Creato da liberemanuele il 26/01/2009

Catallaxy

ordine spontaneo vs ingegneria sociale

 

 

Voglia d'avventura.

Post n°98 pubblicato il 08 Novembre 2010 da liberemanuele
 

Ogni tanto fa bene usare il blog come appunto personale e non solo come approfondimento. Anche perché, sarò chiaro: c'è sempre meno tempo ... Sarà che ogni anno che passa sono "meno" giovane, ma la notte non scrivo quasi più! Il sonno accumulato forse mi rattrappisce la mente, la offusca, ed è sempre più difficile cercare di fare un ragionamento "degno" di un blog. Ma tant'è che chiuderlo servirebbe a poco. Poi una valvola di sfogo disponibile e sempre utile. 

Ultimamente mando un sacco di curriculum in giro, gennaio è arrivato e ancora non sono riuscito a trovare qualcosa di interessante, però mi è capitato di fare qualche colloquio, di confrontarmi, capire meglio il "mondo". E' bello perché pochi chilometri più in là si può trovare una visione delle cose davvero differente. Però poi magari capita di fare delle scoperte meno piacevoli.

Oggi (domenica, e caspita il settimo giorno anche il Signore riposò!) mi è arrivata una chiamata per un colloquio di lavoro, ho detto sì come al solito, fissato indirizzo e orario: tutto bene. Poi mi ricordo che verso l'inizio dell'anno ero andato a colloquio in un indirizzo simile. Vado di persona sul posto per ispezionare la zona e mi sembra di conoscerla: torno a casa (proprio ora), controllo il computer e noto che è l'indirizzo della società che mi aveva già contattato mesi fa incassando il mio netto rifiuto. Poi controllando bene sul web, mi succede che digitando il nome di suddetta società vengano fuori tutta una serie di truffe. 

Mi dico .. tante leggi sono tante opportunità per fregare il prossimo. Siamo imbrigliati, non ci si può nemmeno licenziare che trovare un altro lavoro diventa subito un' impresa (e io che lavoro e devo trovare un altro impiego lo so bene!). Hai un contratto a tempo indeterminato? Bene, spero per te che ti trovi bene, altrimenti non sarai più appetibile per nessuno. E' la logica del più forte: la legge può essere aggirata da chi ha squadre di legali pronti a darsi fuoco per avere un' opportunità di mettersi in mostra, ma chi vorrebbe campare liberamente si ritrova imbrigliato da quelle che in teoria sarebbero le sue "protezioni".

Vuoi aprire un'attività? Non ti conviene, le tasse ti seppelliranno di cartelle prima di veder profitto. Per non pensare alle beghe burocratiche ... penso anche solo alle novità come comunicazioni "black list" o l'addensamento delle scadenze intrastat. Si arriva a pagare cento euro di competenze al commercialista per movimenti ridicoli! 

In America con le ultime votazioni, che hanno premiato ampiamente il Tea Party, movimento anti-stato per eccellenza, si è dimostrato che il popolo ha voglia di tornare a camminare con le proprie gambe, che all'olistico "Yes, we can" preferisce credere in sé stesso e quella splendida avventura che può essere la vita. 

Se questo è un segno, si può sperare (anche solo sperare) che ...

"One of these days, there will be another language. A language in which we can talk about preserving the country - the landscape, the neighborhoods, the people, the communities - without talking about preserving the State." 
Karl Hess 

E vivere da uomini liberi.

 
 
 

Quando il tè fa male a chi governa.

Post n°96 pubblicato il 29 Settembre 2010 da liberemanuele
 

Dal Foglio Quotidiano.

 

Un tè anticonformista

Errato tacciare di populismo i Tea party che chiedono meno allo stato

I Tea party, visti dall'Europa, sono come i marziani: non siamo sicuri che esistano davvero, ma nel dubbio li pensiamo più o meno antropomorfi. Così, il modo più sbrigativo per rappresentare gli alieni che vogliono lanciare un'opa ostile sul Partito repubblicano americano è stiparli nella casella dei populisti di destra: gente rozza che evade le tasse, odia gli stranieri e sbatte la porta di casa in faccia al mondo.

... insomma, dei grandi.

Ma ... Ron Paul li invita a spingersi oltre.

 

"Non sento cose abbastanza precise su ciò che bisognerebbe tagliare nella spesa pubblica. Non ho mai sentito dire che la questione militare-industriale dovrebbe essere affrontata. Mi piacerebbe vedere un consenso che sfida l'istituzione, vorrei che loro contestassero la politica estera interventista. Vorrei che contestassero la guerra alla droga".

"Mi piacerebbe - ha concluso Paul - sentire queste dichiarazioni provenienti dai Tea Parties, ma non le ho ancora udite. Inoltre vedo che iniziano ad infiltrarsi nel movimento personalità legate all'establishment".

 

 
 
 

Il mio conservatorismo. (III° PARTE)

Post n°95 pubblicato il 23 Settembre 2010 da liberemanuele
 

"La scomparsa del senso critico costituisce una seria minaccia per la preservazione della nostra società. Rende facile ai ciarlatani imbrogliare la gente"

Ludwig von Mises, Burocrazia

 

Avere cura di sé stessi, dei propri principi; rispetto degli insegnamenti dell'esperienza umana.

Siate umani, prendete i vostri rischi, abbiate rispetto del vostro orgoglio, approfondite, non date per scontato nulla, coltivate le vostre passioni, parlate e incontrate gli altri, non sottraetevi alle vostre responsabilità: non abbiate paura. Se c'è una cosa di cui il potere si nutre è la nostra paura, la nostra sfiducia per il prossimo, la sfiducia verso le istituzioni spontanee, la sfiducia verso la  famiglia: siamo trasformati in eterni adolescenti da istituzioni - quelle dell'ingegneria sociale - che giurano di poter accudirci dalla culla alla bara: ma non è vero! Anzi, dovremmo essere noi, in nome della nostra umanità, a non volerlo.

Non cadiamo nella tentazione di vivere nelle spalle altrui: ci ritroveremmo espropriati della nostra vita - della nostra anima.




 
 
 

Il mio conservatorismo. (II° PARTE)

Post n°94 pubblicato il 20 Settembre 2010 da liberemanuele
 

 

 

"Preferire avere nel mio campo il vaiolo, la febbre gialla e il colera tutti insieme, piuttosto che un uomo senza morale ... " John Brown in "Disobbedienza Civile" di Thoreau


"Sono radicale".

Sembrerà incoerenza, eppure c'è un sottile filo di congiunzione tra l'essere conservatore - per come inteso nel precedente post - e l'essere radicale. Radicale, intendiamoci, è qui usato come aggettivo, il nome, "un radicale", si sarebbe inevitabilmente agganciato alla storia del radicalismo europeo: radicalismo che vede nei diritti "positivi" il proprio baluardo, formato da un agglomerato di utilitaristi il cui unico scopo è quello di espandere lo stato "tanto quanto serve" ... insomma: dei socialisti.

Con radicale qui intendo non solo il voler capovolgere il sistema statale presente per sostituirlo con uno fondato sui diritti naturali dell'uomo, ma "radicale" nei propri giudizi, criteri, una persona che forte dei propri principi non ha paura di passare per "dottrinato" o moralista, anche in un era come la nostra votata al cinico utilitarismo.

