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Le nuove e sensazionali GULDA MOZART Tapes
Post n°21 pubblicato il 11 Novembre 2010 da DANIELE0802
"the complete GULDA MOZART tapes" - Mozart Piano Sonatas - Friedrich Gulda, pianoforte - Cofanetto DGG - 5 CD + 1 bonus - cod. 4778466
Bisognerebbe sempre guardare ai vecchi con rispetto, e talora anche con deferenza per quanto fanno e hanno saputo fare. Friederich Gulda non è un vecchio, ma neanche un giovane, sbarazzino come Lang Lang. Ora il mondo impazzisce per Lang, e lo vogliono in tutte le salse, ma poi passata l’ondata dell’entusiasmo, cosa resta di una interpretazione di Lang Lang? Poco, perché c’è tecnica ma di altro manca l’introspezione, il vedere attraverso o oltre. Gulda invece stupisce in ogni cosa che fa : controcorrente, sempre e comunque, non per far colpo ma per una sua volontà di non apparentarsi alla massa. Ma pur sempre con umiltà: ecco perché non sembra mai uno spocchioso, se non infatuato di teorie sull’elitarismo. Non è un Benedetti Michelangeli, trascendente quasi; no, e non è neanche un Gould così pieno di idee da sentirsi poi isolato in un mondo che non ne aveva poi molte; no, Gulda è un po’ uno e un po’ l’altro. Ed è innocente ancora, come solo Fritz Kreisler o Arthur Schnabel sapevano esserlo. Basta vedere l’ultima sua fatica, “The Complete GULDA Mozart tapes”, incisioni recentissime della DGG, da poco inserite in cofanetto di 5 CD + 1 Bonus con degli inserti vari e la Fantasia K 397. Quello che si nota subito, sin quasi dalle primissime note della Sonata in Do maggiore K 279 è una sensazione di estrema vitalità, di gioia di vivere, di frizzante energia: se ne parlo così è perché in 36 anni di ascolti musicali (da quando a 11 anni sentii un Debussy di Benedetti Michelangeli e me ne innamorai), non avevo mai sentito un Mozart simile. Tanto più che queste sensazioni si rinnovano continuamente e si arricchiscono sentendo gli altri lavori contenuti in questo cofanetto. E quando invece, Gulda non scalpita, cioè nei movimenti lenti, o nelle sonate in minore, Gulda sogna, intimamente sogna: basti vedere l’Adagio della Sonata K. 280 in Fa maggiore, o l’Andante con espressione, della K.311 in re maggiore; o tutta la famosissima sonata in La minore K.310, con incredibile cesello che non scade mai nell’affettazione; o la Sonata K.545 cui ridona una propria autorità: anzi uno dei miracoli di questa straordinaria incisione è il ricollocamento di questa sonata, troppo conosciuta e troppo suonata (anche male), nell’alveo dei grandi capolavori mozartiani. Mi sovviene dopo aver ascoltato questo cofanetto (che non è un’integrale: mancano le sonate K.309 in Do Maggiore, e K 533 in Fa Maggiore), che ho troppo poco di Gulda, anche se possiedo l’altro caposaldo ( e che caposaldo!), l’integrale delle sonate beethoveniane: non l’edizione stereofonica, ma quella mono distribuita dalla Decca giapponese. Un’edizione di riferimento. Anzi la sola che mi permetto di consigliare a chi voglia sentire tutto Beethoven e mai addormentarsi o usare il CD in un poligono di tiro, al posto del piattello. A patto di potersela procurare. Perché ahimè, il Gulda beethoveniano che si può reperire è ancora quello stereofonico in Italia. Peccato! Per quelli che non la possiedano, dico. Non peccato per me: io ce l’ho. P. |


