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Carrellata Lisztiana

Post n°22 pubblicato il 04 Settembre 2011 da DANIELE0802


Indicazioni discografiche lisztiane

 

Il 2011 è come (quasi) tutti sanno un anniversario lisztiano: il bicentenario della nascita.

E quindi com’è logico qualcosa è uscito: poco, direi. Ma al contrario, con il molto che negli anni passati è stato immesso sul mercato, quel poco che nell’anno è stato pubblicato, si può dire che sia in buona compagnia.

Innanzitutto registriamo il ritorno di SYMPHONIA, la mitica rivista con allegato CD, che ha segnato una vera epoca, e che fu interrotta inaspettatamente per motivi editoriali: a farne le spese fu Piero Rattalino, che la curava, e scriveva degli articoli rimasti nella storia della critica discografica, e il pubblico insoddisfatto, che si vide abbandonato o quasi da iniziative di qualità: io per esempio aspettavo la pubblicazione di un disco con registrazioni di Halina Czerny-Stefanka, vincitrice nel 1949 del Premio Chopin di Varsavia.

SYMPHONIA ha presentato già un'uscita, dedicata ai concerti di Liszt (i primi due) più alcune opere per pianoforte e orchestra: di notevole solo l’incisione di Solomon della Fantasia per pianoforte e orchestra, mentre le altre incisioni erano già conosciute.

Sul versante DVD, direi che di interessante è uscito qualche anno fa un magnifico video degli Studi Trascendentali (ultima versione) nell’esecuzione alla Roque d’Antheron (DVD Naive: Le Pianos de la Nuit) del pianista russo Boris Berezovsky. Questo DVD è ancora rintracciabile.

D’importazione, e acquistabile solo presso negozi specializzati, è un magnifico doppio DVD di Earl Wild (di cui qualcosa si trovava su internet), interamente dedicato a Liszt: Ivory Classics DVD-77777, “Wild About Liszt. Il DVD presenta anche delle tracce audio complementari a quelle video. E siccome EARL WILD è stato uno dei più grandi virtuosi del secolo scorso, oltre che pianista di spiccata sensibilità artistica, il cofanetto è altamente raccomandato: mi è stato regalato da un mio amico e devo dire che si tratta di una delle più belle cose che abbia visto e sentito negli ultimi anni (va detto tuttavia che parecchio di quanto riprodotto in video era già disponibile in audio).

C’è poi un DVD uscito con il recital a La Scala di Milano, dedicato a Liszt, di Daniel Barenboim, interessante. A me non è che piaccia moltissimo Barenboim Liszt, (tranne la Dante Sonata) ma è un’impressione personale, mentre è interessantissima la serie dedicata all’ integrale delle sonate di Beethoven realizzata a Berlino (non c’entra nulla con Liszt, ma i 6 DVD EMI sono veramente straordinari).

Se si trova ancora da qualche parte, straordinario è il DVD EMI Classics 0724349068193 dedicato a Georg Czyffra: insieme a Liszt (Gnomenreigen, Studio Trascendentale n.10 e Sesta Rapsodia Ungherese, e il Grand Galop Chromatique che vale da solo l’acquisto del DVD), anche Chopin (Polacca eroica, Scherzo n.2, Improvviso n.3) e Franck (Variations symphoniques); tra l’altro ha un bonus magnifico: Benno Moiseiwitsch che interpreta WAGNER-LISZT: Tannhäuser Overture.

Qualche cosa di Liszt è presente nello struggente DVD dedicato da Dynamic a Lazar Barman, DYN 33593: la Fantasia quasi Sonata, Après ne lecture de Dante, Sposalizio, Gondoliera, Canzone, Tarantella e Isoldes Liebestod da Wagner. Chi ha amato Barman, DEVE possedere questo DVD, testimonianza del recital di Tokyo del 1988.

Sempre importantissimo è il DVD (riedizione di altra edizione video non DVD uscita molti anni fa) di Alfred Brendel con Années de Pèlerinage - Première Année: Suisse; Deuxième Année: Italie, della Deutsche Grammophon : DGG 0734146.

Infine segnalo un DVD storico, della VAI  (Video Artist International ) : Van CLIBURN in Moscow  -Vol. 5 con : Sonata in B minor, S. 178; Sonetto n.123 del Petrarca S. 161/6; Mephisto Waltz n.1, S.514  ( e anche  CHOPIN Scherzo n.3 in C sharp minor, op.39; Etude in D sharp minor, op.8/2 - SCRIABIN Nocturne for thye Left Hand, op.9/2; Etude in D sharp minor, op.8/2 - DEBUSSY Prelude "La terrasse des audiences du clair de lune" ). Il DVD, che posseggo, è veramente magnifico, e possiede una delle più belle interpretazioni in assoluto che io abbia sentito della Sonata di Liszt: DVD VAI 4456.

Passando invece ai CD, essendo l’offerta molto più vasta , accennerò quelle incisioni che per me un appassionato deve assolutamente possedere, ossia a dirla meglio è imprescindibile che possegga.

Innanzitutto Richter : i due Concerti e la Rapsodia Ungherese sono alcune delle cose più belle in assoluto che abbia mai avuto la fortuna di ascoltare. L’incisione che posseggo è FONIT-CETRA, ma è esaurita da tempo immemorabile, e risale al famoso Concerto di Londra del luglio del 1961: queste formidabili incisioni con la L.S.O.diretta dal leggendario K.Kondrashin, però sono disponibili su CD PHILIPS 464 710-2  per quanto riguarda i Due Concerti, e in CD BBCL 4031-2 assieme alla Fantasia Ungherese e all’Andante Spianato e Grande Polacca in Mi bem. Magg. di Chopin, nella versione per pianoforte e orchestra

Per quanto riguarda le interpretazioni solistiche di Richter, se si vuole quelle di Liszt, è necessario almeno acquistare il volumetto di due CD (contiene anche 10 Preludi dall’op.28 di Chopin) con la Sonata, la seconda Polacca, Gnomereingen, Un Sospiro, Nuages Gris, una scelta di Studi Trascendentali e altro: 2 CD Decca 475 8637.

Che mi ricordi, in CD di importante di Liszt ci sono ancora:

il cofanetto EMI con le incisioni di Czyffra (Integrale Rapsodie Ungheresi e Studi trascendentali, Galop Chromatique, Tarantella di Bravura etc); il cofanetto DGG con l’integrale degli Anni di Pellegrinaggio affidati a Lazar Barman (la posseggo negli originali LP; sempre di Lazar Barman sono disponibili gli Studi trascendentali: (versione mono) in cofanetto della Melodiya di 10 CD dedicato ai grandi interpreti russi,  e stereo in versione russa. C’è tuttavia anche un concerto live riportato da Dynamic IDIS; rimarchevoli incisioni degli Studi sono quelle anche di Arrau (PHILIPS), Bolet (DECCA). Recentemente anche Chamayou li ha incisi (non male: SONY).

Per la Sonata la discografia è sterminata, ma le incisioni più rimarchevoli che conosca sono quelle di WILD at ’30 (IVORY) da urlo e quella già ricordata in video di Van Cliburn; poi ci sono nell’ordine Richter (già ricordato), Horowitz (CBS-SONY), Fiorentino (Appian), Sofronitzky (Brilliant), Clifford Curzon e Alfred Brendel (Decca); Pollini, Pogorelich, Argerich, Pletnev (DGG); Hamelin (Hyperion); Cortot (EMI);  Recentemente ho sentito e mi son piaciute molto le interpretazioni in disco di Yund Li e Anna Kravtchenko (quanta strada ha fatto da quando anni fa si esibiva con la madre in concerto!), entrambe DGG; Hough (Hyperion) è molto buona. Leggendarie anche quelle di Gilels e Berman (IDIS): comunque la più bella Sonata di Berman ed una delle più belle in assoluto era visibile (non so se ancora) su Youtube, se non sbaglio il concerto di Bonn del 1977.

Per quanto infine riguarda le trascrizioni, parafrasi,  etc.., le più belle interpretazioni che io conosca sono: quelle di Duchable (Emi), Arrau (Philips); di Bolet esisteva un bellissimo CD Ensanyo esaurito con le trascrizioni dal Rigoletto, Lucia di Lammermoor. Anni fa uscì in Francia un bel disco di Bellucci (ristampato qualche anno fa: Bellucci discograficamente da qualche anno si è fermato. Per esempio la sua integrale di Beethoven e di Liszt, arrivata al terzo disco). Poi ci sono le interpretazioni, bellissime,  della Sonata di Liszt, interpretate da Maria Grinberg (grandissima pianista russa, l’equivalente secondo alcuni di Richter al femminile: Denon) e André Watts (Emi) (me ne stavo dimenticando).

Altri interpreti storici che hanno inciso Liszt, sono stati: Emil Von Sauer (allievo di Liszt): I 2 Concerti per pianoforte, di rilevanza storica (più parecchi altri pezzi), in un cofanetto di 3 CD della Marston; Egon Petri (Appian); Shura Cherkassy e John Ogdon (DGG)

Infine voglio segnalare per il resto le incisioni di Howard (che ha suonato tutto ma proprio tutto Liszt, anche se non sempre con esiti soddisfacenti (Hyperion); e le interpretazioni di Horowitz, per quanto riguarda per es. lo Scherzo & Marcia (CBS-SONY), la Tarantella di Bravura dalla Muta di Portici : Czyffra (Emi), e Frederic Lamond (Naxos), interpretazioni entrambe rilevantissime; Molto buona quella anche di Francesco Libetta (Arcadia). Recentemente un pianista italiano che si è messo in luce e la suona molto bene è Vincenzo Maltempo. E’ un pezzo che ho sentito eseguire in pubblico con grande verve da Pasquale Iannone : peccato però che non l’abbia incisa.

Altri grandi interpreti contemporanei sono: in Italia, Enrico Pace;  in Argentina, Daniel Rivera. E poi, ovviamente, Aldo Ciccolini, i cui dischi sono universalmente noti (EMI)

Qualche mese fa è uscito un bel disco di Maurizio Baglini (Decca) dedicato a Liszt: tutti pezzi strafamosi, in cui riesce a piacere; unica nota dolente è la Grande Fantasia su La Clochette che è un pezzo virtuosisticamente delirante e poco conosciuto: Baglini se ha il merito di averla riproposta, perde tuttavia nel confronto con l’incisione di Sergio Fiorentino (Appian): un minuto e 40 secondi in meno, in un pezzo che lui fa durare quindici e Fiorentino tredici, fanno la differenza.

E’ doveroso anche ricordare che anni fa sono stati riscoperti dei brani per pianoforte, e pianoforte e orchestra non conosciuti: uno lo incise Emanuele Arciuli, un mio amico (e testimone di nozze civili) che quest’anno ha ricevuto il Premio Abbiati : Paralipomenes A La Divina Commedia, da Années De Pelerinage [Deuxième année : Italie. Prima versione, inedita], CD Stradivarius  STR 33417. Successivamente Leslie Howard incise tutto. Tuttavia, non per partigianeria, l’incisione di Emanuele era bellissima (e fu molto apprezzata al tempo dalla critica specializzata).

Sempre almeno una quindicina d’anni fa furono riscoperti il Terzo Concerto per pianoforte e orchestra e il De Profundis (versione precedente della Totentanz) sempre per piano e orchestra: sono rintracciabili su CD ASV (Steve Mayer, Pf – Tamas Vasary, Dir.)

Riferimento finale è ad un grandissimo pianista russo, che conobbi tanti anni fa (suonò in una sala dove c’erano solo dieci persone, io ero uno dei dieci; un altro l’avrebbe fatto? E dette il meglio) e che è scomparso nello scorso agosto : Nikolai Petrov. Secondo al Van Cliburn e al Regina Elisabetta di Bruxelles, pur essendo un signor pianista, non è stato conosciuto ai più. Tuttavia la sua incisone dei Sei Studi da Paganini, prima versione, si badi bene, è la più bella che abbia mai sentito (Melodiya) ed è molto apprezzata. Altra bell'interpretazione, ma della versione più conosciuta, è quella di Marc-André Hamelin (Hyperion).

 

 
 
 

Le nuove e sensazionali GULDA MOZART Tapes

Post n°21 pubblicato il 11 Novembre 2010 da DANIELE0802

     

"the complete GULDA MOZART tapes" - Mozart Piano Sonatas - Friedrich Gulda, pianoforte - Cofanetto DGG - 5 CD + 1 bonus - cod. 4778466

 

Bisognerebbe sempre guardare ai vecchi con rispetto, e talora anche con deferenza per quanto fanno e hanno saputo fare.

Friederich Gulda non è un vecchio, ma neanche un giovane, sbarazzino come Lang Lang.

Ora il mondo impazzisce per Lang, e lo vogliono in tutte le salse, ma poi passata l’ondata dell’entusiasmo, cosa resta di una interpretazione di Lang Lang? Poco, perché c’è tecnica ma di altro manca l’introspezione, il vedere attraverso o oltre.

Gulda invece stupisce in ogni cosa che fa : controcorrente, sempre e comunque, non per far colpo ma per una sua volontà di non apparentarsi alla massa. Ma pur sempre con umiltà: ecco perché non sembra mai uno spocchioso, se non infatuato di teorie sull’elitarismo.

