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Creato da gladiatore1973 il 27/03/2006

AVE CAESAR MORITURI

Ciò che facciamo in vita, riecheggia nell'eternità!

 

 

HUGO CHAVEZ, l'antisemita di SINISTRA

Post n°288 pubblicato il 02 Febbraio 2009 da gladiatore1973
 
Foto di gladiatore1973

Reichskristallnacht, o come tradotto in italiano "La notte dei Cristalli" è una delle pagine più oscure del NazionalSocialismo tedesco quando nella notte tra il 09 e il 10 novembre 1938 i militanti delle Schutzstaffel (S.S.) diedero vita ad una cruda, vile e violenta rappresaglia contro gli ebrei tedeschi. Complessivamente vennero uccise 91 persone, rase al suolo dal fuoco 267 sinagoghe e devastati 7.500 negozi. Circa 30 mila ebrei vennero deportati nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen. Relativamente al campo di Dachau, nel giro di due settimane vennero internati oltre 13 mila ebrei; quasi tutti furono liberati nei mesi successivi (anche se oltre 700 persero la vita nel campo), ma solo dopo esser stati privati della maggior parte dei loro beni. La storia dovrebbe insegnare all'uomo di non commettere mai più certi crimini contro l'umanità ed invece, forse perché l'UOMO in senso stretto è una RAZZA in estinzione, gli errori vengono ricommessi sotto altre spoglie, in altri scenari e in altri periodi storici. E' ciò che sta accadendo nella Venezuela Comunista capeggiata dal tiranno e Uomo-Scimmia Hugo Chavez.



Come leader della Rivoluzione Bolívariana Chávez promuove la sua visione di socialismo democratico, integrazione dell'America Latina e anti-imperialismo. È inoltre un fervente critico della globalizzazione neoliberista e della politica estera statunitense. Ha definito William George Bush "Il diavolo in persona" senza però mai guardarsi per un pò allo specchio, senza mai analizzare la sua ideologia senza pricipio e né fine. Ciò che sta accadendo in Venezuela sin dal 2004 ad oggi è un qualcosa di terrificante. Dalle strade residenziali dell’Upper West Side alle monocamera nell’East Village, fino alle case di Miami con vista sull’oceano, i telefoni hanno iniziato a squillare dall’alba. A chiamare da Caracas sono stati genitori, nonni e zii raccontando a figli e nipoti in America quanto avvenuto nella notte. «Hanno dissacrato la sinagoga di Mariperez», «hanno gettato in terra i rotoli della Torà», «hanno lasciato scritte insultanti», «erano armati». Sono centinaia gli ebrei venezuelani che negli ultimi anni hanno abbandonato il loro Paese a causa di Hugo Chávez rifugiandosi soprattutto a New York e Miami, da parenti ed amici, per iniziare una nuova vita.



La grande fuga è iniziata fra il 2004 e il 2005, quando Chávez mandò per la prima volta la polizia a bussare alle case degli ebrei per «censire le presenze», sapere in quanti abitavano in quali case. Per i più giovani è stato un campanello d’allarme al quale ne sono seguiti altri: gli insulti lanciati da Chávez nella notte del Natale 2006 nei confronti di «alcune minoranze discendenti da coloro che hanno crocefisso Gesù», la diffusione del libello antisemita zarista «Protocolli dei savi anziani di Sion», le scritte «Judios perros» (ebrei cani) sulle mura di centri ebraici, gli insulti via radio contro personaggi noti accusati di non essere abbastanza chavisti, le minacce di morte ai rabbini. I nazisti scrivevano sui muri "JUDEN RAUS" e Chavez fa scrivere "JUDIOS PERROS", la differenza è solo nella lingua parlata e scritta. Dopo tutto è noto al mondo che l'odio incondizionato contro gli Ebrei non era figlio solo del Nazismo Hitleriano, ma faceva parte del D.N.A. dei comunisti veraci, coloro che nel lontano 1917 avevano propugnato la stupida "Rivoluzione Comunista" contro gli Zar di Russia, sostituendo gli ZAR con il Tiranno Lenin. Infatti furono milioni gli ebrei trucidati e assassinati nella "silenziosa" Siberia e ahimé mai raccontato al mondo intero.



Ad ogni scossa di odio il flusso di partenze verso l’America è aumentato. Le famiglie si sono divise: a Caracas restano genitori e nonni, molti dei quali ancora riconoscenti al Paese che li accolse durante la Seconda guerra mondiale, mentre ad andare via sono le nuove generazioni che non vedono futuro possibile. «È triste pensare che i miei nonni trovarono la libertà a Caracas nel 1942 fuggendo dall’Austria e oggi la stessa Caracas sia pericolosa per noi», dice un veterinario di 32 anni, che non dà il nome "per timore di vendette contro i miei". La violenza di quanto avvenuto nella notte fra venerdì e sabato ha sorpreso anche i più prudenti su Chávez. Alle 22 un gruppo di almeno quindici uomini armati, a volto scoperto, è arrivato alla sinagoga Tiferet, la più antica di Caracas, ha sfondato i portoni, ammanettato le guardie ed è penetrato nella sala di preghiera dissacrandola: i rotoli della Torà (il Pentateuco) sono stati gettati in terra, gli arredi e i libri sacri strappati, i tallit (scialli di preghiera) usati per pulirsi le scarpe, urinandoci sopra. Lo scempio è durato fino alle 3 del mattino, quando il blitz si è concluso con il furto degli archivi - gli indirizzi degli iscritti - e l’uso di pennarelli rossi per disegnare immagini del Diavolo e lasciare scritte come «Morte a tutti», «Maledetti ebrei» e "Israele assassina". Ed è noto a tutti il continuo odio che ferve tra le frange di sinistra in tutto il mondo.



Il crescendo di critiche da parte del governo venezuelano contro Israele durante la crisi di Gaza - culminate nella rottura dei rapporti diplomatici - ha portato ad un aumento di atti antiebraici. Per Abraham Foxman, presidente dell’Anti-Defamation League (Adl), quanto avvenuto evoca la «Notte dei cristalli» del 1938 quando i nazisti devastarono le sinagoghe tedesche e, assieme al Centro Wiesenthal, imputa a Chávez «una campagna di odio, incrementata con il pretesto della guerra Israele-Hamas. Se non è stata promossa, è stata certo almeno tollerata». Anche Israele chiama in causa il presidente: «I venezuelani non sono razzisti né antisemiti, simili atti non avrebbero potuto avvenire senza l’avallo delle autorità più alte», afferma il portavoce Yigal Palmor.

