Creato da eliogente il 22/12/2009
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IL 25 APRILE: UNA FESTA CHE DIVIDE NON E' UNA FESTA.

Post n°394 pubblicato il 22 Aprile 2017 da eliogente
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Il Comune di Venezia quest'anno  presenzierà col Gonfalone nella Basilica di S. Marco alle celebrazioni in onore del Santo Patrono della città, ignorando per la prima volta le manifestazioni resistenziali. A Roma la gloriosa "Brigata Ebraica"  non parteciperà alle celebrazioni indette dagli ex partigiani comunisti che hanno invitato alla sfilata elementi palestinesi dell'OLP, nota organizzazione terroristica. A Luni  si svolgerà la solita  celebrazione organizzata dall'ANPI, col solito discorsetto sempre uguale, e terminerà con l'inevitabile intitolazione di una piazza ad un "eroico personaggio" designato tale non si sa ben da chi, e in base a quali requisiti. Questa volta la corona d'alloro è caduta su  Ezio Mori,   definito "Primo Sindaco della Liberazione".  Ora, che si ricordi, l'unico "merito" di quel personaggio,  nei pochi mesi in cui resse la carica, fu quello di togliere le licenze commerciali ed il lavoro a una dozzina di persone tra vedove di guerra e vecchi ex squadristi, o appartenenti al fascio repubblicano.  Abituati a riscrivere la storia a modo loro,   i resistenti locali  hanno volutamente ignorato  il primo Sindaco della Liberazione, che non fu Mori, ma Mauro Premoli, ex partigiano,  designato il 26 aprile del '45 dal Comando Alleato, quale membro del CLN locale. Partiti gli americani, a Premoli subentrerà Mori che manterrà la  carica da luglio fino alla primavera del '46 quando, dopo le prime elezioni amministrative  vinte in un clima minaccioso dalla coalizione socialcomunista, sarà eletto  Sindaco  Natalino Pedrelli. Per quale motivo allora la piazza di Dogana non è stata intitolata a Mauro Premoli? Provo a indovinare:  Premoli militò nell'esercito fascista repubblicano, dal quale disertò nell'autunno del '44 per salire ai monti e unirsi ai partigiani. Una macchia vergognosa per qualcuno, come se Premoli fosse stato l'unico a praticare uno  sport molto in voga in quegli anni dalle nostre parti: il salto della quaglia! A ragione l'ex ministro socialista Claudio Martelli scrive oggi sulla "Nazione" che i primi a distruggere il mito  della Resistenza sono stati i comunisti dell'ANPI, che hanno sacrificato "la verità storica  all'interesse politico". E di lì non si schiodano. Finché il 25 aprile continuerà a provocare litigi e scontri, non potrà mai essere una festa nazionale condivisa da tutti.

 
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LIBERAZIONE

Post n°393 pubblicato il 17 Aprile 2017 da eliogente
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Nessuno se ne è ricordato, ma 72 anni fa, il 16 aprile 1945, sulle nostre colline si combatteva una cruenta battaglia tre le truppe americane del "473° Rgt fanteria" e reparti tedeschi che si difendevano strenuamente sul crinale tra S. Lucia e il monte Acuto. Dopo diversi assalti che causarono decine di morti, la mattina del 16 aprile i soldati USA potevano liberare Ortonovo paese, e nel pomeriggio anche Nicola, Casano e Serravalle. Nel corso dei combattimenti  per liberare Massa, Carrara e la Val di Magra i reparti americani subirono la perdita di 161 uomini, oltre a circa 400 feriti. Per decenni questa importante pagina di storia del nostro Comune è stata tenuta nascosta da chi si era appropriato del titolo di "liberatore", costruendosi floride carriere politiche ed economiche. Ma la verità storica prima o poi si impone, ed infatti le pagine gloriose della liberazione del nostro territorio scritte col sangue dai soldati americani, sono venute alla luce grazie al ritrovamento del Diario reggimentale del 473° RGT. Se non fossimo governati dai nipotini di Stalin faziosi e antidemocratici, il 72° anniversario della liberazione della nostra comunità, sarebbe stato l'occasione  per intitolare finalmente  alle truppe americane una piazza o una strada. Speriamo che col voto dell'11 giugno prossimo  anche nel nostro Comune sia finalmente fatta piazza pulita di falsi miti e di falsi eroi.