 "Illustriamo ciò con un esempio limite: supponiamo che esista una società che reputa agenti del diavolo tutti gli individui dai capelli rossi e che quindi decreta che debbano essere eliminati ogni qual volta si presenti l'occasione di poterlo fare. Supponiamo poi che esista un numero esiguo di persone dalla chioma fulva. Il libertario utilitarista potrebbe benissimo dire: 'Benché l'uccisione di pochi individui dai capelli rossi sia un'azione di per sé deplorabile, le esecuzioni sono comunque poche; la stragrande maggioranza della gente ottiene un' enorme soddisfazione psichica dall'esecuzione di coloro che hanno la chioma fulva. Il costo sociale è molto basso, i benefici sociali considerevoli; quindi è giusto e opportuno che la società elimini chi ha i capelli rossi.' Il libertario che crede nei diritti naturali, preoccupato della giustizia dell'atto, reagirà invece con orrore e si opporrà con fermezza alle esecuzioni. La conseguenza della interruzione degli omicidi - ossia il privare la società di un gran piacere psichico - non influenzerebbe in nessun modo le decisioni di questo libertario assolutista. Devoto alla giustizia e alla coerenza logica, il libertario giusnaturalista ammette tranquillamente di essere un dottrinario, di essere cioè un imperturbabile sostenitore delle proprie dottrine"

Murray N. Rothbard

Credere nel giusto è un atto di fede, una fede razionale, in quanto il giusto va di pari passo con la felicità umana; oggi ci si nasconde dietro l'abitudine per giustificare il male che si fa: è prassi, nella vita di tutti i giorni, subire e fare un gran numero di torti o ingiustizie. Chi più, chi meno. Il fatto è che è diventato difficile individuare persino le ingiustizie. La legge copre le peggiori infamie e distrugge non pochi diritti; chi è forte di una propria morale poco se ne cura, ma è sempre più raro trovare qualcuno che abbia il coraggio di riconoscere il giusto e l'ingiusto nonostante la legge.

E' proprio la legge e le sue fonti il problema. La nostra Costituzione è un insieme di norme contorte, è la madre di una delle burocrazie più farraginose e ingarbugliate a livello europeo. Il cittadino è "indottrinato" a seguire la legge fin da bambino, ad averne timore come un dio laico.

"La filosofia del diritto naturale difende la dignità razionale del diritto, nonché il suo dovere, di criticare nelle parole e nei fatti qualsiasi istituzione o struttura sociale esistente secondo i termini di quei principi morali e universali che possono essere compresi dal solo intelletto umano individuale"

John Wild 

"In contrasto con la teoria positiva del diritto, che continuava ad esibire una tendenza verso il conservatorismo, la teoria giusnaturalistica dello Stato era radicale nella sua essenza ... Inoltre era diretta ... non allo scopo della spiegazione scientifica del passato, ma all'esposizione e alla giustificazione di un nuovo futuro da creare"

Otto Gierke

Oggi si ha paura ad essere felici, si preferisce essere sicuri anche se a spese d'altri, anche a costo di buttare via la propria vita, di cui a malapena si sente la proprietà; basta ascoltare le parole, i ragionamenti comuni: non è semplice vezzo, è sentimento comune in questo nostro periodo storico: un momento triste, immobile, imprigionato dai mille cavilli che regolano la vita sociale, ingrigito dal circuito vizioso del bisogno di sicurezza e dal privilegio, dal bisogno di politica, di fede malata e a doppio fine nelle istituzioni: che ti fregano per lavoro ma si vendono per salvatori.

Il popolo ci crede e ci crederà a lungo: i colori sono belli, ma troppo pericolosi, non è più tempo. Oggi va il grigio, non resta che adattarsi.


Eppure ...


"Quanto è vicino al bene ciò che è bello!"

Ben Jonson

- segue ...

 

 
 
 

Il mio conservatorismo. (I° PARTE)

Post n°93 pubblicato il 15 Settembre 2010 da liberemanuele
 

"Le nozioni di bene e male non possono essere risolte da un suffragio universale. Non è concesso alle elezioni far diventare falso il vero, e ingiusto il giusto. La coscienza umana non può essere messa ai voti"

 V.Hugo

 L'immoralità della democrazia si basa proprio su questo: il relativismo moderno ha portato a far pensare che tutto è possibile se la maggioranza decreta. Possiamo ritrovare dentro molte frasi di Berlusconi questo errore, ma anche in alcune istanze Radicali. Più in generale però il problema è che la politica, la democrazia non possono risolvere la nostra vita, anzi, ci consegnano all'inferno del vivere secondo la testa degli altri: per decisioni altrui.

Ho già trattato questo tema nel post precedente, ora voglio andare avanti, riuscire a capire come si può e si deve difendere da ciò.

 

"Sono un conservatore."

 Ho sempre considerato questa affermazione tanto vera quanto rischiosa. Vera perché in cuor mio lo sento; sento un attaccamento forte a certi valori, che non sono quelli "positivi" dello stato o delle regole degli altri, ma quelli del possesso di ciò che è mio, della dovere di difenderlo, del senso di onorabilità personale, di autostima, di fratellanza verso gli altri ecc.. Valori che non sono scritti o che non avrebbero bisogno di essere scritti, ma che sono lì, connaturati all'uomo.

 "Il primo significato si riferisce a qualcuno che è "conservatore" in quanto si schiera genericamente a favore dello status quo ... [Ma] La parola conservatore deve avere un altro significato ... : il termine conservatore si riferisce a qualcuno che crede nell'esistenza di un ordine naturale, di uno stato di cose che sia naturale e corrisponda alla natura stessa delle cose, alla natura dell'uomo."

H.H.Hoppe

 Rischiosa perché, come dice Hoppe, non voglio mantenere lo stato delle cose per come sono, anzi. Molte volte la figura del conservatore è associato ad un aristocratico che vuole mantenere il suo stato sociale e per farlo sacrifica il suo prossimo. Oggi il conservatore, nella sua forma più infame, è il burocrate: colui che conscio del suo status privilegiato, dissolidarizza dalla gente comune e dai suoi problemi, e si immedisima perfettamnte nella parte di parassita che lo stato gli ha dato.

 Invece il conservatore inteso per come deve essere inteso, è ben altro. Uno che pensa che gli uomini siano uguali: "... nega ai governanti un diritto superiore, toglie agli schiavi il loro status." come scriveva Rothbard.

 Diceva Lev Tolstoj  "... la dottrina della rassegnazione, del perdono e dell'amore non può conciliarsi con lo Stato, col suo dispotismo, con la sua violenza, con la sua giustizia crudele e con le sue guerre ... la promessa di soggezione a qualsivoglia governo è la negazione assoluta del cristianesimo perché promettere anticipatamente di essere sottomessi alle leggi emanate dagli uomini, significa tradire il cristianesimo, il quale non riconosce, per tutte le occasioni della vita, che la sola legge divina dell'amore".

- segue ...

 
 
 

Lo sfogo.

Post n°92 pubblicato il 09 Settembre 2010 da liberemanuele
 

"Deve forse il cittadino affidare sempre la propria coscienza al legislatore? E allora perché l'uomo è dotato di coscienza? A mio avviso dovremmo essere prima uomini e poi cittadini. Non è auspicabile che l'uomo coltivi il rispetto della legge nella stessa misura di quello perciò che è giusto."

Thoreau

 Una cosa che mi fa morire dalla rabbia è il silenziatore in cui tutti sembrano aver messo la propria coscienza. Non si ragiona più con la propria testa, si cerca di delegare la responsabilità delle proprie azioni a qualcun altro, non accorgendosi che tutto ciò comporta vendere la propria anima e con essa la propria libertà. Chiunque provi a porre una questione di coscienza viene tacciato di ingenuità!! Come si potesse vivere una vita seguendo regole scritte da altri imbavagliando il nostro senso di giusto e ingiusto: abdicando a se stessi. Questo è ciò cui siamo arrivati!

Curioso poi come questo sia impartito in primo luogo nella scuola pubblica. I ragazzi vengono indottrinati a tante regole e regoline, scoraggiati a coltivare un qualsiasi pensiero individuale fino ad esser tacciati di anti socialità, talvolta scavalcando la volontà delle famiglie che inermi vedono crescere i propri figli come sconosciuti. Molte volte i genitori stessi sono contenti, e persino vanno oltre quando si lamentano con i maestri o professori per qualche "umana" sgridata ricevuta dal pargolo cresciutello. Si delega morale e educazione, ci si riserva di viziarli nel nome del diritto dello studente.

 "La legge non ha mai reso gli uomini più giusti, neppure di poco; anzi, a causa del rispetto della legge, perfino le persone oneste sono quotidianamente trasformate in agenti dell'ingiustizia"

Thoreau

 La figura del buon cittadino moderno poi mi fa davvero sorridere: poco educato, spocchioso con il suo prossimo, fa il saputello quando si parla di leggi e leggine, di quello che non si può fare (a quello che si può fare non è molto interessato dato che è tendenzialmente nullafacente), si atteggia ad impegnatissimo solo per mascherare il suo ozio profondo che arriva fin dentro sé e spesso lavora nel settore pubblico ... però paga le tasse e rispetta i limiti di velocità! Il peggio è che, come scriveva Thoreau, anche gli altri alla fine cedono e si accontentano che vada bene per legge e non secondo la loro etica ...  

