uno di loro, che racconta come è andata, cosa è successo. E spiega perché annullarla è stata una cosa giusta, per tutti.

Questa è la mia testimonianza di ciò che ho visto e pensato lo scorso 12 giugno in occasione della prova, poi annullata, per Procuratore dello Stato. La rabbia che ho provato è enorme. Altrove, questa rabbia si potrà tradurre in esposti, o denunce. A me non viene altro che questa lettera personale (ma, d'altra parte, che fare?) Spero perdoniate la lunghezza e il tono a volte presuntuoso. Lunga è lunga, presuntuosa non vuole proprio esserlo. 
 

Premessa:

In Italia chi fa causa allo Stato – scuola, università, ospedale, carabinieri, polizia, commissari di governo, prefettura, ministeri, enti nazionali etc – va davanti a un giudice – civile, penale, amministrativo, tributario – e cerca di ottenere tutto ciò che, sul piano del diritto sostanziale, avrebbe diritto di avere. Il privato è rappresentato da un avvocato assunto secondo i propri desideri e le proprie possibilità: il giovane avvocato, il grande studio, etc. Lo Stato è rappresentato dall'Avvocatura dello Stato, la quale svolge appunto la funzione di rappresentanza dello Stato in giudizio e di consulenza per le singole amministrazioni.

Vi sono due figure che rappresentano lo Stato, entrambe inserite nell'Avvocatura: il Procuratore dello Stato e l'Avvocato dello Stato. La distinzione è meramente interna, gerarchica e di carriera. Per divenire Procuratore è sufficiente la laurea in giurisprudenza, per divenire Avvocato dello Stato o si è procuratori, avvocati, magistrati, professori universitari o dipendenti pubblici. In tutti e due i casi, vi è un concorso (anche se per una di quelle solite leggi italiane, dopo 8 anni da Procuratore si diventa automaticamente Avvocato dello Stato, pure se non si è superato l'esame da Avvocato dello Stato).

Così come è necessario che un magistrato riceva uno stipendio elevato (sì da ridurne la possibilità di corruzione e altro), così il singolo avvocato dello Stato riceve uno stipendio molto alto: che io sappia (ma posso sbagliare) si tratta di uno degli incarichi pubblici più pagati. Per dirvi, appena entrato in servizio, il Procuratore dello Stato riceve lo stipendio di un magistrato cui può aggiungere le propine (una parte dei soldi ottenuti nel singolo giudizio in caso di vittoria): al termine di una complessa procedura, lo stipendio del singolo Procuratore dello Stato (vale a dire del grado più basso) di Napoli nell'anno 2011 è stato di 70.000 €*. 

Nessun avvocato di Napoli a trent'anni vede quella cifra. 
Questo spiega perché il concorso per divenire Procuratore dello Stato sia uno dei più ambiti. 

Prestigio, soldi, possibilità di incidere sulla realtà, confronto quotidiano con la Pubblica Amministrazione e poca, pochissima responsabilità. Immagino che voi tutti, da bravi italiani, abbiate un amico/parente avvocato: saprete, allora, quanto è difficile farsi pagare dal cliente in tempi di crisi. L'Avvocato dello Stato non deve inseguire nessuno, né deve spiegazioni.

Il lavoro non è bello solo perché ben pagato e perché privo di ogni minima angoscia: a Napoli - dove paradossalmente lo Stato è molto presente (non esiste ditta che non abbia incentivi statali, non esiste famiglia che non abbia un dipendente pubblico, non esiste buca in strada che non abbia dato luogo ad un contenzioso per incidente etc) - l'Avvocato dello Stato ha la concreta possibilità di capire la realtà, di vederla, di toccarla quotidianamente. 

Come il concorso in magistratura, anche il concorso per Procuratore dello Stato è finanziato con i soldi ricavati da parte del versamento che ogni cittadino è tenuto a pagare allorché avvia un giudizio. Lo scorso 12 giugno a Roma si è tenuto il concorso per 3 posti da Procuratore. Lo Stato, cioè, ha indetto un pubblico concorso per individuare tre persone cui affidare la propria rappresentanza in giudizio. L'unico requisito per partecipare a questa prova è avere meno di 35 anni e avere una laurea in giurisprudenza. 

Vi sono state 3600 domande per 3 posti. Si sono presentati poco meno di 1000 candidati (per la precisione 980). Tra questi anche io.
 

