
Si potrebbe dire: tanto rumore per nulla. Oscar Pistorius, dopo il polverone alzato in mezzo mondo, per essere ammesso, in quanto dotato di protesi artificiali, al posto delle gambe, alle Olimpiadi 2008, ha fallito. Non è riuscito a qualificarsi nemmeno alla terza prova, facendo tirare, ai normodotati, un sospiro di sollievo, in quanto, per fortuna, si è autoescluso, o meglio le sue “gambe di legno” non si sono dimostrate all’altezza, del casino internazionale, messo “in piedi”per vanità personale.
L’aspetto più ridicolo, ancora una volta, sono stati gli italiani, bravi a schierarsi contro le presunte ingiustizie legali, a favore del “diversamente abile di turno” che, non si sa perché, ma non certo per le qualità atletiche da velocista, veniva invitato a propagandare il proprio “problema” in ogni talk show, o Tg, togliendo spazio a notizie più importanti.
Oscar Pistorius ha perso innanzi tutto contro se stesso e contro il proprio ego, e la faccia nei confronti del mondo. Ha perso, perché indipendentemente dai pregi di categoria, non si può avere la presunzione di cambiare, non solo le leggi della natura, ma anche quelle della sfiga. Sarebbe come se un peso mosca, volesse boxare contro un peso massimo, salvo poi, alla terza randellata, arrabbiarsi perché il massimo ruolo a cui può ambire è quello di sparring partner, a bordo ring, da portaborraccia privilegiato.
Pistorius, si spera, abbia capito, a forza di tavanate sui denti, qual è il suo posto. Posto, che non è tra i normodotati, ma tra i diversamente abili, quale realmente è.
Umanamente si può anche capire, il motivo dell’accanimento e della volontà di competere con persone che hanno due gambe vere, di carne ed ossa, ma non si può combattere contro il destino. Senza contare che se in passato ha vinto qualche garetta contro i normodotati, questi non erano campioni , ma “Pippe”. Ma non si può avere comprensione per l’atleta Pistorius, che con le bizze da prima donna delle Paraolimpiadi, voleva cambiare il corso, non solo della storia sportiva, ma anche della realtà stessa, arrabbiandosi con chi lo consigliava di stare al suo posto, di accettarsi così com’era, senza fare troppi casini.
Per fortuna a ridimensionare il personaggio “mediatico” costruito a tavolino, ci ha pensato la pista, che senza tanti complimenti l’ha rimandato nella sua vera categoria: i diversamente abili. Tutto il resto è solo illusione, per se se stesso e fumo sugli occhi nei confronti dei telespettatori, sperand che si siano svegliati dal sonno della ragione.
Marco Bazzato
17.07.2008
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17.07.2008










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