Community
 
fran.cippo
Sito
Foto
   
Creato da fran.cippo il 01/01/2011
Tutto quello che trovate tranquillamente (e meglio) anche negli altri blog!
 

 

Stranezze ed elezioni

Post n°167 pubblicato il 25 Maggio 2012 da fran.cippo

Lavorare come un matto per organizzare le elezioni, senza esser pagato.
Fare straordinari il sabato e la domenica, ovviamente non pagati.
Anticipare di tasca propria i soldi per l'acquisto del materiale elettorale.

Ed essere inspiegabilmente soddisfatto. 

 
 
 

Resoconti mitteleuropei

Post n°166 pubblicato il 13 Maggio 2012 da fran.cippo

Le avventure non si pianificano, come, del resto, le altre emozioni forti della vita. Venerdì mattina, mentre mi recavo tranquillamente al lavoro, mai avrei potuto immaginare che durante la pausa pranzo ci avrebbero raggiunti un amico slovacco ed un suo amico norvegese, quest'ultimo motivatissimo ad offrire Champagne a tutta la combriccola, incurante dei garbati rifiuti. Non potevo immaginare neanche che al ritorno dalla protratta pausa avrei dovuto fronteggiare non solo la pesantezza di palpebra donata dalle costose bollicine, ma anche un motivatissimo capo ufficio appollaiato sulla spalliera della mia sedia che mi chiede di trovare una degna chiusa per la relazione alla quale stiamo lavorando assieme da giorni. Soprattutto non potevo immaginare che appena finita la giornata lavorativa mi sarei fiondato a casa per fare una doccia al fulmicotone, mettere insieme uno zaino barbaro ed uscire nuovamente a bordo di una macchina a noleggio direzione Praga.
Quel famoso venerdì mattina non avrei men che meno potuto immaginarmi la mole di persone che avrei conosciuto in un solo week-end tra Praga e Brno, non avrei potuto immaginare di mangiare piatti tipici che in Italia non toccherei neanche con un bastone, non avrei potuto immaginare di essere morso da un cane nel cuore della notte praghese o di essere fermato da uno sbirro poco amichevole nella scura notte morava mentre guidavo verso il confine slovacco.

Ancor meno, avrei potuto immaginare di tornare a casa e trovare che dei piccioni mi hanno nidificato nel balcone.

 
 
 

La rana e lo scorpione

Post n°165 pubblicato il 05 Maggio 2012 da fran.cippo

Torno a scrivere su questo blog dopo un po' che non lo facevo. Nelle intenzioni, avrei voluto trasformarlo in un blog di viaggio, narrando esperienze ed avventure che avrei vissuto qui a Bratislava. Tuttavia il tempo è sempre troppo poco e la vita gira ad un ritmo piuttosto frenetico, tanto che ancora fatico a realizzare di essere arrivato qui da una settimana soltanto. Negli scorsi giorni si sono susseguite esperienze di ogni tipo (molte anche raccontabili), ma sono arrivate con una cadenza talmente fitta che non riuscivo a star loro dietro, così, quando incontravo lo sfondo bianco di questa pagina, desistevo dall'improba impresa di narrare il tutto.