Il concorso

Il concorso, evidentemente molto ambito e importante, prevede una prova scritta e una prova orale. La prova scritta prevede tre temi nelle tre materie più importanti per un avvocato: civile e proc civ; penale e proc. pen; amministrativo e proc. amm. Quest'anno onde evitare alla Commissione la correzione di tutti i temi dei candidati, si è pensato di fare una prova pre-selettiva. Chi avesse superato la prima prova (un tema in una delle tre materie), avrebbe avuto il diritto di svolgere le altre due prove scritte e, eventualmente, l'orale.

Il concorso è stato fissato per il 12 giugno. Il giorno prima tutti i candidati hanno dovuto portare i propri codici presso la sede del concorso - un albergo a Roma - onde consentirne la verifica e l'approvazione. Nel concorso a Procuratore dello Stato è ammessa la consultazione della semplice norma e non del commento della dottrina (scritto professori) o della giurisprudenza (fatto da giudici). Il candidato - tutti i candidati - può consultare unicamente il dato normativo e non altro.

Io ho portato tre codici di un mio amico che di recente aveva fatto il concorso in magistratura. Un codice, generalmente, costa più di 50 euro. La spesa è importante e rilevante. 

Il giorno successivo la consegna dei codici alle ore 8,30 i candidati hanno varcato i cancelli e, dopo un ridicolo controllo (ha il cellulare? cosa c'è nella borsa?) da parte di un esiguo numero di sorveglianti, hanno preso posto in una delle quattro sale predisposte. Ognuno dei candidati ha un suo banco, con sopra i suoi codici e i fogli: alcuni di questi avevano il timbro vivo e la firma della commissione, altri erano una ridicola fotocopia. Sul banco non vi erano le buste. 

Come saprete, nei concorsi pubblici (anche di dottorato, notoriamente concorsi molto chiacchierati in Italia) la regola aurea prevede che chi corregge non sia in grado di risalire all’autore del testo che sta leggendo. Per fare ciò, si consegna al candidato una grande busta dove mettere il proprio elaborato e, insieme, una piccola busta dove mettere il proprio numero identificativo. La commissione apre la busta, legge la prova. Poi apre la bustina, legge il numero, dà il voto della prova al numero e solo alla fine si procede all'identificazione del numero con il candidato. 

Al concorso per Procuratore dello Stato non è sembrato doveroso fornire queste buste.

Dopo che i candidati hanno preso posto, ore 10, la Commissione ha ritenuto di dover fare l'appello dei... 980 candidati. Si badi che prima di entrare nelle varie sale dove vi erano i banchi, ognuno di noi ha dovuto esibire carta d'identità: non vi era, quindi, una sola ragione per procedere all'appello che è durato 90 minuti ed è stato una vera e propria buffonata. Vi era un solo guardiano che girava per la sala in attesa di sentire “presente” da parte del singolo candidato. In altre parole, chiunque poteva dire presente, non vi è una sola prova che sia stato Daniele Imbruglia a dire che Daniele Imbruglia era presente.

Dopo l'appello, la Commissione – avvocati dello Stato e un giudice – sorteggia la materia. Come detto, vi sono tre materie, quindi tre buste. Aperta la busta si comunica ai candidati la materia. Regola di buonsenso vuole che si aprano anche le altre buste, così da dimostrare che ogni busta contiene una materia. Così non è stato: la Commissione ha ritenuto di potersi discostare nuovamente dal regolamento e di dare lettura unicamente della materia contenuta nella busta sorteggiata.

Letta la materia, la commissione si ritira – a suo dire per 30 minuti – per scrivere... le tracce della materia sorteggiata. In quel momento, la Commissione invita a togliere cellulari, ad andare in bagno e altro. Quindi: conosciuta la materia ogni candidato aveva il tempo di chiamare, andare in bagno, parlare con chiunque . Questo nel concorso più ambito d'Italia e finanziato con soldi pubblici.

La commissione rientra dopo le 13. Oltre 90 minuti dopo. Il clima è nervoso. 

Per me, questo di cui vi parlo è il primo concorso per un lavoro. Sinora ho fatto un concorso a 18 anni, e poi due di dottorato (Università di Roma 3 e Università di Firenze). Tutti più seri. Attorno a me ci sono: dottori in giurisprudenza, avvocati, uditori giudiziari, magistrati.

