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lughe_sarda
   
 
Creato da lughe_sarda il 03/12/2007

Il VENTO dell'OVEST

graffi blu su pagine bianche per fermare il vento...

NOTE NEL VENTO

Dedicata a: scorci di luce
*Ludovico Einaudi*
*giorni dispari*

 

 

MAI PIù VIOLENZA SULLE DONNE

violenza_ NO alla violenza

CHIAMA IL

numero verde VD

PERCHE' NULLA GIUSTIFICA UNA VIOLENZA

 

ALDA MERINI

La verità è sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa. Ma l'amore della povera gente brilla più di una qualsiasi filosofia. Un povero ti dà tutto e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

 

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“Spaventa il pensiero di quanto potrà accadere fra una ventina d’anni quando tutti i testimoni saranno spariti. Allora i falsari avranno via libera, potranno affermare o negare qualsiasi cosa.” Primo Levi

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Perchè la memoria non venga mai meno...  

 

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è un difficile momento..eppure, quante altre volte lo è...
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Ma chi sei carissima... perchè mi sei così vicina e non sò...
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Una targa non basta...

Post n°613 pubblicato il 02 Aprile 2012 da lughe_sarda
 

18 Marzo 1978 due giovani percorrono via Mancinelli per andare a cena: più tardi devono tornare al Leonca per il concerto organizzato. 

Un attimo prima sorridono e si raccontano la giornata, amici di sempre nella vita e nelle attività, un attimo dopo sono riversi sul marciapiede per i colpi di pistola che li hanno freddati.
Fausto Tinelli e Lorenzo Iannelli sono morti allora in un agguato politico ancora impunito.
....
I giardini sono come me li ricordavo o, forse, l'emozione di essere di nuovo qui in questo quartiere pieno di dolorosi ricordi mi fa guardare con gli occhi di allora.
Eppure, l'angolo dove ci siamo seduti ed abbiamo continuato a piangere, per giorni, mi sembra intonso.
Sono passati più di trent'anni ma le sensazioni di allora sono immutate e il graffio duole.
La targa e' lucida, bellissima quasi come erano loro: giovani uomini con grandi sogni e grandi speranze e il sorriso di chi va incontro alla vita con la convinzione di poter cambiare il mondo e abbattere le ingiustizie.
Non ero presente quando hanno apposto la targa in loro memoria, lontana quattrocento chilometri da qui, ma forse non sarei venuta perché nonostante il tempo questo resta un luogo pieno di lacrime, una ferita aperta che non sanguina più ma, duole sempre.
Ci son voluti anni perché ripassassin di qui, anche solo in macchina, perché davanti a quelle chiesa su quel marciapiede insieme alle alle lacrime se n'e' andata anche una parte di me: morire per un ideale in tempo di pace era troppo. Loro erano gli ultimi di una lunga serie e per me era inaccettabile.  
Per chi ha vissuto quel periodo comprende fino in fondo ciò che dico. 
Ci conoscevamo tutti a prescindere dall'appartenenza perché eravamo parte di qualcosa: il movimento. Credevamo di poter cambiare le cose, di migliorare i quartieri in cui vivevamo, di rendere migliore la vita di tutti.
Quell'infame attacco fu per molti di noi troppo: altre due vite spezzate per l'ideale di giustizia e libertà.
Abbiamo pianto abbracciati, abbiamo urlato la nostra disperazione e seduti su quel marciapiede insieme alle migliaia di giovani di allora abbiamo detto addio a Fausto e Iaio.
A distanza di trent'anni il loro omicidio  resta, ancora,  impunito.
Dal giorno dei funerali non mi sono più fermata nei giardini di piazza Durante o nel quartiere Casoretto perché una parte di me e' rimasta su quel marciapiede davanti alla chiesa. Perché e' un dolore che si rinnova ogni anno da trent'anni.
Mi siedo un attimo e lascio che i ricordi scivolino insieme a qualche lacrima rabbiosa.. Una targa alla memoria di Lorenzo Iannelli e Fausto Tinelli. Una targa che seppur apprezzabile non e' sufficiente, non per me. 
Fausto e Iaio, il quartiere casoretto e tutti noi aspettiamo giustizia, solo allora sarà onorata la loro memoria.
Solo allora non saranno morti invano!

Lughe1

 
 
 

Il profumo della notte...

Post n°612 pubblicato il 27 Marzo 2012 da lughe_sarda
 

E' silenzio nei riflessi luminescenti della notte.

I rumori rimbombano e le ombre si allungano riempiendo i muri di sfumature grige e nere. E' stato difficile, lungo e doloroso, far luce su quelle ombre ed e' bastato un attimo perché riemergessero dalla profondità in cui erano state rinchiuse, prepotenti e distruttrici più di prima.

Ed e' stato necessario ancora tanto tempo perché ritornassero ad essere solo evanescenze nel buio della notte.

Si! E' stato difficile e non meno doloroso ma, tal volta, riponiamo il nostro affetto in persone sbagliate. Non sbagliate nell'essenza, semplicemente sbagliate per noi: siano esse un amore, un amica.

Perché accade non so dirlo ma, accade e la ferita che lasciano ha bisogno di tempo perché smetta di sanguinare e divenga una tra le tante cicatrici che segnano i nostri passi in questa vita.

....

Trovo il passo su melodie antiche nel glissato al sax. Scivolo nel legno levigato respirando il profumo di cera e note nel riflesso che guardo senza vedere perché non importa se la punta e' perfetta, se la gamba e' ben piegata.

Importa solo il brivido che corre lungo la schiena cicatrizzando ogni singola ferita, asciugando ogni singola lacrima.

Il glissato penetra fin nelle viscere scaldando il cuore e facendo scorrere più veloce il sangue. Il corpo si muove in tutt'uno con la melodia e il mondo e' lontano.

Il mondo con il suo dolore, le parole stonate chiuse oltre la porta di quella casa dove non sarà permesso entrare. Non più.

Per un attimo, solo un attimo tutto torna al suo posto nei segni dell'anima.

Lughe1

 

 
 
 

Il pacato confronto

Post n°611 pubblicato il 16 Marzo 2012 da lughe_sarda
 

Gentile Signore,

grazie per il dialogo civile perché la dialettica e il contraddittorio pacato genera sempre positività. 

La domanda che mi pone, articolata e motivata, e' stimolante ma se così, slegata dal contesto della riflessione la si pone spontaneamente Le chiederei "perché Lei non e' di sinistra"ma, il contraddittorio mi consente invece di ragionare su fatti storici inconfutabili che, a mio parere, hanno segnato in modo indelebile con una macchia nera la nostra storia di italiani.

Concordo, in parte, quando afferma che la storia la scrivono i vincitori ma, il periodo che Lei tratta ha generato documenti e immagini che non consentono interpretazioni di parte n'è fraintendimenti generati da ideologie contrapposte. 

Un fatto sono le leggi razziali promulgate dal regime che non permettevano agli italiani di girare liberamente, di lavorare, di vivere.

Un fatto sono le carcerazioni dei "diversi", degli zingari e il rifiuto di cure ai bambini con "difetti".

Un fatto e' l'alleanza con la Germania che occupo' l'Italia con le sue truppe e fece razzie dei beni inestimabili di proprietà della nostra nazione.

So che può sembrare intransigente l'affermazione che sto per fare ma, questi fatti sono bastati, a me, per non avvicinarmi mai all'idea fascista. Per me, questi fatti, inficiano tutto quello che di buono può essere stato fatto nel periodo della dittatura mussoliniana. E, badi bene, lo stesso giudizio, se così si può chiamare, lo esprimo per ogni dittatura generata da un idea.

Sa,  perché un'idea sia veramente generatrice di novità deve permettere la libertà individuale o sociale, ancor meglio, di decidere se quell'idea e' condivisibile oppure no. Se questa libertà non c'è, per quanto possano essere positivi gli intenti, non potrà mai trovare il mio pieno interesse e/o appoggio.

Strano? All'apparenza può anche sembrarlo, dipende da quale punto di vista si ragiona e mi permetta il punto di vista non e' comunista.