 
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E' NATO IL COMUNE DI LUNI

Post n°392 pubblicato il 29 Marzo 2017 da eliogente
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La Regione Liguria ha sancito oggi la nascita del nuovo Comune di LUNI, realizzando così un'aspirazione radicata nella nostra popolazione.  Un  ringraziamento  a tutti quelli che durante la campagna referendaria si sono impegnati attivamente per organizzare incontri e dibattiti tra la popolazione spiegando i vantaggi de cambiamento di denominazione. Si apriranno per la futura Ammnistrazione nuove opportunità di crescita culturale ed economica:vedremo se sapranno sfruttarle. Il gruppo consiliare di "Fratelli d'Italia" ha espresso l'unico voto contrario senza motivare il perché e senza  intervenire  durante la discussione. Il prossimo 11 giugno a LUNI si voterà per eleggere la nuova Amministrazione comunale,  molti elettori  se ne ricorderanno sicuramente.

 
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LE FUTILI PRETESE DEI SARZANESI

Post n°391 pubblicato il 25 Febbraio 2017 da eliogente
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Il consigliere comunale di Sarzana G.C. Rosignoli in un intervento pubblicato sul “SecoloXIX" del 15 febbraio, polemizza coi cittadini di Ortonovo che hanno scelto di dare al loro Comune il nome di Luni.Il consigliere spiattella fior di diplomi imperiali e papali per dimostrare che il nome di Luni spetta di diritto a Sarzana, e sostiene che il borgo di Ortonovo compare nei documenti solo verso la metà del secolo XIII. Forse ilconsigliere dimentica che negli anni della lenta decadenza di Luni, i suoi abitanti si spostarono sulle colline di “Supraluna” dando vita ai borghi di Nicola, l'antica “Mikauria”, di “Corficiano”,il primitivo nome di Ortonovo, e di una quantità piccoli villaggi che andranno a formare la Corte di Iliolo, citata nel diploma imperiale del maggio 963. In quell'atto il “castrum de Sarzano” era sottoposto alla Corte di “Supraluna”. Dopo l'abbandono di Luni da parte della Curia, che nel 1204 si trasferirà a Sarzana, i terreni paludosi fino al mare furono sfruttati dagli uomini di Nicola, Ortonovo e Castelnuovo che troveremo alleati nel 1283 per opporsi alle pretese dei carraresi e deisarzanesi su quelle terre incolte. Il 24 agosto del 1300 Ortonovo, Nicola e Castelnuovo piantavano termini di confine, dal monte Bastione fino al mare, dividendosi la pianura di Luni, e per tutto il secolo XIV le cose non cambiarono, senza nessuna rivendicazione da parte dei sarzanesi. Agli inizi del '400 era il Comune di Firenze a confermare ai borghi i diritti su Luni e la piana circostante fino “ad arena maris”; e quando nel 1475 i Canonici e gli Anziani di Sarzana decisero di andare in processione fino ai ruderi della città, come già facevano da secoli le parrocchie dei borghi, furono respinti, e da allora rinunciarono per non suscitare dissidi. Solo a partire dalla metà del secolo XVI si assiste ad una costante pressione dei sarzanesi desiderosi di appropriarsi dei terreni divenuti fertili della piana rispolverando antichi privilegi feudali. Ebbe inizio una vertenza che si protrarrà per più di 2 secoli, finché con sentenza del 5 ottobre 1699 le terre al di sotto dei ruderi di Luni fino al mare saranno assegnate a Sarzana. Solo un secolo dopo, con decreto dell'Imperatore Napoleone del 6 giugno 1811, tutta la pianura di Luni, compresa la Marinella, sarà restituita agli ortonovesi . E quando nel 1822 Sarzana si rifece viva per ottenere quel lembo di terra, il Governo sabaudo dichiarava non ragionevoli le sue pretese. La sentenza venne però ribaltata 6 anni dopo da Re Carlo Alberto che concedeva ai sarzanesi  laMarinella, meno l'area archeologica che rimase al Comune diOrtonovo.   

Ora chiedo al consigliere che rivendica la “primogenitura” di Luni, perché alla fine dell'800 quando la città inseriva nello stemma comunale la corona comitale a 9 perle, (non 5 palle, ma perle consigliere), non chiese di assumerne anche il nome? Al contrario il nuovo Comune di Luni, oltre al titolo di Città, con stemma coronato a 5 torri, potrebbe rivendicare anche la “primogenitura” sul bel litorale, legato a Sarzana solo da una lunga strada che si insinua fra tre Comuni, sanando così una anomalìa provocata dai maneggi di alcuni nobili e proprietari terrieri. Caro consigliere, la comunità ortonovese ha sempre avuto un rapporto speciale con Luni, tanto che negli ultimi decenni per ben sei volte ha chiesto di poterne assumere il nome, ed il 5 febbraio, nonostante l'allerta meteo, finalmente c'è riuscita.

 
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LUNI MERITA DI PIU' E MEGLIO. I "DEMOCRATICI LAICI" AL PRESIDENTE DELLA REGIONE TOTI

Post n°390 pubblicato il 17 Febbraio 2017 da eliogente
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Riceviamo   e pubblichiamo:
"Ortonovo più di altri ha sentito la necessità di far rinascere un'entità amministrativa, civile, economica... che era morta per eventi vari  complessi. Appena rinata, si sente che solo una piccola parte della CIVITAS è ritornata per svolgere il suo ruolo, se capaci i futuri amministratori di rilancio dei valori culturali, civili, economici...necessari per le nuove generazioni. Non vogliamo togliere meriti a chi li ha, in materia, ma dobbiamo dire che solo la generosità di una cultura tutta protesa all'interesse generale ha permesso che tante capacità, volontà e buone intenzioni potessero essere finalmente appagate.
Senza il voto dei no.. delle schede nulle...questo Referendum consultivo della Regione non sarebbe passato. Questo problema può essere di aiuto  per la ripresa di un territorio utilmente più vasto. sarebbe un peccato, com sollecitato da tempo lasciarlo cadere. L'esito del Referendum mostra che gli obiettivi devono essere più completi, più soddisfacenti per un territorio più ampio che dovrebbe essere indicato, promosso ed attuato dalla Regione Liguria, in concerto con la Regione Toscana. Riteniamo che Luni, una testa di ponte, non possa essere qualcosa che "escluda", che rappresenti il declassamento di Ortonovo come de numerosi borghi del Comitato Carolingio, Nicola, Iliolo, Annunziata, Ameglia, Castelnuovo, Fosdinovo, Sarzana... Senza nulla perdere della loro attuali realtà potrebbero legittimamente vedere l'uso del comune toponimo come comprensivo di tutti i virgulti nati dallo stesso ceppo. Aldilà della razionalizzazione dei servizi, lasciamo perdere, per ora, tutte le promozioni che potrebbero essere avviate.
Oggi appare evidente che l'operazione non ha espresso il massimo che ci si poteva attendere. Non è emerso l'entusiasmo che bisognava sollecitare. Ci sono ragioni storiche, politiche... un clima che hanno appena permesso la germogliazione del seme.
Lei Signor Presidente potrebbe aiutare a riportare quei valori costituzionali che sono stati abbondantemente lesi, da anni, e che non hanno ancora ripreso attuazione. La convivenza civile risulta faticosa. C'è bisogno di luce, vita nuova per riaprire l'orizzonte. Fra l'altro nella prossima primavera dovranno esserci nuove elezioni senza che siano stati chiariti, esaminati, verificati gli esposti presentati nel tempo. Chiediamo di essere ascoltati con urgenza e completezza. Nel frattempo può far visionare il nostro Blog che, da anni, descrive in modo quasi notarile quello che è successo nel nostro Paese, in senso lato. E' un vero dramma che la gente vorrebbe veder risolto prima delle elezioni".

 
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