Una volta rientrata la Commissione, chi ha più esperienza manifesta le proprie perplessità: si tratta di una ventina di persone che pretendono di avere le buste prima di scrivere. 90 minuti per scrivere una traccia è un tempo irragionevole e si diffonde la preoccupazione che la Commissione abbia potuto fare anche qualcosa di più: vi è chi teme che i commissari abbiano scritto qualche tema per poi inserirlo in certe buste... A me sembra una follia ma una trentina di persone sono molto preoccupate.

Il presidente della Commissione (Salvatore Messineo, avvocato dello Stato di Roma, molto importante) risponde in modo arrogante: «Se il concorso non vi pare regolare, andate da un giudice». E si mette a ridere.  

In quel momento un mio conoscente mi invita ad andare a capire cosa stesse succedendo. Io sono nella seconda sala, mentre la commissione è nella prima. Lì regna la confusione: 20-30 ragazzi si trovano sotto la Commissione a chiedere l'apertura delle altre due buste contenenti le materie non sorteggiate e a chiedere le buste per gli elaborati. La risposta è sempre identica: risate e risate. «Se non vi piace questo concorso, andatevene da un giudice». (In Italia la giustizia non è concessa al singolo privato: i procedimenti, carissimi, sono lunghissimi. Il presidente della Commissione sapeva bene che nessuno sarebbe andato davanti a nessun giudice).

Il caso, però, ha voluto dare una mano a chi domandava un concorso pulito, ossia regolare: mentre una trentina di persone protestava e veniva derisa, una ragazza si accorge che sul tavolo della candidata Flaminia D'Angelo si trovava in bella vista un codice civile commentato con tanto di timbro della Commissione che il giorno prima avrebbe dovuto verificare i codici. Qui è cominciato il delirio.

Ogni candidato ha speso almeno 150 euro di codici, ha speso almeno 150 euro di albergo e chissà quanto di trasporto; ha dovuto chiedere soldi ai propri genitori; ha chiesto a se stesso sacrifici e dedizione per lo studio del concorso; ha pochissime ore di sonno alle spalle ed un livello di concentrazione prossimo allo zero(sono le 14!). Ogni candidato è lì per trovare un lavoro, un lavoro da ottenere in virtù dei propri studi.

All'improvviso ogni candidato si è scoperto raggirato: due ragazze avevano due codici timbrati dalla Commissione addetta al controllo dei codici che non potevano essere là**. Questi codici commentati contengono spiegazioni, decisioni, precedenti. Ovvio: non contengono la soluzione, ma il concorso non è inficiato solo se qualcuno conosce la soluzione. È inficiato ogniqualvolta non vi è uguaglianza in partenza. I 100 metri io li corro anche, contro Bolt, ma a condizione di partire dallo stesso punto. Non ho il diritto ad arrivare primo, ma avrò pure il diritto di partire insieme! 

Che io sia un fesso mi è chiaro e me lo dico tutti i giorni, ma essere trattato come un cretino non lo accetto.

Quando ci siamo resi conto che due ragazze avevano due codici commentati timbrati dalla Commissione, la rabbia è arrivata a livelli folli. 

Io, personalmente sono impazzito. Ho urlato di tutto contro il presidente della Commissione, convinto la polizia penitenziaria delle nostre ragioni (non hanno mosso un dito contro i candidati), offerto al Presidente della Commissione il mio perdono in cambio delle sue scuse, bloccato chi diceva cose non vere e la buttava in politica, evitato scontri tra i candidati. Evidentemente devo aver fatto qualcosa di eccessivo, perché un poliziotto mi ha chiesto di «allontanarmi dal casino».

In questo delirio, infatti, la Commissione ha ben pensato di chiamare la polizia in tenuta antisommossa. Alle 15 lo scenario era il seguente:
commissione accerchiata da dipendenti, accerchiati da polizia in tenuta antisommossa. I poliziotti e i dipendenti supplicavano il presidente: «annulla, annulla il concorso così non si può fare».

