<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?>
<rss version="2.0">
    <channel>
        <title>DIO E GLI UOMINI</title>
        <description>Ci sono atei che  si interessano a Dio molto più di certi credenti frivoli e superficiali</description>
        <link>http://blog.libero.it/MISERERE/</link>
        <lastBuildDate>Fri, 11 Feb 2011 01:04:05 +0100</lastBuildDate>
        <generator>Libero Blog</generator>
        <category>Di Tutto un pó</category>
        <item>
            <title>ECCE HOMO</title>
            <link>http://blog.libero.it/MISERERE/9869456.html</link>
            <description>&lt;p style=&quot;text-align: left;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;CREDERE, SPERARE, MORIRE, RISORGERE &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske05&quot;&gt;Ognuno e' alla ricerca di una strada che gli dia fiducia. La gente si muove in  maniera diversa anche all'interno del sociale: trent'anni fa un giovane  diventava volontario per cambiare il Terzo Mondo, adesso lo fa per cambiare se  stesso. Una bella differenza, no? E la Chiesa sta a guardare. Sta a guardare  perche' e' abbastanza sconcertata e teme magari che una gran massa di credenti  sfugga al suo controllo, se ne vada dall'ovile e non sia piu' recuperabile. E'  cos&amp;igrave;? Non so fino a che punto  si possa accettare una fede autogestita. Tuttavia i movimenti di rinnovamento  dello spirito sono una evidente realt&amp;agrave;, a dimensione mondiale. La Chiesa, &amp;egrave;  vero, sembra spiazzata, presa, com' &amp;egrave; t ra il fuoco di una religiosit&amp;agrave; che non  ammette controlli o ombrelli, o comunque che puo' farne a meno, e le rigidita'  dell'Opus Dei o di movimenti consimili. Non e' facile decidere se accogliere  tutto o fare distinzioni che potrebbero risultare comunque sbagliate. La cautela e' d'obbligo perche' ci  sono cose che lasciano perplessi: ad esempio l'enfatizzazione di guarigioni  spirituali o fisiche; la tentazione di &quot;possedere&quot; Dio in esclusiva e in termini  quasi magici; l'eccesso di celebrazione che potrebbe tramutarsi in  autocelebrazione. Il pericolo soprattutto che la gente venga manipolata con  danno incalcolabile per chi si abbandona in buona fede.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Fri, 11 Feb 2011 00:59:32 +0100</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/MISERERE/9869456.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>LO SCANDALO</title>
            <link>http://blog.libero.it/MISERERE/9752698.html</link>
            <description>&lt;div class=&quot;element article&quot;&gt;&lt;span class=&quot;allautore&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;bodyText-b&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;PRIVATIZZARE E TASSARE L'ACQUA ANCHE QUELLA PIOVANA &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;bodyText-b&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;bodyText-b&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;bodyText-b&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske05&quot;&gt;&lt;strong&gt;Ho visto un bellissimo film: &amp;laquo;Anche la pioggia&amp;raquo; di Iciar  Bollain. &amp;Egrave; di acqua che parla. E la battaglia per  l&amp;rsquo;acqua pubblica &amp;egrave; uno di quei segni del tempo che passano inosservati e sono  invece grandi trasformazioni epocali destinate a modificare il destino dei  popoli, delle generazioni a venire.&lt;br /&gt;Sar&amp;agrave; un disastro ma  facciamo silenzio, non diciamolo a nessuno. Lasciamo che sia il popolo del web  ad accorgersene: ci stanno togliendo l&amp;rsquo;acqua, e moltissimo di pi&amp;ugrave;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 12 Jan 2011 22:48:40 +0100</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/MISERERE/9752698.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>idee natale, consigli per il menu', io mangerò così,</title>
            <link>http://blog.libero.it/MISERERE/9643065.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;IL MIO MENU' NATALIZIO: ISTRUZIONI PER L'USO&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Verdana;&quot;&gt;Concediamoci, per il pranzo di NATALE, piatti &quot;festosi&quot;, pi&amp;ugrave; importanti ed elaborati del solito, purch&amp;egrave; l'elaborazione non si traduca in un tour de force per la &amp;ldquo;casalinga&amp;rdquo;. Dopo l'aperitivo, si porta in tavola la galantina di galletto, il piatto pi&amp;ugrave; impegnativo poich&amp;egrave; si dovr&amp;agrave; disporre di un pollo di cortile disossato e parzialmente spolpato, riempito con una farcia costituita da polpa tritata, prosciutto crudo, funghi freschi, pistacchio e tartufo nero; legato, lessato e raffreddato, il &quot;salame&quot; si affetta e si serve con un'insalatina di valeriana. Lo sformato di parmigiano e porri, guarnito con gocce di aceto balsamico tradizionale, si prepara (un'oretta, cottura compresa) al momento: &amp;egrave; semplice ma di grande eleganza, soprattutto se servito in porzioni individuali (usate stampini