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BacardiAndC...
   
 
Creato da BacardiAndCola il 18/08/2011

CANNELLA NEL CAFFE'

E così eccomi qui, gatta sul divano. Mantengo l'istinto felino, l'indolenza sensuale. Ma sono un altro tipo di bestia adesso. So quello che voglio, ho provato quanto ci si può spingere in là rimanendo se stessi, senza sporcarsi, svendersi o compiacere. Ho lasciato che la Femmina diventasse Donna. Ora si che sono irresistibile. E poi, la mia orchidea sta per sbocciare. Bentornata Primavera, era tutto l'inverno che ti aspettavo.

 

UN PO' " BASTARDO"...

Post n°141 pubblicato il 26 Maggio 2012 da BacardiAndCola

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Il mexicano mi ricatta. Sisisisi.
Bisogna sempre stare attente a quanto si dà, perchè una volta che l'altro ha capito che ci tieni abbastanza, iniziano una serie di prove di forza. Si ciaccolava al telefono della nostra giornata in sede separata, mi raccontava di quanto fa fatica a rimanere zitto in talune circostanze (e non ho dubbi! La sua calma è solo molto apparente. Tu mettilo un tantino alle strette e scatta come una molla) poi mi ha spiegato com'è riuscito a dormire profondamente, senza la mia presenza nel letto (non si può certo dire che non sia un pò stronzo e dispettoso). La prossima volta che vado a casa sua, gli metto una telecamera sul soffitto della camera da letto, così oltre a vedere se è vero che senza di me dorme meglio, vedo anche se le sue batterie dopo i nostri fine settimana sono del tutto scariche o se ha qualche fanciulla di riserva che gli gira per  casa. Mai fidarsi degli uomini, specie di quelli che vivono a km. Ad ogni modo, quando io gli ho raccontato la mia giornata, compreso il fatto che ho fissato l'appuntamento con la Susy, per rifare le treccine venerdì, lui mi ha ricattato, si proprio così! "Ti avevo detto che volevo vederti senza e se tu le rifai venerdì e io arrivo sabato sera, non potrò vederti!!"
"Ma mi hai visto senza. Ci siamo incontrati il 30 dicembre, dell'anno scorso e non le avevo, non le ho fatte fino a fine marzo di questo anno. Non è cambiato niente."
"Tu vuoi farle venerdì apposta. Io sabato non vengo!!"
(Oh madonna santa!) "Non è per quello che pensi tu. Ho deciso di rifarle venerdì perchè le treccine a nodo nigeriano costano parecchio, credevo di essere in rosso fino ai primi di gigno, invece mi è arrivato un saldo e quindi non sono in rosso."
"Uhm...Non sarebbe meglio se tu risparmiassi un pochino?"
(Che poi hai voluto tu che facessi le treccine dopo aver visto le foto dell'estate scorsa) Insomma, il mexicano, quando non faccio come vuole lui mi ricatta, non va mica bene sta cosa quì. Nononono. Devo trovare anche io qualcosina per fare il contropeso. Sisisisi
decisamente!! Che poi, da quando ci siamo conosciuti, ha sempre detto di non esere geloso, di non esserlo mai stato, ha anche aggiunto che una donna con il mio carattere se la metti in difficoltà con la gelosia, la perdi (non lo so se sia vera questa cosa su di me. Diciamo che se è una gelosia paranoica mi da fastidio, se invece è una gelosia normale, mi ci diverto anche un pochino, quindi il fatto che non lo fosse non mi rendeva propriamente felice...) comunque, inizialmente non ero molto convinta della sua affermazione, gli dicevo che secondo me aveva un modo di fare l'amore che non poteva appartenere a qualcuno che non è anche un pò possessivo. E abbiamo parlato parecchio su questa cosa, non capiva proprio cosa io intendessi e io non sapevo spiegarglielo, faceva parte di sensazioni, infine non trovando riscontro effettivo mi aveva anche convinto. Fino a un paio di  settimane fa. Poi, ho notato che se guardo qualcuno, magari così, senza intenzione alcuna, lui mi spia, sisisisi,
mi spia!! In più, quando ad esempio sono da qualche parte, oppure mi telefona e io ritardo a rispondere per richiamare dopo o magari quando trova il telefono occupato, a differenza di prima che non diceva nulla, ora fa il giro largo e cerca di sapere con chi sono, con chi ero o cosa stavo facendo. Proprio perchè fa il giro largo, io evito di rispondere, a quel punto il suo tono cambia completamente, sembra proprio offeso, quindi arriva la domanda diretta, io mi reputo soddisfatta e quindi gli rispondo e siccome per lo più sono con qualche amica o amico che lui conosce e di cui gli parlo spesso, si tranquillizza e la conversazione ritorna normale. Poi c'è un fatto che mi è piaciuto un sacco: Lui, dice sempre che io, Snoopy e la sua copertina siamo una cosa sola, e difatti non è nelle mie corde girare nuda per casa, succinta si, vedo non vedo si, ma nuda no, tendo a nascondermi. Lui, è invece uno di quelli uomini che amano guardarti, gli da fastidio che io mi copra, dice che non mi dò, ultimamente dice anche che io temo i legami emotivi, che probabilmente ho sempre girato con il freno a mano tirato. Che qualche volta io abbia frenato, mica lo nego, ma che addirittura io tema i legami..non la vedrei proprio così. Diciamo pure che a lui non basta mai, non si accontenta...abbiamo fatto certe lotte non dichiarate...con quel suo volere sempre di più, che beh, si, lo ammetto, ho fatto fatica...ad amalgamarmi con la sua intimità...
cercavo di difendermi in tutti i modi...e non che io abbia smesso, nonono...a volte lottiamo ancora. Comunque tornando a quel fatto, mi  misi una vestaglia semi trasparente, di modo da poter camminare liberamente senza sentirmi in imbarazzo per casa, erono forse le 17-18 di sera, forse più tardi, presi dal frigo un bicchiere di vino bianco, vezzo-sfizio che mi concedo pochissime volte e mi sedetti vicino alla entrata in veranda godendomi il fresco del giardino. Lui, mi raggiunse e mi chiese quel che stavo bevendo, poi mi disse: "Sei proprio una donna strana, non giri nuda per casa,  poi ti metti in veranda con sto vedo, non vedo..."Io mi guardai attorno poi risposi: "La siepe è alta, non mi vede nessuno dalla casa di fronte, e per la casa a fianco devono uscire nel mezzo del giardino per notarmi, c'è il muro che separa e mi copre. " "Metti caso che qualcuno si affacci alla finestra della casa di fronte..."
"Ma no, è sempre chiusa quella serranda, forse è una camera che non viene utilizzata, da quando sono quì le tende sono tirate e la serranda è a metà, notte e giorno..." Cambiammo argomento e lui mi si parò davanti in modo noncurante, per tutto il tempo in cui io stetti lì sulla veranda, lui di fronte a me impediva la vista e chiacchierava...la trovai una cosa bellissima. Sono scema eh?!
E vogliamo parlare degli sms? Non risponde mai!! Tu puoi mandargli quel che ti pare, non sai nemmeno se ha ricevuto. Qualche sera fa, in ristorante, seduti nella terrazza a gustarci il caffè, giocando gli leggevo quelli più audaci a voce bassa e suadente, lui mi ascoltava, ad un certo punto mi ha chiesto:
"Ma questi sms, me li hai inviati davvero?"
"Certo."
"Sai Marika, io non li ho mai ricevuti. Me li re-invii per favore?" (vai al diavolo!!)
E l'altra sera? L'altra sera gli ho inviato un sms prima di dormire, che a differenza di lui, lamentava la  mancanza della figura poggiata sull'altro cuscino e della gamba ingarbugliata tra le mie durante la notte, sul finale prendendo spunto dal film di Pieraccione, in cui quel suo amico, quando vede scendere tutte quelle belle ragazze fa il quadro con scritto "Dio c'è!!" Prendendo anche spunto dalla canzone di Vasco Rossi, che dice "E  non c'è più Dio, perchè tra le tue gambe ci sono io!" io ci metto una battuta soft, ma inequivocabile, riferendomi al suo alter ego del mattino
"...e meraviglia!! Dio c'è!!"
Nessuna risposta!! Nada de nada!! Ci sentiamo al telefono e gli dico:
"Ma hai ricevuto il mio sms."
"Si..."
"Hai sorriso?"
"Per cosa?"
"Per la battuta?"
"Quale battuta?"
Lui del film di Pieraccione e della canzone di Vasco, non ne sapeva niente, lui non aveva minimamente capito a cosa alludevo e cosa intendevo, lui aveva capito tutta un'altra cosa...e spiegagli.
"Ahhh..ora ho capito. Adesso lo terrò ancor più di conto." (te c'hanno mai mannato??!)
L'unico sms in 5 mesi a cui ha risposto fu uno, che gli inviai dopo un suo sfogo su cose sue, gli scrissi che avrei voluto esser per lui una iniezione di vita, specie in quei momenti..." Lui rispose che io già lo ero. L'unica risposta ad un sms in 5 mesi e gliene ho inviati almeno una ventina...Oggi, pensando che alle 19 sarebbe arrivato, ho preso  il cellulare per inviargli uno spicchio di pensiero, e proprio in quel momento, lui mi ha chiamato per chiedermi se mi serviva qualcosa che volevo portasse, visto che era in supermercato, quando ha messo giù, sms glielo ho inviato ugualmente:
"Quando ti penso, mi accendo..."
Non l'ho sentito fino alle 16 del pomeriggio, e mi avesse detto una parola al riguardo. E' proprio bastardo!!
E poi, ha un cellulare che è un catorcio, ogni due e due quattro cade la linea, gli mms non li riceve, gli sms devono essere striminziti perche arrivano spezzettati, se superiamo un ora di conversazione (praticamente sempre) si scarica la batteria e deve sostituirla, ma di un nuovo cellulare non vuole saperne. Lui conseva tutte le cose vecchie, non butta niente a differenza di me che butto tutto...e lo diciamo spesso che se un giorno staremo insieme faremo a scornate...ma c'è una cosa bella di lui, o forse di tutti e due...siamo  molto diversi, ma la voglia di venirci incontro, no, quella non manca, anche quando litighiamo, è bufera però poi cerchiamo la strada...
e quando la troviamo, è stupido forse, magari anche illusorio, ma sento reciproca soddisfazione, come se avessimo messo lì un piccolo sassolino...
per fare un mattone domani.
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PS: Gli leggo il post per telefono, mentre è in automobile per venire da me, gli dico che è un post sui suoi difetti...inizio...ogni tanto ride... arrivo alla fine e gli chiedo:
"Che ne pensi?" "Bello!! Però se fossi un insegnante d' italiano, ti direi che sei andata fuori tema." (Pensava di avere difetti più brutti...a suo tempo a suo tempo!! Vedrai come ridi meno!) Sisisisisi...è proprio un pò bastardo.

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IL BELLO DELLA DIFFERENZA

Post n°140 pubblicato il 24 Maggio 2012 da BacardiAndCola

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Riconosciamo ciò che ci somiglia,
rifuggiamo da ciò che non capiamo. 

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Quando ero piccola, ero brutta e ribelle, una bambina strana.
Mangiavo i quaderni e dopo aver masticato bene la carta, la sputavo.
Ho scoperto la masturbazione molto presto,
ero ancora alle elementari, mi accorsi che sfregandomi l'osso
del pollice sulle mie parti intime provavo piacere.
Non sapevo cosa fosse, non ne avevo la minima idea,
ogni tanto lo facevo a scuola.
Durante la lezione mi annoiavo, io ero tra i primi banchi
perchè ero distratta, e la maestra mi mise in prima fila
di modo da potermi osservare più facilmente.
Mentre lei spiegava, io qualche volta, allungavo le gambe
e mi toccavo, nessuno diceva nulla, nemmeno la mestra
e io non sapevo che cosa stavo facendo.
Nella mia più totale ignoranza facevo una cosa che a ripensarci
adesso, mi domando cosa dicessero le insegnanti durante
le riunioni di classe. Mia madre mi portò da uno psicologo infantile,
pensando che io avessi qualcosa che non andava,
lo psicologo le disse che ero una bambina vivace, curiosa e con
una intelligenza superiore alla media.
Superato il sospetto che io fossi scema, con me furono
tutti più severi e io sempre meno obbediente.
Ogni volta che arrivavano le pagelle ed io venivo promossa
per rotto della cuffia, nel rapporto c'era scritto discontinua.
Avevo una attenzione discontinua,
giorni in cui nei compiti prendevo il massimi dei voti, giorni in
cui lasciavo il foglio in bianco.
Alle medie mi aggregai con un paio di compagne facendo gruppetto.
La Baby, era figlia di separati , soffriva molto l'assenza del padre
che stava a Milano insieme alla sorella. La Sabry viveva con
il padre e 6 fratelli, la madre era scappata con un'altro uomo
lasciando tutti i figli,  lei aveva più o meno 4 anni.
Peppe, già allora, era lampante fosse un gay.
Poi c'era la Ira che aveva dei disturbi alla tiroide e una
mongolfiera era meno gonfia di lei.
Poi c'ero io che avevo i genitori che stavano insieme
con tutti i loro alti e bassi, non avevo nessuna disfunzione
e anzi sbocciata, ero molto carina, quanto ribelle.
A scuola andavo con le catene, delle cinture che si usavano
all'epoca come accessorio, le avevo prese dal negozio
di mia madre. Le tenevo perchè i  ragazzini più grandicelli,
quando si usciva dalla scuola, a me e ad altre due ragazzine
ci bloccavano in 3-4 e ci palpeggiavano.
Io per difendermi usavo le catene, le facevo girare forte attorno
a me, dove colpivo, colpivo. Un giorno un ragazzino venne
ricoverato, lo avevo preso ad un occhio, mi sospesero per tre
giorni. Una volta invece, mi sospesero per due perchè un ragazzino
si attentò da solo durante la ricreazione, lì non portavo catene,
mi aggrappai ai suoi capelli e lo trascinai per tutto il corridoio, ricordo che
mi gridavano di lasciarlo andare e io continuavo, intervenne la preside.
Si, ero diversa.
Un giorno convinsi tutti che il compito di matematica si doveva saltare,
e così a campanella già suonata, noi ce la siamo data a gambe
verso il mare, qualcuno ci vide scappare, venimmo sospesi per
una settimana. Pur non studiando mai, me la cavavo piuttosto
bene, soprattutto in lettere, passavo alla classe successiva 
con il sufficiente, ma ero più in sospensione che a scuola.
Quando arrivarono le superiori, mia madre si era messa in testa di farmi
fare una scuola privata per accontentarmi sull'indirizzo scelto.
Volevo fare le magistrali, poi tre anni di tiricinio ed essere
sostegno per tossici, orfani, galeotti. (Che idea malsana!)
La scuola era lontana da casa, in un altra cittadina, io non ero
molto controllabile, ne combinavo di tutti i colori e così disse:
"Io ti ci mando, ma vai dalle suore."
Mi presentai per l'iscrizione e la superire mi spiegò le regole:
Solo grembiule nero (due cambi), capelli legati, niente trucco.
Per ogni assenza telefonata a casa, firma di entrambi i genitori
per i permessi. Uscì da lì senza iscrivermi. Mia madre era arrabbiatissima
e mio padre m'iscrisse a lingue, in una scuola a pochissimi km
da casa. Quella scuola con me non c'entrava niente...
ricordo che i primi giorni di lezione, confondevo l'inglese con il francese,
riconoscevo solo il tedesco che era la mia lingua alle medie 
e riconoscevo lo spagnolo, perchè avevo la cugina spagnola ed
era una delle poche parlate che mi piaceva.
La frequentai più o meno un mese senza assenze, poi mi aggregai
ad un nuovo gruppetto e feci tre mesi in giro, finchè non arrivò
la lettera a casa. Litigai a più non posso: "Non ci vado più! Non mi piace!"
Le presi, venni messa in punizione (cioè non potevo uscire con le
amiche durante il pomeriggio) mi portavano a scuola,
io arrivavo, facevo finta di entrare, poi mi voltavo e me la davo a gambe.
E mio padre alla fine mi disse: "Vieni a lavorare in negozio con noi!"
E furono altre guerre. Io volevo i miei soldi, la mia indipendenza e
autonomia. Così trovai lavoro come cassiera in un supermercato.
L'anno dopo venni presa in un negozio di moda che mi piaceva
un sacco e finita l'estate mi proposero un loro negozio
in un cittadina vicina, accettai. 
A differenza delle persone che vivevano in quel paesino
balneare e che lavoravano a pieno ritmo solo 4 mesi l'anno,
io lavoravo tutto l'anno. A 17 anni mi diedero in gestione
un negozio, a 20 anni ero una delle commesse più pagate.
I negozianti mi contendevano. Avevo imparato perfettamente
l'austriaco e ricordo che qualsiasi persona entrasse lì,
dove io lavoravo, non lasciava meno di settecento mila lire.
Mi bastava una occhiata, entrava per vedere una camicia
e usciva con un completo, entrava per una gonna e si portava
via vestiti. Non li prendevo nemmeno in giro, davo loro ciò che 
pensavo stesse loro bene, difatti avevo delle/dei clienti fissi che
ogni anno tornavano, chiedevano specificatamente di me e se io
avevo il giorno libero, tornavano il giorno dopo.
In negozio facevo più o meno quel che mi pareva,
certo, facevo le vetrine, riassortivo, prezzavo (si, decidevo io. Avevo il prezzo
di costo e mi davano carta bianca) facevo gli ordini, stavo alla vendita, ma ero
l'unica commessa che aveva libera la domenica mattina, più o meno l'unica che
cenava con il fidanzato, insieme ai titolari.
Poi beh...poi a 21 anni mi sposai, cambiai città, mi re-inventai
e cambiai lavoro, credo di essere una delle poche persone
che a 26 anni, senza titolo di studio, fosse responsabile marketing
in una azienda di 30 sedi.
Poi, fui uno dei  perni per una nuova azienda che risanai dal fallimento
e infine mandai tutto e tutti al diavolo e mi misi in proprio.
Mi chiamano dottoressa, lo facevano prima e lo fanno adesso,
non ho mai detto che non sono laureata, che sono autodidatta,
che una volta uscita-scappata dalla scuola, mi sono buttata
nel lavoro, che ho letto più libri io brulicando il mondo,
che tre studenti messi insieme.
No, non l'ho mai detto.
Dottoressa? Lo lascio credere.
Più o meno tutti pensano che la collaborazione instaurata
sia con un ufficio e/o azienda di una diecina di persone.
Non lo sanno che siamo solo in due,
che sono io che mi occupo di tutto, che mi avvalgo solo
di un commercialista, un avvocato, un recupero crediti,
e una ragazza che conosco da quando ero adolescente.
No, loro non lo sanno.
Vengono a fare colloqui e io li porto a bere l'aperitivo
o a pranzo e non me lo domandano di far vedere loro
l'ufficio, le colleghe, la metodologia.
E quando mi chiedono una consulenza in azienda da loro,
io prendo il treno e ci vado, gli tocca anche venirmi a prendere
alla stazione, così ho tutto il tempo di entrare in confidenza, fuori campo.
Due anni fa, ricordo che prima di arrivare in una azienda dove c'erano altre
due persone che ci aspettavano, lui, il titolare,
mi aveva persino mostrato le foto dei suoi bimbi dal cellulare.
Agli inzi di questo lavoro i colloqui a due- tre- quattro persone
mi spaventavano, mi sembrava di essere uno contro tutti,
oggi è routine. Che poi non mi faccio nemmeno troppi problemi
a mandare a quel paese una spa che se la tira. Un paio di volte l'ho
fatto. Una volta volevano dettar regole contrattuali e non c'era verso
di trovare accordi. Dicevano che avrei arricchito il portafoglio
clienti con il loro nome, che erano sul mercato da 30 anni,
io gli risposi che una azienda seria si distingueva anche dai collaboratori
e dalla serietà dei rapporti. Quindi la spedì. Una volta invece
avevo la segretaria commerciale che faceva da filtro,
disse che sembrava sapessi tutto io. Io inviai una mail dove
scrissi che se la chiarezza, concretezza e volontà di risparmiare
reciproche perdite di tempo era vista come saccenza, io non ero
la persona giusta per loro. E poi mi viene da ridere, pensando a
quella volta in cui passare il filtro e parlare con l'architetto
che voleva fissare l'appuntamento per il colloquio, era come fare
strike. Telefonai agli orari fuori ufficio e trovai il figlio,
al quale spiegai che il padre voleva un appuntamento, ma che prima di
questo io avevo piacere di una chiacchierata, impossibilitata
dalla segretaria, mi lamentai sulle cose riportate, sempre
diverse in toni e modi di ciò che si vuol trasmettere e
un ora dopo mi telefonò direttamente l'architetto.
Si, il mio lavoro mi diverte un sacco.
Che poi il difficile nel mio lavoro non è fare, è
iniziare, superare la diffidenza. Una volta iniziato, i riscontri ci sono,
poi certo non va sempre bene. Mia madre ogni tanto si chiede
come io faccia, non lo so! Ho inventato tutto di sana pianta.
Ho deciso "mi metto in proprio", mi affascinava il settore, ho mangiato
un pò di cacca i primi due anni, ho capito diverse cosette,
ci ho creduto quando non ci credeva nessuno e oggi lavoro anche
per passaparola. Per lo più sono tutti un pò squali,
io sono un piccolo pesce rosso...
però credo in quello che faccio, so che lo faccio bene,
faccio finta di esser una balena e loro fanno forse finta di crederci.
Potrei fare molto di più, l'idea iniziale era di una rete...
vabbè tutto non si può fare.
Bah, probabilmente dopo questo post verrò chiamata
modestina, o magari non si crederà ad una virgola di ciò che ho scritto,
a prescindere dalla laurea mancante, che  si vede dai
miei errori di punteggiatura e dal fatto che non rileggo mai
ciò che posto per evitare l'autocensura.
Beh, pensate un pò quel che vi pare...
io ho un ottima autostima
e per farmela ci ho messo il suo tempo.