L’Avvocatura esiste da 150 anni e mai un concorso era stato annullato. Il concorso si annulla per irregolarità, per disordini o per tardività: la prova non può finire il giorno successivo, per cui le otto ore previste per l’elaborazione del tema impongono di iniziare prima delle 16. Il Presidente della Commissione – Messineo avvocato che punta(va) a divenire il supremo Avvocato Generale dello Stato – decide di leggere la traccia. La legge male, ma le persone comprendono che o si resiste o ancora una volta il concorso si sarebbe consumato nella piena irregolarità: no buste, codici commentati, polizia, etc.

Tenete presente che a fare il concorso non vi ero solamente io – con le mie presunte idee, sensibilità etc. – vi erano persone più esagitate o meno esagitate, vi erano ragazzi più giovani e magistrati affermati, avvocati e neolaureati. La situazione era delirante, ma cresceva la rassegnazione: una volta dettata la traccia il concorso è partito. Avevamo visto arroganza e imbrogli, ma il tempo era partito! 

Qui, qualcuno ha fatto una cosa spettacolare: abbiamo smesso, tutti, di fischiare, muovere banchi, urlare e insultare. 

E abbiamo cantato l'inno. 

Chiaramente, che fosse l'inno italiano, non c’entra nulla. La cosa importante è che a fronte di tanta arroganza impunita e manifesta, di imbrogli che si ripetono, di tanto merito senza carriera e di tanta carriera senza merito, i candidati abbiano opposto l'inno: la voglia di sentirsi parte di una comunità, di unità, di avere un paese normale è diventato l'arma con cui chi si è affidato allo studio per trovare un lavoro ha cercato di bloccare l'ennesimo concorso farsa.

E infatti, anche se il Presidente della Commissione avesse dettato la traccia, grazie all'inno cantato a squarciagola da 500 persone la dettatura era priva di senso: nessuno ha sentito ciò che il Presidente ha detto. Allora, ha dato ordine di distribuire fotocopie della traccia, ma ne ha date solo 300, per cui si è finiti per fare il concorso tutti insieme: dinnanzi a questo fallimento, anche lui ha dovuto annullare la prova.

Io, in quell’occasione, sapevo che avrei potuto perdere il controllo: sono stato più volte sull'orlo di fare cose di cui mi sarei vergognato: ho pensato seriamente di sputargli in faccia, di saltare addosso a chi aveva introdotto i codici commentati. 

L'inno mi ha ripagato di tutto lo schifo. Io sono uno che l’inno lo canta solo per le partite della Nazionale, solo ogni quattro anni insieme ai calciatori. Per quanto possa difendere l'unità del paese, spesso provo i brividi al pensiero che la parola "italiano" possa essere aggettivo della mia persona. Come dicono in tanti, non mi sento italiano.

L'altro giorno, però, l'inno è stato qualcosa di diverso: quel canto è stato la manifestazione che davvero «chi difende tutti difende se stesso». Qualcosa sta cambiando. Se chi l'altro giorno cantava l'inno avrà un giorno un ruolo nella classe dirigente, il futuro - che noi non abbiamo - di questo paese sarà roseo. 

Concludo questa lunga lettera con tre pensieri:

Il primo. Sarà la crisi, ma le persone, soprattutto direi i giovani, sono stanchi e nervosi. Stanchi di concorsi truccati e irregolari. Stanchi di dover dire ai propri parenti che si deve ancora studiare, aspettare, pagare. Stanchi di vedersi lontano da tutto, di non riuscire a vedere un percorso o futuro. Non è stanchezza il termine giusto, lo so. C'è rabbia, una rabbia che chi studia, generalmente, non conosce.

Qualcosa è cambiato. Messineo e gli altri, arroganti, che tutti noi conosciamo e vediamo (in dipartimento come in Tribunale) chissà, forse prima o poi pagheranno, ma qui e ora qualcosa è cambiato. Si dice in giro che lo spread ha dimostrato che Berlusconi è un lusso che l'Italia non si poteva permettere; forse è il medesimo spread a trasformare il solito concorso irregolare in un lusso che non ci si può permettere. Forse, sentendo l’inno, mi è sembrato che qualcosa sia cambiato: la domanda di legalità non viene più (solo) da modelli calati dall’alto, ma parte dal nostro quotidiano, dalla realtà che tutti noi viviamo. Chi ha studiato non ha più spazio per indifferenza, rassegnazione o altro. La legalità è diventata un diritto (una pretesa) e non è più soltanto un valore.

Il secondo. Non fermarsi. Affidatevi a chi volete, ma non fermiamoci. Non molliamo. Studiamo di più e meglio, sempre. Non è il sapere il traguardo di chi studia, ma il fare qualcosa.

E, infine, il terzo. Tempo fa una persona che stimo mi ha detto: ma perché da noi – praticanti avvocati costretti ad attendere la lotteria prima di guadagnare, dottorandi succubi di logiche mafiose, lavoratori non pagati etc – non c'è un Bouazizi?»... Io ho una mia risposta, ma la domanda è attuale. Almeno credo.    

* Il capo dell'ufficio, l'Avvocato Distrettuale, ha guadagnato circa 270.000€.

**Si tenga presente che il codice commentato era (guarda caso) proprio della materia sorteggiata, ed era di una figlia di un Avvocato di Stato, vale a dire di un collega della commissione. La ragazza non è stata espulsa.

http://www.linkiesta.it/concorso-avvocato-stato

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Gran Bretagna: cosche islamiche stuprano e fanno prostituire 600 bambine “bianche”

Post n°908 pubblicato il 15 Giugno 2012 da lecasame

Gran Bretagna sotto shock: cosche islamiche stuprano e fanno prostituire 600 bambine “bianche”

Sono

631 (seicentorentuno),

di cui 187 negli ultimi dieci mesi, le

ragazzine tra i 12 ed i 16 anni violentate

negli ultimi cinque anni da una banda di

pedofili musulmani

che le adescava nelle case di accoglienza per minori in cui erano ospitate per garantire loro “protezione sociale”. Questa tragica vicenda si è verificata in Gran Bretagna, ed è venuta fuori a Liverpool in seguito alla condanna di

nove uomini di origine pakistana ed afghana.

Purtroppo due delle bambine, che si trovavano a Manchester e Rochdale, sarebbero morte in seguito agli stupri.
Le adolescenti prescelte erano

tutte rigorosamente di razza bianca,

perchè considerate nella cultura degli islamici “naturalizzati” inglesi degli

esseri inferiori, ancor più delle derelitte donne musulmane,

vera e propria carne da macello di cui disporre a piacimento per soddisfare luridi e morbosi appetiti sessuali.
Si cominciava con l’adescamento con cioccolatini, fumo e carte telefoniche, poi si passava a droga ed alcol per affievolire od annullare ogni capacità di restistenza delle vittime, che alla fine venivano

stuprate da singoli od in gruppo, poi vendute o fatte prostituire

al domicilio di clienti che  ne disponevano per ogni gioco orgiastico e di sesso estremo. Molte, addirittura, venivano obbligate ad avere rapporti con più uomini nello stesso giorno. La notizia che ha scioccato ancor di più il popolo britannico è che nel 2008 un responsabile dei servizi di assistenza sociale aveva segnalato il fatto, affermando che vi fossero delle prove evidenti di sfruttamento sessuale delle adolescenti.
Secondo il Times, questa “tratta delle schiave” avrebbe raggiunto dimensioni più vaste di quelle emerse sinora. Vergognosa la posizione assunta da molta parte della sinistra laburista che ha tacciato di razzismo la English Defense League che ha inscenato numerose manifestazioni di protesta fuori dalle aule del tribunale di Liverpool durante il processo, sostenendo che “sono numerosi anche i reati sessuali commessi da bianchi”. Ma è proprio questo atteggiamento di comprensione e lassismo verso gli immigrati per un preteso egualitarismo che è alla base di questa orrenda vicenda. In effetti, quando venne alla luce nel 2008, polizia e magistrati inglesi preferirono archiviare il caso per non essere tacciati di razzismo. Così hanno distrutto la vita di oltre 600 bambine lasciando che una miriade di balordi le seviziasse per anni in ogni modo. Questo non è razzismo islamico nei confronti dei cristiani?
Ci sono dettagli emersi dal processo e riportati dai tabloid inglesi raccapriccianti, situazioni e comportamenti disumani che fanno riflettere, perchè derivano solo dalla crudeltà, dal disprezzo della vita e della dignità umana propria dei musulmani nei confronti degli “infedeli”, ma non solo. Come accennato, due bambine sono morte in seguito agli stupri, molte sono rimaste incinte ed hanno dovuto abortire in tenerissima età. I dettagli emersi al processo sono degradanti: una ragazzina della casa di accoglienza di Rochdale sarebbe stata

violentata da 25 uomini in una singola notte.