Non è un Benedetti Michelangeli, trascendente quasi; no, e non è neanche un Gould così pieno di idee da sentirsi poi isolato in un mondo che non ne aveva poi molte; no, Gulda è un po’ uno e un po’ l’altro. Ed è innocente ancora, come solo Fritz Kreisler o Arthur Schnabel sapevano esserlo.

Basta vedere l’ultima sua fatica, “The Complete GULDA Mozart tapes”, incisioni recentissime della DGG, da poco inserite in cofanetto di 5 CD + 1 Bonus con degli inserti vari e la Fantasia K 397.

Quello che si nota subito, sin quasi dalle primissime note della Sonata in Do maggiore K 279 è una sensazione di estrema vitalità, di gioia di vivere, di frizzante energia: se ne parlo così è perché in 36 anni di ascolti musicali (da quando a 11 anni sentii un Debussy di Benedetti Michelangeli e me ne innamorai), non avevo mai sentito un Mozart simile. Tanto più che queste sensazioni si rinnovano continuamente e si arricchiscono sentendo gli altri lavori contenuti in questo cofanetto. E quando invece, Gulda non scalpita, cioè nei movimenti lenti, o nelle sonate in minore, Gulda sogna, intimamente sogna: basti vedere l’Adagio della Sonata K. 280 in Fa maggiore, o l’Andante con espressione, della K.311 in re maggiore; o tutta la famosissima sonata in La minore K.310, con incredibile cesello che non scade mai nell’affettazione; o la Sonata K.545 cui ridona una propria autorità: anzi uno dei miracoli di questa straordinaria incisione è il ricollocamento di questa sonata, troppo conosciuta e troppo suonata (anche male), nell’alveo dei grandi capolavori mozartiani.

Mi sovviene dopo aver ascoltato questo cofanetto (che non è un’integrale: mancano le sonate K.309 in Do Maggiore, e K 533 in Fa Maggiore), che ho troppo poco di Gulda, anche se possiedo l’altro caposaldo ( e che caposaldo!), l’integrale delle sonate beethoveniane: non l’edizione stereofonica, ma quella mono distribuita dalla Decca giapponese. Un’edizione di riferimento. Anzi la sola che mi permetto di consigliare a chi voglia sentire tutto Beethoven e mai addormentarsi o usare il CD in un poligono di tiro, al posto del piattello. A patto di potersela procurare. Perché ahimè, il Gulda beethoveniano che si può reperire è ancora quello stereofonico in Italia.

Peccato! Per quelli che non la possiedano, dico. Non peccato per me: io ce l’ho.

                                                                                                P.

 
 
 

The Complete Vox, Turnabout and Vanguards solo recordings : uno strabiliante cofanetto di Alfred Brendel

Post n°20 pubblicato il 16 Ottobre 2010 da DANIELE0802
 

 

Prima del 2008 era uscito già il cofanetto con tutte le Variazioni, le Bagattelle, Rondo, Andante Favori, Ecossaises, Allegretto, Polonaise op.89 e la Sonata op.49/2, di Beethoven, incise tra il 1961 e il 1964 da Alfred Brendel : un cofanetto Brilliant di colore bleu, contenente 5 cd.

Ecco perché è giunta inaspettata, due anni fa, l’uscita di un cofanetto di ben 35 cd, con tutte le opere incise da Brendel per le etichette americane Vox, Turnabout e Vanguard, in un arco di tempo che va dalla metà degli anni ’50 alla metà degli anni ’60.

Mi ricordo di aver valutato con sufficienza e scartato questa uscita, sulla base economica, che, avendo acquistato per diciassette euro un cofanetto comprendente tutto il Beethoven  delle Variazioni e dei pezzi giovanili meno noti, non avrebbe avuto senso acquistare un cofanetto che questa uscita in pratica l’assorbiva, e che allora costava una sessantina di euro. Ma non avevo considerato il contenuto, veramente stratosferico, di questa uscita Brilliant: il Corpus Integrale delle 32 Sonate e i 5 concerti di Beethoven (in realtà sono sei, e poi c’è qualcos’altro) e La Fantasia Corale, Le Diabelli, e anche il magnifico e assai poco (e immeritatamente) conosciuto Quintetto per pianoforte e archi in Mi bemolle maggiore, opera Sturm und Drang; il Concerto in Re maggiore di Haydn; poi parecchi concerti pianistici di Mozart, la sua musica per 2 pianoforti, la Fantasia in Do minore, il Rondo K511, La Sonata K 310, Le Variazioni “Duport” e il Quintetto per pianoforte e archi; qualcosa di Schubert che poi negli anni successivi avrebbe ampliato per la Philips : qui ci sono le Sonate in Do Minore e Do Maggiore, Le Danze D.783, i Momenti Musicali, i 3 Klavierstucke, gli Improvvisi D. 899 e 935 e la Wanderer Phantasie anche nella trascrizione per pianoforte e orchestra di Liszt; e poi ancora..Chopin.: Brendel che fa Chopin? Già! L’Andante Spianato e Grande Polacca, e alcune Polonaises. E poi Liszt. Già. Direte : La Dante Sonata, e la Sonata. E poi i Concerti, e magari la Totentanz. Sì, tutto. Ma anche Malédiction; e pezzi pianistici tardi; e i 3 Sonetetti del Petrarco e Mephisto Waltz. E poi..una cosa che mi ha lasciato a bocca aperta: il Liszt delle Parafrasi e delle Rapsodie Ungheresi.

Sapevo di parte del Liszt Philips, ma che avesse inciso le Parafrasi e le Rapsodie ne avevo sentito parlare solo da altri, ma io non li avevo mai avuti fra le mani questi pezzi..

Quando ero giovane, Brendel lo idolatravo. Pur possedendo già in quel tempo parecchi LP, mi ricordo che a casa del mio amico Emanuele Arciuli (di cui presenterò a breve il suo libro sulla musica americana), sentivo i dischi in vinile della Philips, quelli che non avevo io di Brendel, che interpretava Schubert: le incisioni degli anni settanta. Erano dischi con l’etichetta in rosso centrale, quelli di alto prezzo: in quegli anni sentivo quasi esclusivamente musica di Schubert e Schumann. Avevo acquistato con i miei soldini racimolati poco a poco, l’integrale di Noel Lee, pianista franco-cinese notevole, della Telefunken, se ben ricordo: in quell’edizione c’erano anche le sonate meno conosciute e i frammenti, tra cui quello notevolissimo della Sonata in fa diesis minore.

Del resto era quella più completa che conoscessi. Ma le incisioni che adoravo erano quelle di Sviatoslav Richter (vinili della Ricordi Arcobaleno), Lev Oborin, Arthur Schnabel, Clifford Curzon: la grande tetrade; e fra tutte soprattutto Richter, che adoro.

Brendel quindi giunse a fagiolo, e cominciai a sentire continuamente il suo Schubert. Successivamente mi procurai anche qualcosa di Bordoni (EMI italiana), l’integrale delle Danze, di Raimondo Campisi (distribuito da Philips), e quello rivoluzionario-sessantottino, direi, del pianoforte a quattro mani di Canino-Ballista.

C’era qualcosa già di Lupu  e Ashkenazy (Decca), ma il grosso in CD doveva ancora venire: integrale di Schiff (Decca), integrale di D’Alberto (Denon), integrale di Zechlin (Berlin Classics). L’unica integrale di un certo spessore era quella di Kempff (DGG) : a me però non piaceva molto, e non piace tuttora, nonostante Kempff fosse uno dei pianisti del cosiddetto “bel suono”: Kempff era infatti un pianista tedesco, votato a Beethoven come Backhaus, e quindi Schubert lo interpretava non come fenomeno a sé stante o nell’ambito Biedermeier, ma nell’ottica di Beethoven. Insomma un’interpretazione un po’ forzata che non mi piaceva all’epoca ( e non mi piace tuttora).

Brendel incise parecchio per la Philips, ma mai le sonate giovanili: cominciava da quella in La maggiore e finiva con quella in Si bemolle maggiore. Poi venne recuperata  la prima in La minore, quella che aveva suonato e inciso Benedetti Michelangeli per DGG. Ma le altre sonate non videro mai la luce (per esempio le due sorelle D. 567 in Re bemolle e D. 568 in Mi bemolle). E così via via col passare degli anni Brendel ha riproposto sempre questo Schubert.

Ho sempre pensato, e lo penso tutt’oggi, che Brenedel è l’unico che forse avrebbe potuto sdoganare per sempre l’Hummel sonatistico classicista e biedermeier, quello della Sonata op.13 incisa e suonata da Ciani, la Sonata op.20, e soprattutto quelle op.89 in Fa diesis minore e op.106 in Re maggiore. Uno come lui, innamorato della classicità di Mozart, Haydn, Schubert, Beethoven avrebbe finalmente reso giustizia ad un altro musicista grande ma meno conosciuto come Hummel. Non ci ha pensato. E così ci restano solo le grandissime interpretazioni di Hough su pianoforte contemporaneo e di Khouri su fortepiano. Un gran peccato però.

Ecco perché, pensando con rammarico che Brendel negli ultimi vent’anni aveva fatto e rifatto sempre quasi le stesse cose (un po’ come Michelangeli) e la cosa non mi era piaciuta, io che lo idolatravo, sono sbiancato quando ho visto quello che incideva da giovane: sembra quasi di assistere alla parabola interpretativa del Pollini giovane, che suonava delle cose che mai più in seguito avrebbe ripreso (il 3^ concerto di Prokofiev per esempio o la Trascrizione per Piano e Orchestra del Concerto per Violino). Solo che qui le cose incise erano molto, molto di più. E in un certo senso, più rivoluzionarie, perché patrimonio di solito di pianisti che tendono ad imporsi sul piano virtuosistico più che su quello cerebrale-interpretativo: i pezzi lisztiani derivati da Paganini, le Parafrasi su temi operistici, le Rapsodie ungheresi. E poi..Schumann : Studi Sinfonici e Toccata.

Più normale, vero? Sembrerebbe di sì, ma poi, come per incanto, si materializzano, il Concerto per piano di Schoenberg, Islamey di Balakirew e i Quadri di Mussorgski, Petrushka di Stravinsky, e il Quinto Concerto per Pianoforte di Prokofiev. Insomma quello che un virtuoso del novecento dovrebbe portare come repertorio con sé.

Un Brendel diverso, assolutamente irresistibile e da sbalordire.

Unica pecca il booklet: assolutamente risibile. Una qualche informazione dettagliata sulle registrazioni avrebbe forse illuminato di più. 

 
 
 

Chopin racconta Chopin

Post n°19 pubblicato il 05 Ottobre 2010 da DANIELE0802
 

 

Piero Rattalino, classe 1931, è secondo me uno dei più grandi divulgatori musicali italiani, per quanto attiene al repertorio classico; e uno dei più grandi musicologi.

Oltre ad aver firmato innumerevoli serie radiofoniche, e un must ahimè mai più mandato in onda, almeno sui tre canali RAI, cioè la serie di trasmissioni dedicate a Glenn Gould, dopo esser stato docente per tanti anni di pianoforte a Milano, e poi (e lo è ancora) in alcune accademie italiane, ha soprattutto consegnato ad un pubblico attento (e poi anche affezionato) una serie di opere assai apprezzate.

Io, che Rattalino l’ho conosciuto e frequentato parecchi anni fa, posso dire che trattasi di una persona estremamente affascinante dal punto di vista intellettuale e altamente stimolante.

Mi attraeva di lui non solo la sua cultura musicale, ma anche  l’aneddotica di cui faceva sfoggio: mi ricordo per esempio, tanti anni fa, a margine di una conferenza concerto da lui tenuta, di un suo aneddoto su Muzio Clementi, veramente spassoso (e rivelatore di certi meccanismi della società dell’epoca).

Rattalino ha scritto molto in Italia (ho parecchi suoi libri autografati), ma io di lui riconosco sostanzialmente due periodi mediati da uno di mezzo: il primo periodo, quello dei grandi capolavori di critica discografica e storia della letteratura pianistica (La Storia del Pianoforte, Da Clementi a Pollini, La Sonata Romantica, Le sonate per pianoforte di Beethoven: Guida all’ascolto, Il Concerto per pianoforte da Haydn a Gershwin), un periodo di mezzo (Le scuole pianistiche, Schumann critico, Fryderyk Chopin: ritratto d’autore, Liszt o Il giardino d’Armida), il secondo periodo caratterizzato dai ritratti dei grandi pianisti (già tratteggiati ma in maniera sintetica in altre opere), e da lavori sia di natura prettamente tecnica (Manuale tecnico del pianista concertista, per es, oppure Il linguaggio della Musica.) sia divulgativo-aneddotica (Memoriale di “Pura Siccome”: La storia di Violetta, o La vera storia di Amadeus). A quest’ultimo periodo direi che appartiene anche Sergej Prokofiev: La vita, la poetica, lo stile.

Rattalino oramai ha quasi ottanta anni, e come tutti quelli della sua età cede alla voglia di raccontare, a chi è più giovane, tutto quello che sa. E’come se raccontasse davanti al fuoco una sua storia: che non è la sua, ma è come se lo fosse. Facendo leva anche sulla forza del sentimento e dell’escursus personale.