antiaderenti). Il primo &amp;egrave; il &quot;lenzuolino&quot; del bambino: grosse e sottili lasagne fatte a mano cosparse di un rag&amp;ugrave; di salsiccia bagnata col vino, funghi, poco pomodoro, aromi dell'orto. Chi preferisce (o vuole aggiungere) una minestra, potr&amp;agrave; lessare mezzo cappone e preparare la zuppa di maltagliati e cappone sfilettato. Come secondo, un regale stracotto di bue grasso al Barbaresco accompagnato da cipolle brasate (il tutto si puo' fare in anticipo) e pur&amp;egrave; di patate e zucca. Per dessert, prima del panettone servito con una coppa di zabaione o di seirass (ricetta delle valli del Cuneese che unisce ricotta, tuorli d'uovo, zucchero, Passito di Pantelleria, uvetta e panna montata), servite delle pere martine cotte nel vino rosso con cannella e scorzette d'arancia. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Sat, 18 Dec 2010 20:44:41 +0100</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/MISERERE/9643065.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>CRISI DI IDENTITA' O CRISI ECONOMICO-FINANZIARIA?</title>
            <link>http://blog.libero.it/MISERERE/9545720.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;tit_2_foto&quot;&gt;Ma la virt&amp;ugrave;&amp;nbsp;non sar&amp;agrave; mai&amp;nbsp;delle cicale...&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;tit_sub&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come nella favola della cicala e della formica. L'inverno  dell'economia di mercato presenta il conto a tutti. Conto pi&amp;ugrave; salato per gli  scialacquatori della buona stagione. Pass&amp;ograve; quel tempo che l'Europa assisteva con  invidia allo spettacolo delle nostre baldorie. Quanta meraviglia constatare come  un Paese in deficit di produttivit&amp;agrave; (tale che la crescita dei consumi per  l'aumento delle retribuzioni trovava sfogo nelle importazioni dall'estero), se  la passava meglio degli altri grazie all'espediente di distribuire, in forma di  Bot, cospicui interessi sulla ricchezza che non produceva. &amp;laquo;Siamo il Paese che non  rinuncia a essere il secondo consumatore di champagne e il primo importatore di  Mercedes, ma pretende anche la cassa integrazione&amp;raquo;. si diceva . La legge del contrappasso  vuole che il tema degli ammortizzatori sociali ritorni drammaticamente nel piano  anticrisi del governo, in previsione dell'ULTERIORE ONDATA DI LICENZIAMENTI che minaccia&amp;nbsp; TUTTI e non solo&amp;nbsp; i lavoratori precari o i pi&amp;ugrave; vulnerabili. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 23 Nov 2010 23:59:32 +0100</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/MISERERE/9545720.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>DIO, DONNA, DONNE,</title>
            <link>http://blog.libero.it/MISERERE/9503645.html</link>
            <description>&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;Credo in Dio, perch&amp;eacute; &amp;egrave; una donna&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Fino a circa 30.000 anni fa Dio non esisteva.  Erano ormai quasi due milioni di anni che l&amp;rsquo;essere umano calpestava il suolo del  pianeta Terra, vivendo e morendo da solo.La prima idea della possibilit&amp;agrave; di &lt;em&gt;&amp;laquo;un  qualcosa dopo la morte&amp;raquo;&lt;/em&gt; appare solamente 90.000 anni fa, e ce ne vollero  altri 60.000 perch&amp;eacute; il concetto di &amp;laquo;Dio&amp;raquo; apparisse nella cultura umana, ma  attenzione: quel Dio era femmina!Quando, poi, il concetto di &amp;laquo;Dio&amp;raquo; cominci&amp;ograve; ad  apparire tra gli umani, esso era ben diverso dall&amp;rsquo;attuale; il primo dio era  femmina; questo &amp;egrave; abbastanza naturale da comprendere perch&amp;eacute; se Dio &amp;egrave; il creatore  di tutto, chi meglio di una donna pu&amp;ograve; rappresentare la creazione della vita ed  assurgere a simbolo creativo per eccellenza? Chi meglio di lei pu&amp;ograve; prendersi  cura delle sue creature, cosi come una madre allatta e si prende cura della sua  prole? Fu solo successivamente, con l&amp;rsquo;avvento dell&amp;rsquo;agricoltura e l&amp;rsquo;abbandono  della vita nomade che il concetto di Dio inizi&amp;ograve; a cambiare. Ci fu quasi un colpo  di stato da parte del dio maschile contro la sua antagonista femminile, cosa che  releg&amp;ograve; le donne, da allora sino ad oggi, in posizione soggiogata e socialmente  inferiore rispetto agli uomini.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Sat, 13 Nov 2010 16:16:26 +0100</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/MISERERE/9503645.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>IL TERRORE, CATASTROFI, CALAMITA', MESSINA 1908</title>
            <link>http://blog.libero.it/MISERERE/9453330.html</link>