Strano vero? Non lo e' se si esce dai luoghi comuni o dalle etichette che si ha bisogno di dare all'altro: comunista, cattolico, mussulmano. Credo invece che da questi schemi si debba uscire perché non sempre riescono a configurare la storia e l'idea dell'altro. Ovviamente vale in qualsiasi contesto si ragioni e da qualsiasi parte si sia deciso di sedersi perché e' l'indifferenza il male di questa società non l'aver un'idea suppur e' un'idea che non condivido e non comprendo, in tutta onesta'.
La ringrazio per la pacatezza dei toni e Le lascio una delle affermazioni che hanno segnato la mia formazione e seppur consapevole dell'utopica visone continuo a credere che, forse, un giorno potrà essere realizzata.
Con rispetto, i miei più cordiali saluti.



Nessuno stato, per quanto democratiche siano le sue forme, foss'anche la repubblica politica più rossa, popolare solo nel suo falso significato noto con il nome di rappresentanza del popolo, sarà mai in grado di dare al popolo quello che vuole, e cioè la libera organizzazione dei suoi interessi dal basso in alto, senza nessuna ingerenza, tutela o violenza dall'alto, perché ogni Stato, anche lo stato pseudo-popolare ideato dal signor Marx, non rappresenta in sostanza nient'altro che il governo della massa dall'alto in basso da parte della minoranza intellettuale, vale a dire quella più privilegiata, la quale pretende di sentire gli interessi ideali del popolo più del popolo stesso. Michail Alexandrovič Bakunin

 
 
 

Colori (29.12.2007)

Post n°610 pubblicato il 13 Marzo 2012 da lughe_sarda
 
Foto di lughe_sarda

e mi hai detto: " raccontami una storia"

Nel tempo senza tempo, ove il silenzio è empio delle note lievi del flauto di fata birichina, si sussurra, nelle sere stellate, la storia della fanciulla dai capelli rossi che non conosceva i colori perchè credeva di aver perso i ricordi.

Era il tempo delle more, gli alti platani rilucevano ai raggi del pallido sole dell'alba. Il sentiero che portava al villaggio era in penombra nascosto alla luce dagli alti fusti che lo circondavano e una fanciulla dai capelli rossi cercava un riparo sicuro dalle paure che i racconti tra il vero e la leggenda avevano creato. 

Alla fine del sentiero una piccola casa dal tetto rosso, solitaria nel mezzo di una radura la fece fermare. Quanto era bella con le persiane viola, le tende rosse di pizzo e il cancello di un blu cobalto che scaldava il cuore. Ma la fanciulla non notò l'insieme dei colori pazzi ma solo che era minuscola e solitaria così come lei si sentiva. Si fece coraggio bussò e attese osservando l'infinità di fiori che circondavano il piccolo steccato e le sembrarono tutti uguali e spenti, grigi ancor di più nel verde accecante del prato.

All'improvviso, dopo un tempo che le parve infinito, la porta si spalancò. Con sua grande sorpresa una donna bellissima vestita dei colori dell'arcobaleno le sorrise, per un attimo non seppe cosa dire a quegli occhi di un blu così intenso da perdersi. Non sapeva che chi le sorrideva era la Fata dei colori, la più bizzarra e fantasiosa tra le fate del bosco ma, anche quella che sapeva guardare oltre il grigiore di occhi spenti. 

"Buon giorno, mia cara - disse la Fata - benvenuta nella mia piccola dimora, accomodati accanto al camino la colazione ci aspetta." La fanciulla sorrise ed entrò. La grande cucina delle sfumature più lievi del pervinca era calda e accogliente alla luce del focolare; il tavolo imbandito di ogni delicata prelibatezza, sembrava aspettasse lei. Sorrise incerta ma non fece domande si sedette e assaporò lentamente il buon caffè caldo, la torta al caramello appena sfornata.  La fata sorrideva e parlava di un tempo in cui la casa era sempre affollata da viandanti che sostavano per un buon caffè e ascoltavano le storie del bosco. 