“Erano terreno di caccia perché non appartenevano alla vostra comunità, alla vostra religione”, ha detto il giudice leggendo il verdetto. “Sono l’incarnazione del male”, ha detto una fonte della polizia. E il peggio, si è scoperto adesso, che tanto male poteva essere evitato. Errori delle forze dell’ordine, degli assistenti sociali e della Procura della Corona hanno fatto sì che nel 2008 la denuncia di una 15enne che era stata venduta per sesso da una gang di tassisti di Manchester non era stata creduta. Oggi dopo la condanna della gang, la Indipendent Police Complaints Commission ha deciso di vederci chiaro: come è possibile che per tanto tempo le forze dell’ordine siano state cieche davanti all’evidenza? Solo nel 2010 un procuratore ha deciso di riaprire l’inchiesta puntando i riflettori su un “bagaglio culturale importato” di

uomini che considerano le donne “una specie inferiore”:

la disponibilità di ragazzine bianche vulnerabili “era quel che attirava questi uomini malvagi.
Questo non diminuisce di un grammo la loro colpevolezza ”. Ecco, tornando in Italia, queste bestie sono i “fratelli musulmani” di Vendola, che Napolitano vorrebbe trasformare in “italiani” qua da noi. L’unica consolazione è che in Inghilterra, almeno, saranno chiamati a scontare l’intera pena in carcere, e non li rimetteranno presto in circolazione come succederebbe qua da noi sotto la spinta del pensiero “democratico” di politici, intellettuali ed arraffatori della sinistra vigliacca e permissiva che dobbiamo sopportare.

di Caelsius Mars © 2012 Qelsi

http://www.qelsi.it/2012/gran-bretagna-sotto-shock-cosche-islamiche-stuprano-e-fanno-prostituire-600-bambine-bianche/

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Il Financial Times dà ragione a Bossi: Europa unita più piccola e solo con il Nord Italia

Post n°907 pubblicato il 15 Giugno 2012 da lecasame

Il Financial Times dà ragione a Bossi: Europa unita più piccola e solo con il Nord Italia

 Elysa Fazzino

Un'Europa più piccola e compatta, come l'impero di Carlomagno, con il Nord Italia insieme a Francia, Germania e i Paesi del Benelux: per qualcuno - all'interno degli Stati fondatori dell'Ue - è il modello ideale di unità europea. E' quanto scrive sul Financial Times Tony Barber, in un'ampia analisi che nota come l'Europa sembri gravitare verso il suo nucleo centrale. Se Francia e Germania riescono a tenere in vita una qualche forma di unità europea, scrive l'opinionista, sarà una federazione politica o un'unione fiscale di ampiezza limitata. («L'Europa su un canovaccio più piccolo»).

Accanto al sogno, «appannato», di un'Europa unita – osserva Barber - c'è l'incubo di un continente lacerato da una «crescente crisi del debito sovrano e del sistema bancario». La crisi finanziaria «sta mettendo alla prova come mai prima d'ora la capacità di resistenza delle democrazie europee basare sul welfare state e la durabilità del processo d'integrazione post-1945». Se i leader europei non superassero questo test, avverte, «le potenziali ripercussioni per il mondo» e per il posto dell'Europa nel mondo andrebbero oltre i tristi presagi che circolano nei circoli imprenditoriali e finanziari sui sistemi bancari devastati e sul disordine economico mondiale.

La crisi – sottolinea il Ft - «minaccia di scucire il tessuto dell'integrazione focalizzando le frustrazioni degli elettori del Nord e del'Ovest – francesi, tedeschi e olandesi – sui Paesi più poveri del Sud e dell'Est - greci, polacchi e rumeni».
In termini economici, alcuni Paesi sono meno padroni del loro destino. Grecia, Irlanda e Portogallo sono sotto stretta sorveglianza estera. Spagna e Italia perseguono programmi d'austerità, «redatti in parte sotto pressione esterna», che schiacciano la crescita economica e aumentano la disoccupazione, ma «fanno poco per attenuare i costi punitivi di indebitamento sui mercati finanziari».
Il timore di una spaccatura dell'eurozona sta rinazionalizzando i mercati, avverte il Ft: gli investitori ritirano fondi dai Paesi «partner» e li parcheggiano in patria. Acquisti su larga scala di titoli pubblici italiani e spagnoli da parte delle istituzioni finanziarie italiane e spagnole «hanno creato una connessione allarmante» tra debito sovrano e banche che deve essere spezzata per sventare il rischio che si distruggano a vicenda.