 
 
 

INTERCAPEDINI CONFUSE

Post n°139 pubblicato il 22 Maggio 2012 da BacardiAndCola

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Ecco, questa sera è uno di quei momenti in cui vorrei allineare i miei pensieri, battendo solo le mani, come se per timore di perdermici, sarebbe meglio non addentrarmici.
Ad esempio, non so da dove voglio cominciare a fare luce nelle mie intercapedini confuse.
So soltanto che ho bisogno di scrivere. Sabato pomeriggio, mi ha telefonato un amico un pò abbattuto per la bomba e per le ragazze rimaste ferite. Abbiamo parlato poi del più e del meno e anche di questo uomo (il mexicano) che sto frequentando, gli dicevo che sto molto bene con lui, ma che non ho assolutamente chiari i miei sentimenti, che a volte  mi sembra una cosa, poi un'altra e poi un'altra ancora. L'ho fatto ridere, ha messo giù il telefono che rideva di gusto...si, a volte sono una barzelletta. Ad ogni modo, finita la telefonata ho proseguito a far le pulizie di casa, dicono che pulire la propria casa per una donna equivale a far bella se stessa. Io, in tutta sincerità pagherei volentieri una filippina per fare le pulizie di casa, preferisco di gran lunga svolgere il mio lavoro o uscire a fare shopping, in teoria.In pratica, penso sempre che se pulisco i vetri delle porte finestre, nessuno sa farlo meglio di me che so che gli ho davvero puliti...
oppure quando si fanno i cambi degli armadi, che ne sa una filippina di quello che voglio buttare, tenere, pulire o tralasciare...ecco io vorrei farlo fare ad una filippina che però sia me. Incapace di delegare? Mah?! Tornando al sabato pomeriggio ho pulito casa, poi ho  telefonato:  "Dove sei?"  "A Bologna..." "Mi porti fuori a cena stasera?" "Va bene...dove vuoi andare?"  "C'è un locale molto carino...dopo ti dico." "Come mi preferisci? Pantaloni? Gonna? Abito? Lungo? Corto?" "Non so, fai tu..." "Gioca con me..." "Marika, così non mi viene niente. Metti quello che vuoi, mi  piaci comunque." "Uffa..."  dopo un' ora e mezza tra un discorso e l'altro. "Dove sei?"  "A Padova!"  "Oddio...devo andare a farmi una doccia! ci vediamo  tra  40 minuti." E mi sono infilata in doccia...cosa mi metto? Questo no...questo nemmeno, si forse questo. Poi mi sono truccata, ho messo i miei  tacchi 7 e ho ritelefonato. "Dove sei?" "Quì fuori. Apri." E' arrivato, mi ha  squadrato velocemente dalla porta, quindi ha posato la borsa viaggio. "Ti dispiace se faccio una doccia veloce? Faceva caldo..." "Si, dai...sono solo le 20." "Sarei  arrivato prima, ma per strada ho forato una gomma..." Ma gira per la stanza, balla da una gamba all'altra, mi sta attorno, mi bacia, si stacca, e per la doccia tentenna...Ecco, io lo so che con lui non ci si può preparare, perchè lui arriva ed è come gli animali, annusano il tuo odore e vogliono lasciarti il proprio..."Vai a farti la doccia!" Dopo un breve gioco- forza si decide ad andare in doccia, il gioco- forza ricomincia poi in accappattoio. "Voglio andare a cena!!Vestiti!" Che poi faccio fatica anche io quando mi gira  attorno a quel modo...e ti accarezza di quà...e ti bacia il collo  di là...alle 21.00 riusciamo a chiudere la porta di casa. Gli insegno la strada per  un locale che dà su un lago, mangiare  lì è molto caratteristico. Entriamo e chiediamo un tavolo per due sulla terrazza, esce la responsabile e ci invita invece ad accomodarci all'interno dove l'odore di carne alla brace è come essere direttamente nella cucina. Insisto per il tavolo all'esterno (ci sono andata proprio per quello) "Guardi, vi faccio un favore, tra meno di mezz'ora farà freddo e verranno anche le zanzare." (ma pensa questa che si denigra da sola il locale)  "Mi perdoni, lo faccia decidere a noi il grado di sopportazione del freddo e delle zanzare. Vorremmo un tavolo sulla terrazza. Sono venuta quì per questo." Lei si altera: "So, io come gestire il locale" io non ci penso nemmeno mezzo secondo: "Bene, allora se lo gestisca!" Alzo i tacchi, mi volto e mi dirigo all'uscita. Lui rimane lì...confuso. Mi volto a guardarlo, mi segue. La strada fino alla macchina è in silenzio. Saliamo. "Sei arrabbiato?" "Si. Non mi è piaciuto."  "Mi dispiace. Ti ho portato quì pensando di farti piacere, non credevo di trovare un idiota all'accoglienza."   "Potevi benissimo mediare." "Non m'interessava mediare. Non si risponde a quel modo ai clienti. Se non aveva il servizio per l'esterno avrebbe dovuto avere una scusa migliore e dei  toni più gioviali." iniziamo a battibeccare, ci alteriamo, vuole avere ragione e io mi sento dalla parte della ragione.  "Non mi hai chiesto minimamente cosa ne pensassi io. Hai deciso tutto da sola." "Non ne ho avuto il tempo. La mia reazione è stata istintiva, non ragionata.""Ci sono anche io!!" s'incazza sempre di più. Cerco di rabbonirlo..."Amore un corno! Non sono amore in questo momento!" "Senti, non sarei mai  riuscita a rimanere lì, il suo tono non mi è piaciuto. Ci sono  altri locali...cambiamo argomento che ne dici? Dopo ne riparliamo." "Basta! Andiamo a casa!" "Se non è come dici tu chiudi il dialogo." "Questo non è un dialogo!" c'è silenzio ora...dopo un pò mi chiede la strada per un altro ristorante, (un respiro di sollievo) gliela indico. Quando arriviamo siamo più calmi. Il cameriere ci accoglie e ci domanda se preferiamo l'angolo vicino ai divani o verso la vetrina, decido per quello vicino ai divani. Andiamo a sederci. "Ovviamente anche questa volta io non esisto! Decidi tu." (Dio. Mi dispiace!) "Scusami. Hai ragione. E' solo che io sono abituata a decidere da sola. E' molto tempo che non sto in coppia e...non lo faccio  per farti dispetto o dispiacere. Cerrcherò di ricordarmene..." "Se vuoi stare insieme a me, devi ricordartene!!" "Lo farò, ma tu non mettermi sempre di fronte agli  aut aut, perchè il mio istinto si ribella. Mi fai capire come ti senti quando faccio un errore e io lo terrò a mente. ""Siamo uguali Marika, due teste dure..." "Si, lo so. Ma forse è il caso di rimandare i nostri diverbi quando siamo alterati, altrimenti non ne veniamo fuori..." Sorride. "Non puoi pretendere che io ti appoggi anche quando quello che fai non lo condivido." "Non posso pretenderlo, ma esattamente come tu ti senti dalla parte della ragione, così mi ci sento anche io. Capisco, ti sei sentito escluso, sia prima che adesso. Me ne scuso per questo. Prima non potevo fare altrimenti, fa parte della mia indole, presa di petto, reaggisco di petto. E ora, non ci ho pensato e ti ho spiegato il perchè..." Mi prende le mani. "Hai un carattere difficile..." "Si...il tuo?" "Difficile..." "Come mi sarei dovuta comportare in macchina per fare in modo che tu smettessi di essere arrabbiato?" "Non avresti dovuto essere una corda di violino." "Ero nervosa?" "Molto." Parliamo continuando a tenerci le mani, un cameriere ci guarda e sorride. Lo prendo bonariamente in giro per come si guarda attorno, mi piace la sua curiosità e la sua attenzione per i dettagli, potrebbe fare il  criminologo.  "Non è difficile, basta osservare." "E' che io ho occhi solo per te" dico sorridendo, e nel frattempo mi volto incosciamente a guardare il ragazzo del tavolo accanto. "Adorabile bugiarda!" Ci mettiamo a ridere. Terminata la pizza andiamo al piano di sopra a dare una occhiata al locale, poi scendiamo e ci dirigiamo nella terrazza dove ci portano il digestivo e un caffè. La tensione di prima non ha appianato altre tensioni, ci provochiamo. "Voglio che tu ti lasci guidare...lasciati guidare...lievita...goditi i momenti." Ci stuzzichiamo, ci neghiamo, chiacchieriamo, ricominciamo..."Che ne dici se andiamo? Stanno chiudendo..." In macchina sembra quasi non ci sia nessuno per le strade, mi ordina di far discendere il mio sedile...giro la manopola ed eseguo "l'ordine"  ora il sedile è a metà. Lo guardo in attesa...lui mentre guarda la strada, infila una mano sotto il mio vestito alla ricerca del seno...scende sulla pancia...poi scivola lentamente dentro i miei pantaloni di voal...continuo a guardarlo in attesa che si accorga. "Hai le tue cose Marika...ecco perchè sei così nervosa, avrei  dovuto capirlo..." "Continua..." chiedo con il sorriso e lui continua. Arriviamo a casa, giro la chiave nella toppa e lui m'incastra sulla porta, cerco di sfuggire, mi  guida al tavolo della cucina e mi invita a stare ferma, mentre da  dietro mi  accarezza il seno, il collo, la schiena, il sedere...è eccitante questo nuovo gioco,  lo voglio, ma lo rifiuto..."Lasciami guidare..." rimango ferma...mentre lui gioca  su di me...tenta di spogliarmi...mi dincolo...finiamo sul divano...comanda lui...e si nega."Ti prego..." "Ti prego cosa?" poi non lo ricordo più se siamo rimasti  lì o se  nei giochi ci siamo trasferiti in camera da letto. Ricordo soltanto che volevo mi prendesse...Il giorno dopo ci siamo alzati tardi e abbiamo fatto colazione in veranda, saputa la notizia dalla vicina del terremoto, ci siamo ricordati che durante la notte il letto si muoveva, ma nel sonno ce lo siamo solo detti senza fare mente locale, ricordo di essermi spostata verso l'esterno, di aver guardato sotto il letto, poi di essermi di nuovo infiltrata tra le sue braccia e essermi riaddormentata. Così siamo andati sul computer alla ricerca di notizie, poi abbiamo guardato qualche prezzo di qualche casa in vari paesi  della Toscana...giorni fa al telefono avevamo battibeccato perchè al di là di quel che insieme riusciremo a realizzare, lui vorrebbe una casa in mezzo al verde distante dalla città, io invece la vorrei in un paese servito. E' ancora lontano il momento in cui decideremo di stare assieme, forse non lo decideremo nemmeno mai o magari ci lasceremo prima, però ogni tanto parliamo di questo e di quello, di un domani. Tra una casa, una notizia, una chiacchiera e un cazzeggio avremmo dovuto vestirci per andare a shopping, ma non ho ancora capito chi tira uno e chi tira l'altro, il punto è che abbiamo solo due giorni a disposizione a settimana e che vorremmo sempre fare un sacco di  cose, finendo per farne la metà. Dalle sfese della tapparella passava la luce, si sentiva la pioggia, si guerreggiava nel letto e mi guardava in un modo che io non sono riuscita a trattenermi dal dirgli "Mettimi incinta. Vorrei un figlio  maschio con i tuoi occhi." Non ho notato sorpresa o tentennamento, ho sentito solo la risposta: "...e con il tuo sorriso." Mentre stavamo l'uno nell'altro a  coccolarci gli ho detto: "Sai , a volte ho paura..non lo so di cosa...a volte poi  penso che non m'importi molto di te...che se finisse non starei poi troppo male...altre volte invece credo di amarti." L'ho sentito stringermi, poi appoggiare la sua testa nell'incavo del mio collo, e lì...dentro di me, sopra di me, dopo l'amore, l'ho sentito rilassarsi fino ad addormentarsi così...respiravo  il suo respiro mentre fuori pioveva e la luce faceva capolino sui nostri corpi  nudi. Mi sono leggermente mossa e lui si è svegliato: "Ti sei addormentato così...è bello." "Si, non credo che potrei fare di più...Più di questo intendo." Sorrido. Alla sera, siamo andati in centro per una pizza e una passeggiata, tutti i nostri intenti del pomeriggio con lo shopping  erono saltati...meglio uscire almeno la sera. In pizzeria abbiamo chiacchierato, parliamo sempre molto io e lui, un ora di autonomia con la batteria del cellulare non ci basta anche se ci telefoniamo tutti i giorni e anche quando siamo vis a vis parliamo molto, non lo so se andiamo daccordo oppure no, forse abbiamo due caratteri molto simili, teste dure abituate a fare, però a trovar la via d'intesa ci proviamo sempre. Dopo cena  abbiamo passeggiato un pò per la piazza, girato per mano a guardar vetrine, poi una volta a casa, ci siamo messi a curiosare su internet per una automobile, la sua forse non durerà un altro anno a 600 km a settimana. Siamo andati a  letto molto tardi e abbiamo fatto ancora più tardi, chiamasi violenza carnale  del femminile verso il maschile...una via piuttosto facile a dire il vero...il mattino dopo io ho dichiarato"sciopero" per poter andare al mercato insieme, ma siamo riusciti solo a fare colazione fuori, perchè il mercato considerato la pioggia  non c'era. All'una lui ha preso la via di casa...un ora dopo sembrava che girasse  ancora per le stanze. "Dove sei?" "Quasi a Bologna...non c'è molto traffico. Come stai?" "Mi manchi.Mi manchi. Mi manchi!!" "Senti lì che lavori!!Fa parte dei  giochi no?! Tra 4 giorni ci rivediamo..." "Si..." "Cosa fai adesso?" "Aspetto la Susy,  mi tolgo le treccine. Starò per 15 giorni senza...Poi mi metto al lavoro."  "Ci sentiamo dopo cena?" "Si..." La giornata scorre veloce...ho trovato il numero per i problemi della mia collega, faccio da filtro poi gli passo la telefonata, le danno un altro numero per fissare l'appuntamento...sembra piuttosto convinta. Mi chiede se andrò con lei, le dico di si...la chiacchierata con la signora del telefono rosa credo  che le abbia fatto bene, ora attenderò che lei decida quando andare...sono contenta, comunque sia mi sento a posto con la mia coscienza. Alla sera dopo  cena ci sentiamo..."Cosa stavi facendo?" "Ho appena finito di parlare con la madre di mia figlia per la festa di chiusura della scuola..." rimango in silenzio, forse un attimo, non di più. "Sei gelosa?" "Un pò..." "Non devi esserlo. Tu hai mantenuto un buon rapporto con il tuo ex marito, e io lo capisco. Lei è la madre di mia figlia, mantengo i rapporti per la bambina." "Si, lo so. Non ho detto niente. Ma tu me lo hai chiesto e io ti ho risposto in sincerità." "Temi che io possa tornatre insieme a lei?" "No, però so che l'hai amata molto..." "Ma fa parte del passato...una storia finita." (Uhm...) "Ho tolto le treccine..." "Non rimetterle prima che io ti veda.." "Ma mi hai già visto, sono come quando ci siamo conosciuti..." "Di cosa hai paura?"  "Che io ti piaccia di meno ad esempio..."
"Allora sei scema."
e lo dice in un tono che muoio dal ridere.

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I MALTRATTAMENTI SULLE DONNE SONO DI TANTI TIPI, QUESTO PENSO SIA IL PEGGIORE.

Post n°138 pubblicato il 19 Maggio 2012 da BacardiAndCola

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Vorrei tanto fare qualcosa per lei.
Ricordo che quando eravamo adolescenti metà dei suoi capelli mi rimasero
in mano. Già!! Le prese di santa ragione. Me l'aveva fatta grossa in compagnia...
e io davanti a tutti per non dare soddisfazione, rimasi indifferente. Poi, il
giorno dopo a scuola la presi che eravamo sole.
Da quel giorno non le rivolsi più la parola, dove andavo io non veniva lei,
dicevo: "Se vieni anche lei io non vengo."  e così lei rimaneva a casa.
Era sempre da sola, una ragazza strana, le crescevano i peli come agli uomini,
una malattia che all'epoca nessuno di noi era così avanti da conoscerla.
Oggi si, so di cosa si tratta. La ritrovai molti anni dopo nella discoteca che
frequentavo, eravamo ormai maggiorenni. A volte ci scambiavamo un ciao
a volte nemmeno quello. Si vestiva appariscente e girava insieme a persone
alle quali io non avrei dato 5 lire. Non la vedevo mai con delle amiche, solo
uomini, molto più grandi di lei. Uno di quegli uomini la sposò. E forse lei pensò
ad una fortuna, madre natura non era stata molto generosa in fatto di bellezza.
La ritrovai due anni fa, nel paese dove vivo oggi, il mondo è piccolo.
Ci riconoscemmo, ci fermammo a scambiare due parole, mi disse che
cercava lavoro, ci scambiammo il numero di telefono, e qualche mese dopo io
la chiamai offrendole un piccolo posto per qualche ora. Agli inzi fu difficile
insegnarle, ricordo che mi faceva venire dei moti di nevrastenia pura, non
volevo mandarla via, volevo che capisse... Poi compresi che più la riprendevo e
meno dava, compresi che le mancava sicurezza in se stessa, che trasmetteva
nel lavaro le sue incertezze e così cambiai tattica dandole fiducia e "premiandola"
per ogni cosa fatta bene, tacendo per ogni cosa fatta male. Oggi posso anche
lasciarla da sola e uscire per commissioni, porta avanti il suo.
Nel tempo la confidenza è cresciuta, più da parte sua che da parte mia, io..beh
io gli dico quel che mi pare, non è una donna che sceglierei come amica, ma ecco,
in qualche modo mi ci sono affezionata e quando mi racconta la sua situazione
me ne dispiaccio. Suo marito ha 15 anni più di lei, sono dieci anni che dormono
in stanze separate, l'unico modo che ha trovato per ribellarsi al suo stato di
disagio. Prima che si sposassero la portava fuori a cena, a ballare, in giro, poi
è finito tutto, a malapena i soldi contati per fare la spesa. Ogni tanto lavorava
come donna delle pulizie da qualche anziana signora, poi è arrivata la crisi,
le moldave e ha fatto molta più fatica, i suoi modi un pò eccentrici non l'hanno
aiutata. Così sottostava alle regole del marito che non le dava i soldi nemmeno
per un paio di calze. Ora lavora con me, non ha un vero e proprio stipendio, ma
per le sue cose potrebbe abbondare, e invece no, lui gli dice che a fine mese
non ci arrivano e i soldi li dà tutti in casa. Stamattina, mi ha raccontato che prima
di uscire di casa lui gli ha detto che è terminata la bombola del gas e che per dieci
giorni non ci sarà l'acqua calda, dovrà usare la cucina secondaria per fare da
mangiare. Il marito è in pensione, quanto prende lei non lo ha mai saputo,
non hanno il conto corrente in comune, lei il conto corrente nemmeno sa cosa sia.
Sua mamma, anni fa, gli aveva regalato 5 milioni, gli aveva messi in un libretto
in posta e lui un pò alla volta glieli ha finiti. Ribellarsi? Non sa dove andare,
cosa fare. I suoi genitori sono anziani e lei non se la sente proprio di tornare
a casa a questa età. Un lavoro vero e proprio non lo ha, non ha istruzione
adeguata, non ha esperienze professionali di nessun tipo. E lui, lui è uno
di quegli uomini di una volta in cui mettono tutto sotto il materasso, uno di
quegli uomini che controllano la propria moglie togliendole ogni possibilità
di movimento e autonomia. Già. Lei non ha i soldi nemmeno per andare a
trovare i suoi genitori e offrire loro un gelato. Ho provato a spiegargli che più
lei è sfuggente, più lui si accanisce su queste cose, che è il suo modo per tenerla.
Ho provato a dirgli di mandarlo a fare in culo, di non fare la spesa e di sputtanarsi
tutti quelli che gli dò mangiando al ristorante, invece di tornare a casa a cucinare.
Gli ho suggerito di farsi mostrare a quanto ammonta la sua pensione e  quali
sono le spese mensili da affrontare...ma non so sembra abbia paura di parlare.
Gli ho chiesto se teme che la picchi, mi ha risposto di no.
Gli ho detto di rivolgersi ad un avvocato, ad un centro donna, solo che lei ha
paura che lui voglia che se ne vada, pensa che lui si comporta così per indurla
ad andarsene e lei dove potrebbe andare? La tiene in pugno e io gli dico che
le cose non stanno così, che a lui fa comodo una donna di servizio che lava, stira,
fa da mangiare, fa la spesa, e gli porta pure soldi a casa, che lei ha 42 anni e lui
quasi 60, che finchè fa quello che vuole lui, le cose non cambiano, che deve
vincere la sua paura e cominciare a ribellarsi. Credo si chiami coercizioni
psicologica quella che tutti i giorni le fa il marito, un danno permanente
al suo benessere psichico. Oggi gli ho detto: "Se sei 10 giorni senza gas tu
digli che per dieci giorni te ne vai a fare in culo. Ti ospito io. Dammi retta, tempo
tre giorni e dà escandescenze" .  E se poi mi chiude fuori? "Chiami i carabinieri,
quella è casa tua, la tua residenza e lui è tuo marito. Non può metterti alla porta."
"Si, ma..." "Vai in un centro donna, chiedi dei suggerimenti, cosa puoi fare, quali
sono i tuoi diritti...io non lo so, conosco queste cose solo in modo approssimativo,
posso accompagnarti se vuoi..." Ma so che non lo farà mai. Bisognerebbe che fossi
io ad informarmi, fissare un appuntamento e portarcela. Poi si, io potrei
ospitarla una quindicina di giorni, magari potrebbe chiedere la separazione, i danni,
il mantenimento, ma prima che si risolvano queste cose passano anni, in
più bisognerebbe essere decise e cattive, non certo fragili, indifese e impaurite.
Io potrei anche indirizzarla, ma poi le forze deve averle lei non posso dargliele io,
magari mi metto anche nei casini. Solo che ecco, vederla uscire da casa mia con
il sorriso, come a dimostrarmi che poi non era così grave rimanere senza gas,
mi ha stretto il cuore e ho un nervoso attorno che spaccherei quella testa
di cazzo di suo marito per toglierci tutta la segatura che c'ha dentro.
Credo che il maltrattamento fisico verso le donne, sia nulla confronto al
matrattamento lento psicologico. La donna che io vedo di fronte a me è
assolutamente impotente, impaurita e priva di ogni fiducia in se stessa.
Mi chiede se il lucida labbra che le ho regalato le sta bene, me lo chiede una volta
e poi due e poi tre...ha completamente perso il valore di sè.
Se qualcuno quì è in grado di darmi delle informazioni su quali possono essere i
suoi diritti, se c'è un avvocato che può darmi una idea approssimativa sul
come lei potrebbe comportarsi e richiedere, mi aiuterebbe. Se fisso
un appuntamento per lei da qualche parte, vorrei poterla accompagnare avendo
già una idea approssimativa, senza presentarmi come paladino ignorante.
Ringrazio chiunque voglia darmi quasiasi tipo di informazione, suggerimento
o consiglio.

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L'ATTIMO PRIMA

Post n°137 pubblicato il 19 Maggio 2012 da BacardiAndCola

 

 

 

Siamo tutti molto, molto esseri umani.
Tutti terreni.
Forse è nel sonno che non lo siamo più,
o magari più semplicemente non ce lo ricordiamo.
O forse è quando siamo bambini,
quando i nostri giochi sono come i nostri sogni...
nell' isola che non c'è.

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L'attimo primo del sonno
L'attimo prima di venir risucchiati da una anestesia generale
L'attimo prima che il sogno ci prenda.
L'attimo prima tra sonno e veglia.
L'attimo prima.
Mi piace pensare di essere lì
dentro l'attimo prima.

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 http://www.youtube.com/watch?v=vrx5mwxMICg

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STRANE INIBIZIONI...

Post n°136 pubblicato il 16 Maggio 2012 da BacardiAndCola

 

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Il post di ieri sera suppongo fosse molto, molto chiaro, non mi piacciono
le "pressioni psicologiche". Scrivo quando mi pare, passo negli altri blog quando
ne ho voglia e commento solo quando trovo qualcosa da dire.
In più non ho timore di mettere il mio viso quì sopra perchè ciò che dico,
penso, racconto o affermo, non ha la faccia, ma semplicemente perchè non
m'interessa mettercela. In vetrina ci sono i miei pensieri, ciò che amo e ciò
che non mi piace, quello che faccio e che non faccio, in vetrina non ci sono i
miei occhi, non ci sono le mie labbra, ne le mie mani, nè il mio sedere,
quelli li dò a chi scelgo io. Oppure a chi per forza di cause maggiori, mi vede
scendere e salire dal treno, andare a comprare il pane, girare in bicicletta
per fare più veloce le mie commissioni ecc ecc...

 

Cambiando argomento, il mexicano, ha scoperto dopo quasi 5 mesi che
sono (anche) timida...in un frangente specifico si è messo a ridere come
un matto e mi ha fatto anche il verso con tanto di imitazione.
In un altro frangente invece ha detto che me linus e la sua copertina
non fan differenza...ho riso io come una matta.
Nelle ultime settimane, sembra che non si chieda più se la nostra è o
non è una storia di sesso, dopo vari approcci in cui io l'ho fermato
dicendogli che pensa solo a quello, si è reso conto che  non ero io la
causa del nostro male, bensì lui. C'è da dire in proposito a questo, che
sabato sera, arrivando a casa mia dopo 4 ore di automobile, morto
dalla stanchezza perchè in piedi dalle 6 del mattino e giunto a casa mia
in piena notte (le due) che ancora doveva mangiare, invece di tuffarsi
in una doccia rigenerante e mettersi a tavola, anche solo per un pò di frutta,
mi ha guardata e mi ha detto: "Non ho più fame e ci sono cose che rianimano
all'istante."  Io? Oh io sono ben felice di queste  "grazie" ricevute,
ci mancherebbe!! Finchè durano questi stati adrenalinici, va che è un lusso!!

Il giorno dopo invece, in giro per le stazioni Venezia- Treviso, mentre io lo
stuzzicavo (ma solo un pochino) lui serio mi ha detto:
"Se non la smetti, io ti stendo quì!!" Mi sono messa nell'angolino buona
buona, perchè temevo lo facesse sul serio.

C'è da dire poi, che le signore ai tavoli vicini dove andiamo a bere un caffè,
pare guardino curiose la sua mano che carezza il mio viso e il nostro
tubare vicini vicini, in effetti due adolescenti darebbero meno nell'occhio.

Il lunedì, dovevamo andare al mercato e difatti ci siamo alzati alle 9, peccato
che dopo siamo tornati a letto e ci siamo alzati all'ora di pranzo, mangiando
qualcosa più o meno al volo prima che ripartisse. Insomma, debbo dirlo, ora
quella preoccupata sono io, non sarà mica una storia di sesso?
Così ho ri-sfogliato tutti quei libri di psicologia che ho in casa sull'amore,
attrazione, eros, innamoramento ecc...rimembrata la memoria su cose che a
detta da illustri sono assolutamente normali, mi sono tranquillizzata.
Quindi forse, riusciremo ad arrivare al 30 maggio e potremmo festeggiare con
un bicchiere di vino rosso il fatto che ci stiamo frequentando da 5 mesi
(è un santo!) domenica, quando glielo ho ricordato, si è toccato le biglie per
scaramanzia (non essendoci ancora arrivati) mi sembra un buon segno.

Per quanto riguarda invece il mio abbigliamento, mi piacerebbe parlarvi del mio
abito arancione che sicuramente osa un pò, considerato il colore. Il mexicano
dopo avermi detto almeno una diecina di volte che stavo bene, gli è scappato
che mi mancavano le strisce fosforescenti per attirare l'attenzione.
Mi piacerebbe tanto mostrarvelo, ho una fotografia molto carina che abbiamo
fatto mentre provavo un cappello di paglia nero in un negozio...ora penserete
che sono uno di quei fenomeni strani che ogni tanto si vedono passare in giro..
beh, pensate un pò quel che vi pare. Io, il mio abito arancione lo trovo
decisamente carino per l'estate.

Poi potrei parlarvi delle scarpe. Già, io amo gli infradito, comodi, leggeri e piede
quasi nudo, ma l'altro giorno entrando in un negozio ho comprato un sandalino
tacco nero 11  e uno più portabile tacco 7. E perchè?? Perchè ho scoperto
sabato scorso che a lui piacciono i tacchi e quelli che avevo di colore beige
di Giardini, non erano nemmeno di quelli su cui devi camminare sulle punte
delle dita e tenere l'equilibrio...Confesso che il tacco 11 l'ho comprato solo
dando per certo che se son pronta alla caduta, lui mi terrà su, sperando che
in quel momento non sia distratto. Uhm...

Quindi potrei parlare del mio lavoro...mercoledì' scorso ho avuto un incontro
con due soci (un uomo e una donna) di una ditta. Mi hanno telefonato loro,
e loro mi hanno chiesto un colloquio, dopo aver avuto il numero da una ditta
con cui ho lavorato in precedenza. Si sono fatti un ora e mezza di macchina
e mi hanno raggiunto per l'aperitivo. Il fatto è che loro pensavano di fare
le domande e che  io fossi lì per rispondere, si sono trovati leggermente
a disagio quando si è invertito il ruolo. Lui ha preso la parola e mi ha detto:
"Non capisco cosa stia cercando, non dovremmo essere noi a fare le
domande?" Io con un sorriso a 32 denti (con una gran voglia di spedirli tutti
e due) ho replicato: "Noi siamo quì per conoscerci, la cosa è reciproca.
Voi avete avuto il mio numero di telefono e mi avete telefonato, quindi nel bene
o nel male, di me qualcosa sapete professionalmente parlando, io di voi
non so assolutamente niente, non ho un sito a cui far riferimento, i lavori svolti,
da quanti anni siete sul mercato, come operate... Quindi, credo che per instaurare
fin da subito un rapporto sano, al di là se poi collaboreremo insieme, oppure no,
sia necessaria una conoscenza reciproca non trova?"  Ecco, diciamo che il
colloquio è andato più o meno così. Erano partiti con l'dea di alzarsi da quella
sedia in vimini con in tasca un nuovo assunto, in realtà si sono alzati da quella
sedia un tantino confusi su quel che effettivamente avevano da offrire...in
parole povere cercheranno "appoggi" prima di darci una risposta. 
E in confidenza, a sentore se non mi ri-telefonano è anche meglio, perchè questi
due mi sembravano cercassero la manna per risalire dal baratro...ad ogni modo
vedremo che succede...

Indi, potrei parlare della mia mamy, che ancora non si è deciso quando lascerà
Roma per venire a prendersi qualche strillo e qualche coccola a casa mia.
Ho voglia di vederla!!

Passando alle amicizie, una si dà per dispersa ed è chiarissimo che non ha
voglia di raccontarmi le sue disgrazie. Una dovrei vederla in settimana per
un gelato, la Sonny l'ho vista venerdì scorso ed è ancora alle prese con
Peter Pan, Schianto forse riuscirò a vederla giovedì a pranzo, in quanto
l'università della seconda età la sta prosciugando di ogni tempo ed energia.
Il fratellino forse riuscirò a rivederlo tra qualche settimana, appena io e il
mexicano decideremo la data per Mirabilandia...

Altro da dire (scrivere) ?
Si, mi sono scottata con 10 minuti di lampada a bassa pressione,
ma come si fa?!! 

 

Ho sviscerato tutte le stupidaggini macinate negli ultimi giorni...
Non so dire quando ci sarà il prossimo post...
ma se non scrivo non vuol dire che sto male...poi torno.

 

Baci a pioggia a tutti.

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TEMPO CHE NON LASCIA TEMPO

Post n°135 pubblicato il 15 Maggio 2012 da BacardiAndCola

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LIBERO RAPACE

Post n°134 pubblicato il 07 Maggio 2012 da BacardiAndCola

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.Arriva alle 14.30, suona il campanello e poi sulla porta di casa dice: "Posso?"
Gli offro un succo di frutta, mentre giro poi per le stanze per chiudere porte e
finestre prima di uscire, non ho molti ricordi del mio sculettamento misto ad
imbarazzo come in questo caso. I tacchi indossati mi davano fastidio, avrei
camminato molto più volentieri scalza, l'abito sportivo, la scollatura...aveva
ragione Ligabue, molto più facile se ci si presentasse vestiti solo del bicchiere.
"Dove si va?"
"Vediamo dove troviamo aperto per mangiare qualcosa..."
Camminiamo vicini e parliamo di niente. Mi sbircia poi gli viene così:
"Posso dartelo un bacio?" (Ok si, ho una gran voglia anche io di baciarti, solo
che ecco, io adesso ho una fifa micidiale, non è che poi io abbasso le difese
e tu ti diverti a farmi a pezzettini. Io vorrei anche...però se magari prima parliamo
un pò e mi fai capire, io mi rassicuro e...) si avvicina e mi sfiora le labbra.
"Non me lo hai mica dato bene questo bacio, no per nulla..."
Altri due passi e mi ri- bacia. Questa volta mi trattiene meglio e io faccio meno
resistenza. Troviamo un locale, l'unico aperto quì di domenica pomeriggio.
Ordiniamo dei tramezzini e ci accomodiamo fuori. C'è il sole. Nessuno dei due ha
voglia di dire granchè e da come ci guardiamo le comunicazioni abbiam voglia
di spostarle altrove. Mi tocca la schiena, le mani, il collo....a tratti una cosa,
a tratti l'altra, un pò mi divincolo, un pò ci stò. E ho l'impressione che tutti
guardino noi. "Non ci vede nessuno...vedono solo che ti sto baciando..."
"Stiamo dando spettacolo, stai fermo..." Tenerlo a bada è l'impresa del secolo.
(Magari è solo anche una infatuazione in cui la sessualità prevale su tutto. Però
dov'è che l'ho letta quella cosa? Si dai...diceva che per capire se lui è innamorato
di te, lo capisci quando diventa normale volerlo fare anche in centro commerciale
all'ora di punta. Mah?!) " Senti, ma tu lo faresti in centro commerciale all'ora di
punta?" "Davanti a tutti?" "Beh no, magari rintanato in un angolino, vedo che
ogni colonna è quella buona..." "Mi piace metterti spalle al muro...ti dispiace?"
"Spalle al muro eh?! Dipende da quanto tempo ci devo stare!!"  "Scegli il centro
commerciale." (un peccato siano stupidaggini ste cose che si leggono in giro...)
"Ma vuoi stare fermo?!" "Se stare distanti 15 giorni fa questi effetti dovremmo
farlo più spesso." " Non mi sembrava fosse così diverso a distanza di 4-5 giorni"
"Ah si?! Allora non mi ricordo." "Parliamo un pò..." "Non ne ho nessuna voglia..."
"Nemmeno io...ma dobbiamo..." "Stasera, domani mattina..." "Va bene..."
"Andiamo al parco?" "Tu vuoi andare al parco?" (Si, al parco giochi).

Se è vero che il sesso è comunicazione e sono convinta che sia così,
di più non credo che avremmo potuto dirci... a parte il delirio sconnesso
che dopo l'amore, uno dentro l'altro, io ho iniziato. In qualsiasi modo questa
storia andrà a finire, porterò sempre con me i suoi occhi umidi di un azzurro
intenso intenti a guardarmi. 

"Sono buoni questi affettati, e anche il vinello non è male..."
"Cos'è successo quel giorno?"
"Un sacco di cose, ero stanco soprattutto. Negli ultimi tempi la voglia di vederti
c'era e anche quella di stare con te, ma la voglia di mettermi in macchina e fare
il viaggio, non c'era. Poi quando arrivavo ero felice di esserci. E anche
economicamente, stavo - sto, dando fondo a tutte le mie riserve...mi preoccupa
un pò questa cosa." "Come vogliamo fare?" " Non so...forse dovremmo diluire un
pò di più, vederci ogni 15 giorni..." (stiamo già insieme così poco...)
"...però per questo mese dovrei farcela...tiro un pò di quà, un pò di là, qualcosa non
lo pago e...a te non da mica fastidio se mangio pane e cipolla per un pò, no?!"
 (no, ma se fai fatica a metterti in macchina per fare il viaggio adesso, domani non
sarà diverso...600 km restano). "Ho cambiato il sedile della macchina, di modo che
non mi tornasse fuori il mal di schiena, un conto è fare 30 km e un conto e farne
600 in due giorni) "Non sei rassicurante..." "Non ho altri dubbi, sto bene adesso..."
"Ti sono mancata?" "Si, a partire dalla terza settimana. Le prime due mi sembrava
di non dover più correre da una parte all'altra..." "Comunque, avevi ragione. Io non
c'ero. Non come avrei dovuto, ti venivo poco incontro per questo...non avevo capito...
mi sei mancato." "Si, ma hai gestito tu oggi...mi tieni a distanza sicurezza, significa
che non vuoi darti e tieni le difese alte." "Ho paura...c'è da farsi male." "
Cercherò di non fartene...ma ti voglio intera." Una zanzara mi gira intorno...
"Hai una zanzara che ti vuole pungere, stai ferma..."
"Ammazzala! Ammazzala! che sono solo tua.!" Scoppio a ridere...lui mi guarda e
testeggia con un sorriso sornione che sarebbe da riprendere. Quando ti serve
una cinepresa  non c'è mai. "Ad ogni modo, tante cose si dovrebbero risolvere il
prossimo anno, sarò molto più tranquillo e avrò molto più tempo, si tratta di
tirare un pò fino  ad allora..." "E con il discorso che non sono una donna di famiglia
che intendevi?" "Credevo che tu volessi impostare le cose in modo più free, non
pensavo ad esempio che volevi comprare casa..." "Certo che lo pensavo. Non so
quando, ma pensavo di scegliere un posto vicino al mare, come piace a tutti e due,
un posto servito, non troppo distante da tua figlia, poi bisogna vedere se ci
arriviamo fino lì, siamo appena agli inizi della storia e non sappiamo come procederà...
o se avremo le disponibilità economica per farlo soprattutto..."
Smette di piovere, paghiamo il conto e torniamo verso casa.