Poi si fece silenzio, la guardò e le chiese: "Perchè bambina, non ti piacciono i colori? Il nero è il colore del buio e della paura e tu più nulla devi temere" Ed ella rispose: "Non è vero che non mi piacciono i colori e che non so riconoscerli, per me è tutto nero e grigio. Il rosso, il verde, il blu sono dimenticati insieme alla strada percorsa" 

La Fata non disse nulla ma le chiese di accompagnarla sul retro della casa dove il prato si confondeva con il bosco e il suono del flauto era più chiaro all'udito dell'uomo. La fece sedere accanto al grande albero di ulivo e le disse: "Ti dono tre matite, se saprai guardarle con gli occhi del cuore potrai colorare questi fiori delle sfumature più lievi e più accese. Guarda oltre il nero delle lacrime dolorose, oltre il grigio del ghiaccio più duro e ritroverai i tuoi ricordi e con essi i colori" 

La fanciulla rimase in silenzio senza sapere che fare, i colori l'avevano abbandonata e forse nulla li avrebbe riportati. Guardò il grande ulivo e si accorse che le piccole foglie erano sfumate nei toni del verde più chiaro, più scuro, c'era il giallo e il rosso.  Leggere lacrime cominciarono a scivolare silenziose chiuse gli occhi e i ricordi perduti riaffiorano con la forza del vento, l'impetuosità del mare in tempesta. Strinse più forte le matite e i fiori si colorarono di un tenero azzurro come i sorrisi sinceri. Di un pallido giallo come l'affetto delicato. Il rosso per la passione e il blu per l'amore. L'argento per le lacrime di gioia. Il rosa per la malinconia e il verde per la vita.  Si alzò con passo leggero rientrò in quella piccola casa dal tetto rosso e disse: "Grazie ho riavuto i ricordi, il nero lo appoggio qui perchè diventerà inchiostro blu su fogli bianchi che il tempo ingiallirà.." 

Da allora ogni anno al tempo delle more il bosco di colora di rosso, di verde, di blu, di rosa e di giallo per ricordare che il nero è solo un segno che fa rilucere le stelle, perchè sono i ricordi che dipingono la vita.

Lughe1

 

 

 

N.B.: foto dal web

 
 
 

Verso gli altri...

Post n°609 pubblicato il 12 Marzo 2012 da lughe_sarda
 

Mia carissima,

non si possono n'è si dovrebbero cambiare gli altri perché se questo e' l'intento significa che l'altro non ci piace fino in fondo e non si può pensare che per uno/a che ci ha fatto del male tutti lo faranno.

Forse e' vero che pur essendo profondamente incapace di aprirmi agli altri ciò non mi impedisce di essere comunque portata verso l'altro, a maggior ragione se l'altro e' una donna in difficoltà o con un dolore antico mai sopito completamente.

Non importa, ti dico, e' solo una cicatrice tra le tante.

Non importa se la vicinanza e' solo l'attimo del bisogno e se in quell'attimo ti portano via un piccolo pezzo di te perché saprai di aver teso la mano ad un essere umano in difficolta':basta questo. Basta a me.

La delusione e' forse il prezzo che si paga ad essere sempre solidale o come dici tu, incapace di dire di no all'altra che si avvicina ed e' in difficolta'.

Mi ha fatto male? Si, certo. Eppure non importa.

Per una persona così se ne incontrano molte altre che lasciano un pezzetto di cuore seppur l'incontro dura attimi e, perché no, a volte, grazie proprio a persone così si incontrano altre anime che sai non ti lasceranno mai sole, qualunque cosa accada, qualunque distanza momentanea possa separarci.

Non si possono, n'è si devono cambiare le persone se lo facessimo saremmo come loro. Proprio come coloro che si avvicinano con un bisogno e in quel bisogno provano a cambiarti.

Da costoro mi allontano sempre perché l'amore, l'amicizia non e' questo.

Non crucciarti, di delusioni ve ne saranno altre e saranno proprio le donne che difendo sempre a renderle più cocenti ma, non importa perché anche questo fa parte della vita.

I miei punti di riferimento sono sempre li', belle e speciali insieme a mia sorella.  Loro, tu, ci sarete sempre e questa e' l'unica cosa che conta.

Il resto e' la vita: pagine bianche scritte ad inchiostro blu e riposti in cassetti profondi.

Ho trovato il passo. Tu la musica?

Con affetto,

Lughe1

 
 
 
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*Kofi Annan, 25 novembre 2000*

 

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19 Luglio 1992  

 

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