Creato da mjkacat il 24/05/2005

Eighties

Psicoanalisi Filosofia Teologia

 

 

SCUSATE IL RITARDO...

Post n°539 pubblicato il 22 Dicembre 2010 da mjkacat

....ma in seguito a gravi disguidi con le linee telefoniche (spero che voi non abbiate mai la disgrazia di imbattervi in BT Italia) questo blog è rimasto interrotto per alcuni mesi.

Per chi fosse interessato a proseguirne la lettura, per ora lo potrete fare a questo nuovo indirizzo:

http://oltreilvuotorelativista.myblog.it/

Grazie

 
 
 

Tracce & orientamento

Post n°538 pubblicato il 02 Giugno 2010 da mjkacat

L'arte NON è il "velo di Maya" atto a nascondere la tragicità
dell'esistenza, ma il "velo che ri-vela" le TRACCE dell'Essere e della sua
radicale "différence"

Tracce inseguite e perseguite in secoli di Teologia cristiana e che, fissate
nei dogmi, "tracciano" la via alla scoperta dell'identità dell'Altro e
contemporaneamente del  Sé  dell'uomo in viaggio nel divenire.

Ma nell'arte contemporanea domina il commercio e si vende bene, come nel più
bieco giornalismo, ciò che l'uomo vuole sentirsi raccontare e nel suo
piagnisteo risentito narcisistico autocommiserativo quest'uomo è ancora
fermo, come i suoi artisti-artieri, al ridicolo Yin e Yang
nietzschiano-schopenhaueriano che nell'Oriente hanno solo saputo trovare il
loro dis-orientamento.

http://snipurl.com/x03ct

http://snipurl.com/x03ej

 
 
 

Schizofrenia della Scienza

Post n°537 pubblicato il 31 Maggio 2010 da mjkacat

La Scienza è ammalata, gravemente.
Soffre di una plateale "Doppia personalità"
C'è il Dottor Jekill, autentico scienziato, e Mister Hide, scientista, ma
soprattutto un POLITICO.

La "Doppia personalità" della Scienza moderna, "scientifica e politica",
spaccia intenzioni come fossero vere intuizioni quando Mister Hide prende il
sopravvento, cioè sempre più spesso e volentieri.

Emblematico è il caso della Omosessualità dove fior di scienziati, Freud,
Klein, Winnicot, Kohut, cioè la psicoanalisi dall'origine ai suoi successivi
sviluppi e approfondimenti sull'infanzia e relazioni di "attaccamento"
genitoriale, vengono ignorati in nome di uno sconosciuto pincopallino
americano che riduce comodamente, molto comodamente,  il tutto ad una
banalissima ed elementare dicotomia. "egosintonico-egodistonico" e viene
preso a riferimento inconfutabile da quella banda criminale che è l'OMS
(Organizzazione Mondiale della Sanità) che da una valutazione POLITICA di
ciò che dovrebbe essere giudicato ben più seriamente e in modo
scientificamente autentico.

Ma non è l'unico esempio.
Tutti i disturbi psicologici, dal primo all'ultimo, sono disturbi di
"relazione"
Non per niente il "TRANSFERT", una "relazione buona" cioè, è quella che SOLA
può riuscire ad aggiustare quella "cattiva" originatasi nell'infanzia con
genitori freddi e narcisi.
Ma la Scienza, che è sempre stata orientata politicamente e oggi più che
mai, vuole che tutto si collochi nella MENTE su cui operare selettivamente
con farmaci, individualmente come solo si può prendere una pastiglia, in
solitudine e non in relazione.
Braaaaaaaaaavi !!

Fa quindi poi ridere la "Comunità degli scienziati" chiamati a modello del
vivere sociale quando già le loro ricerche sono orientate sia politicamente
che soprattutto "demograficamente" in direzione della salvaguardia degli
uomini nel loro isolamento più insensato e nutrendo a dismisura il loro
narcisismo senza mai chiedersi quanto ci costerà questa frammentazione
sociale.
Scienza dove ognuno spera che ci sia un rimedio, una medicina solo per sè,
per campare altri cinque minuti inutilmente.
Perchè se la RU 486 fa parte del "Diritto alla salute delle donne", allora
all'Inferno ci siamo già
Basta accorgersene.

http://snipurl.com/wxwt7

 
 
 

Liberi da morire

Post n°536 pubblicato il 21 Maggio 2010 da mjkacat

Un episodio come quello riportato dalla cronaca del chitarrista  dei Tokyo Hotel andato in overdose da Viagra poco più che ventenne, trova la sua spiegazione, paradossalmente, nella estrema facilità con cui oggi, tra i giovanissimi, si possono avere rapporti sessuali. Tutto ciò, poi, elevato all'ennesima potenza in una rockstar.
 
"Il desiderio si nutre di privazione" dice un pressochè dogma della psicoanalisi. E invece oggi, in nome di una libertà mal intesa, di rinuncie e privazioni non ne vuol sentire parlare nessuno; tantomeno i giovani e i giovanissimi quando , viceversa,  la sessualità vive di desideri ostacolati.
Non è un caso che i paesi che hanno generato Casanova e Don Giovanni, emblemi del seduttore instancabile senza Viagra, fossero due paesi ultracattolici per come Italia e Spagnia. Questo perchè è il "tabù" che genera il desiderio, la proibizione, la difficoltà del raggiungimento della meta, il fascino della trasgressione. Ma oggi il tabù non è più il sesso ma è la morte. E questo spiega anche la particolare modalità che oggi ha sostituito quello che fino a ieri era l'equivalente borghese della nobiltà: il playboy.
Oggi, tra i giovani, stante l'estrema facilità di avere rapporti sessuali, dove poi l'iniziativa non è neppure più dei giovani maschi ma il più delle volte delle femmine, ecco che questa figura che è stata il mito di tutte le generazioni passate, ha perso completamente di efficacia/valore e piuttosto il prestigio è in chi si "sconvolge" di più, si ubriaca di più, vomita di più, di chi rischia di più, chi si fa più male, in un certo senso in chi si autodistrugge più "coraggiosamente", incoscientemente e irridendosene.
 
Tutto ciò, si diceva, è dovuto ad una "libertà" male intesa, fine a sé stessa e, come tale, sempre mortale e autodistruttiva. Viceversa la vera libertà ha senpre come tratto distintivo la vita, e mai la morte, o per dirla nel gergo della psicoanalisi, l'"Istinto di vita", Eros, e non l'"Istinto di morte", Thanatos.
 
Ma la vita, o "Istinto di vita" che dir si voglia, si caratterizza anche per un altro aspetto : la Totalità. Cioè non si accontenta del "Parziale" ma vuole tutto. Non si accontenta del sesso ma vuole anche l'amore. Ma qui occorre fare una precisazione importante:
 
Si dice che oggi i giovani non si accontentano mai. Niente di più falso !! I giovani, oggi, si accontentano di pochissimo : un po' di droga, un po' di sesso...e "tutto il resto è noia", come recitava una vecchia canzone di Franco califano.
Senza ambizioni, progetti, mete, obiettivi, desideri strutturati e non parziali quindi nevrotici, si trascinano da uno stordimento all'altro, sempre più soli nei loro i-pod, ignari di qualunque "relazione" che comporti la benchè minima resposabilità.
Ma questa è già anche la realtà dei meno giovani.
Scientificamente è definito "Amore liquido" e stà a significare la mancanza assoluta di punti fermi, solidi, appunto, ma il prevalere di un annacquamento generalizzato come dei vini della più infima qualità.
Detto più semplicemente è la storia di quelli che oggi vengono definiti con una brutta parola "bamboccioni", versione ulteriormente triste dei pur simpatici vecchi "vitelloni", ma senza più la poesia di Federico Fellini.
Perenni adolescenti senza nessuna intenzione di diventare grandi, gente che si condanna da sola e/o non sà vedere oltre il proprio "desiderio parziale"
Sesso senza amore
Sopravvivere senza vivere
Successo senza merito
Immagine senza sostanza
Diritti senza doveri
Sapere senza studiare
e via dicendo.
 
Ma non è neppure colpa loro. Il sistema educativo è in pezzi e la sua distruzione è iniziata già da parecchi anni, dal mitico e famigerato '68, tanto per esser chiari.
Una "rivoluzione" che è stata ben più una "involuzione" e che, nonostante le apparenze della caduta del comunismo, lungi dall'aver perso ha in realtà vinto, anzi, stravinto.
Fateci caso, il modello è ancora lo stesso nato in quegli anni e sebbene sia morta l'ideologia che le fece da traino, oggi continua a veleggiare imperterrio nella sua nuova definizione. "politicall correct", che non è altro che l'ipocrita negazione del negativo, come nel neolinguaggio profetizzato da George Orwell nel suo mitico romanzo "1984". La negazione, cioè. di tutte le differenze, del dolore, del male, di quella "morte" di cui oggi è proibito parlare, appunto.
 
In quest'epoca della "morte di Dio", poi,  ne è seguita quella di ciò che ne era il corollario: la "morte del prossimo", fagocitato da quella "Liberté" che si è fatta bellamente gioco della "Fraternité e Egalité" come, viceversa, si illudevano e ancora si illudono tutti i moderni progressisti..
Ecco quindi che oggi vediamo che padri e figli si dimenano in una lotta solitaria per primeggiare ad ogni costo, presi nell'effimero gioco del "consumo" condannati come Sisifo a replicare stancamente gli stessi rituali sino alla nausea.
Ecco perchè non desta meraviglia, in questo desiderio monco, che poi lo stesso a poco a poco si spenga e per ravvivarlo, dargli una parvenza di realtà, si ricorra sempre più facilmente e assiduamente a qualche stampella chimica.
Viagra per il sesso
Valium per star calmi.
Roipnol per dormire
Prozac se si è tristi
e le droghe per tutte le occasioni.
 
Ma poi non solo l'uomo è sempre meno in relazione con l'altro, ma è anche sempre meno in relazione con sé stesso. Non ha più tempo neppure per conoscere sé stesso Non c'è tempo La legge del "successo" preme. La "vittoria" urge.

Competere, competere, competere
Vincere, vincere, vincere
Libertà, libertà, libertà
Ma tutto questo per che cosa ?

Ma se solo si fermasse un attimo e si chiedesse veramente cosa desidera forse si accorgerebbe che la libertà da sola non basta.
Ma se solo si fermasse un attimo e si chiedesse cos'è il "disincanto" forse si accorgerebbe che non appartiene al passato ma al futuro.
Se solo si fermasse un attimo e si guardasse allo specchio vedrebbe che la sua "alienazione" è cresciuta esponenzialmente come il debito pubblico e non è la Grecia sull'orlo del precipizio, ma lui.

E invece tutti dietro ai pifferai magici della pubblicità e dei mass-media.
Tutti belli, sani, vigorosi,  eternamente giovani e irraggiungibili.
Tutti verso il precipizio.
Ma Liberi.
Sì,...Liberi da morire !!!
 

 
 
 

La struttura del desiderio

Post n°535 pubblicato il 13 Maggio 2010 da mjkacat

Noi siamo nati dall'incontro di due esseri che nel dono reciproco si sono
avventurati e perduti dandoci così la vita.
Ma fin da principio questa nostra vita può essere frutto della TOTALITA'
della "struttura del desiderio" o solo di una PORZIONE.
"Totalità" quando si è frutto totalmente di due esseri che si donano anima e
corpo, spirito e materia.
"Parzialità" quando si è frutto di due esseri che non si donavano totalmente
ma solo corporalmente, quindi in modo solo parziale.
Solo nel primo caso si può parlare di un figlio "desiderato" infatti, a
riprova che il desiderio ha una struttura di completezza sua propria da non
confondere con le sue espressioni monche, erronee, parziali, appunto.

Ed è in questa struttura "parziale" del desiderio che si dibatte la società
contemporanea.

Ho scelto questo esempio non per ragioni morali o altro ma solo perchè qui è
facilmente visibile quello che vuol essere il centro di questo discorso sul
desiderio.  La distinzione basilare, cioè, tra autentica "struttura del
desiderio", che è sempre totale, completa; una STRUTTURA, appunto, e le sue
espressioni parziali, nevrotiche che, a rigor di logica, non sarebbe neppure
corretto annoverare nella nobile categoria del desiderio e che sarebbe più
opportuno annoverare nella sottospecie dei "bisogni" o meglio ancora
"voglie", anche per quel "fare" e "dare" che vi è sempre connesso.

Ho definito le sue espressioni "parziali" come nevrotiche perchè il
"desiderio" è nel diretto filo della salute psichica dell'inconscio.

Potremmo quindi dire, come Bonhoffer di Dio, che di "desiderio" ve ne è uno
autentico e uno "tappabuchi", inautentico cioè, falso, atto solo a riempire
i vuoti delle nostre paure e della nostra vita.
Così è del "desiderio parziale"
Semplice desiderio "tappabuchi" !

Ed il desiderio "tappabuchi" è quello dominante oggi tra noi, al punto che
neanche riusciamo a concepirlo un desiderio diverso, seppur autentico.

Eppure se dovessimo essere coerenti fino in fondo al nostro narcisismo
dovremmo anche smettere di parlarci, essendo ugualmente esseri di linguaggio
e desiderio, tanto, a che serve ?!
Narciso si specchia ma mica ci dialoga con quell'immagine, se non nell'"Eco"
della sua voce
Eppure muore di dolore perchè non riesce ad entrarci in RELAZIONE
Vorrebbe ma è impossibile.
Anche Narciso non si bastava, allora, in fondo.
Per quanto pervertito il suo "desiderio di relazione" resta immutato al
punto di morire per questa distanza incolmabile.
Forse si trascura troppo in nome di "con chi" il "CHE COSA" Narciso bramava.
E quello che lo rende infelice è proprio l'impossibilità di dare vita ad una
relazione.
Questa era la profonda "struttura del desiderio" anche in Narciso stesso.
Unirsi con l'altro, comunicare con l'altro, stabilire un legame.
Forse il mito di Narciso potrebbe essere visto anche in questa nuova luce e
cioè che il "desiderio di relazione" è tanto forte quanto impossibile averlo
solo con se stessi.

Ma in fondo il povero Narciso non era neppure così "narcisista" come i suoi
adepti
"Io sono mia"
"Single è bello"
"Libertà dai legami"
"Non ho bisogno di nessuno"

Decisamente la realtà supera l'immaginazione.
A ben pensarci Narciso stesso era un dilettante rispetto all'oggi.
Almeno lui era cosciente del suo "desiderio autentico" sebbene impossibile.
Questi, invece, sono pure contenti e orgogliosi della loro autonomia e
indipendenza irresponsabile e se ne fanno vanto.
Chissà, forse non meritano neppure, i suoi epigoni, di potersi fregiare di
un nome, comunque, così altisonante e nobile.
Forse sarebbe più giusto chiamarli semplicemente... "coglioni" !!  ;))

 
 
 

Il buio dell'Illuminismo

Post n°534 pubblicato il 12 Maggio 2010 da mjkacat

Con la morte di Dio l'uomo ha perso anche la sua capacità di essere in
"relazione" con gli altri uomini, il suo "prossimo".
Non è stato un passaggio istantaneo, anzi, per due secoli si è illuso che
"Egalité e Fraternité" si conciliassero naturalmente con "Liberté"; ma aveva
fatto male i suoi conti.  Lentamente la "liberté" ha schiacciato le sue
gemelle francesi; ed infatti oggi assistiamo al definitivo svuotamento delle
associazioni civili e della politica, emblematici della "morte del
prossimo", come ieri lo svuotamento delle chiese è stato l'aspetto fisico
della morte metafisica di Dio.
E tutto ciò perchè se la libertà è "proibito proibire", in nome di che cosa
si può poi pretendere "etica", solidarietà, "egalité e fraternité ?
IN NOME DI CHE COSA ?

Ma non solo l'uomo è sempre meno in relazione con l'altro, ma è anche sempre
meno in relazione con sé stesso.
Non c'è tempo
La legge del "successo" preme.
La "vittoria" urge.

Competere, competere, competere
Vincere, vincere, vincere
Libertà, libertà, libertà

Ma se solo si fermasse un attimo e si chiedesse veramente cosa desidera
forse si accorgerebbe che la libertà non è scevra da errori.
Ma se solo si fermasse un attimo e si chiedesse cos'è il "disincanto" forse
si accorgerebbe che non appartiene al passato ma al futuro.
Se solo si fermasse un attimo e si guardasse allo specchio vedrebbe che la
sua "alienazione" è cresciuta esponenzialmente come il debito pubblico e non
è la Grecia sull'orlo del precipizio, ma lui.

Se non si recupera un contrappeso alla libertà è finita.
Si è aperta una falla gigantesca, come nel golfo del Messico, e la campana
"egalité, fraternité" ha fallito e al momento non si vedono soluzioni.

 
 
 

Hippy, Yuppi & Happy

Post n°533 pubblicato il 05 Aprile 2010 da mjkacat

Ovvero
Libertini, Liberali & Liberi

Cominciamo dai Libertini ,
ma non tanto per fare la storia del Libertinismo quanto per guardarne la
sua espressione nell'ultimo mezzo secolo.
"Altri libertini", un discreto libro di Pier Vittorio Tondelli , narra in
sei racconti il tessuto connettivo dell'Italia post sessantotto.
Sesso, droga & rock and roll
Inutile dilungarsi
Non è vera libertà e neppure può avere nessuna parentela con questa le varie
forme di DIPENDENZA seppur spacciate per conquiste
E non parlo solo della droga ma anche del sesso vissuto avulso da qualunque
contesto sentimentale.
Altra grande illusione che lo stesso Marcuse intuì fin dal suo "L'uomo ad
una dimensione", dove arriverà a denunciare come falsa la liberazione
sessuale, contrapponendovi una liberazione dell'amore ancora tutta da venire
e persino da capire. ma non fu compreso

Passiamo ai Liberali
Io che lo ero quando nel sessant'otto tutti erano comunisti ora mi ritrovo
pure che gli ultimi arrivati vorrebbero dare lezioni a me sull'argomento
Ridicolo
Infatti, logicamente, gli ultimi arrivati sono ancora lì a dibattersi nel
radicalismo più estremo e come pugili suonati continuano a prendersi
cazzotti ad ogni nuova consultazione elettorale ma continuano imperterriti a
buscarle con il sorriso stampato meccanicamente sulle labbra.
Ma anche il Liberalismo ha un limite insuperabile
Il suo "Individualismo" che, ignaro del "bene comune" ne fa solo una somma
insensata di diritti dei singoli quasi che la loro somma equivalga,
magicamente, al bene collettivo.

Ma la vera Libertà passa attraverso la morte di quel "piccolo uomo" che è in
ognuno di noi per lasciare il posto all'essere SE' stessi dove nella
"Relazione" con gli altri,  vissuta non come una costrizione ma come con
coloro che ci possono aiutare a liberarci del nostro meschino IO
La VERA Libertà passa di lì

http://snipurl.com/v6x6x
"Piccolo uomo" Mia Martini

 

 
 
 

Chiesa & Capitalismo

Post n°530 pubblicato il 01 Aprile 2010 da mjkacat

Stiamo assistendo, da parte del Capitalismo più astuto, ad un massiccio
attacco all'immagine della Chiesa.
L'enfasi da parte nientemeno che del New York Times nasconde un timore per
quello che si sta verificando in USA a cominciare dall'aumento incontrollato
degli ANTIABORTISTI, punta dell'icebergh di quella che potrebbe essere solo
l'inizio di una mutazione antropologica innescata dalla gravissima crisi
economica nella quale, loro, ancor più di noi, sono/siamo immersi.

Non sono pochi, infatti, gli economisti che ritengono che questa non sia una
delle tante cicliche crisi del capitalismo, ma una vera e propria crisi
strutturale che potrebbe portare a modificazioni o che comunque necessita di
modificazioni profonde del tessuto sociale per essere risolte
definitivamente.

E si capisce anche perchè la Chiesa Cattolica, vero obiettivo da anni
dell'astio internazionale e non certo Berlusconi che funge solo da
paravento, dia molto fastidio.
Nella sua "Caritas in veritate" , Enciclica di preciso argomento sociale,
Benedetto XVI elenca puntualmente gli eccessi INDIVIDUALISTICI che vanno a
scapito di quel vivere in "RELAZIONE" che è l'architrave di TUTTO il
pensiero cattolico.
E questo potete credermi perchè è un bombardamento continuo a Teologia.

Per chi è interessato ad approfondire il tema è appena uscito un agile
volumetto che si legge al massimo in due ore che chiarisce bene il problema.
http://snipurl.com/v6o14

Aggiungo solo che l'auspicio del primo autore in un intervento risolutore
dell'Europa Unita e, forse di altre istituzioni sovranazionali, la trovo
assolutamente illusoria e fuori tempo massimo essendo oramai questi
organismi in mano a gente che, personalmente, ritengo già ampiamente e
irrimediabilmente venduti al Potere che punta sulla selezione DEMOGRAFICA e
non certo sulla REDISTRIBUZIONE
http://snipurl.com/v6o48

 
 
 

Categorie mentali

Post n°529 pubblicato il 29 Marzo 2010 da mjkacat

E' strano come Cristo non rispecchi le categorie mentali di nessun popolo
del tempo, sia ebraico che greco.

Leggendo il Vangelo si nota come spesso gli Apostoli stentino a capirlo
come, ad esempio, quando gli anticipa la sua "Resurrezione"
Gli "Apostoli", in quanto Ebrei, credevano nella "Risurrezione" ma se la
aspettavano alla fine dei tempi. Quando Gesù, durante la sua "predicazione",
parla della propria "Risurrezione", essi non capiscono cosa voglia dire: non
avevano le "categorie mentali" per "inventare" la "Risurrezione"! Per loro
si è trattato di una novità completa.
E infatti, a riprova di ciò, sono poi anche piuttosto spaventati quando
questo avviene.
I greci poi, neanche a parlarne, quando a questi verrà raccontato.

Ma questa non è l'unico episodio di "rottura" con le categorie mentali
proprie del suo tempo
Ammettendo che siano valide le intuizioni di René Girard sulla struttura
fondamentale dei miti, e cioè l'occultamento dei "sacrifici umani" alla base
di questi, ecco che anche tutta la "Passione" assume un significato di
rottura e rivoluzione delle categorie mentali vigenti all'epoca che non
potevano contemplare, pena la loro inefficacia, l'innocenza della vittima.

Andando poi ancora più indietro nel tempo, già nella "Genesi", nel
"rimprovero" ad Adamo, Dio dice il male a cui l'uomo da solo non
arriverebbe poichè essendovi immerso non lo potrebbe vedere e quindi non ne
potrebbe neppure rilevare autonomamente la sua concezione dialettica di
contrasto al bene.
Il concetto di "Tenebre", del resto, presuppone l'impossibilità a
distinguere alcunchè.

Queste brevi note per spiegare come , guardando con gli occhi della
psicoanalisi, ben consapevole cioè dell'impossibilità di districarsi
autonomamente dai "nodi" della propria mente, tutto ciò appaia quantomeno
curioso e affascinante.

http://snipurl.com/v4uvo
Wonderfull life

 

 
 
 

L'uomo a una dimensione

Post n°528 pubblicato il 25 Marzo 2010 da mjkacat

Il prevalere di una razionalità scientifica e tecnologica legge nella sola
dimensione biologica e fisiologica l'umano, riducendolo poi alla sola
attività cerebrale.
Ma in questa trascuratezza verso la dimensione della totalità corporea non
solo perde il "senso" della propria esistenza ma anche la "strada" per
raggiungerlo.

E' solo , infatti, considerando l'intera dimensione corporea che diventa
ovvio come il mondo sia contemporaneamente luogo di autorealizzazione ma
ancor prima di "Cura", quest'ultimo sinonimo di "relazione" o "Amore" che
dir si voglia.

L'uomo ad una dimensione, quella solo scientifica, resterà solo irretito dai
fantasmi della sua mente senza nessun contatto con quella realtà autentica
che passa attraverso il "senso comune" (buonsenso-cuore) inteso come
"sentimento", quando è in grado di farlo, se è in grado di farlo.

La vita è come una lunga curva ai trecento all'ora in auto.
Se ragioni vai a sbattere
Se "senti", con tutto il tuo corpo, con ogni fibra della tua pelle, no.

Le Ferrari le fanno gli ingegneri
ma le guidano gli artisti ...del volante

http://snipurl.com/v0wo4
"Nuvolari" Lucio Dalla

 

 
 
 

Sono solo canzonette

Post n°527 pubblicato il 21 Marzo 2010 da mjkacat

Una vecchia canzonetta del tanto blasonato Fabrizio De André mette bene in
luce un'altra banalità molto diffusa :

"Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è il male.

Quando vide che l'uomo allungava le dita
a rubargli il mistero di una mela proibita
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni "

Questa visione distorta del messaggio biblico è tanto comune quanto errata.
Bisognerebbe non dimenticare infatti che CONOSCENZA in senso ebraico non stà
come nella gnosi greca per CONCETTO, ma per ESPERIENZA
E noto infatti come anche quando usata nelle banali battute di spirito come,
ad esempio, "..e conobbe la donna" ...questa frase abbia un ben noto
significato materiale, carnale che non sta certo a significare, che sò, una
stretta di mano.

Lo stesso dicasi della "proibizione" relativamente all'albero del Bene e del
Male dove ciò che Dio avrebbe voluto era PRESERVARE, l'uomo, dalla
ESPERIENZA del male e conseguentemente del dolore e della morte.

Inoltre , la LIBERTA' precede il peccato poichè, infatti, se l'uomo non
avesse avuto prima la coscienza del bene e del male, neanche avrebbe potuto
trasgredire, ovviamente.
E quindi anche la definizione di "scemo" è completamente sbagliata.

Queste brevi note solo per mostrare come l'incompetenza teologica dovrebbe
far sì che si evitassero argomenti che non basta aver letto superficialmente
e ottusamente che, per questo, ci son già i fondamentalisti come i Testimoni
di Geova che, notoriamente, non brillano certo per intelligenza
E quando un piccolo seppur idolatrato e osannato ometto fa il saccente
sarebbe stato meglio per lui esser stato zitto che, di certo, una figura da
ignorante, seppur in ottima e numerosa compagnia, se la sarebbe comunque
potuta risparmiare..

http://www.youtube.com/watch?v=Qu3SX1gVX7M

Fabrizio De André "Un eretico"

 

PS: Ovviamente, anche se dovrebbe essere superfluo ripeterlo, qui non si stà
mettendo in discussione la veradicità o meno del testo biblico, ma solo ciò
che è ERMENEUTICAMENTE corretto una volta che si decida di avvicinarsi alla
sua lettura

 

 
 
 

Memento mori

Post n°526 pubblicato il 17 Marzo 2010 da mjkacat

"Colui che potendo esprimere un concetto in dieci parole ne usa dodici, io 

 lo ritengo capace delle peggiori azioni"

 Giosuè Carducci

 
 
 

Sesso & Senso

Post n°525 pubblicato il 16 Marzo 2010 da mjkacat

Questo post nasce come risposta indiretta alla discussione tra me e Maurizio
da un po' di giorni a questa parte...e pure a quelli dello stesso "partito"
come Selandros

Mi risuonava in testa questo titolo perchè già di per sè esplicativo del
tutto poichè è dalle due concezioni differenti della psicoanalisi, e quindi
della filosofia, stante la sua inestricabile connessione, che questo nasce .

Sesso e Senso sono infatti i due orizzonti di una scienza o basata
esclusivamente sui dati naturalistici o, viceversa, basata ANCHE, e
sottilineo "anche" perchè il secondo orizzonte non esclude affatto
completamente il primo,...anche su un'orizzonte più ampio dove pare
sopravviva, esclusivamente, ormai la filosofia.

La psichiatria, infatti, assunta nell'ottica del solo aspetto biologico,
tanto cara alla vecchia psichiatria naturalistica, non può cogliere il dato
originario dell'esistenza, ma piuttosto solo una dimensione di ASTRAZIONE di
questa e come a ciò consegua, nella sua situazione finale, una mancanza di
vera comprensione del malato e del SENSO originario della malattia mentale
che non è biologico-naturalistico (homo naturae) ma filosofico-esistenziale
(homo existentia)

"Con l'individuazione della struttura fondamentale della presenza come
essere-nel-mondo, Heidegger ha fornito alla psichiatria un orientamento
metodologico che le ha permesso di prendere in esame e di descrivere i
fenomeni che essa deve studiare e le loro connessioni essenziali fenomeniche
nella totalità del loro contenuto e senza nessun pregiudizio, cioè in modo
libero da ogni teoria scientifica" *

Ora, sul chi e per come è Ludwing Binswanger ognuno è libero di cercare
ulteriori ragguagli su wikipedia.
Quello che voglio sottolineare è che è dall'ANTROPOLOGIA che partono tutti i
vari "psich" che si rispettino, che il resto serve solo per
"tranquilizzanti" psicofarmaci.
"Tranquilizzanti" soprattutto per coloro che li prescrivono ancor più che
per chi li usa, stante la mancanza del "mettersi in gioco" di persona,
trincerandosi dietro la maschera del ruolo buono ormai solo per
scansafatiche mascherati da sapienti e oramai materiale solo per barzellette
sulle analogie e similarità coi propri pazienti più che con la ragione
stessa.

Ed è sulle stesse basi di ANTROPOLOGIA che si gioca la comprensione anche
del fattore Teologico
Ma se non si sà vedere oltre alle proprie tranquilizzanti razionalizzazioni
e "volontà di p...uttanate" del "fago tuto mi", ecco allora che oltre al
METODO non si ricercherà anche quella VERITA' che seppur irraggiungibile ciò
non toglie che sia l'unico orizzonte di SENSO autentico a cui "biologia e
natura" non possono rispondere perchè esclusivamente orientate al FARE e non
al SAPERE.

Chi lavora coi disturbi mentali non si può permettere il LUSSO di
abbandonare la filosofia e accontentarsi dello "scientismo", autentico nome
residuo di quella che fù vera SCIENZA ma che ora è solo una confortevole
CORAZZA CARATTERIALE e nulla di più.


* Ludwig Binswanger: "Essere nel mondo" Ed Astrolabio

 

 
 
 

Uomini Moderni

Post n°524 pubblicato il 16 Marzo 2010 da mjkacat

Gli uomini moderni sono fissati col fare tutto loro.
La chiamano "autonomia", ma è solo perchè cio che producono è nel loro
dominio
Nel loro potere

Merito e Diritto sono i loro idoli
"Self made man" vivono di prestazioni ed anche quando pensano a Dio non
riescono a non pensarlo come a una loro conquista, una scalata fino al cielo
Gnosi la chiamano
Ma è sempre quella "volontà di potenza" che è la loro malattia.

Oppure, viceversa, il dono lo pretendono con la stessa prepotenza che altri
ci mettono a conquistarsi le cose
E questo la chiamano uguaglianza.

Ma ad entrambi manca proprio la categoria del dono gratuito
Non c'arrivano proprio a concepirlo, accecati nella loro inutile scalata
alla torre di Babele.

E credono poi che il desiderio sia per le cose.
La "volontà di potenza" che si trasforma poi solo e sempre in "volontà di
puttanate" .

Poi bestemmiano Dio come responsabile della loro misera vita quando
dovrebbero invece solo guardarsi nello specchio per vedere chi è il vero
responsabile della loro povertà umana.

http://www.youtube.com/watch?v=-SVEd36Xiig

 

 
 
 

SENSO,...non Prodotto !!

Post n°523 pubblicato il 16 Marzo 2010 da mjkacat

CREAZIONE NELL'ANTICO TESTAMENTO


L'ORIZZONTE DI COMPRENSIONE

L'orizzonte nel quale la fede d'Israele nella creazione va compreso è
costituito da due componenti:
1. l'esperienza identitaria della liberazione da parte di un Dio che ha
eletto Israele e ha stretto con esso un alleanza; questa fede sperimenta una
profonda crisi all'epoca dell'esilio ( VI sec. A.C.) che tuttavia conduce
ad un approfondimento della stessa fede. Da qui in avanti, infatti, il Dio
di Israele che interviene salvando il suo popolo verrà identificato al Dio
creatore del mondo;
2. la condivisione dell'orizzonte storico-religioso di Israele che, come
quali tutte le culture, ritiene il mondo opera di una mano divina. Queste
convinzioni vengono tramandate in forma di miti e di inni che Israele
accoglie ma al tempo stesso modifica quando non fossero conformi alla fede
israelitica.
Occorre dire che il mito, oggi, è stato profondamente rivalutato, dopo il
crollo della ragione monodimensionale dell'Illuminismo ad opera della
postmodernità: il mito non è più sinonimo di favola o leggenda o, nella
migliore delle ipotesi, di credenza prerazionale o prescientifica quanto
piuttosto un modello interpretativo del mondo che possiede una sua
intrinseca razionalità. Considerato e collocato nell'epoca culturale in cui
è stato formulato il mito è, nel suo modo di fondare, di concettualizzare
con stringenza logica, di orientarsi alla prassi e di stabilire dei valori,
quello che per noi oggi è la scienza, che pure è debitrice ad un concetto di
razionalità condizionato nel tempo.
La razionalità del mito è tuttavvia di gran lunga diversa dalle altre forme
di razionalità: essi indaga il fondamento ultimo ( arkai) del mondo in forma
di racconto storico ( la parola greca " Mythos" significa "parola",
"storia") come anche ogni relazione al Numinoso e al Divino; e questo non
solo dal punto di vista storico, ma anche psicologico, sociologico,
biologico e fisico.
I racconti di creazione, che compongono il patrimonio di diverse culture,
sono radicati quasi tutti nella ricerca che l'uomo intraprende stimolato e
provocato dalla constatazione della compresenza di bene e male, ordine e
disordine, vita e morte che attraversano tutti gli ambiti della vita. Punto
di partenza del mito non è dunque la fantasia, ma l'esperienza: è qui che
sogono tutte le domande, compreso quella che conduce a interrogarsi su Dio e
sulla sua responsabilità nei confronti del male. I miti non parlano di una
realtà fittizia, ma del mondo reale, in cui si trova l'uomo di ogni giorno:
nel mito " de re tua agitur" ( p.104). Scrive Erich Zenger che " la domanda
sull'inizio è per lo più domanda sul SENSO proprio di un'impresa, di una
cosa o di un evento (...) è la domanda sull'origine e sul fondamento (
Ursprung und Urgrund). Come tale, ma circa la QUALITA' dell'inizio: la
questione dell'origine è la questione della relazione e dello SCOPO del
tutto, se c'è stato un cattivo o buon inizio, una caduta o un caso ( Unfall
oder Zufall)".
Numerosi miti di creazione, molti dei quali sono ben noti alla Bibbia,
riconducono l'essere del cosmo ad una potenza divina positiva e intelligente
che trae il mondo dal caos informe, oppure lo genera direttamente: in queste
rappresentazioni, domina una fondamentale fiducia nella SENSATEZZA
dell'universo, poiché se l'universo- e innanzitutto il mondo e l'uomo-
provengono da una potenza divina buona, riposano, pur in mezzo a tante
sventure e tragedie, su un fondamento buono e solido. Da questo punto di
vista, come sempre Erich Zenger fa notare, " il mito è l'accusa dell'ordine
del mondo contro dèi che vengono adorati come divinità": è la scoperta
narrativa e l'evocazione del fatto che l'ORIGINE BUONA è congiunta al
compimento e che il mondo, nonostante tutto, è l'orizzonte della vita e non
della morte.
Inizio e fine sono congiunti nella bontà dell'inizio e questo consente di
costruire una società culturalmente dotata si SIGNIFICATO ed ETICAMENTE
vivibile: questa convinzione è assai presente nel racconto di Genesi, dove
viene ripetuto spesso che Dio vede la bontà della creazione e che ogni
evolversi di essa resta pur sempre nella mano di Colui che l'ha voluta.

L'EZIOLOGIA STORICA

Con questa espressione si vuole indicare che le notizie sulle origini che
troviamo nella Genesi non sono state ottenute per una rivelazione " diretta"
di ciò che successe, ma piuttosto gli autori sacri sono risaliti all'inizio
del mondo per dare ragione della situazione concreta in cui vissero. La loro
esperienza religiosa è segnata da una parte dalla bontà del Dio creatore e
salvatore, dall'altra dal peccato di tutti gli uomini e in particolare del
popolo d'Israele. Hanno cercato di trovare la causa di questa realtà ambigua
in ciò che successe agli inizi della storia. Tutto quello che di buono
troviamo nel mondo deriva dalla benedizione di Dio, che al principio diede
all'uomo ogni tipo di beni. I mali invece sono opera dell'uomo, che anche
sin dal principio ha rotto la relazione di armonia con il Creatore. In altri
termini il racconto direbbe che la situazione dell'uomo ha origine in un
evento, un fatto accaduto all'inizio della vicenda storica dell'umanità. E
anche se possiamo conoscere questo evento solo per via eziologica, cioè
riflettendo sulla situazione attuale alla luce della fede, e nonostante che
l'autore biblico usi il linguaggio e le forme di pensiero mitiche del suo
tempo, si tratta pur sempre di qualcosa che è realmente accaduto. Il modo
concreto in cui questo qualcosa di realmente accaduto viene rappresentato,
può anche servirsi di elementi narrativi o sapienziali che il mondo
circostante offre, magari anche di narrazioni "mitiche" : ciò che va
assolutamente compreso è che il mezzo letterario giova ad attingere un senso
vero e reale, legato ad un evento che ha profondamente interessato la storia
dell'uomo.
Va infine ricordato che non è né intenzione né compito delle Scritture
fornire dati storici o scientifico-naturali, ma comunicare la verità che Dio
ha voluto rivelare per la nostra salvezza: in questo caso la bontà originale
di tutto ciò che è uscito dalle mani di Dio e il suo dominio su tutto, e
l'alterazione di questa armonia a causa del peccato dell'uomo. In tal modo
restano delineati, almeno come principio, i campi dei distinti ordini di
conoscenza.

 

 

 
 
 

Dono,...non Prodotto !!

Post n°519 pubblicato il 16 Marzo 2010 da mjkacat

L'abissale incompetenza di Emanuele Severino in materia Teologica ha una
grave ricaduta su una psicoanalisi tanto di moda come quella di Umberto
Galimberti

L'essenza del cristianesimo è il DONO e non il PRODOTTO !!