"Fumo l'ultima sigaretta e andiamo a letto..."
"Sono le 21.30..."
 "Si, ma tu sei stanco..."
"E' vero, ma pensavo tu volessi guardare un film..."
"Lo facciamo noi..."
"Che film vuoi fare?"
"Dopo te lo spiego..."
"Se andiamo a letto adesso, domani alle 7 sono sveglio..."
"Lo so, anche io sarò sveglia alle 7..."
"Facciamo la doccia insieme?"
"No, domani mattina..."
Ci stringiamo dentro un abbraccio che sembra infinito.
"Ho voglia di morderti..."
"Ti voglio libero rapace..."
" Avvoltoio?"
"No, ma il rapace ha le ali e prende la sua preda dall'alto, sul mio
corpo ti voglio libero." (si, sto decisamente delirando)


Mi sveglio a mezzanotte, mi guardo intorno nel buio, mi alzo...
"Dove vai?" (bello sentirti che ti manco appena mi assento dalle tue braccia)
"Vado in bagno, ora torno..."
Faccio quello che devo fare, poi vado in sala, bevo un succo e mi accendo
una sigaretta, torno in bagno, mi lavo i denti e torno in camera...
mi muovo per la stanza...mi chiama "Marika..." "Si, sono quì..." ritorno tra
le sue braccia. "Non riesci a dormire vero? Siamo andati a letto troppo presto
per te...se vuoi, puoi andare di là, non me la prendo..."
"No, stai tranquillo, ora mi addormento..."
"Quanti cambiamenti che stai facendo per me..."
"Ne stai facendo anche tu per me..."

Ci svegliamo che è mattino presto, al piano di sopra litigano...
 "Bah, faranno anche spesso l'amore..."
"Dici?"
"Vieni quì..."
"Dai che andiamo a fare colazione...poi andiamo a farci un giro, ora delle 13
c'è tempo. Questa volta è presto."
"ah ah ah...Pensavo mi mordessi..."
"No, come faccio io dopo se ti eviro."
"Oh finalmente siamo arrivati al bisogno."
"Uhm...Tu sei decisamente pericoloso..."
Mi guarda...mi abbraccia...sono belli questi intrecci di mani, di gambe...
"E' la posizione dell'amore questa sai?"
"Mi ricorda la locandina dell'Ultimo tango a parigi..."
Il letto sembra sempre poco ampio per come ci rotoliamo, dagli spifferi
della serranda entra il sole...gli occhi suoi sembrano un mare...
"Una forza trascendentale dagli occhi blu..."
"Trascendentale?"
(Si, vaneggio, lasciami perdere.)
"Dai che andiamo!!"
"Facciamo la doccia?"
"Si..." 
Alle 11 siamo in giro per il mercato, poi a mezzogiorno ci sediamo in una enoteca
per pranzare...la giornata è stupenda.
Alle 13 toriniamo verso casa, deve partire... 
"Stamattina ti sei riparata anche con il cuscino. Secondo me ti difendi in tutti
i modi possibili e immaginabili...appena senti che...alzi le difese."
"Potrei anche perderla la testa."
"Seee, non ti piglia nessuno a te, porti l'armatura."
"Magari se la perdi anche tu. Come si fa a farti perdere la testa?"
"Bisogna tagliarla."
"Che stronzo..."
Arriviamo a casa, mi accompagna dentro, va in bagno, esce...
"Devo andare..."
"Si, ma prima..."
Tiro fuori il coltello del pane dal cassetto...
Ci mettiamo a ridere...un bacio...due...
"Ci vediamo sabato..."
"Si..."

 

Una mia amica poco dopo mi invia un sms per avere notizie e news.
Le telefono...parliamo.
Sentenzia:" Lo sai vero che è un casino Marika?"
"Si."
"Ecco, quindi prendi questo in acconto. Perchè quì c'è da starci male poi."
(Vaffanculo!)
"Beh senti, le cose vanno come devono andare. Ci stiamo provando,
garanzie di quel che è domani non ce le dà nessuno. Sto bene, mi fa stare
bene e non ho nessuna intenzione di fermarmi perchè si prospetta difficile."
"Se te ne innamori e la cosa si va a chiudere, sei poi fregata per altri due
anni in metabolizzazione."
Faccio spallucce..."Ne sono decisamente infatutata!"
"Vabbè dai...ho capito. Tanto hai già deciso."
"Si, ho già deciso."
"Ci vediamo in settimana per l'aperitivo."
"Si, chiamami. Baci baci"

Mi guardo intorno...apro tutte le finestre, rifaccio il letto, poi mi preparo
il caffè, mi siedo in veranda e mi godo questo post "trauma".
Sorrido...
Sono decisamente incosciente, ma senza i suoi occhi oggi non posso...
e i capelli da tirare e spettinare...nononono non se ne parla proprio!

 

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IL RUMORE DELL'ONDA

Post n°133 pubblicato il 06 Maggio 2012 da BacardiAndCola

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Ora, mi dispiace aver cancellato tutto. Non ho nemmeno salvato in archivio.
Ho sempre usato il blog come spazio in cui spalmarmi in anonimato, senza
tener conto di chi avrebbe letto e di cosa avrebbe pensato. Quì sembra ci
sia un mondo parallelo in cui tutti conoscano tutti, non lo so quale sia
esattamente lo scopo, se è un modo per sfuggire dalla propria solitudine.
Io comunque ho sempre vissuto il blog distaccata dalle persone che vi
entrano. Ci sono alcuni rari avatar/persone a cui sono particolarmente
legata per stima e rispetto, seppur non abbia mai visto il loro volto o sentito
la loro voce e pochi, davvero pochi conoscano il mio vero nome o la mia faccia.
Non ho mai utilizzato il blog come "approccio" anche se so che quì c'è di tutto,
tra cui persone che s'incontrano in camere di albergo impersonali e al buio.
Beh, io non ho mai cercato niente quì sopra e quello che ho trovato è
semplicemente capitato. Così, me ne sono sempre fregata di quello che
scrivevo. In passato ho avuto a che ridire, su ciò che avrebbe dovuto esser
riservato e io ero stupita dell'importanza che si dava a chi passava a leggere
(sconosciuti) più dell'importanza che si dava a me che scrivevo, dando 
i miei pensieri e le mie percezioni sulle cose. Ma sono solo punti di vista
diversi. Riportandomi al discorso iniziale, quando scrivevo di noi,
(di me e il mexicano intendo)lo facevo con la stessa leggerezza con cui si prepara
un caffè. Mi piaceva cercare le cose dentro spazi vissuti e mi piaceva ricatturare,
fermare e immortalare momenti, attimi, percezioni, che mi erano inizialmente
sfuggiti. Riordinavo le cose in un modo che forse solo io posso capire.
Lui, mi ha sempre letta, solo qualche volta commentato, ma difficilmente
ciò che scrivevo è stato nostro argomento. La vita era fuori dal blog, mi ha
sempre lasciata libera di esprimermi, di essere come volevo. Non l'ho mai
sentito o vissuto come geloso di un "personaggio", non so se è un bene o
un male, però me lo disse quel giorno: "Io non ti ho mai limitata e impedito
nulla." Beh, aveva ragione. Io non sono "brava" come lui in questo, ho più
limiti, me ne dispiaccio, forse sono più diffidente e sfiduciata o forse fa parte
del mio carattere- indole. Il blog vuoi o non vuoi offre di tutto e forse sono
meno sicura di me di quanto appaio, quando di mezzo c'è qualcosa o
qualcuno a cui tengo. Dicevo che mi dispiace l'aver tolto quasi ogni cosa/post
da quì sopra. Mi chiese: "Perchè hai cancellato tutto?" E io gli risposi che non
avevo più chiaro cosa davvero fosse stato reale e cosa fossero solo miei
pensieri e percezioni. Ora mi domando cosa sia più vero, se i momenti che vivi o
se di vero c'è come tu vivi quei momenti. E poi, si, devo ammettere che quando
mi sento ferita, l'unico modo con cui riesco a reaggire è la chiusura, per
difendermi, non permetto più all'altro di "toccarmi", se solo riuscissi a rimanere
"aperta" su ciò che penso e a come mi sento, andrei molto più lontana.
Riacquistare quella parte femminile che ha tutte le sue fragilità e non si
pirita di mostrarle, riconquistare quel ruolo di "morbidezza" che permette
un dialogo e invece alzo muri, scatta l'orgoglio, mi mangio la mia paura...
e questo non ha nulla a che fare con i torti e le ragioni. Siamo esseri imperfetti.
Lui dice che gli psicologi in terapia di coppia, insegnano ad azzerrare tutto senza
azzerrare l'altro per poi ricominciare a costruire...forse a me piacerebbe di più
risolvere le cose man mano, più che far tabula rasa, ma a volte non siamo capaci
di gestire come vorremmo. Ciò che invece mi ha sorpreso di me stessa è che
invece di distruggere tutto per impedirmi qualsiasi ripensamento, come facevo
di solito in altri tempi, luoghi, persone, ho tenuto in piedi quello che era stato
fatto, al di là di ciò che è accaduto dopo. E poi, poi invece di mettermi a correre
per mettere spazio, cose, persone, tra me e gli ultimi fatti, mi sono fermata a
riflettere. A cercare di capire, capirlo, capirmi. Noi ci siamo "acchiappati" così,
leggendoci e lo abbiamo fatto per diverso tempo solo come "avatar", stavo
ben attenta a non aprire porte, lui abitava lontano e io conosco le difficoltà
di una storia a distanza, cose fine a se stesse non m'interessavano e così
presa dalle mie cose, non davo peso alla simpatia. Quando lui la dichiarò
apertamente e indirettamente l'anno scorso in agosto o giugno, non ricordo,
feci finta che non mi riguardasse. La porta io l'aprì quasi per caso a fine
novembre, non stavo cercando nulla credo, se non un confronto, divenne
nel giro di brevissimo tempo una specie di sfida e un raccontarsi a vicenda.
Mail lunghissime in cui si parlava della nostra vita...in quel periodo io stavo
male per un amore finito e in più frequentavo un ragazzo da qualche mese
che si stupiva che io lo chiamassi amore come fosse un intercalare.
Privatamente, io e lui, lo chiamavamo il "Bell'Antonio", non so dire come fece,
ma lui si  fece spazio tra i miei casini. Tra una mail e l'altra chiusi la
"relazione amicale" che stavo vivendo e fu l'inizio vero di una chiusura con tutto
il passato, al di là di cosa sarebbe accaduto tra di noi. Poi ci sentimmo al telefono
e pochi giorni dopo  decidemmo di vederci. Prenotò un albergo e il 30 dicembre mi
raggiunse. Non ci sfiorammo nemmeno quel giorno e poi forse era più un gioco.
No, non ci credevo. L'ultimo dell'anno prese posizione al mio fianco con persone
che non aveva mai visto e che io conoscevo da anni. Lo fece con una tale
semplicità e spontaneità che sembrava che nella "posizione" ci fosse da sempre.
Quella notte volle fermarsi con me sul mio divano, c'era un caldo micidiale,
eravamo scomodi e c'era un letto che lo aspettava in albergo. Nella mia camera
c'erano degli ospiti, fondamentalmente io avevo creato una situazione che
non mi desse modo di andare oltre un semplice piacevole  incontro. Ma lui
mi tenne tutta la notte tra le braccia su un divano che era una pernacchia,
tentò di togliersi la giacca, di togliersi un qualsiasi indumento per poter
respirare e vivere meglio il caldo, ma non glielo permisi....se fosse timore di lui, 
di me o di noi non lo so. Non volevo creare occasione. Ci addormentammo
così, vestiti, accaldati e abbracciati su un divano mignon. Il giorno dopo gli
amici che ospitavo andarono a Venezia, noi che avevamo dormito poco e male
decidemmo di trasferirci in camera da letto, l'intenzione era di riposare...già!
Ripartì il 2 gennaio e il 6 gennaio era di nuovo da me e poi così tutti i fine
settimana 600 km tra andata e ritorno. Mi sembrò così strano prendere il
treno e raggiungerlo a casa sua tre settimane dopo, questa pendolarità e
questa bolla. Andavo piano, andavo cauta e io non sono lumachina, o parto o
non parto. Mi buttavo nella storia, la vivevo, ma avevo pronto il mio paracadute.
Mi prendeva sempre in giro e diceva che volevo gestire, comandare, decidere io,
io ridevo e pensavo che lui me lo stesse solo facendo credere. A Pisa, qualche
settimana dopo ci fu una discussione. Cercavamo una pizzeria e io fermai dei
ragazzi per chiedergli di qualche bel posto vicino dove si mangiava bene. Lui si
offese, disse che lo avevo scavalcato e che non gli avevo dato fiducia. Lo avevo
fatto senza malizia alcuna, ma  fu lì che si conquistò parte del timone.
Fu lì che io mi lasciai andare permettendogli anche di "portarmi". Questa cosa,
cambiò molto il mio modo di vivere le cose uomo-donna. Lui mi prendeva per
mano e mi diceva andiamo di quà e io lo seguivo, anche se non sapevo dove
stessimo andando, e ci furono "percorsi" che io non avevo mai fatto, che lui
m'incitava a prendere...su alcune cose rimanevo un pò dubbiosa prima di
"buttarmi", ogni volta in cui dicevo si, si conquistava un pò di spazio in più e
a sè mi avvicinava. Alle amiche, dicevo che stavo molto bene con lui, che mi
faceva stare bene, ma che aveva dei tempi veloci che un pò mi spaventavano
e che no, non ne ero innamorata. C'era il desiderio, ma non era passione,
c'era l'attrazione, ma non era amore. Una cosa del tutto nuova. Mi rendeva
serena, ma non sentivo esplosioni interne. Il mio miglior amico, mi diceva che
con gli anni cambiamo e cambia anche il nostro modo di vivere le cose e di amare.
Io curiosa, portavo avanti questa cosa ed ero convinta che malgrado tutto,   
mi sarei potuta staccare in qualsiasi  momento senza soffrirne. La storia
sembrava quasi si facesse da sola, ogni tanto lui mi parlava di futuro e io lo
ascoltavo dicendo si...ma non ho ricordi, di aver mai detto, iniziato qualcosa io.
Un giorno mi chiese: "Quanto mi vuoi nella quotidianità?" Ricordo di aver eluso
la domanda. Poi un' altra volta mi chiese di conoscere i miei e io rimandai la cosa.
Ci ripensai da sola alle sue domande e non trovai le risposte. Stavo bene, molto
bene e non volevo pensare a tutti quei problemi che se le cose avessero
funzionato, tra due- tre anni avremmo dovuto affrontare, come il mio
trasferimento in Toscana. Niente me lo avrebbe impedito non avendo forti radici
quì, ma i cambiamenti spaventano sempre un pò e così io mi vivevo il bello
della storia e rimandavo a domani le cose difficili. Non lo so quando iniziai a credere
davvero in noi, so soltanto che fu merito suo, non mio. E non lo so, se lui
davvero ci credeva in noi o se voleva soltanto crederci. Un giorno, all'improvviso,
tre mesi e mezzo dopo, di fronte ad una difficoltà di comunicazione entrammo
entrambi in panico e conflitto, lui espresse in un colpo solo miriadi di dubbi e
paure, io reaggì chiudendomi e non detti nessuna possibilità di recupero. Anche
nei giorni successivi rimasi in "difesa" e le telefonate che ci furono erano
accusatorie. Io gli dicevo che lui aveva sbagliato e lui mi rispondeva che io lo
avevo chiuso fuori e poi mandato via. La poca forza  negli intenti che sentivo
dall'altra parte, mi demotivava (sempre e solo come dico io)  e man mano
prendeva piede la sua razionalità che alimentava la mia. Dopo tre settimane di
lontanza, mi sono  chiesta se davvero volevamo chiuderla questa storia, così ho
preso coscienza della mancanza. I suoi occhi blu, il suo coccolarsi pettinandosi i
capelli, il fare l'edera abbracciandomi sul divano guardando la tv,
l'addormentarsi abbracciati, il girare per negozi, la spesa insieme, il cinema
pagando uno e  vedendo due, il suo senso dell'umorismo, la sua vanità con le donne,
la partecipazione nelle cose, la sua forte personalità accompagnata da inaspettata
fragilità, il far l'amore all'alba, il concerto di Mannarino, l'opera di Notre Dame,
la mini vacanza al mare, quel paio di serate con gli amici, quel pizzico di sana
follia che lo rendeva tanto anticonformista quanto uomo capace di quotidiano,
e tante, tante altre cose. E fu così che mi resi conto che a modo mio ci avevo
creduto, solo che non avevo fatto niente , io avevo solo accolto con grazia,
seduzione, gioco, "amore"  "l'ospite". Io gli dicevo che una panettiera era più
adatta a lui, di quanto non lo fossi io e che se gli dava fastidio la mia sigaretta,
di donne tra Pisa e Treviso se ne trovavano un sacco.
Ma rimasi comunque di stucco quando lui disse che questa voglia di venirsi
davvero incontro non c'era. Mentre pensavo tutto questo ho riaperto le
comunicazioni  esterne, stando comunque a guardare priva di  qualsiasi voglia, 
anche solo di un caffè per scambiare due parole, ho copiato e subito dopo 
gettato  tre numeri di cellulare. Poi martedì scorso, ho composto il suo numero:
"Mi hai anticipato, lo stavo facendo io..." 
"Ho voglia di vederti..."
 "E come facciamo?"
"Non lo so... Dipende da quando sei libero..."
"Domenica..."
"Va bene..."
E ora dobbiamo parlare, parlare di un sacco di cose.
Gli psicologi insegnano che fare tabula rasa è ultile per ripartire da zero
facendolo in modo migliore, non lo so, se noi siamo davvero capaci e se
riusciremo a crederci tanto da superare tutte le difficoltà che una storia
a distanza comporta...e altre difficoltà...
 Non lo so, quanto davvero ci sia tra di noi e se tutte le nostre paure, dubbi
( e ne abbiamo tante) potranno essere gestite. Se troveremo quella
chiarezza necessaria. Se da quel io più te, può nascere davvero un noi.
Di quel noi però, abbiamo già cominciato a parlarne e quello che  c'è stato 
tra me e lui, malgrado tutte le nostre logiche, ci riporta quì, uno di fronte all'altro,
con  tutta la nostra voglia di darsela a gambe, tutte le nostre perplessità, difficoltà,
e tutta la nostra voglia di rivederci,  sperando che occhi negli occhi  abbia la
prima forte motivazione e le nostre parole possano esser veicolo per
crederci davvero.

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SONO DOVE VAI...

Post n°132 pubblicato il 04 Maggio 2012 da BacardiAndCola

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Gli avevo chiesto solo un programma per poter cambiare e aggiornare
il mio computer. Dieci giorni dopo (Torino - Treviso) mi è arrivato il
programma e anche un  piccolo portatile della Samsung.
"Perchè?" gli ho chiesto.
"Perchè tu il tuo lo avevi prestato al tuo ex marito e dopo non hai più
avuto il coraggio di chiederglielo indietro e sei rimasta senza."
"Sei sempre imprevedibile..."
"E tu sempre il mio fiore preferito..."
"Hai il mio stupore."
"Lo so. Per questo l'ho fatto." 

 

Non gli avevo chiesto nulla, non era nemmeno una ricorrenza particolare,
è arrivato con un quadro (un metro e mezzo per un metro) con la cornice
intonata con le nuove lampade.
"Andando in bagno l'altro giorno, ho visto che sopra il letto della tua
camera mancava un quadro. Ho visto questo per caso, mi è piaciuto e
te  l'ho preso, spero ti piaccia."
"Certo che mi piace è bellissimo!! Dai che lo appendiamo."
"Aspetta che metto la dedica."
Prende un pennarello nero e scrive:
"Per una Donna speciale. (nome)"
Sorrido...

 

In meno di una settimana ho riecevuto due bellissimi regali,
così, senza motivazione...senza pretese!!
Beh, peccato che come ex davvero importanti nel mio passato,
io abbia solo queste due persone, con il primo è finita 5 anni fa
e con il secondo sono quasi 10 anni.
Rapporti trasformati in amicizie (non occasional-love)
Pensa se ne avessi avuti più di un paio?!  
è che sono state storie "troppo" lunghe e dense, ne avessi avute altre
simili, sarei decrepita e con la dentiera. 

 

Per quanto "difettosa" io sia, per quanto stronza anche,
qualche volta, so lasciare un buon ricordo di me,
ed è questo soprattutto che mi rende felice, 
non gli oggetti - regalo. 

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DALLA PELLE AL CUORE

Post n°131 pubblicato il 04 Maggio 2012 da BacardiAndCola

 

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Non è facile ammettere una mancanza, la cosa più difficile è capirlo, andare oltre
limiti, razionalità e timori  e farlo con se stessi, poi ci si sveste di tutti gli inutili
fronzoli e disarmati ci si presenta all'altro. Svestirsi di corazze, di difese è una
delle cose più difficoltose; quando lo si fa, ci si rende conto di quanta paura
abbiamo noi e di  quanta ne ha l'altro che hai  prevenuto, forse solo di qualche
attimo. Nelle svolte importanti, problemi, dubbi e paure fanno il girotondo, 
siamo bambini che giocano a gessetto. In  reciproca fragilità si capisce che, 
se ciò che è stato vissuto non era solo una esplosione  di luce, ha la forza
sufficiente per far sì che gli occhi negli occhi, diano la maggior parte delle
risposte e le parole sospese,  facciano palazzi o distruggano fondamenta.

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PANI E PESCI - PESCI E PANI, SENZA TRUCCO VI MOLTIPLICO DOMANI.

Post n°130 pubblicato il 01 Maggio 2012 da BacardiAndCola

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Oggi, in cui ho deciso di lasciare per un pò il genere maschile nel suo mondo,
non perchè ce l'abbia con lui, ma per rivolgermi a me stessa, lo faccio con una
specie di pace interiore, in cui trovato il bandolo della matassa, cerco di
fermarmici su, per poter poi sviluppare scelte e comportamenti non più
teorici, ma pratici. Questa "crescita", iniziata 17 giorni fa,  mi porta quindi
a guardare il mondo maschile con occhio distaccato, occhio che  non si rifiuta
di "giocarci" o di "rapportarcisi", ma che tiene e si tiene a distanza "emotiva" per
ricercare se stessi, ricercare una sorta di "verginità", da poter dare a colui che domani
sceglierò e da cui sarò scelta, al di là di come poi andrà a finire. Senza quindi
isolarmi, mi guardo intorno, assecondando con semplicità i miei moti, senza
per questo cadervi dentro. Mi diverte stare a guardare la fatica
maschile, che come noi genere femminile, cerca quella mezza mela che vada
a riempire gran parte dei vuoti affettivi e possa rigenerare quel senso di
"appartenenza" uomo-donna perduto, riconoscendo in lei tutte le motivazioni
di uno, o più,  "fallimenti" vissuti e trovando il senso che fino lì, gli han portati.
Aspettativa quasi  irrealizzabile che però muove verso l'altro. E così ascolto e
rispondo, rimanendo dietro e senza "darmi", mi "nutro" dell'altro mondo, per
poter capire meglio chi e cosa sto cercando e se in qualche modo posso
essere ciò che l'altro cerca, al di là di ciò che sto cercando io. Come se
volessi ritrovarmi  nell'occhio dell'altro, mi rigenero e cerco di re-inventarmi.
Mi stupisco così di quanto difficile sia anche per loro (uomini) trovare e trovarsi e
sorrido del loro modo di guardarci, che trapela un mondo femminile altrettanto
privo di tutte quelle virtu' che consentono una relazione sana, soprattutto
con se stesse.

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Un Lui:
Bene so che tutti non siamo per tutti ecco perché
mi evito volentieri :
Badanti 
Ciniche 
Straniere 
Impulsive 
Insofferenti
Dislessiche
Finte magre 
Egoiste/Aride
Iene/Arpie/Avvoltoi 
Tirchie/Avare/Spilorce/Sordide

Pseudo Extraterrestri 
Mantidi religiose e non 
Casi patologici clinicamente incurabili 
Depresse unipolari con forme croniche e non 
Ogni forma di idiozia anche latente o indotta 
Mentalmente instabili/nevrotiche/psicolabili/squilibrate

Sofferenti di :
Cefalee PRIMARIE
1) Emicrania
2) Cefalee tensive
3) Cefalee a grappolo

Cefalee SECONDARIE
4) Traumi alla testa
5) Problemi vascolari
6) Problemi intracraniali non vascolari
7) Problemi legati a sostanze specifiche o alla loro assenza
8) Infezioni Anomalie metaboliche
9) Problemi di omeostasi
10) Condizioni associabili a strutture facciali o craniali
11) Cefalee di origine psichiatrica
12) Altre neuralgie craniali

Principesse e Regine 
Donne che non sappiano nemmeno come preparare una cena decente 
Che abbiano litigato per tutta la vita con la cultura e con il ferro da stiro 
Donne isteriche alla stazione in attesa dell'ultimo treno con biglietto non
obliterato 
Permalose, musone, problematiche, malmostose, scontrose,
scorbutiche, inadeguate, prive del senso del vivere, e incapaci di gestire
un rapporto .


Mi appassionano :
Persone mentalmente sane, intelligenti, brillanti, perspicaci, eclettiche,
dotate di senso dell' ironia e grandezza di pensiero, frizzanti come le
bollicine dello champagne ma capaci al tempo stesso di forte umanità
e Incommensurabili passioni...
E per ultimo mi sia concesso .....con un
pizzico per quanto piccolo di sana entusiasmante follia !!!

Io:
Considerato l'annuncio, mi sembra lampante che voi uomini non siete
messi meglio di noi donne. Mi consola. Grazie per avermi fatto sorridere.

un altro Lui:
RICERCA: allora cerchiamo un attimo di far chiarezza :-)
sono una persona piacente, buona cultura e livello sociale, intelligente,
ironico sarcastico,  non scontato, educato, pulito, gradevole nella conversazione,
generoso e gentile con una  donna ma nello stesso tempo istintivo ... insomma
per non annoiarvi sono une bella persona ... e per questo cerco una donna che
abbia TUTTI ma proprio TUTTI questi requisiti ... pertanto chi mi contatta, oltre che
visibile, deve avere quanto meno essere alla mia ALTEZZA .. altrimenti è solo
tempo perso ....
Ecco forse ora non mi contatterà più nessuno :-))))
buona fortuna a  tutte.

Io:
Hai lanciato la moneta nel pozzo...
Sono un pò bruttina, per tutta la vita ho lottato con saponetta e cultura, il livello sociale
non so cosa sia, l'intelligenza da sempre mi passa solo accanto, nella conversazione
tendo a balbettare, un pò egoista e scontrosa, sicuramente istintiva, ma un tantino
sulla difensiva....insomma non sono proprio una bella persona...in compenso ho
un pò di gobba e quella porta sicuramente fortuna. 

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E da quì, noi tutte Donne, l'analisi verso noi stesse.
Che incontri hanno fatto questi uomini??
Siamo davvero sicure di poterci esimere dalla responsabilità di aver
contribuito  a far diventare l'uomo colui che oggi è??
Non siamo forse noi che li partoriamo, li cresciamo, li incontriamo,
li amiamo e si, anche li "distruggiamo" ?!
Chi è l'uomo di oggi??
E noi chi siamo??

 

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Bellissima canzone di Renato Zero
che già nel  1979 iniziava a ironizzare
"esasperando" i rapporti uomo - donna

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CHIARIMENTI

Post n°129 pubblicato il 30 Aprile 2012 da BacardiAndCola

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Passato lo stupore, mi sono sentita più rivolta verso l'ascolto piuttosto che 
pronta a mitragliare sentendomi dalla parte del giusto. Scoprire le mie
"responsabilità" per esserne cosciente, nel caso ci fossero state. Capire cosa
davvero fosse accaduto, un modo per avere una chiara idea di ieri, chiave
per poter guardare domani con estrema serenità. Così ho fatto quella
telefonata, sapendo di trovare dall'altra parte qualcuno che aveva già trovato
le sue risposte e giuste o sbagliate ne aveva fatto sua forza.
"Credo di essere ora pronta ad ascoltarti, a capire...al di là di un noi.
Le precedenti telefonate, quelle che mi hai fatto, trovavano un uomo ancora
un pò confuso e una donna più arrabbiata e delusa che pronta a capire. Oggi
forse siamo più centrati, oggi vorrei parlare..."
"Non lo so, cosa mi prese quel giorno. Non riuscivo a trovare la strada per
arrivare a te e d'improvviso mi sentii fuori posto.Tutto mi sembrò difficile e
tutti quei progetti che avevo in testa lontanissimi. Pensai alla nostra
diversità, alla distanza, a mia figlia e ai miei problemi, pensai che tu forse
non ti saresti mai trasferita e che io avevo un sacco di cose da sistemare.
Tutto mi sembrò un enorme macigno e le mie paure presero il sopravvento,
tu non facilitasti nessuna cosa, mi dicesti di andarmene e io me ne andai.
Ero stanco, stanco per i viaggi, stanco per quella doppia dimensione, per
come correvo da una parte all'altra cercando di farci stare tutto dentro,
stanco per gli antibiotici che stavo prendendo, per quel mal di gola...
sono stato impulsivo, affrettato e si, ho sbagliato. Ero stato bene, stavamo
bene, ma nelle ultime settimane mi sembrava che non ci fosse più la voglia
di venirsi incontro, tu mi dicevi che avevo degli orari che solo una panettiera
poteva reggere, ho avuto l'impressione non ci fosse più, da parte tua
soprattutto, la voglia di e io facevo lo slalom tra i paletti evitando. Quella
mattina ero troppo stanco per evitare ed è venuto fuori tutto insieme."
"Hai visto le foto?"
"Si...sono molto belle."
"E' un peccato che non ne abbiamo fatte a Jesolo..."
"Avevo la macchina fotografica, ma non mi è venuto in mente. Magari
avremo modo di farne altre..."
"Perchè non me ne hai parlato dei tuoi dubbi?"
"Perchè è un mio limite. L'esperienza che ho alle spalle mi ha insegnato
a soffocare, dubbi paure e perplessità..."
"Non credi che questo timore sia sorto nel momento in cui la storia free
diventava e chiedeva cose diverse? In fondo va tutto bene quando tutto
va bene, le cose diventano difficili quando le cose si complicano e magari
la fatica era più grande del gusto."
"A me manca quello stare vicini sul divano abbracciati, mi manca di più
di quando facevamo l'amore, mi manca chi eravamo e mi manchi tu, non
so a te, ma a me si. E se abitavamo vicini ti avrei cercata nel modo in cui
volevi tu, con la forza che chiedevi tu, avrei suonato il  campanello di casa
tua e le cose Marika, sarebbero andate diversamente.
Come già ti dissi sarei venuto da te tutte le sere, se abitavi vicino, anche
solo per imparare a inserirmi nei tuoi tempi, per insegnarti i miei, solo che
così, con questa distanza è difficile e non ho più 30 anni, mi rendo conto
di averne quasi 50 e fare la valigia ogni fine settimana mi pesa.
Al venerdì sera devo aver già pronto tutto, essermi  organizzato per mancare
dalla mia vita, dalle mie cose. E' un impegno economico, è un impegno di
energia, una energia che non ho in questo momento, forse anche dovuto
a tutte quelle cose che sto vivendo e che sto cercando di sistemare..."
"Magari non c'è stato lo scatto in avanti, quello scatto che dà la
motivazione giusta..."
"O magari c'è anche stato. Non sono contento per quello che è accaduto,
di come sono andate le cose, solo che mi rendo conto di non essere all'altezza
delle tue aspettative, mi sembra tutto molto difficile e vorrei fare di più, solo che
non ci riesco. Se tu abitassi ad un ora di macchina sarei lì da te adesso,
ma sono 300km e poi penso a come potrebbe essere se tu poi venissi quì
e non dovesse funzionare, cosa facciamo?? Mi sembra tutto così complicato
e difficile e anche la casa che dovrei cambiare perchè a te non piace e 
spiegarlo a mia figlia...e non ce la faccio...non sono pronto..."
"Non era una cosa che dovevamo fare adesso, era una cosa che poteva
venire forse, nel tempo. Non lo so se ho forzato in qualche cosa, ma mi 
sembrava di essere tranquilla su questo aspetto delle cose..."
"No, tu non hai forzato. Sono io che ho guardato troppo avanti e quello
che ho visto mi è sembrato complicato e molto, troppo lontano. Non lo so se
sarei capace di riprendere questa relazione, di superare questo momento e
di darci tutte quelle cose di cui abbiamo bisogno per ritrovarci. Sei una
donna impegnativa...c'è la distanza...ce ne vuole molta di energia...
oggi non mi sento così forte e capace."
"Questo chiarimento, mi è stato molto utile e ho voluto cercarlo certa che
avrebbe fatto bene a tutti e due. Siamo stati bene insieme e il passaggio tra
una storia "free" e una storia davvero importante necessita di una forza di
sentimento che va ben oltre le difficoltà esistenti. Si, se avessimo abitato
vicino forse sarebbe andata in modo diverso. (O forse no. Tu avresti cercato
la donna che tutte le sere c'è, perchè di questo ne hai bisogno. E io mi sarei
sentita soffocare, perchè troppo, troppo presto. Forse!) Questa battuta di
arresto è superabile solo da una motivazione che non si esplica nel comprensibile,
ma proprio nell'incomprensibile. Nessuno dei due sta così male da riuscire a
tirare l'altro a sè. Avevo più o meno chiaro le cose, ma temevo di essermi
persa qualcosa strada facendo. Capire cosa sia davvero accaduto, oltre la
propria singola versione delle cose, porta oltre in un modo molto più
sano e limpido senza lasciare dubbi, strascichi o rancori. Ti auguro di
trovare la serenità di cui hai bisogno...Ti bacio forte. "
(Abbi cura di te Mexicano e abbi cura del tuo palato, perchè questo
sappia sempre distinguere il rafano dal miele).


E quel chiarimento mi ha fatto bene e mi ha lasciata libera da qualsiasi
dubbio o domanda. Capace anche nella eventualità di ripartire per altri
mondi. La mia mappa oggi è piena di cose, ma non sono cose sparpagliate,
sono cose che riordinate mi danno un disegno più o meno preciso.
Disegno che forse non mi portera' dove voglio andare, nel modo
in cui desidero, ma ho smesso di giocare con i lego e a suo modo,
seppur non si sia toccata l'altezza a cui si aspirava, per me questa
relazione è stata importante, una bella storia che mi ha dato un metro
di misura da adottare e che poi al suo termine, mi ha spinta verso il mio
dentro trovando tutti i taselli che mi mancavano, permettendomi quindi
di trovare la chiave per chiudere  "il cerchio".

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" L' AMORE " AI TEMPI DEL COLERA

Post n°128 pubblicato il 29 Aprile 2012 da BacardiAndCola

 

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Nel pieno di una rivoluzione interiore, su cui fatti esterni mi han portato ad
una analisi personale inevitabile per esigenza di cambiamento nel mio
rapportarmi al sesso maschile, che forse è ancora lontano dal giusto modo
per poter davvero costruire qualcosa di bello e durevole, cerco di confrontarmi,
soprattutto con me stessa, di pormi delle domande cercando di trovare delle
risposte diverse da quelle che fin ora mi sono data.
Giovedì, rientrando da una scappata a Milano per questioni di lavoro, mi ha poi
ritrovata a pranzo con una mia cara amica. Amica che per certi aspetti mi
assomiglia molto e per altri è assolutamente differente. Ciò che comunque
mi/ci spinge a cercarci, oltre che per le condivisioni facili, è sicuramente la
comprensione di quegli aspetti simili, che spesso affrontiamo in modo diverso
o che comunque, dal di fuori vediamo in modo distaccato, quindi più realistico. 
Anche lei, donna molto libera e indipendente elettivamente, economicamente
e con un percorso importante, ha appena concluso una relazione, forse in
procinto di iniziarne un'altra, che casualmente gli si è presentata. Amata, si è
resa conto di non amare e di fronte al disagio che si vive, quando si vorrebbe
poter fare, senza avere comunque tutti gli ingredienti, si stava facendo una
domanda importante che a voce alta ha fatto anche a me, che vivo un
momento diverso, ma che comunque mi trovo spesso di fronte le stesse
difficoltà di rapporti uomo donna (che vanno al di là dell'amore o del non amore)
Si chiedeva, se noi che vorremmo che l'uomo che ci sta di fronte fosse 
effettivamente all'altezza delle nostre aspettative (grandi o piccole che siano)
non siamo fondamentalmente "sbagliate" e incapaci di "accompagnare" l'uomo,
dove noi volessimo che andasse. E quindi la nuova domanda: Ma noi, lo
vogliamo un uomo che dobbiamo "accomapagnare"??
In sintesi, pare che oggi (e generalizzo su tutto e tutti) l'uomo sia fragile,
quindi non in grado di fare ciò che dovrebbe esser fatto, senza avere dietro
la manina o testolina illuminante. Una volta, funzionava allo stesso modo,
la donna stava dietro e l'uomo camminava avanti prendendosi tutti gli onori
del suo essere. Non lo so se le donne fossero felici di questo, ma da come parlava
mia nonna, forse si e le relazioni rimanevano in piedi. Mia nonna, mi diceva che
la coppia è fatta da 4 gambe di un tavolo, tre sono nostre e una è loro e che
i rapporti durano in base a quanto noi vogliamo farli durare.
Insomma, io da quì vedo una poca considerazione dell'uomo e nella
consapevolezza della donna, una specie di accettazione del proprio ruolo o
dei ruoli. Oggi noi donne, magari non tutte, vorremmo che quel tavolino stesse
su con le solite 4 gambe, 2 noi e 2 l'altro. Io e la mia amica siamo arrivate 
addirittura a dimezzare le gambe del tavolo: ne bastano due, una di fronte
all'altra, non laterali, non centrali, stessa grandezza, stesso peso.
Ma i rapporti cascano giù. E di solito le cose "imputate" sono le stesse.
Quindi per arrivare da qualche parte, considerato che non si riesce a trovare
l'altra gamba del tavolo, dobbiamo senza ombra di dubbio modificare la nostra.
E tutto si può fare, ma se noi quel tavolo lo vogliamo fatto in quel modo,
come facciamo? Proprio mentre parlavamo di questo, al nostro fianco,
ci accorgiamo di un numerologo. Ora, lo so che per la maggior parte delle
persone queste sono stronzate autentiche, noi che veniamo da un'altra
"scuola", su cui abbiamo constato che queste stronzate hanno un riscontro
effettivo del 80% se fatto da persone giuste, ne rimaniamo affascinate. 
Così questo "vagabondo" mai visto prima, seduto a fianco del nostro tavolo
e che per pura e sola passione, senza scopo di lucro, distribuiva le sue "perle"
a chi passava di lì, ha rivolto anche a noi lo sguardo. Scherzando io gli ho detto:
"Dia anche a noi la sua saggezza" mi ha chiesto nome, cognome e data
di nascita. Pochi secondi dopo ha esortito così: "E chi ti ferma a te?! Sei un
vulcano di energia, potresti fare qualsiasi cosa, giri con il mantello del diavolo,
la tua forza è la tua risorsa. La tua libertà il tuo punto di riferimento.
Gli uomini sono affascinati da te, ti cercano, ti vogliono, ma poi si rendono conto
di non riuscire a stare al tuo passo,  di non essere all'altezza, di non saperti tenere,
si spaventano, si vergognano e se ne vanno.  Il 6 , la pigrizia, ti salva.
Fortemente dinamica e vivace mentalmente, tu stessa non tieni fisicamente
 il tuo passo. Sei intelligente, usa la tua intelligenza in un modo che possa
accompagnare l'altro a te e non in un modo che lo costringa a correrti dietro,
questo gli darà la serenità necessaria per poterti vivere senza sentirsi
perennemente sul banco di prova e quindi in difetto. Se non modifichi questo
tuo aspetto, continuerai a suscitare grandi passioni, ma anche  la paura di
non saperti tenere  Ti ho dato quel che ti serve di sapere: L'aspetto che ti fa
vincente è lo stesso aspetto che ti crea limite."
Così ha sentenziato e così mi ha ammazzato!!
Mi ha colpito molto di tutto questo "lavoro interiore" accompagnato da
accadimenti intrinsechi che mi aiutano a sviscerare, come se man mano
volessero giungere tutte le risposte, un fatto esterno.
Venerdì sera, sono uscita a cena con il mio ex marito e per la prima volta,
mi sono resa conto di un fatto che per 25 anni, non ho considerato:
Parlando di due caratteri completamente diversi che si sono amati e che si
sono sopportati per ben 15 anni e che poi, sono riusciti a trovare una
dimensione alternativa. Scopro con stupore che colui che era il più
fragile tra i due (forse perchè amava di più) è in realtà il più forte.
Mi si chiederà il perchè continuo a parlare di forza e debolezza, il perchè io
sia convinta sia importante. No, la coppia non è un braccio di ferro, ma è
necessario che le due personalità si somiglino, altrimenti nel tempo, nella
abitudine, uno finirà per "schiacciare" l'altro, creando insoddisfazione e
infelicità. Ne ho viste di coppie in cui lei/lui parla, parla, parla senza accorgersi
di quanto l'altro faccia fatica solo ad esprimere una sua idea, un suo pensiero.
Non c'è chi è giusto e chi sbagliato, sono semplicemente mal accoppiati, non
riescono a rimanere interi e uno sovrasta l'altro. Di questa disparità entrambi
non sono felici. Tornando al mio ex marito, mi racconta forse per la prima volta,
il nostro modo di viverci quando stavamo assieme. Mi spiega con i suoi occhi,
come sono fatta e mi racconta del perchè siamo riusciti a stare assieme tutti
quegli anni. Perchè non è mai caduta la stima o la fiducia.Mi narra  delle mie bizze,
della mia dolcezza, della mia capacità di tirarlo fuori dai suoi silenzi-chiusure (orso)
 di come so inventare le giornate e riempirle. Mi dice che in questi dieci anni di
"solitudine" io ho perso una cosa importante, che con lui avevo,  la capacità di
trovare nella debolezza dell'altro, il modo di renderlo forte, coraggioso, importante,
di prenderlo per mano insegnandoli a starmi vicino. Di accompagnarlo appunto
come una donna e non come un uomo/nemico. Mi spiega che io ho già trovato
le mie  risposte, quelle che forse mi mancavano quando stavo insieme a lui,
ho  dimostrato egregiamente a me stessa di sapercela fare da sola. Mi mancava
un pezzo di me e dovevo correre avanti per trovarlo, quel pezzo l'ho cercato e 
l'ho trovato. Ho fatto senza una "vera" affettività perchè  dovevo dimostrarmi di
cosa sarei stata capace  senza, dovevo scoprire chi ero.Ora lo so e non ho quindi
più bisogno di chiedermi come sarebbe se, ora ho solo bisogno di tornare a fare la
donna, quella che sa essere accogliente, comprensiva, quella che sa anche
ripescare il suo uomo che è finito in fondo al mare. La donna appassionata che
non nasconde la propria emotività, fragilità, ma sa gettartela in faccia, disarmandoti.
Mi spiega che impegnata a difendere ciò che con fatica mi sono conquistata, perdo
di vista una cosa importante:mettere da parte tutto questo e non avere paura di
dire "Ho bisogno di te, come tu hai bisogno di me." e allenarmi a farlo tutti i giorni
come facevo una volta.Mi consiglia di cercare la donna che c'è in me e di farla
uscire, perchè quella donna esiste ed è molto più bella di quella che oggi gira
armata per timore di essere ferita o per paura le venga tolto ciò che le appartiene.
Ride sul mio stupore.
"Come faccio??" gli chiedo. "Forse sono cambiata..."
"No..." risponde "Io quella donna la ritrovo nelle piccole cose, quando per esempio
venisti con me per quel neo...eri l'amica, eri la mamma, eri la donna, eri mia
moglie/compagna e nessuno ha pensato lì dentro che tu fossi l'ex. Quella donna c'è
devi solo tirarla fuori e non avere paura di mostrarla a chi t'incontra. Troverai la
strada Marika. Ma stai tranquilla, tra 15 anni io vado in pensione, 1,05 in meno, ma
libero di godermi la vecchiaia. Mal che vada ti prendo per mano e ti costringo a
seguirmi in giro per il mondo." Lo guardo perplessa.
"Oh, non guardarmi così! Tu avrai le tue esperienze, io le mie. Se per allora non
avrai trovato nessuno di così coraggioso da tener fede alle tue aspettative, non
avrai più voglia di cercarlo e siccome lo so che non ti accontenti, ma che non
vuoi invecchiare da sola, invecchierai insieme a me."
"E tu, in questi 15 anni? Potresti trovarla una nuova compagna no? Potresti
innamorarti, potresti desiderare di condividere la tua vita con un'altra persona..."
"Io, non m'innamoro più e amo troppo la mia libertà per lasciare che qualcuno
s'intrometta nei miei tempi e nelle mie cose e poi sono troppo pigro per 
impegnarmi in una relazione seria e duratura..."
"Figurati se avrai voglia di farlo a 60 anni con me, con l'età poi si peggiora anche!!"
"Con te è diverso...ti ho scelto che avevo 22 anni e tu 17."
"Mi risceglieresti oggi?"
"Si, lo farei. Ma sei tu che non risceglieresti me e sono un uomo...quindi troppo
stupido e troppo orgoglioso per anche solo provarci."
"Mi sembri Florentino."
"Chi è?"
"Il personaggio principale  dell'amore ai tempi del colera"
"E lei chi era?"
"Bah, a questo punto un' autentica idiota."
"Che dici? Ti porto a casa?"
"Si, troppa carne stasera, mi sento un pallone."
Il viaggio di ritorno è silenzioso, ognuno rincorre le sue cose.
Lo guardo e so con certezza che è una delle persone che sono davvero "mie"..
"Di'... me la fai una promessa??"
"Dimmi..."
"Se io un giorno dovessi trovare un uomo con cui voglio davvero stare e lui vuole
stare con me. Io e te non ci perdiamo e questa cosa che potrebbe dividerci
definitavamente la superiamo...ricapovolgiamo tutto nuovamente e tu non sarai
così geloso da rovinare tutto quello che insieme abbiamo costruito."
"Cosa ti fa pensare che io sarei geloso? Non ti ho mai impedito niente e hai sempre
avuto il mio appoggio su qualsiasi tua scelta, compreso gli uomini."
"Si, ma nessuno mai ha preso davvero il tuo posto. Nessuno ha sostituito il
ruolo effettivo, il marito rimani tu, l'unico a cui mi rivolgo quando in difficoltà. L'unico
di cui mi fido ciecamente, che mi conosce, che mi ama e mi accetta per quella che
sono e che non ci ha nemmeno mai provato a cambiarmi. Nessuno dei due ha mai
chiesto il divorzio, che lo vogliamo o meno, consciamente o inconsciamente siamo
ancora marito e moglie. Ci raccontiamo le storie che  viviamo, ma nessuno dei due
ha mai presentato all'altro un compagno/a, siamo  stati ben attenti a non incrociarci,
a farci vedere, a ferirci. Come se fosse un muto accordo. Il nostro legame vuoi o non
vuoi è a doppia mandata, quindi se dovessi decidere di vivere con  qualcun altro,
spezzerei questa cosa,chiederei il divorzio e  pretenderei la  stessa base: crederci
fino in fondo e non in forma psicologica "precaria" Non potrei fare diversamente con
un  rapporto come il nostro alle spalle, il nuovo rapporto dovrebbe  avere la stessa
valenza e questo cambierebbe  ogni cosa tra me e te."
"Va bene, lo prometto. E tu me la fai una promessa?"
"Dimmi..."
"Se non lo trovi, tra 15 anni vieni in Sud Africa con me...è bellissima. E poi in
qualsiasi altro posto in cui voglio andare, senza se e senza ma."
"...promesso."
"Marika!!"
"Io vorrei che tu cercassi una compagna che ti facesse felice."
"Saresti gelosa e ti perderei.Tu vuoi esser primadonna, la prima cosa che faresti
è sparire. E' così che hai fatto con il Torinese, quando hai pensato di non essere
l'unica hai fatto la cosa più stupida del mondo, ti sei tirata indietro pur sapendo
benissimo che avrebbe scelto te."
"Era diverso. E' stata la scusa per rompere qualcosa a cui non credevo più. 
 E si, forse sarei gelosa, è umano credo, ma non mi perderesti.
Il mio sarebbe egoismo non amore, non quel tipo di amore, sono sicura che
distinguerei la differenza, così come so farlo ora."
" A questo punto mi verrebbe da chiederti cos'è l'amore? Ma te la risparmio.
Io non voglio trovarmi una donna Marika, mi piacciono tante donne, per un pò...
un mese, due mesi, poi mi stanco...esattamente come più o meno succede a te.
Allora me lo prometti?"
" Non sono sempre io che decido che il rapporto deve finire, a volte termina per
incomprensione, altre non c'è abbastanza, altre certo mi stanco. Ma io la sto
cercando una relazione che abbia tutti gli ingredienti, tu no! Io non voglio essere
responsabile di eventuali tue scelte o speranze. Speranze che comunque vanno
ad influire su ciò che vivi. Se dai 60 anni in poi non vuoi essere solo, dovrai sforzarti
di trovare oggi una donna che ami le tue rughe domani. Se io ti faccio questa
promessa, sarà un patto e io e te abbiamo sempre rispettato i nostri patti. Dovessi
trovare ciò che cerco questa cosa mi legherebbe e patirei nello spezzare le tue speranze."
"Sai Marika, mi sorprende sempre come riesci a mantenere il tuo senso di libertà.
Non hai promesso, non perchè non vorresti, ma per proteggere  eventuali tue
scelte di domani. Una donna qualsiasi di questa cosa avrebbe riso e avrebbe promesso,
tu no! Tu vuoi fare le tue scelte di domani senza essere condizionata e nello stesso
tempo mi vuoi proteggere da false speranze ed eventuali patimenti, in quanto il
mio eventuale dolore potrebbe costringerti a fare delle scelte diverse. Poi mi chiedi
perchè non m'innamoro...perchè sono poche le donne che avrebbero dato questa
risposta e forse nessuna mi vorrebbe bene come mi vuoi bene tu. Sei arrivata..."
Lo guardo e spezzo "l'incantesino" dicendo: "Non ci esco più con te!!"
"Perchè voglio fregarti?!! Deve ancora nascere quello che t'incastra."
"Si, ma io voglio trovarlo!!"
"No, tu sei terrorrizzata di trovarlo. La donna  che conosco io è una donna
meravigliosa, ma ha paura che l'amore le offuschi la ragione o la porti lontana da
quello che ha deciso di essere. Così si sceglie storie a distanza di improbabile durata
e di difficile soluzione, uomini incastrati in doppi nodi. Oppure storie con
persone lontanissime dalla capacità di capirla. Ed è troppo intelligente per non
esserne consapevole. Così si assolve compiacendosi di quanto aveva capito.
Quando davvero vorrai trovarlo un uomo, quando vorrai una vera storia,
toglierai i pantaloni attilati e ti metterai la gonna con un tacco 12, tornerai ad
essere la donna morbida e accogliente che io conosco e sceglierai qualcuno
che ha una vita normale, fatta di cose normali che può raggiungere casa tua
in 40 minuti al massimo. Allora si, crederò che lo stai cercando. Fino ad allora
continuerò a pensare, promessa o meno, che verrai con me tra 15 anni in
Sud Africa e farai anche poche storie."
"Ma va a fan culo!!"
"Quando ti ribelli mi piaci da matti!! Peccato che tu sia così selvaggia da esser
capace di graffiarmi, dovessi anche solo pensare di domarti."
Non gli rispondo e scendo dall'auto, come al solito attende che io sia rientrata
in casa prima di ripartire...spirito di protezione.
(In Sud Africa tra 15 anni!! Ma a fare cosa?? Se non siamo riusciti a rimanere
insieme o a tornare insieme oggi, se ciò che ci lega oggi sono solo le cose fatte
insieme nel passato perchè dovremmo tornare insieme quando siamo vecchi?
Per condividere cosa? La dentiera?
L'amore ai tempi del colera o anche il  film di Nuti in Donne con le gonne.
"Perchè vuoi farti cremare? Fai come me, mi faccio mettere nella terra così poi
ritorno in ciclo."
"Bravo! Torna in ciclo!"
"Se ti ci fai mettere anche tu nella terra poi si torna in cliclo tutti e due e si sta
insieme anche dopo."
"E' proprio per questo che voglio farmi cremare!"
"Allora, vorrà dire che mi faccio cremare anch'io!")

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LA PRIMAVERA DI NOVEMBRE.

