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lughe_sarda
   
 
Creato da lughe_sarda il 03/12/2007

Il VENTO dell'OVEST

graffi blu su pagine bianche per fermare il vento...

NOTE NEL VENTO

       

Dedicato: ....
*Ludovico Einaudi*  - *Divenire*

  

 

©A SAX

©Corre la forbice...

corre la forbice
tra fili e colori
di seta, di cotone, di lana, di panno
lieve la mano piega, imbastisce, rifila, allunga, ferma
sfumature in balli imperfetti, in canti leggeri
un lungo telo di vita costruito tra mani tremanti
coraggio immutato, ombre negli occhi nel cuore impavido
sguardi fieri nel coraggio di viversi
una danza leggera tra pezzi mancanti,
vite stropicciate, accartocciate, strattonate
la danza della volontà di vincere sul male
la danza della vita
per fermare il Vento
Lughe1

 

QUESTO BLOG RIVENDICA IL DIRITTO ALLA LAICITÀ

 

NEI PASSI VICINI

ANIME AFFINI

il cielo
di rosso si tinge
nella sera che avanza
scie di fuoco
a ricordar emozioni
che nell'attimo
parole han regalato
parole
come note
di un pentagramma
a suonar melodia
di anime affini
©Lughe

Dew
Specchio
Morgan
Marion
Julieanne
Ladyjane
Electra

 

DONNE, SCONFINATE EMOZIONI DELL'ANIMA

..Voglio rimanere me stessa nella folle corsa dei miei giorni, pagine bianche da riempire a matita..
*R. Cosentino*
 

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Donna
Martha
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Lucedoriente
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Passi

 

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a la prochaine!
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"se ti emozioni con gli scritti che trovi nel web rendi onore a chi ti regala un pezzo d'anima.. Quando copi qualcosa cita sempre in calce l'autore"
*
Cristina Khay*
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Rumori sordi..

Post n°421 pubblicato il 07 Novembre 2009 da lughe_sarda
 
Foto di lughe_sarda

La violenza toglie tutto. Ci toglie dal corpo all'anima passando dalla stima di noi.
Diventiamo incapaci dei gesti più banali, delle azioni più semplici, delle decisioni più facili come: cosa indossare, cosa mangiare.
Immobilizzate dalla paura dell'errore che genererà dorole ed allora restiamo immobili nell'illusione che quell'immobilità di pensieri e azioni possa fermare la sua violenza.
La demolizione della stima di se è uno degli aspetti più faticosi del recupero. Una riconquista che, a volte, dura tutta la vita.

Per anni ho vagato al ritmo del dolore delle ossa che si rompono.
Fa un rumore sordo l'osso che si rompe; non udibile all'esterno, ma dentro ti rimbomba dalla mente all'anima per attimi che sembrano eterni e lì resterà per sempre.
Anche dopo. Anche quando tutto è passato e la vita è tornata tua quel suono ti accompagnerà e alla vista di un osso rotto, qualunque sia la casua, le lacrime riempieranno gli occhi perchè quel dolore resterà vivo dentro di te.
Ti permetterà, anche, di riconoscere la causa perchè lo sguardo di un essere umano cambia quando quell'osso è stratto spezzato intenzionalmente con "amore".
Non importa se è accaduto anche solo una volta, quel suono resterà tatuato nell'anima in modo indelebile.

Cammino con un tutore perchè una delle tante ossa rotte non si è rimarginato come avrebbe dovuto. Un regalo d'amore dell'uomo che aveva giudato, davanti a Dio e agli uomini, di amarmi e proteggermi per il resto dei suoi giorni.
Non sapevo, il giorno dei voti di promessa, che era da lui che dovevo proteggermi.

Sono passati molti anni dalla scelta di abbandonare al suo destino quell'uomo che avevo amato profondamente, forse, più di me stessa. Così profondamente da aver negato la verità, agli altri e a me, per lungo tempo.
Tempo così lungo da uccidere un giorno dopo l'altro l'amore che provavo per lui.
A volte mi chiedo come potevo essere così cieca.
Otto mesi è il tempo della nostra vita insieme che posso ricordare con dolcezza. Otto mesi sono bastati perchè il suo vero io venisse allo scoperto facendomi dimenticare l'uomo premuroso, attento e dolce che avevo conosciuto.
Mi chiedo, qualche volta, se quell'uomo sia mai esistito o se fosse frutto della mia fantasia.
Mi sono chiesta, nei lungi mesi di recupero perchè non scappai subito da quell'incubo. Mille le supposizioni iniziali che contenevano solo una parte di verità. Un modo per giustificare me stessa e anche lui.
Oggi so che la violenza riesce a penetrare così profondamente nell'animo da farla apparire quasi normale. Così profondamente minando il tuo io al punto da convincerti che tu sei la causa di tutta quella violenza.
Parli troppo o troppo poco; ti vesti male o troppo bene; cucini male o troppo bene; non sai stare composta; non capisci.
Fino al punto di non muoverti più, di non pensare se non quando e solo se è lui a dirtelo; se non quando e lui a chiederti di muoverti.
Ho imparato che tutto questo avvolge molte donne che, come me, hanno subito per lungo tempo violenza di ogni genere ed ha un nome: "sindrome di Stoccolma"
E so che non ero io ad essere sbagliata o incapace ma lui.
Quando uscii dal torpore del buio ancora oggi non saprei dirlo. Forse il giorno che il rumore dell'osso che si rompeva rieccheggiò sordo e baritonale in quella stanza arredata con gusto, ma che non mi apparteneva.
Tre mesi di ospedale e tre mesi di riabilitazione possono sembrare un tempo infinito. Per me furono la salvezza: I giorni della consapevolezza, mi piace chiamarli.
Uscii dall'ospedale zoppicando, ma da allora nonostante il modo ondulatorio che mi contraddistingue, non mi sono più fermata. Ho continuato a camminare verso la mia nuova vita con determinazione anche se zoppa.
Non ho più rivisto quell'uomo, nè so come sia oggi la sua vita: è morto la sera che mi ha rotto quell'osso e poi ha preteso che asciugassi le sue lacrime di coccodrillo.
Quel giorno sono morta e rinata, anch'io, in un lasso di tempo così breve da non essere percepito da nessuno, se non da me.
Nella mia rinasciata nè lui, nè tutto quello che intorno a noi c'era poteva far parte della mia nuova vita. La povertà di tutte quelle persone mi aveva quasi ucciso, non lo avrei più permesso.
In fondo era sempre stata sola potevo continuare ad esserlo, ma con una vita nuova.
In realtà da allora sola non lo sono più stata. Non da quando ho varcato la soglia della Casa sul Fiume dove ho incontrato questo variegato gruppo di Donne ballerine che mi sono accanto, ovunque io sia.
E non so più cosa significhi silenzio da quando, spronata dai racconti attorno al camino decisi di ricominciare ad insegnare.
I piccoli cigni riempono di sorrisi il giorno colorandolo delle sfumature più lievi della sincerità che solo i bimbi sanno regalare.

La violenza toglie tutto e come a tante donne, a me a tolto tutto per un lasso di tempo così lungo da non riuscire a quantificarlo.

A volte sfioro le cicatrici con la punta delle dita per ricordare a me stessa che quello non era amore, che si può ricominciare ad amare e che si può essere amate senza dolore. Quando accade alzo gli occhi e l'amore che leggo, nonostante gli anni, nello sguardo del mio compagno mi scalda il cuore.
Cammino con un tutore, ma sono libera.
I "miei" bimbi giocano con me, raccontando storie fantasiose su questo "aggeggio" che mi permette di camminare. Sono la loro maestra bionica ed io sorrido per questo nomignolo affettuoso che mi fa sentire parte del loro mondo.

La violenza mi ha tolto tutto, ma io quel "tutto" me lo sono ripreso con gli interessi.

 
 
 
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19 Luglio 1992  

 

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“Spaventa il pensiero di quanto potrà accadere fra una ventina d’anni quando tutti i testimoni saranno spariti. Allora i falsari avranno via libera, potranno affermare o negare qualsiasi cosa.” Primo Levi

Binario 21
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