Ora, durante un sabato mattina che non riesco a soffocare nel sonno a causa delle tende troppo chiare della mia camera che fanno filtrare tanta luce, mi prendo qualche minuto per buttar fuori un peso. Contrariamente alle intenzioni, questo post non ha ad oggetto avventure slovacche, ma solo strascichi di antefatti avvenuti nel Belpaese.
Un paio di giorni fa sono venuto a sapere qualcosa che mi ha aperto una voragine dentro e fatto assalire da un senso di nausea che, al pensiero, ancora riaffiora. Vorrei poter scrivere che ho scoperto la vera natura di una persona, ma purtroppo, mi rendo conto ora, la conoscevo già benissimo. La conoscevo eppure fingevo di no, ignorando tutti quei campanelli (per non dire trombe), che ogni tanto mi squillavano in testa. Vedevo quello che era e non mi piaceva, ma mi volevo convincere che non importa tanto quello che sei, ma quello che dai. E, per dare, dava. Per questo m'illudevo che il menefreghismo e talvolta la cattiveria gratuita mostrati verso altri fossero soltanto un aspetto marginale di una sua natura comunque altruista. Troppo tardi mi sono reso conto che spesso non si dà per altruismo, ma soltanto perché si ha bisogno di dare e, non appena il dare ad una determinata persona diventa non più una priorità, si chiudono i rubinetti. Io ero la priorità a cui quella persona, per se stessa, aveva bisogno di dare. Quando però non lo sono stato più ho dovuto misurare sulla mia pelle il trattamento egoistico e menefreghistico che tante volte le avevo visto usare verso terzi, portandola ad una solitudine che, questa persona, non sapeva spiegare, ma, in realtà, era spiegabilissima.

In tutto ciò, però, la delusione più grossa non è certo data da questa persona, ma da me stesso. Mi viene in mente la favola della rana e dello scorpione. Lo scorpione fa semplicemente ciò che è nella sua natura, e mi chiedo perché io, volgare rana, abbia comunque accettato di dargli uno strappo al di là del fiume pur conoscendo la sua natura marcia. Né il mio intuito, né quello di alcuni amici stretti (fin da tempi non sospetti) sono riusciti a farmi aprire gli occhi in tempo. Ho voluto credere, come ad un dogma, alle mie illusioni, pensando comunque fino alla fine di aver ricevuto, se non altro, rispetto e sincerità totali. 
Mi riconosco ora tremendamente colpevole di errori di valutazione, tanto da non fidarmi più molto delle mie capacità. Non ho paura per il passato, perché tanto qui a Bratislava la vita scorre veloce come il Danubio, sciacquando e curando le ferite.
La paura che ho è per il futuro: quanti errori del genere dovrò ancora commettere? 

 
 
 

Piccole gioie

Post n°164 pubblicato il 18 Aprile 2012 da fran.cippo

Piccole gioie sono quei piccoli gesti inaspettati, spontanei e disinteressati.

Ad esempio, quello del mio ormai ex collega Danilo che lunedì sera, salutandomi dopo l'ultima giornata lavorativa passata assieme, mi ha presentato un sacchettino di Mel BookStore con dentro un graditissimo libro che mi porgeva a mo' di dono di commiato, lasciandomi totalmente basito ed instupidito.

Poi, sarà anche brutta da dire, ma il primo pensiero, ancor prima della gratitudine, è stato: "ma perché sono stato così coglione da non pensarci io?".

Ad ogni modo, sentitamente, grazie.

 
 
 

Morte a Pescara

Post n°163 pubblicato il 14 Aprile 2012 da fran.cippo

Premetto che non sono uno di quelli che si spertica in postume lodi verso ogni personaggio famoso che trapassa, anzi, sono piuttosto insofferente verso tutti questi cordogli di massa, finti come plastica ed assunti come posa più che come sentimento.
Premetto anche che sono contrario alla decisione di fermare tutti i campionati di calcio per la morte di un giocatore, in quanto la stragrande maggioranza dei giocatori e, soprattutto, degli spettatori (me compreso) non aveva idea di chi fosse questo Morosini fino a stamattina, e quindi dubito possa passare la giornata in dolorosa meditazione dell'accaduto. E sia chiaro che parlo come principio generale, senza assolutamente entrare nel merito del fatto se fosse una brava persona o meno, tanto più che, stando a quel che si dice (pur facendo un'opportuna tara), sembrava esserlo veramente.

Però vedere le immagini di questo ragazzo con la maglia amaranto che, durante Pescara-Livorno, cade in terra come se gli fosse piombata addosso una fucilata dagli spalti, prova a rialzarsi, scattando in direzione del pallone e cadendo di nuovo scompostamente, prova ancora a rialzarsi, per cascare poi rovinosamente e definitivamente con la fiaccia che si va a piantare nel terreno dal quale non si rialzerà mai più, senza che le mani riescano nemmeno ad attutire la caduta, ecco, vedere tutto questo, gli occhi te li fa inumidire.

