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POESIE

Casette

Padre mio

A Primo Levi
 
 
 
 
 

Affittasi villetta Torre Suda vicino a Gallipoli, a 400 mt. dal mare, climatizzata, 2 unità abitative, complessivamente: 2 camere matrimoniali, 2 saloni, una cameretta, sala con soffitto a stella,  8-9 posti letto, cucina abitabile + angolo cottura, grande giardino intorno, ampia veranda, posti macchina, terrazzo vista mare, Per informazioni tel. 328.0871187

 

TORRE SUDA

 

 

L'ora

Post n°1379 pubblicato il 14 Gennaio 2012 da MANUGIA95
 

Era solo ieri
che malinconicamente
salutavo il tempo del'oro,

era solo ieri che preparavo
la mente alle grigie giornate
e alle lunghe nottate.

E piano... 
già intravedo
nel fuoco del sole al tramonto,
una luce d'incanto,
la promessa di un mondo;

Già, nella rigida sera
si avverte la magia dell'aria più calda,
o è solo un desiderio di luci e colori.

Come una bambina attendo fremente
una nuova stagione,
con cieli di fate, notti incantate,
lunghe giornate.

Manu

 

 

 

 

 

 
 
 

NEI CAMPI

Post n°1378 pubblicato il 14 Gennaio 2012 da MANUGIA95
 

NEI CAMPI

Cerco la vita tra le piccole nuvole

Attraverso i rami contorti,

Rugiade, fango e liquami,

E bucce di spradiche radici.

Senza vento il freddo avvolge la terra

Ci invade un gelo d'inferno

E piano le membra odiate

Restano dure e piegate.

Le pupille bloccate

di occhi che veder non vogliono,

rimangono sentinelle di ricordi sbiaditi.

Manu

 

 

 
 
 

Paradossi semantici del ministro Fornero e l'art.18

Post n°1377 pubblicato il 21 Dicembre 2011 da MANUGIA95
 

Confucio,   21 dicembre 2011, 13:54

Politica     "L'appartenenza al totem", scrive Freud, "è il fondamento di ogni obbligo sociale". Sostenere che l'art. 18 non è un totem, vuol dire che si può fare a meno dei divieti positivi che presiedono alla civilizzazione del mondo del lavoro e delle sue forme contrattuali. Per dirla con Freud, intervenire sull'articolo 18, negandone le funzioni sociali, significherebbe regressione ad uno stato di inciviltà e aprirebbe il vaso di Pandora dei comportamenti arbitrari in ogni azienda di medie o grandi dimensioni. Si vuole davvero questo?

Nell'intervista che ha concesso domenica 18 dicembre al Corriere della Sera, la neo ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha sostenuto che l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori "non è un totem". La dichiarazione non poteva non suscitare un coro di approvazioni e disapprovazioni. Sindacati sul piede di guerra, con le repliche durissime di Camusso e Bonanni. Marcegaglia, Casini e perfino Fioroni, invece, manifestano forti aperture. Ora, al di là del merito della vicenda dell'articolo 18, sulla quale ciascuno avrà maturato giudizi e opinioni, ci sia permesso di cogliere un solo aspetto, linguistico, di quanto è accaduto. Insomma, ci par di capire che con questo governo sia emerso un nuovo lessico. Se fino a ieri, col governo Berlusconi, bunga bunga e patonza erano gli idiomi più usati, oggi emergono termini presi in prestito dal lessico etno-antropologico, scopriamo i totem e i tabù. Non possiamo che rallegrarcene, considerando l'alto tasso intellettuale dei membri del governo Monti.

Eppure, c'è qualcosa che proprio non quadra, nell'uso tanto disinvolto del nuovo lessico. Ci riferiamo alla Fornero e a tutti coloro che ne hanno sostenuto la battuta. Già, perchè invece di chiederle che significato abbia davvero l'accostamento dell'articolo 18 al totemismo, coloro che hanno sostenuto la battuta di Fornero l'hanno perfino rilanciata. Casini, severo: "l'articolo 18 non è un totem per nessuno". Marcegaglia, con altrettanta severità e serietà: "in una situazione come questa non ci sono più totem o tabù". Per Giuseppe Fioroni, ex ministro dell'Istruzione nel governo Prodi e dirigente di spicco del Partito democratico, "l'articolo 18 non è un tabù. Ma serve una discussione in cui sia presente il tema degli ammortizzatori sociali".

Per vederci chiaro, noi che non siamo così intelligenti, siamo andati alla fonte di questi nuovi innesti idiomatici, usati in modo così disinvolto. E abbiamo scoperto che probabilmente si fa riferimento a quello straordinario studio di Sigmund Freud, del 1913, dal titolo, appunto, "Totem und Tabu". È una ricerca rigorosa e puntuale, una sorta di summa delle definizioni che gli etno-antropologi hanno fornito di totem e tabù. Perché Freud sentì questo impellente bisogno di legare le scoperte della psicanalisi alle origini primitive del pensiero religioso? Perchè il nostro inconscio, e la costruzione dell'intera civiltà, sono anche il frutto dei processi ontogenetici e filogenetici che derivano dal passato più ancestrale e profondo. Dunque, di cosa parliamo quando citiamo un totem?

In sintesi, di uno strumento simbolico (un animale, una pianta, un elemento naturale) che lega un clan o un'intera comunità a un vincolo di civiltà. Per il grande antropologo Frazer, il totem si lega all'esogamia, ovvero si ricorre a un meccanismo simbolico di obbedienza per evitare l'incesto. Tutti i membri del clan che sono sottoposti agli obblighi dettati da quello stesso totem, ubbidiscono allo stesso vincolo di civiltà: nessun matrimonio è possibile endogamicamente e l'incesto viene punito severamente. "L'appartenenza al totem", scrive Freud, "è il fondamento di ogni obbligo sociale". Come si evince, totem, nella valenza freudiana e nel contesto etno-antropologico, ha un'accezione tutt'altro che negativa. Anzi, l'interpretazione più accreditata è che nelle comunità primordiali esso sia stato un elemento determinante per le fasi successive del processo di civilizzazione dell'umanità.

Anche il termine Tabù (che si lega al Sacer dei latini, allo Hagos dei greci e al Kodausch degli ebrei) viene giustificato nel lungo processo di civilizzazione. In sostanza, senza il Tabù (o "orrore sacro"), in qualche modo conficcato nell'inconscio di tutti gli individui di tutte le latitudini e di ogni epoca, non vi sarebbe rispetto delle leggi, giuridiche e morali. Per farla breve, nel lessico degli studiosi di Etnologia e di Antropologia, tabù non possiede un'accezione negativa, anzi, viene assunto per ricostruire le forme dei legami sociali nel processo di civilizzazione.

Ma allora, se ciò è vero, perchè affannarsi a sostenere che in relazione all'articolo 18 non esistono totem né tabù? Se mettiamo insieme filologia dei termini e intenzionalità di coloro che li hanno espressi, possiamo tentare un'interpretazione. Come abbiamo visto, totem e tabù servono alle comunità primitive per legittimare divieti positivi, che abbiano come fine il legame sociale nel processo di civilizzazione. Se è così, l'articolo 18, assunto come totem, è un divieto positivo, una norma di civiltà (come giustamente ha sostenuto Susanna Camusso). Sostenere che non è un totem, vuol dire che si può fare a meno dei divieti positivi che presiedono alla civilizzazione del mondo del lavoro e delle sue forme contrattuali. Per dirla con Freud, intervenire sull'articolo 18, negandone le funzioni sociali, significherebbe regressione ad uno stato di inciviltà e aprirebbe il vaso di Pandora dei comportamenti arbitrari in ogni azienda di medie o grandi dimensioni. Si vuole davvero questo? Attendiamo risposte, da Casini, dalla Marcegaglia, da Fioroni. Ma soprattutto da Elsa Fornero. Alla quale, però, ci permettiamo un piccolo suggerimento: d'ora in poi, faccia più attenzione alle terminologie, perchè usate male, le si rivoltano contro.

http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=8208a107b93d990

 
 
 

Variazione e incidenza percentuale (prime e seconde)

Post n°1376 pubblicato il 30 Novembre 2011 da MANUGIA95
 

 
 Trim 1Trim 2Trim 3Trim 4Tot.venditeCostiProfittoMediaPerc.sul totale
Nord-Est                50.986                 53.875                 57.234                 56.721             48.373    
Sud-Est                45.284                 47.122                 48.463                 49.837             46.372    
Centrale                42.326                 47.383                 49.872                 48.372             56.473    
Nord-Ovest                39.753                 42.348                 45.832                 46.372             46.464    
Sud-Ovest                41.386                 44.954                 45.983                 44.839             56.231    
Totale         
          

 

Completare la tabella calcolando:

 

Tot. Vendite = Somma delle vendite dei singoli trimestri

Profitto = Totale vendite - costi

Media = Media tra le vendite dei vari trimestri

Perc. Sul totale = Percentuale di vendita delle singole zone rispetto al totale

Totale = Somma dei vari importi

 

Inserire una nuova colonna "Variazione %" (K) per calcolare la variazione del fatturato tra la zona Sud-Est e la zona Nord-Est Trascinare la cella in basso in modo da completare la colonna. Formattare le celle della colonna in modo da visualizzare i valori percentuali.

 

Disegnare un grafico del tipo “a torta” utilizzando come dati le percentuali di incidenza degli utili mensili sull’utile totale (Colonna J) e come legenda la prima colonna; inserire  le etichette dati; esplodere la fetta più ampia.

 

Rappresentare con un istogramma cilindrico in pila le vendite delle varie zone, ponendo sull'asse delle X i vari trimestri.

 

Creare un grafico che rappresenti l'andamento totale delle vendite riferite alle varie zone nonché le variazioni percentuali di fatturato (tipo grafico: linee - colonne su 2 assi)

 
 
 
 
 
 
 

Come un bimbo

Post n°1373 pubblicato il 27 Ottobre 2011 da MANUGIA95

Come un bimbo che nasce,

o un uomo che muore,

mi circonda la vita,

Mi allungo e mi divincolo

alla ricerca della libertà.

Può essere lungo e doloroso

il passaggio,

ma presto vedrò la luce.

Cerco nelle gocce di cielo,

i ricordi

Cerco nei visi

lampi di sorrisi,

mi guardo le mani stanche.

Da qualche parte arriverò

finalmente....

 Manu

 

 
 
 

LEZIONI DI PROGRAMMAZIONE

Post n°1372 pubblicato il 26 Ottobre 2011 da MANUGIA95

 

 

 Per la programmazione in C++ il sito:

http://www.youtube.com/watch?v=-HQMcvnszlM&feature=related

 
 
 

Leopardi: A Silvio

Post n°1371 pubblicato il 05 Ottobre 2011 da MANUGIA95

A Silvio.....

Silvio, rimembri ancora quel tempo della nostra vita normale, 
quando verità splendea negli occhi nostri ridenti e fuggitivi, e tu, lieto e pensoso, 
il limitare di gioventù salivi?

Sonavan le quiete stanze, e le vie d'intorno ad Arcore
al tuo perpetuo canto, allor che all'opre femminili intento sedevi, 
assai contento di quel vago avvenir che in mente avevi. 
Era il maggio odoroso: e tu solevi così menare il can per l'aia.

Noi gli studi leggiadri talor lasciando e le sudate carte, 
ove il tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte ancora senza Gelmini
d’in su i speroni del milanese castello 
porgea gli orecchi al suon della tua voce, 
ed alla man veloce che percorrea il membro flaccido
Mirava il ciel sereno, le vie dorate e gli orti, 
e quinci il mar da lungi, e quindi il monte. 
Lingua mortal non dice quel ch’io sentiva in seno 
(ma avevo una gran paura).

Che pensieri brutali, che furbizia, che odi, o Silvio mio! 
Quale allor ci apparia la vita umana e il fato! 
Quando sovviemmi di cotanta speme, 
un odio mi preme acerbo e sconsolato, e tornami a doler di mia sventura. 
O giustizia, o giustizia, perché non rendi 
poi quel che prometti allor? 
perché di tanto inganni i figli tuoi?

Tu pria che l’erbe inaridisse il verno, 
da chiuso morbo di alzhaimer combattuto e vinto, 
gioivi, o porconcello. E non vedevi più il fior degli anni tuoi; 
non ti molceva il core la dolce lode or delle nigre e bionde chiome, 
or degli sguardi innamorati e schiavi dei tuoi soldi; 
né teco i compagni di merende ai dì festivi ragionavan d’amore e corna.

Anche perìa fra poco la speranza mia dolce: 
agli anni miei anche negaro i fati la libertà. 
Ahi come, come passato sei, caro compagno dell’età mia nova, 
mia lacrimata speme! Questo è il mondo? questi i diletti, 
il governo, l’opre, gli eventi, onde cotanto ragioni con Tremonti
questa la sorte delle umane genti italiche? 
All’apparir del vero tu, misero, cadesti: e con la mano la fredda morte ed una tomba ignuda mostravi di lontano.

Manugia

 
 
 

Informatica 1

Post n°1370 pubblicato il 05 Ottobre 2011 da MANUGIA95

SEMPLICI ALGORITMI

 

http://www.apogeonline.com/2009/libri/9788850327614/ebook/pdf/2761_algoritmo.pdf

 
 
 
 
 

TEORIA

Post n°1368 pubblicato il 21 Settembre 2011 da MANUGIA95
 

TEORIA DEL COMPUTER

http://agentgroup.unimo.it/wiki/images/1/14/Word_base.pdf

 

 
 
 

Immagini di Aushwitz

Post n°1367 pubblicato il 21 Settembre 2011 da MANUGIA95

Lentamente nel grigio.

Camminavo a margine della piccola
strada fangosa, con la testa abbassata,
stanca e infelice. I piedi rattrappiti
in duri zoccoli sporchi, tra fango
e distese grigie di acqua piovana. Era freddo e
i pochi stracci che portavo,
scuri e laceri mi coprivano a malapena.
Lontano alcune case con tetti aguzzi e noi,
una lunga fila di deportati, camminavamo
insieme verso una méta sconosciuta.
Il cielo plumbeo pennellava tutto
di colore antracite e i nosri corpi
ci erano estranei, con la mente vagavo
sul perchè fossi lì.
Ma presto mi stancavo di pensare
e guardavo angosciata senza capire.
La ruvida stoffa delle vesti era grigia
come le pozzanghere,
le nostre poche cose inutili
chiuse nei sacchi bagnati.
Il corteo camminava ancora,
stanco e spento, in silenzio.
Solo qualche lamento di vecchio ogni tanto.

 

 
 
 

Padre

Post n°1366 pubblicato il 13 Settembre 2011 da MANUGIA95

Padre

sei passato al sonno della morte,
furente e soldato,
hai lottato contro la falce,
ma hai perso,
sei diventato un bianco 
corpo spento.
Hai lottato con rabbia,
solo e disperato.
Da tutti abbandonato
dopo una vita di stenti,
di grida e lamenti,
eppure non lasciasti
il mondo contento.

Dov'era questo luogo
sconosciuto,
dove saresti andato,
perchè ti strappavano
alla vita ora?
Di notte avevi vagato
per stanze a te avverse,
non capivi perchè
ti avevano sgridato.
Eri tu che camminavi...
e non sapevi perchè
ti fermavano.