Un'uscita della Grecia, a parte il pericolo di contagio finanziario su altri Paesi, «rischia di avere profonde conseguenze politiche», sottolinea Barber. Sarebbe la prima volta che un Paese che vi ha aderito abbandona il processo di integrazione europea. E non è un Paese qualsiasi, ma un Paese considerato come «fonte e origine» della civiltà europea. Se ciò accadesse, sarebbe impossibile presentare l'integrazione «come un processo irreversibile che coinvolge tutta l'Europa».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-14/europa-unita-piccola-solo-145309.shtml?uuid=AbUUjEsF

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

"Caccia agli aggressori stranieri. Picchiati selvaggiamente senza motivo"

Post n°906 pubblicato il 15 Giugno 2012 da lecasame

"Picchiati selvaggiamente senza motivo"

Carpi

Ancora violenza al Caffè dei Pio, in due all'ospedale. Caccia agli aggressori stranieri

Modena, 12 giugno 2012

 Ci risiamo. Domenica scorsa, intorno alle 23.30, il dehors del Caffè dei Pio, storico locale di viale Carducci a pochi passi dal centro storico di Carpi, è stato teatro di un’altra violenta rissa. Ad appena un mese dalla colluttazione— avvenuta nella notte di domenica 6 maggio—culminata nel

pestaggio del disabile Matteo Ghizzoni ad opera di alcuni giovani

nordafricani.

Ora, ad essere gravemente feriti sono stati il 35enne carpigiano Francois Verrini ed un suo amico: «Eravamo seduti tranquillamente nei tavolini esterni — racconta Francois, il collare al collo e un taglio visibile che gli attraversa il labbro superiore—e sono arrivati questi sei ragazzi visibilmente ubriachi. Si sono messi accanto a noi guardandoci con intenzione, ridendo e provocando visibilmente».

Quando l’amico, secondo il racconto di Francois, ha domandato se ci fosse qualche problema particolare, gli animi si sarebbero scaldati, e dal gruppo di

magrebini

sarebbero iniziati gli spintoni presto trasformatisi in una vera e propria scarica di violenza incontrollata: «Mi sono messo in mezzo per cercare di dividerli, ma loro erano furiosi, si sono messi a picchiarci selvaggiamente con bottiglie, posacenere, bicchieri».

Risultato: una prognosi di 21 giorni per Francois, che dovrà portare il collare a causa di una frattura scomposta all’osso del collo, oltre a dei punti nelle gengive ed una vistosa ferita sul labbro: «Mi fa malissimo il collo, ma poteva finire anche in modo drammatico se mi avessero lesionato una vertebra. Il mio amico invece ha un taglio profondo alla guancia, gli hanno dato 30 punti». L’episodio sarebbe grave già di per sè, ma Leon Wu, il titolare del bar che ha chiamato subito i carabinieri, è sicuro che tra gli aggressori ci fossero anche coloro che avevano già malmenato Ghizzoni: «Non so più come fare, vorrei solo allontanare questi balordi che non fanno altro che rovinarmi il locale — spiega Leon —, il terremoto ha ritardato l’installazione delle telecamere di sicurezza, ma il tecnico arriverà entro pochi giorni. Chiediamo che le forze dell’ordine pattuglino di più questa zona di Carpi almeno nel fine settimana».

Esterrefatto e arrabbiato Cristian, fratello di Francois: «Questi delinquenti devono andare in carcere. Non è concepibile che le persone non possano neppure sentirsi libere di conversare al bar». Francois, che si è recato ieri pomeriggio a sporgere denuncia insieme all’amico coinvolto e al titolare del Caffè dei Pio, racconta un particolare inquietante:

«Mentre si accanivano su di noi, il più adulto urlava ‘Carpi è nostra!’».

Gli aggressori sono fuggiti prima dell’arrivo dei carabinieri, che ora indagano a ritmo serrato.

Marcello Marchesini

http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/2012/06/12/727642-carpi-picchiati-bar-caffe-del-pio.shtml

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso