Creato da eliogente il 22/12/2009
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VINCITORI E VINTI

Post n°398 pubblicato il 12 Giugno 2017 da eliogente
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Abbiamo il nuovo sindaco di Luni. Era prevedibile che una coalizione ad ampio raggio come quella messa in piedi PD, che raccoglieva un po' di tutto: ex socialisti,  vetero comunisti e neocomunisti, ex democristiani,ex margherite e ulivi,ex  repubblicani, cattolici "adulti", trionfasse facilmente. Grande delusione per  la lista di Donatella Fini che ha Abbiamo il nuovo sindaco di Luni. Era prevedibile che una coalizione ad ampio raggio come quella messa in piedi dal raggiunto appena  12% e 484 voti.   Se si pensa che 5 anni fa  il Centro destra con il candidato Benelli aveva raccolto 1590 voti, raggiungendo il 40%,  la sconfitta di oggi è ancora più amara. Evidentemente  molti di quelli vicini a Forza Italia, alla Lega e a Fratelli d'Italia, anche cattolici, hanno scelto di riversare il loro voti su una coalizione di partiti  che in questi anni si sono  schierati sempre contro i principi fondamentali del cattolicesimo,  approvando leggi per  distruggere la famiglia naturale composta da uomo e donna, per introdurre l'eutanasia per i  vecchi e i malati terminali, per l'ideologia gender nelle scuole, e stanno cercando di legalizzare le droghe leggere, gli uteri in affitto, i  matrimoni e le adozioni per le coppie gay tutto condito con una spruzzata di antifascismo tanto per tenere aperta la ferita della guerra civile.  Il nuovo sindaco è un cattolico,  lo vedremo alla prova soprattutto quando si tratterà di difendere in valori fondamentali della fede cristiana. La Destra lunense dovrà ripartire da zero, libera finalmente della zavorra che l'appesantiva, per riprendersi quella parte di elettorato che, turandosi il naso, ha votato per  gli eredi di amministrazioni fallimentari, devastatrici delle finanze del nostro Comune e del territorio cementificato oltre ogni limite, sempre chiuse nel bunker del palazzo comunale per  sfuggire ad ogni confronto pubblico con la popolazione. Mi sa che tra i cittadini di Luni c'è gente un po' masochista, che  si lamenta sempre, inveisce, denuncia, accusa e poi.... quando ha la scheda in mano ...mette il segno sul simbolo di chi  la spenna con le tasse, di chi non fornisce servizi adeguati, di chi è incapace a modernizzare una viabilità rimasta al medioevo, di chi è privo di idee, e macina slogan triti e ritriti, ecc.  Più masochisti di così! 

 
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LETTERA APERTA AL CANDIDATO A SINDACO DI LUNI STEFANO PARODI

Post n°397 pubblicato il 01 Giugno 2017 da eliogente
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 Signor candidato a sindaco, leggo sulla "Nazione " di oggi che vorrebbe, qualora fosse eletto, restituire il nome di Ortonovo al  Comune di Luni, perché col cambio si sarebbero rinnegati "circa 1000 anni di storia". Ora la storia non è come la politica:  si basa sui documenti, e non sulle chiacchiere.  Il Comune di Ortonovo, inteso come entità territoriale che ricopre attualmente, (13 kmq) risale solo al 1806, perché prima d'allora  la Valle del Parmignola fino a Luni era divisa tra i due piccoli comuni di Nicola e, appunto, di Ortonovo.  Nel gennaio 1806 un decreto napoleonico stabiliva di abolire il Comune di Nicola per unirlo a quello di Ortonovo. La decisione era dettata dal fatto che  la parrocchia di S. Lorenzo, con il sottostante borgo di Casano-Annunziata, risultava più popolata di quella  di Nicola.Nel 1851 con la divisione del territorio comunale, non più per parrocchie, ma per frazioni, fu staccata da Ortonovo la comunità di  Annunziata che con Casano divenne la terza frazione del Comune. In consiglio comunale i casanesi chiesero che il Comune assumesse il nome della loro frazione, ma Nicola, che anch'essa ambiva al titolo, si oppose e non se ne fece niente. Nel 1877 Ortonovo perdeva  la sede del Municipio che venne spostata a Casano, e quegli abitanti tornarono alla carica per sostituire il nome, ma si opposero ancora i consiglieri nicolesi. Nel 1920 il sindaco Luigi Piola propose la modifica in Luni del nome del Comune,  ma a causa del difficile clima politico che porterà all'avvento del fascismo, non se ne fece nulla. Nel 1926 il podestà Dino Da Milano stabiliva di cambiare il nome del Comune in Luni,  ma questa volta si opposero i castelnuovesi. Arriviamo così al 1958 quando il Sindaco Cariddi Bianchi propose ancora di cambiare il nome al Comune.  Intervenne la Deputazione di Storia Patria che   espresse dubbi e sospese la pratica. Sui  tentativi del 1980 e del 2014 non mi soffermo perché sono recenti. Come vede la storia smentisce la sua affermazione. Sul discorso affettivo,  sull' orgoglio campanilistico, non mi pronuncio, perché non mi riguarda.

 

 
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DONATELLA FINI, UN SINDACO DONNA PER IL COMUNE DI LUNI

Post n°396 pubblicato il 05 Maggio 2017 da eliogente
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La dott.ssa DONATELLA FINI, candidata sindaco per la lista di Centro-destra alle elezioni amministrative del prossimo 11 giugno, si presenta con un programma che ricalca idealmente i  valori per il quali il Circolo Culturale "NICOLA NOSTRA" si batte da sempre. La sosterremo nella  valorizzazione della storia millenaria di Luni e dei centri medioevali collinari, soprattutto di Nicola abbandonato al degrado,  nella riscoperta delle tradizioni popolari, nella salvaguardia del nostro dialetto con serate dialettali e concorsi nelle scuole, nella  fruizione del nostro archivio comunale, inagibile da molti anni, nella tutela del nostro patrimonio boschivo con l'istituzione del Parco del Parmignola, aprendo nuovi itinerari nel verde col ripristino della palestra de Monticelli, oggi completamente distrutta, nella riscoperta e promozione di prodotti e cibi tipici, col marchio di Luni.

 
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L'11 GIUGNO MANDIAMO A CASA GLI ABBONATI AL "PREMIO ATTILA" !!!

Post n°395 pubblicato il 02 Maggio 2017 da eliogente
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Durante le recenti feste pasquali e del 1 maggio, il centro storico di Nicola è stato visitato da centinaia di persone, che si sono scandalizzate per lo stato deplorevole in cui si trova il borgo, e ci chiedevano da chi eravamo così malamente amministrati. Ovviamente da personaggi dell'area di Centrosinistra, abbiamo risposto,  che si sono sempre disinteressati dei nostri centri storici, un po' per incapacità, un po' perché essendo poco popolati, e tradizionalmente cattolici, i borghi collinari non portavano voti. E pensare che fino al secondo Dopoguerra il centro medioevale di Nicola era riuscito a mantenere quasi intatte le sue bellezze architettoniche, tanto da essere annoverato tra i borghi più importanti della Liguria, oggetto di studi  di architetti, di storici famosi e di tesi di laurea. Poi dal totale disinteresse, si nipotini d Attila ono passati al troppo interesse, e così si sono impegnati  a distruggere ogni traccia del glorioso passato del paese. La prima a pagarne le conseguenze fu la bella torre quattrocentesca  del Portello, abbattuta negli anni '50 per far posto ad una piazzetta; subito dopo fu la volta della demolizione del frontone della fontana del Pianello con la sparizione della vasca in marmo proveniente da Luni, dei fregi e delle statue. Ovviamente anche il lastricato della piazza dava fastidio e così fu sostituito con una bella spianata di catrame, (salvo poi ripiastrellarla di recente con pietrame siculo). Siccome eravamo arrivati quasi all'anno 2000, e anche i nicolesi  avevano finalmente diritto ad  usufruire della rete idrica e di  nuove fognature, per la posa delle tubature fu completamente  distrutto il perfetto acciottolato a lisca di pesce che costituiva il pregio delle stradine interne, riposizionando i sassi alla carlona, col risultato che quando piove le stradine sono intransitabili. Ma non è finita.  Si credeva che quel poco che era stato salvato dai vandali politici fosse salvaguardato, almeno dal punto di vista estetico, utilizzando i contributi statali e regionali a disposizione per riparare i danni causati in precedenza. Ed invece, come se niente fosse, si sono bruciati decine di migliaia di euro per opere di cui il paese poteva benissimo farne a meno, come la realizzazione dell'area pedonale del Pianello (100 mila euro spesi nel tentativo di  sloggiare le auto dei residenti), il centro culturale  negli ex magazzini, (altri 350 mila euro) ecc. Nel frattempo si è permesso che ripetitori e tralicci pericolosi mettessero a repentaglio al salute dei residenti e  deturpassero il paesaggio collinare. Naturalmente si è continuato a concedere licenze per dipingere le facciate delle case, specie quelle appartenenti alla cortina muraria esterna del paese, con orripilanti colori giallo e rosa, occultando archi medioevali e facciate in sasso, facendo apparire un borgo millenario come un vecchio vestito da Arlecchino. Ora hanno iniziato a coperchiare il tetto della ex scuola, ma da più di un mese i lavori si sono interrotti, non si sa per quale motivo.  Speriamo che con le votazioni dell'11 giugno, crolli definitivamente il potere di certi partiti e personaggi, ed anche per le nostre comunità inizi una nuova stagione di serenità e d sviluppo.

 
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IL 25 APRILE: UNA FESTA CHE DIVIDE NON E' UNA FESTA.

Post n°394 pubblicato il 22 Aprile 2017 da eliogente
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Il Comune di Venezia quest'anno  presenzierà col Gonfalone nella Basilica di S. Marco alle celebrazioni in onore del Santo Patrono della città, ignorando per la prima volta le manifestazioni resistenziali. A Roma la gloriosa "Brigata Ebraica"  non parteciperà alle celebrazioni indette dagli ex partigiani comunisti che hanno invitato alla sfilata elementi palestinesi dell'OLP, nota organizzazione terroristica. A Luni  si svolgerà la solita  celebrazione organizzata dall'ANPI, col solito discorsetto sempre uguale, e terminerà con l'inevitabile intitolazione di una piazza ad un "eroico personaggio" designato tale non si sa ben da chi, e in base a quali requisiti. Questa volta la corona d'alloro è caduta su  Ezio Mori,   definito "Primo Sindaco della Liberazione".  Ora, che si ricordi, l'unico "merito" di quel personaggio,  nei pochi mesi in cui resse la carica, fu quello di togliere le licenze commerciali ed il lavoro a una dozzina di persone tra vedove di guerra e vecchi ex squadristi, o appartenenti al fascio repubblicano.  Abituati a riscrivere la storia a modo loro,   i resistenti locali  hanno volutamente ignorato  il primo Sindaco della Liberazione, che non fu Mori, ma Mauro Premoli, ex partigiano,  designato il 26 aprile del '45 dal Comando Alleato, quale membro del CLN locale. Partiti gli americani, a Premoli subentrerà Mori che manterrà la  carica da luglio fino alla primavera del '46 quando, dopo le prime elezioni amministrative  vinte in un clima minaccioso dalla coalizione socialcomunista, sarà eletto  Sindaco  Natalino Pedrelli. Per quale motivo allora la piazza di Dogana non è stata intitolata a Mauro Premoli? Provo a indovinare:  Premoli militò nell'esercito fascista repubblicano, dal quale disertò nell'autunno del '44 per salire ai monti e unirsi ai partigiani. Una macchia vergognosa per qualcuno, come se Premoli fosse stato l'unico a praticare uno  sport molto in voga in quegli anni dalle nostre parti: il salto della quaglia! A ragione l'ex ministro socialista Claudio Martelli scrive oggi sulla "Nazione" che i primi a distruggere il mito  della Resistenza sono stati i comunisti dell'ANPI, che hanno sacrificato "la verità storica  all'interesse politico". E di lì non si schiodano. Finché il 25 aprile continuerà a provocare litigi e scontri, non potrà mai essere una festa nazionale condivisa da tutti.

 
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