 

 
 
 

Senza vergogna

Post n°162 pubblicato il 11 Aprile 2012 da fran.cippo

Con dispiacere di alcuni e mal celata soddisfazione di molti altri è scoppiato uno scandalo anche in casa Lega Nord, un partito (a loro dire) di duri e puri che faceva della propria integrità morale un vanto ed un punto cardine. Senza starsi troppo a soffermare sui numerosi anni di connivenza governativa con l'immoralità fatta persona (prima) e partito (poi).

Chi si aspettava però una subitanea eliminazione dai ranghi di tutti i rei, confessi e non, capo incluso, rimarrà deluso. Il tanto sbandierato repulisti ha assunto col passare delle ore contorni sempre più grotteschi. Il capo, l'Umberto, ad una linea remissiva e dimissionaria della prima ora, ha fatto seguire un indegno scarica barile, propinando ai suoi elettori, più duri (di comprendonio) che puri, l'ennesima tesi del complotto à la Berlusconi. Sicuramente ci sarà lo zampino di Roma ladrona. 

Però la denuncia del complotto non bastava, da sola, contro una colpevolezza così manifesta. Si è proceduto quindi all'individuazione di qualche capro espiatorio da dare in pasto allo sdegno popolare. Ovviamente si è scelto di buttare a mare le persone maggiormente compromesse. In primo luogo il pingue tesoriere Belsito, seguito a ruota dalla pasionaria bossiana Rosy Mauro, un fenomeno da baraccone col quoziente intelletivo di una scatola da scarpe che, per sua stessa ammissione, era anche "asina a scuola". Terrona, oltretutto. 
Tra gli epurati è finito anche l'impagabile Renzo-detto-trota, mitologica figura con la faccia di culo e la testa di cazzo. Probabilmente, essendo figlio del capo, avrebbero provato fino all'ultimo a salvarlo (come stanno facendo e faranno col padre), ma l'emergere di un compromettente video, comprensibile anche con i limitati mezzi del pubblico leghista, ha fatto sì che finisse tra i reietti.  

Il fatto più sconcertante, però, è avvenuto ieri sera durante la manifestazione leghista tenutasi a Bergamo. Infatti Umberto Bossi ha perso l'ennesima ottima occasione per tacere, dichiarando (oltre alle già citate fregnacce sul complotto) di aver sbagliato a far entrare suo figlio nel partito, scaricando di fatto su di lui tutte le colpe, ben lungi dal farsi un esame di coscienza sul perché suo figlio si comporti come un perfetto deficiente, oltre che dar prova con la sua sfolgorante carriera scolastica di esserlo. Perché che il trota sia un perfetto coglione non è mai stato un segreto per nessuno ed a maggior ragione non avrebbe dovuto esserlo per coloro che gli vivevano attorno, ma che hanno comunque scelto di ricompensare i suoi fallimenti con un posto prestigioso e ben retribuito, e tanti saluti alla meritocrazia. Riesce proprio difficile pensare ad un povero buon padre di famiglia che, vedendo il figlio tornare a casa ogni volta con macchinoni più costosi, non si sia domandato da dove spuntassero.
Dopotutto, però, da una famiglia tirata su a pane e leghismo, che altro ci si potrebbe aspettare.

