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MieiGiorni
   
 
Creato da: MieiGiorni il 26/10/2011
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Gli scritti postati sono di mia composizione.

Le immagini qui visibili sono tratte da internet e saranno prontamente rimosse a richiesta dei legittimi proprietari.

 

 

 

 

L'ORA X

Post n°44 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da MieiGiorni

 

 

È l'ora X, quella del mio treno. Percorro il tratto di strada che mi separa dalla stazione ferroviaria in pochi minuti e con passo molto sostenuto e bene allenato.

Intanto la scorgo sul marciapiede opposto, di spalle e con l'ombrello, poco prima del negozio dove lavora.

Lei sa del mio passaggio all'ora X, ne sono certo: lo ha notato la volta scorsa, a distanza di una settimana da oggi. Ha forse preso appunti sull'ora X ?

I miei pensieri galoppano e  galoppano ancora...

Adesso si è fermata giusto davanti al negozio e guarda in lontananza la strada. Non guarda a sinistra, verso il negozio. E mi domando: "Perché non entra anziché stazionare sulla strada?"  Piove a dirotto, ma l'ombrello ripara la sua figura e la carica sexy che l'accompagna e che non cambierebbe se il tempo passasse dalla pioggia al sole, o viceversa.

Nel frattempo, io pure con l'ombrello, la sorpasso mantenendo una buona andatura  per non perdere il treno.  La volta scorsa ci salutammo mentre era con altri di fronte al negozio. Stavolta non ci siamo salutati, ma ciò non significa nulla: tornerà l'ora X e tutte quelle che prima scoccheranno.

Del resto, operando il sorpasso, non è scomparsa dalla mia visuale: senza voltarmi la vedo davanti, come se dovessi ancora sorpassarla, mentre continuo a camminare con passo allenato per afferrare il mio treno appena in tempo.

 

 
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DOMENICA

Post n°43 pubblicato il 12 Febbraio 2012 da MieiGiorni

 

 

Le onde che vanno e vengono, un passerotto che saltella sul marciapiede del lungomare: alcuni elementi di un quadro che rappresenta questa domenica sul grigio scuro, umida e fredda.

Un soffio di vento forte sballotta all'improvviso il mio rifugio,  mentre seguo il passerotto che salta sopra un arbusto screziato di colori.

Dalla mia postazione percepisco che il rombo del mare sale di tono, concordemente al volume delle onde che aumenta man mano che passa il tempo.

Le tre panchine che ho davanti sono sempre vuote, e tali rimarranno per tutto l'inverno. Forse a primavera...

Ma ecco un altro di "poeta", intendo dell'aria: non più un passerotto bensì un diverso piccolo volatile che percorre a saltelli il cordolo bianco del marciapiede. S'avvicina alla mia postazione, lo seguo per qualche istante, per un altro ancora. Infine scompare... Volato via? Forse, ma quando è volato non l'ho visto: un qualche pensiero deve avermi distratto, sviando l'attenzione dall'oggetto osservato per passarla a un ipotetico e non ricordabile altrove.

 

 
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APPUNTO DI VIAGGIO

Post n°42 pubblicato il 31 Gennaio 2012 da MieiGiorni

 

 

Lungo il percorso ferroviario crescono fiorellini gialli. Attraggono da sinistra e da destra, dalla parte dei campi e da quella del mare.  Assomigliano a margheritine ma, di fatto, non so come dovrei chiamarli. Sembra che stiano lì per tutte le stagioni.

Ritorno a casa con una certa stanchezza, e quando ciò mi accade ha il potere calmante di non farmi pensare ai problemi di domani, come se quelli affrontati e risolti oggi mi autorizzassero a non interessarmi del dopo.

E quindi... ritorno ai fiorellini gialli. Il percorso ne è completamente inondato come da piccoli visi che osservano, a loro volta osservati. Ma c'è anche tanto verde, tanto e rigoglioso lungo la ferrovia! Un verde che nessuno ha piantato, del tutto naturale: come scrivere senza pensarci perché la stanchezza ha sciolto i pensieri trattenuti da una qualche energia, ora assente, mentre scorrono i noti paesi e con essi il mio tempo.

 

 

 
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UNA STRADA

Post n°41 pubblicato il 25 Gennaio 2012 da MieiGiorni

 

 

Ha inizio la lunga attesa pomeridiana, che sarebbe ancora più lunga di quanto sarà se non uscissi di casa a una certa ora, come normalmente è mia abitudine fare. Un'attesa che è terra di nessuno, un luogo deserto o il deserto in persona privato di ogni possibile oasi che si possa immaginare.

Non sono queste le ore migliori del mio giorno, bensì le peggiori.

Si tratterebbe soltanto di  attendere e basta, essendo che il sonno non passa a trovarmi. Ma si dà il caso, pure accertato, che io non sappia come si attende! Quello che so di sicuro è che dovrò fare fronte a ore di attesa che non mi aggradano affatto. E non riesco a trovare una causa per questa ritrosia se non nella noia profonda che mi porta la forzata inattività, fino a quando... fino a quando non metto la tuta e le scarpe da corsa e... via! lungo una strada a mezzo chilometro dal mare, parallela alla riva del mare. La vecchia e carissima strada su cui corro da quand'ero ragazzo e mi ricambia con l'esserci ancora: un tempo in terra battuta, oggi asfaltata, ma sempre la stessa mia strada con un posto fra gli affetti più cari. La strada che spezza il meriggio e mi accorcia l'attesa. Una strada reale e diritta che aiuta una vita.

 

 
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SOTTO LA SUPERFICIE

Post n°40 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da MieiGiorni

 

 

Vedi come tutto s'è fermato? E te ne accorgi. Non sei che nei pensieri di te stesso e in quelli di Dio, così diversi dai tuoi! E non ci sono dubbi sulla consapevolezza che tutto s'è fermato: sei più sicuro di questo che di Essere per il solo fatto di Pensare. Ma non pensi che Cartesio ti possa dare una mano.

Tutto s'è fermato, e non ti vengano a dire: "Eppur si muove". Ci avrai creduto da ragazzo che "si muove".

E dopo? Se nella stanza entrasse il cielo azzurro lo guarderesti a lungo, e poi sospireresti in grande stile.

Ma bada! E vacci piano con le citazioni: Cartesio e Galilei non son da poco e neanche da molto. E di' che sono immensi e da ragazzo ti presero per mano per andare lontano.

E poi? E poi la rima in prosa non sta bene, ma indietro non si torna: ormai è fatta e tutto s'è fermato, e si ritorna in cerchio al primo rigo. E nel bel mezzo Cartesio e Galilei scaturiti dal nulla, per compagni. C'erano ieri, oggi li trovi ancora, e ci saranno domani.

 

 
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UN SEMPLICE MESSAGGIO DI PACE

Post n°39 pubblicato il 30 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Il tempo che scorre, secondo gli esperti di fisica, è un'illusione dei sensi.  Passato, presente, futuro stanno in rapporto fra loro come paesaggi confinanti. E continuando: muovendosi a hoc si può viaggiare da un'epoca all'altra come da una città all'altra, il tutto mediato dalla velocità della luce, talmente elevata che un raggio, partendo dal nostro pianeta, raggiunge la luna in un tempo compreso fra uno e due secondi. Nessun oggetto, per quanto veloce, può reggere il passo della luce né, tantomeno, superarla, a parte le immagini (e qualcos'altro) che viaggiano esattamente a quella straordinaria velocità: 300000 km/s.

A questo punto, però, gli esperti, non fosse altro che per completezza ipotetica, aggiungono un'appendice: Alt!  un momento... Chi non può raggiungere o superare la velocità della luce sono quegli oggetti che stanno viaggiando a una velocità inferiore: per quanto possano accelerare non raggiungeranno mai quel limite smisuratamente grande. Tuttavia, potrebbero esistere  particelle elementari, chiamate tachioni (intendere "veloci"), che viaggiano a velocità anche notevolmente superiori a quella della luce. Non solo, ma tali particelle non possono assolutamente viaggiare a una velocità uguale o inferiore a quella della luce.

Supponiamo, allora, che i tachioni esistano e, fantasticando, affidiamo ad uno di essi un messaggio da recapitare a un tizio di un'epoca oramai tramontata e dimenticata. Un tizio che immerso nella sua epoca sta macchinando di compiere un misfatto. Egli, al momento, non ha commesso nulla di male, ma col passare dei secondi la sua immagine, viaggiando alla velocità della luce, diventa sempre più cupa e minacciosa, sempre più decisa e vicina a consumare l'insana impresa. D'altra parte il velocissimo postino, il tachione, si è già immerso nell'epoca di quell'anima smarrita e, in men che non si dica, più veloce della luce, più veloce del tizio lo raggiunge un istante prima che il male si compia, per porre davanti a due occhi non ancora del tutto consumati dall'odio un semplice messaggio di pace.

 

 

Notizie, risalenti a qualche mese fa, danno per certa  l'esistenza di una particella che viaggia a una velocità lievemente superiore a    quella della luce.

*

FELICE ANNO NUOVO

 
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PERCHE' IL MALUMORE?

Post n°38 pubblicato il 25 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

C'è materia al riguardo, tanta di quella materia che messa per iscritto impegnerebbe un'infinità di pagine di carta e un grande fiume d'inchiostro. E il mare o l'oceano dove collocare la foce di un tale fiume sarebbe il compimento tanto naturale quanto inevitabile delle vicende raccontate: sarebbe l'aspetto visibile del malumore, ma non necessariamente della sua causa originaria  non sempre  di facile individuazione, anche quando si pensa di aver trovato la giusta via per iniziare un'indagine.

Sembra facile, ad esempio, scoprire la sorgente o le sorgenti di un fiume camminando lungo una sponda nel verso contrario a quello della corrente: o presto o tardi si raggiungerà lo scopo, almeno così è portato a credere l'inesperto. L'esito di certe spedizioni, però, è spesso molto differente da quello sperato, e la sorgente del fiume dev'essere ancora rinvenuta. Cosa pensare, allora, delle profondissime radici umane?

 
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UN NULLA

Post n°36 pubblicato il 23 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Dovessi raccontare di oggi, com'è andata, cos'è che ho fatto d'interessante e via dicendo, sarei in imbarazzo non avendo combinato nulla. E nulla avrei dunque da scrivere che valesse la pena di raccontare. Ma i nulla, che per definizione dovrebbero rimanere indefiniti, non sono tutti uguali.

Esistono dei nulla che sono dominati dalla noia, e anche ammesso di saperli raccontare non ne varrebbe proprio la pena.

Oggi non ho fatto nulla, a parte uscire di casa e camminare. Durante il percorso ho avvertito il soffio leggero di un chiaro mattino. Ho sentito il sole lungo una strada conosciuta. E attraverso la piazza sono giunto nei pressi di una via dove si trascorrono i mattini  passeggiando o seduti in un bar o su una panchina, guardando indefinitamente il mare...

E si potrebbe anche seguitare, aggiungere che altro non ho fatto se non quel nulla che ho voluto fissare concedendomi qualche sparuta rima. Un nulla che non facevo da mesi o addirittura da anni, con la mente libera dal pensare, senza la sveglia mattutina, senza il domani, e con davanti una marea di tempo nuova di zecca e silenziosa... Un nulla  per me rilevante,  che meglio non saprei raccontare. E non è poco in una giornata.

 

 
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RITORNO COL SOLE

Post n°35 pubblicato il 22 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Ritorno a casa col sole e con la prospettiva allettante che per alcuni giorni non avrò un bel niente da fare. Non penserò a nulla. Questo devo averlo già scritto da qualche parte, ma chi scrive le stesse cose più volte non è detto che si ripeta. Invero, non mi sto ripetendo: mi auto-affermo. Anche questo ho già scritto, verissimo,  e qui lo ripeto.

Ma ritorno allettato e col sole. Il treno s'infila fra campi e mare e costruzioni ancora indefinite. Nonostante conosca il paesaggio per esperienza consumata, guardo fuori del finestrino come se fosse la prima volta che vedo le immagini presentarsi davanti e in un baleno volare via, forse a ricordarmi che anche i giorni allettanti infine svaniranno...

Intanto il viaggio s'accorcia: sarà per questo che avverto sonnolenza?

Allo zenit il cielo è di un azzurro piacente, ma sullo sfondo s'addensano cumuli grigi adombrando colline lontane che guardano il mare.

Ho intorno viaggiatori silenziosi e spiragli da cui l'aria s'infiltra alla stessa velocità  del treno: fuori, infatti, neanche un refolo di vento che soffi, e in certi calcoli sono abile ancora. Ma come gli altri viaggiatori, anch'io sono tanto silenzioso: devo concludere,  scrivere l'ultimo rigo nel corso di un viaggio quasi finito.

 

 

 
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L'ARCOBALENO

Post n°34 pubblicato il 21 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Tornando a casa,  di tarda mattina, ho visto l'arcobaleno e un timido sole filtrare attraverso nuvole ancora gonfie di pioggia. Mi sono ricordato, allora, di un'altra mattina mentre andavo per strada sotto il cielo plumbeo di marzo. Quel giorno i miei pensieri discordavano su cose importanti, aspetti che non erano e non sono da porre in discussione. Ma non si mente e non si tace all'infinito, neanche per farsi un'opportuna cortesia.

Quel giorno lo ricordo ancora: cercavo un aiuto, ma si danno circostanze che non ammettono aiuti di nessun tipo, situazioni che risolve soltanto il Tempo inesorabile.

Ma io, quella mattina, l'aiuto l'ho trovato in un segno nel cielo: apparve l'arcobaleno a sollevarmi il morale, perché lo pensai come promessa di giorni migliori di quello che stavo vivendo.

E poi altre volte rividi e rivedo ancora l'arcobaleno colorato, e tutte le volte lo avverto come un segno benevolo che mi guarda dall'alto e m'accompagna.

 

 
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E' FORSE UN SOGNO?

Post n°32 pubblicato il 19 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Scrivo da un luogo non adatto per scrivere. O forse è solo un'impressione causata dal rifiuto di starci: infatti, gradirei di trovarmi altrove. Mi rendo conto che l'ultima affermazione ha qualcosa di astratto non precisando altrove, parola non chiara neanche dopo averci  pensato tanto. Dove sarebbe altrove? Ragiono, e stabilisco che l'astratto armonizza bene col sentirsi liberi in tutti i sensi: una molecola d'aria sospesa nel vuoto. Inoltre, l'immagine mentale che si abbina al citato altrove è tutt'azzurra e senza nulla intorno: un altrove privo di oggetti. Possibile? O forse è un sogno? 

Scrivo da un luogo fastidioso, molto fastidioso: voci, passi, rumori, lavori in corso, stridori... (Qualcuno s'avvicina e mi parla senza darmi fastidio. Io di rimando gli rispondo, calmo e adeguato). Ma torno all'astrazione e al suo colore: l'azzurro, che potrebbe rappresentare il cielo o il mare. Ma non entrambi. L'azzurro, in questo caso,  rappresenta il cielo: istinto inusuale, preferendo di solito e di gran lunga il mare.

 
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OSSERVANDO

Post n°31 pubblicato il 18 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

È domenica, e l'inverno preme alle porte. Dato il tempo che corre avrei forse dovuto scrivere Natale anziché inverno, ma un atto del tutto spontaneo ha deciso per l'altra soluzione.

Il cielo è di un grigio strano e il mare calmo. Trovo un po' lunga la battigia: particolare che si nota, come la striscia luminosa sulle acque causata dai raggi solari infiltrati fra le nubi.

Un treno sferraglia per un attimo che sembra infinito. Poi silenzio e qualcuno a passeggio davanti a panchine un poco desolate: nessuna vuota durante le sere dell'estate passata. Ma dove, dove sono andati?

Adesso, inaspettato, spunta un  sole discreto e il mare diventa d'argento. Come tutte le cose, anch'io m'illumino di sole. Ma mi coglie il pensiero, d'un tratto balenato, che m'illumino di tempo a venire. E ancora del Santo Natale nessuna traccia...

 

 
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VIGILIA DI VACANZA

Post n°27 pubblicato il 13 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Chi pensa di elevarsi su tutto non è detto che sia un vanitoso o uno che pratichi la volontà di potenza: potrebbe essere solo stanco, di una stanchezza che fa diventare filosofi del Nulla ed espellere dal cuore a uno a uno, senza farci caso,  alcuni degli interessi coltivati per tanto tempo. Un giorno, poi, si compie una riflessione scaturita all'improvviso da chissà quale oscuro dell'anima, per accorgersi di non avere più quel tale interesse, meravigliandosi della scoperta: "Uscito per sempre dal cuore", e pongo la frase tra virgolette per evidenziare il fatto di averla pensata a proposito di questo e di quello.

Chi pensa di elevarsi su tutto, in effetti, non si eleva neanche di un millimetro dal suolo terrestre: pratica, giorno dopo giorno impercettibilmente, un distacco da tante situazioni, senza accorgersi di creare il vuoto intorno a se stesso. O meglio: accorgendosi del vuoto dopo che l'ha fatto, mentre ciò che ha intorno è terreno bruciato.

È uno che continua ad avere appetito, ma non mangia come una volta. Supposto che sia stato sempre veloce a mandare giù un piatto di spaghetti, adesso, oltre a conservare la velocità, è come se neanche usasse la forchetta e trangugiasse il tutto con gli occhi, in un baleno, senza nessun rispetto per il boccone.

Chi pensa di elevarsi su tutto, una volta scoperto che la vita è una lotta, fa ciò che non dovrebbe mai fare: andare al di là di una siffatta semplice considerazione per scoprire che la lotta potrebbe non avere senso, proseguendo oltre l'ironia sopra ogni cosa e a cui non si dovrebbe giungere per non perdere il gusto della vita. E superando l'ironia assoluta avvalora il sospetto, per lui veritiero, che il soffitto non esiste, che si può andare più in alto, quasi senza peso. Oppure più in basso se a non esistere è invece il fondo, potendo precipitare ancora.

 

 
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RISVEGLIO

Post n°26 pubblicato il 11 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Mi sveglio lentamente, poco alla volta, e subito o quasi affiora la consapevolezza gradita che oggi non devo andare da nessuna parte.  È domenica e rimango a casa. Ho anche la consapevolezza che domani è vicino, a un tiro di sasso o di schioppo: meglio di schioppo, così è più lontano di quanto non sarebbe se fosse a un tiro di sasso.

Vorrei tanto riuscire a pensare che "dopotutto domani è un altro giorno",  ma per come l'ho scritto è chiaro che non lo penso affatto e che domani avrà, per me, connotati poco graditi.

Adesso guardo fuori e mi balena un pensiero che ha la sua ragione di essere ma... lascio perdere perché incominciare a parlarne e svilupparlo sarebbe come fare teoria, e non mi sembra il caso. Oltretutto, la teoria, anche quando si dimostra esatta (ma come si fa a stabilire che lo è?), se enunciata renderebbe lo scritto asciutto, serioso, e non racconterebbe esattamente lo stato d'animo di chi scrive, perché una teoria si esprime sul generale trascurando il particolare. È più produttivo dare uno sguardo fuori e farne una descrizione che sarà certamente influenzata dal modo di sentirsi. Ma se manca il sole e i colori tendono al grigio, dovremo tutti convenire che le cose stanno esattamente così. Stati d'animo diversi, però, descriveranno l'assenza del sole e la tendenza dei colori al grigio in modi diversi. La persona triste potrebbe sostenere, imitando Ungaretti, che fuori "s'addensa un oscuro colore di pianto". Contrariamente, la persona su di tono si esprimerebbe, sullo stesso fenomeno, in modo affatto diverso da quello espresso dalla persona triste, fermo restando che noterebbe l'assenza del sole e la tendenza al grigio. Oppure potrebbe anche non affermare nulla sulla visione che le si presenta davanti guardando fuori. E per di più, la persona d'animo sereno potrebbe esprimere un pensiero felice pensando che oggi sarà partecipe di un evento piacevole e ricco di aspettative...