Tutto questo è presente nella sua ultima fatica: Chopin racconta Chopin.

E’ bene dire che chi cerca le descrizioni tecnico analitiche dei lavori chopiniani qui non troverà la propria meta: sarebbe meglio se si apparentasse al fondamentale studio di Belotti. No. Questo libro è una storia di Chopin raccontata da lui stesso: secondo me, Rattalino riprende qui il discorso che già aveva cominciato in Storia di Wolfango Amedeo Mozart scritta da lui medesimo.

Questa tendenza a rivelare gli aspetti più nascosti di Chopin si era già espresso nell’altro libro scritto su Chopin e pubblicato  parecchi anni fa: Fryderyk Chopin: ritratto d’autore. Tuttavia lì il soggetto parlante era lui, Piero Rattalino e l’oggetto.. Chopin; qui la cosa cambia: Rattalino si fa Chopin, si identifica o meglio si trasmuta nel genio polacco che racconta in prima persona la sua vita: in questo modo, l’aneddotica, che altrove poteva anche lasciare l’amaro in bocca, qui diventa rivelazione, confessione personale. Chopin parla, discorre della sua vita e di quella degli altri, dei suoi concorrenti nella vita musicale dell’epoca e dei suoi maestri, discorre di donne e di sentimenti. E in questo modo è come se ci facesse partecipi di un grande affresco della società e della vita di quel tempo: di questo Rattalino è maestro.

Più una ricreazione “Rattalino-dipendente” della realtà o una “Chopin-dipendente”?

Non lo so dire; certo è, che Rattalino ci mette molto di sé: da L’Ente lirico va in trasferta, Rattalino ne ha fatta di strada. Già quel libro illustrava con i suoi tratti molto graffianti (e spassosi nel paradosso, talora) la sua vita di direttore artistico itinerante. Ora passa all’estremo: si cala nella vita di un altro.

Certo è che non aggiunge nulla al mito di Chopin genio e compositore e non toglie nulla alla sua verve affabulatrice di divulgatore musicale.

A me è piaciuto.

Ma se proprio uno mi chiedesse di associare un libro al suo nome, direi senza dubbio: La Storia del pianoforte o Da Clementi a Pollini: sono i libri della mia giovinezza. E nel secondo, quando parla dell’interpretazione di Gluck/Sgambati resa da Mischa Levitzky nel 1923, dice che “faceva venire i lucciconi”: leggendo questa cosa, mi procacciai il pezzo e sentendolo, in effetti mi fece commuovere. 

Ancor di più quando lessi la data di incisione delle matrici originali: 18 dicembre 1923. In quello stesso giorno, nacque mio padre: anch’io, sono sentimentale.                                  

                                                                                        P.

 

 
 
 

EARL WILD : AD MEMORIAM

Post n°18 pubblicato il 21 Aprile 2010 da DANIELE0802
 
Tag: Ricordi

Il giorno 23 gennaio ultimo scorso si è spento a più di 90 anni, nella sua casa di Palm Springs, Earl Wild, uno dei più grandi pianisti del ventesimo secolo.Era una leggenda, soprattutto in America, dove continuava a tenere master classes. Nel nostro Paese, era venuto raramente: ci dovrebbe essere da qualche parte, negli archivi RAI, una registrazione effettuata con l’ Orchestra Sinfonica della RAI di Roma, in occasione di uno storico concerto, nel 1972,  con il Concerto op.32 di Scharwenka, sotto la direzione dell’altrettanto mai dimenticato Thomas Schippers.

Sono questi gli anni di maggior fulgore, e in particolare gli anni sessanta: al 1964, risale uno dei suoi dischi leggendari, pubblicato dalla Vanguard,in cui tra le altre, in particolare voglio menzionare la straordinaria incisione di Parafrasi operistiche, in cui, per gusto, sapienza musicale, e sensibilità artistica legata ad una padronanza tecnica trascendentale dello strumento, Wild poteva a ben donde rivaleggiare con altri più noti da noi artisti del calibro di Jorge Bolet e Claudio Arrau. E’ stato soprattutto il suo virtuosismo trascendentale, ad aver consegnato alla storia, interpretazioni come le Variazioni di Herz sulla Cenerentola di Rossini, o la Trascrizione di Thalberg del Don Pasquale di Donizetti, o il Tema e Variazioni di Paderewski.