 
 
 

Irrevocabilmente

Post n°161 pubblicato il 10 Aprile 2012 da fran.cippo

"È giunta l'ora delle decisioni irrevocabili", potrei dire, scimmiottando uno sciagurato individuo che soleva affacciarsi dal balcone di piazza Venezia. Però io non ho consegnato la dichiarazione di guerra agli ambasciatori di Francia e Gran Bretagna, mi sono limitato a presentare poche scarne righe, con le quali comunicavo ad un tutor piuttosto sorpreso che tra pochi giorni avrei posto fine al rapporto lavorativo che ancora mi lega all'azienda. Dopo aver firmato, davanti ai suoi occhi, la lettera di dimissioni mi sono sentito chiedere le motivazioni di questa mia scelta e mi sono quindi intrattenuto alcuni minuti a parlare. Prima ho raccontato della grossa opportunità che mi si è presentata, poi, con ('stavolta) mia sorpresa, mi è stato chiesto se e dove l'azienda avesse sbagliato, non essendo riuscita a trattenermi. Risposto, in qualche modo, a quelle inaspettate domande sono uscito dal suo ufficio, rendendomi conto solo dopo aver varcato l'uscio che ormai non si torna indietro.

Oggi mi sono costretto a tuffarmi in avanti senza più voltarmi, a concentrarmi unicamente su questo futuro, dai contorni ancora non ben delineati, che mi si fa incontro a grandi passi.

Speriamo bene. 

 
 
 

A volte ritornano

Post n°160 pubblicato il 05 Aprile 2012 da fran.cippo

È stato strano rimettere piede dopo quasi due mesi in quell'azienda dove mi avevano catapultato proprio all'inizio della mia avventura nel magico mondo della revisione aziendale. Gli uffici, gli odori, le persone, tutto mi riportava alla mente le sensazioni e i ricordi di quel mese passato interamente tra quelle mura e quegli impiegati. Mi sono rivisto timido ed incerto mentre muovevo i primi impacciati passi vagando di ufficio in ufficio chiedendo di vedere partitari, fatture e lettere contabili, oppure domandando al malcapitato/a di turno di illustrarmi un passaggio poco chiaro.

Oggi ero solo ed appena arrivato mi sono fatto dare le chiavi della solita stanzetta. Mi sono messo comodo, dopodiché mi sono avviato con passo sicuro verso l'ufficio nel quale avevo appuntamento, mi sono fatto consegnare i libri sociali sui quali dovevo fare le verifiche e sono tornato nella stanzetta senza finestre, occupando la stessa sedia scassata che ho occupato in quel disperatissimo mese della mia vita, così denso di avvenimenti che a guardare ora indietro mi vedo cresciuto.

Volevo cominciare subito il lavoro, per levarmi il pensiero, ma non ho resistito, dovevo asolutamente salutare LORO. 
Loro sono Anna Maria e Luana, le due gentilissime impiegate dell'ufficio clienti; persone squisitissime e di una dolcezza d'altri tempi. Nel mese passato in quell'azienda mi avevano quasi fatto da mamme (come età, più o meno, ci siamo), condividendo i (rari) momenti di soddisfazione, mostrandosi collaborative e premurose in ogni frangente, cercando di tirarmi su il morale quando mi vedevano triste, dicendomi che stavo proprio bene con certi abiti e cercando di convincermi che stavo facendo un bel lavoro anche quando facevo stronzate. Con loro mi trovavo talmente bene che ogni volta che potevo m'infilavo nel loro ufficio, piuttosto che stare nella stanzetta coi miei colleghi.
Dopo un caloroso abbraccio mi hanno tempestato di domande, apprendendo stupefatte delle svolte passate della mia vita ed entusiaste di quelle future. Mi hanno raccontato delle rispettive figlie e poi, prima di lasciarmi tornare al mio lavoro, mi hanno quasi intimato di scriver loro qualche mail in futuro.

Nel giro di un'oretta e mezza ho sbrigato il da farsi e sono tornato a salutarle, fermandomi una decina di minuti per ulteriori chiacchiere.

Uscendo ho pensato a quanto sia contorta la mia mente, capace di affezionarsi ad una orribile zona industriale nella quale, per giunta, ho passato momenti terribili.
Eppure quel luogo, lasciandomelo alle spalle nella luce del mezzogiorno, mi sembrava la trasposizione perfetta della serenità. 