T'hanno legato,
ti hanno insultato,
ma tu niente avevi fatto.
La febbre e il cuore ti hanno
lasciato, così, scontento.
Un pò di vita ancora chiedevi
e nient'altro.

Manu

 
 
 

Nelle stanze

Post n°1365 pubblicato il 06 Settembre 2011 da MANUGIA95
 

Nelle stanze

Nelle vuote e lacrimose stanze
dei pensieri attoniti...
giace la mia ipocrisia.

Nelle stanze del cuore fatto pietra,
trovo i vecchi colori del mondo;
belli, assurdi e ormai impossibili.

Cavità di vuoto aspettano
di riempirsi ancora di umanità,
pezzi di vita sfuggiti ormai
non torneranno a scaldare le mie membra.

Tutto giace freddo per sempre.
Forse pronto alla vita, ma deriso dal destino...
rimane solo ricordo.

Manu

 
 
 

Inaugurazione di una piazza fascista. Utilizzati i soldi destinati ai danni del terremoto dell’Aquila

Post n°1364 pubblicato il 05 Settembre 2011 da MANUGIA95
 

Ci sono delle azioni fatte dalla politica di cui non si capisce il motivo, nemmeno a lambiccarsi il cervello. Per esempio c’è una notizia, passata abbastanza in sordina, che racconta della rabbia e dell’indignazione montata negli abitanti del Comune di Aielli, in provincia dell’Aquila. Motivo? L’inaugurazione frettolosa, il 20 agosto, di una piazza intitolata al Prefetto Guido Letta, zio di Gianni Letta.
La cerimonia doveva tenersi già a metà luglio, poi era slittata, probabilmente per le proteste dei cittadini. È stato scelto il 20 agosto perchè cadeva a cavallo della festa dell’Immacolata Concezione. Un blitz rapido del Sindaco, in

compagnia del presidente della Provincia e qualche assessore per fare numero, senza neanche la presenza di Gianni Letta, ha dato vita alla nuova piazza Guido Letta.

Ma perchè tanta contrarietà da parte del “popolo”? I motivi ci sono tutti:
> Primo: il signor Guido Letta era un impenitente gerarca fascista, noto alla storia come artefice di un intervento a favore di Amerigo Dumini, assassino di Giacomo Matteotti.
> Secondo: la piazza che si è deciso di ribattezzare aveva nome “Piazza Risorgimento”, per cui il nome e il busto di un fascista stonano un tantino, soprattutto nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
> Terzo: i 20mila euro utilizzati per questa porcheria (si può dire?) provengono nientemeno che dal fondo per la ricostruzione, destinato a coprire i costi di una riqualificazione (che avverrà chissà quando) delle aree urbane devastate dal terremoto.

Quindi, e lo capisce anche un bambino, ci sono almeno tre colossali motivi per non doversi sognare nemmeno un’operazione come quella che invece è stata portata a termine il 20 agosto. E il perchè di questa follia resta veramente incomprensibile. Sarà complottismo o esiste una volontà di riscrivere la storia partendo da piccole insignificanti modifiche come questa?
Perchè, dopo tutta la retorica sui 150 anni, si decide di rimpiazzare proprio Piazza Risorgimento? E perchè con un busto fascista? Misteri. Di certo prendere i soldi della ricostruzione è stata una mascalzonata enorme. Pagare un busto fascista con denaro che, almeno in parte, sarebbe servito a gettare dietro le spalle una tragedia nazionale (non solo abruzzese) è imperdonabile.

Written by Frenchi

da: http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=49755a1deb7b0c43

 
 
 

La spiaggia di San Giovanni Lecce

Post n°1363 pubblicato il 04 Settembre 2011 da MANUGIA95
 

Dopo i pochi chilometri di rocce piane o alte che sprofondano nel mare cristallino della zona di Torre Suda e Alliste e che dividono le stupende spiagge di Gallipoli da quelle di Ugento si incontra il porto di San Giovanni con la sua particolare torre a scacchi. Dopo il porto iniziano le dune verdi ricoperte di macchia mediterranea che nascondono questa poco famosa spiaggia che è lunga circa quindici chilometri. Chi vi arriva non è abituato a questo splendore. Si lascia la macchina in uno dei pochi, ma capienti parcheggi e si saltano le prime dune per scoprire un mondo fantastico! Chilometri e chilometri di spiaggia bianca e sottile senza conchiglie o altri tipi di ciottoli, entrando si può camminare per cinquecento metri con l'acqua che arriva sempre alle ginocchia e ammirare il fondale bianco tipico dei caraibi. Poi lentamente il livello dell'acqua si alza per avvolgerti in questo spazio verde e di tutte le tonalità del blu. Ancora guardi sotto e la rena bianca e un pò ondulata ti appare ben visibile, in maniera limpida. A fine agosto banchi di bassa marea si alternano a striscie di acqua calda e pulita: una piscina naturale. La spiaggia è divisa in maniera alternata tra zone libere e attrezzate, la gente, a parte ferragosto, non è mai troppa. Speriamo anzi che questo posto fantastico rimanga ancora per lungo tempo sconosciuto!!!

 
 
 

I giardini del Sole Racale Lecce

Post n°1361 pubblicato il 24 Agosto 2011 da MANUGIA95

I "giardini del sole" in piazza beltrano
 
 
 
 
 
 
I
 Studio:
dearc architetture & design - francesco sicuro architetto
 
 Progettisti:
francesco sicuro
 
 Collaboratori:
daniele errico dott. agronomo [sistemazione aree a verde] - luigi simeone geometra [coordinatore della sicurezza]
 
 Tipologia Progetto:
010 - SPAZI PUBBLICI E PAESAGGIO
   011 - Parchi, verde pubblico
 
 Committente:
comune di racale [le]
 

 
  Categoria progetto:
Opere realizzate
 
  Cronologia:
Progetto:2000
realizzazione: 2001 | 2004
 

 Descrizione Progetto:
Gli obiettivi che sono stati richiesti dall'Ammiisrazione del Comune di Racale consistevano nel riqualificare in maniera significativa uno spazio urbano, di circa 3.600 Mq, poco fruito dalle varie fasce di età.

Per poter definire uno spazio unitario di intervento è stato necessario riunire le due piazze separate dalla strada che collegava via Pasubio con via Maddalena, e abbassare il piano di pavimentazione a quota marciapiede.

La struttura architettonica che ha generato e condizionato le scelte in fase di stesura del progetto è stato il Monumento Calvario. Situato in asse con l’area di intervento diventa riferimento all’organizzazione interna ed elemento di equilibrio nel definire i rapporti e le proporzioni delle strutture murarie emergenti.

Da queste prime operazioni l'idea progettuale nasce e si sviluppa attorno a più spazi di attività e di aggregazione che determinano il carattere pubblico del progetto:

__l'anfiteatro;

__il gazebo;

__il monumento [al Marinaio];

__l'area pavimentata della piazza;

__il verde-giardino.

__il verde-attrezzato [giochi per bambini];





__L'ANFITEATRO posto ad una quota superiore rispetto al resto della piazza, si compone per sommatoria di elementi - "il palco con la gradonata, il percorso porticato e la quinta muraria" - a ciascuno dei quali corrisponde una specifica funzione. Il palco con la gradonata, di forma ellittica, costituiscono il luogo delle rappresentazioni delle attività culturali. Il porticato, definito da pilastri in cemento armato rivestiti con ricorsi alteranati in pietra di Alessano, Carparo e pietra tipo Apricena, dalla copertura realizzata con elementi portanti in acciaio zincato su cui poggiano i profilati della struttura frangisole, funge da collegamento tra via Piave, via Isonzo e la piazza. La quinta muraria realizzata in muratura e rivestita in pietra a faccia vista (Alessano, Craparo e Apricena) rappresenta nell'insieme la parte più delicata dell'intervento, per la sua funzione di separare l'anfiteatro dal Monumento-Calvario.

La pavimentazione inclinata consente ai fedeli, durante le funzioni religiose, di occupare una posizione con una visuale libera verso il Calvario.





__IL GAZEBO situato in asse con l'anfiteatro, circondato dalle aree a verde, rappresenta il luogo degli incontri e soprattutto soggiorno all'aperto per accogliere i momenti di riposo e di conversazione da parte degli anziani.

Di pianta circolare, delimitato da otto colonne in cemento armato rivestite in pietra faccia vista, presenta una copertura ottagonale realizzata mediante struttura portante in acciaio, tavolato in doghe di legno e lastre orizzontali di rame.





__Il MONUMENTO al Marinaio simbolicamente è rappresentato dalla prua di una nave realizzata in cemento armato rivestito da pannelli di rame pre-inverdito. La struttura inserita tra due paramenti murari, rivestiti in Pietra tipo Apricena, è illuminata dal basso mediante faretti a tenuta stagna che con il fascio di luce tendono a dare risalto all'involucro esterno che rappresenta l'elemento caratterizzante del monumento.





__LA PIAZZA, disposta asimmetricamente rispetto all'asse che contiene il resto delle attività, è caratterizzata da una maglia principale di color rosso porfido, realizzata in mattoni di cemento con scaglie di porfido e da una parte centrale di colore chiaro in mattoni di cemento con scaglie di calcare duro, tipo Vitigliano. I materiali usati e il loro disegno compositivo oltre a rispondere ad un preciso obiettivo espressivo consentono di migliorare la leggibilità e la percezione delle dimensioni spaziali della piazza e il rapporto con le strutture architettoniche presenti.

L’accostamento di colori e di materiali diversi, il passaggio da una superficie ruvida ad una liscia, assumono un importante ruolo informativo sia dal punto di vista della percezione visiva che tattile, arricchendo ulteriormente le capacità comunicative ed espressive dello spazio collettivo.

Nel definire i percorsi pedonali è stato previsto un allargamento, di circa mt 1,75, della superficie marciapiede, occupata dalle alberature, in modo da garantire l'accessibilità e la friubilità da parte di tutti e soprattutto da parte di quelle persone con disabilità fisica (es. transito con carrozzina). Inoltre, nel rispetto della normativa sull'abbattimento delle barriere architettoniche, l'intervento è dotato di un sistema di rampe con pendenze che non superano l'8%.





__IL VERDE-GIARDINO. Il progetto relativo all’arredo verde è stato curato, nella fase di realizzazione, dall’Agronomo Dott. Daniele Errico. Nel suo contesto, rappresenta l’essenza del giardino e nello stesso tempo evoca un forte richiamo al paesaggio locale (vedi sistemazione con olivi, pero, pruni da fiore, fichi d’india, melograno, rosmarino e roccia).

La sistemazione, infatti, si caratterizza con diverse presenze assimilabili a scenari che evocano le peculiarità e i momenti di un giardino moderno e nello stesso tempo di un paesaggio rurale locale.

Il giardino è delimitato verso l’esterno da una cintura verde a Leccio che ne segna il perimetro. All’interno troviamo elementi arborei verticali (palme, ulivi, pruni da fiore, altro) che vanno a completare e definire gli elementi architettonici esistenti.

La scelta delle specie è la naturale conseguenza della presenza sul sito di un elemento architettonico come “Il Calvario”. Difatti, le piante si richiamano al mistero cristiano, come ad esempio: lo Spino di Cristo; l’Albero di Giuda; l’Ulivo e le Palme.





__IL VERDE-ATTREZZATO è stato concepito come spazio organizzato a giochi per soddisfare le richieste non solo dei bambini piccoli e grandi, ma anche degli adulti, da sempre attenti allo sviluppo e al rafforzamento delle capacità motorie dei propri figli. L’accesso, segnato dalla presenza di due preesistenti esemplari di palme, avviene tramite pavimentazione in mattoni di cemento con scaglie di calcare duro, delimitata da un’area sistemata con fioriture, strutture arboree e pietrisco. Intorno all’area di ingombro giochi è stata prevista , per la sicurezza dei bambini, una pavimentazione antitrauma realizzata in granulato di gomma.

 
 
 

Immagini di Auschwitz

Post n°1360 pubblicato il 20 Luglio 2011 da MANUGIA95

Racconti

 

Libero di pensare.

 

Scrostavo coi denti il torso dolce della cosa,

che una volta doveva essere stata una mela,

e guardavo attraverso la notte grigia

i bagliori ritmici nei cortili.

Gli uomini o meglio, le loro carcasse,

erano assopiti e buttati sui piccoli castelli di legno,

qualcuno grugniva nel sonno ristoratore e qualcuno

si lamentava del sogno più schifoso della realtà.

La morte non ci faceva più paura,

eravamo abituati all’idea di morire all’improvviso.

Qual dolore? Forse un ristoro… Il freddo alitava continuo

e il corpo lo assorbiva lentamente, diventando un pezzo di legno

senza calore alcuno.

I brividi erano inutili e i miei occhi spalancati

godevano delle scene paurose e del momento di assoluto riposo.

Non c’era più la paura, ma solo la curiosità di vedere la morte.

Alcune grida in lontananza portavano la pace nel cuore:

voleva dire che in quel momento i nostri futuri carnefici non pensavano a noi,

povere cose già morte.

Ero libero, libero di pensare veleno e vomito

di quello che provavo e vivevo.

L’angoscia aveva lasciato il posto alla pace interiore,

forse finta o voluta, della rassegnazione.

Impossibile non abituarsi a quel buio malefico e breve.

Presto ci avrebbero radunato con ordini secchi e violenti.

Avrebbero ottenuto con manganellate e scudisciate da morti che camminavano,

pattuglioni di infelici, inquadrati

come un perfetto rettangolo della sporcizia e dell’infelicità.

Uomini in stivali lucidi e neri

avrebbero colpito all’impazzata sulle nostre teste

per contarci e per avviarci di nuovo verso il lavoro

estenuante e mortale.

Come pazzi, solo dopo l’appello ci saremmo buttati sul velenoso caffè,

slavato e schifoso.

Come mandrie imbufalite ci saremmo riparati tra i muri delle latrine

per scaricare i nostri rifiuti. E ancora, a cercare un po’ d’acqua per bagnarci gli occhi.

Le putride bocche piagate, ridotte a ghigni disumani

sarebbero tornate ad aprirsi per accogliere le erbacce trovate tra i sassi,

sporche di terra e feci. Ma ancora era notte. Una notte corta e infelice,

con voci che urlavano sguaiatamente frasi tedesche e risate grasse e peccatrici,

sicuramente soldati andati a puttane, ubriachi e gonfi di cibo.

Ma noi liberi d pensare, nel buio, ancora per poco.

Lo stanzone puzzava di sterco e molti russavano

abbracciati ancora un poco al loro sonno bestiale.

Un capò passava ogni tanto dall’alta porta dalla quale si intravedeva

un cielo senza stelle, un latteo grigio

che prometteva solo fredde mattine di umiliazione, botte e fatica.

Ma ora tutto andava bene, ero libero di pensare.


Manu

                                                               

 
 
 

Folate

Post n°1359 pubblicato il 21 Giugno 2011 da MANUGIA95

Dirompente ecco l'estate
e sento le attese folate,
di venti dolci e fluttuanti
che corrono caldi e potenti.

Stringo il vento nelle mani,
mai sazia ne sono,
mi bagno la pelle nell'aria, nel suono
nel fresco e umido battito d'ali.

Vapori e odori di acque salate,
di erba, di boschi, di piane assolate,
una splendida fola che gonfia una vela,
che poi torna a ondeggiare sinuosa ed eterea.

Manugia

 

 Vento

 

 

 

 
 
 
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