 
 
 

Cesare Battisti, il terrorista amico di Lula

Post n°287 pubblicato il 30 Gennaio 2009 da gladiatore1973
 
Foto di gladiatore1973

Lo “sdegno” non serve a nulla, e le parole forti sono spesso la spia di pensieri deboli. I brasiliani si terranno Cesare Battisti, nell’assunto che in Italia sia perseguitato e le sue condanne, per quattro omicidi, abbiano ragioni politiche. Rapinava gioiellieri e li ammazzava, insomma, ma per ragioni ideali. I francesi, del resto, si tengono Marina Petrella, assumendo che noi italiani l’avremmo fatta morire. RIDICOLI e DEPRIMENTI. Gli anni '70, o meglio definiti come "Gli anni di Piombo" era in atto una vera e propria GUERRA CIVILE, come quella scoppiata anni prima negli U.S.A. d'America. Solo che gli americani lottavano per un ideale di libertà d'identità e contro la SCHIAVITU' dei Neri d'America, in ITALIA Cesare Battisti e Company lottavano per i loro ideali marxisti atti a sopprimere il popolo italiano e soggiogarlo nella loro schifosa ideologia già condannata dalla storia e dai FATTI.


Arresto



In Italia Cesare Battisti è stato condannato come responsabile di quattro omicidi - tre come concorrente nell'esecuzione, uno co-ideato ed eseguito da altri:



  • 6 giugno 1978 a Udine, Antonio Santoro, maresciallo della Polizia penitenziaria; omicidio di cui fu accusato dal "pentito" Pietro Mutti che poi si assunse la responsabilità diretta dell'azione, "declassando" il ruolo di Battisti alla sola "copertura". Santoro era accusato dai PAC di maltrattamenti ai danni di detenuti.

  • 16 febbraio 1979 a Santa Maria di Sala (VE), Lino Sabbadin, macellaio di Mestre; Battisti fece da "copertura armata" all'esecutore materiale Diego Giacomin. Sabbadin si era opposto con le armi al tentativo di rapina del suo esercizio commerciale.

  • 16 febbraio 1979 a Milano, Pierluigi Torregiani, gioielliere; Battisti fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore. Nel corso dell'assassinio di Pierluigi Torreggiani venne coinvolto anche suo figlio Alberto, che da quel giorno vive paralizzato su una sedia a rotelle per un colpo sparato dal padre durante il conflitto a fuoco con gli attentatori. Torregiani, il 22 gennaio precedente, aveva ucciso un rapinatore durante una tentata rapina in una pizzeria in cui si trovava con i gioielli che aveva mostrato ad una vendita televisiva.

  • 19 aprile 1979 a Milano, Andrea Campagna, agente della DIGOS; omicidio di cui fu riconosciuto come l'esecutore materiale. Campagna aveva partecipato ai primi arresti legati al caso Torregiani.


Per i fatti sopracitati Cesare Battisti si è sempre dichiarato innocente. Recentemente Battisti si è detto pronto ad incontrare i parenti delle vittime degli omicidi a lui contestati e ha dichiarato di avere già avuto un rapporto epistolare "di amicizia, sincerità e rispetto" con Alberto Torregiani.



Si può sostenere che i brasiliani hanno mal valutato o hanno voluto umiliarci (così impariamo a riceverne il presidente come fosse un calciatore). E si può immaginare che il presidente francese non abbia avuto la forza di resistere alle lacrime, terrorizzanti e ridicole, di sua moglie e sua cognata. Ma è inutile prenderci in giro, è la nostra giustizia ad essere in condizioni mondialmente disonorevoli.


Ai francesi, che fanno come noi parte dell’Unione Europea, avremmo dovuto dire: se voi provate a sostenere che in Italia non c’è rispetto dei trattati internazionali, che il diritto è violato e che in carcere torturiamo la gente, vuol dire che, assieme, non possiamo fare nessuna Unione, perché o siete voi ad essere imbroglioni, o siamo noi ad essere incivili.


Battisti, invece, i francesi ce lo avrebbero restituito, se non fosse scappato in Brasile, meta, un tempo, di nazisti e poi di assassini rossi, in modo da iscriversi allo stesso club. Quando l’Italia chiese l’estradizione l’allora ministro, Mastella, ci tenne a sottolineare che aveva quattro ergastoli sulle spalle, ma, di certo, non lo avremmo tenuto in cella per tutta la vita. Non è bastato, qui con un ragionevole fondamento: chi si vergogna della propria giustizia e delle sue sentenze, non è credibile.


Piombo


Ogni volta che ci devono dare uno schiaffo, in mondovisione, accampano scuse persecutorie, minacce ai diritti umani, scenari di poteri corrotti e golpisti. Balle spaziali, per quel che riguarda le vicende di cui parliamo. Ma è anche vero che siamo il Paese più condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e che non c’è inchiesta sulla politica che non straparli di connessioni fra eletti, mafia, assassini e servizi segreti (ovviamente “deviati”). Tutto finisce in niente, nessuno paga, le riforme non si fanno, l’irresponsabilità dilaga e la considerazione di cui godiamo segue la marcia funebre.

 
 
 

Le OTTO peggiori catastrofi del 2008

Post n°286 pubblicato il 29 Dicembre 2008 da gladiatore1973
 

Il 2008 non sarà ricordato solo per la grave crisi economica globale e per il ritorno di Silvio Berlusconi al comando dell'ITALIA, ma anche per le immani catastrofi che hanno colpito diversi paesi del mondo. L'edizione online del quotidiano svizzero Le Matin presenta una rassegna di video, recuperati da Youtube, che raccontano queste incredibili tragedie. Dal ciclone Nargis che ha devastato la Birmania all'inizio di maggio fino al crollo di una scuola ad Haiti lo scorso 7 novembre ecco in ordine cronologico le peggiori catastrofi dell'anno

1) IL CICLONE NARGIS IN BIRMANIA - Il primo video in rassegna racconta la tragedia del ciclone Nargis che ha colpito la sera del 2 maggio la parte sudoccidentale della Birmania. Secondo gli esperti meteorologici i venti raggiunsero veloci inaudite (tra i 190 e 240 km/h) e per due giorni le piogge devastarono il territorio provocando la morte di 138.000 persone e danni a 2,4 milioni di cittadini. La capitale Rangoon fu la citta' che risenti' maggiormente della catastrofe rimasta nella memoria collettiva anche per l'ostinazione della giunta militare, che governa dal 1962 lo stato asiatico, a rifiutare gli aiuti stranieri. Solo piu' tardi, dopo che la catastrofe divenne immane, la giunta affido' all'Asean, "l'Associazione delle Nazioni del Sud Est asiatico" la possibilita' di coordinare gli aiuti umanitari in Birmania.

2) IL TERREMOTO IN CINA - Maggio 2008 e' stato un mese tragico per l'Asia. Dopo il ciclone Nargis d'inizio mese, il giorno 12 un terribile terremoto di magnitudo 8 sulla scala Richter ha sconvolto la provincia cinese di Sichau. Il video di Youtube mostra le conseguenze del sisma: alla fine si conteranno 88.000 morti, 375.000 feriti e 5 milioni di senzatetto. Gli analisti stimano che per ricostruire i territori colpiti dal terremoto ci vorranno circa 245 miliardi di dollari

3) IL NAUFRAGIO IN FILIPPINE - Il 21 giugno il tifone Fengshen si abbatte sulle Filippine. La nave "MV Princess of the Stars", partita da Manila in viaggio verso l'isola di Cebu incontra gigantesche onde che la fanno inabissare al largo dell'isola di Sibuyan. Delle 862 persone a bordo solo 57 saranno ritrovate vive. Pochi giorni dopo le autorita' sospenderanno le operazioni di salvataggio perche' scopriranno che sulla nave vi erano dei pesticidi altamente tossici. Il video di Youtube racconta la tragedia attraverso i volti delle persone che hanno perso i loro cari

4) L'ESPLOSIONE DELL'AEREO SPANAIR A MADRID - In piena estate una tragedia aerea colpisce la Spagna: il 20 agosto un aereo della compagnia Spanair mentre sta decollando prende fuoco e poi esplode. Il bilancio è terribile: 154 morti. Si tratta delle piu' grave catostrofe aerea degli ultimi 25 anni vissuta dalla Spagna

5) GLI URAGANI AD HAITI: I 4 uragani Fay, Gustav, Hanna et Ike, tra agosto e settembre, si abbattono su Haiti. Anche questa volta il bilancio è tragico: 800 morti, la maggior parte nella sola città di Gonaïves. Almeno 100.000 sono le case danneggiate dagli uragani

6) COLATA DI FANGO IN CINA: Una colata di fango l'8 settembre seppelisce Taoshi, città di un migliaio di abitanti nel nord della Cina. Duecentosessantadue sono le vittime. Secondo le autorità la tragedia è stata prodotta dal crollo di un deposito di residui minerari provenienti da una miniera illegale

7) CALIFORNIA IN FIAMME: A metà ottobre incredibili incendi, alimentati anche da forte raffiche di vento che superano i 100 km/h, si moltiplicano a nord di Los Angeles distruggendo in meno di 5 giorni 7700 ettari di territorio. Nuove fiamme si svilupperanno il 12 novembre tra Los Angeles e Santa Barbara portando via 17.000 ettari di terreno

8) CROLLO DI UNA SCUOLA A HAITI: Non bastavano gli uragani di agosto e settembre. Haiti nel mese di novembre è vittima di una nuova catastrofe: il giorno 7 una scuola di Port-au-Prince crolla provocando la morte di 91 persone e il ferimento di altre 162.

 
 
 

Chiudete le Università, cacciate i Baroni.

Post n°285 pubblicato il 17 Novembre 2008 da gladiatore1973
 

Ho voluto attendere la conclusione del deprimente corteo degli Studenti Universitari tenutosi a Roma e Milano il giorno 14 novembre. Deprimente perché non avrei mai pensato che gli Studenti Universitari sarebbero scesi in piazza per difendere i burocrati, ignoranti e massoni PROFESSORI che di sostegno agli studenti se ne sono sempre fregati.

La manifestazione ha già detto parecchio presentandosi come il canto del cigno di un movimento pro domo d’altri, la fine di un’avventura che per avere futuro deve abbandonare la strada retrò della conservazione ed imboccare quella del rinnovamento e della riforma.  


E proprio ora bisogna aiutare gli studenti a liberarsi dei cappelli che prepotentemente gli volevano metter sopra, e indicar loro gli obiettivi riformisti da perseguire e che loro percepiscono meglio d’altri: il rilancio di una istruzione degna di un paese dell’Occidente democratico e l’avvio di una riforma dell’istruzione universitaria capace di rinverdire i fasti del passato mettendo al primo posto capacità, intelligenza, studio e ricerca.

Se penso come viene gestita da decenni la RICERCA UNIVERSITARIA da parte dei Professori Massoni Italiani mi vien voglia di dar fuoco alle Università Italiane come Nerone fece per la Roma corrotta di 2.000 anni fa. Tra nepotismo, raccomandazioni e massonerie segrete tra i Professori delle varie Università Italiane, la cultura naturalmente viene presa a calci nel sedere alla faccia di quegli studenti che manifestavano per CHI??? non lo so ancora!
A che servono 5.500 corsi di laurea? A che servono corsi di laurea frequentati da un solo studente? A che serve lo sperpero di denaro pubblico, sottratto alla ricerca, ma utilizzato per rafforzare le baronie universitarie, se nelle classifiche mondiali si registra la sola Università di Bologna nei primi 150 posti?  In questo scontro contro baronie e privilegi, il protagonismo giovanile sarà indispensabile, vuoi per isolare frange di violenti o ideologizzati, ma anche per rendere vincenti le scelte di rinnovamento che si intendono perseguire.



La Gelmini, aldilà di alcuni cori imbecilli e aldilà degli attacchi della pseudo sinistra, è stata veramente brava dimostrando tenacia, perseveranza e soprattutto coraggio nel non lasciarsi intimorire. Essa continuando a tendere la mano agli studenti e chieder confronto e dialogo ha dimostrato una levatura eccezionale che ne può fare il Ministro della Pubblica Istruzione che da decenni l’Italia attende. Essa ha voluto iniziare il percorso dalla scuola primaria, non tanto per reintrodurre i grembiulini, quanto per dare il segnale di un reale cambio di fase.



E che cambio di fase! Non più scuola ‘usata’ come semplice occasione di lavoro e occupazione (il cosiddetto postificio) ma scuola da riportare allo scopo principale del suo essere: strumento di maturazione reale della nostra gioventù. Essa ha voluto, assieme al Governo Berlusconi che l’ha aiutata ed al Parlamento che l’ha sostenuta, liquidare la tanto sbandierata ‘conquista’ (sic!) del sindacalismo di bottega, rappresentata da quell’affollamento di insegnanti che servivano solo per aumentare l’influenza organizzativa dei sindacati, ma non per accrescere  il livello di educazione e conoscenza dei nostri bimbi. Senza voler generalizzare, i temi proposti sulla Gelmini a bimbi di meno di 10 anni in una scuola milanese la dicono lunga sul livello qualitativo delle nostre insegnanti elementari.


E se si parla di trasformare le Università in Fondazioni ben venga anche perché se una famiglia fa di tutto per risparmiare e non sperperare non vedo perché i MASSONI PROFESSORI non debbono fare altrettanto nelle loro sedi Universitarie dove la cultura è morta da anni. E' giunto il momento di CHIUDERE le UNIVERSITA' ITALIANE, là la CULTURA non dimora più!

 
 
 

BARACK OBAMA, il GURU del Rinnovamento Americano

Post n°284 pubblicato il 05 Novembre 2008 da gladiatore1973
 
Foto di gladiatore1973

"Il cambiamento è arrivato". Dopo averlo invocato durante la campagna elettorale, Barack Obama lo ha potuto annunciare da Presidente eletto degli Stati Uniti d’America, il 44esimo per l'esattezza . "La Nazione", ha assicurato nel suo primo discorso alla festa di Chicago, "ha davanti a sè una nuova alba" per la sua leadership. Parlando al Grant park davanti a migliaia di persone, il primo presidente afroamericano della storia si è mostrato sicuro di sè, per niente emozionato. Abbattute ogni forma di pregiudizi nei confronti dei "Neri d'America" e il crudele assassinio a Martin Luther King sembra lontano secoli e secoli.

Ma qualcuno scontento per la vittoria di Barack Obama ci sarà pure nel mondo? Ma a leggere i giornali oggi non pare. E' un coro di consensi, che si allarga negli angoli più impensati e arriva anche a The Sun, quotidiano britannico solidamente  scandalistico che rinuncia per un giorno  alle tette in primo piano per raccontare con partecipata emozione il cambiamento dell'America.  "Change has come to America" è lo slogan che si ripete nei titoli dei giornali on line di tutto il mondo. E Obama dovrà essere anche più del grand'uomo che si è già dimostrato per mantenere fede - contemporaneamente - a tutto quello che ci si attende da lui. In Israele ci si aspetta, come sottolinea Haaretz,  che il legame privilegiato con gli Usa continui e anzi si rafforzi. Ma di più, da quel politico che già ha compiuto il miracolo di piacere agli ebrei come agli arabi, ci si aspetta il più grande miracolo della pace.
Anche Hamas pone a modo suo un'opzione su di lui. Al Arabiya riporta le dichiarazioni tra il lusinghiero e il minaccioso del portavoce Fawzi Barhum, che detta un'agenda precisa: "Deve imparare dagli errori delle precedenti amministrazioni e rafforzare i legami degli Usa con il resto del mondo invece di fare la voce grossa". 


Quasi scontato è l'entusiasmo dell'Africa. Lo riassume il quotidiano indipendente Mail&Guardian, che sotto una enorme ritratto di Obama titola: "La politica cambia volto".  Il riferimento, per l'intero continente è all'eroe della lotta all'apartheid, Nelson Mandela, che ha già salutato la sua vittoria. Ma il dato importante ora è questo: l''Africa avrà una voce a Washignton. O almeno così si spera.
In realtà fra tante speranze e dichiarazioni c'è chi lo snobba. Il Theran Times, voce del regime che con gli Stati Uniti e in particolare con l'amministrazione Bush ha molti conti in sospeso, non commenta il voto americano, relegando a una ultima ora. A meno che non si voglia considerare un giudizio una dichiarazione non aggiornata dell'ambasciatore iracheno a Teheran a metà pagina dove si dice che "democratici o repubblicani che siano,in ogni caso non ci saranno grossi cambiamenti". 


La Russia di Putin/Medvedev, dove le elezioni sono coincise con il primo, solenne discorso alla nazione del presidente, osserva a distanza. Il Kommersant offre segnali per lo più negativi. C'è un minaccioso Mikhail Margelov, presidente della presidente della commissione Esteri del Consiglio della Federazione russa, il quale, dito levato, ammonisce: "La vittoria di Obama non basterà a sgelare i rapporti" Del resto, si ricorda, l'odiato presidente georgiano Saakashvil ha definito tanto Obama come McCain amici e questo è abbastanza per diffidare. D'altra parte la storica ItarTass apre scrivendo che Medvedev "spera in un dialogo proficuo con il nuovo presidente americano". 
Sulla prossimità islamica di Barack Hussein Obama gioca con evidente piacere l'indonesiano Jakarta Post che mette in prima pagina una foto dove due ragazzine pudicamente velate e tutte sorridenti posano accanto a una sagoma di cartone raffigurante Obama. E' l'istantanea di un sentimento condiviso. Un reportage racconta degli studenti che nelle scuole hanno accolto la notizia scandendo "Obama, Obama, Obama, ti amiamo". "Ogni mattina - raccontano - prima di iniziare le lezioni pregavamo che Barry vincesse le elezioni". 


Per Barry dal Pakistan è giè pronta una richiesta. La formula su Dawn il primo ministro Gilani: "Il nuovo presidente deve fermare i missili sul versante pachistano del confine afghano o si rischia di perdere la guerra contro Al Qaida e i taleban". "Voti americani, speranze afghane" rilancia Persino il venezuelano Chavez, che agli Stati Uniti non ne fa passare una, su El Universal spende parole di elogio per "La storica elezione di un uomo di ascendenze africane alla testa della Nazione più potente del mondo". Di più: "è il sintomo - dichiara - del fatto che il cambiamento epocale generatosi in Sud-America da lì potrebbe essere arrivato a bussare alle porte degli Stati Uniti".
Anche i cinesi che hanno seguito con appassionata curiosità il meccanismo per loro insolito delle elezionivsi aspettano molto da Obama a cui il China Daily dedica una fotogallery corposa che lo mostra in fasce, poi nei '70, giovane studente con l'acconciatura afro, con i nonni bianchi e con quelli neri, sorridente e fascinoso con americani di ogni età sesso e colore, commosso alla morte della nonna fino a chiudersi sulla Casa Bianca che lo aspetta. Un outsider, figlio di "un padre nero del Kenya e di una madre bianca del Kansas", che forse realizzerà l'aspettativa di "un'America meno arrogante". 
Al Jazeera, che apre pure con una sagoma di Obama, circondato stavolta da matrone afghane. Anche qui, anzi qui più che mai si aspettano che quella paroletta magica, Change, diventi realtà.
Ma se nell'Asia musulmana Obama suscita nuove speranze di comprensione, in Sud America piace perché viene accomunato alla nuova ondata dei presidenti outsider, che non sono bianchi e non sono nati ricchi. L'indio Evo Morales, dalla Bolivia lo saluta così sul giornale cubano 
Granma È una vittoria storica e a nome del governo nazionale ci felicitiamo, perchè si tratta di un signore che proviene dai settori più discriminati, che viene da settori schiavizzati...”. 

Naturalmente le aspettative sono tantissime e ogni Stato del Mondo, come fa ogni bambino quando chiede un regalo a Babbo Natale, impreca desideri e sogni a colui che viene definito "Change-Man". Nel suo primo discorso da Presidente degli Stati Uniti d'America ha esclamato da buon americano che "Nulla in questo Paese è impossibile". La fortissima crisi finanziaria, la politica estera deficitaria di Bush e il linguaggio molto populista utilizzato da Obama hanno di gran lunga favorito la sua netta vittoria sull'avversario McCain. Tutti sperano in un vero CAMBIAMENTO senza però dimenticare che l'America di Cristoforo Colombo è lontana milioni di miglia sia dal punto di vista geografico e sia dal punto di vista mentale. Ma se Obama lancia il suo slogan "You We Can" allora il mio sogno di vedere seduto sul trono della Casa Bianca finalmente un vero INDIANO d'AMERICA, unico legittimo CITTADINO d'AMERICA, non morirà di certo e resterà vivo nel mio CUORE. Dopo tutto in America nulla è Impossibile!

 
 
 

Berlusconi e lo spettro della P2

Post n°283 pubblicato il 01 Novembre 2008 da gladiatore1973
 
Foto di gladiatore1973

Licio Gelli, da tutti ricordato principalmente per essere stato il «Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2 sembra esser tornato di moda in una TV che somiglia più ad assemblaggio di SPAZZATURA che ad mass-media di alto livello culturale. Ma più che una apparizione, all'ex-Capo (???!!!???) della P2 è stata affidata la conduzione vera e propria di un prgramma in onda sulla TV privata OdeonTV. E come si poteva chiamare il suo programma se non «Venerabile Italia»?. Sottotitolo: «La vera storia di Licio Gelli». Così il «Maestro» avrà un programma tutto suo da lunedì, alle 22.30, su OdeonTV.

Licio Gelli è uno dei personaggi italiani più OSCURI e nello stesso tempo INQUIETANTI che l'Italia abbia mai potuto constare nella sua lunga e travagliata storia. Nasce a Pistoia nel 1919. Parte volontario con la spedizione delle camicie nere, mandate in Spagna da Benito Mussolini in aiuto di Francisco Franco. Proprio in Spagna perse in battaglia il fratello maggiore Raffaello. Nel 1939 tornò in Italia e collaborò con la federazione fascista di Pistoia, scrivendo nel settimanale locale della federazione, il Ferruccio, la sua esperienza di guerra. Diventò anche impiegato del G.U.F., sebbene non ottenne successi a livello universitario. Dopo la seconda guerra mondiale, si ipotizza che Gelli si sia arruolato nella C.I.A., su raccomandazione dei servizi segreti italiani (ma tale ipotesi non è stata verificata). In ogni caso, fu messo in stretta relazione da Edward Herman con Michael Ledeen, che è da molti ritenuto uno stretto collaboratore o un agente della C.I.A.. Fu un collaboratore delle agenzie di intelligence britanniche e americane.

Gelli è stato accusato di aver avuto un ruolo preminente nell'Operazione Gladio, una struttura clandestina di tipo "stay-behind", promossa dalla NATO e finanziata in parte dalla CIA allo scopo di contrastare l'influenza comunista in Italia, così come negli altri paesi europei. L'affaire Gladio è stato affrontato (anche giudizialmente) senza collegamenti diretti alla questione P2. Ma il suo nome è strettamente legato a quella che venne considerato la più grande Organizzazione e/o Associazione SEFRETA MASSONICA ITALIANA chiamata semplicemente col nome P2. Il 17 marzo 1981, una perquisizione della Polizia nella sua villa a Castiglion Fibocchi (Arezzo), portò alla scoperta di una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla P2. La lista, la cui esistenza era presto divenuta celebre grazie ai media, includeva anche industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come il più volte Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che possedeva la TESSERA della P2 numero 1816 (a quel tempo non ancora in politica), Vittorio Emanuele di Savoia e Maurizio Costanzo. Vi sono molti elementi, a partire dalla numerazione, che lasciano tuttavia ritenere che la lista rinvenuta fosse incompleta. In ogni caso, Licio Gelli fu condannato nel 1994 a 12 anni di carcere, dopo essere stato riconosciuto colpevole della frode riguardante la bancarotta del Banco Ambrosiano nel 1982 (vi era stato trovato un "buco" di 1,3 miliardi di dollari) che era collegato alla banca del Vaticano. Oggi Licio Gelli ha 89 anni ed è agli arresti domiciliari nella sua villa Wanda di Arezzo dove sconta la pena di 12 anni per la bancarotta. Affrontò anche una sentenza che lo condannava a tre anni di carcere per Associazione segreta di stampo MASSONICO.

Ma ciò che più inquieta in questi giorni sono le frasi che ha rilasciato in un'intervista a proposito del Programma che il suo ALLIEVO Silvio Berlusconi ha messo in atto, un Programma molto simile a quello da lui proposto in "Rinascita Democratica". "L’unico che può andare avanti è Berlusconi non perchè era iscritto alla P2 ma perchè ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora è in momento di debolezza perchè usa poco la maggioranza parlamentare. Avevo molta fiducia in Fini perchè aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante. Oggi non sono più dello stesso avviso, perchè ha cambiato. tutti si sono abbeverati al Piano di rinascita democratica, tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti, ma non fu possibile depositarli alla Siae..." ha ironizzato. Quanto alla politica attuale, "i partiti veri non esistono più, non c’è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perchè la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perchè non ha una struttura partitica".

Ma quali erano gli obiettivi di RINASCISTA DEMOCRATICA? Guarda caso gli stessi di FORZA ITALIA . . .

  • La nascita di due partiti "l'uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l'altra sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali e democratici della Destra Nazionale)." allo scopo di semplificare il panorama politico. Questi, a trent'anni di distanza, coinciderebbero rispettivamente con il Partito Democratico ed il Popolo delle Libertà. Il sospetto potrebbe trovare fondamento nel fatto che il leader del secondo partito, Silvio Berlusconi, era iscritto alla P2, nonchè nella presenza di diversi piduisti in entrambe le formazioni politiche.
  • Controllo dei media. Il piano prevedeva il controllo di quotidiani e la liberalizzazione delle emittenti televisive (all'epoca permesse solo a livello regionale) allo scopo di controllarle, e in questo modo influenzare l'opinione pubblica. Prima della scoperta della loggia questo aspetto era giunto a realizzazione con il controllo dei principali quotidiani e l'acquisizione di telemilano58 (poi Canale 5). Dopo la scoperta della loggia questo aspetto del piano sembra sia portato avanti dall'iscritto Silvio Berlusconi che ha acquisito altri due canali televisivi e allo stato attuale controlla direttamente o indirettamente alcune testate giornalistiche.
  • Progetto Bicamerale del 1997 (Commissione parlamentare per le riforme costituzionali)."ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR)" che coinvolse principalmente Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi, appunto i leader dei due maggiori schieramenti.
  • Riforma della magistratura: divisione tra ruolo del P.M. e del magistrato, responsabilità del CSM nei confronti del parlamento. Tema nell'agenda politica dalla fine della Prima Repubblica e tuttora attuale. Si osserva che introdurre la responsabilità del CSM nei confronti del parlamento sarebbe tecnicamente una subordinazione del potere giudiziario al potere legislativo, e quindi verrebbe meno la separazione dei poteri. La modifica, infatti, necessiterebbe di una riforma costituzionale.
  • Riduzione del numero dei parlamentari
  • Abolizione delle province. Trova corrispondenza nel programma elettorale di Forza Italia del 1994, 2001 e del Popolo delle Libertà del 2008, limitatamente alle province al cui interno vi sono "città metropolitane".
  • Abolizione della validità legale dei titoli di studio. Nel programma di Forza Italia del 1994.

    E poi come se non bastasse:

    Nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari - ex magistrati - ex funzionari e imprenditori pubblici - ex militari ecc. . .

    S C O N C E R T A N  T E . . .

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    Il Fallimento di ALITALIA, un bene per il Paese.

    Post n°282 pubblicato il 22 Settembre 2008 da gladiatore1973
     
    Foto di gladiatore1973

    La Compagnia di Bandiera dell'Aviazione Civile, ALITALIA, ha i giorni contati. Il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, ha comunicato che la società C.A.I. S.r.l. ha formalmente la revocato l'offerta presentata il 1 settembre scorso. Il Presidente dell'ENAC Vito Riggio, colui che si occupa nel rilascio delle autorizzazioni per volare ha, giustamente, ammesso che nella prossima settimana revocherà per sempre la licenza provvisoria per volare alla Compagnia di Bandiera. E già! Perché fino ad oggi è stata concessa una LICENZA PROVVISORIA ad-personam andando a privilegiare un'azienda a partecipazione pubblica e ledendo i diritti delle altre Compagnie, alla faccia della LIBERA CONCORRENZA. Ma siamo in Italia, e si sa che nel "Bel Paese" le regole valgono solo per i privati, mentre il "Pubblico", compreso il personale, ha sempre goduto di privilegi sia buracratici e sia economici.

     

    La salute economica di un’impresa è valutabile in base a un bilancio.  Se si è raffreddati, non è un divertimento e non rimane una cosa senza importanza. Se si ha un cancro in fase avanzata, non si hanno speranze. Per l’impresa come per l’uomo, da un lato si può sopravvivere con qualche acciacco, dall’altro i problemi possono risolversi con la morte.
    A questa regola naturale c’è tuttavia un’immensa eccezione: lo STATO. Esso assicura un certo numero di servizi a fronte di un prelievo forzoso chiamato “imposizione fiscale” e offre il vantaggio che l’amministrazione pubblica non intende fare profitti. Se li facesse, del resto, andrebbero al popolo. Lo svantaggio è che l’amministrazione i profitti non li fa mai e se opera in PERDITA, purtroppo non FALLISCE come le aziende private.
    Questo schema conduce pressoché fatalmente a degenerazioni. Se nell’impresa privata le perdite costanti sono dell’1%, ci si avvia al fallimento. Nell’impresa di Stato invece si sa che si opera  in deficit: dunque se si è in deficit per il 65%, che importa se si passa al 66%? O al 76%? O all’86%? Qual è il limite del deficit? L’impossibilità di fallire fa sì che si scada facilmente nell’illusione che le leggi economiche non abbiano più valore.
    Ecco perché l’impresa di Stato gode di tanto favore. L’operaio che chiede un aumento all’imprenditore sa che se fa fallire l’impresa non avrà un aumento ma la fine del salario. L’operaio pubblico sa che la sua impresa non può fallire sicché il successo della sua richiesta dipenderà esclusivamente dalla sua capacità di pressione con tanto di complicità dei SINDACATI, i veri NEMICI dei Cittadini Italiani e dell'Economia Italiana.


    Molti – comunisti in testa – non capiscono che questa libertà dalle necessità economiche non può che essere settoriale. Se i netturbini, mettendo in ginocchio la città con la spazzatura, ottengono un aumento di salario economicamente ingiustificato, quel denaro in più che riceveranno sarà un denaro che, ingiustificatamente, avranno in meno i contribuenti. “Ogni volta che qualcuno riceve una ricchezza che non ha prodotto, c’è qualcuno che non riceve una ricchezza che ha prodotto”. E se tutti i lavoratori sono lavoratori pubblici, il risultato sarà la miseria generalizzata (Unione Sovietica e simili).
    I dipendenti Alitalia, considerandola immortale, hanno portato l’impresa ad operare strutturalmente in DEFICIT ed è questa la ragione per cui, quando è caduta l’offerta della C.A.I., a Fiumicino si è festeggiato. Quello che il grande pubblico e i grandi giornali non hanno capito è che i dipendenti Alitalia non credono alla possibilità del fallimento. Non è Alitalia, è AliStato: e lo Stato non può fallire.
    In Italia tutto è possibile, ma oggi la verità è che:

    1) l’Alitalia non è statale;

    2) lo Stato non ha né il denaro né la voglia per nazionalizzarla;

    3) l’Ue vieta che l’impresa continui ad operare in deficit, con finanziamenti di vario genere;

    4) senza una drastica ristrutturazione l’impresa non è vitale;

    5) nelle condizioni attuali, essendo economicamente fallita, nessuno la comprerebbe.

    L’offerta della CAI è esistita perché il governo ha molto insistito, perché ha offerto una mostruosa cassa integrazione (l’80% per molti anni!) e perché – operata una profonda ristrutturazione – l’impresa poteva essere resa di nuovo vitale. Rifiutandola, i dipendenti Alitalia sono volontariamente rientrati sul mercato.
    E fa benissimo il Ministro MARONI a ricordare a tutti i "Raccomandati Dipendenti" di Alitalia che "Una volta ritirata la C.A.I., non ci può essere la soluzione B, dove vengono assunte migliaia di persone alle Poste o alla Pubblica amministrazione. Non può continuare a funzionare così, non funzionerà più così". L'Azienda ALITALIA è MALATA da anni, da tempo, e basti pensare i tanti dipendenti (INUTILI e in ESUBERO) che incassano stipendi e salari da favola senza magari meritarseli. Basti pensare alla punta dell'Iceberg di questa azienda morente: Giancarlo CIMOLI, amministraotre delegato (ma dov'era questo INCOMPETENTE quando il deificit aumentava?) ha dichiarato 2 milioni e 700 mila euro senza contare la lauta liquidazione ottenuta dalle Ferrovie dopo il suo passaggio all'Alitalia (intorno ai 6,7 milioni di euro).

    Ecco questo è il Sistema ITALIA, o meglio ALITALIA specchio di un Paese che dal Secondo Dopoguerra è cresciuto con la mentalità dello STATALISMO. Quindi un FALLIMENTO di ALITALIA sarebbe un gran bene per tutti, il Tempo dei Privilegi è finito . . .

     
     
     

    Socrate e il paradosso del Diritto

    Post n°281 pubblicato il 13 Settembre 2008 da gladiatore1973
     
    Foto di gladiatore1973

    Socrate è stato condannato a morte e questa condanna è divenuta il paradigma della giustizia ingiusta. Nell’attesa dell’esecuzione Critone offrì al vecchio la possibilità di sfuggire al suo destino - la sua evasione era stata organizzata e non appariva difficile - ma il filosofo rifiutò.

    Pur reputandosi innocente, tanto che per sé aveva proposto come “pena” adeguata una nomina equivalente a quella di senatore a vita, sostenne che, avendo per tutta la vita obbedito alle leggi, si sentiva obbligato a farlo anche a costo della sua vita. La condanna era ingiusta ma se le leggi erano ingiuste, non bisognava violarle, bisognava modificarle. Fra l’altro allora ogni città di una certa dimensione faceva Stato a sé e dunque si poteva scegliere l’ordinamento giuridico al quale essere sottoposti. Chi non amava le leggi di Atene ben poteva andare a vivere a Tebe o a Sparta. Il filosofo aggiunse anche che aveva già settant’anni e non valeva la pena di violare leggi e contraddirsi solo per vivere qualche anno in più.


    Nei secoli, la nobiltà con cui Socrate affrontò la morte è stata un topos, un classico argomento di discussione: e l’ammirazione per il filosofo è stata universale. È tuttavia lecito affermare che per questa particolare scelta di comportamento si possono avere dei dubbi.
    Se il grande pensatore si fosse reputato colpevole, e avesse scelto di morire, si sarebbe potuto capire: avrebbe per così dire condiviso l’opportunità della pena inflittagli. Egli viceversa si reputava non solo innocente ma addirittura persona che aveva reso grandi servigi allo Stato: dunque non condivideva la condanna. Si limitava a rispettare le leggi solo perché leggi dello Stato e attribuiva loro con ciò stesso una sorta di sacralità, al punto che al primo posto non veniva la loro giustizia  - e infatti la sua condanna era ingiusta – ma il fatto che esse avessero il crisma dell’ufficialità. E questo è difficile da condividere.


    Se le leggi, come le Tavole che Mosè ricevette sul Sinai, emanassero direttamente da Dio, sarebbe fuor di luogo discuterne la saggezza e perfezione. Ma le leggi di Atene, come le leggi di qualunque paese in ogni tempo, sono il risultato della decisione degli uomini. Ed anzi degli uomini politici. Esse dipendono dal periodo storico, dalle convinzioni dei legislatori e perfino dai loro pregiudizi. Nulla assicura che siano giuste. Fra l’altro, se fossero sacre, sarebbero anche eterne e invece mutano nel tempo. È perciò opportuno obbedire alle leggi per civismo, quando si pensa che siano ragionevoli, o per paura della sanzione: ma pretendere una sorta di adorazione della norma dello Stato in quanto tale è francamente eccessivo. Del resto questa è cosa che non richiede nemmeno il legislatore. Nel processo penale, mentre i testimoni devono giurare, prima di deporre, l’imputato non è tenuto a farlo: la stessa legge reputa legittimo che l’accusato cerchi di sfuggire alle proprie responsabilità. Anche mentendo. Anche quando sa di essere colpevole. Figurarsi quando si reputa innocente.


    Si potrebbe dire che il rapporto del cittadino con la legge sia retto da questi principi:

    a) la legge va obbedita quando la si condivide. Anche se si è in una strada deserta, non è bene buttare per terra il pacchetto di sigarette vuoto;

    b) quando non la si condivide, si è autorizzati a violarla all’unica condizione che si sia disposti a subire la sanzione senza protestare. Lo Stato ha il diritto di punire.

    c) se infine non si condivide la legge, e si è sicuri di sfuggire alla sanzione, la si può violare impunemente.

    Dal punto di vista morale questo, per molti, è inammissibile, ma questa inammissibilità è molto discutibile. Innanzi tutto, l’esperienza dice che chi può violare una legge senza rischi, fin troppo spesso lo fa. Probabilmente anche coloro che hanno dichiarato inammissibile il principio appena enunciato. Poi, la filosofia del diritto insegna che la legge non chiede un’intima adesione ma l’obbedienza: è il principio dell’esteriorità del diritto.

    Basti pensare che chi, in Germania o altrove, durante il nazismo, dava aiuto o nascondeva un ebreo, violava la legge e rischiava addirittura la propria vita. Lo si deve biasimare perché violava le leggi – perfettamente valide, dal punto di vista giuridico – del Terzo Reich? Una norma anche se emanata dallo Stato non è detto che sia moralmente GIUSTA e da osservare. Le leggi degli uomini a volte sbagliano come gli uomini stessi e la linea sottile che divide ciò che è GIUSTO da ciò che è INGIUSTO è nella nostra COSCIENZA. Per quanto imperfetto è l'uomo, tanto perfetta è la sua ANIMA che sa DISCERNERE il MALE dal BENE.
    Quindi, Socrate avrebbe fatto bene a fuggire. Ai suoi giudici sarebbe bastato l’esserselo tolto di torno e quei pochi anni che lui ha sdegnosamente rifiutato gli sarebbero serviti a regalare a noi immortali pensieri e a se stesso la sua saggia e sorridente gioia di vivere.

     
     
     

    La Cina apre i Giochi Olimpici della censura

    Post n°280 pubblicato il 08 Agosto 2008 da gladiatore1973
     

    Le luci, a migliaia, intermittenti e abbaglianti sul campo dello stadio olimpico, si mescolano con i bagliori colorati che provengono dalle tribune dove 90mila persone assistono alla cerimonia inaugurale della XXIX Edizione delle Olimpiadi dell'era moderna. Si aprono così, con un prolungato rullo di tamburi, i giochi olimpici di Pechino in un'atmosfera surreale, quasi la stessa di quella che si respirava nel 1980 nella Mosca comunista.

    Inventati dagli antichi greci, i giochi olimpici vennero istituiti, dagli allora Achei, per onorare le loro divinità e per permettere ai defunti un agile passaggio alla vita ultra-terrena. L'anno 776 A.C. viene considerato il primo anno ufficiale dei primi giochi olimpici. Ad oggi sono passati quasi tremila anni e, a parte lo sviluppo tecnologico che ha radicalcmente cambiato le abitudini degli uomini, sembra che il tempo si sia fermato sotto certi aspetti. Secondo testimonianze giunte ad AsiaNews il popolo cinese non sembra così soddisfatto da questo evento sportivo a livello mondiale. Vi sono circa cento milioni di cinesi (appena il 10% della popolazione di Confucio) che hanno sperato nelle Olimpiadi come un trampolino di lancio verso la ricchezza, il benessere, una maggiore dignità; altri (e sono la maggioranza) che vedono i Giochi come l’occasione di presentare la Nuova Cina, moderna e potente: non più la cenerentola della sobrietà maoista, ma una ricca imperatrice dell’economia mondiale. Altri ancora hanno sperato che lo slogan dei Giochi (“Uno solo mondo, un solo sogno”) si applicasse anche a tutte quelle libertà godute dall’occidente, che sono tuttora negate in Cina: libertà di espressione, di religione, di associazione, di democrazia. Macché, nulla di tutto questo!

    Infatti mentre il popolo più numeroso della Terra oggi 8 agosto 2008 (sarà un caso la presenza dei tre otto nella data?) festeggia l'inizio delle Olimpiadi, a pochi passi dal Paese Comunista, in Tibet, vengono calpestati senza mezze misure i più alti diritti umani. Il dissenso politico, nello stesso giorno in cui è arrivata a Pechino la fiaccola, ha fatto irruzione sulla scena dei Giochi olimpici. La giornata si è aperta con quattro arresti: tutti cittadini inglesi secondo una versione, due inglesi e due americani secondo un'altra, di cui tre uomini e una donna. Sono stati portati via dalla polizia per avere esposto uno striscione "Tibet libero" in lingua inglese. I quattro, ha reso noto la polizia, sono entrati in Cina con un visto d'ingresso turistico. Insomma lo slogan di queste Olimpiadi dovrebbe essere "Benvenuti alle Olimpiadi della censura".

    Ma non è finita qua, perché i tantissimi giornalisti occidentali giunti nella Capitale Cinese si sono resi subito conto che non possono accedere a tutti i siti internet, in patente violazione degli impegni che Pechino aveva preso con il Cio per garantirsi l'assegnazione dei Giochi, tra cui, appunto, l'accesso completo alla rete almeno durante tutto l'evento.  Il responsabile della Commissione stampa, Kevin Gosper, si è detto «deluso» dalle limitazioni, ammettendo che il Cio ha negoziato con i cinesi il blocco di alcuni siti considerati non collegati ai Giochi. "Qui si ha a che fare con un Paese comunista che applica la censura. Si ottiene quello che secondo loro si può avere". Ma chi ha dato le Olimpiadi ai cinesi? Per mesi il Cio ha continuato a ripetere che le Olimpiadi in Cina sarebbero state "censure-free".

    In poche parole, in circa tremila anni di storia dell'umanità, l'uomo, questo essere quasi perfetto e intelligente, ha abbandonato le caverne e le palafitte, è sopravvissuto ai Dinosauri, ha inventato le automobili, ha scoperto il petrolio, è andato sulla Luna, ha mandato navicelle su Marte, ma non è ancora diventato un essere LIBERO . . .

     
     
     

    Berlusconi e Di Pietro, crisi di nervi.

    Post n°279 pubblicato il 29 Giugno 2008 da gladiatore1973
     
    Foto di gladiatore1973

    Uno dei più grandi registi spagnoli, Pedro Almodòvar, nel 1988 intitolava uno dei suoi film più geniali "Donne sull'orlo di una crisi di nervi". Un film a dir poco caotico e abbastanza sconvolgente sotto certi aspetti. Storie di donne che si intrecciano e che galleggiano in un caos che regna sovrano. E' quello che accade oggi nella politica italiana, oramai diventata più una sorta di fiction che un vero e proprio reality. A dominare la scena, come accade da tanto tempo sono le intercettazioni telefoniche che sia a DESTRA e sia a SINISTRA avevano comunque incastrato sempre politici di "alto bordo". E l'ex-politico Mastella con Moglie a carico ne ha fatto le dovute spese. Adesso come una specie di "Ruota della Sfortuna" tocca a Silvio Berlusconi dover giustificare il tipico vizietto italiano di raccomandare le sue tanto amate VELINE. Ma Antonio Di Pietro non ci sta, e lui, che la toga del Pubblico Ministero non l'ha mai messa in soffitta, si scaglia contro il premier italiano dicendo senza mezze misure "Le intercettazioni che loro vogliono limitare ci fanno vedere un capo del governo che fa un lavoro più da magnaccia, impegnato a piazzare le veline che parlavano troppo", poi approfittando delle intercettazioni sulle veline ammette che Berlusconi "sta utilizzando tutto questo tempo in parlamento per farsi le leggi che servono a lui, soprattutto una legge che gli permette di non essere più processato, fosse manco il Padreterno".

    Ma qualcuno, dal Partito delle Libertà, orami diventate troppe, cerca di aggiustare la mira ricordando all'Onorevole Di Pietro che "Di Pietro confonde le prostitute con le veline e, di conseguenza, i magnaccia con gli agenti artistici. Fin qui, dunque, il suo insulto non è tanto al premier quanto alle veline che fanno un mestiere rispettabile e pulito". Certo la precisazione mi sembra doverosa, ma siamo sicuri che le Veline fanno solo le Veline e le Prostitute fanno solo le Prostitute, rispettando comunque ambedue i mestieri nei limiti della nostra, e vostra morale? L'unica risposta degna di questo teatrino alla Peppino De Filippi la dà il leader della LEGA NORD Umberto Bossi che ammette "Vada a quel paese...Sono del parere che è meglio che uno si faccia le donne della sinistra che i culattoni. Ma bisogna stare attenti quando si hanno delle cariche".

    Ma Silvio Berlusconi non è una persona insesibile e anche lui, a differenza di quanto possano affermare chi vota e crede ancora alla Sinistra, ha un cuore e che cuore! E' inutile dire che a queste frasi, da basso borgo da parte dell'ex-PM, ci è rimasto male. Oggi incontrando il leader libico, il Colonnello Gheddafi, democraticamente capo indiscusso della Libia, si sfoga dicendo che "Ma come si fa a restare leader per tanto tempo, avete un segreto?". Poi scherza sui tanti figli illegittimi e legittimati di Gheddafi, e alzando bandiera bianca, finalmente, ammette che "là mi spiace non posso batterrti". Speriamo che la sua imbattibilità non resti solo sul numero dei figli, non vorrà spero farsi incoronare Imperatore di Roma senza il consenso del Senato! Infine si dice molto deluso della mancata SOLIDARIETA' da parte dei suoi "finti" nemici del Partito Democratico e con rabbia e molta tenerezza esclama "Potrei godermi i soldi che ho meritatamente guadagnato...Non ne posso più", e nel frattempo, proprio in questi giorni, la figlia Marina è alle Bermuda, la moglie Veronica è anch'essa in vacanza, il figlio Piersilvio è a Portofino, il nostro Premier invece deve purtroppo lavorare, lavorare e tanto lavorare per . . . queste veline diventate una risorsa inestimabile del Demanio Pubblico!!!

     
     
     
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