Fino a poco tempo fa si sentiva parlare di etica professionale, il che denotava uno stile, un modo peculiare di fare; oggi ci si accontenta di certificarsi secondo quella tale normativa europea, di essere aggiornati dal punto di vista dell'impatto ambientale e via dicendo; il politically correct e la normativa hanno preso il posto del comune/naturale buon senso.

 "Se uno stato è governato secondo i principi della ragione, povertà e miseria sono oggetto di vergogna; se uno stato non è governato secondo i principi della ragione, ricchezza e onori sono oggetto di vergogna"

Confucio

 Ma non dimentichiamo chi è il responsabile di ciò: lo stato. Oggi lo stato sovvenziona la povertà, cerca di incrementarla, finanzia il perdurare della disoccupazione e progetti infruttiferi. Bruciamo capitale ad una velocità impressionante pensando che ciò sia giusto. Quando vedrete chilometri di pannelli solari per strada e vi domanderete chi li ha pagati, rispondetevi semplicemente: io. Pagate un' innovazione inutile e dispendiosa a persone più benestanti di voi. Il tutto credendo anche che ciò sia bello e utile! Ecco di nuovo che si palesa la forza delle opinioni ...Tutto ciò ha un costo che in un  futuro più o meno prossimo qualcuno dovrà pur pagare.

 Senza scordare che la povertà è un bel biglietto da visita per pagarsi l'asilo, il trasporto pubblico e varie altre cavolate dove si cerca di apparire il più disagiati possibile; tutti sono là, pronti a chiedere un sussidio, non c'è più vergogna a dirsi miserabili, anzi: conviene!

 Alcuni però, per fortuna, non ci stanno:

 "I am too high-born to be propertied,

To be a secondary at control,

Or useful serving-man and instrument

To any sovereign state throughout the world."

 
 
 

La potenza della "opinione".

Post n°91 pubblicato il 07 Settembre 2010 da liberemanuele
 

 

"Questo vostro padrone che vi domina ha soltanto due occhi, due mani, un corpo, niente di diverso da quanto possiede l'ultimo abitante del grande e sconfinato numero della vostra città, eccetto i mezzi per distruggervi che voi stessi gli fornite. Dove ha preso tutti gli occhi con cui vi spia, se non glieli avete prestati voi? Come può avere tante mani per colpirvi, se non prendendole da voi? I piedi con cui calpesta le vostre città da dove gli verrebbero, se non fossero i vostri? Ha qualche potere su di voi che non gli derivi da voi stessi? Come oserebbero aggredirvi, se non potesse contare sulla vostra complicità? Come potrebbe nuocervi, se voi non foste i ricettatori del ladro che vi deruba, i complici dell'assassino che vi uccide, insomma i traditori di voi stessi? Seminate i campi perché egli li devasti; ammobiliate e arricchite le vostre case perché egli possa saccheggiarle; allevate le vostre figlie per soddisfare la sua lussuria; crescete i vostri figli perché nel migliore dei casi li mandi a combattere nelle sue guerre, li spedisca al macello, trasformati in strumenti della sua avidità ed esecutori delle sue vendette. Vi logorate nella fatica perché possa abbandonarsi alle delizie della vita e crogiolarsi nei suoi sudici e turpi piaceri; vi indebolite perché diventi più forte e tenga più corte le redini sul collo"

La Boétie

 Devo dire che per buona parte di quest'anno sono mi sono sentito vuoto: troppe delusioni, fatiche inutili, sonno perso ... per nulla. Quando chiunque fa un sacrificio, lo fa per un risultato, quel risultato mi è mancato e con esso le forze. Poi finalmente sono arrivate le ferie e un po' di ossigeno. Così sotto il sole di settembre ho rispolverato qualche buon libro e la voglia di scrivere un po'.

Il punto a cui ogni buon liberale giunge in un onesto cammino di approfondimento è il seguente: scelte collettive e libertà individuale non sono conciliabili. Le prime prendono meccanicamente il sopravvento sulle seconde, non c'è via di scampo. I padri della costituzione americana scrissero una costituzione con il preciso fine di dare al popolo un' arma di difesa contro il governo, limitandone e dividendone i poteri ...

" ... Nella forma in cui noi la conosciamo, tale divisione tra il potere legislativo, giudiziario ed esecutivo, non ha raggiunto gli scopi per cui era stata progettata. Dovunque, per via dei mezzi costituzionali, i governi hanno ottenuto poteri che quei pensatori non intendevano affidar loro. Il primo tentativo di assicurare la libertà individuale per mezzo di forme costituzionali è evidentemente fallito"

Hayek

Per questo che ogni onesto liberale a questo punto non si dovrebbe più porre problemi di come controllare, giustificare o ridurre il potere, ma più coerentemente come si possa farne a meno. La democrazia non di meno legittima lo Stato attraverso i suoi fini collettivi (leggi, guerra, solidarismo forzoso, politiche fantasiose) a sfruttare il popolo così da massimizzare la propria ricchezza e potere.

Il liberale non ha mai sognato l'uomo nuovo e nella sua prospettiva sociale non auspica un' elevazione etica e morale dell'uomo, ma cerca soltanto di capire il perché di un suo eventuale decadimento studiandone la prasseologia: come si comporta rispetto a certi fenomeni sociali.


"La democrazia, da questo punto di vista, non sarebbe altro che il tentativo fallimentare, di creare un ordine politico innaturale che si ostina a non prendere atto del fatto che gli individui attribuiscono minor valore ai beni lontani nel tempo rispetto a quelli temporaneamente più vicini"

R. Cubeddu

 La de civilizzazione che essa ha portato è sotto gli occhi di tutti: persone scrupolose trasformate in beoni e sognatori, adulti in bambini, uomini civili in barbari e produttori in criminali.

Il gioco politico da sempre più spazio a persone prive di inibizioni e pronte a qualsiasi cosa, la "libertà di parola" dona legittimità alle pretese più disparate, il desiderio dei beni altrui cresce a dismisura.

Il tutto grazie alla nostra opinione che un governo sia necessario e che esso debba lavorare molto: fare leggi che altro non fanno che darci maggiore insicurezza diffondendo immoralità a profusione e spendendo soldi che nemmeno esistono indebitando così le generazioni future.

"Nulla appare più sorprendente a quanti si occupano degli affari umani con occhio filofico, della facilità con cui i molti sono governati dai pochi, e dell'implicita sottomissione con cui gli uomini consegnano i propri sentimenti e le proprie passioni ai loro dominatori. Se ci chiediamo con quali mezzi questa meravigli possa essere ottenuta, troveremo che, poiché la Forza è sempre dalla parte dei governati, i governanti non hanno nulla a proprio sostegno se non l'opinione. E' dunque sulla sola opinione che il governo si fonda, e questa massima si estende ai governi più dispotici e militari tanto quanto ai più liberi e popolari ..."

 Hume

La lettura perfetta per questa fine estate: "Democrazia: il dio che ha fallito" di Hans-Hermann Hoppe. Un po' di sano pessimismo libertario ed eccomi di ritorno dopo un lungo silenzio: mi scuso per le tante citazioni, ma mi sembrava un modo elegante per palesare la mia rabbia accumulata e magari invogliare qualcuno ad approfondire gli autori di riferimento.

 

 
 
 

Caso Google: la sentenza vergognosa.

Post n°88 pubblicato il 25 Febbraio 2010 da liberemanuele
 

PRIMO CASO - Quello che si è concluso oggi in primo grado, davanti al giudice monocratico della quarta sezione penale Oscar Magi, è il primo procedimento penale anche a livello internazionale che vede imputati responsabili di Google per la pubblicazione di contenuti sul web. Il giudice ha disposto la pubblicazione per estratto della sentenza su Corriere della Sera, Repubblica e Stampa.

Da Corriere della Sera.it

Sono stati condannati. Non per aver compiuto il fatto, ma per averlo pubblicato - o meglio, per amministrare una piattaforma libera dove è stato pubblicato. Ora, se il video non fosse stato visibile su YouTube e fosse rimasto sul cellulare che l'ha ripreso, noi oggi non sapremmo niente, i veri colpevoli sarebbero liberi di continuare con le loro "marachelle". Non è tanto grave la pubblicazione in sé, ma l'atto! 