 
 
 

Brutte situazioni

Post n°159 pubblicato il 03 Aprile 2012 da fran.cippo

Dopo essere sceso, per la terza volta in due mesi, alla fermata sbagliata del tram, ricordandomi tra le imprecazioni che avevo lasciato la macchina in un altro parcheggio, sono risalito sul tram (successivo), che mi ha portato fino alla mia auto. Da lì ho guidato fino sotto casa, dove ho parcheggiato. Sceso dalla macchina mi sono incamminato, lungo il parcheggio, verso la mia abitazione. Davanti a me, sul bordo del parcheggio, uno sconosciuto sulla trentacinquina si stava sitemando in testa il casco, stando in piedi accanto al suo scooterone. Ho notato che, mentre gli sfilavo davanti, mi ha guardato prima una volta e poi un'altra, tanto da farmi pensare: "ti regalo una foto?". Fin qui, però, tutto normale. Il problema è che poi ha preso a camminarmi dietro, a una ventina di metri di distanza. Me ne sono accorto subito e quindi ho accelerato l'andatura, infilandomi nel vialetto che va verso l'ambulatorio e la farmacia e poi verso il mio portone. Arrivato a metà del vialetto mi sono voltato ed ho visto che si era fermato proprio all'imboccatura di quest'ultimo, guardando nella mia direzione. Solo allora mi è venuto da pensare: "e se stesse seguendomi per vedere dove abito?". Così mi sono fermato davanti all'ambulatorio, fingendo di aspettare il mio turno. Lui intanto stava lì, in lontanza, armeggiava col cellulare ed aveva ancora il casco in mano.
Alla fine se n'è andato e, dopo poco, io anche. Però il dubbio rimane: che diavolo faceva? Mi aveva scambiato per qualcun altro? Ma, se fosse così, perché pedinarmi e non chiamarmi semplicemente? Voleva vedere dove abitavo per poi, magari pensando che uno che si veste in giacca e cravatta sia danaroso, venire a rubare? Ma allora perché mi ha fissato così a lungo quando gli sono passato davanti? Sembrava proprio cercasse ME, non uno ingiacchettato.

Forse saranno solo paranoie (ed io me lo auguro tanto), però vi assicuro che non è un'esperienza piacevole

 
 
 

Una telefonata ti allunga la vita?

Post n°158 pubblicato il 28 Marzo 2012 da fran.cippo

Ricordate quella riuscitissima campagna pubblicitaria dei primi anni novanta in cui Massimo Lopez, testimonial della Telecom (che forse all'epoca si chiamava ancora Sip), scampava ad un plotone di esecuzione con gli archibugi già spianati grazie ad un'ultima telefonata, concessagli come ultimo desiderio e protrattasi in perpetuo?

Al giorno d'oggi le telefonate sono spesso usate come time filler, riempiono i tempi morti, molte persone chiamano non appena le circostanze le costringono a momenti di inerte solitudine, come durante la guida o mentre vengono trasportate da un qualche mezzo pubblico. Molte di queste chiamate vengono effettuate nonostante ci sia poco o niente da comunicare, sembra in fatti quasi più un modo per scampare ai momenti di meditazione interiore ai quali la momentanea solitudine costringerebbe e che sempre più vengono marginalizzati nella vita d'oggi, in favore di un più superficiale intrattenimento.  I piani tariffari a canone fisso agevolano questa pratica.  

Grazie a questa smania di compagnia molte delle telefonate che riceviamo si rivelano piuttosto vuote e noiose, ma queste sono niente in confronto a quelle sgraditissime chiamate promozionali che ci svegliano al mattino o ci scocciano durante il prosieguo del dì, magari mentre siamo in un momento topico o in piena concentrazione studio/lavorativa.

In ultima istanza, pensatevi ad un meeting internazionale di capi di stato, mentre rappresentate il vostro paese in qualità di presidente del consiglio, e, mentre il presidente degli Stati Uniti sta pubblicamente citandovi in un suo discorso, venite raggiunti dalla telefonata di un essere abietto come Cicchitto.

