MADAME FAIRY
.•*´¨`*•.¸¸ IL BOSCO DORMIENTE DEGL'INCANTI ¸¸.•*´¨`*•.
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Post n°14 pubblicato il 17 Dicembre 2011 da madamefairy
La fiaba racconta la storia di una donna che era sposata con un marinaio. Siccome il marinaio era sempre fuori per molti anni, il re del paese si innamorò della donna che un bel giorno fuggì insieme a lui. Quando il marinaio sbarcò e ritornò a casa non trovò più sua moglie. Nello stesso tempo il re si era già stufato della donna e la mandò via. La donna ritornò a casa del marito implorando di perdonarla. Ma il marinaio, nonostante fosse innamorato della donna, non fu disposto a perdonarla, anzi avrebbe meritato una punizione, sarebbe dovuta morire. Così caricò sulla nave la donna, partì e quando fu in alto mare la buttò in mezzo alle onde. Fatto questo, ritornò al porto. La donna scese sott’acqua dove si trovò in mezzo a tante sirene. Le sirene trovarono la giovane sposa molto bella e decisero di salvarla portandola con sé, prima che l’avrebbero mangiata i pesci. Così portarono la sposa presso il loro palazzo sotto il mare. Fu pettinata e riempita di gioielli dalle sirene, poi la portarono a ballare. I giorni per la sposa passarono tra balli e ricchezze, anche se la donna continuava a pensare sempre al marito. Le fu dato dalle sirene il nome di Schiuma. Le insegnarono anche a cantare entrando a far parte del coro delle sirene. Una notte le sirene videro arrivare un bastimento, cominciarono a cantare, e dal bastimento si intravide la figura di un uomo. Schiuma riconobbe suo marito. Le sirene presero l’uomo e lo portarono in un palazzo in fondo al mare. Mentre le sirene se ne andarono a dormire, Schiuma si avvicinò al palazzo e cominciò a cantare una canzone. L’uomo riconobbe subito la voce della sua sposa e immediatamente si pentì di averla buttata a mare. I due si ritrovarono, si abbracciarono e Schiuma condusse il suo sposo verso il bastimento dove l’aspettava una scialuppa con i soccorritori. Voleva portare con sé la sua sposa ma i soccorritori non vedendo nessuno pensavano che fosse diventato pazzo. Così ritornò solo al suo paese pensando alla sua amata ed era molto infelice. Fuggì in un bosco dove incontrò una vecchia e il giovane confessò che era molto triste spiegandole quanto successo con la sua sposa. Per farle riavere la moglie, la vecchia lo aiutò ma ad un patto. Avrebbe dovuto prendere un fiore che cresceva soltanto nei palazzi delle sirene e che si chiamava “il più bello”. Avrebbe dovuto prendere il fiore, portarlo quando fosse diventato notte e lasciarlo sotto una noce. In questo modo avrebbe riavuto sua moglie. Così andò al porto e si imbarcò. Quando arrivò in alto mare chiamò sua moglie spiegandole la storia del fiore. Solo così avrebbe potuto salvarla. La sposa le promise che l’indomani le avrebbe fatto avere il fiore. L’indomani le disse che per avere quel fiore, l’uomo avrebbe dovuto vendere tutto ciò che possedeva e con il ricavato comprare i gioielli più belli. E così fece il marinaio. Ma quando ritornò in viaggio in mare trovò le sirene che volevano rubarle tutti i gioielli, così seguirono l’uomo. Improvvisamente, si sentì un forte boato da sotto il mare, si formò un’onda gigantesca e tutte le sirene sparirono morte annegate. Poi da quell’onda ne venne fuori un’aquila dove c’era la vecchia fata che aveva conosciuto il marinaio nel bosco insieme alla moglie del marinaio che stavano volando. Quando il marinaio fece il suo ritorno a casa si trovò sua moglie che lo aspettava. Italo Calvino
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Post n°13 pubblicato il 17 Dicembre 2011 da madamefairy
La fiaba racconta di un ragazzo che un bel giorno decise di partire alla ricerca del paese dove non si muore mai. A tutte le persone che incontrava per il suo cammino chiedeva dove si trovasse questo paese, ma nessuno sapeva rispondergli. Fece un incontro con un vecchietto che trascinava una carriola carica di pietre, il quale le disse che se non voleva morire sarebbe dovuto rimanere con lui.