            <description>&lt;table style=&quot;text-align: justify;&quot; border=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;0&quot; cellpadding=&quot;0&quot; width=&quot;100%&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;3&quot; height=&quot;15&quot;&gt;&lt;div class=&quot;textimageleft&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;tit_2_foto&quot;&gt;Il sisma del 1908&amp;nbsp;e la percezione&amp;nbsp;del terrore&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;tit&quot;&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;tit_sub&quot;&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;textimageleft&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;tit_sub&quot;&gt;&lt;div class=&quot;txt&quot;&gt;Il  terremoto del 1908 rappresenta un grande &quot;laboratorio&quot; per lo studio  della storia sociale della nostra area. Su questa direzione di marcia  appare stabilmente incanalata la ricerca storiografica che, sollecitata  dall'occasione del centenario, ha offerto i suoi frutti migliori  nell'indagine sulla cosiddetta solidariet&amp;agrave; &quot;verticale&quot;, ovverosia gli  aiuti giunti dallo Stato e dalle diverse istituzioni italiane e  internazionali, e &quot;orizzontale&quot;, quella dei comitati civici mobilitatisi  ovunque per prestare assistenza e soccorso alle popolazioni piegate  dalla tragedia.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;txt&quot;&gt;Di grande interesse si &amp;egrave; rivelato,  inoltre, l'approccio mirante a evidenziare l'impatto del terremoto  sulla mentalit&amp;agrave; collettiva e la percezione che di esso ne ebbero i  contemporanei. Sul tema si segnala, per ampiezza e accuratezza  dell'indagine, il volume scritto da un giovane studioso, Andrea Giovanni  Noto, dal titolo &quot;Messina 1908. I disastri e la percezione del terrore  nell'evento terremoto&quot;, uscito di recente per i tipi di Rubbettino nella  collana dell'Istituto di studi storici &quot;Gaetano Salvemini&quot;.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;txt&quot;&gt;Noto,  partendo dalla ricostruzione del dibattito storiografico sulla  disastrologia, ha preso in esame dapprima i casi emblematici di alcuni  sismi delle epoche passate e i loro effetti nelle comunit&amp;agrave; locali, per  poi focalizzare l'attenzione sulla vicenda messinese, in un'analisi ad  ampio spettro che, al di l&amp;agrave; degli aspetti politici e legislativi, ha  dedicato spazio alle ripercussioni e conseguenze sotto il profilo  psicologico dei traumi suscitati dall'orda distruttiva del terremoto.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;txt&quot;&gt;L'esperienza  del disastro fu talmente traumatica da produrre una influenza duratura e  incancellabile nella mente e nei ricordi dei superstiti. La vita  emotiva degli scampati ne fu duramente segnata, per l'affiorare di  atteggiamenti di stordimento, incredulit&amp;agrave; ed estraniamento fino  all'instaurarsi, in molti casi, di reazioni psicopatologiche, quali  malattie mentali, turbe psichiche e stati d'angoscia. Rifacendosi alle  indagini mediche effettuate &quot;a caldo&quot; da psichiatri e psicologi nei mesi  successivi al disastro, opportunamente intrecciate con le testimonianze  dirette di giornalisti, intellettuali e gente comune che vissero sulla  propria pelle quella terribile esperienza, Noto evidenzia tutti i  contorni dell'&amp;laquo;apocalisse psicopatologica e culturale&amp;raquo; legata a un  evento vissuto alla stregua della fine del mondo. La consuetudine allo  spettacolo del dolore e della morte, la rottura del canonico confine tra  vivi e morti, la distruzione della domesticit&amp;agrave; e dei legami familiari  determinarono, a seconda dei casi, reazioni descritte dagli esperti in  termini di &amp;laquo;atonia sentimentale&amp;raquo;, di perdita di affettivit&amp;agrave;, di apatia.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;txt&quot;&gt;Non  furono rari fenomeni di allucinazione, di smarrimento mentale completo  tali da condurre al suicidio, mentre per altro verso tra gli istinti  irrefrenabili si imponeva quello dell'autoconservazione, capace di far  resistere le persone in condizioni ambientali proibitive senza toccar  cibo anche per alcuni giorni.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;txt&quot;&gt;Tra le  manifestazioni acute di disagio, connesse al trauma del disastro,  rientravano i &amp;laquo;complessi di colpa&amp;raquo; da parte di chi ce l'aveva fatta nei  confronti dei familiari o amici rimasti sotto le macerie. Il tema della  colpa, dell'autoaccusa e dell'indegnit&amp;agrave; morale era strettamente  collegato soprattutto sul versante popolare &amp;ndash; come sottolinea Noto &amp;ndash;  alla percezione della catastrofe quale espressione dell'ira di Dio,  della punizione celeste. Particolarmente acceso fu il dibattito  culturale &amp;ndash; opportunamente richiamato dall'autore &amp;ndash; proprio sui  significati etico-filosofici connessi alla tragedia. Non mancarono   spiegazioni diverse, che chiamavano di volta in volta in causa la cieca  manifestazione di malvagie forze primordiali o il semplice  concretizzarsi di ineluttabili leggi dell'universo.