Alla luce della fede nell'alleanza, il mondo creato non è uno strumento
inerte
rimesso all'arbitrio di Dio o dell'uomo, ma è una espressione della volontà
benevola e gratuitamente salvifica del Signore

In primo luogo, il primato dell'idea di creazione non è giustificabile
storicamente. L'ordine dei testi biblici, con il mito della creazione
all'inizio, non rispecchia la cronologia della loro stesura. Il testo
rivelato ricostruisce a posteriori l'insieme delle vicende che costituiscono
le tappe della storia sacra. Di fatto, però, la narrazione dei capp. 12-50
di Genesi è più antica dei capitoli 1-11 e, soprattutto, dei primi tre.

L'evento fondatore della fede di Israele è l'alleanza con Jhwh, per
iniziativa di questi, a partire da Abramo, tramandata attraverso ricordi di
vita familiare e di clan dei patriarchi ebrei, raccolti e rielaborati in
forma scritta. Successivamente, la riflessione religiosa ha fatto risalire
fino alle origini stesse del mondo il disegno divino di elezione e salvezza.
È questa la chiave di lettura della genesi e non la creazione dal nulla.

Alla luce della fede nell'alleanza, il mondo creato, invece, non è uno
strumento inerte rimesso all'arbitrio di Dio o dell'uomo, ma è una
espressione della volontà benevola e gratuitamente salvifica del Signore


È un dono, non un prodotto; risponde a una logica di amore, piuttosto che di
funzionalità. Il dono non è un oggetto manipolabile in vista di un utile, ma
è denso di significati simbolici, al di là della bruta fattualità, che
svelano il cuore del donatore.


Il dono è inatteso, sorprendente e chiama a una risposta libera, a seconda
del credito che si dà al donatore.


Ecco quindi che quando si passa alla ricaduta sull'uomo di un'esatta
concezione
teologica e non gnostico manichea, si evince che:
"Il seme racchiuso nell'umanità è il divino e non il nulla."
Come vuole appunto dimostrare il post precedente "Dono & Desiderio"



http://books.google.it/books?id=txXqzb5s2y0C&pg=PA114&lpg=PA114&dq=desiderio+dono+de+lubac&source=bl&ots=jvPQ_b1ba-&sig=iFFECUGYIYd1xHAVG-az-fJ7Kuc&hl=it&ei=bMyTS66CKMissAaXssSUAw&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CAYQ6AEwAA#v=onepage&q=desiderio%20dono%20de%20lubac&f=false

 
 
 

Dono & Desiderio

Post n°511 pubblicato il 07 Marzo 2010 da mjkacat

Il Desiderio non è fondato

Questo per riassumere quello che ho già detto in più occasioni o quantomeno
è quello che io ritengo sulla base dei miei studi di filosofia e
psicoanalisi.
Poi, ovviamente, ognuno è libero di pensare con la propria testa e ritenere
giusto quello che vuole.
Resta il fatto che, a mio parere, le spiegazioni che vanno per la maggiore,
Platone e Freud, sono entrambe state confutate.
E quindi, personalmente, mi rimaneva un vuoto, seppur affascinante, ma
comunque un vuoto di comprensione.

Ora sarebbe impossibile riassumere una ventina di lezioni di Teologia
fondamentale per passare poi a quelle di Antropologia teologica , disciplina
nella quale una risposta la si può trovare a questo quesito.

La Teologia fondamentale, si sà, è lo studio RAZIONALE delle discipline
spirituali; scienza la cui differenza non è nell'atto conoscitivo ma nella
particolarità e singolarità dell'oggetto indagato, cioè Dio, complicato dal
fatto del coinvolgimento affettivo da parte di colui che indaga.

Ora, ammesso e non concesso che tutti i parametri di oggettività siano stati
rispettati si arriva ad una prima conclusione più propriamente di Teologia
fondamentale e cioè che Dio si DONA, è dono, Lui per primo si DONA all'uomo.
E Cristo ne è l'emblema

Ecco quindi che potremo dire che Dio, per primo DESIDERA

Che è l'opposto della banale sequenza contraria, e cioè che Dio è un frutto
del Desiderio umano.
Affermazione molto comune delle persone che però del "desiderio" stesso
ignorano tutto; dalla sua estrema profondità psichica alla sua genesi
misteriosa.

Dicevamo che Dio per primo "desidera"....che l'uomo si salvi....che sia
quello che sia....."desidera" insomma per primo

Passando quindi dalla Teologia fondamentale alla Antropologia teologica, 
che è la risposta dell'uomo al Dono di Dio, possiamo osservare che il 
Desiderio umano non è che la risposta a questo Dono  originario generato 
a sua volta da Dio
Infatti, il Desiderio, lo si può definire razionalmente "nostalgia naturale
del soprannaturale"
Ma questo l'uomo lo può desiderare perchè il Dono E' GIA' stato elargito

In altri termini ancora..."In principio c'è il Dono"
Cioè , il Desiderio è FONDATO sul preventivo Dono di Dio;
frutto, a sua volta,  del SUO di Desiderio,  come in una sorta di "Circolo
ermeneutico"



Alcuni link sull'argomento:

http://www.culturanuova.net/accademia/delubac_liberta.php

http://books.google.it/books?id=uxyWJd32HB4C&pg=PA468&lpg=PA468&dq=de+lubac+il+mistero+del+soprannaturale&source=bl&ots=85nerjQoLQ&sig=FbAN7DXNvWpDBzPX4o1Gj-5RPe4&hl=it&ei=rwyTS-GwLpyPsAaUgP2SAw&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=6&ved=0CBYQ6AEwBQ#v=onepage&q=de%20lubac%20il%20mistero%20del%20soprannaturale&f=false

http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaD/DE%20LUBAC_%20LA%20COSTITUZIONE%20ONTOLO.htm


 
 
 