Senonché, avevo affermato di non esprimere nessuna teoria e invece quello che ho scritto ha tutta l'aria di esserlo, com'è facile concludere. O forse neanche: non ho affatto teorizzato, e un po' esplitamente e anche fra le righe ho espresso uno stato d'animo, così come accade ogni qualvolta si mette nero su bianco, anche se potrebbe non sembrare.

 

 
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DEMENZIALE, VERO?

Post n°25 pubblicato il 10 Dicembre 2011 da MieiGiorni

  

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U n giorno tre individui, uno dei quali lo scrivente, decisero di sfidarsi tramite uno scritto che avrebbero dovuto comporre, al più, nell'arco di tre giorni. Stabilirono che lo scritto di ognuno doveva contenente, per così dire, qualche elemento strano, bizzarro, e non doveva essere troppo lungo: anche una paginetta sarebbe bastata. Avrebbe vinto la sfida colui che a giudizio insindacabile della giuria, composta sempre dai tre stessi individui, avesse presentato lo scritto evidentemente più bizzarro. A lavoro svolto ci rendemmo conto che i tre giorni di tempo che ci eravamo dati erano stati esorbitanti e che due sarebbero bastati allo scopo. Per farla breve: io mi classificai secondo a pari merito con uno degli altri due. Non ci fu, praticamente, un terzo classificato: ci furono un primo e due secondi. Questi ultimi, come perdenti, pagarono di buon grado, metà ciascuno, la cena al più che bizzarro vincitore e, oltre ai contorni, ognuno dei tre consumò un primo e due secondi!

Ricordandomi di quell'evento con qualche nostalgia ed avendo conservato lo scritto che mi fruttò il secondo posto, mi sono detto: perché non postarlo sul blog?

Un ringraziamento agli eventuali passanti che sosteranno in questo mio spazio dove trascorre leggero un po' del mio tempo.

 

 

DEMENZIALE, VERO?

Mentre contemplava una capra drizzata su due zampe, un poeta componeva semplici e deliziose canzoni. Una di quelle, mi ricordo, raccontava di tre personaggi dai nomi non tanto comuni: Vlorunde, Vagoncino e un certo Mister Vli. Nomi strani, vero? E sia pure che i nomi paiono strani. E volendolo: nomi stranissimi! Ma più strano era il fatto che la canzone non raccontava il resto di nulla sui tre personaggi, a parte di un loro arrivo in un certo luogo nel corso di un giorno che pioveva. E aggiungeva, a mo' di ritornello, un tocco particolare focalizzante l'attenzione su quel certo Mister Vli e sul fatto che si fosse fermato in quel luogo con gli altri due tutto un intero giorno e tutta un'intera notte. Ma s'intuiva bene che se il poeta avesse svelato in modo netto i disegni di quel certo Mister Vli e degli altri due, chiaramente suoi aiutanti, il senso suscitato da quella melodia avrebbe perso tutto il suo grande fascino, ed io non sarei qui e nemmeno altrove, adesso, a poterlo raccontare. In breve: ho ricordato la circostanza per come la memoria l'ha conservata.

Demenziale, vero?

Ma in fondo, chi può affermare con sicurezza se la canzone composta dal poeta fu arte o spazzatura? Lo sai tu? lo so io? Un giorno un vecchio pittore mi disse che di arte nessuno capisce nulla. Forse aveva ragione. Certamente, in senso molto perentorio, quella sua affermazione era rigorosamente esatta. Capra e poeta sembravano condividere la sua tagliente opinione. Soprattutto la capra condivideva e accoglieva quella musica improvvisa, così dolcemente mielata e ritmata, come un idillio d'altri tempi e d'altri luoghi, accompagnando a mosse studiate le rime del poeta come lo sposo accompagna la sposa. Peccato che carta e penna non possano riprodurre quei suoni tanto semplici e melodiosi, ciò che corruppe gli animi di quei due, capra e poeta, al punto da fonderli in un abbraccio infinito, legati per qualche istante alla stessa speranza.

 
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ORE 8.00 E DINTORNI

Post n°24 pubblicato il 08 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Sono le otto del mattino di un giorno di festa e fuori piove. Fosse tutto un poco diverso da quello che sembra, esigesse il mondo qualche catena di meno, il concetto di "festa" forse non avrebbe più senso poiché più spesso sarebbe festa. Ho già scritto sull'argomento e ne scrivo ancora, non per un caso fortuito ma per un senso di autoaffermazione.

Anche la Terra  si autoafferma, secondo una linea di pensiero, compiendo anno dopo anno sempre la stessa orbita intorno al Sole, dando la falsa impressione di una silenziosa monotonia anziché di una struggente perseveranza nel ruolo assegnatole nell'Universo. Qualora il suo ruolo dovesse venire meno subentrerebbe una tale disarmonia le cui conseguenze sarebbero disastrose, ma solo dal nostro punto di vista: o la Terra s'allontanerebbe indefinitamente dal Sole o si schianterebbe sopra di esso. Una terza alternativa non potrebbe esistere neanche se il Destino decidesse il contrario. E noi, capitasse una delle due circostanze citate, soggetti come siamo al principio antropico non staremmo più sulla Terra ad osservare l'Universo.

Può bastare. Le ore 8.00 sono passate ed è sempre giorno di festa. La pioggia, svolgendo il suo ruolo naturale, continua a picchiettare il suolo, paziente nel farlo ma a tratti anche silenziosa.

 

 
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ESSERE O NON ESSERE

Post n°23 pubblicato il 07 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Quando Ulisse, nel corso del suo viaggio di ritorno verso Itaca, discese agl'Inferi s'incontrò e parlò anche con Achille, il massimo eroe fra gli Achei che parteciparono alla guerra di Troia. E Ulisse, conoscendo bene il valore di Achille che in vita fu figlio di un mortale e di una divinità del mare, gli rivolse una domanda che era un'affermazione: "Dato il tuo grande valore e il tuo alto lignaggio, anche qui sarai un Re!" E Achille rispose: "Preferirei essere al servizio di un contadino tra i vivi piuttosto che Re tra i morti".

E dopo Achille, ecco Palazzeschi: sentiamo cosa ne pensava attraverso alcuni versi della sua maturità e che riporto in modo non esattamente conforme all'originale ma conservandone il senso: "Oggi pensavo a te, noiosissimo Amleto che combinasti tante fesserie con essere o non essere, perdendo il bandolo del vivere concreto..." E continua, Palazzeschi, per concludere con la scelta di essere. Ed io, d'accordo con l'eroe greco e col poeta toscano, penso sia questa l'alternativa migliore.

 

 
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PENSIERI OCCASIONALI

Post n°22 pubblicato il 06 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Una pessima forma m'impedisce di uscire. Intendo migliorarla e sono convinto che riuscendo a scrivere mi sentirò meglio. Ma neanche un rigo all'orizzonte. Che poi non è vero! Mi giunge, infatti, un sentore piccolo piccolo ma, per quanto piccolo, sempre un sentore: "Quando il dovere del giorno è di scrivere poche righe ma non ti riesce, scrivi questo pensiero tra virgolette e sarai perdonato".

Fatto!

Ma ciò mi solleva la forma soltanto di poco: devo scrivere ancora per migliorarla, portarla almeno ad un livello accettabile. Non dev'essere tanto difficile.

Rigo dopo rigo vado avanti senza curarmi del contenuto: adesso a contare è soltanto la quantità... Intravedo, pertanto, un'oasi nel deserto e sono assetato, molto assetato. E c'è tant'acqua nell'oasi, un piccolo lago sgorgato d'un tratto dalla terra. È Possibile? (Ma esiste Felicità?) Certo che lo è! Però l'acqua dell'oasi è intrisa di terra che deve ancora sedimentare. Ciò nonostante la forma sale: chiaramente la sento salire.

