Creato da omnamahshivaya0 il 28/06/2011 |
NON FATE COME ME
La velocità del viaggio non conta, importa solo portarsi dentro qualcosa e aver lasciato un piccolo segno del proprio passaggio...






IO CHI SONO NON LO SO, SONO SOLTANTO UN UOMO?
FORSE SOLO UN SATELLITE FUORI CONTROLLO, UNA PORTA CHE SBATTE, UNA DISTRAZIONE, UN'ABERRAZIONE, UN GIUBBOTTO DI PELLE NERA FUORI STAGIONE.
DOVE VADO NON DIPENDE DA ME, E' UN DISCORSO COMPLICATO...
C'E' UNA GUERRA CHE MI FA PAURA, UNA CRISI CHE NON SI RISOLVE. MI STO MUOVENDO, MA SONO FERMO...








What's next?
DA QUALE PARTE MI DEVO GIRARE QUANDO HO BISOGNO DI PREGARE DIO? L'INFINITO MI CONFONDE, SE GUARDO IN ALTO VEDO SFOCATO, SE GUARDO IN BASSO RISCHIO DI CADERE GIU'. STO CRESCENDO. EVOLVENDO O REGREDENDO? OK, TODO BIEN, ALLES KLAR, SAYONARA, INSHA ALLAH, SE FOSSE SOLO PER ME, NESSUN PROBLEMA! MA C’E’ UN RUMORE DI FONDO IN OGNI SITUAZIONE, PANICO DA GRANDE ESODO…DA MONDO PICCOLO CHE NON HA LE RISORSE E NON SA DOVE VA, CHE HA GIA’ PRESO LA CORSA E NON SI FERMERA’. SOGNAVO UN ALTRO MONDO, DO YOU REMEMBER?








What's next?
Avrei bisogno di sfogarmi e non so piU' nemmeno piangere. Com'E' difficile aspettare quando arrivi alla mia etA'. Dovrei parlarne con qualcuno e non c'E' campo in tutto l'etere. MA L'UNIVERSO E' SEMPRE IN ONDA. E sento il peso delle stelle che non HO afferrato mai. pero' HO VOLATO PER AMORE e un giorno tornero'. penso al tempo che ho sprecato a far programmi senza agire mai. Stordito, pallido e incazzato, sono ANCORA qua, a camminare sul pianeta disperato, scalzo e libero. Streetly, gipsy, lovely finder...







wHAT's next?
MI VESTO DA ASSASSINO COL MIO PASSATO, SONO STORIA DI SANGUE E PREVARICAZIONE...HO ESAGERATO MA E' PIU' FORTE DI ME, PER ORA... TRAGHETTATO DA UN DESTINO A VOLTE SORDO E MALINCONICO, IN UN VIAGGIO CANDESTINO TRA ALLUCINAZIONI E PANICO. SIMILE ALL'ACQUA E' L'ANIMO MIO, SCENDE DAL CIELO E AL CIEL RISALE…







What's next?
IN QUESTA SERA DEL SECOLO XXI, L’ALBA E’ UN MIRAGGIO CHE MI ESPLODE DENTRO. E TRA VAMPIRI IN MINIGONNA E PEZZI DI MADONNA, LA LUNA SE NE FREGA DI ME. MI SCUSERAI SE PARLO UNA LINGUA DIVERSA MA…NON SEI PIU’ QUELLO CHE MI MANCA. IN UN GIORNO SPLENDIDO, NON C’E’ PIU’ L’ARIA CHE MI MANCA, OGGI RESPIRO…OGGI RESPIRO…OGGI RESPIRO…








WHAT'S NEXT?
MI HANNO SEMPRE FATTO CREDERE CHE NELL'INCERTEZZA E' MEGLIO PRENDERE...MA SE IO PRENDO, CHI E' CHE DA? NE HO VISTI TROPPI QUI DI ORACOLI E TROPPE CORTI DEI MIRACOLI. IO NON VI POSSO CREDERE...IO NON VI VOGLIO CREDERE...SONO QUA MA NON MI PRENDERETE MAI!!!
UN BRINDISI AL VELENO, A CHI MI VUOLE MALE, A QUESTA PRIMAVERA CHE NON RITORNERA' E A QUESTA MIA VITA IN DISPERSIONE, APPESA AD ASPETTARE LA COINCIDENZA ASTRALE CHE MI DISSOLVERA'.
STANCO, INCONCLUDENTE, STUPENDO, IRRESISTIBILE, DANNATO VIVERE... I'M WAITING FOR THE SUN...E SOPRA IL COMODINO, UN CRISTO PERSONALE MI PUO' GIUSTIFICARE E MI PERDONERA'...









TO BE CONTINUED?
Tengo un diario minimo del mio viaggio stereo, ma moriro' di fantasia, perche' io guardo, imparo e scappo via......
E intanto sto meditando un po', su come riusciro' a utilizzare tutto il mio fair play...