&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;txt&quot;&gt;Il  ricorso alla cosiddetta &quot;calendarizzazione&quot; del lutto, con le  processioni e i momenti rituali aggreganti in grado di assicurare una  sorta di controllo del dolore, avrebbe costituito uno dei meccanismi pi&amp;ugrave;  importanti di quella elaborazione della perdita, necessaria per avviare  il faticoso percorso di ripresa individuale e collettiva della  popolazione locale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;textimageleft&quot;&gt;&lt;div class=&quot;clearerleft&quot;&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;3&quot; height=&quot;5&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske03&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan=&quot;3&quot;&gt;&lt;table border=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;5&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;</description>
            <pubDate>Sun, 31 Oct 2010 21:05:04 +0100</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/MISERERE/9453330.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>STORIA D'AMORE E DI INTERNET</title>
            <link>http://blog.libero.it/MISERERE/9429136.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&amp;laquo;Un giorno&amp;raquo;, la storia d'amore &lt;br /&gt;diventa best-seller . Grazie a  InternetTam tam su blog e social network: il libro di Nicholls vende in Italia 120  mila copie e viene ristampato 7 volte&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Un libro incantevole, che racchiude tutti quelli che vorresti leggere&amp;raquo; scrive  Swan su &lt;a rel=&quot;nofollow&quot; href=&quot;http://www.anobii.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;aNobii,&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; il social network dedicato agli appassionati di  narrativa. &amp;laquo;Se sapete ancora emozionarvi, leggetelo&amp;raquo; suggerisce Ferruccio  Morocutti su &lt;a rel=&quot;nofollow&quot; href=&quot;http://www.facebook.com/pages/David-Nicholls/109599635732734&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline;&quot;&gt;Facebook&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Suggestioni, opinioni e consigli scatenati in  Rete da &lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Un giorno &lt;/span&gt;(Neri Pozza, pp. 491,  &amp;euro;18), il best-seller inglese dello scrittore David Nicholls, diventato un caso  editoriale anche in Italia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;SUCCESSO&lt;/strong&gt; - Delicato e al tempo stesso brillante, il libro racconta  l&amp;rsquo;eterno rinvio dell&amp;rsquo;amore tra Emma e Dexter. Un uomo e una donna che si  incontrano sul limitare dell&amp;rsquo;et&amp;agrave; adulta &amp;ndash; la sera della laurea, il 15 luglio  1988 &amp;ndash; e che non riusciranno pi&amp;ugrave; a dimenticarsi. L&amp;rsquo;autore torna a raccontare le  loro vite lo stesso giorno di ogni anno, fino al 2007, sempre legate da un filo  sottile, nonostante la reciproca paura di riconoscere i propri sentimenti.  Pubblicato un anno fa, &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Un giorno &lt;/span&gt;ha  superato in Gran Bretagna il mezzo milione di copie vendute ed &amp;egrave; diventato il  soggetto di un film con Anne Hathaway. In Italia &amp;egrave; arrivato lo scorso 24 giugno  e ha toccato le 120 mila copie: sette le ristampe, quattordici le settimane  nella Top Ten della narrativa straniera. Un successo favorito dal tam tam su  Internet: oltre 1.300 i fan di Nicholls su Facebook, pi&amp;ugrave; di mille gli estimatori  su aNobii, decine i commenti su forum e blog. Tanto che l&amp;rsquo;autore &amp;egrave; stato  invitato in Italia, ospite il mese scorso delle librerie Feltrinelli di Roma e  Firenze. &amp;laquo;Piace perch&amp;eacute; &amp;egrave; la storia d&amp;rsquo;amore dei nostri tempi - commenta Giuseppe  Russo, direttore editoriale di Neri Pozza -. &amp;Egrave; probabile che i  trenta-quarantenni, i maggiori frequentatori della Rete, si siano riconosciuti e  abbiano innescato il passaparola su Internet&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;DIBATTITO&lt;/strong&gt; - Stando alle reazioni sul web, in effetti, i lettori si  identificano (&amp;laquo;Em&amp;amp;Dex mi mancherete&amp;raquo; scrive Miki su aNobii). Il linguaggio  brillante e la capacit&amp;agrave; di raccontare un&amp;rsquo;epoca recente, i pregi riconosciuti al  libro. Nicholls, che &amp;egrave; anche sceneggiatore, riesce a disegnare i caratteri con  efficacia. I dialoghi, frequenti e ironici, sono sempre accompagnati dalla voce  narrante che smaschera i protagonisti, rendendoli pi&amp;ugrave; umani e scongiurando il  sentimentalismo. Il differimento negli anni, inoltre, consente di cogliere i  cambiamenti dei personaggi e, insieme, quelli della Gran Bretagna e del mondo  nell&amp;rsquo;ultimo ventennio. Anche se resta il sospetto, tra i detrattori, che dietro  ci sia piuttosto l&amp;rsquo;astuzia di tenere i lettori incollati alle pagine. &amp;laquo;&amp;Egrave; un  libro furbetto - nota Bloggatto su aNobii &amp;ndash;. Non &amp;egrave; difficile immaginare le scene  del film che hanno gi&amp;agrave; in progetto di realizzare&amp;raquo;. Oppure c&amp;rsquo;&amp;egrave; chi, come Kiz,  ammette i limiti ma si lascia andare: &amp;laquo;Nulla di straordinario, ma le vicende di  Emma e Dex conquistano per la loro capacit&amp;agrave; di rispecchiare ciascuno di noi. E  cos&amp;igrave; si legge e legge, e ci si affeziona ai personaggi, e quando il libro  termina un po' ci si dispiace... Mica poco, no?&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;footnotes&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Mon, 25 Oct 2010 17:03:38 +0100</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/MISERERE/9429136.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>ABORTO, STUPIDITA' UMANA, SUSAN BOYLE</title>
            <link>http://blog.libero.it/MISERERE/9413277.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;span id=&quot;ctl00_MasterContent_Titolo&quot;&gt;Susan Boyle: &amp;laquo;Non dovevo nascere Per i  medici ero nulla&amp;raquo;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;&lt;span id=&quot;ctl00_MasterContent_Contenuto&quot;&gt;Se sua mamma non  avesse giudicato &amp;laquo;impensabile&amp;raquo; il mettere fine alla sua nona gravidanza, oggi  non avremmo il piacere di ascoltare una delle voci pi&amp;ugrave; splendide del panorama  musicale internazionale. &lt;em&gt;I Dreamed I Dream,&lt;/em&gt; il brano tratto dal musical  &lt;em&gt;Les Mis&amp;eacute;rables&lt;/em&gt; ispirato al romanzo di Victor Hugo, non l&amp;rsquo;avrebbe resa  celebre, nell&amp;rsquo;aprile 2009, se l&amp;rsquo;opinione dei dottori che avevano in carico sua  madre avesse surclassato il desiderio materno di mettere al mondo un&amp;rsquo;altra  figlia. Susan Boyle, la 49enne inglese, nuova star della musica pop  internazionale, ha rivelato in una recente biografia che il personale medico  aveva suggerito a sua madre di non farla nascere e di ricorrere all&amp;rsquo;aborto.  Motivo: la gravidanza era a rischio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma Bridget Boyle, immigrata  irlandese a Blackburn, paesino nel West Lothi, a quel tempo gi&amp;agrave; mamma di 8  figli, rifiut&amp;ograve; categoricamente tale possibilit&amp;agrave; &amp;laquo;perch&amp;eacute; era una cattolica  devota&amp;raquo;. E cos&amp;igrave; diede alla luce Susan la quale, al momento del parto, soffr&amp;igrave; di  asfissia perinatale, malanno che caus&amp;ograve; alla bambina un leggero danno celebrale.&amp;nbsp;  Ma ciononostante, dopo una vita passata a subire scherni e derisioni (non  ultima, quella dello show della presentatrice Usa Oprah Winfrey), la bimba che  non doveva nascere &amp;egrave; diventata una delle pi&amp;ugrave; grandi cantanti di oggi: perfino  l&amp;rsquo;attrice Demi Moore &amp;egrave; una sua fan sfegatata ed &amp;egrave; entrata nel Guinnes dei  primati per la sua rapidissima celebrit&amp;agrave;. SuBo, come l&amp;rsquo;hanno ribattezza i media  inglesi, ha rivelato tutto questo nella sua autobiografia &lt;em&gt;The Woman I Was  Born To Be&lt;/em&gt;, appena pubblicata in Inghilterra (Bantam, 328 pp, &amp;pound; 18.99),  pochi giorni dopo la performance dell&amp;rsquo;artista davanti a Benedetto XVI a  Londra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel libro la cantante rivela che, al momento della sua nascita, i  medici non salutarono la nuova arrivata con il tradizionale &amp;laquo;Congratulazioni,  una bellissima bambina!&amp;raquo; rivolto alla madre, bens&amp;igrave; in tutt&amp;rsquo;altra maniera: &amp;laquo;I  dottori mi guardarono in modo sprezzante, dal momento che sospettavano avessi  avuto danni celebrali a causa di una mancata ossigenazione del cervello. Cos&amp;igrave;  dissero a mia madre: &amp;ldquo;Doveva darci ascolto. Adesso dovr&amp;agrave; acccettare il fatto che  Susan non diventer&amp;agrave; mai niente di buono&amp;rdquo;&amp;raquo;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mai profezia fu meno  azzeccata visto che Susan &amp;egrave; una star da 9 milioni di dischi venduti in sole 6  settimane. Ma lei non porta rancore. &amp;laquo;Sono sicura che i dottori avessero le loro  migliori intenzioni ma penso che non dovessero dire quelle cose dal momento che  nessuno pu&amp;ograve; prevedere il futuro. Quello che i medici non sapevano &amp;egrave; che io sono  una sorta di combattente e che durante tutta la mia vita ho cercato di  dimostrare loro che avevano torto&amp;raquo;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E alla Bbc, qualche mese fa, Susan  Boyle, di cui &amp;egrave; conosciuta la profonda fede cattolica, spiegava: &amp;laquo;La mia storia  dimostra che non si deve guardare all&amp;rsquo;apparenza, ma bisogna considerare la  persona nella sua interezza emotiva, fisica, mentale e spirituale. Spero che  dicendo questo io riesca a dimostrare che i sogni non sono impossibili&amp;raquo;. Proprio  nei mesi scorsi un altro cantante molto noto, Andrea Bocelli, aveva raccontato  che a sua madre i medici avevano suggerito di abortire perch&amp;eacute; il bambino che  portava in grembo avrebbe subito delle menomazioni a causa di un attacco di  appendicite da lei subito. Sebbene completamente cieco, Bocelli &amp;egrave; diventata una  star della canzone pop e della lirica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Thu, 21 Oct 2010 15:15:35 +0100</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/MISERERE/9413277.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>INVIDIA</title>
            <link>http://blog.libero.it/MISERERE/9361806.html</link>
            <description>&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;&lt;span style=&quot;color: #00528a; font-size: large;&quot;&gt;L'INVIDIA E'  ANTICA COME IL MONDO: SAGGI E ANTOLOGIE NE RACCONTANO LA STORIA, DALLA BIBBIA  ALLA PSICOANALISI E ALLA PUBBLICITA' &lt;br /&gt;Il PECCATO SENZA PIACERE!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Nella Bibbia &amp;egrave; scritto che fu a causa dell'invidia del diavolo che la morte si pales&amp;ograve;. Invidioso della benevolenza che godevano presso Dio creature palesemente inferiori a lui, Satana tent&amp;ograve; Adamo ed Eva. Molti personaggi biblici cadono vittime dell'invidia: Caino, autore del primo omicidio, Esa&amp;ugrave;, Saul; per invidia fu venduto Giuseppe e per invidia gli ebrei cedettero Ges&amp;ugrave; a Pilato. Inclusa nei setti peccati capitali, cos'&amp;egrave; esattamente l'invidia? Il dispiacere o la scontentezza per la superiorit&amp;agrave; o per la felicit&amp;agrave; altrui. L'invidia &amp;egrave; connessa alla maldicenza, all'avidit&amp;agrave;; come avevano compreso i Padri della Chiesa, discende dalla superbia, che dei sette peccati &amp;egrave; il primo. Chi ha analizzato con maggior profondit&amp;agrave; questo sentimento sono stati proprio loro: Gregorio, Cipriano, Tommaso; poi gli scrittori e i filosofi - Hobbes e Kierkegaard - e naturalmente gli psicoanalisti: Freud, Melanie Klein. A fare il punto sull'invidia, grande motore individuale e collettivo, &amp;egrave; un recente libro curato da Enzo Funari, L'invidia. L'invidia &amp;egrave; prima di tutto un atto visivo: in-videre, guardare di mal occhio. L'invidioso &amp;egrave; uno che non pu&amp;ograve; vedere bene. Dante, che non la considera un peccato grave, colloca gli invidiosi nel Purgatorio; li descrive come uomini che avanzano in gruppo sorreggendosi l'un l'altro, per via delle palpebre chiuse e cucite col fil di ferro. Tra tutti i peccati capitali &amp;egrave; l'unico che causa soprattutto sofferenza: non procura piacere e gioia, come la lussuria o la gola, ma dolore e infelicit&amp;agrave;. Secondo la dottrina cristiana, spiegano due studiose del pensiero medievale, Carla Casagrande e Silvia Vecchio, l'invidioso sperimenta il peccato senza il piacere. Il suo &amp;egrave; un tarlo interiore che lo rode, una ruggine interna, una putrefazione del pensiero. La causa sta nel rovesciamento che produce: provare dolore per il bene degli altri. San Tommaso scrive: l'invidioso vede nel bene degli altri un male per se stesso. Aristotele afferma che l'invidia riguarda le persone tra loro vicine; solo se &amp;egrave; possibile stabilire un paragone, si prova infatti invidia. Non s'invidiano i lontani e gli sconosciuti. In questo senso, come ha confermato la psicoanalisi, l'invidia non &amp;egrave; generata dal bene dell'altro in senso generale, ma solo da quel bene che si pensa possa ledere l'eccellenza dell'invidioso. I Padri sono concordi nello stabilire che l'invidioso non &amp;egrave; altro che un superbo deluso nella sua volont&amp;agrave; di eccellere, un arrogante frustrato dalla gloria altrui, un orgoglioso che si vuole superiore agli altri. E tuttavia l'invidia confina con l'ammirazione. Kierkegaard scrive che l'invidia &amp;egrave; un'infelice affermazione di s&amp;egrave;, mentre l'ammirazione &amp;egrave; un felice atto di resa. Lo psicoanalista Leslie H. Faber sostiene che &amp;laquo;pi&amp;ugrave; &amp;egrave; acuta l'invidia, tanto pi&amp;ugrave; l'invidioso &amp;egrave; costretto a calarsi drammaticamente nella parte dell'ammiratore&amp;raquo;. L'ammirazione sincera, in effetti, si tiene in disparte, rispetta le distanze, si alimenta nel silenzio. Quando ammiriamo troppo, e con troppe lodi, si palesa il desiderio di possedere le qualit&amp;agrave; che hanno suscitato l'invidia. Tutti sono capaci di percepire l'invidia degli altri, quasi nessuno riconosce di essere invidioso. Ma cosa produce in noi l'invidia? Un'esperienza di scissione, non solo perch&amp;egrave; ci aliena dai nostri simili, ma perch&amp;egrave; ci separa da noi stessi. Parenti prossimi dell'invidia sono l'odio, la gelosia, l'amore. Ma come distinguere l'invidia dalla sua sorella la gelosia? L'invidia &amp;egrave; un sentimento a due attori, la gelosia a tre. Scrive Farber: la gelosia &amp;egrave; un dramma monotematico e romantico, nel quale recitano tre attori. L'invidia &amp;egrave; statica pi&amp;ugrave; che drammatica; adatta, afferma lo psicoanalista, le proprie manifestazioni pi&amp;ugrave; alle circostanze che all'intreccio; la gelosia, al contrario, riunisce in modo ossessivo sulla scena parti sempre pi&amp;ugrave; vaste della realt&amp;agrave;, spingendo il dramma verso la temuta e sicura rovina, come documentano innumerevoli romanzi e film, oltre la nostra stessa esperienza di vita. La parola gelosia deriva dal greco zelos che significa emulazione, zelo, e denota un sentimento d'intensit&amp;agrave; come il fervore, la devozione. Per quanto la gelosia non figuri tra i setti vizi capitali, &amp;egrave; probabilmente molto pi&amp;ugrave; pungente e devastante dell'invidia e colpisce un campo molto vasto delle relazioni interpersonali; l'interdetto sociale cade pi&amp;ugrave; sull'invidia che non sulla gelosia. L'invidioso &amp;egrave; disapprovato, il geloso compatito. Questo perch&amp;egrave; l'invidia, a differenza della gelosia, &amp;egrave; una malattia sociale. Il padre occidentale dell'invidia &amp;egrave; stato Gregorio Magno. Fu lui nel VI secolo a dare all'invidia un posto di rilievo nella gerarchia dei vizi. Il suo obiettivo era quello di favorire il perfezionamento spirituale dei monaci. Gregorio si rese conto che, nonostante la separazione dal mondo, anche nei monasteri e nelle comunit&amp;agrave; dominava l'invidia, causa di tensioni e conflitti continui. L'invidia &amp;egrave; presentata come la nemica dell'ordine sociale; contravviene al comandamento evangelico della carit&amp;agrave;, dell'amore vicendevole. Tra il XII e il XV secolo, la Chiesa svolge delle vere e proprie campagne contro l'invidia, la quale sembra allignare soprattutto in due luoghi: la corte e il mondo intellettuale. La nascita dell'intellettuale moderno, sganciato dalla Chiesa, avviene in un clima di forte competizione culturale ed economica all'interno delle universit&amp;agrave;; questo impone a Tommaso d'Aquino di rivalutare la competizione sociale e di darle uno statuto positivo, fino a legittimare la ricerca dei beni temporali di cui altri gi&amp;agrave; godono. La concorrenza, fondata sull'invidia, si emancipa progressivamente dal suo statuto di peccato. Da allora dovranno trascorrere diversi secoli prima che l'invidia venga di nuovo alla ribalta come problema, ora solo individuale. Freud parla di &amp;laquo;invidia del pene&amp;raquo; da parte delle bambine in uno scritto del 1905; l'invidia rester&amp;agrave; per lui il limite stesso dell'intervento psicoanalitico, come ricorda Paolo Leoni che ripercorre il tema dell'invidia nelle opere del fondatore della psicoanalisi. E' Melanie Klein, autrice di invidia e gratitudine, a sostenere negli anni cinquanta del Novecento che l'invidia in realt&amp;agrave; &amp;egrave; connessa alla pulsione di morte, a una forza distruttiva innata che non concede scampo. La Klein lega il sentimento dell'invidia al rapporto del bambino con la madre; il neonato, al contatto con il seno materno, dispensatore di nutrimento e piacere, prova insieme un senso di gratificazione e d'invidia. La psicoanalisi stabilisce un rapporto molto stretto tra avidit&amp;agrave; e invidia, ma anche tra invidia e senso di colpa. Delineando uno scenario ben pi&amp;ugrave; infernale di quello descritto dai Padri della Chiesa, Melanie Klein parla dell'invidia come espressione sadico-orale e sadico-anale di impulsi distruttivi che entra in funzione sin dalla nascita. Sviluppando l'intuizione dantesca dell'invidioso che non vede, Farber e Bion la definiscono un boomerang che colpisce l'invidioso: egli non riesce a vedersi e perde la capacit&amp;agrave; psichica d'amare. Lo scrittore John Berger, in un libro dedicato al guardare (Questioni di sguardi), ha messo bene in luce come la pubblicit&amp;agrave; renda le persone invidiose di se stesse, di ci&amp;ograve; che potranno essere: &amp;laquo;Che cosa dunque rende invidiabile quel se-stesso-che-potrebbe-essere? L'invidia altrui. La pubblicit&amp;agrave; parla delle relazioni sociali, non di oggetti. La sua non &amp;egrave; una promessa di piacere, ma di felicit&amp;agrave;: felicit&amp;agrave; misurata dall'esterno, col metro del giudizio degli altri. La felicit&amp;agrave; di essere invidiati &amp;egrave; glamour&amp;raquo;. Nessun termine rende cos&amp;igrave; bene la condizione contemporanea come la parola glamour: fascino, seduzione, magia. Il motore segreto della pubblicit&amp;agrave;, e della moda, &amp;egrave; proprio la fascinazione prodotta dall'invidia: &amp;laquo;La spettatrice-compratrice - scrive Berger - deve invidiare se stessa per ci&amp;ograve; che diventer&amp;agrave; se compra il prodotto. Deve immaginarsi trasformata dal prodotto in oggetto d'invidia per gli altri, un'invidia che quindi giustificher&amp;agrave; l'amore che ella prova per se stessa. Per dirla in altre parole: l'immagine pubblicitaria la deruba del suo amore di s&amp;egrave; per ci&amp;ograve; che lei &amp;egrave;, e glielo restituisce al prezzo del prodotto&amp;raquo;. Neppure i fantasiosi Padri della Chiesa avrebbero previsto che l'invidia sarebbe diventata uno dei motori principali del cambiamento sociale, della trasformazione dell'uomo in oggetto di se stesso. Questo significa che il cerchio dell'invidia si &amp;egrave; chiuso? Difficile dirlo.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Fri, 08 Oct 2010 12:48:46 +0100</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/MISERERE/9361806.html</guid>