Molto bene. Allora procedo. Vado avanti coi pensieri che corrono mentre la sete con la forma avanza. E questo è un grosso guaio: quando la sete ha inizio non smette più. La fame, invece, aumenta per un massimo di tre giorni dacché i primi sintomi sono stati ravvisati (intanto aumentano le righe!), ma poi la smette di aumentare e  quasi quasi più non s'avverte. Passano, però, 15 giorni e... si muore per fame. La sete, invece, come già detto (scritto), aumenta sempre: vivendo infiniti anni diventerebbe anch'essa infinita. Manca l'esperienza in proposito, ma sono certo di non sbagliare.

"Buon traguardo!" mi dico, pensando a quanto ho scritto. E ancora non è finita. Si possono scrivere 20000 versi che non dicono nulla. È stato fatto. Lo hanno fatto e lo faranno ancora. Io non sarei capace di tanto, non avrei la pazienza necessaria e neanche un piano duraturo: è come se i pezzi del piano ipotetico sparissero a uno a uno senza lasciare traccia. È sparita, infatti, l'oasi, ed è sparito perfino il deserto. Anche la sete è sparita, scoppiata come bolla di sapone. Durasse almeno la pessima forma! Sparita anche quella: ho raggiunto la sufficienza, una forma accettabile e sono prossimo a uscire. Adesso sto bene!

 

 
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NEVERMORE NEVERMORE

Post n°21 pubblicato il 05 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Ci sono stati eventi che mi hanno riguardato e interessato, ma quando si sono presentati non li ho presi tutti nella giusta considerazione e qualcuno l'ho lasciato sfumare. Si dice, in questo caso: "Hai perso il treno!" È vero, ma solo in parte perché il treno si perde soltanto qualora si voglia  veramente  prenderlo dopo che è partito: "Posso salire? Adesso mi starebbe a meraviglia viaggiare!"

Eh no!

Ed è no anche quando poter prendere quel treno, già passato, sarebbe ancora possibile. Comunque sia, sembra che un ben determinato treno si fermi davanti a una ben determinata persona soltanto a una precisa data e a una precisa ora, chiarissimi anche la stazione e il binario dove attendere.  Ma non c'è niente da fare: saltando una delle precise suddette condizioni va a finire che salta tutto e quel treno si perde per sempre. È capitato di perderlo. Mi è capitato di perderlo e di non poterlo prendere mai più, mai più: nevermore nevermore, cantava e canta ancora il corvo di Poe.

Un treno simile ricorda il modo che usavano i greci del bel tempo che fu quando rappresentavano la Fortuna: capelluta davanti,  fino ad avere il volto completamente coperto dai capelli, ma calva dietro significando che si poteva afferrarla (per i capelli) quando si presentava di fronte, ma una volta passata non si poteva afferrarla più. Identicamente quel treno, causa per me di qualche rimpianto.

 

 
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TORNANDO A CASA

Post n°20 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da MieiGiorni

 

 

Ho trovato una pagina bianca sull'agenda: significa avere lo spazio disponibile per scrivere.

Sono sul treno e ci resterò per circa un'ora: un tempo che non mi annoia e che vorrei non finisse mai perché avverto indipendenza da tutto, e poi la mia forma è discreta.

Di tanto in tanto, quando devo pensare cosa aggiungere a ciò che ho scritto, sollevo lo sguardo dal foglio e scruto a destra e a sinistra, fuori del finestrino. A sinistra osservo la campagna e a destra quel mare che spesso ho contemplato. E c'è un motivo:  col mare ho stabilito fin da piccolo un rapporto affettivo, ma con i campi mai per non avere avuto le occasioni. E da piccolo provavo un entusiasmo incontenibile quando mio zio mi annunciava: "Oggi andremo a pescare!" La notizia era sufficiente a farmi toccare il cielo con un dito, e il dito pescava nel blu indorato dai raggi del sole.

Anni fa mio zio è venuto a mancare. Ha certo avuto, come chiunque, vicissitudini, lavoro, famiglia da sostenere. Per ogni vita si potrebbe scrivere un romanzo e poi sintetizzarlo in ciò che colpisce di più: "Oggi andremo a pescare!": è il bel ricordo che mio zio mi ha lasciato.  E ancora oggi volgerei un dito verso lo stesso cielo, per indorarlo di blu infinito come una volta.

 

 
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