Il solito rovescio della medaglia degli effetti positivi che porta il progresso.

 
 
 

Ombre domenicali

Post n°157 pubblicato il 25 Marzo 2012 da fran.cippo

Chissà come mai è la domenica il giorno nel quale solitamente le preoccupazioni e le insicurezze si addensano intorno a noi.
Sì, va bene l'inizio imminente di una nuova settimana, nella quale, leopardianamente, "al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno", ma basta l'idea dell'inizio di una tribolata settimana a dare il là a preoccupazioni che vanno ben al di là dello spettro scuola/lavoro?
Io in queste giornate vengo preso dalla malinconia, mi assalgono contemporaneamente le mie paure latenti, sento che ciò che non ho mi manca di più ed un senso di incompletezza s'impossessa di me. 
Le preoccupazioni che nel pomeriggio di oggi ero riuscito a tenere a bada trascorrendo il tempo in un parco cittadino con conoscenze vecchie e più recenti sono tornate a galla in serata, costringendomi a riflettere su tutti i perché che mi attanagliano.
Uno su tutti: perché mi deprimo per quel poco che mi manca invece di godere appieno di tutto quel che ho?

 
 
 

Pesca nella memoria

Post n°156 pubblicato il 12 Marzo 2012 da fran.cippo

In quest'ultima settimana il mio gioioso impiegotemporaneo mi ha portato a lavorare in un'azienda veramente gradevole, dolcemente adagiata sulle alture di un paese situato poco al di fuori della cerchia collinare della piana fiorentina. Nel grazioso complesso, che si snoda tra corridoi estremamente articolati, per non dire labirintici, trovano sede non solo l'effervescente azienda costruttrice di ospedali che devo esaminare, ma anche la sua controllante, che però è tutt'altro che florida e naviga in pessime acque (proprio in questi giorni si dovrebbe sapere l'esito delle votazioni dei creditori sulla sua proposta di concordato preventivo). Il pessimo stato dei conti di questa società balza agli occhi anche attraversando i corridoi che dalla controllata portano alla controllante e che non appena si passa nella parte di competenza di quest'ultima si fanno (almeno nella prima parte) di colpo freddi, silenziosi e totalmente disabitati. Tutti quegli uffici che si affacciano sull'andito principale mi danno, ogni volta che ci passo, l'idea della risacca. La grande impresa che ha osato espandersi troppo mi pare ora come il mare in bassa marea, mentre mestamente si ritira e lascia a nudo ciò che non riesce più ad occupare.

Fin dalla prima volta che ci ero passato, però, quella parte abbandonata del plesso mi era piaciuta. Ho cercato di memorizzare subito la strada da seguire (perché garantisco che c'è da perdersi), mostratami da una gioviale collega e tutte le volte successive che ho avuto bisogno di recarmi da quelle parti l'ho fatto senza guide sherpa, inseguendo un gusto che non sapevo proprio da cosa fosse dato. Sulle prime, pensavo che fosse il gioco di luci ed ombre creato dalla particolare angolazione dell'edificio rispetto al sole pomeridiano e dalle persiane socchiuse, poi però ho capito che era altro, ma ci ho messo diversi giorni a capire cosa.
È una sensazione legata all'olfatto e, tramite di esso, ad una persona. Una persona cara ormai scomparsa, della quale ho già raccontato in questo blog. In quei corridoi su più livelli e, in special modo, sulle scale che li congiungono è presente fortissimo il medesimo odore che mi avvolgeva quando entravo in casa di mia zia. Un odore oggettivamente neutro, ma divenuto per me ormai inestricabilmente buono, come tutti i ricordi dell'infanzia.

Non biasimatemi quindi, se cerco ogni pretesto per recarmi in quelle sfitte contrade. 