Interrogatorio

Post n°509 pubblicato il 20 Febbraio 2010 da mjkacat


"Allora, Signor Bertolaso, dalle intercettazioni pare che lei sia stato
visto con Francesca"
"Ti stai sbagliando chi hai visto non e', non e' Francesca."
"No, guardi, scusi se insisto, ma pare lei sia stato visto al "Centro
massaggi"."
 "Lei e' sempre a casa che aspetta me non e' Francesca"
"Allora lei ammette di averla incontrata a casa sua"
"Se c'era un uomo poi, no, non puo' essere lei".
"Guardi, non la sto accusando di essere Marrazzo!"
"Francesca non ha mai chiesto di piu',"
"Allora ammette di aver frequentato una escort !?"
 "Chi sta sbagliando son certo sei tu...."
"Guardi, io sono un Procuratore, poca confidenza per favore!"
"Francesca non ha mai chiesto di piu' ..."
"Ah,... quindi ammette anche il ricatto !?"
"...perche' lei vive per me."
"Addirittura ...more uxorio...bigamo, pure !!"
"Come quell'altra e' bionda, pero' ..."
"AH, PURE IL TRIANGOLO...lei fa veramente schifo!"
"...non e' Francesca"
"Per forza, Francesca è la mora..."
"Era vestita di rosso, lo so,...."
"E magari pure da diavoletta....DEPRAVATO!!"
"...ma non e' Francesca."
"HO CAPIIIIiiiiiiito...era la bionda...."
 "Se era abbracciata poi, no, non puo' essere lei."
"Guardi che non sono cretino...ma CON CHI...era abbracciata ?"
 "Francesca non ha mai chiesto di piu', ..."
"Questo l'ha già detto!"
"...chi sta sbagliando son certo sei tu."
"Come si permette di darmi del tu,...gliel'ho già detto !!"
"Francesca non ha mai chiesto di piu' perche' lei vive per me"
Vabbé, appuntato, lo porti in carcere finché non si decide a collaborare

 
 
 

Sul marxismo

Post n°508 pubblicato il 13 Febbraio 2010 da mjkacat

Diego Fusaro

[...] Il mio Marx passa dalla filosofia alla scienza: tale scienza però
> non è quella di cui dice Althusser, ossia la scienza epistemologico-
> positivistica dei modi di produzione; è invece la "scienza
> filosofica" (philosophische Wissenschaft) di Hegel e di Fichte. Una
> scienza dell'Intero, della Totalità: dove la Totalità è la società
> capitalistica concepita come un Tutto mosso dalle sue stesse
> contraddizioni al proprio superamento. Nel libro lo documento anche
> filologicamente, citando passi di lettere poco note in cui Marx parla
> espressamente di "deutsche Wissenschaft"...

 

Maurizio Bonfanti

Quest'ultima proposizione dà l'impressione di un bel volo interpretativo, se
non pindarico.
Infatti si passa dalla 'scienza filosofica' -- che personalmente mi suona di
ossimoro -- a 'scienza della Totalità', e poi al termine 'Totalità', che
sarebbe la società capitalistica. Quasi alla fine (quasi) si arriva quindi a
'scienza della società capitalistica'. A parte il fatto che non è ancora
chiaro oggi cosa sia la 'società capitalistica', con i mutamenti che le sono
propri -- e con il suo dipendere indissolubilmente dal progresso tecnologico
(*) allora solo iniziato, -- in cosa mai consisterebbe tale 'scienza' di
qualcosa che non si riesce neppure a definire? Forse la teoria del
plusvalore? Fosse tutto lì, parlare di 'scienza' sarebbe decisamente
improprio. Quello del plusvalore, in un'ottica non giacobina, è solo un
punto di vista, e i punti di vista non fanno scienza, se sappiamo ancora che
cos'è la scienza.
Dicevo "quasi" perché il passo successivo della tua proposizione è stato
arrivare a 'scienza tedesca'. Ora, a me pare che la 'scienza tedesca' si sia
espressa in vari modi, fino alla V2 (che infine ci ha portati sulla Luna) e
al principio di indeterminazione, per fare solo un paio di esempi
significativi. Ora questa 'scienza tedesca' propriamente detta, non mi pare
che sia "scienza della società capitalistica." Mi sbaglio? Infatti anche
l'URSS e la Cina sono andate in orbita con la scienza tedesca.

Quindi l'interpretazione che tu esprimi qui mi sembra più un atto d'amore
che un gesto di rivalutazione "filologico".
Un albero si vede dai suoi frutti, e non si può affatto pretendere di
cancellare Marx dai frutti del socialismo reale.
E lascia stare il parallelo col Cristo, che è un parallelo, come ho già
detto, improprio e decisamente blasfemo.

(*) quello che ormai è evidente -- ma secondo me avrebbe dovuto già esserlo
ai tempi di Marx -- è che a determinare la struttura economica delle società
è il progresso scientifico ma soprattutto quello tecnologico, che è
inarrestabile di per sé, ma che soprattutto rende inarrestabile il mutamento
sociale che causa. In altre parole, non è affatto l'economia a determinare
la configurazione delle società, ma l'economia è solo una conseguenza. Prova
a immaginare che una multinazionale oggi riesca a realizzare la fusione
fredda, e quindi a diventare padrona dell'energia sull'intero globo (e negli
spazi esterni!); come credi che cambierebbe la società? Di sicuro
drammaticamente. E quella multinazionale avrebbe una tale potenza da potersi
comprare interi stati e rivoltarli politicamente come calzini facendone le
proprie succursali.
Ecco perché le denominazioni di 'società capitalistica' o 'società
socialista' in pratica non hanno nessun significato. Il progresso
scientifico-tecnologico non lo può fermare nessuno, e richiede capitali
sempre più ingenti sia per la ricerca sia per le applicazioni, cioè richiede
"potenza" economica, quella oggi espressa appunto dalle multinazionali, e
una gerarchia adeguata -- che vuol dire enormi poteri personali -- per la
sua gestione, e tutto ciò al tempo di Marx neppure si poteva sognare se non
in embrione primitivo e grezzo. Oggi è dimostrato che tale "potenza" non può
neppure stare in uno stato soltanto; infatti le multinazionali sono in
realtà stati sovranazionali, con bilanci comparabili a quelli degli stati. E
sempre più si capisce  che tale potenza economica e finanziaria è tanto
lontana dall'uomo della strada che pensare a una sua gestione di tipo
marxiano o marxista è parso assurdo persino agli zelanti cinesi.
La complessità del mondo tecnologico non ammette più le semplificazioni
marxiane o marxiste che siano.
In sostanza non ammette utopie.
Comunque fa piacere sentire che qualcuno ha ancora delle utopie.
In una situazione così difficile e complessa è meglio però la filosofia.

 
 
 

Transfert

Post n°507 pubblicato il 01 Febbraio 2010 da mjkacat

Agàpe
gettata dalla finestra per Eros
nella psicoanalisi
è Eros a sua volta gettato dalla finestra
per Agàpe.

Ma questo Freud non lo sà !
Proprio come Margherita.....
http://www.youtube.com/watch?v=dCTDMt-5Ksg

 
 
 
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