Post n°127 pubblicato il 25 Aprile 2012 da BacardiAndCola

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Ho fatto molte cose in questi ultimi giorni, non sono state forse cose
risolutive, ma sicuramente sono dei semi che daranno piccole pianticelle
che dovrò continuare ad annaffiare per farle crescere sane. A differenza
di tempo addietro, dove ciò che volevo lo volevo tutto e subito, oggi ho
compreso che le cose che si ottengono con la cura a posteriori, hanno
maggiore durata e risultato. Ho imparato a tenere leggermente sotto
osservazione la mia impazienza. La mia indole di base, salta sempre fuori,
bisogna stare attente, ma ecco, ci sto provando ed è già un successo.
Ho pensato molto, pensato a me a cose passate, spesso ho sorriso...
Ad esempio mi sono ricordata di una sera con una mia amica, avevamo
litigato agli inizi di gennaio e per mesi non ci siamo sentite, poi ho
incrociato un' amica comune che sapevo la frequentava e ho scoperto
che non si vedevano da tempo. Conosco il suo giro (di questa amica con
cui litigai intendo) e i suoi momenti di chiusura quando non sta bene,
sono una delle amiche che la conosce di più, con cui litiga di più, così
gli ho mandato un messaggio: "Ho incontrato la Anny, penso tu non stia
bene...sono quì!" E lei mi ha risposto poco dopo: "...Non sto bene.E quando
sto così mi isolo, risorgerò e ti chiamo. Ti voglio bene. Grazie."
Qualche giorno dopo ci siamo sentite e accordate per  due chiacchiere a casa
mia. Tanto tempo che non ci vedevamo e l'ombra di quella discussione che
ci stava addosso, non sapevo nemmeno se avevo davvero voglia di vederla.
E' arrivata mentre io ero al telefono, si è seduta sul divano in attesa.
Ho concluso la mia telefonata, l'ho guardata e gli ho detto:
"Ciao, come stai?" in tono gaio. Lei ha abbassato gli occhi, stava per
rispondermi bene, malgrado andasse tutto storto, ne sono convinta, e io
senza attendere la sua risposta, mi sono seduta a fianco a  lei e gli ho detto:
"Una vita che non ci vediamo, che fai non mi abbracci?"
senza aspettare che fosse lei a farlo l'ho stretta a me, ho sentito le sue
braccia che mi circondavano con la stessa forza, ho sentito il suo corpo
che si abbandonava dentro il nostro abbraccio e nello stesso modo mi
abbandonavo io, erano cadute in un momento tutte le difese e siamo
rimaste lì, così, abbracciate, in silenzio per qualche minuto, quando ci
siamo riprese non avevamo più bisogno di niente, di chiarire nulla.
Era stata una cosa non pensata, era venuta da sola, senza intenzione
alcuna e quell'abbraccio oggi ce lo ricordiamo e sappiamo che litigheremo
ancora e ancora, ma sappiamo chi siamo, e questo poi alla fine è ciò
che conta. Poi, poi mi è venuto da pensare ad un vecchio grande amore,
dopo una telefonata in cui mi avvertiva di avermi spedito un programma
che gli avevo chiesto. Ho tirato fuori la mia scatola da scarpe con tutte
le nostre fotografie, lettere e 5 diari che riportano ogni nostro sms e ogni
nostra telefonata dei 5 anni passati insieme (Pazza!) Ogni volta in cui mi
dimentico che l'amore esiste, apro questa vecchia scatola e mi ricordo di
come sono, di chi so essere. Trovo bellissime parole, ritrovo momenti, ritrovo
la mia Cambogia e rivoluzione, dentro e fuori. E' l'uomo che ho amato di più.
Di lui amavo i pensieri, le follie, la sensibilità, la cultura, non c'era cosa che
non amassi e soprattutto amavo il nostro modo di prenderci in giro,
la nostra quotidiana tenzone, ci provocavamo tutti i giorni. Per 5 anni quest'
uomo, quando si svegliava al mattino, mi inviava il buongiorno, fosse tra
noi bel tempo o brutto tempo. E solo oggi capisco tante cose.Qualche volta,
malgrado siano passati 5 anni dal nostro addio, (da quel giorno in cui io
smisi di rispondere al telefono, telegrammi, rose, messaggi e mail non
furono sufficienti) lui mi dice:"Non avresti dovuto lasciarmi". Io rido e
rispondo: "Le donne non lasciano mai chi amano, sono gli uomini che le
costringono". Allora ride anche lui. Solo oggi, mi rendo conto di quanta rabbia
che fece gabbia, mi portai dentro per più di due anni. Ero feroce. Ero feroce
con lui, ma soprattutto con me. Ci siamo perdonati e quando ci ricordiamo
di noi, sappiamo di avere davvero toccato qualcosa di alto, un altezza da cui
non ti salvi mai. Credo che così, si possa amare solo una volta nella vita, poi
certo, ti ricapita di innamorarti, di amare anche, ma è diverso, sei una
"sopravvissuta", e questo non lo dimentichi mai.Così quando mi scordo dell'
amore, di quello che riesce a fare, a dire, a pensare, torno lì, da noi, da lui,
da come sapevamo riempire la nostra distanza in km, di come sapevamo
esserci, e mi ricordo che l'amore esiste e ci si può credere. Poi ho pensato a ciò
che venne dopo di noi, a quel mio modo di girare in tondo, senza mai trovare
o trovarmi davvero e poi ho ritrovato quel senso di libertà, che tocchi quando
ti liberi davvero di qualcosa, quando sai e senti che puoi davvero re-innamorarti,
quando il cuore e la testa sono vuoti e hai di nuovo voglia di dare. E così capita
una sera, all'improvviso, che quella bocca ti sembra sia tutto quello che stavi
cercando, una specie di riconoscimento di cui poi hai paura. E sorrido pensando
a come io frenavo e a come l'altro correva, una settimana solo per un bacio, quando
lui pensava ormai che a me non piacesse nemmeno. Poi, poi...mi viene in mente
la pazzia di due persone che vorrebbero stare insieme e non ci riescono.
Quanta paura e immaturità di fronte al sentimento. Corrono le immagini come
in un film, mi rivedo mentre gli tiro le ciabatte,  mentre ridiamo di noi che ci
rincorriamo attorno al tavolino della cucina, rivedo quando lo faccio a pezzi con parole
sputate con rabbia, rivedo quando lui fa a pezzi me. Rivedi le sue chiusure e i suoi
silenzi e io che inquieta voglio spaccare il mondo. Poi lo ritrovo attaccato al mio
campanello di casa alle 9 del mattino, o quando vuole scavalcare il muretto di
cinta perchè non gli apro la porta, quando voglio chiamare i carabinieri perchè non
se ne vuole andare, a quando rimane una serata senza dire nulla seduto sul
divano mentre io non gli rivolgo la parola. E ricordo i miei dispetti cattivi e
illogici che giocano con la sua gelosia, o tutti quei momenti risucchiati da una
passione che era più forte di quello che volevamo noi. E poi le mail e i messaggi
che inviavo per rompere i silenzi, non mi arrendevo perchè c'era qualcosa che
sentivo oltre le parole...le conferme che poi arrivavano.
E il ritrovarsi dopo mesi girando a vuoto per ore per  la  città insieme, con una
bottiglia di acqua naturale che ci passevamo a vicenda.
Quel mio amare incondizionatamente quel suo senso di stupore che si portava
appresso, quel fanciullo nel candore...Le notti in bianco passate ad insultarci,
l'unico modo che riuscivamo a trovare per ricollegarci.
Ci combattevamo e ci vincevamo senza capire..e lui che diceva:
"No, io non t'amo." e che tornava dicendo "Ti odio." Adesso a bocce ferme,
ci rido su, pensando che c'è sempre qualcosa che è oltre, oltre la nostra
capacità, oltre la nostra logica...e oggi si, so che dovrei chiedere scusa per
tante cose dette, fatte, per tutte le mie contraddizioni, così come un giorno
forse saprà dirlo lui, non a me, non importa,ma a se stesso. E da lì vado ancora
piu' a ritroso con i ricordi, e ritorno a mio marito, a quella età, a quella facilità,
in cui l'amarsi tutti i giorni sembra la cosa più naturale del mondo e mi accorgo
qual'è il vero collante: le cose fatte insieme. Nulla ci lega oggi se non quel
tempo condiviso. E ancora corro avanti con la memoria alle ultime cose,
all'ultima storia. Mi ritrovo nei dubbi di quell'inizio, quel camminare con il freno
a mano e la capacita' comunque di buttarmi cercando di trovarmi con candore
nelle cose, dove non è più la passione smodata, l'innamoramento cieco che fa
da guida, ma la voglia di trovarsi, di piacersi, di capirsi, di essere. E la scoperta
di cose nuove, io che credevo di avere fatto tutto, mi scoprivo e m'inventavo
diversa, e curiosa proseguivo e sempre più mi avvicinavo all'altro. E poi la
sorpresa, la meraviglia di qualcosa che crolla. Rimanere lì immobile a cercare
dentro, diversamente da quanto fatto prima, in altri mondi, in altri tempi.
Il mondo fuori che si muove e io che ne conosco la frenesia, restare lì a guardare
sapendo che il mondo non va via e che puoi acchiapparlo domani. So tante cose
oggi e tante non le conosco ancora. Una amica m'invita ad una festa, qulcun' altro
saputo che, m'invita a cena...e io dico "Ma no..." questo è un tempo mio.
Un tempo per le amiche, per il mio lavoro, per il mio nuovo reggime alimentare
dato da un nautorologo, non ho più bisogno di correre da nessuna parte e
so che tutto quello che verrà io non l'avrò cercato, ma mi troverà.
Ho la mia mappa di ieri che ha dato vita alla mappa di oggi.
E' una mappa che mi trova diversa, gatta da divano che conserva l'indole
felina e l'indolenza sensuale, ma sono un'altro tipo di bestia. E la femmina
diventa donna, irresistibile. L'orchidea che sboccia. E' la primavera.
E me le ricordo, le parole di Jack che in una lettera  quel grande amore m'inviò:
"Io ho sempre adorato donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare
al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono vedere e capire…”attenti…il cantiere è aperto…stiamo lavorando
per voi… ma soprattutto per noi stesse…”. Più delle albe, più del sole, una donna
in rinascita è la più grande meraviglia, per chi la incontra e per se stessa.
E' la primavera a novembre, quando meno te lo aspetti."

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PERCHE' SO QUELLO CHE E' MIO, MA NON SO PIU' COS' ERA NOSTRO.

Post n°126 pubblicato il 24 Aprile 2012 da BacardiAndCola

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Volevo parlare di lavoro questa sera, le novità di questa settimana,
la nuova collega che inizierà giovedì, i passaparola di collaborazioni
che hanno creato nuove collaborazioni e la mia collega attuale che è
convinta io sia lunatica, senza rendersi conto che sono i suoi tempi ad
essere sbagliati (tipo, io sto scrivendo una mail di lavoro, nel frattempo
parlo con il mio avvocato e squilla l'altro telefono e a cercarmi è un nuovo
o vecchio cliente, e lei nel bel mezzo di tutto questo se ne salta fuori:
"Non ho capito, secondo te questo settore fa parte di questa categoria
oppure dell'altra?"  E non capisce perchè una volta libera io le dica che è
una "decelebrata"! Secondo lei sono lunatica, perchè sono capace di
"viziarla" quanto di prenderla a "calci nel sedere"). Insomma, volevo
parlare di una parte del mio quotidiano...è che poi in serata ricevo
una telefonata, non di lavoro e ora, beh...non ho più voglia di parlare
di lavoro. E di cosa vorrei parlare?
Delle donne ad esempio, o meglio di alcuni tipi di donne, che poi non
siamo tutte uguali. Se per esempio tu hai una donna, che si alza alle 5
del mattino, per farti una crostata e che rinuncia al
"tintinnio della monferrina" per passar l'aspirapolvere, probabilmente
da questa puoi anche  aspettarti accoglienza, morbidezza e
comprensione incondizionata. Fa parte del suo dna.
E' una ipotesi ovviamente. Quelle come me invece, si alzano alle 5 del
mattino se non hanno alternativa, si dedicheranno al
"tintinnio della monferrina", rimandando a poi l'aspirapolvere, convinte
che il loro uomo sarà ben più felice (e magari si sbagliano anche) e si
dimostreranno incazzate e fredde se spaesate da parole "ciarliere". 
Quindi è possibile che ti indicheranno la porta di uscita, la cosa è
automatica. Il punto è, che se l'idea che hanno di te è di un uomo che
tiene loro testa, non si aspetteranno mai che tu nel vento ti pieghi come
una fronda, si aspettano piuttosto che tu sbatta loro la testa nel muro,
(non alla lettera) ti posizioni dritto davanti a loro dicendo "No!" perchè non
è quello che vuoi tu. Nel momento in cui non accade questo, crolla il "mito".
Esiste ancora oggi e ne sono convinta, colei, che qualsiasi cosa accade, 
tenendo al proprio uomo e alla relazione si violenta per tenersi la
situazione. Ed è anche giusto, se lei lo ritiene giusto, mica dico di no,
solo che io ho una visione della coppia diverso. Una visione in cui lui e lei
sono due persone alla pari, che  vogliono le stesse cose e che quindi
entrambi si sforzano per fare in modo che la relazione prosegui.
Nessuna relazione è immune a momenti di incomprensione, spesso ci sono
anche momenti bui, o momenti in cui tu che potresti dare 100, dai solo 50,
(è umano) di fronte a questi momenti entrambi devono rimanere esattamente
dove sono e trovare la strada per ritrovarsi e...capirsi soprattutto. Se tu fai
una cazzata (e intendo tu come donna o come uomo non ha importanza)
non puoi aspettarti che l'altro/a ci sia incondizionatamente, ti sostenga, e
sorregga da solo/a la situazione, la disparità di intenti e di forza, una volta
creata si ripresenta continuamente, come una coazione a ripetersi infinita.
Ci saranno poi momenti in cui la forza di uno la si trova nell'altro, momenti
in cui dove non c'è uno c'è l'altro, (utopia?) ma per arrivare lì, si deve prima
sapere chi sei tu, e chi è colui/ei che ti sta di fronte, bisogna prima conoscersi
e imparare ad amarsi, e dico  imparare non a caso,  l'amore s'impara!
Una volta in cui si esce dalla scena, perchè non si è più sicuri, si lascia l'altro
da solo/a, non è detto che l'altro stia lì ad aspettare che tu  "rinsavisca", specie
se non ha più chiaro il tuo percorso di pensiero, se non  capisce cosa sia
accaduto. Per lo più si sentirà "tradito/a"e "deluso/a" da qualcosa
in cui credeva e che pensava si credesse in due. Sarà ancora più decisa/o se
avrà vissuto in passato, momenti destabilizzanti in cui chi amava non sapeva
se andare a destra o a sinistra, la prima cosa che sentirà è paura e chiuderà
tutte le porte perchè la cosa non si ripeta. Siamo esseri umani e sicuramente
ci sono momenti in cui ci perdiamo, però ecco, in quei momenti, io vorrei che
l'uomo al mio fianco sapesse dirmi "Aiutami..." (maturità) piuttosto che
"Vado via.." orgogliosamente e stupidamente. Allora forse, quel muro che in
me si è visto, si sbriciolerebbe e mi ritroverebbe in tutta la morbidezza della
femmina, della donna, amica, amante.
E poi, poi se si conoscono i problemi, di sostanza ben più grandi delle cazzate
che han portato ad una battuta di arresto, ci si riflette su, e ci si chiede se
effettivamente si è capaci di arrivare fino in fondo, arrivare fino a fronteggiare
e superare insieme quei problemi, perchè solo se i due sono l'uomo e la donna
che io intendo ci riescono, e non sono fronde al vento. Umanamente, quando
crolla la fiducia, "la stima" in un certo senso, non ci si può aspettare che l'altro
stia lì ad attendere che tu trova le tue mappe, e questo non significa che non
teneva a te o alla relazione, ma semplicemente si rende conto che è meglio
lasciar andare chi non sa cosa esattamente vuole. E forse di fronte a tutto
questo, "pretende" un rullo compressore che si rinconquista l'immagine di chi
ha capito e sa. Piuttosto che di un  "tamburello" che ti fa  le sue scuse e ti
dice che hai ragione.  Io voglio al mio fianco un uomo che sa quale sogno
deve rincorrere e che  ha la forza e il coraggio per i sogni in cui crede.

C'è un uomo da qualche parte, ne sono sicura, che vince la tua pudicità di
fanciulla ben educata, ti toglie le mutande, e sprofonda con la sua lingua
nella tua fica bagnata, agognando al tuo piacere, ti lecca come se tu fossi
il suo piatto preferito e non gliene frega niente se tu vuoi dell'altro, perchè
lui vuole questo! e questo suo volere, "gestisce" la tua sessualità,
il tuo piacere, al di là di quale sessualità, piacere  vuoi e pensi tu.
(Cosa centra si penserà...centra centra! Provate a chiedere o chiedetevi
com'è stata la vostra prima volta.) Ecco, la stessa forza, la stessa passione
che quest'uomo ha nel vincere la ritrosia femminile, la voglio anche in tutto
il resto nella età adulta di coppia. Non voglio essere io che strimpella le
corde della relazione, che decide, fa e disfa, io sono semplicemente una
 donna nel privato, (non un manager) e voglio fare la donna, per fare la
donna, per fare la femmina,  con un carattere come il mio, ho bisogno di
un uomo. Di un uomo che non ha paura di "denudarsi" per dirmi cosa
vuole e di cosa ha bisogno, o come si sente e non voglio che me lo dica
solo quando va tutto male o quando va tutto bene, ma lo faccia tutti i giorni.
Quando io dopo delle cose fatte insieme chiedo "come stai?"significa
proprio come stai! E non mi aspetto mi si risponda sempre: Bene.
La comunicazione è fondamentale!
Lo so, sono "impegnativa", a volte "complicata", ma sono questo e non
posso essere diversa. Ho ascoltato tante parole quel giorno, parole che mi
hanno ferita perchè credevo stessimo bene...perchè lo dicevo io e lo
dicevi anche tu. Nella propria "debolezza", nei propri dubbi e paure, non si
è capita la mia di "debolezza" dubbi, paure, perchè ho chiuso le porte, se
davvero si voleva raggiungermi e rompere quel muro, si doveva prendere
il piccone o semplicemente stare lì senza fare niente, per dimostrarmi
che comunque fosse ero - era  importante.
A volte ci dimentichiamo l'uomo e la donna e per difenderci diventiamo
una specie di calcolattrice che risolve espressioni matematiche,
 fossimo capaci di mostrarci nella nudità di tutti i nostri limiti e fragilità
saremo tutti più capaci di "piangere insieme" (troppo facile solo ridere) e
trovare consolazione in un abbraccio che scioglie ogni dubbio e perplessità.
Io so di essere dalla parte del giusto, ma questo non mi consola.
Nella mia fargilità di donna, ho visto la fragilità di un uomo, nella confusione
generale si è messo in discussione ogni cosa. Oggi non so più cosa
ho veramente vissuto, sentito e visto con i miei occhi, cosa effettivamente
è stato reale e cosa non lo era e non lo so se mancava qualcosa e cosa
mancava, così ho cancellato tutto, lasciando solo l'inizio di un entusiasmo e
di una "domanda" in cui forse per incoscienza decidevo di lanciarmi a "corpo aperto",
mescolando confuse geometrie poetiche e lì dove senza molecola d'innocenza,
mi rivolgevo comunque con candore, con lo sforzo d'inventare che poteva
impedirmi di trovare...con il desiderio di essere chiunque lo sguardo volesse,
ma con la speranza non ci fosse paura di vedere...per essere.
Per questo ho cancellato tutto, perchè conosco il mio inizio, ma non so più
cos'era nostro. E l'unica reazione che mi riesce davanti a questo, è la freddezza
della lucidità, che uccide qualsiasi poesia. Tu mi ascolti e dici "si..."
Una mia amica, mi ha detto che io mi aspetto sempre lo straordinario di un uomo
che sappia frantumare una montagna per dimostrarmi che...beh, si sbaglia!
Io mi aspetto lo straordinario di un uomo che vuole le sue cose con la stessa
forza in cui so volere io le mie, perchè può essere solo così il miracolo di un
uomo o di una donna che ti ama tutti i giorni. 

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OGGI SONO IO

Post n°125 pubblicato il 21 Aprile 2012 da BacardiAndCola

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La scorsa settimana dopo l'accaduto, come ho scritto, invece di cadere in uno
stato di catalessi e compianto, stile vedova improvvisa, la mia reazione è stata
al contarario. Sono uscita con delle amiche ed è una fortuna che io ne abbia
poche ma buone, ho fatto notte fonda, sono rientrata a casa e ho cercato  di 
togliere ogni  "traccia". La  domenica mattina mi sono alzata e la traccia che non
era in casa, ballava in testa. Ho fatto colazione, ho chiamato Schianto, una mia 
amica e mi sono accordata per passare con lei il pomeriggio. Alle 19 mi è venuta
a prendere la Sonny insieme alla Federica, quest'ultima tra le altre cose è
una  psicologa che conosco da poco, una tipa solare da poco separata che
conosce il mondo, dovunque tu vada insieme a lei, stai sicura che starai bene. 
Quel giorno mi disse una cosa che mi colpì bevendo l'aperitivo in centro Treviso,
sedute fuori in un localino happy hour con musica dal vivo. Parlavamo di alcune
sue peripezie, di un percorso difficile e ci disse che non si ha una piena coscienza
di se stessi finchè non si arriva a conoscere il marcio che si ha dentro, la puzza,
lo schifo, la nostra zona d'ombra profonda, e quello squarcio che abbiamo
nel cuore, ognuno a suo modo, solo nel momento in cui lo diamo ad un altro,
lo presentiamo senza remore, si cura. Rimasi colpita dalle parole forti che usò,
traballai quasi sulla sedia, lei mi gurdò in cerca dello squarcio...o della puzza.
E io mi resi conto di non averlo.Come tutti avevo attraversato periodi difficili,
periodi bui, ma ecco non sentivo solchi. Fondamentalmente ero stata fortunata,
 avevo perdonato chi dovevo perdonare. Non ero stata tradita e maltrattata dagli
uomini, ma per lo più amata. Avevo accettato con serenità ciò che non poteva
essere e non permettevo a nessuno di farne giudizio. Amavo mia madre, avevo
una buona considerazione di me stessa, riuscivo a creare dei rapporti costruttivi
quando lo desideravo e sapevo coltivarli. Non perdevo nel tempo le persone a
cui volevo bene e le accettavo per quelle che erano senza volerle cambiare.
Sapevo accantonare in fretta i torti, senza guerre personali, non dimenticavo,
ma neppure portavo rancori che potevano ammalarmi il cuore. Sorridevo spesso,
cercavo gli altri nel bisogno di essere ascoltata senza travolgerli con i miei
problemi, attenta ai momenti. E a modo mio avevo anche imparato a chiedere
scusa e ad essere magnanima con me stessa nell'errore. Testarda e tenace
perseguivo nei miei obbiettivi senza sbattere la testa nel muro e quando
sbagliavo mira, curavo le mie ferite con amore e dedizione. No, io non avevo
squarci. Non sentivo la mia puzza, il mio buio. Non ero mai caduta in
depressione e quando avevo tradito o fatto male a qualcuno avevo trovato le
mie ragioni e motivazioni, che certo non mi sollevavano dalla responsabilità, 
ma sicuramente l'analisi mi aiutava a crescere. Avevo superato la mia
timidezza e nascondevo bene la mia emotività, fragilità. Forse la mia
"forza", la mia "sicurezza", il mio "sapere" e "saper volere"
il "saper guardare" non era per tutti e alcune persone se ne spaventavano
"...sei troppo avanti" dicevano, ma queste cose servivano a me, per restare
in piedi quando tutto intorno cadeva giù, ne avevo fatto un salvagente per me
stessa, era una delle poche cose su cui potevo davvero contare, la mia
certezza, la mia ancora. C'era chi nella vita aveva creato o si creava ancore fuori:
 una casa di proprietà era un certezza, un figlio era una certezza, un lavoro a
tempo "indeterminato" era una certezza (e tanto di cappello!) Io non avevo
bisogno di una casa di proprietà, mi bastava stare in una casa che mi
piaceva, una casa che sentivo mia, consapevole che avrei potuto lasciarla
il giorno dopo per andare chissà dove e non mi spaventava. Io avevo
creato, scelto un lavoro particolare che dipendeva solo da me e da
come sapevo muovermi, domani avrei potuto cambiare e contavo
sempre sui  miei  "lampi di genio", sulle mie capacità. Avevo una
buona autostima, ed è importante. Dio se è importante!
Mi mettevo tutti i giorni in gioco e tutti i giorni quando arrivavo alla sera
nel bene o nel male ero soddisfatta, soddisfatta soprattutto della mia
"libertà". Non avevo avuto dei figli, cruccio forse dei 32-35 anni, o di momenti,
ma non aspiravo alla "eternità". I bambini mi piacevano e quelli con cui
mi sono rapportata, figli di amici, sono un paio che quando  mi vedono
mi abbracciano, non per forma...Alberto e la Jessica.
Oggi Alby ha 19 anni, vive con la fidanzatina, si è comprato la macchina da poco, 
 fa il meccanico. Già...e io lo ricordo quando aveva 14 anni e frequentavo il suo
papà che metteva avanti sempre suo figlio per vedermi, invece di dirmi
"Ho voglia di vederti!" diceva:"Alby vuole vederti!" Fui l'unica a cui rispose al
cellulare quando scappò da casa, ero scappata anche io una volta quando avevo
la sua età per partecipare ad una festa a cui i miei non volevano lasciarmi
 andare, ero arrabbiatissima. Non gli feci nessuna romanzina, mi assicurai solo
che stesse bene, chiacchierammo un pò e un paio di ore dopo tornò a casa.
Peccato che io non riuscì ad amare suo padre quanto lui avrebbe voluto, quando
da "amica-amante" mi chiese di essere compagna, io me la detti a gambe.
 E poi la Jessy, Dio com'era bella quella bimba, figlia di una mia amica
abitante al piano di sotto. Le ho asciugato un sacco di lacrimoni, ogni volta
che era triste o arrabbiata cercava me. Che poi a volte non sapevo come
togliermela dalle scatole senza ferirla...ha avuto da poco una bambina ed è
ancora lei una bambina...Due anni fa ha lavorato un paio di mesi
insieme a me... "Quando parli con me, non usare il dialetto, fa schifo in
bocca ad una signorina! Usa l'italiano!" e così ribelle con tutti, mi
sorprendevo di quanto fosse "ubbidiente" con me.
 Le auguro il meglio dalla vita. Insomma so, che sarei stata una buona madre,
e questo mi basta, anche se so che pochi mi ci vedrebbero a parte
il mio ex marito e il torinese. Già, già...mi avrebbero "incastrata" per bene
loro. eh eh eh... Le mie certezze le ho dentro, non so se un caso o una
scelta, forse entrambe le cose...l'unica cosa che mi fa davvero paura è la
malattia, per questo dovrei davvero smettere di fumare, nessuna delle mie
amiche fuma, nemmeno una. E gli uomini...non sono certo una certezza.
Molte donne ne fanno priorità, bisogno. Io non voglio un uomo di cui ho
bisogno, che mi risolva la vita, voglio un uomo da amare che mi ami. Tutto
il resto viene da solo. Punto. Non fosse così potrei contarne più di un paio
di convivenze o matrimoni.Comunque tornando a domenica, sono stata
bene con le amiche in giro per Treviso fino a tardi. Lunedì ho ricominciato
il lavoro, ma non avevo voglia di fare granchè, così ho lasciato la collega
da sola e sono andata in giro tutto il giorno per commissioni. Alla sera sono
uscita con la Monica. E da martedì mi sono messa tranquilla ridedicandomi
al mio lavoro e traendo soddisfazione da una collaborazione nuova
riuscita dopo aver corteggiato il cliernte per 4 anni. 4 anni Pazzesco!
Quando mi ha telefonato per dirmi si, ho fatto un silenzioso saltello.
Certo, non è finita quì, ora devo dimostrare quel che ho promesso,
farò del mio meglio e incrocio le dita. Non sempre va bene, dipende molto
anche dall'altro, chi scegli è importante. Negare che ho anche pensato a
questa storia finita inaspettatamente sarebbe una bugia, ma non sono
stata male, no. Dispiaciuta questo si. E quando venerdì, lui mi ha telefonato
ero serena tutto sommato. Mi ha dato ragione su molte cose...parole prese
in prestito da miei pensieri...e così ho pensato che le risposte degli altri non
sono mappe se la vita riguarda noi, ognuno deve conoscere le proprie domande,
risposte e la propria mappa. Ho letto tanta contraddizione e confusione...
poi chissà cos'è veramente accaduto. E quando racconto questo fatto a chi
mi è vicino, si sorprende di come io l'abbia presa, di come io mi ponga, e lo
giuro non c'è in me nessuna forma di orgoglio, non me ne può fregar di meno
dell' orgoglio, e lui mi dice "...mi sembravi molto coinvolta", e io dico tra me
"...che strano mi sembrava che fossi tu ad esserlo, in fondo eri tu che
facevi progetti, tu che andavi avanti e indietro, io c'ero certo, trovavi il
riscontro...e non che abbia finto o mentito, avevo solo le difese alte,
vivevo questa bella storia, a mio modo ci credevo, mi ci buttavo e sono
convinta che se fosse proseguita ti avrei amato, affascinata non da te,
ma da ciò che sapevi dare e trasmettere, da come stavo. Equilibrio."
Che poi già il discorso di per sè mi fa ridere...io si, tu no, io di meno, tu di più.
Che cavolo di elaborazione è?!!
Siamo stati bene. Di base nessuno ha preso in giro nessuno.
Qualcosa non è andato come doveva. Cerca le tue mappe,
e cercale all'interno!! Non all'esterno. Tu...e finiamola con questi tu.
Cominciamo a dire io che è un gran passo avanti.
Sorpreso perchè non sono stata troppo cattiva, perchè non sono arrabbiata,
io sono a posto con me...quel che ho fatto era ciò che volevo...sul finale mi
ci sono semplicemente trovata...io ho la mia mappa e anzi più che arrabbiata,
posso solo dispiacermi che tu non avessi ancora la tua.
L'amore è equilibrio? Bah, penso che con il tempo s'impara tutto, anche
a dosarsi, a distinguere, a dare valore alle parole e a dare valore ai fatti.
E poi quando l'equilibrio delle cose o dei fatti o delle altre persone viene
a mancare, tu rimani in piedi perchè l'equilibrio è interno, non esterno e la
delusione ti fa dire: "Ma ne vale la pena?" Si, ho imparato.
Non mi s-cervello più, non rincorro più niente e nessuno, mi faccio trovare
da ciò che mi cerca e lascio andare ciò che non può essere.
E' un cammino, un percorso, un viaggio in se stessi. Sono sana, sono viva,
sono vera, sono libera,  sono serena, prima di tutto con me stessa.
Non cerco fuori, cerco dentro.
E a volte sono sola, ma non mi sento mai "sola".
41 anni. Oggi sono io. 

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"...PER UNA VOLTA IO VORREI, PER LA SUA PORTA COME IN CHIESA ENTRARE IN LEI..."

Post n°123 pubblicato il 12 Aprile 2012 da BacardiAndCola

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Sarà che sono romantica,
sarà che ho visto l'opera di Notre Dame de Paris, sabato scorso.
Sarà che i gusti sono personali e non si "discutono"...
Io ho trovato questa canzone bellissima...
parole davvero belle...

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" Ho visto sotto la sua gonna da gitana
con quale cuore prego ancora Notre Dame.
C'è qualcuno che scaglierà la prima pietra,
sia cancellato dalla faccia della terra!
Volesse il diavolo, la vita passerei con
le mie dita tra i capelli suoi..."

"La carne sa che paradiso è lei, c'è in me il dolore
di un amore che fa male e non m'importa se divento un criminale.
Lei che passa come la bellezza più profana,
porta il peso di un'atroce croce umana. O Notre Dame!
Per una volta io vorrei, per la sua porta come
in chiesa entrare in lei."
(Fantastica!!)

"Lei mi porta via con gli occhi e la magia
e non lo so se sia vergine o non lo sia.
C'è sotto Venere e la gonna sua lo sa
mi fa scoprire il monte e non l'aldilà.
Amore, adesso non vietarmi di tradire.
di fare il passo a pochi passi dall'altare.
Chi è l'uomo vivo che potrebbe rinunciare
sotto il castigo poi di tramutarsi in sale?
O Fiordaliso vedi, non c'è fede in me.
Vedrò sul corpo di Esmeralda se ce n'è...."

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Se avrete occasione andate a vedere quest'opera popolare.
Sono davvero tutti molto bravi. Applaudirete!!

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L'ITALIA - L'EUROPA- LA POLITICA - L'EURO... E LA POVERA GENTE.

Post n°116 pubblicato il 23 Marzo 2012 da BacardiAndCola

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Non guardo molto i telegiornali, lo sorbisco intero e con attenzione
una volta ogni due settimane più o meno, una regola per non
sentirmi fuori dal mondo. Lo trovo estremamente deprimente.
(ho letto  che nel pensiero orientale viene considerato tabù all'ora di
cena/pranzo, ferma la digestione!Quindi non è un pensiero solo mio.) 
Il fatto è che in questo lungo periodo di forte crisi generale
avremmo bisogno tutti di speranza e di soluzioni;
il telegiornale non regala nè speranza nè soluzioni, ed è
psicologicamente deterrente per qualsiasi investimento,
demotivante per qualsiasi lavoro tu svolga,
oltre che un macigno per il morale.

Negli ultimi tempi, a causa delle nuovi leggi,
il mio lavoro ne ha un pò risentito, c'è stato un forte impatto/
reazione, che ha socchiuso qualche porta.
(La crisi che dura da un pò, ora le manovre...la gente è confusa
e anche molto incazzata, io compresa).
Confrontandomi con chi si occupa di ciò che mi occupo io,
magari in modo diverso, ma sincrono, ho trovato le stesse
lamentele. Qualcuno e' stato ottimista...e credo avesse ragione
perchè oggi ho trovato una disponibilità diversa...ci spero!
lo sviluppo effettivo si vedrà comunque nei prossimi mesi.

Agli inzi del 2011 ho firmato un contratto (abbonamento)
con un recupero crediti...le ditte non hanno soldi,
quindi investono poi non pagano.
Delle mie collaborazioni negli ultimi due anni sono falliti
in tre, tra cui chi sul mercato c'era da più di 20 anni...
Lo scorso mese ho telefonato al procuratore fallimentare,
sono tra le fasce agevolate...dice che non gli ho persi,
mi assicura che li vedrò... tra 5- 6 anni però.
Sulle fatture che loro non hanno saldato
ho dovuto anticipare io l'iva...già la legge è così,
se loro non pagano, paghi tu!

Sempre a causa degli svariati dubbi riguardante
i nostri tempi economicamente brilli,
faccio il doppio della fatica sia per nuovi clienti,
sia per nuove collaborazioni.
Nel mese di marzo ho inviato via mail  387 proposte,
mi hanno risposto in 9. (in nove!!!)Con uno sono riuscita a chiudere
la trattiva contrattuale, positivo. 3 trattative sono sospese,
(uno è  indeciso, gli altri due entusiasti in attesa di buone nuove)
1 non credeva nel "programma" e io non ho volutamente
insistito (tempo perso)  1 mi ha fatto una controproposta
che ho rifitato, 1 mi ha messo in mano un pacchetto nuovo
che dovrei sviluppare e tastare, (sono scettica) provare...
non ho molta voglie di sfide, sono già tempi difficili,
di solito corteggio...mi lascio corteggiare e lo fa pure male...
(se non è lui a convincermi di questa cosa chi dovrebbe convincermi?)
Se questa settimana non mi faccio viva la cosa salta...
non ho nessuna intenzione di farmi viva...e mi auguro 
qualcosa che mi faccia tribolare soltanto un pochino meno...
magari il prossimo anno...chissà...lo metto nell'archivio
dei sospesi (so quando debbo darmi delle colpe...per fortuna.)
Con 1 ho usato un metodo diverso di approccio...
sono tre anni che lo corteggio...pare che questa volta  abbia
dimostrato interesse, con due mail e una telefonata siamo quasi in
fase conclusiva...la prossima settimana sarà per noi
decisiva...seppur io abbia il sospetto che andrà a scardinarmi
e discutere ogni più piccola clausola.
Comunque ho deciso: Lo voglio nel mio portafoglio.
1 invece mi ha detto chiaramente di essere molto
interessato, ma di non avere le possibilità al momento,
avrei potuto giungere ad un accordo rimanendo sullo stesso
prezzo e diminuendo il numero. Non l'ho fatto...
"risorsa" che sfrutterò eventualmente più avanti se ci
saranno tempi ancor più magri. Se inizio ora, anticipo i giochi,
certe cose sono come i pompini di Bocca di Rosa...

Da una parte mi lamento per tutte le difficoltà,
dall'altra, guardandomi intorno, mi sento in un certo senso
fortunata, ed è strano perchè io non faccio mai confronti con il peggio,
guardo il meglio per motivarmi.

 

Mia madre stasera mi ha telefonato suggerendomi di guardare
la sette, un programma di discussione sulla manovra  articolo 18.
Non ho questo problema,
(ci manca pure questo!)
ma ho questo problema! 
(Vivo in Italia!)

Sono rimasta scioccata davanti a quei ragazzi universitari di Milano
che non sapevano cos'era il lavoro precario, la mobilità,
le definizioni dell'articolo 18...ero letteralmente sconcertata!!
Sono questi gli uomini e le donne di domani??
Eppure sono frutto della società di oggi.

Gli operai in sciopero...
spaccatura tra chi dice si a sei anni di stipendio
più basso di quelli che ci sono già e chi dice no e spera
nel diritto...le stesse persone...divise a metà...
gli stessi obiettivi poi in fondo...
il pane , la dignità, lo sviluppo, domani.
E gli scioperi che hanno fatto i nostri padri per tutti quei
diritti che ora vogliono toglierci?
Dobbiamo cambiare, modernizzarci...Europa.
L'articolo 18 è fuori tempo...è noioso.
Già, tanto era quella signora in cassa integrazione a
700 euro al mese  che in giugno non avrà più il suo lavoro...
ne lo stipendio e dove lo trova un lavoro a 44 anni oggi,
come semplice operaia?
loro che guadagnano 17000,00 euro mensili (chi più chi meno)
cosa ne sanno di come si vive con 700 euro?
Cosa ne sanno di quando il lavoro uno/a lo cerca e non lo trova
e hai le bollette che scadono, o dei figli a cui dar da mangiare.
Alzano l'età pensionabile, aumentano le tasse,
aumentano l'iva con automatico rincaro su ogni cosa per tutti,
scremano l'articolo 18, poi mettono il sedere sulle loro auto blu
 ti chiedono l'anticipo iva dell'anno successivo,
ritornano a mettere l'ici,
fanno salire alle stelle la benzina...
(già...penseranno che è il momento per il lancio delle auto eletettriche)
creano la guerra per il pane con le piccole imprese
(che già combattono con i centri commerciali)
incentivando con prezzi e concorrenza...
e vogliamo parlare delle società ad un euro?
Le truffe che ne verranno fuori?
Danno poi alle banche che non sovvenzionano le imprese...
fatture che slittano di mesi, imprenditori che si suicidono,
operai in piazza, universitari che non sanno cos'è
l'ammortizzatore sociale o l'articolo 18.
Demotivazione - disperazione.
Ci hanno rubato il futuro!!
E pagano loro?
No, paghiamo noi.
Non sono così convinta che l'euro fosse l'unica
strada per l'europa, ma se anche fosse,
ma chi se ne frega se la gente oggi non arriva a fine mese,
se abbiamo fatto un salto indietro di 50 anni 
tornando agli scontri imprenditori- dipendenti.
Chi se ne frega se chi deve investire va all'estero perchè
quì le tasse sono troppo alte.
Chi cazzo se ne frega se la gente è in miseria.?!!
Se forse domani, saremo padri contro figli per un lavoro?
Se chi rimane a casa a 50 anni non ha ammorizzatori
se non per un anno e mezzo...
Se la pensione molti nemmeno la vedranno!!
Flessibilità...si certo, a Londra l'adottano da anni,
ma mica con stipendi di 500 euro al mese?!!
E' questa l'Europa?
E' questa l'Italia?
Ma vaffanculo!!

Io stasera ho visto tutto questo,
io che non guardo quasi mai il telegiornale che poi
mi deprime e m'inflenza negativamente psicologicamente,
e il giorno dopo devo lavorare...
e magari è già difficile...
e  che gli dici ad uno che ti dice che chiude l'attività?
O che non sono tempi per investire?
Piange lui, piangi tu...ci abbracciamo e anneghiamo insieme mò?!
Se invece depressa non lo sei, magari la speranza non
riesci a trasmettergliela, ma almeno te la tieni tu e ti serve
con tutti quelli successivi o no?!
Stasera ho guardato il programma sulla sette,
ho visto l' Italia e ...lo giuro, ho pianto.

 

 

 

 

 
 
 

MA CHE SORPRESA!!

Post n°108 pubblicato il 27 Febbraio 2012 da BacardiAndCola

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La trovavo un "personaggio"...
facile, orecchiabile, autoironica...
quasi gettata a forza tra le luci del palco.
Tra i molti indecisi "Ci fai o ci sei?"
c'ero anch'io...
Un amico poi mi ha detto:
"Sono sicuro che questa canzone ti piacerà..."
e mi ha inviato il link.
E lo ammetto, con questa canzone Arisa,
mi ha sorpreso!!
Mai sottovalutare "personaggi".

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 Io già so, che forse mi ami e che non potresti mai vivere, senza di me.
Io già so, che come vento scivoli, tra le terrazze e i vicoli, di questo cuore mio.
Non è quello che volevo, ma sei qui con me, vicino e poi mi guardi e sei ancora tu. 

Amami, come se fossi un edera, come se fossi in vendita, amami adesso
come forse non farai mai più. Amami come se fossi musica, quel motivetto
semplice che ha dato il tempo a tutto ciò che è stato e che sarà di noi. 

Io già so che quando la bacerai, il pensiero dei baci miei, volerà lento a dirti
che il tuo amore non è lei e già so, mille notti mi tradirai,altri occhi io incontrerò
così per sempre fino a che l'inverno calerà su di noi.. 

Non è quello che volevo ma sei qui con me vicino e poi mi guardi e sei ancora tu. 
Amami come se fossi un edera attorcigliata all'anima, come se fossi musica,
quel motivetto semplice, come se fossi in vendita, come se fossi..
Fino a che l'inferno calerà su di noi

 
 
 
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ULTIMI COMMENTI

è una strada forse fatta di ambigui punti di vista
Inviato da: maresogno67
il 26/05/2012 alle 22:16
 
Il laser...prova il laser per la vista...conosco un paio di...
Inviato da: BacardiAndCola
il 25/05/2012 alle 22:30
 
da come mi descrivi sembro un piranha :((
Inviato da: BacardiAndCola
il 25/05/2012 alle 22:29
 
Baci a te virgola... ^_^
Inviato da: BacardiAndCola
il 25/05/2012 alle 22:28
 
credevo uno zunami :PP
Inviato da: BacardiAndCola
il 25/05/2012 alle 22:26
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 36
 

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Come vuole che uno scrittore sia pudico? È il mestiere più impudico del mondo: attraverso lo stile,  le idee, la storia, le ricerche, gli scrittori parlano sempre di se stessi, e con le parole. Anche i pittori e i musicisti parlano di se stessi, ma con un linguaggio molto meno crudo del nostro. No, giovanotto, gli scrittori sono osceni; se non lo fossero, sarebbero ragionieri, conducenti di tram, centralinisti,sarebbero rispettabili”

Nothomb Amélie
Igiene dell'assassino

 

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