Aveva sfornato una serie infinita di incisioni: da noi, reperibili da parecchio sul mercato italiano, erano quelle reincise dalla Chesky Records, prese da nastri RCA (per cui Wild aveva inciso parecchio): in particolare i Concerti di Saint-Saens (il secondo), di Liszt (il primo), la Ballata di Fauré per pianoforte e orchestra, il secondo concerto di MacDowell, il concerto di Grieg, quello di Tchaikowsky, e la fantastica integrale con Jascha Horenstein delle opere per pianoforte e orchestra di Rachmaninov. A seconda poi che si fosse presa l’integrale in cofanetto oppure collezionati i CD singoli, si poteva avere il piacere (l’ho avuto io per esempio) di ascoltare anche dei suoi cavalli di battagli inseriti come riempitivi: la Marcia Militare di Schubert-Tausig, o L’invito alla danza di Weber-Tausig. Non si era sottratto anche dall’aver portato al successo concerti novecenteschi, come quello di Copland o di Menotti.

In gioventù è ricordato per aver suonato e portato al successo con Toscanini, nel 1942, Gershwin, lui che aveva studiato con alcuni grandi nomi come Simon Barere e Egon Petri. E successivamente aveva inciso con Arthur Fiedler, l'integrale di Gershwin per piano e orchestra, per la RCA.

In tempi recenti la casa discografica statunitense Ivory aveva inciso parecchi suoi CD ed era uscito anche un suo doppio DVD con filmati, interviste e materiale audio: tra i numerosi CD anche l’Integrale dei Notturni di Chopin (bellissima), e un CD con registrazioni datate, di quando aveva trent’anni: in questo CD è conservata una straordinaria incisione della Sonata di Liszt, un vero pezzo di bravura, suonata con un tale ritmo, verve, musicalità e virtuosismo (è una registrazione sui ventisette minuti) da far scappare un applauso..anche se nel proprio salotto.

Li meritava gli applausi Wild; ma la nostra critica discografica raramente se ne era occupato, nonostante Harold Schoenberg l’avesse definito “un super virtuoso”: mi ricordo un bell’articolo che riuniva più incisioni, pubblicato sul Mensile MUSICA, ma per quanto riguarda studi approfonditi sulle sue incisioni, non mi ricordo un interesse massivo maturato su di lui. Lo stesso Piero Rattalino, che sovente compare nelle mie rievocazioni, non ha se non raramente parlato di Wild, definendolo un eccezionale virtuoso: ne parla  in Da Clementi a Pollini, a riguardo della sua incisione di Schubert-Tausig. Questa dimenticanza ha nuociuto alla conoscenza della sua eccezionale personalità non solo di virtuoso, ma anche di didatta, e se non ci volesse altro..di compositore. Sue delle Variazioni Doo-Dah per pianoforte e orchestra, e trascrizioni da Gershwin, ma anche una trascrizione dal Lago dei Cigni di Tchaikowsky, il  Pas de Quatre che è stato suonato da alcuni pianisti famosi del nostro tempo, per es. da Stephen Hough.

Esiste in particolare una sua incisione di questo suo oramai famoso pezzo (che dura poco ed è un ninnolo spesso eseguito come bis, sulla falsa riga dei ninnoli che alla fine dell’ottocento inizio novecento i grandi virtuosi del tempo, incidevano e suonavano, tipo Guiomar Novaes): è contenuta in un cofanetto di 2 CD dal titolo L’arte della trascrizione, pubblicato parecchi anni fa dalla  Audiophon e poi riversato dalla Philips nella sua serie Great Pianists of the 20th Century Series molti anni fa. In questo cofanetto alcune delle cose più straordinarie incise da Wild, in occasione del suo Giubileo alla Carnegie Hall, nel 1981: si trovano la Fantasia sulla Semiramide di Rossini/Thalberg, Toccata e Fuga di Bach/Tausig, Strauss/Schultz-Evler, Gluck/Sgambati, Wagner/Moszkowski, etc..

In realtà Wild aveva inciso anche molto Chopin, Beethoven, Medtner, molto Liszt, Brahms, Schumann; e persino Reynaldo Hahn.

Mi sovviene quel bellissimo ricordo poetico che scrisse Trakl ricordando Novalis: “..Dio si è chinato su di lui al colmo della sua fioritura, un fiore azzurro veglia il suo canto nella casa notturna dei dolori”.

Novalis morì giovane e come tutti i grandissimi morti in giovane età, si disse che Dio l’avesse chiamato perché era un grande; Wild è morto vecchio, ma sempre grande è stato.

L’ultimo dinosauro del ventesimo secolo è scomparso: ora veramente il ventesimo secolo è finito.

                                                                                                                P.

                          

                                                          

 
 
 
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