 
 
 

Il politico di razza padana

Post n°155 pubblicato il 06 Marzo 2012 da fran.cippo

Hanno suscitato ondate di sdegno e di riprovazioni le parole di Umberto Bossi che, in una recente intervista, dichiarava che il presidente del consiglio starebbe rischiando di finire impiccato per via della sua politica.
Secondo me non serve neanche entrare sul piano del merito, in quanto mi pare pacifico constatare che si tratti semplicemente delle solite sue affermazioni volte più che altro a richiamare su di sé le attenzioni del proprio elettorato, sviandole dalle magagne presenti e future (vedi caso Boni) sorte in seno al proprio partito.
Un po' troppo superficialmente si tende a considerare il senatur come un mentecatto bavoso alla stregua di buona parte degli esponenti del suo partito. A quanto so io non è così. Bossi non è un Calderoli o un Borghezio qualunque, non è un ultrà con coefficente intellettivo da ultrà come i suddetti, bensì un politico freddo e calcolatore. E, soprattutto senza inibizioni o vergogna. Ogni sua dichiarazione è indirizzata verso un obiettivo specifico. Ovviamente tutti questi suoi sforzi non vanno a beneficio della fantomatica comunità padana o almeno della sua Lega Nord, ma strettamente a se stesso ed alla sua permanenza ai vertici di comando del suo partito.
Bossi, come molti altri nella da poco defunta coalizione di governo, ha capito che il voto di un deficiente vale quanto quello di un genio, ma il voto del tardivo è immensamente più agevole da conquistarsi rispetto a quello di un essere pensante, ed estremamente più difficile a perdersi. Basta rinunciare alla dignità ed alla coerenza ed essere pronti ad affermare tutto ed il contrario di tutto a seconda di quanto offre il miglior offerente.

Soltanto che mi viene da digrignare i denti dalla rabbia quando penso alle risate che si farà Bossi mentre lo subissano di critiche per le stronzate che ha detto. Tutte le levate di scudi nei suoi confronti non fanno altro che fargli guadagnar voti, e quando, magari ognitanto nei momenti di solitudine, gli verrà da vergognarsi per le cazzate dette, gli basterà pensare che grazie a quelle cazzate ha guadagnato fior di quattrini, ha sistemato un figlio ed ha tenuto per le palle per più di un quindicennio un intero paese di circa sessanta milioni di abitanti.

 
 
 

La solitudine del manager

Post n°154 pubblicato il 01 Marzo 2012 da fran.cippo

- Francesco, tu hai studiato a Firenze, vero? - mi chiede uno dei manager dell'azienda dove lavoro, interrompendo i miei pensieri. In realtà non erano veri e propri pensieri, ero immerso nella contemplazione della sua figura, stagliantesi proprio di fronte a me, con il tavolo del ristorante dove trascorriamo la pausa pranzo a dividerci.
Mi sento rispondere affermativamente alla sua domanda, mentre continuo la ricerca del particolare che in lui mi ha colpito, ma che non riesco più ad individuare. Ha una zazzera castana di capelli abbastanza mossi, di una misura piuttosto tendente al lungo per gli standard maschili, portati con la riga in mezzo. Gli occhi sono castani, ma quasi sul verde e colpisce la loro freddezza, amplificata da un paio di occhialetti da stronzo, di quelli con le lenti prive del contorno della montatura, rettangolari e di superficie ridotta.

- Quindi avrai sicuramente dato l'esame di Revisione aziendale col professor M.! - mi incalza il manager.
- No - ribatto, - non ho dato quell'esame perché vengo da Economia e Commercio e durante la specialistica non ho fatto molti esami di economia aziendale.

Mentre il suo fugace interesse per me scema a causa della mia risposta, esalando un "Ahn.." di circostanza, io riprendo nella sistematica analisi del suo volto, sempre alla ricerca di quel non so cosa che mi ha colpito ma non ritrovo. Il naso non presenta asperità di rilievo, le guance tendono al gonfietto nonostante non dimostri più di trentacinque/trentasei anni, la pelle è rasata di fresco ed una virile ricrescita di barba fa capolino. Le labbra sono fini e spesso serrate, ma ecco che vedo e capisco! È un tic, una smorfia ciò che mi aveva colpito. Infatti, il manager, periodicamente, tira su l'angolo sinistro della bocca, coinvolgendo nel movimento tutta la parte sinistra della faccia. Certe volte il tic è accompagnato anche da un lieve effetto sonoro.
Mi interrogo allora sul perché un misero tic abbia così tanto accattivato la mia attenzione, ed è lì che arrivo alla chiave di volta.