Adesso c'è chi grida per regole condivise - riguardano noi, ma le devono condividere lor signori, si intende - per la rete, perché cose del genere non devono essere pubblicate. Ma nascondere certe porcate equivale a far si che non accadano più?!!! Non mi pare una gran soluzione, anzi mi sembra quasi una giustificazione per fare quello che le tante vittime del web (facoltosi editori che hanno perso la sfida contro Google) sognano: controllare internet e mettere dei paletti.

Certo, scrive Mingardi su "Il Riformista" di oggi: «Se quello che si teme, dalla trasmissione di immagini di questo tipo, è un effetto-emulazione, è appena il caso di ricordare che esse hanno raggiunto un pubblico ben più ampio rimbalzando nei telegiornali dopo l' "esplosione" del caso».

Un attacco alla libertà? Si, tant'è che l'ambasciata americana ha protestato per questa sentenza senza precedenti.

Si vuole moralizzare chi offre un mezzo, deresponsabilizzando così chi lo usa. E questo vale per i telefonini, i pc, ma anche le armi o le strade: se uccido delle persone guidando, non credo vadano condannati i responsabili del percorso dov'è avvenuto il fattaccio!

Poi ecco Massimo Gaggi che sull'editoriale del CorSera di oggi ammonisce: «Può anche darsi che nella "Internet society" alcuni diritti e alcune libertà siano destinati a subire mutamenti rilevanti. Ma vorremmo che a deciderli non fosse un "softwarista"». Certo! Vuoi mettere? Meglio un politico che regola tutta le rete, che un informatico che ne gestisce una parte cui tu puoi scegliere se farne uso o meno!

Ma anche questo è parte della nostra cultura, anche questo fa parte della nostra religione civica: ci vogliamo considerare dei bambini, così ce la prendiamo con chi ci offre delle cose da grandi ...

 
 
 

Marchionne si? Marchionne no?

Post n°87 pubblicato il 23 Febbraio 2010 da liberemanuele
 


 

 

"Quel che è bene per Fiat è bene anche per l'Italia"

Questa era la massima di quando Fiat mangiava dalle nostre tasche, con l'aiuto del governo di turno: un inno al parassitismo industriale, il tipico esempio italiano di perdite pubbliche e guadagni privati.

Non dobbiamo nemmeno scordare, la storica voracità di Fiat nel cannibalizzare tutte le altre case automobilistiche italiane concorrenti che, ridotte all'osso dal diabolico periodo delle acquisizioni pubbliche, sono state consegnate dal governo italiano nella mani di Agnelli che ha provveduto puntualmente a finirle: prima Autobianchi, poi Alfa.

Proprio verso quest'ultima è stata avanzata l'ipotesi di un eventuale acquisizione da parte della Volkswagen.
 Martin Winterkorn, amministratore delegato, ha dichiarato sul quotidiano spagnolo El Mundo: "Il marchio Alfa Romeo è estremamente interessante". Ma Marchionne smentisce subito una qualsiasi volontà di vendere il marchio, nonostante, solo una settimana prima, abbia criticato severamente l'Alfa Romeo per i scarsi risultati ottenuti con gli importanti investimenti destinati, prospettando un ridimensionamento considerevole.

Fino a qualche settimane fa, l'avessi incontrato per strada, probabilmente non gli avrei risparmiato un gestaccio, ma, dopo le recenti polemiche con il governo, mi sono ricreduto. Marchionne è un manager spietato - nel senso buono - e  la sua spietatezza è il nuovo credo della azienda torinese, "FilosoFiat" la chiama il mensile "Quattroruote":

"Ormai non è più la bandiera che conta. Si va a produrre dove conviene, si va a vendere dove c'è mercato, si va ad incassare contributi laddove ci sono governi disposti ad elargirli. Non contano i sentimenti, non contano le radici e in questo Marchionne è di una convinzione granitica:  «Il mondo nel quale viviamo si reinventa ogni giorno», ripete, e «la probabilità che il futuro replichi il passato e praticamente pari a zero».

Quattroruote n.650 dicembre 2009 - "Lezioni di FilosoFiat" di Mauro Tedeschini

 Marchionne non ha paura di prendere e difendere decisioni ponderate, lavora tantissimo, viene descritto come una persona sola, il dirigente che esce dall'ufficio a mezzanotte o più tardi, per poi andare a mangiare la pizza con qualche dipendente timoroso. Non è la passione automobilistica che lo anima, ma, come oggi si usa dire, una fortissima vocazione all'obbiettivo - anzi, al successo! Si dice che in America prediliga un tono più confidenziale e amichevole, mentre in Italia sia il freddo e distante "Dottor Marchionne".

Il maglione monocolore che indossa regolarmente in tutte le occasioni importanti è ormai una divisa, un segno di superiorità verso le istituzioni e verso le persone, ma anche un messaggio per chi vorrebbe intimorirlo e che attraverso le pieghe della lana nera si vede gridare in faccia "Io so' io, e voi non siete un c...".

E' stato bello vederlo impavido, fronteggiare anche l'eminenza grigia Putin con la solita divisa.

Nella polemica con il governo credo abbia dato il meglio di sé, per lo meno per quello che riguarda l'immagine mediatica, con il tono fermo e coraggioso con cui si è scontrato con potenti ministri.

Insomma, non è la strategia di un'azienda privata che deve essere messa in discussione, anche quando questa prevede finanziamenti pubblici: bisogna evitare di essere dogmatici con gli altri, sospendere il giudizio. Sono gli stati semmai che devono essere messi in discussione nelle loro politiche economiche che favoriscono quello o l'altro.

A prescindere da qualsiasi giudizio ozioso, Marchionne ha ampiamente dimostrato la sua grandezza, mostrando tutta la differenza fatta rispetto ad altri personaggi, la cui grandezza è proporzionale solo alla retorica nazionale che li celebra.

 
 
 

"Si, ipocriti liberal, è una guerra culturale!" M.N. Rothbard

Post n°86 pubblicato il 16 Febbraio 2010 da liberemanuele
 

Siamo vicini alle elezioni, già si sono tenute primarie con le varie candidature ecc ... insomma, già abbiamo avuto un assaggio della povertà della ggente: dei politici e dei loro lecchini che ora corrono per garantirsi il voto che li legittimi a partecipare alla spartizione del bottino che ci rubano dalle tasche.

Solo un grido ho in mente: "sono tutti uguali, TUTTI".

Poi basta scambiare una chiacchiera col vicino al bancone del bar per accorgersi che noi "servi" alla fine sogniamo di diventare complici e protagonisti della rapina, esplicitandolo con tutta la crudezza possibili: "Voglio la poltrona ... Voglio la macchina blu ... Voglio tutto spesato ... Voglio vivere alla spalle altrui ... ". Una gran tristezza, soprattutto quando queste parole escono da bocche giovani come la mia, bocche ventenni, che hanno il mondo nelle loro mani, solo volessero ... già, a volerlo, in verità abbiamo venduto l'anima al parassitismo di maniera: non realizzarci, ma "magna' anche noi".

Da dove parte tutto ciò? Dalle famiglie che hanno messo in mano allo Stato la salute e l'istruzione dei loro figli? Dalle scuole pubbliche che promuovono il nichilismo marxista del nemico sociale o della psicologia di classe? Dalla abbandono della giustizia di Dio - della giustizia naturale - per abbracciare quella "positiva" del dio Stato?

Con il blog ho cercato di riflettere su molti di questi aspetti. Ho anche scoperto di "credere", in senso vero, autentico, profondo: credere che una giustizia c'è, esiste, non bisogna costruirla; mi professavo ateo, ma non lo ero, che si chiami Dio o no, io ci credo, credo che il giusto esista e che si deve studiare per scoprirlo e lottare per difenderlo.

In questo senso la cultura europea e quella americano sono diametralmente opposte, e non è difficile capire quale delle due sia nel "giusto".

La nostra cultura dipinge il capitalismo come selvaggio, animale, violento ... americano. Appunto, americano, perché invece in America - per quanto i tempi sembrano cambiare - l'imprenditore ha un ruolo di prestigio nella società.

Nella nostra cultura si inculca nel cervello dei giovani che il lavoro è un campo di battaglia dove imprenditore e dipendente si scontrano ad armi impari, e che lo Stato, il salvatore, provvederà a calmare gli istinti "omicidi" dei datori di lavoro. Il lavoro è un diritto che passa per lo Stato: esso pensa a sfornarli come fossero pagnotte di pane; invece il capitalista li distrugge.

"Il bravo studente europeo che esce a pieni voti da questo corso di studi anti-capitalista sarà convinto di vivere in un mondo molto peggiore di quello che è in realtà. Vedrà il suo datore di lavoro come un nemico a cui deve ribellarsi. Vedrà il posto di lavoro come una minaccia alla sua libertà. Vedrà le nuove tecnologie come un nuovo strumento di oppressione. In sintesi: le nuove generazioni vivranno nell'incubo del futuro. E vedranno ancora nello stato l'unica oasi di salvezza."

Guglielmo Piombini


In questi ultimi tempi gli Stati Uniti, con il successo dei liberal di Obama e la forte influenza di Hillary Clinton, esaltano il modello sociale europeo, tradiscono la tradizione dei padri fondatori americani preferendo il nichilismo positivista europeo.

La cultura europea è figlia di quel grande fallimento che è stato il socialismo, in tutte le sue forme nessuna esclusa, tant'è che le sue analisi di base vanno ancora per la maggiore e producono quel mostro burocratico e insaziabile che è l'Unione Europea e i suoi stati.

Gli stati europei sono tutti modellati al sistema sociale e assistenziale che caratterizza l'Europa del dopo guerra mondiale; il welfare state è la manna dal cielo per politici e burocrati che hanno finalmente un mezzo per trasformare i popoli liberi in popoli "dipendenti" dallo stato; le elité godono a turno di benefici, per poi magari essere scaricati alla gogna democratica dello scandalo politico che danneggia sempre, e in maniera più decisa, i non-politici.

Il "popolino" viene foraggiato di servizi inefficienti; scoraggiato all'impresa e alla creazione di ricchezza, è indotto per "convenienza" a sperare di consumare quella degli altri.

"... Appaiono nuove generazione adeguate - o com'è ormai di moda dire "condizionate" -  a nuovi incrementi del potere dello Stato e che tendono a considerare normale il processo di accumulazione continua di potere [...] E nel loro essere incorreggibili sicofanti diventano, come dice Plutarco, una sorta di ipocondriaci che non osano mangiare o fare un bagno senza consultare il loro medico ..."

Albert Jay Nock


Noi giovani forse siamo il capitolo più triste: ormai senza speranze per un futuro che miri a realizzarci, tranquillità e sicurezza sono diventati gli obbiettivi supremi da seguire, per cui manifestare e lottare.

Il vero nemico da combattere è il dispotismo della burocrazia, l'efficientismo politico dell'ingegneria sociale, in una parola lo Stato per com'è e per come sta diventando, nel nome della giustizia.

"...la libertà è un principio morale, radicato nella natura umana ... Se si vuole raggiungere la libertà, la forza motivante dev'essere la giustizia e non la debole canna della semplice utilità".

Murray N. Rothbard

 
 
 

Della serie "le tasse sono bellissime" ...

Post n°85 pubblicato il 11 Febbraio 2010 da liberemanuele
 

Ci mancava questa! Giannino dal Chicago-Blog ci aggiorna su un possibile sviluppo europeo in salsa italica: l'Europa politica, nasca da una tassa ...

 

Una tassa per l'Europa! Ma dico, è uno scherzo vero?

di Oscar Giannino

A poche euro da un eurovertice che tanto per cambiare si apre nell'assoluta incertezza intorno alla vera posizione tedesca sulla possibilità di predisporre aiuti a Grecia, Spagna e Portogallo, Alberto Giovannini - ex del Tesoro, poi Banca di Roma, oggi nell'asset management, ma da sempre appassionato e autorevole debateur di questioni sistemiche - propone sul Sole che l'Europa politica che continua a non esserci, nasca attraverso una tassa. Mi sono stropicciato gli occhi. L'idea di un debito sovrano comune ha un senso, come l'ebbe per far nascere davvero gli Stati Uniti. Ed è esattamente ciò che la Germania non vuole, e per questo tra l'altro vuole Weber e non Draghi alla BCE. Ma a un'Europa che nascesse da una tassa, farei i miei peggiori auguri. E credo saremmo in tanti, la schiacciante maggioranza a mobilitarci contro.

 

 
 
 

Droga. Un approccio diverso ...

Post n°84 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da liberemanuele
 

Tanto che, grazie alle dichiarazioni di Morgan, ultimamente si discute tanto di droga, colgo l'occasione per proporre un approccio alternativo. Dal "The Diamond Age" un video esilarante (sempre che il mio inglese non mi abbia fatto capire fischi per fiaschi) che  propone un intervento di Ron Paul in tv risalente al 1988.

Un solo commento: troppo forte 'st'uomo!!!

"Question: Your solutions, on stopping drug trade, is, give up, give up to world drugs. I say zero tolerance, we use the military for aid, we stop it from getting into the country, we cut it off at the source. Why give up on that fight?


Ron Paul: What you give up on is a tyrannical approach to solving a social and medical problem. We endorse the idea of voluntarism, self-responsibility, family, friends, and churches to solve problems, rather than saying that some monolithic government is going to make you take care of yourself and be a better person. It's a preposterous notion, it never worked, it never willThe government can't make you a better person, it can't make you follow good habits. Why don't they put you on a diet, you're a little overweight..."

The Morton Downey Jr. Show, July 4, 1988


Traduzione (spero quanto più fedele al senso originale, così non fosse, perdonate la mia ignoranza ... ):

Domanda: Le sua soluzione, per fermare il commercio di droga, è rinunciare, lasciar perdere il mondo della droga. Io dico "tolleranza zero", con l'aiuto dell'esercito, non facciamola entrare nel paese, risolviamo il problema alla fonte. Perché rinunciare a questa lotta?


Ron Paul: Questo è un approccio tirannico per risolvere un problema che è sociale e medico. Noi appoggiamo l'idea di volontariato, auto-responsabilità; la famiglia, gli amici e le chiese a risolvere questi problemi e non dire che il governo deve prendersi cura di sé stessi per essere persone migliori. E 'un concetto assurdo, non ha mai funzionato, non lo farà mai. Il governo non può fare di te una persona migliore,
non può farti seguire buone abitudini. [Ad esempio.] Perché non ti mettono a dieta, sei un po 'sovrappeso ...

 
 
 

"Società aperta" e razzismo moderno.

Post n°81 pubblicato il 21 Gennaio 2010 da liberemanuele
 


"Venite a me, voi stanchi, voi poveri,

Voi masse sofferenti che bramate la libertà,

Voi miseri rifiuti delle vostre coste affollate,

Mandate a me i senza tetto, trascinati dalla tempesta;

Io sollevo la mia lampada accanto alla porta d'oro."

Emma Lazarus, 1883

Come scriveva David Friedman, la ricchezza dell'America sono state le persone e non le cose; fino a metà degli anni '20 le frontiere americane erano aperte a tutti senza grandi restrizioni, l'enorme varietà di persone che sono entrate in quel paese ne ha contribuito in vario modo alla ricchezza materiale e culturale. Gli Stati Uniti sono stati la patria dell'opportunità per tutti, la terra del "self made man", dove i grattaceli sono la degna celebrazione.

Questa è la società aperta, la società che non ha paura di confrontarsi pur salda nei propri valori, la società che preferisce la libertà alla "sicurezza" e basata sull'individuo, la sua responsabilità e quindi il suo egoismo.

Come scriveva Adam Smith "Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che noi attendiamo il nostro pranzo, ma dalla loro considerazione del proprio interesse. Noi ci rivolgiamo non alla loro umanità, ma al loro interesse, e non parliamo mai dei nostri bisogni ma dei loro vantaggi". Ecco tutto: la società aperta si basa sull'opportunità per ognuno di fare il proprio interesse stabilendo rapporti sociali "volontari" al fine di raggiungerli, e non sulla garanzia di poter contare sulla benevolenza degli altri per soddisfare i propri bisogni.

"Le multiformi relazioni tra gli esseri umani - sensibili e delicate, e soprattutto individuali nella loro essenza - non possono mai essere regolamentate dal potere del governo senza portare al disastro una società libera"  Frank S. Mayer

La nostra di società, invece, è ingessata di "buoni propositi". Il potere statale li fa suoi per poi elargirli a sua discrezione, sotto forma di privilegio ai membri della società. All'opportunità si sostituisce il "privilegio sociale" o statale  - che inteso alla Bastiat, altro non è che poter fare molte cose a spese altrui.

Per difendere il proprio privilegio la società si chiude in se stessa e si impoverisce perché finisce per cannibalizzarsi con la pretesa del diritto dell'uno a mangiare il pezzo dell'altro.

D'altronde sono proprio questi "privilegi", questi cosiddetti "diritti", a fare da specchietto per le allodole attirando qui molti disperati. Non si rivolgono al nostro interesse ma alla nostra umanità ... come abbiamo fatto già noi e per paura che non ce ne sia per tutti, chiudiamo..

Ecco il "razzismo" moderno, non più incantato dalle mistiche sul "privilegio" della razza si rinnova a quelle del "privilegio sociale", convinto com'è che la sua fortuna sia nelle cose e non nelle genialità umane che le hanno create.

 
 
 

La lunga marcia di Ron ...

Post n°80 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da liberemanuele
 

Per non perdere di vista una delle personalità più interessanti del panorama politico mondiale. Ron Paul è la speranza più concreta di chi, come me, ha a cuore ancora la "libertà"  e odia gli stupri che essa subisce in paesi come il nostro, da parte di chi ne fa un mero manifesto elettorale perpetuo ...  

 

2012: la nuova, lunga marcia dei libertari di Ron Paul

Carlo Lottieri

Da tempo Ron Paul è la figura di maggior spicco del mondo politico libertario statunitense, ossia di quella parte d'America che vorrebbe ridurre quanto più sia possibile il potere di Washington, porre fine ad ogni genere di iniziativa militare di carattere imperialista, licenziare il welfare State, ridimensionare drasticamente la tassazione e tornare ad una moneta solida. In passato Paul è stato anche candidato alla Presidenza per il piccolo Libertarian Party, ma da anni incarna - con alterne fortune - l'anima più antistatalista del GOP, il partito repubblicano.

Le ultime elezioni presidenziali l'hanno visto protagonista di una battaglia per le primarie che non gli ha certo permesso di arrivare alla "finale" della sfida con il candidato democratico, ma che pure ha attirato l'attenzione di molti per l'entusiasmo che ha saputo suscitare: soprattutto in mezzo ai giovani. Si poteva temere, però, che una volta finiti i molti dollari raccolti e spentasi l'eco della campagna, la stella del deputato texano avrebbe smesso di brillare. Non è andata così.

Nel corso dell'ultimo anno Paul è stato spesso al centro di iniziative parlamentari efficaci (contro la Fed e la spesa pubblica, in particolare), con le quali è riuscito a tirare dalla propria parte un discreto numero di altricongressmen: tanto repubblicani che democratici. Inoltre ha dato vita al comitato Liberty PAC (Political Action Committee), il quale ora sta conducendo una propria battaglia volta a far giungere a Washington (ma anche a far eleggere nelle assemblee statali) il più alto numero possibile di free-market republicans.

Nei giorni scorsi - ad esempio - la stampa ha sottolineato come Paul sostenga nella loro corsa verso il Congresso Robert LowryTim HuelskampJohn Dennis e altri ancora (la lista provvisoria dei candidati al Congresso si trova qui). Per giunta, una notizia degli ultimi giorni è che Steve Forbes ha reso pubblico il suo "endorsement" per Rand Paul, figlio di Ron e candidato al Senato nel Kentucky.

Inizia insomma a delinearsi la speranza di una presenza libertaria, sulla scena politica americana, che vada oltre l'anziano ginecologo. Il quale, da parte sua, sembra già in campo per le prossime presenziali... Se son rose, fioriranno.

 
 
 

Politica ... che buffonata.

Post n°79 pubblicato il 13 Gennaio 2010 da liberemanuele
 

"Berlusconi lancia la riforma fiscale"

Qualche giorno dopo ...

"La crisi economica non consente la riduzione delle tasse" Silvio Berlusconi

Bella prova Cavaliere. Ma saranno stati i soliti comunisti ... gli hanno messo in bocca cose che lui non ha mai detto!! Volevano farlo passare per un liberale ...

 
 
 

Alla radio ....

Post n°78 pubblicato il 12 Gennaio 2010 da liberemanuele
 

Tornando per pranzo dal lavoro, ascoltavo alla radio la stazione che da più di un anno ha sostituito, tra i miei ascolti, Radio Radicale. Si tratta di Radio24, molte trasmissioni interessanti, utili, pochi fronzoli, e una chicca: Oscar Giannino.

Ma non è di questo programma che voglio parlare, ma di quello - non conosco il nome, quando esco alle 12,40 è già iniziato da un po' - che puntualmente uscito dall'ufficio, mi accompagna a casa con un sacco di informazioni sulla gestione del risparmio.

Oggi in particolare, durante la trasmissione, chiama una simpatica signora di Lucca, con uno spiccato accento toscano - che adoro - e parla delle sue vicende di investimento azionario. Investimenti superficiali, sbadati mi verrebbe da dire, basati su un rapporto di fiducia verso un consulente forse sprovveduto, forse in malafede.

Tra questi "sfortunati" investimenti - che hanno portato la signora in questione, in serie difficoltà -  c'erano l'acquisto delle azioni di Alitalia che  ... dal 2002 non fa utile! Lei si fidava: tra il consulente sbadato e l'apporto del Ministero dell'Economia, la signora era sicura che tali azioni fossero redditizie. D'altronde, diceva, se il governo continua vendere le azioni - in quanto titolare di una parte della compagnia - , non vorrà far perdere risparmio ai suoi cittadini .... qui casca l'asino!

Ecco tutta la nostra "ignoranza" e tutta la nostra cecità. Ma l'educazione civica, baluardo della pubblica educazione, ci inculca nel cervello che lo Stato siamo noi ... e noi faremmo di tutto per non farci cadere in certe trappole... La signora comprò le azioni anche perché - come ammetteva in trasmissione - voleva contribuire alla "italianità" della compagnia di bandiera...

Ecco come il governo, che a differenza degli enti privati è sempre in cattiva fede, ci mette in trappola: la retorica nazionale viene sfoderata - ricordiamocelo, anche l'Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale scopre il nazionalismo dell'altisonante "Madre Patria", per pompare i propri soldati a combattere i nemici - per trarre in inganno i cittadini, per sacrificare loro e le loro proprietà ad un qualche ideale fasullo, con il vero obbiettivo di accrescere il proprio potere.

Non bastano tasse pazzesche e regolamentazioni che ambiscono a legiferare anche sull'aria che respiriamo. No! Lo Stato vuole tutto. A volte mi chiedo se il governo, inteso come macchina statale, sia vagamente autodistruttiva. In fondo perché distruggere i risparmi dei propri cittadini, quando siamo una delle nazioni più indebitate d'Europa. Chissà ... Una risposta può essere "per il controllo", ma sarebbe un ragionamento di breve periodo ... che quando si parla di Stato, ci sta tutto.

 
 
 

Una questione di coscienza.

Post n°77 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da liberemanuele
 

 

C'è qualcosa che non và.

Berlusconi ci ha promesso per quindici anni, dico quindici, l'abbassamento delle tasse accompagnato da una più ampia semplificazione. Puntualmente, una volta al potere, disattende quanto promesso. Perché questa dovrebbe essere la volta buona?

Non lo so, speriamo, intanto però vorrei parlare dei tanti che si scandalizzano sentendo parlare di taglio delle tasse.

Partiamo dal presupposto che la nostra è una vera e propria "schiavitù fiscale": lavorare per più di metà anno per il governo - efficiente o meno che sia - è di fatto una schiavitù.

Dato che la libertà è il bene più prezioso che abbiamo, non sacrificabile ad alcun altro bene, una diminuzione fiscale dovrebbe far piacere a tutti. La tassa non è un contributo volontario, la tassa è obbligatoria e questo il governo lo sa e ne abusa!

Come cantavano i Beatles in "Taxman": 

Se guidi una macchina, tasserò la strada,
Se provi a sederti, tasserò il tuo posto,
Se hai troppo freddo, tasserò il caldo,
Se passeggi, tasserò il tuo piede.
...
Perché sono l'Esattore,
Sì, sono l'Esattore.

...
Ora, il mio consiglio per quelli che stanno per morire,
E' di dichiarare i penny che hanno*,
Perché sono l'Esattore,
Sì, sono l'Esattore.
E non lavori per nessun altro che me,
Esattore. 

Ma lo sconforto che accompagna tutte le "obiezioni" a qualsiasi taglio delle imposte, è causato ovviamente da una religione civica che ha compromesso la "ragione" di molti e per cui si sente dire: "ma i servizi poi...", oppure "come facciamo con il debito pubblico?" e i più moderati "ma ciò deve essere accompagnato da una seria lotta all'evasione".

Questo è un risultato della "legge", che trasforma quotidianamente "persone oneste in agenti dell'ingiustizia" come scriveva Thoreau, ed è una cosa molto triste, perché invece di essere solidali gli uni con gli altri, ci dimostriamo invidiosi, sospettosi e spietati, il tutto perché siamo caduti nel tranello del "lo Stato siamo noi" e ci immedesimiamo in questo soggetto collettivo, delegandogli la nostra coscienza, senza chiederci se ciò che fa sia giusto o meno.

Per conto mio, penso che non sia più possibile scindere politica ed etica. Machiavelli ha solo legittimato i governi a fare del loro peggio, è invece il momento di guardare alle cose per quel che sono: la solidarietà collettiva, citata con riferimento al principio cardine della nostra Costituzione, è una vera e propria finzione, la finzione che simboleggia lo Stato moderno, attraverso il quale, come diceva Bastiat, "...ognuno cerca di vivere a spese degli altri".

Un conto è l'azione volontaria del singolo e un altro è la solidarietà di Stato che si basa su un finanziamento coercitivo! Lo Stato non produce ricchezza, si finanzia con le tasse che non sono un contributo volontario,  ma sono l'esproprio del frutto del mio lavoro, la mia proprietà, e questo, per inciso, è schiavismo.

Poi c'è la famosa storia del "contratto sociale" che viene rispolverata ogni volta ci si addentri in questi discorsi. Spooner fa una critica molto efficace a questa argomentazione, armato degli strumenti del diritto privato, introduce una osservazione molto efficace: ma questo contratto, alla fine, chi l'ha firmato? Già, chi l'ha firmato? Io no.

Non sono disposto a lasciare "il giusto" alla mercé del caso, né preferisco che prevalga con "criterio" di maggioranza!

Credo che tante obiezioni cadrebbero una volta fatta rientrare la "coscienza" - individuale, ma non c'è bisogno di dirlo - nel dibattito politico - e se ciò accadesse, probabilmente, non ci sarebbe più un dibattito politico, ma si parlerebbe più semplicemente di rapporti sociali o umani.

"Deve forse il cittadino - anche se per un momento, o in minima parte - affidarsi sempre al legislatore? E allora, perché ogni uomo è dotato di coscienza? A mio avviso, dovremmo essere prima di tutto uomini, e poi cittadini. Non è auspicabile che l'uomo coltivi il rispetto della legge nella stessa misura di quello per ciò che è giusto."

Henry David Thoreau "Disobbedienza Civile"


ECCO UN BEL ARTICOLO DI NICOLA PORRO APPARSO SU "IlGiornale" DI IERI. 

 

 
 
 

Va bé ... Auguri!

Post n°76 pubblicato il 26 Dicembre 2009 da liberemanuele
 

 

 

I festeggiamenti sono iniziati, Natale ha portato doni e un giorno di pace (per lo meno si spera) per tutti. Adesso già si pensa a giovedì, la fine dell'anno, e intanto lunedì per alcuni si tornerà a lavoro. Che dire di queste feste ... nulla di interessante. Come tutti gli anni faccio i conti tavole troppo imbandite, parenti che sbucano da ogni porta e qualche regalo che non guasta (Sara mi ha stampato e rilegato l'Azione Umana di von Mises!!! troppo forte 'sta frega!).

Cerco di non seguire troppo le vicende politiche trincerandomi dietro un placido "Non mi interessa" ... ormai è anche passata la riforma sanitaria voluta dal Nobelissimo Obama, Ryanair da gennaio chiuderà con le rotte nazionali (la libera impresa nell'Italia berlusconiana va forte!) e Copenaghen non ha avuto risultati (e sta a vede' che bisogna ringraziare il nazionalismo 'sta volta).

Già Ryanair ... mi è capitato di leggere qualche mese fa un libro interessante su questa fantastica compagnia e sul genio che ne sta a capo, Michael O'Leary. Togli tutto l'inutile e rimane solo il meglio: viaggiare a basso prezzo!

Ma questo è importante per noi "umili", quelli che faticano ad arrivare alla fine del mese, che si barcamenano tra un lavoro e un altro e che magari, per Natale, con qualche liquidità in più (tredicesime, la bustina della nonna o semplicemente i pochi spiccioli risparmiati) si vogliono fare un viaggetto per qualche capitale europea. La stessa politica aziendale per cui sui biglietti appare il costo del biglietto diviso dalle tasse è un aiuto per la consapevolezza del viaggiatore dei costi cui fa fronte - quindi anche dell'onnipresente peso statale.

Fino ad oggi Ryanair è stato un valido ed economico mezzo anche per gli spostamenti nazionali, ma da gennaio non più ( mentre rimangono le rotte europee).

Ma vediamo cosa è successo. Ryanair e lo stesso Enac quattro anni fa, firmano un protocollo che prevede per il check-in la validità dei soli documenti di identità e passaporto. All'indomani di una sentenza del Tar, l'Enac ne approfitta per cambiare le carte in tavola. La solita storia all'italiana: le regole non sono mai certe, gli operatori di una qualsiasi settore sono soggetti a nuovi rimescolamenti da parte dello Stato che gode nel far vedere chi comanda. Ryanair non ci sta, per responsabilità e serietà, e si tira in dietro: in gioco è la sicurezza dei passeggeri e per una compagnia aerea seria queste buffonate sono davvero troppo!

Michael O'Leary è stufo delle autorità italiane, che già con la vicenda di Ciampino hanno dato prova della politica aggressiva a favore di Alitalia - che dopo averci dato in pasto i suoi debiti, già ne sforna di nuovi.

I potenti d'altronde non hanno problemi di trasporto: viaggiano in prima classe con tutto spesato da noi. I dirigenti Alitalia poi sono amici intimi della politica, ne viene che per difendere la compagnia di bandiera e i suoi lussi ne paghiamo tutti le spese - perchè un concorrente in meno nelle tratte nazionali farà volare il prezzo (almeno quello) dei biglietti.

Siamo proprio un bel paese ...

Va bé ...Buone Feste!

 
 
 

Ecco l'occasione che aspettavano per oscurare internet.

Post n°75 pubblicato il 18 Dicembre 2009 da liberemanuele
 

 

 

"Internet è la nuova piazza. Il coprifuoco è un pericolo"

Alberto Mingardi, fondatore dell'Istituto Bruno Leoni ed esperto osservatore della Rete: "La censura alimenta gli estremismi". E sull'istigazione a delinquere "le leggi ci sono già"

di Massimo Malpica

Tartaglia aggredisce Berlusconi, poi carnefice e vittima incendiano il web. Su Facebook si moltiplicano i gruppi che inneggiano all'aggressore. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni parla di «squadrismo fascista» su internet. E valuta di presentare in Consiglio dei ministri «misure per l'oscuramento dei siti» su cui prolifera la violenza da tastiera. È la risposta giusta al fenomeno? No, perché non siamo di fronte a un contenuto editoriale, il paragone non è con i giornali ma con la piazza, sostiene Alberto Mingardi, fondatore dell'istituto Bruno Leoni, centro studi liberista, e osservatore delle dinamiche del web. «Maroni - esordisce - è un ottimo ministro, non a caso non ha mai pensato a leggi speciali per proibire la produzione o la vendita di miniature del duomo di Milano per impedire nuove aggressioni. Quel modellino è stato lo strumento che ha ferito Berlusconi, e i social network non sono che strumenti: luoghi in cui la gente può aggregarsi ed esprimersi».