Si alzi un cerchio di fuoco, l'aria lo alimenti, una muraglia d'acqua gli faccia da cornice e la madre terra li sorregga. E tutti gli elementi richiamati, ti proteggano e ti donino cio' che piu' desideri e la vista dell'anima

THANKS TO RESPIRODIDRAGO

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Post n°104 pubblicato il 20 Maggio 2012 da omnamahshivaya0
Sono un giramondo e vago nel fecondo basso ventre della Terra, con l’idea di un suono vero, quello che mi dirà chi sono…senza meta o direzione, la mia destinazione varia in base a un temporale, al dondolio del mare, a dove batte il sole…a dove suona il canto dell’Amore. Canto che si mescola al suono dei miei tamburi e come bomba esplode in mille direzioni, passa tra popoli e religioni, tra porti e stazioni, tra ipocriti da rispettare e limiti da superare. Ho una casa a tracolla col massimo del minimo indispensabile. Con un cielo per coperta e la terra per amica. Non mi importa dove sono, voglio amare ciò che è. Con speranza e fantasia vado in cerca di qualcosa che nel mondo non c’è più. Di uno sguardo intenso. Di una parola vera. Di una gioia che l’effimero non cancelli. E nel mio girovagare, vedo gente che sta male come me, che si unisce al girotondo e ci tiene ad esser viva. E’ per questo che sorrido e mi stringo ancora a Te…
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Post n°103 pubblicato il 19 Aprile 2012 da omnamahshivaya0
…Ciò che vivevo non era il frutto di scelte fatte in quel momento. Mi ero ormai convinto che il libero arbitrio non consistesse nello scegliere quello che nella mia vita sarebbe successo (destra o sinistra, macchina o bici, discoteca o casa), quanto nel modo in cui viverlo…L’incontrare le persone che avevo incontrato non era mai stato in discussione. L’universo e la mia Anima avevano lavorato a questo dalla notte dei tempi. Ma il modo in cui vivere un evento, un incontro, poteva trasformarlo completamente. Cambiarne le conseguenze e dunque mutare quello che tutti chiamavano destino. Appresi questa mia nuova verità avvicinandomi ad arti esoteriche, ad antiche conoscenze alchemiche e alla meditazione. ‘Come dentro, così fuori’ mi ripetevo spesso. Tutto ciò che mi accadeva fuori, non era altro che lo specchio di una situazione interiore. E mi tornavano in mente parole importanti: finchè si rimane in basso, ogni cosa diverge, ci sono scontri e giudizi. Si vive di contrasti, ci si nutre di inadeguatezze. Elevandosi, tutto converge e si sperimenta la condivisione, l’Amore, la gioia…E il lavoro su me stesso mi sembrava davvero la strada più importante da intraprendere. Mentre mi recavo ad un corso di 15 giorni all’estero, racchiusi il mio disincanto in un teorema. Quanti miliardi di Donne esistevano al mondo? Tre e mezzo all’incirca. Ma tolte le troppo giovani, quelle alle quali non sarei mai piaciuto e che non piacevano a me, quelle con gusti inconciliabili, le arroganti, le frigide, le comandati dell’esercito della salvezza, le inarrivabili…beh, il campione si assottigliava di molto. Anche una selezione così approssimativa, mi faceva render conto che le potenziali Anime Gemelle erano davvero poche. Magari alcune già impegnate con mariti e famiglie varie. Perché, forse, era arrivato il momento di vivere altro, oltre quello vissuto fino a quel momento…mi dicevo. Cominciai semplicemente ad osservare la vita come uno studente. Gli eventi, le persone, le piccole grandi cose che si susseguivano nei vari momenti della giornata. Mai niente accadeva per caso. ‘Se solo potessi cogliere il significato di questi eventi, il vero messaggio celato dietro ogni accadimento, sarei davvero un Uomo migliore’, pensai. E d’altro canto ero convinto che solo curando, recuperando e amando la mia Donna interiore, ne avrei amata una anche fuori. ‘Come dentro, così fuori…’
‘Preferiamo ingnorarla, la Verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perché altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere: completamente vivi.’
Ero deciso a diventare un guerriero spirituale. E una sera, in albergo, da quella che era la mia postazione cosmica nell’Universo in quel momento, ripresi in mano i libri che istintivamente mi ero portato dietro alla partenza per il corso. La Divina Commedia…il viaggio di Dante attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso. Rilessi dei passaggi non più con gli occhi del distratto lettore, ma con gli occhi di chi si pone la domanda: ‘cosa c’entro io con questa storia?’. Accidenti!!! Cosa c’entro io?! In pratica è la chiara metafora della Vita di ogni essere umano quella descritta in quelle pagine. Di qualsiasi essere che, giunto ad una selva oscura, comincia a sperimentare il proprio inferno…E solo dopo averlo fatto può elevarsi al paradiso per rivedere le stelle. Di colpo mi sembrava tutto più chiaro, ma come avevo fatto a non capire fino a quel momento? Che sciocco ero stato quando non volevo sentire. E pensai al tempo che avevo sprecato a far progetti, senza agire mai.
La mattina dopo ripartii per tornare a casa. In aereo portai solo un piccolo libro bianco…Mentre l’aereo si sollevava da terra, sfogliai il piccolo volume a ‘caso’ e mi soffermai su una semplice, quanto fondamentale frase…
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". |
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Post n°102 pubblicato il 15 Aprile 2012 da omnamahshivaya0
…Con un piede sopra il gas e la vita che ribolle, ero di fronte all’ennesimo incrocio: dove si va? Ancora una volta, avevo la presunzione di scegliere qualcosa di più grande…più grande di me. Avrei fatto semplicemente quello che la vita mi aveva riservato. Una vita, la mia, che mi teneva sveglio spesso…’ma stanotte va così’, mi dissi. Mi buttai a testa bassa sul lavoro, con alterni risultati per la verità. Mi sembrava di diluire le emozioni in questo modo, ma finivo sempre per isolarmi troppo e nascondermi dietro sorrisi di circostanza ai quali neanche io credevo. Così, una sera, all’ennesimo invito, accettai di uscire. Mi lasciai ‘consigliare’ da amici molto più navigati di me in materia. Scoprii quella sera che, andar per locali, era una specie di lavoro. Sapere quello che è più frequentato, in quale sera e come comportarsi…Una pacchia per uno come me, a cui non fregava un cazzo di agghindarsi per l’effimero. Mi sentivo un pesce fuor d’acqua, ma mi adattai. Di li a breve, ci furono altre uscite del genere. Cominciavo ad integrarmi anche io nella tribù di chi vive la notte e, come un burattino, in fila indiana, aspetta il suo turno per entrare nel locale di turno. In fondo era sempre la stessa gente, gruppetti compatti e decisamente chiusi che assimilavano ben poco dall’esterno. Mi chiedevo che uscisse a fare una persona se non aveva la voglia, o l’atteggiamento aperto a qualcosa di nuovo. Cominciai a comportarmi nell’unico modo che sapevo e mi era consono. Se notavo qualcuno che mi interessava, cercavo un approccio per scambiare qualche parola e cercar di carpire un qualche tipo di nutrimento. Mi rendevo conto che non era proprio il mio mondo, ma cercavo di renderlo un po’ più umano. Mi soffermavo ad ascoltare gruppetti di uomini che commentavano il passaggio di ogni figura femminile. E la sorpresa era che il commento non cambiava quasi mai…Erano un po’ tutte troie da provare a scopare. Si, perché, a sentire loro, tutti scopavano come porno attori!!! Tutti, tranne me. Al lavoro, colleghi dai 30 ai 60 anni raccontavano delle loro performance con due studentesse per volta mentre la moglie non c’era. Però…imparai ben presto che l’uomo, per sua natura, è un gran cazzaro. Sogna e dalla bocca butta fuori parole senza senso. Poi li incontravi con la moglie e sembravano agnellini a testa bassa. Avevano l’atteggiamento del cacciatore che bracca la preda, solo per poterla esibire al bar con gli amici. Io ero attratto da qualcosa di diverso, volevo capire cosa ci facessi in questo ambiente e se c’erano esseri come me, che cercavano qualcosa di più di un’ubriacatura anestetizzante. Io volevo sentire bene, ed ero attento a mantenere ben all’erta tutti i miei sensi. Di colpo cominciai a conoscere gente nuova e l’idea mi affascinava. Mi colpiva il fatto che, scavando un minimo, alcune persone svelavano una sensibilità e un disagio proprio di un essere vivente. Per affinità e osmosi, mi avvicinavo e venivo avvicinato da persone in qualche modo simili a me. Frequentai qualcuna di queste persone e con qualcuna, la conoscenza andò oltre. Due persone, in diversi momenti, attirarono le mie attenzione, come loro furono attratte da me. Con una, l’attrazione si rivelò decisamente effimera. Mi ritrovai a letto con una donna che non mi eccitava, che in quel momento non rappresentava la sorgente del mio desiderio. E probabilmente io facevo lo stesso effetto a lei. Rispolverai un corpo che non era il suo nell’intimità, e mi aggrappai a fantasie recondite per sembrare un amante adeguato. Ma ci accorgemmo subito che la cosa non avrebbe portato lontano. Con Vicky, fu diverso. Lei era un mix di erotismo e sensualità. Ma aveva anche una profondità che ci permetteva di stabilire un contatto mentale. A letto eravamo davvero in sintonia, fantasiosi e complici. Anche se sapevamo benissimo entrambi che non sarebbe durata. Lei aveva una vita troppo disordinata e io ero troppo ‘perbene’ ai suoi occhi. Quando ci vedevamo, organizzavo dannunziane serate sensoriali: cena, attenzioni e sesso. Lei faceva lo stesso con me e mi convinsi a seguirla in queste uscite notturne, tra vampiri in mini gonna e pezzi di madonna, ma crollai ben presto. Non ero mica un pipistrello!!! Lei non dormiva mai, poi crollava all’improvviso in preda a crisi di stanchezza. Era scostante e io mi innervosivo spesso per cambi d’umore repentini. Venne a casa mia una sera in cui si sentiva particolarmente eccitata. Facemmo sesso davvero bene, liberi e senza pensieri. E ci salutammo così, tornando ognuno alla propria vita. Dopo qualche giorno mi chiamò un amico: ‘che fai stasera, si esce?’ ‘hanno aperto un nuovo locale e sarà pieno di belle ragazze’ ‘Ma come, non sai la novità?!’ risposi. ‘Tra poco mi sposo!’ ‘Ti sposi?’ ‘Certamente, non con una Donna, però, sposerò un concetto logico…non voglio più il dovere di accontentare nessuno. Non voglio più caratteri né idee. Voglio sentirmi libero’ e mi defilai di nuovo da quel mondo per tornare nel mio. E mentre la città si faceva il suo drink, io rigettai Anima e Corpo nel mio bel trip… (to be continued) Dare un senso alla vita può condurre a follia, ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio. È una barca che anela al mare eppur lo teme...
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Post n°101 pubblicato il 29 Marzo 2012 da omnamahshivaya0
…L’aspettare è un’arte che richiede cura e meticolosa, paziente attenzione. Non era il mio forte in quel momento. Attendevo con ansia il suo messaggio, la sua chiamata…un segno per ricongiungermi a Lei. E stranamente si stava facendo tardi, troppo tardi…spenta la tv, nella notte, mi rimaneva il rumore della goccia di un lavandino…scandiva il tempo come un assassino e mi rammentava il passar dei secondi. Io d’altro canto, rammentavo i momenti con Lei. Le lascive carezze. Impudiche espressioni della passione che stavamo vivendo in un’inesorabile corsa verso l’ignoto. Presi più volte il telefono in mano, come a spronare un segnale, ma niente…silenzio assoluto. Sapendo l’impegno che aveva, non mi permettevo di chiamarla io. Avrà fatto tardi, mi dicevo, mentre pensavo che sarebbe bastato un semplice sms ‘faccio tardi, ci sentiamo domani’ a tranquillizzare la mia mente che, mano a mano che trascorrevano le ore, trovava sempre minori giustificazioni alla situazione. Era uno scorrere lento e inesorabile che mi consumava lentamente. Ebbi l’istinto di riprender la mia roba e tornare indietro, nel cuore della notte. Tanto, di dormire non ne avevo neanche il pensiero e la voglia. Cominciai a sentirmi ridicolo, anacronistico nelle mie espressioni sospese tra il bisogno di sentirsi amato e l’Amore vero. Possibile? Mi chiedevo…possibile che in qualche ora sia cambiato tutto? Doveva esserci un’altra spiegazione…appena qualche ora fa, si lasciava andare danzando sul mio petto…con piccoli passi. In un sali e scendi con me. E si consumava di parole estatiche, come gli orgasmi che provava. Parole forti e sentite in apparenza. Danzava sul mio petto, lussuriosa e vogliosa. Una danza che faceva piovere Amore e che ci faceva parlare anche senza le parole. Tutto svanito? Di certo non era stata solo una mia proiezione. Cominciai a capire che il corso che si protraeva nella notte, probabilmente era un alibi scadente…Probabilmente, in questo momento era con qualche suo collega, in una squallida camera d’albergo a consumar artificiosa passione. Forse per scappare, forse per sua natura, forse per placare istinti animaleschi…Forse avevo preso solo un grande abbaglio, anche se doveva avere un talento unico da grande attrice per comportarsi così…in fondo, non mi doveva niente, solo un rispetto che ritenevo fondamentale condividere. Labirinto di pensieri mi ero creato; Ora non riuscivo ad uscirne, come in un ossessione che fa male, ma ti fa sentire profondamente vivo. Struggente passione che ora sentivo scivolare, come la sua pelle sudata che, come imperlata di preziosi gioielli, scivolava su di me dopo aver fatto l’Amore. Scivolava e si lasciava andare al piacere. Solo che ora, probabilmente, la sua pelle era territorio di qualcuno che non ero io. Qualcuno che c’era anche prima? Poco credibile, visto il tempo che avevamo passato insieme, senza macchia e sentore alcuno. Passione del momento? Forse…chissà. Sta di fatto che non mi sentivo a mio agio. E pur sentendomi fuori luogo decisi di restare, forse per farmi male ulteriormente….forse per sperare di aver clamorosamente sbagliato. Alle 3 di mattina, spensi un cellulare muto. Provai a dormire senza riuscirci e, al mattino, una lunga doccia, mi fece ritrovare il tono del giorno prima. Ero sadicamente curioso di capire se si sarebbe fatta viva e come lo avrebbe fatto. Decisi per un giro in città, non c’ero mai stato e almeno mi sarei distratto per qualche ora. Verso le 11.00, arrivò la chiamata… Provai a fare il distaccato. Dall’altra parte, con voce provocatoria, di chi sa e finge di non sapere, Lei che mi diceva: ‘sono in pausa caffè e volevo farti un saluto’. Cazzo!!! non un accenno alla sera; Un tono che sapeva di provocazione e sfida. ‘Tu dove sei, che fai?’ mi chiese…’ ‘Sono in via Maffei’ risposi. ‘Via Maffei? Quella via Maffei…? ‘Proprio quella…’ Un silenzio assordante cadde sulla telefonata…forse l’avevo messa in crisi ora, percepivo delle vibrazioni strane, come di qualcuno che non sa cosa fare. ‘Devo scappare ora, ho il corso…’. ‘E come dimenticarlo? Buona giornata allora’. La salutai con malcelata delusione, con un apparente indifferenza gestita solo per controbattere la sua provocazione. Restai fuori qualche ora, come se dovessi smaltire la sensazione che sentivo. ‘Forse è stato solo un gioco’, pensai per un attimo. Nessuno deve dimostrare niente all’altro, ci siamo donati l’un l’altra con naturalezza, passione, complicità…Forse potevamo anche gestire meglio il dono che ci eravamo fatti. Soprattutto perché sarebbe bastata una parola per evitare madornali e pesantissimi equivoci. Una relazione con il suo collega poteva esser fin troppo scontata, da manuale di psicologia. Lui sposato, la scopava disordinatamente in qualche albergo quando poteva…raramente. Stressato come doveva essere nel gestire situazioni familiari, amanti, lavoro, stress, schede telefoniche e cazzate da raccontare all’interlocutore di turno. Mi tornava in mente l’ipocrisia propria dell’essere umano…a parole tutti cerchiamo l’Amore. Appena si presenta di fronte a noi, spesso, lo buttiamo nel cesso senza troppi convenevoli. Per poi ricominciare a lamentarci per la sfortuna che non ci capiterà mai l’occasione giusta. Probabilmente c’è bisogno di alibi per continuare a vivere ipotesi esistenziali. Io, col passare delle ore, invece, mi sentivo vivo e fiero. Forte di aver fatto qualcosa di importante, di fondamentale per la mia evoluzione. Per capirmi meglio e per capire la mia strada, il mio destino. All’arrivo della sera cominciai a sentirmi in pace e tranquillo andai a cena in un posto trovato lungo la strada. Sorrisi scendendo da quella macchina stracolma di pacchetti e pacchettini…e della scarna valigia in cui avevo riposto il massimo del minimo indispensabile, nel caso mi fosse saltata al collo pregandomi di restare. Cenai e mi chiamò di nuovo, dopo alcuni messaggi impersonali e vuoti. Sembrava imbalsamata, come paralizzata e preferivo non infierire su uno stato d’animo confusionale. Mi chiese se ero ancora in città. Risposi che mi sarei fermato ancora quella notte, come a lasciar aperto ancora uno spiraglio che potesse far entrare un barlume di speranza. Mi ero sempre ritenuto un fragile, debole, per la mia indole sensibile e per la mia capacità di manifestare i miei sentimenti. Ma dovevo ricredermi, ero la roccia sulla quale gli altri si frantumavano. La roccia, che nonostante le avversità, rimaneva salda e stabile. E invece Lei, tanto sicura di sè, era in preda a chissà quale pensiero mistico, chissà quale crisi esistenziale… Altra notte, almeno più tranquilla della precedente e...altra mattina. Dopo la doccia decisi di prendere la mia roba, caricare tutto in macchina e attendere. Attendere non so bene cosa. Che mi chiamasse per fare l’amore in macchina? Che mi invitasse a rimanere con Lei? Che mi dicesse che era tutta una finzione? Forse tutto questo e niente del genere. Cominciò a messaggiarmi in maniera copiosa…ma cosa voleva da me? Non mi chiedeva di vederci, mi sapeva a pochi passi da casa sua e non muoveva un dito per vedermi. Ma continuava a chiamarmi, a mandare messaggi…sembrava uno scherzo del destino. Mangiai qualcosa al volo e dopo pranzo decisi di ripartire…
Avevo messo il mio cd, quello riservato agli stati d’animo particolari, quello della malinconia. Avrei tenuto quella storia comunque nel cuore, magari l’avrei raccontata ad un ipotetico figlio, se mai ne avessi avuto uno. ‘Figlio mio, non aver mai paura di mostrare i tuoi sentimenti, di mostrarti per quello che sei. Rimarrai deluso a volte, ma ti farà sentire vivo e camminante. E comunque forte di aver espresso te stesso’. Mentre cantavo, immaginavo e ricordavo, arrivo la sua chiamata…’sei partito?’ mi chiese. ‘Si’ risposi secco. ‘Mi manchi da morire, ti vorrei qui’. A questo punto non contenendo più l’energia che mi aveva permesso questo viaggio, le dissi: ‘Cazzo, da 3 giorni sono sotto casa tua, non ti sei degnata di dirmi niente e ora ti manco? Incredibile!!! Potevi almeno dirmi che volevi vedermi quando ero là…’ ‘hai ragione’ rispose sommessa. ‘Ma non ci ho proprio pensato, ero talmente presa dal corso che sono andata in tilt, non avevo capito’…Appunto, pensai mentre chiusi il discorso. Di messaggi d’amore continuarono ad arrivarne a decine. Ora, di colpo, ero di nuovo il centro del suo mondo, delle sue attenzioni. ‘ti voglio. Ho sbagliato, cosa posso fare per farmi perdonare?’ ‘Nulla, non hai niente da farti perdonare, non sono mica il Papa, sorrisi...’ Non la vidi più, anche se continuai a ricever telefonate e messaggi da Lei. Arrivata la fine…anche se non sarà la fine...Non importa quanta gente ho visto, quanta ne ho conosciuta, questa vita mi ha conquistato e io l’ho conquistata. ‘Questa vita’ ha detto mia madre ‘figlio mio va vissuta, anche quando sembra sputarti in faccia. Anche quando sembra un bel film che, purtroppo, non guarderà nessuno…' (to be continued) |
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Post n°100 pubblicato il 25 Marzo 2012 da omnamahshivaya0
Posizionato l’ultimo pacchetto in un incastro perfetto, finalmente respirai. Era come aver trattenuto l’aria nei polmoni per un intero giorno…in apnea. Il fatto di aver preparato tutti quei regali, con cura e fantasia, mi aveva dato un’energia inaspettata, benché sapessi che la cosa fosse decisamente folle. La mia station wagon sembrava la moderna slitta di un babbo natale distratto e svampito, fuori tempo massimo…Se qualcuno mi avesse visto, avrebbe pensato che probabilmente la mia sveglia era rimasta ferma per oltre 2 mesi!!! In effetti, non lo nego, ho una sveglia dentro ormai ferma da tempo; Ferma ad un tempo che ha molto a che fare con sogni e ideali non di questo mondo. Lo ammetto, sono colpevole di non resistere a quest’idea di libertà. All’idea di fare ciò che si sente, semplicemente per il piacere di farlo. Entrato in macchina e impostato il navigatore, la voce elettronica non mi spaventò nell’indicare che c’erano almeno 1000 km di strada da percorrere per raggiungere la meta. Inebriato dal profumo di tutti quei regali (si, perché ognuno aveva un profumo e un colore. Una carta fatta a mano e un biglietto personale…) mi misi in viaggio con l’indomita speranza di un cavaliere moderno che cavalca verso il suo destino. Non so se vi sia mai capitato di essere talmente ispirati da vedere, in ogni posto, qualcosa che vi affascina. Nel mio divagare avevo trovato delle scarpe che già immaginavo ai suoi piedi, un vestitino delizioso, un corpetto sensualissimo, ma anche libri, prodotti naturali, persino oggetti erotici per giocare insieme.
Ci eravamo conosciuti in circostanze a dir poco singolari. Tutto questo non aveva impedito, prima una conoscenza curiosa, poi una smodata passione che appariva senza limiti. Neanche la differenza d’età sembrava spaventarci. Un disertore sentimentale come me che vedeva da vicino la soglia dei trent’anni e un’atea, sinuosa pantera che emanava fascino e femminilità da ogni poro. Dopo le prime frequentazioni di studio, eravamo passati, in un attimo, ad una condivisione intima straordinaria. Eravamo diventati d’un tratto Donna e Uomo, Femmina e Maschio, Bimba e Bimbo…e soprattutto due lussuriosi e splendidi porci che pensavano all’unisono che nulla fosse proibito. Respiravamo insieme eccitazione, erotismo, sesso sfrenato e dolci, romaniche passioni. Lei abitava molto lontano da me, ma destino volle che, per quel periodo, fosse per lavoro abbastanza vicina da potersi vedere con una certa frequenza. E comunque ci sentivamo in ogni momento, come in preda ad una febbre malarica. Scopavamo in una maniera formidabile, lei dava il meglio di sé quando la facevo sentire desiderata e porca fino al midollo. Alternavo dolcezza ad animalesca passione. Tantrici massaggi a vogliose fantasie, in un mix esplosivo di orgasmiche percezioni. Ci inventavamo di tutto, mi aspettava oscenamente aperta e voleva essere guardata mentre si masturbava con abilità unica. Mi dissetava con umori abbondanti e pretendeva di bere da me ogni goccia del mio seme. E urlava in maniera esagerata all'arrivo di ogni orgasmo, tanto che spesso ero costretto a chiudergli la bocca per evitare problemi con i vicini. Amava il sesso in maniera viiscerale e insieme non lo facevamo, eravamo sesso… Una volta le avevo detto, scherzando al telefono, che alla sua partenza, in un giorno qualunque, mi avrebbe trovato all’uscita del lavoro con una rosa. Solo per vederla un attimo… sarei ripartito subito dopo, ma adoravo le sorprese. Lei aveva sorriso, dicendo che sarebbe stata una cosa fantastica, ma mai avrei avuto il coraggio di farlo. Mai un uomo mi ha fatto sentire così Donna e così desiderata…appagata.…sarebbe davvero folle se ti vedessi da me!!! Il fatto è che era ripartita dopo che avevamo fatto l’amore in maniera intensa e profonda, doveva partecipare ad un corso da giovedì a sabato. E io avevo pensato di andar da lei il venerdì sera, dormire vicino casa sua, in un qualsiasi albergo e aspettarla il sabato lungo la strada del ritorno…Immaginavo di chiamarla e di descriverle i paesaggi che vedevo. E poi, in un tono che dallo scherzo diventa serio, di incontrarla in un qualsiasi posto per abbracciarla, darle ciò che avevo preparato e ricambiare il ‘Ti Amo’ che spesso aveva pronunciato con sicurezza mentre parlavamo al telefono o facevamo l’amore o, ancora, scriveva un sms. Arrivai sfinito, accompagnato dalla musica dei cd che le avevo preparato. Stanco ma felice, mi ero sistemato nella stanza dello squallido albergo che avevo trovato di fretta su internet. Mi ero spogliato e fatto una lunga doccia rilassante e avevo cominciato a contare il tempo che mi separava da lei. Mi aveva detto che avrebbe chiamato appena finito il corso, verso le 18.30. Avrei iniziato la mia interpretazione, fino ad arrivare al giorno dopo, quando l’avrei vista. Visto che lo stomaco era chiuso, mi stesi sul letto, la tv accesa per compagnia, il telefono al fianco e la voglia di sentirla… Vorrei che fosse oggi, in un attimo già domani, per riniziare e stravolgere tutti i miei piani, perché sarà migliore e io sarò migliore, come in un film che lascia tutti senza parole…(to be continued)
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Post n°99 pubblicato il 22 Marzo 2012 da omnamahshivaya0
Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: «Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno» Dio condusse il sant'uomo verso due porte. Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno. C'era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant' uomo sentì l'acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato. Avevano tutti l'aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po',ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca. Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno". Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì. La scena che l'uomo vide era identica alla precedente. C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo. Il sant'uomo disse a Dio : «Non capisco!» E' semplice, - rispose Dio, - essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire sé' stessi....ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri! Quelli dell'altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi... Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura...La differenza la portiamo dentro di noi. Mi permetto di aggiungere... "Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo". |
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Post n°98 pubblicato il 18 Marzo 2012 da omnamahshivaya0
16 marzo 1173. Silenzio. Aria da fine del mondo. Il cielo è immobile, come un cadavere. Nebbia. Brividi. Qualcuno sta nascendo in cima a una montagna, dentro un nido di sassi. Eccolo! E’ nato! Lo chiamano Miska. Occhi allegri, narici vibranti, baffi sottili, squame delicate, ventre piatto. E’ poco più grande di un vitellino. I piedi sono enormi e artigliati. E le ali? Gigantesche! Tre anni dopo, Miska è cresciuto. Come i piedi, le ali e anche l’immaginazione. Infatti ama la poesia, specie quella triste. Miska però è sempre piuttosto magrolino. Ma è bello-dicono i suoi genitori-il più bel draghetto del mondo. Poi, un giorno, suo padre lo accompagna alla scuola ai piedi di un grande albero, dalla maestra più saggia e sapiente. Qui Miska dovrà imparare a volare e a sputare fuoco come tutti i draghetti della sua età. Ma gli altri sono diversi da lui: nessuno ha ali grandi come le sue, nessuno ha la sua immaginazione. Subito Miska diventa quello che parla in modo strano. E che sbatte ovunque, che è maldestro e schiaccia i piedi a tutti. Per questo viene lasciato solo, in fondo alla classe. I compagni lo chiamano “il poeta” e lo evitano. Tranne una mosca, attirata dalla puzza dei suoi piedi e la maestra che distribuisce i quaderni. -Prima lezione-dice-per soffiare bene il fuoco dovete spalancare la bocca, riempire i polmoni, schiarire la gola e quindi
s o f f i a r e!
Nel primo trimestre i draghetti impararono a bruciare i loro quaderni una pagina alla volta. Fino ad incenerirne uno al giorno. Tutti tranne Miska: lui, nei quaderni, ci scrive. Lezione di volo. Per muovere ali così grandi, a Miska servirebbero i muscoli di un gigante. E’ inutile che la maestra gli dica sempre di salire sul ramo più alto per prendere la rincorsa, Miska finisce sempre per terra, sotto le risate dei suoi compagni. Tutti i giorni Miska torna a casa a piedi, con la testa bassa e le ali dietro. La vita gli sembra troppo dura e complicata. Ma perché i suoi genitori gli dicono sempre che è il più bel draghetto del mondo quando gli altri lo trovano così ridicolo e repellente? Passa l’inverno. Lungo e noioso. Alla fine del secondo trimestre i draghetti sanno già fare acrobazie in volo e bruciare un’intera biblioteca in un colpo solo. Tutti, tranne Miska, che è sempre ancorato a terra, il naso dentro il suo quaderno. -Che cosa posso fare con lui?-si chiede la maestra. Arriva la primavera. Con il suo carico di allergie. E Carlo le ha tutte.
E E E T C H I U’!
Alla fine del terzo trimestre c’è la festa della scuola. Miska ha già riempito diciotto quaderni di poesie e si sente sempre più solo. Poiché gli altri draghetti continuano a prenderlo in giro, Miska scappa via. Corre, corre e corre, finchè si ferma sull’orlo di un vulcano. Stretta tra le ali enormi e i piedi giganti, la sua voce ha le dimensioni di un sospiro:
Montagna che sputi fuoco, lapilli e lava multicolore se tu potessi tacere un poco allora capiresti il mio dolore… A quelle parole, il vulcano comincia a ruggire sempre più forte… un denso fumo esce dal cratere…
B a d a b a d a B O O M!!!
Il soffio dell’esplosione proietta Miska in aria, come una palla di cannone. E sale, sale, sale sempre più in alto. Per un breve istante supera anche le nuvole. Poi, ricade. E nella sua discesa stringe il suo quaderno di poesie al petto.
Addio mamma, addio papà Addio mondo crudele senza felicità Questa volta è finita, è tutto qui Io muoio adesso, di giovedì.