Pochi giorni prima, infatti, seduto al medesimo tavolo del medesimo ristorante, c'era un altro manager, di rango ancora più alto, un senior manager. In lui era proprio impossibile non notare un tic che palesemente e frequentissimamente gli sconvolgeva il viso, facendogli socchiudere gli occhi ed arricciare il naso, dandogli per una frazione di secondo un'espressione piuttosto imbelle.

Beh, cari i miei manager, se il prezzo per il successo è uno carico di stress abnorme e cronicizzato che porta a risultati simili, tenetevi pure il vostro successo.

 
 
 

Nel paese dei balocchi

Post n°153 pubblicato il 25 Febbraio 2012 da fran.cippo

Due sabati fa ho incontrato la mia ex collega universitaria (nonché blogger dall'altalenante assiduità) Giada per un caffè pomeridiano, sfruttando la vicinanza della sala prove, dove doveva recarsi, con casa mia. Durante le piacevoli chiacchiere in un bar del corso pedonale di S. avevo quindi ricevuto il mio regalo di laurea da parte sua e del suo boyfriend Manuele (anch'egli vecchio compagno d'armi/ateneo). Il regalo consisteva in un buono valente un robusto numero di euro (che non starò a precisarvi) per l'acquisto di libri in un punto vendita Feltrinelli.

Oggi pomeriggio, accompagnato da Pippo (amicizia nata ai tempi di Mediaworld), mi sono recato nel più grande negozio Feltrinelli presente a Firenze, quello in centro, in via de' Cerretani. È stato come entrare nel paese di cuccagna, dove finalmente potevo soddisfare quei bisogni (vizi) che di solito mi nego o che mi concedo soltanto in maniera molto parziale. Decine di titoli mi attiravano da ogni parte, col martire Pippo mansuetamente a seguirmi ed a sorbirsi le mie prolisse recensioni improvvisate al volo su questo o quel libro. Fortunatamente mi ero preparato in precedenza una lista di must have da non dimenticare ed una penna per integrare la lista in loco. Accanto ad ogni titolo segnavo il relativo prezzo, eseguendo poi le opportune somme o semisomme per arrivare all'importo desiderato. 
Il risultato finale mi soddisfa appieno; non solo per le scelte, ma anche per il tempo passato nella cernita e nel vaglio delle opzioni. Soprattutto per questo non posso che ringraziare i due generosi donatori, anche se immagino che Pippo non si senta di fare altrettanto.

 
 
 
Successivi »
 

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2012 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      
 
 

Contatta l'autore

Nickname: fran.cippo
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Età: 26
Prov: FI
 

I miei Blog Amici

Area personale

 

Ultime visite al Blog

fran.cippoMarquisDeLaPhoenixcarmelina59_2009Sophie_Augustinefelisia6dicarlo_danilolab79arte1245m.a.r.y.s.eGiusj00Armonylifenon.sono.iomarybradshawSky_Eagle
 
 

Ultimi commenti

È una sfida che si rinnova ogni giorno: hanno fatto le uova
Inviato da: fran.cippo
il 17/05/2012 alle 19:57
 
Fantastico! Devo ammettere, non so se avrei avuto il...
Inviato da: lab79
il 17/05/2012 alle 03:57
 
VITA
Inviato da: rubio
il 14/05/2012 alle 22:00
 
grande fran!!! :) ...dio mio, chissà com'è venuta la...
Inviato da: fede
il 14/05/2012 alle 18:13
 
hahahahahahahah ebete :D
Inviato da: zia
il 14/05/2012 alle 17:10
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom