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Creato da Seta.Cuoio il 26/10/2006

Estilo Milonguero

Così come una lucertola è il riassunto di un coccodrillo, il tango è il riassunto di una vita.

 

 

Bande da giro del sud d'Italia 2

Post n°10 pubblicato il 07 Novembre 2006 da Seta.Cuoio

Oggi continuo a parlarvi di bande da giro. Se avete voglia leggetevi anche il mio post precedente sull'argomento.

La storia delle bande è piena di volti, tipi, eroi che vivono ancora oggi in aneddoti leggendari. Carlo Levi in “Cristo si è fermato ad Eboli” racconta che una delle antichissime valli della Basilicata riecheggi delle armonie della banda di Grassano. Era il 17 settembre 1926 (età dell’oro dei complessi bandistici), quando un camion  che riportava a casa i musicisti, di ritorno da una festa patronale, precipitò in un burrone. Alcuni musicisti ed il direttore di banda perirono nell’incidente. Contadini e pastori giuravano, un tempo, che ogni notte nella zona dov’era accaduto l’incidente era possibile ascoltare le note delle opere più celebri suonate dagli sfortunati musicisti. Ad Acquaviva delle Fonti esiste una via che porta il nome di Gerolamo Montenegro. Suonava il flicornino. I suoi potenti e prolungati assoli, che gli valsero negli anni ‘30 l’appellativo di “Armstrong dei bandisti pugliesi”, mandavano in visibilio il pubblico che lo tempestava di fiori e di confetti. Di carattere schivo, pare fosse assediato dai suoi fan, tanto da dover ricorrere a fughe improvvise prima della fine del concerto. Si dice, ma forse è leggenda, che a Sanremo in Liguria abbia eseguito, con la banda di Acquaviva delle Fonti, nove volte di seguito Madama Butterfly. Morì travolto da un tram a Milano dove era emigrato per fare il tranviere.

Il musicologo Pietro Andrisani nel 1985 fece incontrare la banda di Montescaglioso con il musicista jazz Chet Becker. Un incontro simile fu “combinato” da  Isio Saba che portò a suonare con la banda di Caprarola, in Lazio, l’Art Ensamble of Chicago.

 
 
 

Bande da giro del sud d'Italia 1

Post n°9 pubblicato il 06 Novembre 2006 da Seta.Cuoio

Oggi non parlerò di tango. Un altro fenomeno musicale che mi ha affascinato fin da quando ero bambino è quello delle bande da giro del sud d'Italia. Per saperne di più, non vi resta che proseguire nella lettura.

Disprezzata, ignorata, rimossa o, nel migliore dei casi, considerata una forma d’arte minore. Eppure per oltre 150 anni le bande musicali del sud d’Italia, in particolare della Puglia, sono state un grande laboratorio all’interno del quale si sono formati direttori, compositori e grandi strumentisti a fiato.

Uno dei suoi meriti più grandi è stato quello di aver diffuso la cultura sinfonica ed operistica dei grandi autori europei e, in particolare, italiani presso vasti strati della popolazione meridionale.

La scarsezza dei teatri nell’Italia del Sud e, in ogni caso, l’impossibilità di accedervi da parte di gente per lo più povera ed emarginata, il fatto che la cultura musicale era appannaggio solo delle grandi città dov’era possibile frequentare i teatri ed assistere ai concerti consentirono alle bande di diffondere nel corso delle feste in onore del Santo Patrono di piazza in piazza, di paese in paese (da qui il nome di “bande da giro”) le arie più conosciute del “bel canto” operando così una vera e propria rivoluzione musicale e creando quel suono unico ed originale che, ancora oggi, contraddistingue le bande del meridione d’Italia dalle altre sparse nel mondo.

Fu un’operazione audace e per certi aspetti discutibile ma efficace al punto da creare un filone musicale operistico tutto strumentale che sopravvive ancora oggi. I violini dell’orchestra furono rimpiazzati dai clarinetti, le viole dai sassofoni e le voci di soprano, contralto, tenore e baritono furono sostituite rispettivamente dai flicorni sopranino, soprano, tenore e baritono.

 
 
 

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