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Post n°1607 pubblicato il 31 Ottobre 2010 da charliebrowna
 

Poter scegliere, anche quando tutto è banalmente prevedibile.
Ma, poter scegliere.


Acqua a catinelle,
tristemente,
cose belle.

 
 
 

E prendiamolo con filosofia. Se proprio dobbiamo prenderlo.

Post n°1606 pubblicato il 29 Ottobre 2010 da charliebrowna
 

Ci son sensazioni che ti assalgono subito. Non appena un gesto, una parola, uno sguardo ti vengono rivolti, tu senti che ha inizio un dramma, un disastro, un cataclisma.
E allora che si fa? Lo si lascia decantare, si lascia in una feritoia fra le sinapsi, si fischietta indifferenti. Si sa mai che si abbia toppato in pieno. Che quel brivido di timore in erba era una fallace intuizione, che quel presagio di nefandezza imminente fosse solo frutto di una digestione laboriosa.
Eppure il peso resta, si espande, bussa alla coscienza chiedendo udienza, enumerando le proprie argomentazioni, smontando alibi dubbi e dicerie.
Il problema c'è, esiste, va affrontato.
E sia. Affrontiamolo.
Martedì il boss ti rifila da riscrivere uno statuto lungo ventisette (ventisette) pagine? Sì. Il dossier (appuntamento coi clienti fissato per venerdì 29 alle ore 19.30) è zeppo di appunti scritti di proprio pugno da boss e figliolo (aka ErMutanda, chè quando predica lui ti crollan le mutande pur indossandovi sopra un paio di pantaloni di ghisa, talmente egli è pedante)? Sì.
Tu fai finta di non vedere il lampeggiante rosso nel tuo cervellino, batti tutte le ventisette pagine (d'altronde sei brava a battere, direbbe Codaliscia, l'Uomo Zelig della Valle).
Mercoledì (beh, ok saper battere, ma con il dovuto tempo) porti la pratica ad ErMutanda che con finezza ti rimbalza fuori dalla porta al grido di "Non Ne So Niente, Non Ne Voglio Saper Niente, Arrangiatevi!".
Vai dal boss che ti liscia il manto arruffato, ti seppellisce sotto moine salamelecchi ringraziamenti falsi come solo lui sa.
E quindi? Quindi t'attacchi, torni in cella, guardi sconsolata il monitor, poi fuori dalla finestra, poi il lampeggiante rosso che flasha nella tua testa, poi sospiri, poggi le mani sulla tastiera e via. Inventi.
Giovedì passi inosservata ai più, appoggi il plico infame sulla scrivania del boss.
Venerdì, mossa dal panico pre-meteorite precipitante sulla tua nuca, nonchè per prevenire inconvenienti dell'ultimo minuto, appena arriva il boss, lo blocchi e chiedi: "Scusi, maaa, stasera gradisce che mi fermi per l'appuntamento?" - "Ma noooo, tranquilla Charlie, incastro ErMutanda davanti ad i clienti, non potrà scamparla!".
Sarà.
Dopo pranzo, digestione sistemata, ti riproponi al boss: "Scuuusi, ma è certo certissimo che non mi devo fermare stasera?" - "T'ho detto di no! Ci penso io a quello là!".
Sarà.
Dopo un paio d'ore, arriva. Il boss. "Charlie cara, per cortesia, mia adorata, mi stamperesti l'atto, lo statuto, il preventivo?" - "Quindi mi fermo?" - "Nooo!"
Sarà.
Fatto tutto, sistemato tutto, ricontrollato tutto, porto la pratica. "Ecco Charlie, già che c'è qui anche Kermit...perchè non vi fermate stasera? Giusto per verificare chi interviene, per farli accomodare, perchè sapete com'è quell'altro là".
Sarà.
Arrivano sette brianzolotti, sette sciurotti belli simpatici e gagliardi, prendiam dati, impiliamo incartamenti vari, facciam passare la truppa caciarosa nella Gran Cella.
"Charlie...diresti ad ErMutanda di tenersi pronto per correggere eventualmente il testo?"
(grandissimo furbastro d'un boss! eccolo il puzzo di tragedia, eccolo il mio momento fatale, ecco il mio addio alle scene: rifilarmi di incastrare tuo figlio al posto tuo! grandissimo malefico boss!)
"Senta, boss, mi fermo io, va là".

 
 
 

Tu chiamale, se vuoi, soddisfazioni.

Post n°1605 pubblicato il 28 Ottobre 2010 da charliebrowna
 

Alle 17,30, un lampo a ciuel sereno.
Alle 18,00, un grande evento.
Tutta la Valle unita, in un sol corpo, grandemente compatti, fortemente motivati, cooperanti attivamente.
Noi si doveva stampare, impaginare, pinzettare, fascicolare, il bollettino bimensile per le venti compagne di viaggio del boss.

 
 
 

La sete vien mangiando.

Post n°1604 pubblicato il 27 Ottobre 2010 da charliebrowna
 

Oggi mi ero preparata il minestrone. Col farro.
Oggi con Kermit sono andata a mangiare al bar. Paninozzo con prosciutto crudo, zucchine e salsa cocktail.
Come non darmi ragione?
Eravamo lì, sedute nel nostro solito angolino, proprio di fronte alla televisione, proprio con visuale piena del locale, proprio gomito a gomito col boss.
Eravamo lì, e non stavamo spettegolando sui presenti, e non stavamo sacramentando sui colleghi, e non stavamo confrontandoci sui grandi misteri della vita.
No.
Ci stavamo lambiccando le meningi. Cercando di ricordare la parola usata dallo scrittore di cui Kermit ha già letto, e io sto leggendo, il bellissimo libro (qui a latere per i particolari), per descrivere un davanzale. Parapetto? Bordo? Balzello? Orpociufolo! Non era davanzale, oh no no no! era una parola più specifica, più appropriata, davvero perfetta per rappresentare la scena.
Nel mentre, sullo schermo (a volume zero, chè altrimenti che divertimento c'è?) parte uno degli speciali dopo il TG2. Si vedono immagini di posti stupendi, boschi color smeraldo, golfi di mare blu, vette innevate, grotte scavate in strapiombi dorati. Insomma, ci siamo incantate, lambiccando ulteriormente le nostre povere facoltà intellettive nel tentar di capire che posto fosse.
E, niente. Ci hanno interrotte. 
La moglie dal barista ci ha gentilmente invitato a levar le tende per far più coperti (per la verità eravamo già in procinto di andarcene, essendo cinque minuti prima dell'ora del rientro in Valle). Il barista ci ha fatto pagare, sussurrandoci che per ringraziarci ci offre un giro di birrette una sera di questa (per la verità, ho evitato di dire che eravamo già in procinto di andarcene).
Ebbene, stasera - pazzesco! - mi son ricordata di dover appurare cosa non ricordavo.
Ma prima ancora ho cercato il dossier. Potenza della tecnologia.
E sono i geoparchi sotto la tutela Unesco. In Italia sono 7 (nel sito ne cita 5, mancano i due novelli: nel Cilento e in Toscana - perchè non l'ho solo trovato il video, l'ho visto e pure ascoltato).
E, sì vabbè, era davanzale.

 
 
 

Na, na, na, na, na, na...mi è sembrato di sentire un rumore, rumore. Poesie d'altri tempi.

Post n°1603 pubblicato il 26 Ottobre 2010 da charliebrowna
 

Ci son lavori che onestamente aborro fare. E che slealmente rifilo senza troppi scrupoli al malcapitato di turno. E son quei lavoretti che una volta rifilati son rifliati a vita. Come il tuo suora! o Prinz! di quando si era fanciullini, smanacciando il più ciondolone del gruppo (che noi ci si divertiva con poco. E poi di Prinz mica ne vedo più in giro, verdi poi!)
In questo caso Medicina33. In questo caso la perfidia mi si ritorce puntualmente contro, essendo ella nella mia medesima cella, per la precisione, dirimpetto a me.
Cosa v'è di più fastidioso di dover cancellare segni di matita da chili e chili di fogli?
Dover poi buttar via gli scarti di gomma dalla scrivania, raspando per secondi minuti ore in ogni millimetro cubo, indossando un anellazzo che Gollum impallidirebbe (più di quanto già esso sia pallido) al sol pensiero. Non contenta, indossa pure quei fantastici bracciali con
ottantadue virgola sei pendagli appesi.
Ora di pomeriggio, però, un altro rumore ha urtato i miei sensi, nonchè confuso la mia già confusa mente.
Il bimbo del cortile di fronte alla Valle ha sgommato con la macchinina elettrica.
Cosa che fa solo d'estate, cosa che urta il fratello maggiore che inizia a bersagliarlo di pallonate, cosa che urta il nonno che si mette ad ululare, cosa che urta il padre che sacramenta dal balcone ai figlioli, cosa che urta le cornacchie sul tetto che flappeggiando se ne involano altrove.
Beate loro.

 
 
 
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L'autoritratto l'ho fatto io.
Le foto accanto al titolo è di Andy Bell e quella in fondo alla pagina sul sito del National Geographic.