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MarquisDeLa...
   
Creato da MarquisDeLaPhoenix il 27/06/2009

Ame Foncee

...

 

Le belle usanze tra uomo e donna

Post n°399 pubblicato il 24 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

I tempi sono cambiati ed anche i rapporti tra uomo e donna ne hanno risentito.

Di quando in quando mi capita di prendere l'ascensore o dove abito o in qualche ufficio o in palestra e di far posto alle donne: quando entrano, faccio loro strada con un gesto e quando escono...faccio uscire prima loro.

In genere tutte ringraziano, qualcuna arrossisce e già questo è sintomatico...ma una volta mi accadde che una donna ebbe ad escamare "Ehhhh" con un ampio gesto della mano come a voler dire "che esagerazione".

Devo ammettere che ci rimasi di stucco.

Io sono il tipo che tiene la portiera dell'auto aperta, che tiene il portone, che sistema la sedia quando la persona che frequento e che porto a pranzo si sta per sedere.

Non faccio il baciamano perchè mi denuncerebbero per stalking o mi ricovererebbero alla neuro, ma solo per quello. Per il resto, fose per me, farei anche quello.

Morale della favola?

Credo che le donne di oggi siano meno abituate alla gentilezza degli uomini. Non so se non la gradiscano e si aspettino altro dall'uomo. Che ne sò...magari vogliono l'uomo rude che porta la cacciagione ammazzata a casa al tramonto...non saprei.

Certo è un peccato che talune belle usanze siano andate perse, bruciate sull'altare di un più anestetizzato ed impersonale sistema di rapporti tra uomo e donna, come se ci si rivolgesse da uomo a uomo...anzi da asessuato ad asessuato.

Voi che ne pensate?

 

Marquis

 
 
 

Sentirsi una diga...

Post n°398 pubblicato il 23 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

 

A volte penso di essere una diga per te...
la diga spesso la ergi con buone intenzioni
per produrre energia
per irrorare dei campi
e finisce che sommerge villaggi antichi
dissecca letti di fiumi...

A volte penso che,

per me,

sarebbe decisamente meglio non esistere...

 

Marquis

 
 
 

Quando l'Amore fā crescere...

Post n°396 pubblicato il 22 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

 

Voglio esser priogioniera solo del tuo Cuore, dici...

No...il mio Cuore non DEVE e non VUOLE essere una prigione per te.

Io lo vedo come un'incubatrice (o una serra) in cui la tua anima sensibile e fragile entra

per guadagnarne,

scaldata dal calore del mio affetto,

in felicità, sicurezza ed autostima.

E per, poi, poterne uscire qualoro lo desiderasse.

Ma più forte di prima,

e più attrezzata ad illuminare quest'inferno

di mondo col suo splendore...

 

Marquis

 
 
 

La cittā che (non) vorrei...

Post n°395 pubblicato il 20 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

Da quando è iniziata la campagna elettorale, dove abito, siamo stati assaliti da richieste di voto. Si, proprio richieste di voto.

In mail, posta tradizionale, persino via sms. E sempre da parte di un certo partito politico. Quello dell'attuale sindaco uscente.

Ci viene spesso ricordato, dai suoi fans, dai suoi predecessori, dai suoi amici di lotta (?) politica, che sono state fatte molte cose.

Il centro del comune è stato risistemato ed è vero. Un'area industriale dismessa è stata trasformata in un bel centro commerciale, rispettandone l'esterno dal valore storico...è vero. Il castello è stato riaperto alle frequentazioni della gente ed è vero.

Ci viene cioè detto che ci sono state offerte tante nuove occasioni per uscire, andare a passeggiare, svagarci. Tutto vero. Non lo metto in dubbio.

Non ci viene però detto che la gente esce poco per passeggiare perchè ha pensieri, non ci viene detto che non guardiamo le vetrine in questi bellissimi posti risistemati perchè o non abbiamo soldi o semplicemente le saracinesche sono chiuse per fallimento.

Si, nessuno compra in città e molti esercizi commerciali nel centro (mica solo in periferia) stanno chiudendo. Al loro posto aprono solo esercizi commerciali cinesi. Solamente loro. Come fanno? Dicono di lavorare molto. E chè quelli di prima stavano in negozio a girarsi i pollici?

Insomma...possiamo passeggiare ed è bello ma per cosa? Per assistere alla desolazione di una città di cui il sindaco ha curato solo la forma e non la sostanza?

Cos'ha fatto il sindaco perchè i piccoli esercizi commerciali restassero aperti? Nulla...anzi ha creato un centro commerciale nel centro...geniale quando abbiamo il Gigante a Castellanza e l'Auchan a Rescaldina. Davvero geniale.

Cos'ha fatto il sindaco perchè le imprese locali potessero lavorare di più? Ha fatto costruire ad un'azienda legata a Comunione e Liberazione un nuovo ospedale sperduto nelle campagne al posto di quello vecchio...comunque efficiente e facilmente raggiungibile anche a piedi. Grande! Io, come forza lavoro, di quei soldi non ne ho visto neanche uno.

 

E mentre il sindaco vanta questi (in)successi, mi arrivano sms in cui mi si chiede un pò di gratitudine...ma per cosa?

Per cosa?

Ma torni a casa che è meglio, vah!

E voi? Stanche delle solite promesse, che città vorreste?

 

Marquis

 
 
 

Quanto ti chiedo...lo sō...

Post n°394 pubblicato il 18 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

Mia dolce Musa, amata Musa,

ti scrivo questa lettera aperta per dirti alcune cose.

Che io ti adori, lo sai già. Anche se è sempre bene ripeterlo.

E cosi lo faccio anche ora. Non so staccarmi da te.

Se penso che potrei non sentirti più o essere solo amico, mi sento mancare l'aria.

Quando non ho tue notizie per più di un'ora, accuso i sintomi dell'astinenza. E come un drogato devo pensare a te, leggermi qualcosa di tuo, guardami qualcosa di tuo, le tue lettere...

Questo lo sai, vero? Va bene...Allora ricordalo. Sono noioso, lo so. Mi ripeto. Fa niente.

Vorrei dierti anche altro in questa mia lettera aperta.

Mi fai spesso complimenti, mi dici che per te sono bello, che sto bene, che scrivo bene e che ti tocco il cuore con le mie parole.

Mi dici che sei orgogliosa di me, di quello che ottengo e per le cose che credi io sappia.

Per te so tutto...

Dici che sono il tuo angelo, il tuo paladino, il tuo eroe...

Mi dici tante cose belle che mi commuovono sempre.

Sai io non sono abituato a tutte queste cose da parte di una donna che non sia mia amica.

Non sono abituato al fatto che una donna che si dice interessata a me, lo dimostri in questo modo. Non sono abituato al fatto che lo dimostri, sopratutto.

Ho avuto un paio di relazioni, ed in nessun caso ho sentito cose del genere dette a mio beneficio.

Ti ringrazio...molto commosso ti ringrazio.

Ma non so quanto le meriti. No...non mi dire che sono il solito vittimista o che mi sottovaluto...sei troppo cara...

Il punto è che, umanamente, non credo di meritare tanto da te.

Ti chiedo mille sacrifici per starmi accanto, mille rinunce, anche se ci conosciamo da pochi mesi.

Cose che vorresti fare, che ti danno piacere e che non fai perchè temi che mi farebbero avvertire la tua mancanza.

Ed intanto ti neghi delle cose.

Ti rimpicciolisci il mondo per me. Per farlo aderire in tutto e per tutto a me.

Io vorrei tanto essere tutto il tuo mondo, è vero.

Ho questa ambizione, oh si. E non riesco a vederci nulla di brutto ma...

mi sento un verme a limitarti in alcune cose...un verme.

E non credo di meritare i bei doni che mi fai con le tue parole, con i tuoi gesti, di non meritare la crescita delle mia anima e la rinascita del mio cuore che sono avvenuti per tuo merito.

Mi sento ogni giorno in colpa per questa mia debolezza che non riesco a sconfiggere se non dopo molto tempo.

Non so che altro dire...

Mi spiace molto...sono mortificato...

Perdonami se puoi e non smettere di volermi bene...

 

Tuo,

F. (Marquis)

 
 
 

La vita non č un VideoGame...Blog in pausa...

Post n°393 pubblicato il 17 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

Talune persone scappano dalla realtà e vanno nell'onirico mondo del web...

Che è pieno di belle cose, rassicurante...come il paese dei balocchi per Pinocchio.

In questa dimensione, altra, o troposfera, trovano i sembianti di altre persone...i loro avatar e vivono circondandosi di tutte le cose belle che nella realtà non agognano per pigrizia o evitando tutte le cose che, nella realtà, temono.

E' un mondo inattaccabile quello. Dove puoi essere al sicuro. Come una monade di filosofica memoria. Una bolla di protezione. Dal mondo.

A volte si usano queste bolle di sospensione persino per crearsi vite parallele, personaggi e ci si prende sul serio. Ci sono poeti, cavalieri, demoni, angeli, fate, streghe, bimbe. Ed orchi.

Ciascuno recita la sua parte con grande immedesimazione. E' come se i giochi di ruolo, GDR, spesso a carattere fantasy, si fossero fusi con la dimensione dell'online.

E si vivono avventure bellissime, si affrontano sfide impegnative che ti costringono ore ed ore a vivere online, in una chat, per esempio.

Il prezzo di tutto ciò, di una sconfitta, non lo paghi. Non c'è perdita, non c'è morte. C'è vita eterna, ricominci dallo stesso livello se ti va male.

Ma se ti va bene, se ti relazioni con molte persone, se nel tuo esercito metti molte figurine, se usi le icone più belle e carucce...vieni promosso...sali di livello, nuova gloria, gratificazione per il proprio ego per cose che nella realtà faresti fatica a conseguire.

Puoi essere vice, capo, presidente, master, leader. Puoi arrivare sulla vetta più alta. Ma di cosa? Spento il pc, mancata la corrente, torni te stesso...con le tue paura, con i tuoi limiti...ma anche con i tuoi pregi...che sarebbe il caso di saper accettare ed esaltare.

Si, perchè la vita non può terminare con un Game Over o un Power Off.

E' qualcosa di più...va oltre, esiste...comunque!

Tu mi guardi e dici di si col capo...ma mentre, ora, io ti parlo di vita...un pvt arriva nel tuo mondo sospeso.

Ed io spengo, spengo il pc.

Perchè ne ho abbastanza e voglio un pò di vita vera...

Sto per uscire per fare due passi...quando il telefono mi squilla in tasca...

Riconosco il numero ed è...

 

 

 

Lei...che non mi ha abbandonato. Grazie a Dio.

Eccomi...vengo da te...

 

Marquis

 
 
 

Che bello il tuo mondo

Post n°392 pubblicato il 16 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

A volte mi mandi delle foto,

alcune ritraggono vicoli stretti, di costruzioni di altri tempi,

altre mostrano dei paesaggi splendidi, visuali magnifiche,

qualche volta mandi foto di persone a te care...visi normali di persone indurite dal lavoro, ma dal lavoro di un tempo, quello fatto con le mani, quello in cui vedevi le cose crescere perchè ci mettevi il tuo sudore. Non da quello di oggi per fgare il quale non ci si scheggia neanche un unghia.

Paesaggi, visi, emozioni, valori di altri tempi. Scheggie di un mondo vero, rimasto ancora sano.

Il tuo mondo.

E' bello quello che vedo...

Perchè mi parla di te, di ciò che ti è caro e di ciò in cui credi.

Mi parla di ciò che vorresti impostasse la tua vita, e quella con la persona che amerai.

E' bello il tuo mondo,

ma lo è ancora di più perchè ha in te la sua Stella Polare...

Una stella che deve avere un qualche potere arcano che non capisco

e che non mi spiego.

Ma che mi attrae ad essa,

in quella dimensione di cui

per ora

vedo solo dei bellissimo flash.

In uno dei quali,

un giorno,

vorrei vedere

Me e te,

assieme,

Uniti.

 

Marquis

 
 
 

Non č vero che non mi voglio bene...

Post n°391 pubblicato il 15 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

Sento spesso dire che non mi apprezzo abbastanza, che non mi voglio troppo bene.

Sbagliate...

Si...

Ve lo voglio proprio dire.

Sbagliate!

 

Io mi odio decisamente e profondamente.

E questa è una cosa che ben pochi hanno capito.

Ed è un odio che non smette mai, che conosce solo pause...

Ci sono giorni di luce in cui dimostro una forza interiore tale che spaccherei il mondo. E riesco a fare mille e mille cose e tutte bene. Non mi vanto: è cosi.

La vita delle persone dovrebbe poter essere sempre cosi.

Ma sono lampi.

Brevi lampi.

Poi torna come prima. E torno ad odiarmi fuoriosamente.

Mi accorgo che il mangiare la pellicina sotto le unghie sin quasi a sanguinare non è un caso...

E' proprio voglia di farsi male.

Forte e poco contenibile, appena sublimata, cui la razionalità pone spesso uno stop.

Perciò voglio rimanere lucido e sentire solo i miei neuroni parlarmi.

Perchè se sentissi ciò che mi dice la mia voce interiore...non voglio pensarci...

Scusate...

 

Marquis

 
 
 

MiniRecensione> La ragazza della arance

Post n°390 pubblicato il 14 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 
Tag: Letture

 

Quest'opera di Jostein Gaarder, scrittore e filosofo norvegese, parla di un giovane medico, Jan Olav, che un giorno conobbe su di un tram la ragazza che lo stregò per sempre...la ragazza delle arance (perché portava un grosso sacchetto di arance con sè).

Da allora non riuscì a pensare altro se non a rintracciarla (visto che il primo approccio era stato alquantoda imbranato). Dopo aver frequentato tutti i mercati di arance della sua cittadina e la Chiesa del posto nella notte di Natale...riesce a rintracciarla. Passeggiano assieme e prima che lei lo saluti per prendere un taxi...lui le si dichiara.

Lei, commossa e stupita, gli dice che potranno restare assieme per sempre ma dopo 6 mesi di attesa. Non aggiunge altro se non un invito alla pazienza...e poi...sparisce.

Unica traccia di lei è una cartolina proveniente dalla città delle arance, Siviglia. Jan Olav decide allora di intraprendere un viaggio in Spagna per cercare la sua bella. E' come cercare l'ago in un pagliaio ma...con un po’ di fortuna...la ritrova...si parlano a lume di candela...lei gli rivela di conoscerlo già perché era la bambina con cui lui giocava sempre da piccolo. Era quindi destino che si ritrovassero: solo che lei, ora, voleva essere amata come donna non voluta bene come l'ex bimba di allora.

Dopo di allora si rivedono in Norvegia, loro terra natia, ed iniziano a convivere...poi il matrimonio...5 anni immensamente felici conditi dalla nascita del loro piccolo Georg.

Ma nulla è eterno: Jan scopre di essere gravemente malato e di avere poco tempo a disposizione. Scrive allora una lunga lettera al figlio per quando sarà cresciuto e la nasconde in casa. Quando la leggerà, da grande, sarà in grado di capirla e di capire il grande mistero di questa favola che è la vita. Una favola dolce-amara, con un inizio ed una fine...ma pur sempre una favola che merita di essere vissuta.

Questo libro, non lo nego, mi ha commosso più volte e non solo per la tematica della Vita/Favola...breve ma da vivere comunque.

Mi ha commosso perché quel che ci ho letto è che il destino prevede sempre per noi una persona speciale.

Una persona tutta per noi.

La persona della nostra vita...

 

 

Marquis

 
 
 

Non funziono a gettoni...

Post n°389 pubblicato il 13 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

Io non sono una macchina a gettoni.

Non mi si può buttare a terra se perdi una partita.

Non si può pretendere che ami, pianga, odi a comando.

Né che scriva a comando se non me la sento.

Non si può pretendere che sia sempre di buon umore, sempre sereno.

Perché anche io sono un essere umano

e posso avere i miei momenti no

 in cui voglio starmene solo.

Arrivo in punta di piedi, quasi per caso…

Quando ce n’è bisogno…

Poi vado…mi nascondo nella mia caverna.

Nel mio antro oscuro…

Si, come un pipistrello.

E torno se e quando riesco a farlo…

Perché io, almeno io, non sono una macchina.

Ed i gettoni…

Ve li rilancio indietro io…

 

Marquis

 
 
 

Non c'č, non c'č...

Post n°388 pubblicato il 12 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 
Tag: Sogni

 

 

Una volta ricordavo maggiormente i sogni che facevo...il segreto sta nel non guardare la luce della finestra appena svegli...cosi si dice...in caso contrario i sogni se ne andranno via...

Qualcosa del sogno di questa notte è rimasto...

Ma poco...

Dovevo chiamare una ragazza. Avevo il suo numero.

L'unica cosa che mancava era il fissare un appuntamento per vedersi. Lei non sapeva se l'avrei chiamata.

Quel pomeriggio era l'unica possibilità.

Scendo per un vicolo di una città, il vicolo è a gradoni come nei vecchi paesi di montagna. Ad un lato di un gradone c'era un terrazzino con piante. Mia madre e mia sorella raccoglievano dai fiori e mia madre mi sussurra mentre io continuo a scendere i gradoni? Dove vai, resta qui...non c'è, non c'è.

 

Sbuco in una strada, vado in un bar a chiosco...come uno che conosco ad Imola, vicino al locale castello cittadino.

Frugo nel mio marsupio, voglio prendermi qualcosa...trovo le tessere dei supermercati, penne, fazzoletti...non trovo gli spiccioli per prendermi neanche un bicchiere d'acqua.

Il tempo passa...non trovo neanche il numero...doveva essere su una striscia di carta...non sul cellulare...su una striscia di carta dove l'avevo scritto io o lei.

Non lo trovo, come potrò chiamarla? Il tempo passa e lei avrà preso la mia assenza per un “No”.

Si sta avvicinando il tramonto con i suoi colori. Non caldi questa volta...ma grigi...c'è poco sole che fora le nuvole...sembra quasi autunno se non sapessi che è estate.

Il numero non c'è.

Senso di vuoto.

Si “lei non c'è, lei non c'è”...e piango...

 

 

Mi sono svegliato cosi stamani...ed ancora mi chiedo cosa voglia dire...mi sento un groppo in gola e...che giornata di merda...scusate.

 

 

Marquis

 
 
 

MiniRecensione> Amabili Resti

Post n°387 pubblicato il 11 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 
Tag: Cinema

 

 


Scegliendo di vedere il film “Amabili resti” volevo capire il perché di un titolo cosi bizzarro.
Da l’idea di un qualcosa di deliziosamente macabro, non trovate? Mi aspettavo qualcosa alla Johnny Depp.
Poi ho letto l’anticipazione sul sito della tv che lo trasmetteva e mi sono chiesto come si potesse conciliare una questione cosi drammatica come il rapimento e la sparizione di bambine/ragazzine con qualcosa di amabile.

Ero perplesso. Ma la perplessità è durata 5 secondi.

Già la protagonista scelta per la parte dell’innocente vittima, la giovanissima Susie Salmon (Saoirse Ronan), ha un viso cosi angelico e puro con i suoi occhi di un chiaro abbagliante ed i suoi tratti da antica fanciulla latina da dissipare qualsiasi pensiero oscuro.

E poi la poesia. Si respira poesia ovunque, tragica certo, ma comunque finemente ed altamente aulica: dalle poesie che il giovane “Moro” (come l’Otello cui si ispira) dedica alla piccola e timida Susie alle domande che Susie, diventata fantasma, si pone sul perché a lei sia negata la normale vita di una ragazza che è quella di studiare, innamorarsi, dare il primo bacio, ricevere l’anello di fidanzamento e passare la vita con la sua anima gemella (cosa che, col tempo, capiterà alla sua sorella minore).

Dopo aver percepito il livello di questo film, l’anima diventa meravigliosamente recettiva all’architettura spirituale che c’è dietro la trama.

Susie, di ritorno dalla scuola, diretta al suo primo incontro galante in un centro commerciale, col suo “Moro”, viene agganciata da George Harvey (Stanley Tucci), in un campo dove lui coltiva il grano. Era per farle vedere un ritrovo che lui, cosi bravo con il fai-da-te e con la costruzione di giocattoli per bimbe, aveva creato per i bambini del posto.
Susie, è cosi candida, che questo pretesto non le suona assolutamente strano. Anche quando entra nel rifugio sotterraneo che l’uomo aveva costruito, ne nota le meraviglie, il calore dell’atmosfera ed è felice di trovarsi in quella che crede essere una “casa di bambole” in dimensione gigante.
Non capisce di trovarsi nell’oscuro antro dell’Orco. Lo capisce negli istanti finali della sua vita quando lui la assale.
Un urlo sconquassa la scena.

Lei corre fuori dal rifugio urlando, piangendo, folle di paura. Urta anche una ragazza, nel frattempo. Una strana ragazza...
Lo spettatore è già intimamente scosso dal raccapriccio e spera, con profondo e palpabile sollievo, che lei sia salva. Che l’Orco non abbia colpito lei, che non abbia colpito almeno questa volta.

Ma non è cosi.
Lei non torna a casa, tutti iniziano a cercarla, anche la polizia. Lei vede questo trambusto, chiama i suoi genitori quando li incontra. Ma nessuno la vede.
Lei non è più reale. Perché?

Perché è morta ma non vuole accettare la cosa.
Per questo motivo vive nel Limbo assieme ad altre ragazzine che scoprirà essere le altre vittime dell’Orco.

Stranamente, nella dimensione in cui si trova, a metà strada dai Campi Elisi e dalla Realtà, ha visioni della Pace che potrebbe ottenere e che la chiama ma riesce ancora a vedere i suoi amici, il suo amore, i suoi genitori e riesce a parlare loro. Attraverso i ricordi e le emozioni comuni.
Ed è attraverso questi che Lei parla al mondo reale. E’ un modo che lei ha per sentirsi ancora viva, consistente perché Lei ha una paura terribile di dissolversi e di non essere più nulla.
E quest’angoscia si trasmette al telespettatore, ne potete essere certi.

Il dramma di non esistere più, per se stessi e per le persone cui si vuole bene. C’è una paura peggiore? c’è un rimpianto più grande?

Evidentemente no, perché Susie non si da pace e continua ad influire sulla realtà. Il padre finisce pestato a sangue nel corso delle sue indagini personali sulla scomparsa della figlia, indagini che lo portano a sospettare del vicino (l’Orco appunto) su ispirazione arcana dello spirito della figlia scomparsa.
Anche la sorella di Susie finisce per sospettare del vicino e lo tiene d’occhio. Addirittura si infiltrerà in casa sua, con gravissimi rischi, per cercare prove della sua colpevolezza.
E li trova: inizia da allora una corsa contro il tempo per inseguire l’Orco che fa di tutto per sparire, per riciclarsi, per ricominciare altrove la sua psicotica esigenza di morte. Ma non si scampa: quando si sporca la purezza, il peccato più grande, non vi è possibilità di ammenda. Solo la dissoluzione: la Morte lo prenderà, in un modo cosi beffardo, da rasentare -ipso facto- una lezione sull’inesorabilità del proprio destino.

Alla fine magicamente, Susie si da pace.
Entrerà nel corpo, per un solo istante, della ragazza che aveva visto il suo spirito scappare dall’Orco e bacerà il suo “Moro”. Ha saldato tutti i debiti che pensava di avere con la realtà e che pensava la realtà avesse con Lei.
E decide di salire verso un mondo che non è fatto più delle immagini dei suoi disegni di bambina e delle navi imbottigliate che era solita costruire col padre.
E’ un grande prato, pieno di fiori, di luce, di farfalle, con altre bambine...è il Paradiso.

Gli amabili resti, cui aveva continuato a parlare quando era nel Limbo, ovvero il suo amore, la sua sorellina, i suoi genitori...tutti iniziano, faticosamente, a rivivere. Non dimentichi di lei, certo, ma anzi spinti a vivere grazie a quel germoglio che il ricordo di Lei aveva lasciato nei loro cuori e che continuava a scaldarli.

Il ricordo, liberato della sua accezione di catena, può essere -con tutta la malinconia del caso- uno splendido germoglio dell’anima...

Marquis

 
 
 

Ad ognuno la sua posizione...

Post n°386 pubblicato il 10 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

In genere quando dormo, mi piace stare comodo.

L'immagine che ho di me, con gambe e braccia stesse ai 4 angoli cardinali, è quello dell'uomo vitruviano. Uguale.

Purtroppo ho un letto ad una piazza singola e mi tocca usare la posa del corridore con le gambe messe come se stessi correndo, puntualmente fuori dalle lenzuola o dal piumone a seconda della stagione in cui mi trovi in quel momento.

Sembro il discobolo di Mirone adagiato rovinosamente al terreno, ahimè.

Quando sono innamorato, però, la mia posa cambia...mi metto in posizione fetale come se ci fosse davanti a me qualcuno...la bimba che vorrei o la mia anima gemella.

E dormo sempre dal lato sinistro del letto...perchè nel girarmi a destra durante la notte, come spesso accade, avrei sempre lei davanti.

E voi come dormite di solito? Ed in casi particolari?

 

Marquis

 
 
 

I don't like the bombs...

Post n°385 pubblicato il 09 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

Ho imparato, col tempo, che le parole si possono dire in modi diversi.

Ad esempio ci sono quelle dette con rabbia e quelle dette con cattiveria.

Le prime possono essere belle o brutte come termine…ma il tono rabbioso con cui vengono dette è quello che ti da più informazioni.

Ti dicono che l’altra persona soffre, che è –appunto- arrabbiata.

Un po’ come un animale che abbia contratto la rabbia, anche nel caso delle persone…un taglio sul loro cuore, una lacerazione…a lungo andare ha prodotto quello stato di aggressività.

Io non ho paura di questo genere di parole.

Ho detto in passato che non sono disponibile a fare da punji ball e lo confermo ma questo è un caso diverso.

Queste persone non pensano le cose che dicono. Soffrono, sanguinano emotivamente. Io tendo un guantone davanti a loro e dico “colpisci, tira fuori il veleno…non mi fai male, non puoi farmi male, tu non sei cosi, tu non pensi quelle cose, ti serve qualcuno da aggredire? Ci sono io, mi immolo io…se serve per alleggerire la tua anima”. Ed alla fine quella persona è più leggera, più serena. Ed io mi porto dentro un po’ del suo malessere. Per affetto o Amore si fa anche questo.  A volte soprattutto questo.

Ci sono altri casi, le parole dette con cattiveria, in cui le cose vanno diversamente. Quelle persone hanno davvero un animo nero. Forse erano partite dalla rabbia e quel cancro le ha divorate. Non lo so. Ma dentro di loro ormai c’è il fuoco, il Male, la cattiveria. Dalle loro persone non esce aria calda che puoi scansare, non esce una tempesta di sabbia che può solo oscurarti la vista…

Dal loro animo escono pugnali diretti e mirati a far male. Perché quello vogliono. Fare male.

La parole rabbiose so farmele scivolare addosso, le altre no. E mi azzoppano.

In genere so distinguere le une dalle altre e quando delle persone a me care mi rivolgono parole di rabbia…non me la prendo: le lascio sfogare, le aiuto nel farlo…poi parliamo normalmente.

Il mio terrore è sbagliarmi.

Scambiare per rabbia quella che è vera cattiveria.

Perché qualora dovessi accorgermi che quelle parole erano vere, sentite, per me…sarebbe come…

Morire dentro:

avrei accolto in me delle bombe ad orologeria.

E non avrei più tempo…

per salvarmi…

 

Per ora non mi sono sbagliato, non credo.  Vero? E’ vero?

Tic tac…tic tac…

 

 

Marquis

 

 

 

 
 
 

La vacuitā del mondo digitale

Post n°384 pubblicato il 08 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

Ho sempre avuto una mia personalissima idea circa le persone che popolano il web.

Di norme le concepisco, tranne qualche rara eccezione, come dei semplici nickname, ovvero come assemblati di lettere e bit ed in quanto tali facilmente riducibili al silenzio.

Come? Spegnendo il pc o, facendo uso di fantasia,  e scomponendo queste sigle nelle lettere che le compongono, cosi come puoi annientare un atomo scindendolo nelle sue componenti di base.

Mi si è detto che questa concezione delle persone digitali  è scarsamente riguardosa perché dietro quei sembianti digitali ci sono delle persone che possono essere ferite.

E cosi è stato.

Spesso ho fatto del male a persone del web ritendo, paradossalmente, di non aver fatto del male a nessuno.  Perché nessuno c’era dietro.

Si, lo so. Qualcuno dovrà pur scrivere dietro quei monitor. Non sono mica impazzito!

Solo che io penso ad un diverso rapporto tra persone reali e realtà digitale.

Per alcuni le persone sono nel web come nella realtà: cioè proietterebbero online i medesimi comportamenti che adotterebbero nel loro quotidiano.  E sono le persone cosiddette “vere”. Fare dal male ai loro alter-ego virtuale sarebbe come fare del male al loro “Io” reale.

E quasi tutti dicono di essere cosi eh. Incredibile.

Poi c’è qualcuno che timidamente ammette che…beh si ... ci sono anche coloro che distribuiscono nei loro alter ego solo una parte di Sé: ovvero il come vorrebbero essere. E si parla di idealizzazioni o sublimazioni digitali del Sé. Anche in questo caso puoi ferirli, perché hai a che fare con la parte migliore di loro (che in taluni casi ti fa rimpiangere quella che tengono nascosta).

Ebbene, rispetto a questi pareri certamente più morbidi, io penso che la maggior parte di coloro che popolano le piazze virtuali sia di ben altro spessore. A mio avviso, cioè quasi sempre ci si può imbattere in individui che nel web non mettono niente di Sé stessi e si creano, anzi, una vita parallela, una “Second life”.

Sposati che si fan passare per single, brutti per belli, maniaci e deviati per galanti poeti e cavalieri,  demoni per angeli, uomini per donne e viceversa.  In sintesi c’è una sorta di iato, di frattura tra la loro vita reale e quella virtuale. Affezionarsi a queste persone è sciocco: non conosci i loro veri sentimenti, pensare di ferirli e farsi sensi di colpa a riguardo è altrettanto puerile: nella migliore delle ipotesi non hai neanche sfiorato l’ultima corda della loro arpa interiore. D’altro canto, affezionarsi a costoro è un legarsi ad aria fritta, a combinazioni puramente casuali di bit: rischi solo di lasciar uscire una parte preziosa di te che, dall’altra parte, non troverà alcun corrispettivo altrettanto prezioso.

Perché di autentico in loro e nelle loro immagini non c’è nulla: sono la brutta copia di un libro di fantasia.

Ed è per questo che andrebbero presi costoro: una mera  occasione di intrattenimento. Un’avventura scarsamente intellettiva da vivere e da chiudere nel momento in cui spegni il tuo PC.

Eppure tanti, me compreso in un remoto passato, ci sono cascati. Ed hanno provato una vasta gamma di emozioni vere verso queste persone.

Come rimediare? Il mio vademecum è quello di squarciare il velo virtuale che vi separa da queste persone, pretendete di sentirne la voce, di vederli in webcam. Fatevi mandare qualcosa di tangibile, un pensiero, un qualcosa di scritto di loro pugno, osservate e studiate la loro calligrafia, deducetene qualcosa.  Annusate ciò che è loro, ascoltateli e fatevi ascoltare. Condividete piccole e grandi cose del  loro e del vostro mondo.

E poi, dopo un po’, incontratevi:  non ha senso rimandare a data da destinarsi. Se davvero vi volete bene, a che pro tergiversare? E’ sciocco.

Cercate, in sintesi, di creare quanti più punti possibili di contatto tra la vostra e la sua realtà…

Cosi renderete questo web un po’ meno falso e, soprattutto, non vi perderete dietro…

Fiumi di parole.

 

 

Marquis

 

 
 
 

Nuovi rampanti *Litfiba*

Post n°383 pubblicato il 07 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 
Tag: Musica

Ti vedo hai tante cose da fare
E da dire ma dove devi arrivare?
Sei dentro ma stavi meglio di fuori
Sei dentro fino al collo ed io comincio il mio ballo
OIE ...................... OIE ........................
Ti vedo sei il tipo materiale
Che se la tira da intellettuale
Mi sbaglio forse ci siamo già visti
Per essere in mostra chissà che cosa faresti
E passi tra la gente lanciando missili
Per dimostrare che hai tante cose da fare
E vivi sempre in pista con i tuoi simili
Non siete santi ma solo nuovi rampanti
Ti vedo sei il tipo materiale
Ma te la tiri da spirituale
Mi sbaglio ma stavi meglio di fuori
Ti lascio l'uniforme io ricomincio il mio ballo
OIE........................ OIE........................
E passi tra la gente lanciando missili
Per far vedere che hai tante cose da fare
E vivi sempre in pista con i tuoi simili
Non siete santi ma solo nuovi rampanti
Non siete santi ma solo nuovi rampanti
Non siete santi ma solo nuovi rampanti
OIE...................... OIE..........................

 
 
 

Dimmi quando, quando quando...

Post n°382 pubblicato il 06 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

I tuoi occhi, lo sai, hanno una forma particolare.

Sembrano una mezzaluna rovesciata,

perciò li trovo esotici ed arabeggianti…

Sono fatti in modo da esprimere un po’ la tua tristezza

Un po’ la tua diffidenza,

specie quando sei di profilo.

Sembra quasi che tu scruti  le persone.

Cosi farai con me, lo so,

quando mi avvicinerò a te,

quando ti verrò incontro per la prima volta…

Ti prenderò il viso tra le mani,

poggiandole su quelle guance cosi lisce, cosi slanciate…

E ti scalderò le gote.

Mi scruterai e ti chiederai,

proprio con quegli occhi,

cosa succederà.

Se ti farò soffrire,

 se sarò la persona giusta per te.

E sarà quel tuo sguardo misto di inquietudine e tristezza.

Il calore delle mie mani ti rassicurerà un poco…addolcirà il tuo sorriso.  Un poco…

E delle pieghine spunteranno ai lati delle tue labbra.

Mi chinerò verso di te.

Occhi su occhi.

Si scruteranno le iridi,

nel tentativo di capire cosa sentiamo in quel momento.

Ti sussurrerò delle cose, con timidi movimenti delle mie labbra.

Piano, senza distogliere lo sguardo dai tuoi occhi.

Sembra quasi che i nostri occhi parlino un loro linguaggio mentre le labbra avviano un discorso a parte.

Abbiamo atteso cosi a lungo quest’incontro che,

forse,

ogni parte del nostro corpo vuole parlare col suo omologo.

Anche la pelle.

Ormai siamo cosi vicini che i nostri nasi si sfiorano ed è un brivido…

Anche i nostri petti si sfiorano. Il tuo, cosi generoso e morbido, preme sul mio e vi aderisce piano.

Con dolcezza ma senza che tu ti ritragga…

Ed arrossisci.

Arrossisco anche io e sul mio viso compaiono quelle fossette che tanto adori.

Vorremmo tanto che il mondo attorno a noi sparisse, per lasciarci un po’ soli.

Siamo cosi vicini, respiriamo l’aria l’uno dell’altro.

Si ingenera una particolare bolla di calore tra noi due…all’altezza delle nostre bocche…

I nostri occhi si dilatano e, quasi in sincronia, le nostre teste si inclinano di lato, specularmente.

Chiudi un poco gli occhi, sempre di più.

E quella distanza scompare, quella magica bolla non trova più spazio.

Le nostre labbra si poggiano le une sulle altre. Intensamente. Con un espressione di sorriso, bagnato a mal’appena dalle lacrime che iniziano a scorrere, per la commozione, dai nostri occhi.

Più bello di così non poteva essere, e quelle lacrime sono la benedizione sul nostro neonato…

Amore.

 

Marquis

 
 
 

Sulla bocca del vento mi vedrai...

Post n°381 pubblicato il 05 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

Sei lì, sola. Alla fermata dell'autobus.

In mezzo a gente sconosciuta.

"Mi sento triste" dici...

Capisco...eppure...sola non sei.

Senti quelle folate di vento che ti vengono incontro?

Sono i miei abbracci...

Senti quel brivido che ti sale sulla schiena?

Sono i miei baci di passione.

Dai tuoi occhi scende una lacrima?

E' l'agrodolce mio sfiorarti e non raggiungerti.

Forse un sorriso incresperà le tue labbra.

Sarà il mio bacio che percepirai su di esse, da lontano.

Ma non meno vero,

non meno carico di affetto.

 

Marquis

 
 
 

Certe cose vanno sempre dette...

Post n°380 pubblicato il 04 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

Questa lettera voglio dedicarla a mio Padre. Sono cose che non gli ho mai detto e che spero di dirgli a breve di persona, perché il tempo passa e non voglio rimpianti.

Caro Papà,

in passato ti ho rimproverato perché il mio modello di padre era una persona molto forte di carattere, un uomo che non dovesse chiedere mai. Cosi credevo fosse mio nonno, salvo sapere che lui soffriva in silenzio perché, ai suoi tempi, l’uomo non piangeva mai.

A te imputavo di esser troppo buono con colleghi, capi, con i parenti, con mia madre. E di piangerci su se qualcosa non andava bene. Lo fai ancora oggi quando ti dici preoccupato per il mio futuro.

Non notavo le tante qualità che hai sempre esibito. Il riuscire a farti voler bene dalle persone, l’avere un’ottima parlantina –che io ho ereditato da te – anche se tu non hai potuto studiare come, invece, hai consentito a me di fare. Anche troppo.

Non notavo che, se spesso eri assente quando ero piccolo, non era per cattiveria. Mi mancavi ma eri via per lavoro. Per fare quel lavoro tanto rischioso, sotto le intemperie, perché credevi nella giustizia anche se sapevi che il mondo è pieno di gente cattiva e disonesta.

Lo facevi per noi. Per rendere il mondo più sicuro. E lo facevi con coraggio. Oh si, ne avevi. Ed io non lo notavo. Cercavo le forme esteriori del super uomo e non sapevo di averne accanto uno in incognito

Mi rimarrà sempre impresso un aneddoto raccontato da mia madre. Anche lei ti rimproverava  e ti rimprovera ancor oggi di essere troppo buono.

Ma una cosa la diceva sempre “Tuo padre, quando prende lo stipendio…non apre neanche la busta per prendersi un caffè. La porta integra in casa e me la mette in mano.  Poi mi dice “fammi sapere se serve qualcosa per la casa e per i bambini chè lo vado a prendere…il resto lo conservi tu chè sei brava ad amministrare le cose”.

E lo diceva con ammirazione. L’ammirazione di una persona che sa di avere accanto un uomo che per i suoi affetti ha dato e da tutto.

Tu non sei troppo buono, papà. Hai solo capito le cose più importanti della vita e ti sei messo al loro servizio.

Al servizio dei tuoi cari e del tuo Amore.

Grazie Papà…

Grazie.

 

 

Marquis

 

 

 
 
 

L'Amore č una scintilla

Post n°379 pubblicato il 03 Maggio 2012 da MarquisDeLaPhoenix
 

 

Spesso si dice che i sentimenti abbiano i loro tempi. Tempi che sono generalmente lungi.

Si associa la nascita del sentimento allo sviluppo di un fiore.

Si, proprio come nel caso di un fiore…ci vuole il Sole, ci vuole un clima favorevole, ci vuole un’ape che lo impollini. Ci vuole un vento delicato ed un po’ di pioggia alla bisogna.

Ci vuole un pollice verde che lo protegga dai rigori del clima e che gli dia concime per fornirgli un po’ di spinta.

E tempo. Molto tempo e pazienza.

E dirò…io credo che sia davvero cosi, anche per i sentimenti.

Con qualche differenza.

Prendiamo l’Amicizia: certo questo sentimento ha bisogno di tempo. C’è un confronto basato sui gusti, tante piccole prove di disponibilità reciproca e dopo un po’ di tempo arrivi a capire che con quella persona c’è intesa, c’è un terreno comune, che ti ci puoi fidare. In sintesi, che le vuoi bene come lei ne vuole a te.

In Amore non nego che occorra cautela, costanza e pazienza. E’ pur sempre un sentimento che fa parte di quelli che chiamo i fiori dell’anima.

Specie con le persone che hanno ricevuto ferite dal passato, forse, ci vuole ancor più cura, tempo ed attenzioni che nel caso dell’Amicizia.

Però c’è anche una cosa immediata.

Se volete, possiamo chiamarlo “colpo di fulmine”.

Il colpo di fulmine non è come si suol pensare “Amore a prima vista”. O meglio, se lo è,  ne va ridefinito il senso.

Per come lo vedo io è una voce interiore che ti dice se una persona potrebbe fare al caso tuo o no. Se potresti voler passare la vita con quella persona. Se pensi di poterti fidare a prima vista.

Una sorta di prima impressione, calata nei sentimenti. Ecco.

Poi, ovviamente, dovrai dare dimostrazione di quel che senti, dovrai conquistarti la fiducia, dare attenzione, far sentire l’altra persona sempre una principessa. Farlo sempre, non scaricare su di lei i tuoi dolori quotidiani ma alleviare i suoi. Sempre e comunque. L’Amore è anche un pò sacrificio di sé. Ma fatto con piacere. E, come nel film “50 volte il primo bacio”, è una cosa che devi dimostrare di continuo perché è come un contenitore rotto: non si riempie mai, è mai pago e sazio di sé.  E guai se lo fosse.

Su questo siamo d’accordo.

Ma si parte sempre da uno shock iniziale. Istantaneo. Vedi quella persona, la senti, ci parli e “Puff”. Decidi che è lei. Che, per te, è Lei la persona giusta.

Il resto viene DOPO questo shock.

Dopo...

Tutto il resto dopo. Se non c’è quello. Non ci può essere il resto.

Perché l’Amore, credo, sia uno dei pochi sentimenti che, pur avendo bisogno di gradualità come gli altri, parte da una scintilla.

E se non c’è quella scintilla…

sarà altro, sarà un gran volersi bene, comunque splendido ma...

Non sarà mai Amore,

l'unico sentimento che è capace di infiammarti per davvero.

L'unica cosa che,

ora...

mi manca.

 

 

 

Marquis

 
 
 
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