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Marco Bazzato

Si è solo assenza di materia prima del rigetto della morte verso la vita, un nulla assente dall'universo, dove l'essenza stessa è permeta dalla madre morte che abortisce verso la vita

 

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Eluana Englaro ha il diritto di morire




   Finalmente Eluana Englaro può morire.  La Cassazione ha ammesso l’innammmisibilità del ricorso, e quindi alla donna potrà essere – dopo sedici anni –sospesa l’alimentazione forzata che la tiene in vita.

   Ma ecclesiastiche cornacchie nere si avventano, come avvoltoi famelici, contro lo Stato italiano, sbraitando come ossessi indiavolati: “Omicidio, Omicidio, Omicidio”, alzando il solito polverone politico-ideologico-religioso contro un Paese sovrano, che ha l’unica colpa d’avere un parlamento artistico, che piuttosto di legiferare sul diritto alla morte, preferisce accapigliarsi – come tante comari nullafacenti – sui servizi delle Jene, o far passare sottobanco Leggi ammazza Blog, peggiori di quelle applicate ,alla “democratica” secondo Berlusconi, Repubblica Popolare cinese.

  Dopo sedici anni di coma irreversibile e allo stato vegetativo, Eluana, piaccia o no ai preti, ha il diritto di morire, ha il diritto d’andare in quel Paradiso tanto invocato dai religiosi che promettono – senza dimostrare mai come – la salvezza eterna, se qualcun altro, più in alto da l’assenso. Eppure, stranamente, non vogliono che un sofferente parta liberamente prima del tempo, non vogliono che una persona ormai consumatasi anno giorno per giorno, settimana per settimana, mese per mese, anno per anno, lustro per lustro, si stacchi dall’agonia di non essere, si allontani dalla sofferenza del non vivere, accostandosi a quell’eternità dei vivere supremo così superbamente descritta, quando è astrazione teologica o di fede, dai religiosi.

   L’uomo, piaccia o no, come ha il diritto alla vita, deve avere il diritto di morte, il diritto di dire basta, il diritto di decidere il proprio destino usando il “Libero Arbitrio” se in grado, oppure lasciando che siano i parenti più prossimi a lui a decidere per il medesimo.

   Così come la vita, anche la morte è un dono, infatti lo stesso Gesù, si favoleggia nei Vangeli, ad un certo punto stremato dalla croce, avrebbe gridato “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Stranamente però, Eluana non ha il diritto – secondo il Vaticano o chi per lui – a gridare queste cose, i suoi vicini più prossimi non hanno il diritto d’invocare questo Dio sordo e assente, sperando ad un certo punto – se esiste – che la prenda con se.

  Ma Lui non ha sentito, non ha voluto sentire, e facendo orecchie da mercante, come Ponzio Pilato se ne è lavato le mani, salvo poi mandare i suoi sgherri nero vestiti, come “I Bravi” di don Rodrigo dei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, a lanciare i loro strali, i loro anatemi, nel nome di uno che sempre si nomina, ma mai si mostra, apparendo sempre di più come un membro de “Il Gran consiglio dei dieci assenti” di fantozziana memoria.

   La stampa in genere, sta gridando che l’Italia si sta dividendo sulla questione del diritto di cessazione della vita di Eluana Englaro, ma gli unici che fanno cagnara, sono le gerarchie cattoliche, che cercando di aizzare gli anime dei pochi fedeli rimasti su problemi etici inventati, ma che se esistenti  sono dovuti decennale volontà di lassismo imposto dal Vaticano – vedi il caso del magistrato  Luigi Tosti, contro la presenza del crocifisso nelle aule di giustizia –  condizionante i politici del Bel Paese, che da dopo i Patti Lateranensi, come per due millenni prima, sempre sin sono prostrati – per necessità elettoralistiche – al piccolo Stato  d’oltre Tevere, andando a piè pari, non importa di che colore politico fossero, ad omaggiare il monarca assoluto in carica del piccolo ma economicamente – sebbene indebitato fino al collo – Stato Città del Vaticano.

   Volendo essere cinici, fino all’inverosimile, l’appello lanciato dalla Clinica Beato Luigi Taomini e dalle suore di Lecco, che si occupano della degente da ormai quattordici anni, hanno dichiarato d’essere disposte a continuare a prendersi cura della donna, senza che però finora nessuno abbia specificato quanto costerebbe – alle casse della Sanità Pubblica – questa ulteriore elargizione ad un istituzione religiosa, di denaro, per un essere umano il cui padre da anni dichiara di non poter più sopportare – ed è comprensibile – lo spegnimento lento della vita, sapendo benissimo che il risveglio di Eluana è impossibile e che il Capo supremo non vuole, o in una direzione, oppure in un'altra, esaudire.

  Ma evidentemente alla Chiesa questo non interessa. Nessuno di loro infatti ha figli, nessun ecclesiastico ha visto l’agonia costante e quotidiana della propria progenie, e parlare dei problemi altrui, come sovente anche la politica troppo spesso – incautamente fa – è facile, comodo, semplice, ma soprattutto non comporta alcun coinvolgimento emotivo, ma solamente sterili e vuote disquisizione filosofiche sul”diritto alla vita” sul “diritto alla morte”, su questo presunto – detto poi dal Vaticano, che ha praticato l’eutanasia proprio a Giovanni Paolo II, sotto sua esplicita richiesta, dicono. Sebbene l’anziano pontefice da settimane fosse impossibilitato a parlare – diritto della difesa della vita, dal concepimento fino alla morte naturale.

  Il Vaticano farebbe meglio a tacere. Farebbe meglio a rispettare, in primo luogo il dolore e il dramma del padre, e poi, non in secondo piano, lo Stato italaino e le sue istituzioni. Mentre questi continuano ad interferire nella vita pubblica, ma anche nelle scelte private dei cittadini, come se fossero i padroni assoluti dei loro pensieri e delle loro scelte.

  Ad ogni prete, ad ogni cardinale, vescovo o suora, sarebbe utile che prima di parlare, mettessero al mondo dei figli e li seguissero durante un coma irreversibile di sedici anni, allora e solo allora, saprebbero scendere dal piano delle disquisizioni sofistiche, di cui sono maestri inarrivabili, teorici senza arte e ne parte, a quel piano umano, a quel piano paterno e materno, a quel piano di un genitore che da la vita al proprio figlio e poi per anni lo vede inerte, assente, vegetativo.

  Solo quando si avrà provato quel dolore lacerante e distruttivo, si potrà avere l’ardire, non di esprimere giudizi morali, etici, ma semplicemente tacere, lasciando che come ha detto Gesù, “Tutto e compiuto”e che chinando il capo, spirò.

 

Marco Bazzato

15.11.2008

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