-Veramente oggi è domenica- dice una vocina. -Chi ha parlato?- domanda Miska- un angelo? -Sono io-dice la mosca che lo segue ovunque.- Che aspetti a stendere le tue ali? Guarda le mie: sono piccolissime, eppure volo. E riesco anche a fare delle acrobazie. Perché tu no? E’ vero-dice Miska-perché io no? E così Carlo lascia andare il suo quaderno e spiega le sue ali, immense. L’aria fa il resto. -Volo! STO VOLANDO!!! – urla Miska- Ma ….. come faccio a curvare? -Con i piedi, tonto-gli risponde la mosca-sono abbastanza grandi per questo, no? Intanto, alla festa della scuola, tutti alzano lo sguardo al cielo. E’ mezzogiorno meno cinque, ma la luce scompare all’improvviso. Una macchia d’ombra copre il sole. E’…Miska! Lui, da solo, sovrasta la valle come un coperchio, creando la notte. -Il poeta!- urlano in coro i draghetti.-Ma è Miska, il poeta! -Festeggiamo! –dice la maestra. E approfittando di quella notte inaspettata, a mezzogiorno in punto, accende il più grande dei fuochi artificiali. Poi i razzi esplodono dappertutto in cielo, all’ombra di Miska. I colori scoppiano. Tutti urlano di gioia. -E’ il più bello-, ripetono i genitori di Miska- il più bello del mondo… Parlano di qualche petardo o del loro bambino? Miska canta nell’aria:
Che aria sciocca hanno laggiù!
E il nostro draghetto vola via. Il suo cuore palpita di gioia. E’ ormai cresciuto per andare nel grande mondo. Sa volare e sputare fuoco. E continuando a muovere le ali si allontana nell’orizzonte ricco di promesse...
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Post n°97 pubblicato il 15 Marzo 2012 da omnamahshivaya0
Fu quella notte che decise di seguire i richiami del suo istinto e partire. Una notte illuminata dalla luna piena che, come un faro indicava la strada. Cuore selvaggio e intuitivo...schiantato dalla quotidianità. La vita in branco procurava stress ad un essere come lui. Non si era mai integrato alla vita dei suoi simili. Era considerato un pericolo e un cavernicolo. Un brado. E allora aveva deciso di partire per chissà quale luogo. In realtà, senza una vera destinazione. Si era svegliato annusando fuori, Il suo manto argenteo e lucido risplendeva sotto i raggi della luna...scrollandosi di dosso l'acqua che lo bagnava, prese a correre...senza strada dove andare, ma facendo strada camminando. Sentendo gli odori, i richiami, i rumori.....tra valli, fiumi, neve e praterie...non contò più i chilometri....'Cerco la mia compagna che sarà ad aspettare il mio arrivo, foss'anche dall'altro capo del mondo...' Mi ha commosso la storia di questo Lupo, che contro ogni ostacolo, ha rischiato la vita per la sua ricerca...per l'ideale della compagna e dell'andare oltre. Simbolo di chi, uscendo dagli schemi, persegue quello che la sua voce interiore gli ulula. Io, che son Lupo a metà, non posso far altro che augurargli Buon Viaggio... |
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Post n°96 pubblicato il 13 Marzo 2012 da omnamahshivaya0
Povero Diavolo il mio, illuso di possedere il male…per troppo tempo maltrattato e incompreso. Oggi, Per sorridere alla vita, verso Nitro nel caffè e faccio pace col Demonio che mi passa un calumet. Forse è l’inizio della fine…l’ennesimo Armageddon mi annullerà…ma mentre la città si fa il suo drink, io mi brucio l'Anima nel mio bel trip.
Riposa |
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Post n°95 pubblicato il 08 Marzo 2012 da omnamahshivaya0
Un’affinità profonda con i cavalieri medievali, cuore corazzato e stracolmo di energie spirituali, preso dall’ansia di farle irrompere e trionfare nel mondo di tutti. Non solo vedo più in là, ma sono nato per sbaragliare lo status quo, per aprire gli occhi alla gente, liberandola dalle opinioni vecchie e false. Cavalleresco nel battermi contro ciò che, agli occhi dell’Anima, è male…Colmo di ideali e di coraggio. Attraverso me si manifesta una certa urgenza dell’evoluzione…infastidito dal fatto che tanto il corpo umano, quanto il corpo sociale non si siano ancora messi al passo di ciò che l’Anima già vede e ha in Sé. Ciò che appare rinchiuso e immobile sono i poteri della mente razionale, il pensiero, il calcolo. Ciò che invece le avvolge da ogni parte, sono i poteri delle funzioni irrazionali, dell’intuizione, dell’ispirazione e degli slanci dello spirito…troppo veloci perché la coscienza possa seguirli. Ecco, fosse per me, utilizzerei soltanto questi ultimi…La lentezza dei ragionamenti logici, somiglia per me ad una paralisi mortale. Come la necessità di dover giustificare, spiegare e documentare di tante persone. Ma spesso mi tocca l’ingrata sorte di incompreso…incomprensibile, anzi…per la mia incapacità di adattarmi ai limitatissimi ritmi di apprendimento contemporanei. E allora mi perdo invano negli splendidi panorami interiori di cui solamente io conosco le mappe…
L'energia naturale che ho, è enorme, basterebbe trovare la giusta connessione tra la parte irrazionale predominante e le esigenze della razionalità. La mia vita è una ricerca lunga e paziente: salto, danzo, scalcio, ma so che reggerò. Quanto alla possibilità di una via di mezzo, di un part-time che limiti al tempo libero l’uso delle mie facoltà più ampie? Non se ne parla proprio!!! L’esistenza ordinaria è uno spazio troppo angusto da abitare…Vedrei troppo chiaramente i lati oscuri, gli incubi, gli orrori nascosti nei silenzi e nelle esistenze quotidiane…e lentamente soffocherei.
Dove cotanti son fantasmi ingannevoli e bugiardi, vincerai, questo so, mostri e giganti, pur ch’altro folle error non ti ritardi. |
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