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Siamo tutti piccoli soldati in guerra,chi si arrende è perduto

Post n°556 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da luigiderosa1
 

 



L'Imperatore del Male
di Siddharta Mukherlejee
Una biografia del cancro
pagine 726 Neri Pozza € 19,00


"Si dice che se conosci il tuo nemico e conosci te stesso,
non correrai pericolo in cento battaglie; se non conosci
il tuo nemico ma conosci te stesso, ne vincerai una e perderai
l'altra; se non conosci nè il tuo nemico nè te stesso, correrai
pericolo in ogni battaglia".
Sun Tsu, l'Arte della Guerra

Credo che la lotta contro il cancro sia proprio una guerra e, a quanto ho appreso leggendo questo testo, si tratta di un conflitto col quale saremo destinati a confrontarci prima o poi nella nostra vita.La vittoria ci arriderà solo se impareremo a conoscere sia il nostro corpo che questo nemico.

Atossa era una principessa persiana, visse 500 anni prima di Cristo, di fronte al dolore che provava al seno ordinò ad un suo schiavo di amputargli la mammella, fu quella la prima "mastectomia" la prima risposta ad un tumore.Duecento anni dopo in Tracia,Ippocrate chiamerà il tumore "karkinos" ed è questo il nome terribile dell'Imperatore che risuonerà nei secoli.Nel 168 d.C. Claudio Galeno era convinto che il cancro fosse dovuto al versamento della bile nera nel corpo,ma già nel medioevo i chirurghi abbandonarono l'idea della bile nera, attaccando i tumori con il bisturi. Passarono secoli di sofferenza e morte, successi e sconfitte clamorose, ma grazie alla tenacia di medici come Sydney Farber (nella foto a destra)passi da gigante furono fatti nella conoscenza di questo nemico. Se Atossa vivesse oggi il suo genoma verrebbe sequenziato, comincerebbe un programma di screening intensivo per diagnosticare il tumore prima che compaia.Al programma perteciperebbero anche le figlie.Risulterebbero positive al BRCA-2 e potrebbero scegliere tra uno screening intensivo, la mastectomia profilattica bilaterale o il tamoxifene per impedire lo sviluppo di un tumore invasivo al seno. Fra qualche anno si potrà andare dall'oncologo con una pen drive dove sarà raccolta l'intera sequenza del genoma del cancro della signora Atossa, che identifica ogni mutazione di ogni gene, le mutazioni saranno organizzate secondo cascate di segnali chiave, probabilmente esiste un algoritmo per identificare quelle che contribuiscono alla crescita e alla sopravvivenza del suo tumore.Le terapie saranno mirate contro queste cascate per impedire una recidiva del tumore dopo la chirurgia.

"Abbiamo scoperto che il cancro è cucito nel nostro genoma.Gli oncogeni derivano da mutazioni nei geni essenziali che regolano la crescita delle cellule.Le mutazioni si accumulano in questi geni quando il DNA viene danneggiato da sostanze cancerogene, ma anche da errori apperentemente casuali nella copia dei geni quando le cellule si dividono. Il primo danno potrebbe essere prevedibile, il secondo invece è endogeno.Il cancro è un difetto nella nostra crescita, ma questo difetto è profondamente radicato in noi stessi.Possiamo liberarci dal cancro, allora,solamente nella misura in cui possiamo liberarci da quei processi, nella nostra fisiologia,che dipendono dalla crescita - l'invecchiamento,la rigenerazione,la guarigione,la riproduzione.
I greci chiamavano il tumore onkos che vuol dire peso, il cancro è una zavorra contenuta nel nostro genoma, il contrappeso di piombo al nostro desiderio di immortalità.
Siddhartha Mukherjee vincitore del Premio Pulitzer 2011

Vincere il cancro vuol dire essere pronti a fargli la guerra, tutti i giorni che vivremo in più rappresentano le nostre vittorie, come soldati ostinati e coraggiosi che conquistano nuove posizioni sul campo di battaglia,certi che il nemico non farà prigionieri, ma altrettanto sicuri che ogni nuova alba che vedremo sorgere rappresenta un miracolo al quale sarebbe un peccato rinunciare.

di Luigi De Rosa

 

 
 
 
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Edovremo dunque negarti, Dio
dei tumori, Dio del fiore vivo,
e cominciare con un no all'oscura
pietra «io sono», e consentire alla morte
e su ogni tomba scrivere la sola
nostra certezza: «thànatos athànatos»?
Senza un nome che ricordi i sogni
le lacrime i furori di quest'uomo
sconfitto da domande ancora aperte?
Il nostro dialogo muta; diventa
ora possibile l'assurdo. Là
oltre il fumo di nebbia, dentro gli alberi
vigila la potenza delle foglie,
vero è il fiume che preme sulle rive.
La vita non è sogno. Vero l'uomo
e il suo pianto geloso del silenzio.
Dio del silenzio, apri la solitudine.

 

 

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