Augurando la morte al premier, o «santificando» l'uomo che l'ha aggredito.
«Sciocchezze se ne dicono nei bar come su internet. La colpa non è né dei bar né di internet. Certo, c'è il fatto inquietante, sociologicamente indicativo, del proliferare di gruppi spontanei su Facebook. Ma si può anche notare come rapidamente i gruppi "pro Berlusconi" abbiano superato quelli dei fan di Tartaglia. Con i social network si vede velocemente l'emergere di un fenomeno, la risposta di un pezzo di società - quella che usa internet - rispetto a quanto accade nel mondo».

Blog, Facebook, Twitter sono «spie» dell'opinione pubblica?
«Sono un termometro delle tendenze. Uno strumento che si presta all'uso politico, come si è visto con Obama. Un network è una rete, composta di piccoli snodi, creati momento dopo momento, liberamente, da persone che rappresentano quanto di più alto e di più bello (ci sono fan di Glenn Gould, non solo di Tartaglia, su Facebook), oppure cose ben meno commendevoli. Grazie a questi strumenti, possiamo guardare dentro la società come non abbiamo mai fatto».

E una norma non orienta reazioni. A meno che non incarnino un reato.
«Ovviamente no. Non possiamo proibire l'idiozia. E se c'è una concreta istigazione a delinquere, le leggi ci sono già. Solo allora bisogna chiedere la rimozione del contenuto penalmente rilevante. E bisogna capire che quando c'è, la responsabilità penale è personale. Le multe per eccesso di velocità non le paga la società Autostrade. Non si possono incolpare le infrastrutture per gli errori degli utenti».

Ma sono queste a dare a quel contenuto visibilità e fruibilità.
«Ma questi non sono contenuti editoriali, non c'è una scelta delle notizie o dei contenuti che cade dall'alto, non c'è un sommario, non c'è un direttore. Gli stessi utenti si esprimono, e decidono quali contenuti sono i più visti o letti. Se il governo considera i contenuti di un gruppo di Facebook come fossero contenuti editoriali, sbaglia oggetto: il paragone non è il giornale, ma la piazza. Eppure YouTube è sotto processo per un video che mostra sevizie a un ragazzo down. Però rispetto al filmato il problema non era tanto che fosse guardato, ma che qualcuno avesse commesso quell'azione».

C'è anche il problema di eliminare i contenuti, e il rischio dell'emulazione.
«Gli anticorpi ci sono già: il video è stato rimosso perché segnalato dagli stessi utenti come inappropriato. Stessa cosa è capitata su Facebook per alcuni gruppi inneggianti all'aggressione. Il meccanismo di eliminazione, come quello di conferimento, avviene dal basso: è affidato al buon senso e all'intelligenza degli utenti. Non è una cosa da fare per legge».

Ma se manca il buon senso?
«Ovviamente ci sono quelli che non si rendono conto di quello che scrivono. È un modo di intervenire nel dibattito pubblico che ha un costo molto basso, quindi si è meno cauti nel valutare le conseguenze. Ma immaginare una legislazione speciale sarebbe come vietare le piazze. Queste sono le nuove piazze, che facilitano espressione e aggregazione».

Il coprifuoco non è la risposta.
«No, né lo è l'oscuramento: fa sempre male alla democrazia. Lo sa bene chi ne fu vittima perché spezzava il monopolio della Rai».

Le manifestazioni potenzialmente violente, in piazza, si proibiscono.
«Attenzione. In una piazza virtuale non si danneggiano né cose né persone, ci sono solo parole. Magari sgradevoli, stupide. Ma parole. Semmai è la proibizione che diventa un elemento di straordinaria forza per gli estremismi».

Da IlGiornale, 16 dicembre 2009

 
 
 

La conferenza eco insostenibile.

Post n°74 pubblicato il 11 Dicembre 2009 da liberemanuele
 

Sono contento di essere nato in quest'epoca. Mi piace farmi la doccia quando voglio, cambiarmi la biancheria tutti i giorni e potermi vestire non pensando solo a coprirmi, ma magari soddisfacendo anche i miei gusti estetici o la mia voglia di mettere qualcosa di nuovo. Il tutto pur non essendo nessuno. Magari in epoche passate se lo potevano permettere solo i nobili. Poi, dimenticavo, adoro il caffè, quello della macchinetta del bar. Adoro prenderne più di uno al giorno, senza né fretta né zucchero, due dei tre nemici dell'espresso in tazzina ... chi è il terzo? Ma che domande! Rampini!

"Se si calcola l'energia consumata per coltivarlo, raccoglierlo, trasportarlo, infine azionare la macchina del bar, 6 tazzine di espresso al giorno, in un anno equivalgono alla CO2 immessa nell'aria da un volo Roma-Londra"

Federico Rampini, giornalista che ha scritto pagine bellissime su Cindia - Cina e India -, oggi si fa campione di eco-baggianate. Rampini condanna l'abitudine di lavarsi troppo, quella di lavare troppo i propri capi di abbigliamento e l'abitudine di comprare ogni stagione qualcosa di nuovo. Non per niente Rampini scrive su New Scientist ... ecco un altro scientista che vuole ridisegnare le nostre vite e le nostre abitudini: come se la complessità umana non esistesse, come se la massa-gregge debba essere guidata verso il proprio bene.

A Copenaghen intanto si fa a gara a chi la spara più grossa, si gioca molto sulle emozioni: l'uomo è un male per la terra, ora deve porre rimedio. Così, sull'onda dell'emotività, il potere coglie l'occasione per celebrarsi ed evitare di affrontare un' analisi razionale dei costi delle loro "buone intenzioni" - che com'è noto, lastricano la strada per l'inferno.

Sviluppo sostenibile fa rima con sussidi pubblici, al soldo degli altri: poco importa se improduttivi e se gonfiano una nuova "bolla": la salvezza del pianeta, non ha prezzo.

Zenawi, primo ministro etiope, dice alla Stampa che il suo continente è la prima vittima del Global Warming. Ha ragione, fa notare Mingardi su "IlRiformista" del 9 dicembre, ma non per le ragione da lui intese: "Ridurre le emissioni in economie che faticosamente stanno raggiungendo la rivoluzione industriale, significa aumentare in modo spropositato i costi delle imprese, rallentare il treno dello sviluppo, strangolare nella culla la possibilità di uscire dalla povertà".

Intanto viene fuori il Climagate: importanti scienziati inglesi, si mettevano d'accordo via mail, per truccare i dati climatici scomodi, che non confermavano l'emergenza clima, e per mettere in cattiva luce chiunque nel mondo della scienza osi non conformarsi al catastrofismo.

Ma arriviamo al dunque della conferenza di Copenaghen: l'esercizio di potere nel ridisegnare la vita delle masse ha un prezzo, piuttosto salato anche, 143 milioni di euro secondo Matthew Sinclair di "Taxpayers' Alliance". Perché sia chiaro, siamo noi che dobbiamo rinunciare alla vita comoda, mentre loro alloggiano in alberghi di lusso a nostre spese.

Al Gore ce lo insegna, il profeta verde ci dice come siamo sbagliati, che la crescita economica così com'è non è eco sostenibile, poi lui in un mese consuma quanto una casa statunitense media in un anno: 221,000 kWh nel 2006 per illuminare, riscaldare e abitare le 20 stanze della villa con piscina a Nashville - stime del Tennessee Center for Policy Research mai smentite.

Così Copenaghen. Poco importa del paradosso dato dall'emettere in 11 giorni 41.000 tonnellate di CO2 (come una città di 150.000 persone in un anno).

Andrew Gilligan fa due conti: 15.000 delegati; 5.000 giornalisti; 98 leader politici. Ognuno di loro in un giorno emetterà la quantità di CO2 che n cinese emette in sei mesi.


"Ma, dimenticavo. Costerà un mare di soldi, produrrà un oceano di emissioni, ma senza questo vertice, come faceva Greenpeace ad avere tanta risonanza coi suoi manifesti? "

Carlo Stagnaro

 

 
 
 
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