Non sarebbe morto fino a quando il vecchio non avrebbe trasportato la montagna con la sua carriola. Per fare tutto ciò ci sarebbero voluti cento anni. Dopodiché il ragazzo sarebbe morto. Ma il ragazzo non voleva ciò, così decise di proseguire il suo cammino. Arrivò in una foresta dove incontrò un altro vecchietto che tagliava i rami. Questo le rispose che se non voleva morire sarebbe dovuto rimanere con lui fino a quando non avrebbe finire di tagliare la foresta con la sua falce. Per fare ciò ci sarebbero voluti duecento anni e dopo sarebbe morto. Ma il ragazzo neanche in questo caso accettò perché non era quello che voleva. Continuò il suo viaggio e arrivò in riva al mare dove trovò un altro vecchietto che guardava un’anatra che beveva l’acqua del mare. Il vecchio le disse che non sarebbe morto fino a quando l’anatra non avrebbe bevuto tutta l’acqua del mare e ci sarebbero voluti trecento anni e poi sarebbe morto. Ma neanche questa volta il ragazzo accettò e andò via. Una sera arrivò in un palazzo e dopo aver bussato alla porta, comparve un vecchio. Alla domanda del giovane dove si trovasse il paese dove non si muore mai, si sentì rispondere dal vecchio che era quello il paese dove non sarebbe morto mai. Così il ragazzo rimase con il vecchio per moltissimi anni ma un giorno pensò di volere tornare a casa a trovare i suoi genitori. Ma il vecchio le disse che era passato ormai tanto tempo, tanto che i suoi genitori erano morti. Così il giovane rispose che voleva andare a rivedere il suo paese e il vecchio le diede un cavallo bianco che correva velocemente solo che non doveva assolutamente mettere i piedi a terra, altrimenti sarebbe morto. Il ragazzo prese il cavallo e partì. Arrivò al suo paese ma non trovò la strada che lo conduceva a casa sua, chiese notizie dei suoi amici e della famiglia, ma nessuno sapeva rispondergli. Così pensò di ritornarsene indietro e nella strada del ritorno incontrò un carretto trascinato da un bue. Il giovane si fermò poiché il carrettiere aveva bisogno di un aiuto per la sua ruota rimasta incastrata. Ma il ragazzo le rispose che non poteva mettere i piedi per terra. Ma ebbe talmente pena del carrettiere che scese da cavallo e subito appena mise un piede a terra il carrettiere lo prese per un braccio dicendogli che era la Morte e non poteva sfuggirgli. E così il ragazzo morì come fecero tutti gli altri uomini. Italo Calvino
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Post n°12 pubblicato il 17 Dicembre 2011 da madamefairy
Un Re aveva un figlio unico e gli voleva bene come alla luce dei suoi occhi. Ma questo Principe era sempre scontento. Passava giornate intere affacciato al balcone, a guardare lontano. Ma cosa ti manca? - gli chiedeva il Re. - Che cos'hai? Non lo so, padre mio, non lo so neanch'io. Sei innamorato? Se vuoi una qualche ragazza dimmelo, e te la farò sposare, fosse la figlia del Re più potente della terra o la più povera contadina! No, padre, non sono innamorato.E il Re a riprovare tutti i modi per distrarlo! Teatri, balli, musiche, canti; ma nulla serviva, e dal viso del Principe di giorno in giorno scompariva il color di rosa.Il Re mise fuori un editto, e da tutte le parti del mondo venne la gente più istruita: filosofi, dottori e professori. Gli mostrò il Principe e domandò consiglio. Quelli si ritirarono a pensare, poi tornarono dal Re. Maestà, abbiamo pensato, abbiamo letto le stelle; ecco cosa dovete fare. Cercate un uomo che sia contento, ma contento in tutto e per tutto, e cambiate la camicia di vostro figlio con la sua.Quel giorno stesso, il Re mandò gli ambasciatori per tutto il mondo a cercare l'uomo contento.Gli fu condotto un prete: - Sei contento? - gli domandò il Re.- Io si, Maestà!- Bene. Ci avresti piacere a diventare il mio vescovo?- Oh, magari, Maestà! Va' via! Fuori di qua! Cerco un uomo felice e contento del suo stato; non uno che voglia star meglio di com'è. E il Re prese ad aspettare un altro. C'era un altro Re suo vicino, gli dissero, che era proprio felice e contento: aveva una moglie bella e buona, un mucchio di figli, aveva vinto tutti i nemici in guerra, e il paese stava in pace. Subito, il Re pieno di speranza mandò gli ambasciatori a chiedergli la camicia.Il Re vicino ricevette gli ambasciatori, e: - Si, si, non mi manca nulla, peccato però che quando si hanno tante cose, poi si debba morire e lasciare tutto! Con questo pensiero, soffro tanto che non dormo alla notte!- E gli ambasciatori pensarono bene di tornarsene indietro.Per sfogare la sua disperazione, il Re andò a caccia. Tirò a una lepre e credeva d'averla presa, ma la lepre, zoppicando, scappò via. Il Re le tenne dietro, e s'allontanò dal seguito. In mezzo ai campi, sentì una voce d'uomo che cantava la falulella . Il Re si fermò: " Chi canta cosi non può che essere contento! " e seguendo il canto s'infilò in una vigna, e tra i filari vide un giovane che cantava potando le viti. - Buon di, Maestà, - disse quel giovane. - Così di buon'ora già in campagna? - Benedetto te, vuoi che ti porti con me alla capitale? Sarai mio amico. - Ahi, ahi, Maestà, no, non ci penso nemmeno, grazie. Non mi cambierei neanche col Papa.- Ma perché, tu, un cosi bel giovane... - Ma no, vi dico. Sono contento così e basta. " Finalmente un uomo felice! ", pensò il Re. - Giovane, senti: devi farmi un piacere. - Se posso, con tutto il cuore, Maestà. - Aspetta un momento, - e il Re, che non stava più nella pelle dalla contentezza, corse a cercare il suo seguito: - Venite! Venite! Mio figlio è salvo! Mio figlio è salvo -. E li porta da quel giovane. - Benedetto giovane, - dice, - ti darò tutto quel che vuoi! Ma dammi, dammi... - Che cosa, Maestà? - Mio figlio sta per morire! Solo tu lo puoi salvare. Vieni qua, aspetta! - e lo afferra, comincia a sbottonargli la giacca. Tutt'a un tratto si ferma, gli cascano le braccia.L'uomo contento non aveva camicia. Testo prevevato dal Web
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Post n°11 pubblicato il 23 Novembre 2011 da madamefairy
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Post n°10 pubblicato il 18 Novembre 2011 da madamefairy
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Incantesimo di uno
Spirito dei Tumuli
Fredda la mano ed il cuore e le ossa,
Freddo anche il sonno è nella fossa:
Mai vi sarà risveglio sul letto di pietra,
Mai prima che muoia il Sole e la Luna tetra.
Nel vento nero le stelle anch'esse moriranno,
Ed essi qui sull'oro ancora giaceranno,
Finchè l'oscuro signore non alzerà la mano
Sulla terra avvizzita e sul mare inumano.
TOLKIEN


























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