        </item>
        <item>
            <title>novità in medicina, gravidanza, parto, prevenzione, mamme depresse=figli iposviluppati</title>
            <link>http://blog.libero.it/MISERERE/9217314.html</link>
            <description>&lt;table class=&quot;link_grey&quot; border=&quot;0&quot; cellspacing=&quot;4&quot; cellpadding=&quot;0&quot; width=&quot;383&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr valign=&quot;top&quot;&gt;&lt;td class=&quot;testo_standard&quot; width=&quot;383&quot; height=&quot;10&quot; valign=&quot;bottom&quot;&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormaltext-align: justify;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;ske06&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;strong&gt;SALUTE:  GRAVIDANZA, NEONATI PIU' PICCOLI E FRAGILI DA MAMME DEPRESSE&lt;/strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-family: &quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le future mamme affette da ansia o &lt;a href=&quot;http://adv.edintorni.net/click/?mo=T&amp;amp;ky=depressione&amp;amp;af=7565&amp;amp;ct=it&amp;amp;rf=http%3A%2F%2Fwww%2Easca%2Eit%2Fnews%2DSALUTE%5F%5FGRAVIDANZA%5F%5FNEONATI%5FPIU%5F%5FPICCOLI%5FE%5FFRAGILI%5FDA%5FMAMME%5FDEPRESSE%2D945056%2DORA%2D%2Ehtml&amp;amp;re=&amp;amp;ts=1283372391593&amp;amp;hs=7f57f6e0f9c38ae0945e41e7ac451a53&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;depressione&lt;/a&gt; durante la &lt;a href=&quot;http://adv.edintorni.net/click/?mo=T&amp;amp;ky=gravidanza&amp;amp;af=7565&amp;amp;ct=it&amp;amp;rf=http%3A%2F%2Fwww%2Easca%2Eit%2Fnews%2DSALUTE%5F%5FGRAVIDANZA%5F%5FNEONATI%5FPIU%5F%5FPICCOLI%5FE%5FFRAGILI%5FDA%5FMAMME%5FDEPRESSE%2D945056%2DORA%2D%2Ehtml&amp;amp;re=&amp;amp;ts=1283372391593&amp;amp;hs=e3d302ffeaac6b1872fc140167713906&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;gravidanza&lt;/a&gt; danno alla luce neonati piu' piccoli e con maggiori possibilita' di morire durante la prima infanzia: a sostenerlo uno studio pubblicato sulla rivista BMC Public Health da un gruppo di ricercatori del Karolinska Instituet (Svezia) in collaborazione con il Bangladesh Rural Advancement Committee (BRAC). La ricerca indica che i problemi di &lt;a href=&quot;http://adv.edintorni.net/click/?mo=T&amp;amp;ky=salute&amp;amp;af=7565&amp;amp;ct=it&amp;amp;rf=http%3A%2F%2Fwww%2Easca%2Eit%2Fnews%2DSALUTE%5F%5FGRAVIDANZA%5F%5FNEONATI%5FPIU%5F%5FPICCOLI%5FE%5FFRAGILI%5FDA%5FMAMME%5FDEPRESSE%2D945056%2DORA%2D%2Ehtml&amp;amp;re=&amp;amp;ts=1283372391593&amp;amp;hs=dd1f26680837184f58a0d1eb9d82424c&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;salute&lt;/a&gt; mentale possono essere un fattore primario per la mortalita' &lt;a href=&quot;http://adv.edintorni.net/click/?mo=T&amp;amp;ky=infantile&amp;amp;af=7565&amp;amp;ct=it&amp;amp;rf=http%3A%2F%2Fwww%2Easca%2Eit%2Fnews%2DSALUTE%5F%5FGRAVIDANZA%5F%5FNEONATI%5FPIU%5F%5FPICCOLI%5FE%5FFRAGILI%5FDA%5FMAMME%5FDEPRESSE%2D945056%2DORA%2D%2Ehtml&amp;amp;re=&amp;amp;ts=1283372391593&amp;amp;hs=77b79b1180737402e11f8a619a838002&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;infantile&lt;/a&gt; e la salute dei bambini poveri, prima ancora della malnutrizione o degli stenti dovuti alla poverta'.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Lo studio, che si e' concentrato su donne che vivono in zone rurali del Bangladesh, fornisce la prima scoperta del genere in una popolazione non-occidentale. Gli studiosi sono giunti al risultato valutando la salute mentale di 720 donne nel terzo trimestre di gravidanza riguardo ai sintomi della depressione antepartum e all'ansia pre-&lt;a href=&quot;http://adv.edintorni.net/click/?mo=T&amp;amp;ky=post%2Dparto&amp;amp;af=7565&amp;amp;ct=it&amp;amp;rf=http%3A%2F%2Fwww%2Easca%2Eit%2Fnews%2DSALUTE%5F%5FGRAVIDANZA%5F%5FNEONATI%5FPIU%5F%5FPICCOLI%5FE%5FFRAGILI%5FDA%5FMAMME%5FDEPRESSE%2D945056%2DORA%2D%2Ehtml&amp;amp;re=&amp;amp;ts=1283372391593&amp;amp;hs=e3efb46a4df8c73c97569750a8fd55ad&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;parto&lt;/a&gt;, e seguendole fino a 6-8 mesi dopo il parto: ''E' un problema preoccupante - spiega Hashima-E-Nasreen, che ha guidato lo studio - in quanto il basso peso alla nascita e' fortemente associato alla mortalita' infantile, e puo' perpetuare il ciclo di problemi di salute mentale e di sottosviluppo''.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr valign=&quot;top&quot;&gt;&lt;td height=&quot;1&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr valign=&quot;top&quot;&gt;&lt;td class=&quot;testo_standard&quot;&gt;&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 01 Sep 2010 22:23:06 +0100</pubDate>
            <guid>http://blog.libero.it/MISERERE/9217314.html</guid>
        </item>
    </channel>
</rss>

